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venerdì 1 novembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LE MILLE E UNA STORIA

Vorrei un'altra storia, Rascal, Michel Van Zeveren (trad. Tanguy Babled)
Babalibri 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"'E se ti raccontassi una bella storia, Carola? Una storia dolcissima per dormire tranquilla.' 
'D’accordo, papà, ti ascolto...' 
'C’era una volta un grazioso unicorno di nome Rosamundo. Era delicato come una carezza. 
Questo bell’unicorno viveva su un magnifico arcobaleno e...' 
'Ti fermo subito, papà! È un NO, NO, NO categorico! 
Ormai sono grande per le storie sdolcinate!'" 

Ed è vero. 
Sdraiata sul letto, nella sua salopette di jeans, altro che pigiama, Carola ha un tablet in mano. 


Biondina, dal piglio volitivo, apostrofa suo padre avvisandolo di non essere più disposta a sentire storie con bacini e cuoricini. Con grande sicurezza lo mette di fronte a un incontrovertibile fatto: se lei fosse stata maschio, lui mai e poi mai avrebbe esordito con una storia dolcissima e piena di unicorni e arcobaleni.
O no? 
Così l'unicorno esce di scena. 
La seconda proposta, quella storia del lupo famelico che non mangia da tre giorni e ronza intorno a un gregge di pecore, ha un altro difetto: turba la sua sensibilità. La notte potrebbe ricomparirle davanti la scena di una strage... 
Via, dunque, lupo e (quasi) tutte le pecore escono dalla ribalta. 
La terza storia, con la solita principessa strabella, strabionda, strastanga non va per altrettanti ovvi motivi... 
La storia dell'orco confligge con il suo recente vegetarianesimo... 
Insomma si prospetta una serata tutta in salita per quel giovane padre, volenteroso ma decisamente démodé nella scelta delle storie da raccontare alla figlia. 
A meno che... 

Ribelle, fin nella scelta del suo nom de plume, Rascal, nasconde - neanche troppo - tutto il suo modo di leggere il mondo nel suo personaggio Carola. 


Controcorrente, annoiata dalla solita tiritera, è in cerca di esperienze significative. Un po' come lo stesso Rascal racconta della sua infanzia scolastica: nulla dei programmi ministeriali lo interessava davvero, lui avrebbe voluto saper costruire una sedia, suonare uno strumento o usare correttamente un trapano, preparare il pane, fare un erbario, non far impazzire la maionese...e poi conoscere bene la poesia e la pittura a olio.... 
Amante di Prevert - il suo anarchismo dolce - e grato al suo professore in accademia che fu per lui quanto di meno pedagogico ci si potesse aspettare, Rascal comincia come disegnatore di manifesti per il teatro e di copertine poi approda al libro illustrato per i più piccoli. 
Fondamentale e illuminante il suo incontro con l'opera di Tomi Ungerer. 
E a ben vedere questa ragazzina potrebbe essere la stessa rapita dai Tre briganti... Stesso stile, e stessa grinta. Stesso rispetto per il lettore, stesso gusto di dire le cose come stanno, senza infingimenti, senza fiocchi e nastrini colorati... 
I bambini sono persone che non si lasciano ingannare dalla durezza del mondo, dalla sua complessità. Mi verrebbe da dire: chiedete a Carola, la quale pare saperne un bel po' di come va il mondo. 
Ma, tornando alla cursus honorum di Rascal, tutta la sua carriera, continua lui stesso a raccontare, è farcita di incontri importanti e tutti molto diversi tra loro (il suo catalogo di collaborazioni con i nomi più prestigiosi è stellare!). 
L'unica costante è quella di indirizzare ciascun testo a un determinato nome e non affidarlo al caso o alla scelta dell'editore. E questo modo di creare libri risulta molto evidente anche qui, in Vorrei un'altra storia. 


Mi pare sotto gli occhi di tutti il contributo che Michel Van Zeveren porta al racconto: senza i suoi disegni tutto si affievolirebbe di un bel po'. 
E lo stesso Rascal, a tal proposito, afferma che l'ispirazione non nasce solo dentro di sé, ma anche immaginando come l'illustratore potrebbe tradurre in immagine quel testo. 
Allora, visto che la storia ha questo tono così ironico, scegliere Van Zeveren è stata una scelta naturale. O forse è andata esattamente nel senso opposto? Poco importa. La cosa fondamentale è che la doppia voce che questi due hanno saputo così bene armonizzare, pagina dopo pagina sia sempre più convincente.
Ironico, esilarante, monello, Van Zeveren comincia fin da subito a ritagliarsi un suo ruolo e a raccontare per immagini ciò che il testo tace. 
A parte le pecore che sono fin da subito termometro di una incandescenza emotiva che si percepisce nell'aria. A parte questo, fin dalla prima doppia pagina costruisce un vero e proprio palcoscenico. 
Elementi fissi, o quasi, a sinistra, mentre a destra, intorno alla porta della stanza, crea ogni volta un tipo di contesto diverso: dall'arco dell'arcobaleno (i rami rosa della scena del lupo già si intravedono), fino all'arcatella gotica per la principessa che, per incanto, si trasforma poi in un portone in muratura a grandi bugne, con annesso tombino fumante, da cui a fatica spunta il testone dell'orco, fino ad arrivare in Cina con le sue ombre...
 

