LA VERTIGINE DELLA LISTA
La nuova Frontiera Junior 2025
NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)
"Per ogni incontro, Ingeborg voleva che scrivessi che cosa mi preoccupava prima che avesse luogo e se, a posteriori, era davvero capitato ciò che temevo. A me un resoconto simile pareva piuttosto stringato e, perdipiù, non proprio esaltante. Per cui ho deciso di non pormi dei limiti nelle descrizioni degli incontri che facevo. In questo quaderno avrei scritto tutto, nei minimi dettagli.
Cosa succedeva, cosa veniva detto e che gesti venivano fatti e come mi sentivo durante quegli incontri. Doveva diventare una specie di diario. Un diario di incontri."
I quaderni sono cinque e nei primi quattro effettivamente questa ragazzina annota con grande dovizia di particolari i primi dieci incontri.
La cosa funziona così: Violetta ha stilato la lista di tutti e venti i suoi compagni di classe, lei è in quinta. E uno dopo l'altro ha in mente di passarci un pomeriggio assieme, giocandoci.
L'ordine che segue per decidere il sorteggiato o la sorteggiata del giorno è piuttosto variabile, ma la procedura di coinvolgimento è sostanzialmente identica. Violetta chiede a ciascuno di loro se abbiano voglia di giocare con lei. E, visto che tutti accettano di buon grado, capita che lei passi a casa di ciascuno di loro un pomeriggio intero, facendo ogni volta cose molto diverse.
A casa propria, diligentemente e nella penombra della sua stanza, Violetta di questi pomeriggi ne stila una cronaca ricca di dettagli e considerazioni. E ogni volta ne viene fuori l'originalità delle esperienze: dal ritrovamento della fede nuziale nell'orto delle carote, al pomeriggio passato con la sua compagna alla moda, la cui casa era stata il set di una famosa serie in tv, passando per il pomeriggio passato lungo i binari del treno a schiacciare monetine e a liberare tricicli incastrati.
Ogni volta, la storia che Violetta scrive nel suo diario ha qualcosa di davvero meraviglioso. Così tanto meraviglioso da non sembrare neanche vero...
Meccanismo a orologeria che come tale deflagra tra le mani del lettore a tre quarti del libro.
Sebbene qui non sia possibile dire di più, tuttavia c'è da parte mia l'assicurazione che alla fine del libro nessuno si sarà fatto male. Anzi.
A fine corsa, saremo lì stupiti, a ragionare di cosa significhi davvero la solitudine e di quanto sia complicato per dei ragazzini in crescita uscire allo scoperto: alle volte la sola pelle non sembra bastare.
E allora è possibile che da parte loro si rimugini e lavori in silenzio alla costruzione di una propria corazza. E se questa corazza fosse fatta di sole parole?
E allora occorrerà interrogarsi anche sul senso che la scrittura può avere.
Interessante quesito: per chi e perché si sente talvolta il bisogno di scrivere?
Violetta conosce bene il suo problema e riesce a vederne i contorni, ragione per la quale una volta a settimana va a fare due chiacchiere con una psicologa.
Sa che la solitudine dentro cui è asserragliata può giocarle dei brutti scherzi, ma sembra sapere altrettanto bene di avere gli strumenti per potersela lasciare alle spalle.
Uno di questi è proprio l'esercizio cui Ingeborg la sottopone.
Anzi, lei si sente così sicura di potercela fare che va al di là del compito stesso: nessun breve report paraclinico e asettico, quanto piuttosto un fluente e coinvolgente diario dettagliato dei suoi pomeriggi.
Questo è ciò che vuole portare in regalo a Ingeborg. Un giorno, a incontri ultimati.
Scrivere è il suo modo di esporsi. È il suo modo di trovare un senso. Almeno per adesso, il racconto di dieci pomeriggi di gioco è quello che lei può mettere sul piatto. La sfida la diverte, le prende la mano, le dà gusto, le dà fiducia...
Noi assistiamo a tutto questo e ci caschiamo dentro con tutte le scarpe.
Noi siamo gli interlocutori di Violetta.
Noi siamo i primi lettori di questo diario così particolare.
Lei scrive i singoli incontri per chi - come Ingeborg - un giorno li leggerà.
Qui e ora è il nostro turno.
La seguiamo mentre, con una certa determinazione, sta facendo 'i compiti' che per l'appunto Ingeborg, la sua psicologa che l'aiuta a combattere il suo irrefrenabile bisogno di isolarsi dagli altri, le ha assegnato.
Violetta, va detto, ha metodo: ha stilato una lista di nomi, che è sulla prima pagina del libro e tutti questi personaggi, stando a quanto scrive, sono i suoi compagni. Con ciascuno di loro lei ha in mente di passare un pomeriggio di gioco.
E infatti è con il racconto di tutto questo che riempie pagine e pagine.
Sempre più avvincenti, sempre più inverosimili...
Alla fine, dopo i venti incontri, forse solo diciannove perché il bambino Edzo non le sembra molto propenso a passare del tempo con lei, visto anche il sasso che un giorno le ha tirato, Ingeborg - e noi con lei - resteremo a bocca aperta.
Perché la lista di Violetta è sul serio una bella storia di storie.
E da lì sarà bene per tutti, Violetta inclusa, ricominciare. E forse, questa volta per davvero.
Carla




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