Visualizzazione post con etichetta cattiveria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cattiveria. Mostra tutti i post

mercoledì 8 maggio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

BAD BOYS!

La maestra è scomparsa!
Harry Allard, James Marshall (trad. Sergio Ruzzier) 
Lupoguido 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Il mattino dopo, la maestra Dolcini non venne a scuola. 'Evviva!' urlarono i bambini. 
'Ora si che possiamo comportarci veramente male!' 
Si misero a fare palline da sputare e gli aeroplanini di carta. 
'Oggi saremo più terribili che mai!' 'Non credo proprio!' sibilò una voce molto sgradevole. 
Una donna con un orribile vestito nero apparve all'improvviso.
 'Sono la vostra nuova maestra, la signorina Acquamarcia.' E batté con violenza il righello sulla cattedra." 

Breve antefatto. La classe della maestra Dolcini è davvero molto indisciplinata: i bambini non fanno mai i bravi nemmeno per sbaglio. Fanno palline di carta che poi ciucciano e sputano sul soffitto e aeroplanini di carta e chiacchiere e risatine, smorfie e mai stanno fermi. Neanche nell'ora di lettura... Per non parlare dei compiti. Fine dell'antefatto. 


E quindi la cosa che succede è che la maestra Dolcini smette di andare a scuola. 
Al suo posto, nell'aula 207, arriva l'Acquamarcia che è davvero tremenda. Di sgradevole non ha solo la voce, ma tutto il suo modo di comportarsi è orribile. Una vera strega che li sommerge di compiti e li fa rigare dritti. E così, tutti i giorni. 
La maestra Dolcini ora manca loro più di ogni altra cosa al mondo. Tanto da spingere l'intera classe ad andare al commissariato di polizia per denunciarne la scomparsa. Ma il baffuto ispettore Smog non si dimostra risolutivo e anche l'ispezione a casa Dolcini non porta a niente. Tutte le ipotesi fatte dai bambini disperati, dagli squali divoratori alle farfalle rapitrici, si rivelano infondate. 
La signorina Dolcini si è davvero dissolta nel nulla. Possibile? 

Se uno dovesse leggere i segni, faticherebbe a non accorgersi che Lupoguido sta portando in Italia James Marshall sotto varie forme. Da una parte siamo già al secondo libro di George e Martha, George e Martha bis! e ora arriva anche La maestra è scomparsa, che è stato scritto da un altro grande calibro statunitense: Harry Allard, uno dei più amati e contemporaneamente contestati autori americani degli anni Settanta e Ottanta. 
Evviva, per almeno due ragioni. 
La prima: James Marshall è un portento dell'illustrazione. 
La seconda: Harry Allard ha scritto libri così originali da aver spaccato in due l'America. 


Da una parte ci sono i detrattori di storie geniali come quelle sulla famiglia degli Stupids o come Bumps in the night, ovviamente tutti illustrati da Marshall (tanto gli uni quanto l'altro fino al 2009 sono all'indice secondo i criteri della potentissima ALA, l'associazione dei bibliotecari americani), dall'altra ci sono invece i suoi estimatori che a quegli stessi libri hanno assegnato premi molto prestigiosi. 
Ah, che grande paese, l'America... 
Il primo evviva dunque è per la diffusione di Marshall. 
Sensibile, spiritoso, capace di una grande semplicità e immediatezza di segno e nello stesso tempo capace di comunicare moltissimo attraverso piccoli gesti ed impercettibili espressioni dei suoi personaggi. Punteggia le sue tavole di particolari esilaranti che sono in grado di dire ancora molto, oltre le parole del testo. 
Stimatissimo da Sendak che lo definì l'ultimo di una stirpe di maestri - da Caldecott a Ungerer. 
E a proposito di Ungerer forse si possono fare due ulteriori riflessioni.
 

E qui arriva il secondo evviva. 
Tanto Marshall, come illustratore preferito di Allard, quanto soprattutto Allard, in quanto scrittore d'elezione di Marshall, con Ungerer hanno condiviso la stessa visione di un'infanzia che sa essere anche molto scorretta, con Ungerer hanno condiviso il coraggio di non fermarsi in nome del politicamente corretto, ma di proseguire per la propria strada, raccontando e disegnando adulti stupidi che fanno cose stupide, oppure brutti e severi, oppure ancora carini, ma bugiardi e lievemente disonesti e anche un filino omertosi...


