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domenica 5 luglio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL FRICCICORE

Semplicemente Kerstin, Helena Hetlund, Katarina Strömgård 
(trad. Samanta K. Milton Knowles) 
La Nuova Frontiera Junior 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER GRANDI (dai 9 anni) 

"Secondo Kerstin è tutto stranissimo quando la mamma non c'è. Niente è come al solito, non c'è nulla di divertente. Le stanze sono vuote e desolate. A tavola sono pochi e sulla sedia della mamma è seduta solo l'aria, si vede tutto lo schienale marrone. Nessuno accende la lampada gialla e calda sul davanzale della finestra, nessuno accende la radio. Il papà è più silenzioso del solito quando non ha la mamma con cui parlare, tutta la casa sembra silenziosa e inquieta. È come se ci fosse un grosso buco, quando la mamma non c'è.'Ti manca?' domanda papà. Kerstin annuisce. Nello stesso istante dalla tasca del papà si sente un suono." 

È lei, la mamma, che ha appena mandato un messaggio: ciao amori miei, mi mancate! oggi sono stata dal parrucchiere a farmi la cresta!
Da una settimana è a Mallorca con la sorella: 7 giorni di vacanza per staccare da tutto e per sancire con una svolta rispetto alla solita routine, la crisi dei suoi quarant'anni. 
Torna il giorno successivo e all'apparenza ci sono evidenti cambiamenti in lei, che Kerstin non apprezza: i capelli corti che stanno dritti sulla sua testa e un tatuaggio con un cuore e al centro una K. Una kappa sospetta. 
I cambiamenti non sono roba da Kerstin, la destabilizzano. 
E in questo momento intorno a lei sono molti i segnali che le cose sono in continua evoluzione. 
A parte il look di sua madre, a parte la sua vacanza senza di lei e papà, anche la sua maestra Lotten sta lasciando la cattedra perché tra poco le nascerà un bambino e al suo posto sta arrivando il maestro Kenneth. 
E come se non bastasse, anche la madre di Gunnar, esasperata dai cinghiali che le arano il giardino ogni notte, minaccia di voler tornare a Stenungsund, da dove erano arrivati meno di un anno fa. 
Cambiamenti nell'aria sono anche sul fronte Fatima: la loro amicizia, seppure trascinata nella noia, non esiste più. Adesso Fatima è tutta presa dal divorzio di sua madre ed è entusiasta di poter avere due di tutto: due camere, due case, due papà... 
Ma sotto sotto Kerstin, forse suggestionata da tutta questa gente che se ne va o minaccia di andarsene, è lì che si macera all'idea che tra suo padre e sua madre le cose non siano più come prima. E che all'orizzonte ci sia la loro separazione. 
Semplicemente Kerstin è un'altra porzione di vita di questa ragazzina e del fedelissimo e imperdibile Gunnar con il quale si lanciano in incauti acquisti online di pipì di lupo contro i cinghiali e con cui 'condividono' disegni di famiglia. 
Ancora un po' di bugie, ancora soluzioni estemporanee per salvarsi all'ultimo minuto, ancora qualche dubbio esistenziale, qualche paura e una buona dose di incertezza, perché essere bambini - si sa - è un mestiere difficile. Ed esserlo, circondati dagli adulti, lo è ancora di più! 

La cosa fantastica che succede con questo libro in mano rassomiglia molto al friccicore che si prova nell'incontrare di nuovo un vecchio amico. Anzi, una vecchia amica. 
Se da una parte c'è la gioia di rivedersi, dall'altra - inevitabilmente - c'è il brivido di non riconoscerne più le cose che di lei ci piacevano. 
Ecco. Qui si prova questo friccicore. Della prima Kerstin ci erano piaciute tantissime cose. Ci eravamo subito affezionati a lei. Ma ora è passato più di un anno dal tempo in cui la leggevamo... e se Helena Hedlund non ce l'ha conservata con la dovuta cura? E se Helena Hedlund ha perso smalto e ispirazione nella sua scrittura densa e piena di ironia? E se Helena Hedlund ha deciso di renderla meno bugiarda, più matura, meno impulsiva, più sicura di sé... solo per il fatto che ha un anno di più? E se ha reso gli adulti più performanti e meno fallaci?
No panic.
I profili dei personaggi che ronzano intorno a questa ragazzina sono ancora lì, nitidi: il maestro Kenneth sostituisce magnificamente la maestra Lotten. 
Fatima continua - anche se ha smesso i videogiochi e i tappeti da pettinare - a essere una ragazzina un po' vanesia, in perfetto contrasto con lo spessore emotivo di Kerstin con cui entra in confronto. 
Gunnar continua a essere un meraviglioso visionario e costruttore di alternative. Il padre e la madre di Kerstin sono sempre lì a fare da pilastri portanti, fondamenta robuste su cui far crescere la loro bambina, a dispetto dei suoi traballamenti, dei suoi dubbi e delle sue incertezze. 
Smentendo il sospetto che le seconde prove siano sempre tagliole pericolose, il team Hedlund/ Strömgård/ Milton Knowles lega alla perfezione i fili luminosi lasciati sospesi con Il bello di Kerstin ai nuovi, altrettanto brillanti, di Semplicemente Kerstin
Gran bella seconda prova! 

Carla

lunedì 16 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA VERTIGINE DELLA LISTA

La lista di Violetta,
David Vlietstra, ill. Yoko Heiligers (trad. Olga Amagliani) 
La nuova Frontiera Junior 2025 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Per ogni incontro, Ingeborg voleva che scrivessi che cosa mi preoccupava prima che avesse luogo e se, a posteriori, era davvero capitato ciò che temevo. A me un resoconto simile pareva piuttosto stringato e, perdipiù, non proprio esaltante. Per cui ho deciso di non pormi dei limiti nelle descrizioni degli incontri che facevo. In questo quaderno avrei scritto tutto, nei minimi dettagli. 
Cosa succedeva, cosa veniva detto e che gesti venivano fatti e come mi sentivo durante quegli incontri. Doveva diventare una specie di diario. Un diario di incontri." 

