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lunedì 23 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

JOIE DE VIVRE

Il fiore delle strisce pedonali
, Susie Morgenstern, Serge Bloch 
(trad. Maria Bastanzetti) 
Babalibri 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA (dai 7 anni) 

"Mia madre fa un lavoro così così: fa attraversare la strada agli scolari sulle strisce pedonali, per evitare che vengano investiti da qualche automobilista che va di fretta. E non mi darebbe neanche fastidio, se solo non lo facesse davanti alla MIA scuola! 
Per mia madre, che tutti conoscono – compresi i MIEI amici – con il nome di Élodie, questo lavoro sottopagato è una vocazione, una missione, e uno spettacolo quotidiano, per giunta. Ci mette l’anima." 

A Beausoleil, vivono insieme da 10 anni a questa parte, ossia dal giorno della sua nascita. Sono mamma (single) e figlia. Del padre nessuna traccia e anche vaghi ricordi e nessuna sicurezza circa la sua identità. 
Nonostante i pochi soldi, il lavoro di aiutante dei bambini sulle strisce per andare a scuola non è molto pagato, quella signora sprizza joie de vivre e allegria da tutti i pori. Cosa questa che fa un po' vergognare sua figlia che la vorrebbe più anonima e simile a tutte le altre mamme e non sempre vestita in modo così originale e vistoso... 


Eppure a quella signora un po' strampalata e con pochi denti in bocca tutti vogliono un gran bene. E lei lo ricambia con la sua grande disponibilità a essere d'aiuto: consola i bambini, aiuta il preside con le fotocopie, tiene le classi in cui la maestra è assente... insomma, si rende utile appena può e lo fa con dedizione e allegria: perché lei vuole bene al mondo! 
I bambini le piacciono quasi quanto le piacciono i fiori che coltiva con altrettanta passione sul suo balcone. Il talento naturale che dimostra con i piccoli è pari alla sua arte di comporre meravigliosi mazzetti di fiori. 
Così quando sua figlia scappa dalla classe, in preda alla consueta vergogna, perché è sua mamma che sostituisce la maestra assente, e si incammina verso Montecarlo, a due passi da Beausoleil, accade l'imprevedibile. Partita per andare a vedere come l'acquario e come vivono gli straricchi, incrocia un cartello che potrebbe cambiare la sua vita e quella di sua madre: CERCASI FIORISTA.
Questa è la mirabolante storia di una brava bambina e di una brava donna che ci sapeva fare coi marmocchi e con i fiori, e anche un po' con gli uomini... 

Due cose mi hanno sempre colpito di Susie Morgenstern. 
La prima è proprio l'energia che produce ed emana: lei è sempre così luminosa, in tutto quello che fa, che è davvero impossibile non accorgersene. 
La seconda: il suo saper raccontare la realtà per quella che è. E forse, a ben vedere, le due cose sono tra loro interconnesse. 
Qui, di nuovo accadono entrambe. E a illustrarle c'è Serge Bloch. 
Da un lato abbiamo l'incrollabile quanto raggiante fiducia nella vita - che condivide con la protagonista  Élodie - e dall'altro la verità di una realtà che è fatta di famiglie senza padri, di lavori precari e dignitose povertà, di vergogne filiali, di bocche senza denti, di pochezze umane... 


Attraverso la voce di questa ragazzina, conosciamo sua madre fuori, così come si diverte a disegnarla Bloch, e scopriamo che, accanto al sogno di non trovarsela sempre fra i piedi vestita come un fiore o come un supereroe, la piccola Léa impara a vedere sua madre anche dentro: lentamente ma inesorabilmente si accorge del suo "crescere". 
La vede mentre si impegna in tutto quello che fa, la vede capace di trovarsi un posticino adatto a lei nel mondo. La vede libera dai pregiudizi, consapevole di cosa siano le cose che contano nella vita, compreso l'amore. 
Accanto alle sue estrosità, si accorge che giorno dopo giorno sua madre sa prendere in mano la sua vita, impegnandosi a portarla nella direzione migliore per lei e per sua figlia. E anche per tutti gli altri... 
Onesta con sé stessa, onesta con la sua bambina, e con tutti i bambini della scuola, onesta con Alain di cui non è innamorata, Élodie va dritta per la sua strada, dimostrando al mondo, ma anche e soprattutto a sé stessa, di essere capace di grandi cose. 