Le loro storie si modellano intorno ad altri valori che non sono necessariamente edificanti e men che meno mainstream, anzi. 
A parte la 'rivoluzionaria' gentilezza, di cui si è già parlato a proposito di George e Martha, lasciano indietro la correttezza per privilegiare l'assurdo, al posto dell'onestà si manifesta l'imbroglio, le buone maniere soppiantate da pessime abitudini, la cattiveria al posto della bontà, salvo poi concludersi sempre in gloria, ossia con la grande vittoria di chi se la è meritata sul campo! 
O in cattedra! 


E chi è senza peccato... 

Carla 

NOTERELLA AL MARGINE.
Non una, ma tre. 
La prima è un encomio a Sergio Ruzzier che ha trasformato Viola Swamp nella signorina Acquamarcia e una troppo anonima signorina Nelson in una indimenticabile maestra Dolcini. 
La seconda è un altro encomio ai risguardi che sono una galleria di facce niente male.
La terza è un augurio che altri libri di Allard sbarchino da noi. A parte la serie della signorina Nelson, aspettiamo con trepidazione Bumps in the night per goderci una seduta spiritica in piena regola. 
Certi che invece la famiglia degli Stupidi, che tanto ci farebbe bene, non ce la possiamo proprio permettere qui, alla periferia dell'impero. Sperando di sbagliarmi.

lunedì 28 ottobre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO SI DICE UN'INFANZIA DIFFICILE

Bill il cattivissimo (ora buonissimo), Ole Könnecke 
(trad. Chiara Belliti)
Beisler 2019



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Il suo bersaglio preferito però erano i bambini.
Se giocavano a calcio, Bill piombava nel campetto e requisiva loro il pallone.
'Basta con questo chiasso' strillava. 'Volete indietro la palla? Dite ai vostri genitori di venirla a prendere.' Naturalmente i genitori tremavano soltanto all'idea, e così addio pallone."

Bill era cattivo con tutti. Ai piccoli non solo sequestrava il pallone, ma rubava anche la cioccolata. Ma altrettanto perfido era con i grandi. Temuto nel quartiere, nessuno aveva il coraggio di opporsi ai suoi modi. Non lo faceva l'ortolano a cui Bill rubava quotidianamente una mela, non lo facevano i frequentatori abituali del bar cui raccontava barzellette tremende. Men che meno le signore anziane che riempiva di sberleffi anche nei giorni di buonumore. 


Come spesso accade, la popolazione, per timore, faceva buon viso a cattivo gioco e sopportava. Fino al giorno in cui il pallone, per un tiro esagerato finisce sul balcone di casa di Bill. Peter e Paul decidono di sfidare il pericolo e, arrampicatisi sull'albero, arrivano al balcone e al pallone. Ma davanti a una finestra non del tutto chiusa è umanamente impossibile resistere alla tentazione di guardarci attraverso. E così si scopre che Bill, nel sonno, fa anche lui brutti sogni...Sogna, ancora adesso, le sgridate di mamma e papà.
Forse l'antidoto a tanta cattiveria, è dietro l'angolo...

A quelli che si aspettano di trovare la stessa chimica che teneva magnificamente insieme Lester e Bob o Camillo e Luca, e che li rendeva esilaranti nei loro scambi, rimarranno a bocca asciutta: nulla di scambievole, nulla di tanto folle, perché il libro è costruito su altro.
Non sulla forza di un binomio, ma sulla fragilità del singolo rispetto al gruppo. Bill, che è cattivissimo, ovviamente non ha interlocutori alla sua altezza: lui procede in solitario. Dall'altro lato, c'è una comunità sotto scacco.


Tale condizione trova espressione nel suo strapotere, nella sua protervia, ma, come spesso succede, questo genere di potere, costruito sulla prevaricazione, ha piedi di argilla.
Nonostante sia grosso, abbia modi bruschi, sia maleducato e ostenti una grande sicurezza, Bill ha evidentemente un suo tallone d'Achille. E come altrettanto spesso succede, sono ai ragazzini scoprirlo, dal bambino di Andersen che gridò che l'imperatore era nudo in poi...