La scena finale, che appare dopo l'apoteosi del testo che è una pagina prima, diventa a sua volta l'apoteosi del disegno che, facendo schiantare dal ridere, tronca alla radice ogni possibile deriva mielosa... 
Geniale.

Carla

mercoledì 4 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI COLETTE E LE ALTRE, OVVERO LE GALLINE LETTERARIE 

Quando le galline avranno i denti, André Bouchard (trad. Fabio Regattin) 
#Logosedizioni 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA per PICCOLI (dai 6 anni) 

"Una volta in piedi, Colette prepara la colazione: quattro chicchi di mais e un verme che manda giù in tutta fretta, senza scordare la sua dose di ghiaia per dare consistenza al guscio delle uova. Dopo si precipita in bagno per darsi una rapida sistemata con un po' d'acqua fredda e lavarsi i denti. E poi, via, schizza fuori di casa, per... 
TONINO 'Ma le galline non hanno i denti! Che storia è mai questa?' 
PAPÀ 'Appunto, è solo una storia. Tonino. Si potranno mettere in bocca i denti a una gallina anche solo per divertimento, no?' 
TONINO 'Invece no. Una gallina con i denti non esiste, e non è nemmeno divertente...'" 

La mattina della gallina così ricomincia. Senza lavarsi i denti ha anche guadagnato qualche minuto in più. Corre all'autobus che la porta in fabbrica dove deve produrre uova: dodici ore estenuanti con un ritmo di un uovo al minuto. Torna e a casa e stramazza sul divano, con un libro in mano (no niente libro, le galline non sanno leggere, obietta Tonino, il bambino che a letto prima di dormire ascolta il racconto che il padre sta inventando per lui.) No, davanti alla tv. 
La la mattina dopo, stesso tran tran e una brutta sorpresa: nessun uovo prodotto. Il licenziamento arriva immediato e con esso l'obbligo di presentarsi alla ditta Nuggets... Non vale l'ipotesi di farla volare, perché Tonino lo sa che le galline non volano, ma correre veloce invece le è concesso. 
Questa è la storia di quella povera gallina "letteraria" che decide di opporsi al suo mesto destino, rivendicando la propria autonomia nelle scelte. Con buona pace di chi invece di fare il saputello, dovrebbe solo pensare ad addormentarsi. 

Si prosegue a ragionare di galline con i denti, che evidentemente hanno un loro appeal in ambito letterario. 
Sulle galline diventate dentute dopo Chernobyl nessuno ha osato obiettare nulla: Tonino forse dormiva e suo padre non ha potuto leggergli il libro di Ervas e neppure quello di Bénédicte Guettier.
Qui purtroppo la gallina in questione si scontra con un bambino dall'immaginazione che va e viene. Gallina sull'autobus, tutto nella norma; gallina che legge, non sta su. 

© André Bouchard

Bouchard sfodera una delle sue storie di media lunghezza, che è costruita sulla metanarrazione, ossia una storia in cui c'è la storia e anche chi racconta la storia diventa storia a sua volta. 
Tra le costanti che hanno attraversato tutti i suoi libri c'è il suo senso dell'ironia che qui si esplica in entrambe le storie: quella di Colette e quella di Tonino e suo padre. Entrambe dovrebbero essere, su precisa richiesta di Tonino, storie vere. Così come recita l'incipit che riguarda entrambe e che compare in un luogo anomalo: la quarta di copertina. 
Altra costante è la capriola finale, che in questo caso è addirittura doppia.

© André Bouchard

Come già altre volte è capitato, Bouchard concepisce i suoi libri nell'uso che se ne può fare, ossia non si limita a considerare la storia che essi contengono, ma ne progetta sempre una ricaduta pratica, 'vivente', ossia ha sempre molto chiaro il lettore nell'atto di leggere le sue storie. E nel farlo, ne dà contezza nella scrittura stessa o nel disegno. Qui addirittura il lettore è in qualche modo coprotagonista al fianco della gallina Colette. 
Altrove ha invece messo temporaneamente a tacere la voce narrante per rivolgersi direttamente a chi ascolta. Circostanza questa che non può lasciare indifferente nessuno. 
Altra cosa che succede qui, come è già successa altrove, per la precisione in La famiglia Porelli: Bouchard racconta le classi disagiate. Lì c'erano dei poveracci senza lavoro, che vivevano di espedienti e si erano attrezzati in una specie di baraccopoli mesta, qui invece una gallina vessata, sfruttata e senza garanzie sindacali che ne tutelino i diritti fondamentali di lavoratrice. 