Non c'è altra chiave di lettura: la forza di questo magnifico personaggio è proprio in quella fede incrollabile nei confronti della vita che Susie Morgestern diffonde in tutto ciò che crea. A ogni pagina sembra di leggere tra le righe: "ogni cosa va vista e vissuta per quello che è con l'intenzione di ricavarne sempre il meglio per tutti. Anche quando questo meglio sembra poco più che il nulla." 
E così, vuoi per sorte vuoi per talento, quella mamma di cui un po' Léa si vergognava diventa ai suoi occhi una mamma di cui andare fieri. 

Carla

lunedì 5 dicembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (Libri per incantare)

UN LAVORO BEN FATTO

Il bambino con i fiori nei capelli, Jarvis (trad. Alessandra Valtieri) 
Lapis 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni) 

"Io e David ci divertiamo tantissimo insieme. Saltiamo nelle pozzanghere, inventiamo le canzoni e scappiamo via quando le api ci inseguono. 
Una volta, una famiglia di uccelli gli ha fatto il nido in testa. E ci è rimasta un mese intero. 
Era buffissimo!" 

David ha i fiori nei capelli ed è per questo che le api lo amano e gli uccelli fanno il loro nido sulla sua testa. 


Lui e la sua testa piena di fiori sono molto apprezzati da tutti, anche dalla signora Jones, la maestra, anche se in sua presenza non fa che starnutire. Spetta al suo miglior amico avere cura dei fiori sulla testa di David: per esempio annaffiarli quando serve. 
Tutto pare andare a meraviglia finché un giorno, durante una delle innaffiature, un petalo si stacca e lentamente cade. Da quel momento David non sembra più lo stesso. Addirittura viene a scuola con un gran berretto calato sulle orecchie, lui che i berretti non li aveva mai indossati. La ragione è che i suoi fiori stanno sfiorendo e sulla sua testa ora non ci sono che dei rametti secchi. 
Gli altri bambini lo guardano stupiti e hanno paura di farsi male a giocare con lui, con tutto quel legno duro e appuntito. Il suo miglior amico, invece no. Altrimenti che miglior amico sarebbe. 
E proprio in nome di questa grande amicizia che ha una magnifica idea per rendere di nuovo David un bambino fiorito e amato da tutti. 
E chissà che un giorno, fra tutti quei coloratissimi fiori di carta ritagliata che tutti i bambini attaccano sui rametti di David, non arrivi di nuovo la primavera e faccia spuntare i suoi boccioli. Chissà? 

Jarvis ha al suo attivo già un buon numero di libri di cui è unico autore (in Italia pubblicato solo Alan, coccodrillo tuttodenti, da Lapis) e un certo numero di libri in cui è illustratore (Poli opposti, scritto da Jeanne Willis e pubblicato da Edizioni Clichy e Qui comando io! ancora con Jeanne Willis, edito da De Agostini). 
Il filo rosso che li tiene insieme è la buona capacità compositiva, una sapiente sensibilità per il colore e un buon sense of humor. 
Ma ne Il bambino con i fiori nei capelli è tutto diverso, o per meglio dire, a queste tre qualità se ne aggiungono ulteriori, finora covate sotto il berretto, e quindi inaspettate. 
Facendo della facile ironia, si potrebbe dire che Jarvis in questo libro è letteralmente sbocciato! 


A parte il nocciolo - o meglio i noccioli - delle questioni che si vedono in trasparenza attraverso la trama semplice semplice, ossia che affetti abbia sulle persone il cambiamento, che cosa significhi sentirsi diversi, quanto impercettibile sia la linea di discrimine tra essere accettati o rifiutati, su quanto le differenze generino diffidenza, in cosa consista l'empatia, il potere della creatività, l'utilità di fare scorta di strumenti emotivi per gli eventuali momenti peggiori.