I quaderni sono cinque e nei primi quattro effettivamente questa ragazzina annota con grande dovizia di particolari i primi dieci incontri. 
La cosa funziona così: Violetta ha stilato la lista di tutti e venti i suoi compagni di classe, lei è in quinta. E uno dopo l'altro ha in mente di passarci un pomeriggio assieme, giocandoci. 
L'ordine che segue per decidere il sorteggiato o la sorteggiata del giorno è piuttosto variabile, ma la procedura di coinvolgimento è sostanzialmente identica. Violetta chiede a ciascuno di loro se abbiano voglia di giocare con lei. E, visto che tutti accettano di buon grado, capita che lei passi a casa di ciascuno di loro un pomeriggio intero, facendo ogni volta cose molto diverse. 
A casa propria, diligentemente e nella penombra della sua stanza, Violetta di questi pomeriggi ne stila una cronaca ricca di dettagli e considerazioni. E ogni volta ne viene fuori l'originalità delle esperienze: dal ritrovamento della fede nuziale nell'orto delle carote, al pomeriggio passato con la sua compagna alla moda, la cui casa era stata il set di una famosa serie in tv, passando per il pomeriggio passato lungo i binari del treno a schiacciare monetine e a liberare tricicli incastrati.


Ogni volta, la storia che Violetta scrive nel suo diario ha qualcosa di davvero meraviglioso. Così tanto meraviglioso da non sembrare neanche vero... 

Meccanismo a orologeria che come tale deflagra tra le mani del lettore a tre quarti del libro. 
Sebbene qui non sia possibile dire di più, tuttavia c'è da parte mia l'assicurazione che alla fine del libro nessuno si sarà fatto male. Anzi. 
A fine corsa, saremo lì stupiti, a ragionare di cosa significhi davvero la solitudine e di quanto sia complicato per dei ragazzini in crescita uscire allo scoperto: alle volte la sola pelle non sembra bastare. 
E allora è possibile che da parte loro si rimugini e lavori in silenzio alla costruzione di una propria corazza. E se questa corazza fosse fatta di sole parole? 
E allora occorrerà interrogarsi anche sul senso che la scrittura può avere. 
Interessante quesito: per chi e perché si sente talvolta il bisogno di scrivere? 


Violetta conosce bene il suo problema e riesce a vederne i contorni, ragione per la quale una volta a settimana va a fare due chiacchiere con una psicologa. 
Sa che la solitudine dentro cui è asserragliata può giocarle dei brutti scherzi, ma sembra sapere altrettanto bene di avere gli strumenti per potersela lasciare alle spalle. Uno di questi è proprio l'esercizio cui Ingeborg la sottopone. Anzi, lei si sente così sicura di potercela fare che va al di là del compito stesso: nessun breve report paraclinico e asettico, quanto piuttosto un fluente e coinvolgente diario dettagliato dei suoi pomeriggi. 
Questo è ciò che vuole portare in regalo a Ingeborg. Un giorno, a incontri ultimati. 
Scrivere è il suo modo di esporsi. È il suo modo di trovare un senso. Almeno per adesso, il racconto di dieci pomeriggi di gioco è quello che lei può mettere sul piatto. La sfida la diverte, le prende la mano, le dà gusto, le dà fiducia... 
Noi assistiamo a tutto questo e ci caschiamo dentro con tutte le scarpe. 
Noi siamo gli interlocutori di Violetta. 
Noi siamo i primi lettori di questo diario così particolare. 
Lei scrive i singoli incontri per chi - come Ingeborg - un giorno li leggerà. 
Qui e ora è il nostro turno. 
La seguiamo mentre, con una certa determinazione, sta facendo 'i compiti' che per l'appunto Ingeborg, la sua psicologa che l'aiuta a combattere il suo irrefrenabile bisogno di isolarsi dagli altri, le ha assegnato. 
Violetta, va detto, ha metodo: ha stilato una lista di nomi, che è sulla prima pagina del libro e tutti questi personaggi, stando a quanto scrive, sono i suoi compagni. Con ciascuno di loro lei ha in mente di passare un pomeriggio di gioco. 
E infatti è con il racconto di tutto questo che riempie pagine e pagine. 
Sempre più avvincenti, sempre più inverosimili... 


Alla fine, dopo i venti incontri, forse solo diciannove perché il bambino Edzo non le sembra molto propenso a passare del tempo con lei, visto anche il sasso che un giorno le ha tirato, Ingeborg - e noi con lei - resteremo a bocca aperta. 
Perché la lista di Violetta è sul serio una bella storia di storie. 
E da lì sarà bene per tutti, Violetta inclusa, ricominciare. E forse, questa volta per davvero. 

Carla

mercoledì 31 dicembre 2025

ECCEZION FATTA!

  I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
 CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE 
 PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 Il meglio di... un anno di libri, 
 un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
 (BUM!) 


luglio 2025


Il compleanno dello scoiattolo, Toon Tellegen, Kitty Crowther (trad. Laura Draghi Salvadori) 
Feltrinelli Kids 2025 

perché

"Nel suo piccolo mondo brulicante di animali tra loro anche molto diversi - in cui il grande assente è l'uomo, mentre molto presenti sono i suoi sentimenti - c'è la consueta atmosfera piena di grazia. 
Ciascuno di loro ha caratteristiche proprie: ci sono i golosi, ci sono i timidi, ci sono gli affettuosi, ci sono i curiosi, ci sono i quieti e i festaioli, ci sono quelli che abitano sotto terra e quelli che si illuminano, volando. 
Ma tutti proprio tutti vivono in armonia, perché tra loro c'è comprensione e rispetto reciproco. 
Tutti sanno godere della propria gioia come di quella degli altri. 
E chi legge avverte chiara e forte la loro voglia di essere lì con gli altri, in quel preciso momento."



