lunedì 2 marzo 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ORSO PLASTICO
La notte in bianco dell'orso polare, Bouke Billiet, Marjolein Pottie
(trad. Laura Pignatti)
LO éditions 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"'Uffa ... non riesco a dormire' dice l'orso bianco. Apre piano piano un occhio per vedere se è vero... e sì, è proprio sveglio.
Rassegnato, si tira su dal letto ed esce di casa, trascinandosi dietro la sua copertina.
Cammina da un po' quando scorge un puntino nero che si muove. È la volpe artica, che si dimentica sempre di incipriarsi il naso prima di andare a caccia.
'Oh Volpe, non riesco a dormire....'


La volpe non riesce proprio a immaginare come possa succedere. Lei dorme sempre benissimo, avvolgendosi nella sua folta coda. Non saprebbe cosa altro consigliargli. L'orso ce la mette tutta, ma la sua codina non è utile per avvolgersi e l'unica cosa che ottiene è un gran giramento di testa. Quando incontra la lepre la domanda è la stessa e la lepre, a pagamento, gli dispensa un altro consiglio inutile. E poi con le sorelle galline che gli parlano di cose impossibili da avere: latte caldo, lenzuola pulite e lucina sul comodino... Per non parlare della marmotta che, ovviamente dorme della grossa e non è di nessun aiuto. 
Nessuno, ma proprio nessuno sa dargli un consiglio utile. 


Lui le prova tutte, ma senza successo. Ormai stremato e con le idee piuttosto confuse, torna a letto e prova a ricordare tutti i diversi consigli che ha raccolto e, nell'enumerarli, magicamente prende sonno.

La cosa che più colpisce di questo libro è tutto quel bianco dell'orso polare e tutto quel nero della notte artica, tutto quel turchese e rosso che saturano il resto.
Immediatamente dopo, colpisce le rotondità del segno di contorno nero che entra in conflitto con la regolarità della copertina che non fa mai una piega.
A seguire colpisce le capacità plastiche dell'orso stesso e quindi della sua disegnatrice che pare molto brava nel disegnare lepri esose e fenicotteri addormentati.
Colpisce anche il fatto che i colori scelti sono di fatto solo quei quattro che però messi insieme sono bellissimi da guardare.
La cosa che colpisce di meno è la storia, dal finale un po' debole. Tuttavia alcune idee divertenti la rendono piacevole per tutto il suo dipanarsi.


A parte il sempre vincente schema a ripetizione di uno stesso frame narrativo - ovvero l'orso che va girando per il polo chiedendo sempre la stessa cosa a diversi abitanti del luogo - che con i bambini più piccoli è garanzia di successo, si possono aggiungere una serie di grazie che la vivacizzano: il non sense dell'occhio che si apre per vedere se si è svegli, la delicatezza dell'orso nei confronti dell'efemera, l'imbattibilità della marmotta, certa idiozia delle galline, il proverbiale mutismo del pesce. 


Cose così.
Ma se è soprattutto merito del disegno il valore del libro, sarà bene vedere un po' più nel dettaglio dove questa forza si esprime. 
Nella capacità di saper disegnare un orso polare e di saperlo fare piuttosto bene, visto che lo vediamo in un buon numero di posture tutte diverse e non necessariamente facili, ma sempre molto plastiche. Alcune sono vere e proprie posizioni da ginnastica posturale, altre sono al limite dell'acrobazia. Per tutte però è fondamentale la relazione con l'insostituibile copertina che di volta in volta diventa mascherina sugli occhi, berretto da notte, panciera, scialle, copertina (sempre troppo corta), tappetino da palestra. Coprotagonista a tutti gli effetti con l'orso insonne, la copertina con i funghi rossi nell'ultima pagina silenziosamente, come solo i disegni sanno fare, si spegne anche lei per fare buio intorno al sonno riconquistato. 


Ma a parte la grazia dell'orso sinuoso e della sua coperta diritta, vanno notate qua e là altre sottigliezze: la neve nel titolo, gli occhi cerchiati, le occhiaie da sonno, le guance con il rossore, le coppe vinte, le ante in prospettiva e la montagna di z che riempiono i risguardi e segnano il profilo dell'orso finalmente addormentato.

Carla


Noterella al margine. Frutto di un soggiorno nella residenza artistica di Björköby che poi è quella bella casetta rossa, che fino a due pagine prima credevamo fosse la residenza dell'orso...

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