Ecco, a parte tutto questo, che non è poco, ma di cui immagino molti altri abbiano già detto, è utile notare una manciata di altri valori. 
L'idea di partenza, per esempio. Semplice e tuttavia geniale. Un bambino con i fiori al posto dei capelli è l'immagine intorno alla quale è stato concepito tutto il resto-
Una immagine percepibile all'istante, semplice, di forte impatto visivo, e nello stesso tempo del tutto impossibile. Eppure. 
Il fatto di dare per scontato che David è così fin dalla prima riga funziona a meraviglia e il lettore, grande o piccolo che sia, gli va dietro senza farsi domande. E' così e basta. 
Come è ovvio, funziona molto bene anche la sua deriva autunnale, con i rametti che diventano l'esatto opposto, anche dal punto di vista della visione e della percezione, di una prorompente e soffice fioritura. Il secondo grande pregio: la capacità di saper disegnare così bene i bambini e di saperlo fare attraverso una linea liquida con le trasparenze dell'acquerello. 
E tutto, meraviglia, in digitale. 


La loro individualità colpisce sopra ogni cosa. Primi piani o visioni di insieme sempre attenti, colti con grande attenzione e sensibilità e restituiti con grande talento e soprattutto onestà. Ed è proprio questa ultima caratteristica che li rende capaci di andare al di là del segno in sé e di muovere le corde dell'emotività. 
Sorge spontaneo il confronto con altri grandi illustratori, come per esempio Sydney Smith, capace di creare atmosfere precise solo con pochi tratti e con il colore giusto e, nel suo caso particolare, anche con la luce. 


L'essere riuscito a creare il coinvolgimento emotivo del lettore attraverso l'inserimento di piccoli dettagli, quali possono essere le maniche troppo lunghe o la texture dei maglioni dei due protagonisti, il grembiule sporco della maestra, la mantellina a pois durante l'innaffiatura, una scarpa slacciata, la varietà di gesti che spingono in avanti che si registrano in una fila di bambini a cui si contrappone la posizione ferma di David al limite sinistro della pagina, la bimba sulla sedia a rotelle che Jarvis non dimentica mai di inserire nel gruppo, questo è un talento che è necessario riconoscergli.
Ed ecco che qui si deve tornare a mettere l'accento sulla sua capacità di muovere i corpi nello spazio. Ogni azione - correre, saltare, camminare o stare in fila - è studiata e calibrata alla perfezione: nelle tavole corali, dove molti bambini appaiono intorno a un grande banco di scuola oppure mentre fanno la fila prima di entrare in classe, ci si può divertire nel riconoscere gesti che abbiamo registrato centinaia di volte davanti a dei bambini veri e non solo disegnati. 
Nella posizione eretta a spalle basse di David con i rametti in testa e il cappello in mano, nell'abbraccio finale, nel dipingere di un mancino, nelle braccia conserte e nel sorrisetto soddisfatto davanti a un lavoro ben fatto...


Ecco, appunto, un lavoro ben fatto! 

Carla

mercoledì 17 marzo 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

NATURA VIVA


Anche se il titolo potrebbe far pensare a un’enciclopedia dedicata al mondo vivente, ‘Natura viva’ di Martin Jarrie, pubblicato da L’Ippocampo, è uno straordinario albo illustrato, di raffinata bellezza.
Si compone di immagini a tutta pagina, talvolta a doppia pagina, che rappresentano un elemento naturale, un animale, un frutto, un fiore. A completamento, una piccola didascalia con il nome del soggetto in questione.
La rappresentazione è squisitamente realistica, richiamando lo stile delle nature morte di secentesca memoria e le tavole, che vorrei davvero vedere dal vivo, sono affiancate secondo criteri differenti: affinità cromatiche; affinità logiche, il coniglio e una carota; l’intero e il mezzo, riservato ai frutti, interi e tagliati a metà. 
 