Mentre i grandi sono lì che abbassano la testa e se la fanno sotto e gli lasciano il pallone (le mele e il resto), i bambini, di fronte all'urgenza, si fanno coraggio e si fanno capaci di alzare lo sguardo. E in tal modo scoprono il punto di vulnerabilità di quel colosso.
La sottile ironia nei confronti di alcuni difetti dell'umanità, cui Könnecke non rinuncia, si concentra proprio su questo punto: l'atteggiamento arrogante di quel bulletto di quartiere. Il ragionamento però va avanti e la questione si sposta, sempre con il sorriso sulle labbra, su quale possa esserne l'origine.
In questa prospettiva, a voler andare a fondo, forse il libro Bill il cattivissimo andrebbe messo in mano anche a tutti quei cattivi educatori che generano nelle teste dei loro (mal)educati una necessità di autoaffermazione che sa esprimersi e imporsi solo attraverso l'arroganza. 
Non è dato sapere se questa ironia la possano cogliere i piccoli, mentre quanto meno farebbero bene a farci un pensiero i grandi.
Ai primi lettori, che hanno già diversi titoli a loro disposizione nella collana Leggo già, va lasciato invece il godimento di un testo in stampatello, di parole adatte a essere valicate anche da chi è alle prime armi, dello scherzo cui viene sottoposto il cattivissimo Bill, della vignetta finale al sapor di mela e, più in generale, di un disegno espressivo che si distingue per il nitore della linea chiara (mutuata da certo fumetto). Paletta di colori insolita ed efficace.


Piccolo dettaglio non trascurabile: la potenza del tiro del pallone sul balcone la si deve a una calciatrice in gonnella. 
Troppo forte o troppo incapace? Ah!

Carla

lunedì 23 luglio 2018

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


BUONA NOTTE! BUONA NOTTE!
 
Gabbiano più gabbiano meno, Silvia Borando, Marco Scalcione
Minibombo 2018
A taaavola!, Michael Escoffier, Mathieu Modet (trad. Federica Rocca)
Babalibri 2018



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

Sono due le cose che tengono assieme questi libri: il tema e il registro.
Nel primo caso siamo di fronte a una storia di gabbiani (più un ippopotamo e un alligatore). Uno stormo di quattordici gabbiani che, in mezzo all'acqua, si accalcano su un piccolo frammento di superficie all'asciutto. Ed è proprio la calca che spinge uno di loro, il più individualista di tutti, a 'migrare' un metro più in là su una seconda collinetta all'asciutto. Staccarsi dal gruppo non è mai un atto che passa sotto silenzio: merita da parte di chi lascia una certa forza di volontà e robuste motivazioni e da parte di chi resta è inevitabile quanto meno lo sconcerto. Il gabbiano che sceglie di separarsi non si limita a prendere la sua strada, ma piuttosto ci tiene a far sapere ai tredici rimasti, che lo guardano basiti, quanto lui finalmente stia meglio lontano da loro...


Nel secondo caso l'ambientazione è meno esotica: una casa all'ora di pranzo con un bambino svogliato a tavola e una mamma insistente con una spiccata dimestichezza con le fiabe...se si tiene che conto che è in grado di evocare lupi e orchi, come se nulla fosse.


Qual è dunque il tema che li tiene insieme? Le piramidi alimentari all'interno di un ecosistema. Sono due esempi di come in natura chi è sopra nella gerarchia alimentare si mangia che è più in basso, più piccolo, più debole. Con una sola piccola variabile data dal livello di intelligenza dei soggetti in questione. Un gabbiano pieno di sé e non proprio furbo soccombe tra le fauci di un alligatore, mentre i suoi compagni più prudenti e attenti si salvano. E un bambinetto furbo mangia di più di un lupo e di un orco che, sebbene potenzialmente pericolosi, rimangono a bocca asciutta...
Spetta comunque al secondo elemento comune, ovvero al registro, il merito più grande di questi due titoli. In entrambi i casi si è di fronte a un certo gusto per la cattiveria, tout court. Quella cattiveria che radica in alcune inesorabili leggi della vita. E che quindi ha dalla sua, non la gratuità, ma la necessità, ovvero la verità.