"Lezioni di cose. Un universo a portata di mano", Gustavo Puerta Leisse, Elena Odriozola (trad. Maura Romeo), Quinto Quarto 2025

perché

"La scelta degli oggetti (che poi è il modo migliore per capire il pensiero di chi l'ha scritto) mi pare davvero attenta al pubblico di riferimento, ovvero i bambini curiosi e bellamente ignora i possibili timori di genitori benpensanti. 
Senza nessuna censura si parla di come uccidere le mosche e si discute di coltelli. 
Ci sono oggetti che fanno parte del loro parco giochi - la palla, il frisbee e forse il dado. Gli altri, che comunque appartengono al loro universo visivo, sono dentro per due ragioni diverse: da una parte è proprio molto interessante e utile capire come funzionano - il volante, il bottone - dall'altra sono così tanto apparentemente semplici da lasciare basiti nell'apprendere quanto in realtà complessi siano, fisica e chimica per capirne di più - il mattone, il liquido, e l'imbuto..."


agosto 2025


La ragazza e il masso, Kristien In-'t-Ven, Martha Verschaffel (trad. Valentina Freschi) orecchio acerbo 2025 

perché

"Questo libro ha la caratteristica di generare giudizi tra loro contrastanti, in alcuni casi agli antipodi. Alcuni non ne hanno colto subito il senso profondo e la grande metafora che lo attraversa, altri lo hanno considerato "a tema", essenzialmente perché pone una grande questione (cosa altro dovrebbero fare i buoni libri, se non generare domande e mettere in moto le menti dei lettori, spostandoli di un po' dalle loro posizioni iniziali?). Altri ancora lo hanno reputato un libro bellissimo e quindi necessario. Tra questi, gli editori che l'hanno pubblicato nei Paesi Bassi e in Italia. Tra i molti che lo hanno considerato un gran libro, con una grande storia raccontata, sono nate interpretazioni molteplici. In sostanza tutti hanno cercato, in base alla propria esperienza, in base al proprio modo di leggere il mondo e la realtà, di dare un senso e un nome a ciò che si nasconde dietro (o forse sarebbe più corretto dire dentro) quel masso."


Questa non è una carota., Dylan Hewitt  orecchio acerbo 2024 

perché

"La terza cosa importante che questo libro fa riguarda la letteratura in genere e il nostro rapporto con lei. E qui entra in gioco Coleridge che di questo rapporto ha messo in evidenza un carattere fondamentale: la temporanea sospensione dell'incredulità, the suspension of disbilief! senza la quale la letteratura di finzione non avrebbe avuto alcun senso di nascere ed esistere. 
Si tratta di un patto, solido quanto silenzioso, tra chi scrive e chi legge: "scrivi e io ti crederò. Bene, allora io scrivo perché so che tu mi crederai!" 

settembre 2025


La scuola degli animali, María José Ferrada, Issa Watanabe (trad. Marta Rota Núñez) Topipittori 2025 

perché

"Questa è la piccola meraviglia che accade a ogni nuova frase: non poter prevedere neanche un po' la direzione che le sue piccole storie prenderanno. 
Bello così, farsi portare un po' qui un po' là: celebrare la Festa della Grande Cipolla, andar dietro alle oche che hanno scoperto un sentiero che comincia alla fine del ponte e si inerpica su fino alla luna, un sentiero di aria pieno di stelle. Necessaria sarà la scala.
Cucù! Lo stupore per l'inaspettato è la molla che ha messo in moto tutto; in ognuno dei piccoli racconti trova forme diverse: dal cilindro, o forse dovrei dire dal cerchio in fondo all'armadio, non escono solo conigli... e dai cavolfiori di cartone escono invece agnellini, ma fanno cucù anche oche, galli, volpi e bambine con questo passo saltellante e incerto attraversano il libro per intero."


Il bello di Kerstin, Helena Hedlund, Katarina Strömgård (trad. Samanta K. Milton Knowles) La Nuova Frontiera Junior 2025 

perché

"Il bello di Kerstin è che è bugiarda e - inconsapevolmente - anche ladra. E si auto assolve e si macera il giusto. 
Il bello di Kerstin è che ha una bella confusione in testa e nell'anima, adesso come adesso. 
Il bello di Kerstin è il suo saper bene quale sia la teoria, ma nella pratica le capita di inciampare più e più volte. E non è la sola. 
Il bello di Kerstin è che sa fare squadra con chi è più in difficoltà di lei. 
Il bello di Kerstin è che si è andata a incastrare da sola in una situazione che con il passare del tempo le scoppia tra le mani e diventa sempre più complicato per lei uscirne illesa. Ma ci riesce con la complicità di un amico vero, un paio, anzi tre, bravi genitori e un buon piano! 
Il bello di Kerstin è che è meravigliosamente piena di difetti: nulla di incorreggibile, s'intende. Tuttavia, in questo suo ribollire emotivo fa tutti quegli errori "previsti dal codice" che la fanno essere "doppia" e che le permettono di essere accettata senza troppo sforzo dagli altri. Compresi alcuni adulti che, anche da grandi, continuano a inciampare, esattamente come lei, davanti a lei."

ottobre 2025


Lento lentissimo, Jon Fosse, Lucio Schiavon (trad. Eva Valvo) 
Iperborea 2025 

perché

"Quel ragazzino di parole, carta e pennelli è proprio un bell'esempio di ragazzino in carne e ossa. 
Jon Fosse non si preoccupa minimamente di mettere in una storia per bambini altri bambini che siano bugiardi, furbetti, codardi e ritardatari. 
Questo è un bello scarto. Credo che il Nobel per la letteratura nel 23 non glielo abbiano dato a caso. 
E a parte questo che è già tantissimo, secondariamente, si potrebbe anche notare che una casa editrice italiana, seppure lasciando maturare al punto giusto le coscienze italiane per più di trentacinque anni, si assume questo rischio e pubblica questo testo. Magari confidando che l'adulto compratore non sia troppo perbenista e bacchettone e che nella capriola finale riesca a cogliere il sapore di una redenzione. Quale di fatto parrebbe essere."



