lunedì 28 ottobre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO SI DICE UN'INFANZIA DIFFICILE

Bill il cattivissimo (ora buonissimo), Ole Könnecke 
(trad. Chiara Belliti)
Beisler 2019



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Il suo bersaglio preferito però erano i bambini.
Se giocavano a calcio, Bill piombava nel campetto e requisiva loro il pallone.
'Basta con questo chiasso' strillava. 'Volete indietro la palla? Dite ai vostri genitori di venirla a prendere.' Naturalmente i genitori tremavano soltanto all'idea, e così addio pallone."

Bill era cattivo con tutti. Ai piccoli non solo sequestrava il pallone, ma rubava anche la cioccolata. Ma altrettanto perfido era con i grandi. Temuto nel quartiere, nessuno aveva il coraggio di opporsi ai suoi modi. Non lo faceva l'ortolano a cui Bill rubava quotidianamente una mela, non lo facevano i frequentatori abituali del bar cui raccontava barzellette tremende. Men che meno le signore anziane che riempiva di sberleffi anche nei giorni di buonumore. 


Come spesso accade, la popolazione, per timore, faceva buon viso a cattivo gioco e sopportava. Fino al giorno in cui il pallone, per un tiro esagerato finisce sul balcone di casa di Bill. Peter e Paul decidono di sfidare il pericolo e, arrampicatisi sull'albero, arrivano al balcone e al pallone. Ma davanti a una finestra non del tutto chiusa è umanamente impossibile resistere alla tentazione di guardarci attraverso. E così si scopre che Bill, nel sonno, fa anche lui brutti sogni...Sogna, ancora adesso, le sgridate di mamma e papà.
Forse l'antidoto a tanta cattiveria, è dietro l'angolo...

A quelli che si aspettano di trovare la stessa chimica che teneva magnificamente insieme Lester e Bob o Camillo e Luca, e che li rendeva esilaranti nei loro scambi, rimarranno a bocca asciutta: nulla di scambievole, nulla di tanto folle, perché il libro è costruito su altro.
Non sulla forza di un binomio, ma sulla fragilità del singolo rispetto al gruppo. Bill, che è cattivissimo, ovviamente non ha interlocutori alla sua altezza: lui procede in solitario. Dall'altro lato, c'è una comunità sotto scacco.


Tale condizione trova espressione nel suo strapotere, nella sua protervia, ma, come spesso succede, questo genere di potere, costruito sulla prevaricazione, ha piedi di argilla.
Nonostante sia grosso, abbia modi bruschi, sia maleducato e ostenti una grande sicurezza, Bill ha evidentemente un suo tallone d'Achille. E come altrettanto spesso succede, sono ai ragazzini scoprirlo, dal bambino di Andersen che gridò che l'imperatore era nudo in poi...


Mentre i grandi sono lì che abbassano la testa e se la fanno sotto e gli lasciano il pallone (le mele e il resto), i bambini, di fronte all'urgenza, si fanno coraggio e si fanno capaci di alzare lo sguardo. E in tal modo scoprono il punto di vulnerabilità di quel colosso.
La sottile ironia nei confronti di alcuni difetti dell'umanità, cui Könnecke non rinuncia, si concentra proprio su questo punto: l'atteggiamento arrogante di quel bulletto di quartiere. Il ragionamento però va avanti e la questione si sposta, sempre con il sorriso sulle labbra, su quale possa esserne l'origine.
In questa prospettiva, a voler andare a fondo, forse il libro Bill il cattivissimo andrebbe messo in mano anche a tutti quei cattivi educatori che generano nelle teste dei loro (mal)educati una necessità di autoaffermazione che sa esprimersi e imporsi solo attraverso l'arroganza. 
Non è dato sapere se questa ironia la possano cogliere i piccoli, mentre quanto meno farebbero bene a farci un pensiero i grandi.
Ai primi lettori, che hanno già diversi titoli a loro disposizione nella collana Leggo già, va lasciato invece il godimento di un testo in stampatello, di parole adatte a essere valicate anche da chi è alle prime armi, dello scherzo cui viene sottoposto il cattivissimo Bill, della vignetta finale al sapor di mela e, più in generale, di un disegno espressivo che si distingue per il nitore della linea chiara (mutuata da certo fumetto). Paletta di colori insolita ed efficace.


Piccolo dettaglio non trascurabile: la potenza del tiro del pallone sul balcone la si deve a una calciatrice in gonnella. 
Troppo forte o troppo incapace? Ah!

Carla

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