Sebbene solitamente tenuta a debita distanza nei libri per bambini così piccoli che, si crede, necessitano solo di rassicurazioni sul fatto che il male non esiste, sul fatto che nessuno muore mai, trova libero sfogo nei libri di alcuni autori che sembrano infischiarsene talvolta di certe 'delicatezze' nei confronti dei più piccoli. Silvia Borando è una di questi (suo per esempio Apri la gabbia!), al pari della consolidata coppia di crudeli francesi Escoffier/Maudet (Buon giorno postino!, Babalibri 2012).
Autori spesso sintonizzati nel raccontare storie con finali tutt'altro che lieti, ma, al contrario, inesorabilmente autentici. Lupi che fanno fuori vari animali in attesa di essere visitati dal dottore oppure serpenti che, a terrario aperto, inghiottono interi plotoni di innocui animaletti.


Questo genere di libri, lasciati spesso sugli scaffali da una certa censura esercitata da parte dei genitori, sarebbero invece tanto necessari quanto amati dai loro piccolissimi utenti.
In Svezia, 10.000 copie vendute di un libro che racconta con sole 94 parole una tra le più lugubri tragedie shakesperiane in cui, come è giusto che sia, muoiono tutti. E siccome non si può lasciare il piccolo lettore solo di fronte a tanto, con buona pace dei genitori, a chiusa del libro si legge un rassicurante: Tutti morti. Buona notte! Buona notte! 


Sogni d'oro!

Carla

mercoledì 20 dicembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


 ATTENTI AL PASSERO

Guarda fuori, Silvia Borando
Minibombo 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

Nevica. Solo un albero spoglio nella notte. L'unica luce è quella di una finestra. Ad essa sono affacciati, ben protetti dal vetro, una bambina dalle trecce rosse e un bambino dai capelli blu. 


Sorridono e poi indicano qualcosa sulla destra nell'arco della loro visuale. Ma non della nostra che stiamo leggendo.
Ed ecco di nuovo il cielo della notte, di nuovo la neve che cade, l'albero spoglio, ma una nuova presenza appare sulla pagina innevata: un uccellino grigio con le ali rosse.
Immobile è lui che ha attirato l'attenzione dei due bambini chiusi in casa. 


Adesso è di nuovo la finestra a essere inquadrata. I due bambini indicano qualcosa che è al di là dei vetri, sulla sinistra. Qualcosa che genera in loro un sorriso.
Di nuovo il cielo notturno, la neve, l'albero spoglio e l'uccellino, ma una nuova presenza appare sulla pagina innevata: tre conigli rosa.
Sono loro che hanno attirato l'attenzione dei due bambini chiusi in casa.
Adesso è di nuovo la finestra a essere inquadrata. I due bambini indicano qualcosa che è al di là dei vetri, davanti a loro. Qualcosa che genera in loro un certo stupore lievemente preoccupato.
Di nuovo il cielo notturno, la neve, l'albero spoglio e l'uccellino, i tre conigli, ma una nuova presenza appare sulla pagina innevata: un gatto che guarda con desiderio l'uccellino.
Il gioco si ripete, perché è di nuovo la finestra a essere inquadrata. Dietro i vetri i bambini sono molto preoccupati...


Con un tratto consueto, semplice, con colori piatti, il nuovo libro di Minibombo gioca, come spesso accade.
Questa volta gioca con il dentro e con il fuori che si alternano con la precisione del pendolo. Prima un fuori buio e nevoso, abitato da animali tra loro non esattamente pacifici, cui segue un dentro luminoso, caldo e abitato da bambinetti espressivi.
La mimica facciale è la seconda chiave del libro. Attraverso gesti minimi, sguardi espressivi, noi lettori siamo messi a parte dello stato d'animo di bambino e bambina. Intuiamo che stiamo assistendo a qualcosa di bello quando li vediamo sorridere; a qualcosa di pericoloso quando li vediamo a bocca spalancata; a qualcosa di rassicurante quando li vediamo esultare. 

Quando però li vediamo sparire, e la finestra è vuota, intuiamo che qualcosa di tremendo deve essere accaduto. Ed infatti così sembrerebbe....o era tutto uno scherzo? Una burla per occupargli il posto al calduccio e lasciar loro all'addiaccio con un palmo di naso.
Ben costruito, perché giocato in assoluto silenzio attraverso un codice di comunicazione insolito: lo sguardo.


Penso a capolavori come Questo non è il mio cappello di Jon Klassen che è raccontato tutto attraverso gli sguardi del grande tonno. La sua potenza ironica nasce nella discrasia tra testo e immagine. Bella idea.
Qui siamo davanti a qualcosa di analogo, anche se costruito più in economia.
Alcune soluzioni mi hanno fatto molto ridere e mi hanno fatto ben sperare che Silvia Borando abbia ritrovato la sua vena più tagliente, quella di Apri la gabbia! per intenderci: la mia preferita.