Il rospo. E altre storie di Hans Christian AndersenValentina Pellizzoni, Silvia Molteni Topipittori 2025 

perché

"Rendere quei racconti - non credo sia un caso quella parola 'storie' nel sottotitolo - di nuovo attuali, svecchiare le sue ottocentate (e con esse tutto il lato religioso è saltato via) e mettere di nuovo in circolazione altro materiale che attesta una volta di più la potenza di un autore 'scomodo' agli occhi di un pubblico che ha cercato di fare di tutto per travisarlo. A partire dallo scempio fatto alla Sirenetta e al suo finale autentico, e alla scelta di selezionare solo ciò che non avrebbe urtato troppo i pensieri dei più piccoli: I vestiti nuovi dell'imperatore, Il brutto anatroccolo, Il soldatino di stagno, La piccola fiammiferaia. 
In tutte queste è chiara la morale, ma non fa loro mai troppo male. 
Valentina Pellizzoni ci dice che la sua scelta è stata dettata dal desiderio di sintonia con l'immaginario di Silvia Molteni, ma non è solo questo. 
Il motivo dell'ottima scelta di queste sei fiabe sta anche nel loro essere così sorprendentemente attuali e leggibili, a chi se la sentisse, da diventare fondanti moniti riguardo a questioni giganti..."

novembre 2025


 “Buon compleanno!” Heena Baek, (traduzione di Dalila Immacolata Bruno), Terre di Mezzo Editore 2025 

perché

"Buon Compleanno! non è solo una storia sul tempo e sugli effetti che esso provoca su grandi e piccoli di giorno in giorno. È forse soprattutto un racconto che mette a fuoco il punto di equilibrio dove si toccano mutamento e identità. Perché l’infanzia è tradizionalmente il momento dello stupore assoluto, ma anche il tempo in cui quello che è certo muta repentinamente. Ed è questo che Baek riesce a raccontare in questo albo traversale: quel mischiarsi agrodolce di emergente consapevolezza e residuo incanto tipico di ogni momento di crescita." 




L'ometto a cui non piaceva nulla, Pépito Matéo, Irène Bonacina (trad. Eleonora Armaroli) Terre di Mezzo 2025

perché

"La lettura di questa storia la si potrebbe paragonare a una giovane pattinatrice che fa scorrere veloce le lame dei suoi pattini, si muove con sicurezza, accelera verso il centro del suo esercizio, e quando è lì fa salti e piroette in aria. E poi riatterra per chiudere in bellezza con un inchino. 
Se il testo, così pieno di poesia (con un sacco di rime) e di filosofia, letteralmente canta nel leggerlo ad alta voce, dimostra tutta la sua difficoltà nell'essere illustrato..."

dicembre 2025



L'albero e il drago, Pierdomenico Baccalario, Chris Riddell, Il Castoro 2025 

perché

"L'albero e il drago è proprio una bella storia rotonda, ossia ha un preciso punto di partenza che diventa, come per incanto, anche punto di arrivo. Nel suo centro ne succedono diverse, ma la sua bellezza sta proprio in quel suo mordersi la coda. In quel suo acciambellarsi sul finale proprio nello stesso punto da cui tutto è nato. 
Ma come è giusto che sia, tanto è cambiato da quell'inizio con un drago cucciolo e goffo e un albero saggio, pieno di consigli e di suggerimenti. Ora alla fine della storia abbiamo un drago che si è fatto coraggioso e leale e un albero rimasto fedele alla sua consegna di fare da rifugio sicuro a chi vorrà sedercisi sotto."


Il re e il mare, Heinz Janisch, Wolf Erlbruch (trad. Angela Ricci) Gallucci editore 2025 

perché

"Il libro che nasce in Germania nel 2008 è perfettamente in linea con gli altri grandi libri di Erlbruch, e con quella cifra illustrativa, quella degli anni Duemila che arriva fino a L'orso che non c'era. 
Pochi segni sulla faccia del re per dargli forte espressione e ribadirla con la postura del corpo: occhioni sgranati, pochi segnetti su naso orecchie e guance e un tratto sicuro per la bocca e per gli occhi quando sono chiusi in estasi o in riflessioni. E su tutti questi re, la necessaria corona, a tre punte. Né piccola, né grande. 
I 21 incontri che il re fa con mare, gatto, ombra, pioggia, albero o scoiattolo ecc. ecc. sono delle pietre preziose che prendono luce dal loro essere molate alla perfezione. Sono dialoghi brevi, talvolta brevissimi, intorno a cui si costruisce il contesto che è ridotto all'osso. 
Non ci sono parole superflue, descrizioni inutili, aggettivi accessori. Si va dritti al finale che contiene in sé il nocciolo di senso. E ognuno troverà il proprio. 
Parrebbe che la chiave di tutto stia proprio in quella corona e in quel sentirsi re. 
Re del mondo. 
Ma al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, questo sovrano regna sul nulla, in tutta serenità..."


FINE

lunedì 27 ottobre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FRATELLINO E SORELLINA

Grillo
, Annet Schaap (trad. Anna Patrucco Becchi) 
La Nuova Frontiera junior 2025 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni) 

"Ogni storia a un certo punto comincia. 
Spesso è già cominciata prima di cominciare anche la storia di Eliza lo è, da tanto. 
Ma facciamo pure finta che cominci ora, qui: ora che lei sta guardando il mare con una coscia che brucia, lontano da casa, in un porto dove non è mai stata prima, in una cittadina dove non conosce nessuno."

