mercoledì 9 maggio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SCHEFFLER LIBERO! SCHEFFLER LIBERO!

Papà scoiattolo cade dall'albero, Axel Scheffler (trad. Marco Scaldini)
Emme Edizioni 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 6 anni)

"La tempesta arriva all'improvviso. Prima che papà scoiattolo possa aggrapparsi a qualcosa, una potente raffica di vento lo afferra... e lo trascina via. Il resto della famiglia assiste impotente alla scena. Per tutta la notte rimbombano i tuoni."


Il nido degli scoiattoli è tra i rami dell'albero di fronte alla casa di Antonio e Luisa. Loro sono molto contenti dell'arrivo della tempesta, perché non c'è niente di meglio da fare che rimanere rincantucciati sotto le coperte al caldo mentre fuori si scatena il temporale. A notte fonda, dopo aver goduto della pioggia battente sui vetri e e dei lampi che rischiarano la loro camera, i due si addormentano. Ma dall'altra parte del vetro che cosa succede? Papà scoiattolo, precipitato dal nido, è atterrato su un cestino pieno di rifiuti che si trova nel parco. E' semi svenuto quando i due bambini la mattina dopo lo trovano. Accertatisi che è ancora vivo, lo portano a casa per curarlo. Le premure dei bambini tuttavia non sono esattamente quello di cui ha bisogno lo scoiattolo: girare in carrozzina, o indossare i vestiti della bambola non è il massimo delle sue aspirazioni. 


Così mette su un muso seccato e poi disperato che i bambini non possono non notare. Nonostante il loro desiderio di accudirlo vita natural durante, i fratelli seguono il consiglio del padre e lo restituiscono alla sua vita di prima. Senza rimpianti...per lo scoiattolo.



Axel Sheffler, in solitario. Da gioirne. Non che i suoi bellissimi libri con Julia Donaldson siano criticabili, tutt'altro. Sono dei capolavori, spesso.
Ciò nonostante l'aria che si respira in questo libro del 1999 è differente, più rarefatta, più ossigenata. Manca quel quid lievemente inquinante che spesso gli adulti, forse inconsapevolmente, sentono il bisogno impellente di aggiungere perché stanno scrivendo per bambini e che ha il difetto di appesantire poco poco l'atmosfera, rendendola innaturale e lievemente glicemica.


Non c'è il meccanismo 'a orologeria' del Gruffalo, non c'è la gentilezza del Gigante più elegante della città, non c'è il gioco a ripetizione con Rita di Dov'è la mia mamma? e non c'è soprattutto il canonico lieto fine e le rime, che li affratellano tutti.
Sebbene di questo libro tutto suo lo stesso Scheffler abbia dichiarato di non esserne poi troppo convinto, in particolare riguardo al testo che non sente come materia sua, tuttavia in Papà scoiattolo cade dall'albero si muove con una disinvoltura diversa che ha il dono - incommensurabile - di dire le cose come stanno, senza troppi pudori e deroghe nei confronti della vera verità.
Questo è uno Scheffler che ha deciso di non fare l'occhietto ai suoi giovani lettori, ma di raccontargli la storia con una sana distanza emotiva che sfiora il cinismo. Questo è lo Scheffler, davvero strepitoso, che si ritrova nei Tolle Hefte e nelle successive edizioni di Jacoby. 


Per la precisione nei nr. 19 e 6, rispettivamente un testo dei primi del Novecento sugli scoiattoli come animali domestici, tradotto da Harry Rowohlt e il Verbiesterte Welt, corredato da 97 figure.
Proviamo a vedere in concreto in cosa è percepibile lo scarto. In primo luogo l'asciutta descrizione in sequenza dei fatti. Unica deroga all'ironia è il contesto sull'albero degli scoiattoli che ricorda parecchio uno scenario di vita quotidiana tra esseri umani piuttosto che tra piccoli roditori. A seguire, il dialogo tra i due ragazzini al parco che, per autenticità, potrebbe essere stato registrato di nascosto tra un fratello e una sorella in carne e ossa: "qualcuno ha gettato uno scoiattolo nella spazzatura!" "È morto?" Con cautela i due ragazzi stuzzicano lo scoiattolo con un bastoncino e l'animaletto si agita. "È vivo!" esulta Luisa. Depongono la bestiola su un cartoncino per hot-dog non troppo sporco e lo portano a casa." 
Il resto è immaginabile. In una rapida successione di bozzetti su due pagine consecutive, la sequenza di attività cui sottopongono lo scoiattolo è perfettamente nella norma per i due giovani allevatori: letto in scatola da scarpe, televisione al pomeriggio, merenda con Nutella, passata di phon, giro su tartaruga. Niente da fare, nello scarno testo, lo scoiattolo continua a fare lo scoiattolo e un po' si scoccia e un po' li detesta e nello stesso tempo i bambini, dal canto loro, continuano a fare i bambini e si interrogano.
A illuminarli in merito arriva un padre, in una doppia pagina disadorna, che si limita a dir loro le cose come stanno: lo scoiattolo va rimesso dov'era. Ancora una volta subentra l'inventiva un po' 'laterale' dei bambini e lo scoiattolo raggiunge il resto della sua famiglia in un modo insolito.
Colpo di coda finale: papà scoiattolo, come mai e poi mai Julia Donaldson avrebbe potuto scrivere in uno dei suoi libri con Scheffler, arrivato a destinazione manco li degna di uno sguardo per dir loro grazie.
Bum. Finisce così. Come sarebbe finito nella vita vera (non mi risulta che gli scoiattoli siano soliti girarsi per ringraziare).
Che bellezza! Nulla viene concesso in deroga per il fatto che si sta parlando a dei bambini sensibiloni e dalla lacrima facile, in cerca di armonie cosmiche.


In Italia, questo Scheffler qui è introvabile. Giudicato evidentemente troppo sincero, lo si lascia indietro rispetto allo Scheffler accoppiato con la Donaldson. Eppure se si va a vedere di che cosa è capace il suo immaginario laddove lo si lasci lavorare in totale autonomia, ed Armin Abmeier lo ha fatto sempre con i suoi autori, si troveranno piccoli gioielli preziosi. Ammettiamo pure che lui dia il meglio di sé come illustratore su testi di altri, perché però accanirsi a non pubblicare, ad eccezone di Tellegen, i libri in cui si libera dal 'vincolo' Donaldson?
Per mantenere la forma e la forza del proprio estro, più che ogni tanto ci si deve sgranchire il cervello, facendo una corsetta all'aria fresca, in tutta libertà.
Editori, concedetegliela più spesso: se la merita lui e se la meriterebbero anche i suoi lettori.

Carla


Norerella al margine. A proposito di meritarsi qualcosa, alcune sciatterie da imputare al grande editore che non pensa che i piccoli lettori necessitino della dovuta cura nell'impaginazione...sono piccoli, d'altronde, non lo noteranno di certo.

Nessun commento:

Posta un commento