Carla

Noterella al margine. Massimamente divertente l'uccellino che, nella sua fissità, denuncia di essere un fantoccio, quindi parte di un piano strategico dei protagonisti animali che hanno in progetto di impossessarsi di uno spazio al chiuso a loro di norma interdetto. Per non parlare del coniglio sputato.

lunedì 21 dicembre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CATTIVI ANCHE A NATALE

La cena di Natale, Nathalie Dargent, Magali Le Huche   
(trad. Tania Spagnoli)
Edizioni Clichy 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Quell'anno il lupo, la volpe e la donnola decisero di organizzare una cena di Natale. La volpe fu incaricata di rubare la tacchina. Visto che era previdente, si mosse per tempo e scelse la più bella. L'avventura si complicò appena tornò nella sua tana..."



La tacchina rapita, di nome Cesarina, è un osso duro. Uscita dal sacco, si lamenta moltissimo del disordine che regna nella casa dei tre amici e del fatto che un'ospite vada trattata con riguardo... Sebbene lei in effetti non sia un'ospite ma la cena in carne e ossa, fin da subito la volpe, la donnola e il lupo si adeguano alle sue direttive. Puliscono, rassettano, vanno a far provviste. 


E lei? Lei si mette ai fornelli, nel ruolo di cuoca, con lo scopo di mettere se stessa all'ingrasso, per essere una perfetta cena di Natale, grassa al punto giusto. Nel frattempo insegna loro a giocare a canasta, si prende il miglior posto per dormire e comincia a dirigere la complessa operazione dell'addobbo della casa per Natale: agrifoglio, abete, vischio vanno procacciati. Man mano che il Natale si avvicina, i tre sotto l'autorità indiscussa di Cesarina, hanno imparato a far ghirlande e omini di pan di zenzero. E soprattutto hanno imparato che il Natale può essere anche molto divertente.


I giorni passano e sempre meno i tre hanno voglia di cucinare la loro nuova coinquilina che in cucina è assoluta maestra, così quando lei propone una proroga di un altro anno per essere grassa al punto giusto per finire in pentola, sono tutti ben contenti di accettare.
Anno dopo anno, la proroga si rinnova e quei quattro sono i più spensierati e grassi animali del bosco. 


Tutto potrebbe finire in gloria, se non fosse per quel libro di ricette che Cesarina sfoglia con sguardo malevolo proprio all'ultima pagina del libro....niente di buono, questa volta, per volpe, donnola e lupo.
Secondo uno schema ben collaudato in molti libri per bambini non proprio politicamente corretti il beffatore diventa beffato, da carnefice si trasforma vittima, senza neanche accorgersene. E la tacchina Cesarina ha tutte le caratteristiche necessarie per essere una vittima che ribalta il gioco a suo vantaggio: un po' autoritaria, molto autorevole, sicura di sé, piuttosto scaltra, lievemente imbrogliona, costantemente presente a se stessa e un tantino vendicativa....


D'altro canto anche la volpe e gli altri due, non hanno la stoffa dei duri.
Sono goffi, piuttosto remissivi, parecchio ubbidienti, abbastanza ingenui, troppo ridanciani e sommamente gentili...
Questa piccola pièce giocata sull'assurdo, che vede una tacchina autoproclamatasi maestra di vita davanti a dei discepoli che in origine volevano mangiarsela per cena a Natale, è un piccolo meccanismo perfetto.
'Tu non sei mia ospite' protestò la volpe. 'Sei la mia cena di Natale'. 'Un motivo in più! La cena di Natale è importante' replicò la tacchina, con assoluta nonchalance,ma portandosi prudentemente sullo schienale alto della poltrona.
Il gioco è fatto e la sintonia tra testo e illustrazione diventa perfetta.
I denti feroci delle prime pagine scompaiono dietro grandi sorrisi; gli occhi trucidi della volpe al momento della cattura assumono via via un'aria sempre più perplessa. E la tacchina spettinata dal rapimento riconquista immediatamente il suo sangue freddo.
Ciò nonostante -come spesso accade- il disegno, con lo scorrere della storia arricchisce la lettura di ancora molte altre ironie non dichiarate a parole (ne era già esempio il bellissimo Gli invitati, su testo di Bernard Friot?).
E addirittura nel finale, si conquista l'intera scena: solo con un minuscolo particolare dell'ultima figura l'intera vicenda infatti sterza in una direzione del tutto inaspettata, e capovolge il senso dell'intera storia.
E allora brava Magali Le Huche che continua a divertire i suoi lettori e a tenerli vigili e a occhi spalancati durante la lettura delle sue figure.