Eliza, camuffata in un giaccone per lei molto grande e con un berretto in testa che ne nasconda i capelli lunghi, si fa passare per maschio. Adesso è con il suo fratello piccolo, Grillo. Insieme stanno cercando di sopravvivere in questo loro viaggio pieno di incognite verso le Bianche Scogliere. Lì vogliono andare perché lì c'è la soluzione alla loro solitudine perché è lì che ritroverà i suoi fratelli maggiori. 
Ma Eliza, con i suoi ultimi soldi, invece di comprare cibo per lei e Grillo si è fatta tatuare il nome degli altri suoi 5 fratelli, per l'appunto spariti un giorno nel nulla. Grillo non vuole più essere lasciato da solo e vuole essere rassicurato che tutto andrà bene. Ma è complicato per Eliza trovare un modo per raggiungere l'obiettivo: il mare è grande, grigio e sembra infinito. 
La prima cosa che va trovato è del cibo, ma l'unica possibilità è rubarlo. Poi va trovato un ingaggio su una barca con un capitano disposto a caricarsi due bambini male in arnese per andare così tanto lontano. 
Questa è l'avventurosa storia di una ragazzina che vuole ricomporre a tutti i costi la propria famiglia, salvandola dal sortilegio. Con lei c'è il piccolo Grillo, l'ultimogenito che lei ha allevato con amore fin dal giorno della morte di sua madre, che ha coinciso con la nascita di questo scricciolo balbuziente che nessuno tranne lei ha voluto con sé... 

Dentro Grillo convivono diversi libri: un'avventura, un romanzo di formazione, una fiaba. 
C'è il ritmo battente dell'avventura che rende la lettura così coinvolgente che si sente il bisogno di girare la pagina e andare per un altro pezzo in avanti. 
E poi però si percepisce anche chiara la sensazione del troppo pieno in testa tanto da rendere necessarie delle pause di decompressione e digestione di quanto si è letto. 
La densità emotiva, la complessità sono attrezzi del mestiere che Annet Schaap usa sempre con grande maestria. E con altrettanta maestria maneggia il perturbante (e direi la fiaba come registro ideale) che anche qui, come aveva fatto in modo molto convincente in Ragazze, si percepisce nella profondità del racconto. 
Come si diceva, la storia di Eliza e Grillo è cominciata ben prima che lei con lui si trovasse a girovagare per questo villaggio sul mare in cerca di un passaggio verso le Bianche Scogliere. E questa prima parte è un continuo susseguirsi di fatti, di cui il lettore apprezza l'imprevedibilità, si gode la tensione, si bea nella sorpresa e capisce il giusto e poco si chiede le ragioni profonde per cui tutto accade. E intanto mette da parte piccoli frammenti per la ricostruzione finale. 
Cosa c'è alla Bianche Scogliere che la spinge a mettere a rischio la vita del suo fratellino e la propria? Da cosa stanno fuggendo qui due? Perché è più importante un tatuaggio che la cena di entrambi? 
Di sorpresa in sorpresa è possibile seguire questi due nel loro percorso a ostacoli: tra bottegaie arcigne e inflessibili, tra sceriffi in cerca di successo, e maestre zelanti che dialogano spesso e volentieri con Gesù. E le sorprese non mancano neanche ai due protagonisti che sono sempre pronti a cambiare la propria rotta. 
Capitolo dopo capitolo, oltre a costruirsi con sempre maggiore chiarezza il contesto, entrano in scena i diversi personaggi che non abbandoneranno la scena fino alla fine. Un mondo variegato di caratteri, alcuni forse un po' prevedibili per un lettore più scaltrito, che vanno ad aggiungere la loro voce in un canto corale. 
Così come Annet Schaap ci ha portato in avanti partendo da un punto ics della storia, non certo l'inizio, così come ci ha presentato un per uno i personaggi più laterali, ma non per questo meno importanti, che Eliza e Grillo incontrano sulla loro strada, così a un certo punto inverte la rotta e ci porta all'inizio di tutto. La vita felice di una famiglia numerosa - 5 fratelloni e una sorella, l'unica femmina - una madre amorevole, al momento incinta del settimo fratello, un padre imprenditore e grande costruttore di strade ferrate sul territorio, ricco e, a suo modo, affettuoso. E poi tutto si frantuma in un attimo: la morte della madre, durante il parto dell'ultimogenito James detto Grillo, spacca in due la famiglia. Da una parte, padre e fratelli che lo ritengono responsabile di quella morte, e dall'altra, la sola Eliza, che decide di salvarlo e di prendersene cura, come avrebbe fatto sua madre. 
Un secondo disastroso fidanzamento del padre manda tutti a zampe all'aria (!) 
Quindi arriva il dolore, il lutto, la solitudine che agiscono sotterranei a sfasciare il resto. E su questo, come per magia ma neanche tanto visti i suoi precedenti letterari, Schaap decide di innestare la fiaba. Il contesto nordeuropeo, la solitudine, il dolore, il coraggio, la sfida, la morte, la prova e il sortilegio e la condizione femminile sono gli ingredienti che Andersen, maestro assoluto della complessità di vedute, ha messo nella sua struggente I cigni selvatici. E uno a uno si ritrovano anche nel Grillo. Accompagnano il lettore in modo discreto, senza troppo parere all'inizio - fatta eccezione per l'aluccia tenuta nascosta di Grillo, che ovviamente è lì come una piccola luce che rischiara il percorso, ma è anche un elemento che perturba le consuetudini. Nelle fiabe accade. 
Poi sul finale il complesso racconto fiabesco dell'autore danese prende la scena e non la molla più. Capisco che sostenere che una fiaba del genere possa essere assimilata al concetto di romanzo di formazione è un po' dura da mandare giù, ma davvero Schaap è in grado di farlo accadere.
Spesso gli innesti, o forse dovrei dire gli ibridi, danno ottimi frutti! 

 Carla

venerdì 26 settembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ELOGIO DELLA BUGIA 

Il bello di Kerstin, Helena Hedlund, Katarina Strömgård 
(trad. Samanta K. Milton Knowles) 
La Nuova Frontiera Junior 2025 



NARRATIVA ILLUSTRATA PER GRANDI (dai 9 anni) 

"Lotten la sta fissando e Kerstin lascia il tubo e sposta lo sguardo verso il foglio. È bianco e vuoto, non vi ha tracciato neanche una riga. Se fosse stata invisibile sarebbe stato un bell’autoritratto. Ma lei non è invisibile. È visibile quanto tutti gli altri, anzi, forse di più. La mamma dice che quando il sole le illumina i capelli, si vede da lontano un miglio." 