La realizzazione richiama la pittura su tavola, con diversi strati di fondo, che traspaiono nell’ultima stesura, dando una profondità inconsueta all’immagine, uno spessore, giocando, nello stesso tempo, sui richiami cromatici fra fondi e oggetto in primo piano; basti guardare l’immagine del cane, in cui le ombre, tratteggiate con un colore freddo, alla Cezanne, sono tratte dal verde dello sfondo, mentre il rosa carne e il rosso fungono da lumeggiature.
I fondi scuri sono quelli che più direttamente richiamano lo stile delle nature morte, con il soggetto esposto con un contrasto cromatico forte: la pera intera e la pera a metà, il limone, il baccello di piselli aperto e chiuso, sono tutti realizzati così.
Grande tecnica, quindi, al servizio di una sorta di repertorio naturalistico messo a disposizione di osservatori e osservatrici curiosi.
Non è un libro facile, anche se un bambino o una bambina lo sfoglierebbero senza farsi tante domande; non è facile rispetto alle aspettative degli adulti, che nel libro per bambini cercano una storia, o una spiegazione. Ma questo non è un libro ‘per bambini’: è un libro che bambine e bambini possono tranquillamente sfogliare, è, come dicevo prima, un libro per osservatori curiosi, per amanti del bello, per naturalisti che, come nei secoli passati, vogliano riprodurre da sé la natura. E quanto alle storie, in un libro come questo se ne possono nascondere infinite, dipende sempre dall’uso che se ne fa.
La grande tecnica pittorica, l’intensa gamma cromatica, la matericità del pigmento mi hanno ricordato Carll Cneut, i suoi meravigliosi uccelli ne ‘La voliera d’oro’ e nell’albo da colorare, pubblicati da Topipittori nel 2015.
Così come il forte richiamo alla storia della pittura mi ha ricordato Junakovic, in particolare nello strepitoso albo ‘Ritratti famosi di comuni animali’, pubblicato da Logos nel 2006.
 

Se volete farvi un’idea del libro, ecco la pagina che l’editore italiano, L’ippocampo, gli dedica. Qui è possibile sfogliare alcune pagine.
Libro consigliato per tutte e per tutti, a partire dai sei anni.
 
Eleonora


“Natura viva”, M. Jarrie, L’ippocampo 2021



lunedì 16 aprile 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


I FIORI DELLA PICCOLA MURGIA

I fiori della piccola Ida, Hans Christian Andersen, Daniela Iride Murgia
Edizioni corsare 2018


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"'Quando tutti dormono e fuori è buio, i fiori si svegliano e saltano allegramente dappertutto e ballano per un tempo che sembra eterno'. 'E può un bambino andare a questo ballo?' 'Certo!' replica lo studente. 'Tutti quei bambini che sono come piccole margherite e mughetti.' 'E dov'è che ballano i fiori?' chiede Ida."

La piccola Ida si interroga sul perché i fiori del suo mazzolino fino a ieri avevano le corolle alzate e ora invece hanno i petali avvizziti. 


Seduto sul divano, lo studente, al quale la bambina vuole molto bene perché ritaglia per lei figurine meravigliose di carta, le racconta che i fiori ballano nel castello estivo del re e della regina: sul trono si dispongono le rose e nella grande sala al loro cospetto ci sono violette, giacinti e crochi, tulipani e gigli gialli. E tutti ballano.
Ballano tutta la notte, continua il racconto, e Ida se lo vorrà, potrà vederli dalle grandi vetrate. Nonostante il Cancelliere, amico di famiglia, sostenga che ciò che lo studente ha appena raccontato siano tutte sciocchezze, la piccola Ida ha creduto a ogni parola. E se davvero i fiori il giorno seguente sono stanchi per aver danzato tanto a lungo, sarà gentile - pensa la bambina - dar loro un confortevole lettino: quello della sua bambola Sofie che viene momentaneamente relegata in un cassetto.
Arriva la notte e Ida va a letto, ma nel silenzio sente suonare una musica e di soppiatto, al buio, apre una porta e davanti agli occhi assiste a una grande meraviglia. Nel salotto di casa sua, a danzare non ci sono solo i suoi fiori, ma anche quelli del castello reale, appena arrivati: violacciocche garofani, campanule, bucaneve e pratoline. Con loro danzano anche la bambola Sofie, il pupazzo di cera e l'omino brucia incenso.
Tuttavia, alla luce del giorno seguente, a Ida non resta che constatare che i suoi fiori sono definitivamente appassiti. E' giusto che sia così e alla piccola non rimane che dare loro regale sepoltura con anche l'onore delle armi. Lei sa, in cuor suo, che a primavera tutti loro ricresceranno più belli che mai.