E bravi quelli di Clichy che non sono buoni neanche a Natale.


Carla

lunedì 21 ottobre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


A VOLTE RITORNANO...

Un lupetto ben educato, Jean Leroy, Mathieu Maudet
Babalibri 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Buongiorno! qual è il tuo ultimo desiderio prima che ti mangi?
Immagino che io non possa chiederti la libertà?
Certo che no.
Allora vorrei che... mi leggessi una storia!"

Gran naso da lupo, maglietta polo con collettino educato e fascia colorata (ricorda un po' quella di Charlie Brown ma più sobria) e retino per farfalle, così agghindato, questo lupetto ben educato è al suo primo giorno di caccia.
Primo incontro: un succulento coniglio. Il gioco pare andargli per il meglio se non che subentrano le buone maniere, quelle che i suoi genitori hanno cercato di insegnargli. Alla preda va chiesto l'ultimo desiderio e va obbligatoriamente esaudito.


Il coniglio vuole una storia, il galletto, sua seconda preda, vuole della buona musica e ogni volta il povero giovane lupo è costretto a tornare a casa per prendere l'occorrente per esaudire i loro desideri. Nonostante la promessa, tanto il coniglio quanto il gallo approfittano dell'assenza del lupo per darsela a gambe. Che maleducati! Ma quando il lupo vede il bambino e decide di mangiarselo le cose vanno diversamente. Sebbene anche in quest'occasione il lupo debba tornare a casa a prendere colori e fogli, perché il bambino vuole un disegno come ultimo desiderio, al suo ritorno il bambino non è affatto fuggito, perché anche lui è stato educato a mantenere le promesse. Costi quel che costi....
Va da sé che nella vita non ci si deve mai sentire competamente al sicuro, perché... a volte ritornano.


Accanto ai libri dolci, pieni di baci, tenerezze che Babalibri pubblica con costanza, c'è un vero e proprio filone di libri horror, travestiti da albi illustrati.
L'horror -va detto a onor del merito- non è quasi mai del lettore, ma certamente lo è dei poveri malcapitati protagonisti, che di solito spariscono 'nel nulla' davanti agli occhi di chi legge.
Questo Lupetto ben educato ne è esemplare emblematico. La partitura vista nei precedenti è rispettata anche qui in ogni dettaglio e l'unico commento che il lettore dal cuore tenero può fare all'ultima pagina è sempre il medesimo: oh, noooo! Ma lo dice sempre ridendo.
Penso, a ritroso tra i miei preferiti, a Buongiorno postino, il precedente Buongiorno dottore (anche questi illustrati da Matthieu Modet), Non entrate nel sacco!, I tre porcellini della Giusi Quarenghi, Mangerei volentieri un bambino, fino ad arrivare al capostipite della serie: il magnifico Zuppa di sasso!
In questa serie di titoli si dimostra che la crudeltà, quella sana cattiveria dettata dall'istinto, può talvolta trionfare e quando accade lo fa in un impeto liberatorio che fa dire, a noi crudeli dentro, ahhh, che gusto! Con buona pace dei benpensanti che piangeranno invece le premature scomparse.

Carla

Noterella al margine. Copertina marrone, interno giocato solo sui toni del rosso e dell'arancio, originali ballons per dialoghi: libro che non può passare inosservato.

sabato 29 dicembre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL 'BAMBINO DIMEZZATO'

STORIA DEL BAMBINO BUONO/STORIA DEL BAMBINO CATTIVO, Mark Twain, Roger Olmos
Logosedizioni 2012

NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)


"C'era una volta un bambino buono di nome Jacob Blivens. Obbediva sempre ai suoi genitori, per quanto assurde e irragionevoli fossero le loro richieste, e studiava sempre e non arrivava mai in ritardo alla scuola domenicale [...] nessuno degli altri bambini riuscì mai a capirlo, si comportava in modo così strano.