In classe, tutti devono disegnare il proprio autoritratto. Tutti saranno poi attaccati alla parete. Un bel modo per dire io ci sono... 
Il problema di Kerstin, ossia quello che le sta rallentando il lavoro, è la mancanza del pennarello giusto per colorare i suoi capelli che sono color oro. Lei lo sa, e anche la sua mamma glielo dice sempre... 
La maestra Lotten il pennarello oro non lo ha e cerca di convincerla che il colore dei suoi capelli è tra il rosso e l'arancio. Ma quando uno ha la fortuna di avere i capelli d'oro non ci rinuncia facilmente. 
Kerstin su questo ha le idee molto chiare e altrettanto chiaro che la sua amicizia esclusiva con Fatima proprio non decolla. Fatta di pura routine: tutti i pomeriggi viene invitata da lei per pettinare assieme un tappetto rosa e bello peloso e quando Fatima si stufa si alza e la lascia sola per andare a giocare con i suoi videogiochi. Non è proprio il massimo del divertimento per la povera Kerstin. Eppure non riesce a sottrarsi, forse anche perché a star da soli potrebbe essere ancora peggio. Il tran tran quotidiano si interrompe all'improvviso quando Kerstin, grande collezionista di cose "d'oro", beh, quanto meno luccicanti, vede e raccoglie da terra nel corridoio di scuola una fedina d'oro. Bel colpo, altro che vetrini scintillanti! 
Da questo momento in poi, o meglio, dal momento in cui capisce che l'anello appartiene alla sua maestra, decide di tacere per non doverlo restituire e soprattutto per non essere additata come una ladruncola. 
Come spesso accade nelle situazioni difficili, la strada si fa tortuosa e tutto quello che al principio sembrava una passeggiata adesso diventa un percorso a ostacoli, faticoso e complicato. 
Nella testa di Kerstin si accumulano pensieri foschi, qualche bugia, parecchi dubbi sull'amicizia, svariati momenti di solitudine e un certo numero di scelte considerate obbligate.
Questa è la storia di una bimbetta che con le sole sue due manine fatica a sciogliere i bei nodi in cui si è intrecciata la sua vita, ma quando le manine diventano quattro... tutto cambia e - magia! - tutto torna a posto! 

Sono figlia di un bugiardo. Non un bugiardo cattivo, ma di un magnifico inventore di panzane. 
Quindi fin da piccola ho fatto grandi riflessioni sull'argomento e le conclusioni a cui sono arrivata sono le seguenti: 
- mentire, nel proprio piccolo - per mitomania può essere SPASSOSO 
- mentire per salvarsi all'ultimo passo prima del burrone può essere NECESSARIO 
- mentire (o tacere) per poter essere lasciati soli a sbagliare in santa pace, SI FA 
- mentire per salvare qualcuno in pericolo, È GIUSTO 
- mentire per approfittarsi della fiducia di un amico e farlo fesso, È DISGUSTOSO! 
E a mia volta sono stata una bugiarda e anche un po' gazza ladra, come Kerstin e Gunnar. 
Capisco i piccoli ladri e i piccoli bugiardi perché io stessa ci sono passata, da normale bambina quale mi sono sempre considerata. Tanto basta. 
Chi non è d'accordo, almeno in parte, con la mia scala di valori, forse potrebbe fermarsi qui nel leggere e forse non apprezzerà neanche Il bello di Kerstin
Il bello di Kerstin è che è bugiarda e - inconsapevolmente - anche ladra. E si auto assolve e si macera il giusto. 
Il bello di Kerstin è che ha una bella confusione in testa e nell'anima, adesso come adesso. 
Il bello di Kerstin è il suo saper bene quale sia la teoria, ma nella pratica le capita di inciampare più e più volte. E non è la sola. 
Il bello di Kerstin è che sa fare squadra con chi è più in difficoltà di lei. 
Il bello di Kerstin è che si è andata a incastrare da sola in una situazione che con il passare del tempo le scoppia tra le mani e diventa sempre più complicato per lei uscirne illesa. Ma ci riesce con la complicità di un amico vero, un paio, anzi tre, bravi genitori e un buon piano! 
Il bello di Kerstin è che è meravigliosamente piena di difetti: nulla di incorreggibile, s'intende. Tuttavia, in questo suo ribollire emotivo fa tutti quegli errori "previsti dal codice" che la fanno essere "doppia" e che le permettono di essere accettata senza troppo sforzo dagli altri. Compresi alcuni adulti che, anche da grandi, continuano a inciampare, esattamente come lei, davanti a lei. 
Insomma, questi sono solo un po' dei belli della bambina Kerstin. 
Si riconoscono come belli perché sono maledettamente veri. 

Lo giuro sul mio onore 
Lo giuro sul mio dolore. 
Sul mio... odore 
Sul mio sudore. 
 Su tutti gli ore del mondo! 
Lo giuro! 
[op.cit. e applauso a Samanta K. Milyon Knowles] 

Chi è in cerca di un libro con bambini ben confezionati che facciano i buoni, che righino diritto, che siano esempio edificante per gli altri, lo lasci giù: Kerstin non è nulla di tutto questo.
Chi invece è in cerca di un libro abitato da bambini un po' difettosi, ossia che siano sia ombrosi sia luminosi, onesti e bugiardi, indifesi e robusti, affettuosi e opportunisti, lo legga. 
Subito! 