Tra le prime cinque fiabe che Andersen vede pubblicate nel 1835, c'è I fiori della piccola Ida. La fiaba, con tutta evidenza non si lega alla tradizione popolare danese, ma è piuttosto il frutto della sua invenzione, o per meglio dire, trova l'ispirazione di partenza da un episodio realmente accaduto al giovane Andersen.
A contribuire alla definizione di un contesto tutto ottocentesco, a lui contemporaneo, compaiono lo studente, quel barbogio del Cancelliere, e i moltissimi oggetti citati, che erano arredo consueto della maggior parte delle case signorili. Ancora di più circoscrive l'ambito quell'allusione all'arte del ritaglio della carta di cui Andersen in prima persona era maestro. Di lui si racconta girasse sempre con un paio di forbici in tasca, con grave rischio di incolumità per i suoi vestiti e per le sue natiche e ancora oggi più di mille dei suoi magnifici ritagli sono conservati nel museo di Odense.


I fiori della piccola Ida, in questa bella traduzione libera di Daniela Iride Murgia, appartiene a uno dei filoni più fecondi e originali della grande produzione di Andersen: quello che racconta la poesia degli oggetti. Le anime, le vite silenziose e nascoste dell'ago da rammendo, del soldatino di stagno, della trottola e della vecchia palla di cuoio. Un mondo quotidiano, fatto di giocattoli, utensili, oggetti comuni che si animano: parlano, soffrono, vivono una loro esistenza che sfugge agli occhi dei più. Andersen, in questo caso rappresentato da uno studente, e con lui i bambini, in questo caso rappresentati dalla piccola Ida, immaginano che tutto ciò che 'abita' il mondo possa (e debba) vivere di vita propria: da una monetina a un pisello che, chiusi in una tasca o in un baccello, si sentono soffocare, ai fiori che ogni sera amano sfiorire ballando.
Devo dirlo, è il mio Andersen preferito questo, il più moderno, il più interessante, il più fecondo e originale. E anche il più libero.
La stessa fecondità, originalità e libertà che si leggono nella fiaba hanno un preciso riscontro nell'illustrazione. 


In un solco ben preciso che rende i libri della Murgia stranianti e per questo riconoscibili a grande distanza, non si può non notare che qui la cifra si arricchisce di un qualcosa che ha il tono dell'omaggio, del debito di riconoscenza. Su un tessuto 'lussureggiante' non necessariamente nordico con agavi, cactus e palmizi che spuntano ovunque il primo omaggio è al tema della fiaba: un albo di botanica.


Ma non basta: a questo si aggiunge quello diretto all'arte del ritaglio di Andersen, ma anche quello alla terra di Danimarca, dalle bandierine alle torri poligonali e alle guglie del castello di Kronborg. E, ancora, alle Fiandre. E più in dettaglio alla pittura fiamminga di botanica di matrice marreliana, in quel tulipano solitario, il semper Augustus, come pure nelle conchiglie e nei molti insetti che punteggiano le pagine, ma anche nelle tipiche facciate a gradoni di Bruges.


C'è anche molto altro, va da sé.


Daniela Iride Murgia complica, allude, mischia, confonde, nasconde e mette in luce cose sempre diverse con linguaggi espressivi altrettanto diversi. Dall'incisione ai pastelli, dalle silhouette ai tessuti e ai parati. Passa dalle complesse architetture di un bovindo all'incisione di facciate di palazzi medievali o rinascimentali, dalla luce radente che filtra da un vetro al giallo puro sull'intera pagina (che torna quando meno te lo aspetti), dal profilo di una carta tagliata, a una porta che allude al coperchio di uno scrigno.
E mentre fa tutto questo, lo sguardo -inconsapevole di un bambino- si nutre e, facendolo, si abitua alla complessità e al bello.