C'era una volta un bambino cattivo di nome Jim - anche se, fateci caso, nei vostri libri della scuola domenicale i bambini cattivi si chiamano quasi tutti James [...] e hanno madri malate che insegnano loro le preghiere e cantano le canzoni della buonanotte con voci dolci e sommesse e poi danno loro un bacio e si inginocchiano di fianco al letto e piangono."

Da un lato, un bambino buono che non giocava mai a biglie la domenica, non dava le monetine arroventate alle scimmiette dei suonatori di organetto, e passava il suo tempo a cercare di imitare i bambini buoni che 'leggeva' nei libri che gli davano al catechismo: il suo sogno era incontrarne uno, ma quelli morivano tutti anzi tempo... 


dall'altro un bambino cattivo, senza mai un rimorso di coscienza, io direi addirittura privo di coscienza, che non chiese mai perdono per nessuna malefatta. A lui le cose andaron diversamente...
Nei libri i bambini buoni fanno buone azioni e vengono premiati, e tutti alla fine gli vogliono bene. In quegli stessi libri i bambini cattivi fanno ogni tipo di nefandezza, ma poi si pentono, e tutti alla fine gli vogliono bene.
Ma a questo bambino buono e al suo omologo cattivo le cose andarono in altro modo. Al primo non ne andava mai una dritta: preso a bastonate dal cieco che aveva salvato dai monelli, morso dal cane che aveva sfamato, ed infine saltato in aria, per amor di gustizia e coscienza troppo immacolata...
Al secondo, al contrario, nonostante nessun pentimento, andò sempre alla grande. Nel rubare le mele, non cadde mai dall'albero, non affogò mai andando in barca, non fu mai punito dal maestro, 

 

non fu mai colpito da un fulmine per aver pescato nel giorno del Signore, non bevve mai per sabaglio l'acido nitrico rubando l'essenza di menta, anzi divenne ricco e famoso e, in qualità di membro dell'assemblea legislativa, godette del rispetto di tutti.

Mark Twain, 1865: The Story of the Bad Little Boy-The Story of the Good Little Boy. Due racconti speculari, da leggere in sequenza (la Logos che mette le due storie in un unico libro da leggersi upside down ci consiglia prima la storia di quello buono, perché mette il codice a barre sulla copertina della Storia del bambino cattivo...) che Twain scrisse per prendersi gioco di certa letteratura edificante e per mettere in ridicolo, attraverso una satira feroce, la società americana dell'epoca, fatta di perbenismo, ipocrisia e corruzione che favoriva chi si dimostrava senza scrupoli e premiava i peggiori.
Tracce di letteratura edificante ci sono ancora, ma grandi passi sono stati fatti in quella direzione. A partire dallo stesso Tom Sawyer con Huckleberry Finn, l'Alice di Carroll, il Giannettino di Collodi, il Mestolino di Yambo, il Gianburrasca di Vamba, la Bibi di Karen Michaelis, oppure Pippi ed Emil della Lindgren, fino ai meravigliosi bambini di Dahl, che danno la fatale medicina alla nonna orrenda, per 'renderla migliore' hanno ormai sdoganato il 'bravo bambino' tout court.
Pur tuttavia, discutere di Bontà e Cattiveria, non ci può far male. 
A parte l'evidente j'accuse nei confronti della società dell'epoca (di stringente attualità, peraltro...) che premiava i 'cattivi', mi pare che Twain - nell'aver voluto scrivere questa storia doppia - ci stia anche mettendo sull'avviso che l'essere umano, nella sua naturale imperfezione, è fatto di regola e trasgressione. D'altronde il sommo Italo Calvino, a quasi ottant'anni di distanza, con Medardo di Terralba, diviso tra Gramo e Buono, non ci ha dimostrato che la completezza è fatta di due metà?

Visto il tema del libro, vista la doppia prospettiva del racconto, chi meglio di Roger Olmos, bad good boy dell'illustrazione, poteva cimentarsi con Twain? Verdognolo, rosso di capelli, spettinato, con un cervello appeso a due ali di pipistrello il bambino cattivo, guance rosee, taglio di capelli più alla moda, cravattino e occhi celesti e cervello appeso a due ali d'angelo il bambino buono, ma le due metà,  di calviniana ispirazione, che si 'incontrano' nella pagina centrale del libro sono i due pezzi di un medesimo puzzle e tra loro in qualche modo potrebbero anche combaciare, chissà...

carla