Carla

lunedì 14 luglio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA RIVOLUZIONE IN CANTINA

Che ci importa di re Cetriolo
, Christine Nöstlinger (trad. Anna Patrucco Becchi) 
La Nuova Frontiera 2025 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 10 anni) 

"Noi abbiamo tutti chiesto cosa ci fosse in cucina, ma lei non ha saputo dirlo. 
Allora il nonno si è alzato e si è diretto alla porta della cucina. Anch'io, Martina e Nik lo abbiamo seguito. Abbiamo pensato che magari si fosse rotto un tubo dell'acqua o ci fosse un topo dietro la stufa a gas o un ragno molto grande. Di tutto ciò la mamma ha paura. Però non si era rotto nessun tubo e non c'era un topo, né un ragno e siamo rimasti tutti esterrefatti. Anche papà che ci era venuto dietro. Sul tavolo della cucina era seduto infatti un tipo grande all'incirca mezzo metro." 

Un tipo alto circa mezzo metro, con occhi naso e bocca, braccia e gambe regolamentari ma con la pelle (la buccia) e la consistenza, un po' gelatinosa, di un grosso cetriolo o di una zucca media: insomma una cucurbitacea che porta una corona in testa, guantini bianchi alle mani e parla una lingua comprensibile ma difettosa. 
Non è un semplice cetriolo, si fa per dire, ma è un re cetriolo, Kumi-Ori II della stirpe degli Scaligeri, che è stato cacciato dal suo regno, la cantina inferiore, ossia quella più umida e profonda, dai sudditi in rivolta. Ora è nella loro cucina, spocchioso come capita spesso ai sovrani, ma in cerca di asilo. Fino al momento in cui i suoi sudditi non verranno a riprenderselo, implorando il di lui perdono... 
Va da sé che un fatto del genere porta scompiglio nella routine di una famiglia normale: risveglia nel nonno il suo credo politico, da vecchio comunista, schierato contro ogni governo che non sia del popolo, nel piccolo Nik e nel padre una totale e assoluta infatuazione per il sovrano, asserviti entrambi a ogni sua richiesta e volere. La madre, la figlia quindicenne Martina e l'io narrante, il giovane Wolfgang, mantengono invece un sano distacco (se non addirittura ribrezzo, all'idea di tenerselo in braccio) nei confronti dell'intruso. 
Questo il racconto di quei giorni intorno a pasqua in cui una famiglia rischia di smontarsi, ma poi è capace anche di recuperare i pezzi perduti e ricomporsi, alla faccia di ogni monarchia assoluta! 

Christine Nöstlinger fino all'ultimo ha guardato nell'obiettivo di chi la stava fotografando con la sua faccetta monella. Monella sempre. 
Agli sgoccioli degli anni Ottanta fin ai primi anni del Duemila i suoi libri hanno circolato e sono stati sulla breccia. Il bambino sottovuoto, un libro che ha segnato una svolta e anche un'epoca e una generazione. 
Poi i suoi libri sono lentamente usciti dal cono di luce e solo da qualche anno sono riemersi nelle varie collane dei diversi che li avevano pubblicati all'epoca. Accanto a questi, La Nuova Frontiera Junior sta ritraducendo alcuni di questi titoli. 
Funziona così: l'agente per l'Italia di Beltz&Gelberg, Anna Patrucco Becchi, ne cura l'acquisizione dei diritti con l'editore italiano e poi li traduce anche. Essere capace a fare più cose, ha i suoi lati positivi... 
Che ci importa del re Cetriolo, all'epoca, 1989, fu pubblicato da Salani. 
In Germania, invece, fu pubblicato ben prima, nel 1972 e l'anno successivo vinse il Deutschen Jugendliteraturpreis, il premio tedesco più prestigioso che ci sia. E ancora nel 2013 fu oggetto di una bella polemica sulla scelta di chiamare il re cetriolo Kumi-Ori, un versetto di Isaia (peraltro ripreso in molti altri contesti, compresa una poesia di Celan che Nöstlinger cita come sua fonte originale) che significa letteralmente "sorgi e splendi" e che allude a Gerusalemme... 
Vabbè. 
Il libro, anche se non direi lo si possa accusare di essere un manifesto antisemita, ha però, a mio avviso, un' asperità al suo interno ed è meno semplice di come potrebbe voler apparire. Dietro la comicità di un cetriolo che è contemporaneamente anche re, c'è ben di più. 
L'asperità sta nel suo essere figlio di un'epoca ben diversa dall'attuale. Il politicamente corretto non è evidentemente stato un problema della Nöstlinger mentre lo scriveva, per cui volano ceffoni tra padre e figlio, come pure ci sono allusioni al canone di bellezza femminile che potrebbero essere discussi.  Per contro, per chi abbia più di 50 anni, si trovano invece citati meravigliosi reperti di archeologia materiale: dal nastro verde della macchina da scrivere in poi... Resta da capire che effetto fanno a dei ragazzini di oggi. 
E anche di archeologia politica si potrebbero dire cose. 
Ma anche per questo, vabbè: si storicizzi e si vada oltre. 
Seconda questione: la illusoria comicità della situazione che nasconde roba complessa. Al lettore viene chiesto uno sforzo di interpretazione non così scontato. Se da un lato la storia del cetriolo è comica e surreale quel tanto che basterebbe a un ragazzino di otto anni per poterci ridere sopra allegramente, dall'altra mette giù una questione ben più complessa, ossia lo smontaggio di una famiglia, la crisi delle loro relazioni reciproche, che avviene in nome della comparsa di un cetriolo sul tavolo di cucina. 
La Nöstlinger ha sempre giocato duro in questo senso. Con Il bambino sottovuoto, ossia un ragazzino liofilizzato arrivato per posta alla donna sbagliata (?) si mette giù in realtà un temone bello peso. 
Qui succede una cosa analoga. 
Paradossalmente, da quando il cetriolo scompare dietro la porta della camera del padre che lo asseconda, lo nutre e protegge, con solo il piccolo Nik dalla sua parte, di lui si smette di parlare in chiave comica, mentre invece a venire in superficie è la difficoltà che sta attraversando la famiglia Hogelmann, la grande distanza che tiene lontani i genitori tra loro e il padre con i due figli più grandi. 
Per tutto il tempo della lettura ho pensato questo: Kumi-Ori è in definitiva un granello, un corpicino estraneo, che fa inceppare i meccanismi di ragionamento di un brav'uomo e lo spinge in una direzione fasulla. Nella vita vera non ci sarebbe un cetriolo a farlo deragliare, ma magari ci potrebbe essere comunque una circostanza o un incontro che potrebbe far deviare verso una direzione sbagliata il percorso che il brav'uomo aveva scelto per sé e che condivideva con il resto della famiglia. 
Ma siccome la Nöstlinger è la Nöstlinger anche in questo libro, intorno alla questione principale, bella pesa, se ne intrecciano varie altre che hanno il compito alleggerire e dare brio alla lettura e nel contempo, senza parere, dare spessore ai protagonisti: una scolastica, quella di Wolfgang, una amorosa, quella di Martina, una politica, quella del nonno, una sociale.... e soprattutto, ancora una volta, il mondo dei grandi viene salvato dai ragazzini! 