Carla

Noterella al margine. Detto tutto questo, potrebbero assumere senso anche i risguardi dove si legge in trasparenza, come su ogni pagina di quaderno di computisteria, una colonna per Avere e una colonna per Dare.

mercoledì 23 luglio 2014

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


DITELO COI FIORI


La Calle del Puchero, Charo Pita, Massimiliano di Lauro
OQO editora 2014






Un libro a svolgimento circolare scoppiettante e dinamico, un girotondo di piccole catastrofi che principia dal pianto a dirotto di un bimbetto pel di carota. Nella Calle del Puchero – che suona come la Via del Broncio – gl’irrefrenabili singhiozzi del piccolo s’innestano nella complessa rete di azioni e di suoni che caratterizza il vicinato urbano. Quello che più mal sopporta è il maestro di musica che abita al piano inferiore, stizzito batte nervoso il piede a terra e, non volendo, pesta la coda al gatto. Il gatto dal dolore vola dalla finestra e cade in strada… in testa al postino, che capitombola e – per la prima volta nel corso della sua onorata carriera - perde una lettera dalla pesante cartella. Da sventura nasce sventura. La portiera anche questa settimana, a quanto pare, non avrà una lettera che pure attende con ansia, dunque si rivolge in malo modo al fruttivendolo ambulante a cui urla con voce sgraziata “Dammi sette arance!”.



Il fruttivendolo s’innervosisce e facendo retromarcia per poco non spiaccica al suolo una piccola rana. La guardia che osserva la scena cerca di evitare il peggio suonando il suo fischietto con tale impeto da cadere all’indietro nell’ubertoso giardino del signor Romero. Il serafico Romero allora chiede che è successo, porgendo alla guardia un mazzo di variopinti fiori esotici, la guardia gli spiega tutto… e da questo momento s’innesca il circolo virtuoso. La matassa si riavvolge, basta che la guardia vada dal povero fruttivendolo, gli faccia dono dei fiori e gli chieda come sta. Uno dopo l’altro, tutti ricevono in consegna i fiori e li porgono con garbo a chi li ha preceduti nella catena degli eventi.



Sarà felice la portiera, che ancora spargeva lagrime per il mancato recapito della sua misteriosa lettera… Riceve i fiori dal fruttivendolo, a sua volta li passa al postino e con lui la cerca – e la trova! - tra le panchine e i piccioni. Felicità.



Spettatore sornione, il gatto precipitato dalla finestra osserva e capisce tutto al volo, prende i fiori, li porta al maestro di musica e mitiga il nervoso per il pianto incessante del bimbo al piano di sopra. Ma non può finire lì. I fiori devono pur salire un piano nella palazzina di Via del Broncio e consolare chi più di tutti ha bisogno di… di che cosa? Perché piange il moccioso? Perché strepita a volte un bambino? Perché si sente solo. Di una solitudine davvero troppo severa da sopportare, la peggiore, che non consiste – badate bene - nel non avere compagni di gioco, ma nel non avere una buona storia da ascoltare! Dunque sedete accanto a lui e cominciate a raccontargliene una… sapendo che se si tratta di una storia come questa, lui per certo vi chiederà di raccontarla ancora, ancora e ancora…  


Un libro davvero simpatico e vivace, tenuto insieme dalla bravura di Massimiliano di Lauro che dissemina i personaggi in inquadrature dal taglio molto dinamico, capace così di accompagnare con immagini veloci e fluide la sarabanda degli accadimenti. Il suo è un tratto sottile, direi… elegantemente grafico, che tuttavia convoglia armoniosamente fiotti di colore animando la pagina. Un giovane illustratore italiano con uno stile maturo e personale, duttile e vibrante, pulito e divertente…



Daniela (Tordi)