© André Bouchard

E come se non bastasse, anche la sua privacy è piuttosto a rischio... 
Però però però. Qui succede anche qualcosa che non ha corrispondenza alcuna con il testo. 
Si tratta di una storia che attraversa la vicenda di Colette, e lo fa solo a livello visivo. 
Il tacerne da parte dell'autore lascia campo libero a molteplici letture che hanno tuttavia un denominatore comune che con le questioni di genere ha parecchio a che fare. 

© André Bouchard

A voi, libera interpretazione. 

Carla 

Noterella al margine. Parrebbe che si siano magicamente verificate le condizioni per costruirsi un proprio "cofanetto Bouchard", dal quale resta escluso per motivi di ingombro Al luuuuuuupo!

mercoledì 15 febbraio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

A LETTO, BAMBINI!

 

A sessant’anni dalla morte di Sylvia Plath, Mondadori, con una nuova pregevole operazione di riproposta dal proprio catalogo, ripubblica la raccolta dei suoi testi dedicati ai bambini. Si tratta di due racconti, ‘Folletti in cucina’, illustrato da Claudio Muñoz, ‘Max e il vestito color zafferano’, illustrato da Rotraut Susanne Berner, e di una lunga poesia, ‘A letto, bambini!’ illustrato da Quentin Blake. In sostanza viene riproposta la bella edizione curata, anche per la traduzione, da Bianca Pitzorno.


Il primo racconto, ‘Folletti in cucina’, racconta la situazione paradossale originata dall’azione di due folletti, dal nome evocativo di Pepe e Sale, nella cucina perfetta di Mirtilla Maggiolina, che fa di tutto per compiacere il marito cucinando, lavando, stirando in una casa in ogni angolo perfetta. Solo che i suoi preziosi elettrodomestici si ribellano alla ripetizione della solita routine e chiedono agli sconcertati folletti di cambiare funzione, il ferro da stilo vuole cucinare e il forno vuole stirare; ne deriva un caos generale, che accoglie lo sconcertato signor De Ciliegis. Saranno i folletti a dover rimettere a posto la disastrata cucina.
Nel secondo racconto, ‘Max e il vestito color Zafferano’, troviamo una famiglia numerosa in cui Max è l’ultimo di otto fratelli: il suo unico desiderio è di avere un vestito completo, proprio come i ‘grandi’, giacca e pantaloni lunghi; lo immagina andar bene d’estate e d’inverno. Un giorno, in casa Nulli arriva un pacco, al cui interno, avvolto in fogli di carta velina, c’è un meraviglioso vestito in lana morbida e pelosa color giallo zafferano. La taglia è perfetta per il papà, che però non se la sente di indossare un colore così vistoso; l’abito passa al fratello maggiore, con qualche ritocchino apportato dalle abili mani della mamma; ma anche lui si vergogna di quell’abito, che passa al fratello successivo fino ad arrivare al felicissimo Max.


Questi racconti utilizzano a piene mani il gusto del grottesco, il ribaltamento di situazioni consuete in un doppio paradossale, gli elettrodomestici ribelli che mettono nei guai la signora Mirtilla; oppure il gusto della ripetizione, con la medesima situazione che si ripete ogni volta con lo stesso schema, con la famiglia Nulli al completo che si prova lo stesso vestito via via rimaneggiato dalla mamma. Perfetti racconti della buonanotte.
Ma dove la fantasia prende il volo è nella poesia, in quartine nell’originale inglese, ‘A letto, bambini!’: qui il comodo lettino, con le lenzuola bianche e profumate, cambia nome  e forma per trasformarsi in un Letto-Elefante, o in un Letto-Ornitologico o in un Letto-Spaziale. Così un oggetto della vita quotidiana diventa il veicolo per viaggi fantastici nello spazio, come nella giungla.
Ma quello che risulta davvero straordinario, e che è costato un lavoro difficilissimo di traduzione, è l’uso della lingua, ricchissima, trasfigurata per assecondare rime, assonanze, allitterazioni.
Alla fine del libro è riportato il testo originale che consente di farsi un’idea della grande inventiva, della speciale sonorità di queste rime.
E chi, se non Quentin Blake, poteva assecondare meglio questa debordante fantasia? Senza nulla togliere agli altri due illustratori, credo che Blake abbia interpretato nel modo migliore un testo immaginifico come quello della Plath.
Scritti quando i due figli erano molto piccoli, che li hanno letti in età adulta, questi testi ci arrivano con tutta la freschezza di un momento di serenità nella vita tormentata della poetessa americana.


Grazie alla Mondadori per averci restituito questo gioiello, che consiglio a tutti, grandi e piccoli, dai sette anni in poi.

Eleonora

 
“A letto, bambini!”, S. Plath, C. Muñoz, R. S. Berner, Q. Blake, Mondadori 2003, 2023