Carla

venerdì 6 giugno 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TOM DE SAVOIE

Pesce Chiappa
, Pauline Pinson, Magali Le Huche (trad. Odile Ribaldi Sánchez) 
La Nuova Frontiera Junior 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Pesce Chiappa sembra un sedere. 
Glielo dicono tutti. Pesce Chiappa non sa cosa rispondere. È vero che la sua faccia ricorda un sedere. Decide così di fare delle puzzette con la bocca. I suoi amici si divertono un mondo e smettono di prenderlo in giro. 
Ma dopo un po' Pesce Chiappa non ha più voglia di essere divertente, vuole solo essere normale." 

E così decide di andarsene altrove e parte in esplorazione delle grandi profondità marine. Tanto più giù va, tanto più trova pesci molto strani: pesci imbuto, pesci chiave inglese e persino un pesce fontina. Con lui però è diverso: è amicizia a prima vista. Se era curioso avere la forma di un sedere, figuriamoci averne una da fetta di formaggio valdostano. 


Damien e Steven, rispettivamente Chiappa e Fontina, giocano a palette: una sorta di tennis subacqueo e Steven, che ha un sacco di abilità, ne insegna parecchie a Damien; come scrivere sulla sabbia del fondo marino con la coda o fare musica con le conchiglie. È tutto un grande spasso fino al momento in cui una rete di pescatori li tira a secco...Ma il fatto di essere così 'brutti' si rivela una fortuna perché immediatamente vengono rimessi in acqua dal pescatore che li guarda disgustato. La vita in fondo al mare è davvero piena di belle sorprese, compresa quella che capovolge, nel senso più letterale possibile, il punto di vista... 

Un successo editoriale inaspettato quanto grandioso: 50.000 copie vendute, nove paesi ne acquisiscono i diritti e in Italia arriva con La Nuova Frontiera Junior. Alla fiera di Bologna molti ne parlano e infatti sparisce all'istante dai tavoli degli stand...


Un fenomeno che potrebbe spiegarsi con il fatto che nel realizzarlo sono successe alcune belle cose. 
La prima delle quali è la grande intesa che c'è fra quelle due monelle di Le Huche e Pinson. Hanno già collaborato più volte su libri come Non sono stato io, è stata la balena (Tourbillon 2014) e La famiglia Cacca (Tourbillon 2014), gli unici due arrivati fin qui. Gli altri sono francesi. 
Entrambe condividono il modo di concepire le storie per bambini: entrambe sono lì a cercare di farli ridere e nello stesso tempo di mettere su pagina cosette anche più profonde che li possano toccare. L'altra bella cosa che succede riguarda gli adulti: il libro - almeno in francese -  gioca e allude. Una per tutte: il nome Steven che in italiano è divertente, ma vabbè, in francese è invece Tom de Savoie, che parlando di formaggi, fa molto più ridere ed è un magnifico gancio per conquistare l'acquirente, ammesso che ami il camembert (in Francia) o la fontina (in Italia)! 


E in tutto questo gran ridere vediamo prima un pesce da solo che decide di non stare più al gioco che gli altri esigono da lui per divertirsi e tenerlo dentro il gruppo e poi vediamo l'incontro con un altro pesce appartenente alla categoria degli 'scartati' dalla società. 
Addirittura il pescatore li ritiene inguardabili e quindi invendibili. Inutile tirarli a secco.
Questo dettaglio, se ben utilizzato, diventa per i due nuovi amici una risorsa. 
E ancora, tra una risata e l'altra, vediamo come cambia il punto di vista di Damien che, al principio, sulla scia di quanto dicono i suoi vecchi amici, considera il pesce Fontina effettivamente brutto, salvo poi ricredersi quando lo conosce più a fondo e smette di vederne solo l'aspetto esteriore. 
Naturalmente il grande successo, è inutile girarci intorno, dipende dal fatto che nel titolo e per tutta la storia si ruota intorno a un sedere. 
Splende in copertina, in tutto il suo rosa su fondo nero e fin dal principio la storia cerca spunti riguardo a tutto quello che un sedere può fare, puzzette annesse. 
Però però pero. Le due non sono nuove a cavalcare questa tigre, ma lo fanno con un garbo tale che anche al lettore più smaliziato non viene in mente che si tratti di una strizzatina d'occhio ai lettori, fin troppo facile. Lo si capisce nel momento in cui tanto più va in profondità (in senso latto e letterale), tanto più il pesce chiappa esce dallo stereotipo, fino ad arrivare al climax (preparato a dovere con la sequenza di pesce gatto, sega, pilota, lanterna, imbuto e poi chiave inglese) rappresentato dal pesce fetta di fontina. 
Ed ecco che qui arriva l'altra grande qualità del libro, ossia il disegno di Magali Le Huche. Alle tavole corali, spesso doppie si alternano brevi e concitati dialoghi a fumetto tra i protagonisti, oppure piccole scenette sul bianco della pagina. 


Ma per togliere ogni dubbio circa la sua bravura, basta osservare la fetta di fontina al cinema...
Vedere per capire! 

Carla