lunedì 28 dicembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI
 
L'oca e suo fratello, Bart Moeyaert, Gerda Dendooven 
(trad. Laura Pignatti) 
Sinnos 2020


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni)
 
"'Andiamo, su. È tutta la vita che facciamo così.' 'Tutta la vita. Vorresti dirmi che non faremo nient'altro che volare avanti e indietro tra i luoghi che conosciamo, sempre avanti e indietro e così via fino a quando non moriremo?'
'Sì, sempre avanti e indietro e così via' ripeté il fratello e fece per prendere il volo, ma fu come se lui stesso dicesse 'Aspetta!' perché si girò e fece un respiro profondo, come se stesse per dire qualcosa di molto importante.
'Senti, decidi tu che cosa vuoi fare, fratello. Resti con gli amici? O parti con i parenti?' 'Sono le uniche due possibilità?' disse l'oca. 'Sì' tagliò corto suo fratello. 'E adesso io vado'. Non esitò. Fece un paio di passi decisi, accelerò, stese le ali e si alzò in volo."

Autunno inoltrato, esterno, giorno. Due fratelli oca, inseparabili fino a un momento fa, ora si trovano di fronte a una decisione importante. Fare come dice oca, ovvero per la prima volta nella vita decidere di rimanere nella propria fattoria, con tacchini, pecore, contadina e cane, per vedere di persona cosa sia un inverno pieno di neve, oppure decidere di volare a sud come ogni anno, a Vila do Bispo, come vorrebbe il fratello, ovvero optare per il più confortevole caldo dell'Alentejo portoghese?
La questione non ruota solo intorno alla scelta di fronte al bivio caldo/freddo, ma immediatamente prende una connotazione ben più filosofica e quindi universale. L'abitudine a determinate scelte le rende preferibili, perché più conosciute e consuete? Oppure cambiare la prospettiva può essere utile, ma ci rende più soli nel sostenere la nuova posizione? E ancora: quanto è il peso che diamo agli altri nelle scelte che ci riguardano? Davvero oca è di fronte a un altro bivio, ovvero scegliere tra restare con gli amici o partire con l'unico pezzo di famiglia che ha?
Si dà il caso che però da questo momento in poi le cose prenderanno una direzione ancora ulteriore...
Da un fraintendimento possono configurarsi scenari magnifici, quanto inaspettati, perché nella vita le scelte, il più delle volte, le determina una casualità.


La relazione che tiene insieme oca e suo fratello Moeyaert la conosce bene: ultimo di sette figli ne ha personale esperienza e ne ha già raccontato in un felicissimo libro pubblicato venti anni fa da Rizzoli. In quei racconti come in questi, raccolti negli anni sullo Standaard Magazine, Moeyaert e Dendooven raccontano di una fratellanza fatta di intese, ma anche di rivalità, di senso di appartenenza e di solitudine. Lo scenario prescelto per questo piccolo manuale di pensieri profondi e di illustrazioni a 3 colori - lo stesso formato del libro fa pensare a un libro di altri tempi con il segnalibro (anche l'illustrazione nei suoi  fuori registro allude a un'epoca passata), contenente perle di saggezza, un'operetta morale scritta in blu e intitolata in arancio - è una fattoria belga un po' fuori dal mondo e un po' fuori dal tempo contemporaneo. 
 

I personaggi che condividono la scena con le due oche sono un cane piuttosto solitario, un gruppo di pecore, qualche tacchino e una contadina cui si aggiungono un alce e una mucca di passaggio. A un montone stufo, a una talpa disorientata e a un postino curioso sono dedicati tre tra i più bei racconti, rispettivamente sul pregiudizio, sul senso di appartenenza e sull'irrefrenabile istinto di sapere.
Costruiti sul passo breve, anzi brevissimo (dovevano occupare il paginone centrale della rivista), spesso si tratta di vere e proprie pièces di teatro, dialoghi pieni di ironia e contemporaneamente di ingenuità tra i due fratelli o tra questi e il resto degli abitanti della fattoria. 
 

 
La loro scelta di non partire e, gioco forza, di passare il primo gelo in una baracca abbandonata e piena di spifferi li vede duettare e discettare spesso sui massimi sistemi e solo un secondo momento, tornati in mezzo agli altri alla fattoria, i punti di vista e spunti di riflessione si moltiplicano.
Non so dire se dipenda dalla geografia dei luoghi, dall'aria che entrambi respirano, o dalla casualità, ma non riesco a non paragonare il Moeyaert di L'oca e suo fratello al Tellegen delle sue Storie di animali.
Entrambi si possono considerare libri di filosofia, contenenti pensieri così profondi da non lasciare scampo nemmeno a un cervello del tutto svagato. Entrambi attraversano la complessità con una leggerezza che lascia senza fiato. In un microcosmo tutto (o quasi) animale trova spazio l'intera umanità con le fragilità, le paure, convinzioni e convenzioni che le sono proprie. È un continuo stimolo a ragionare sul nostro bisogno di essere sociali e individui allo stesso tempo, sul nostro piccolo quotidiano e sulla nostra grande spiritualità. Ognuno di noi si confronterà con la percezione del buio nel racconto che ne fa il cane, con la propria fragilità a sentirsi solo nel bofonchiare di oca, con la propria finitezza di fronte alla perfezione, leggendo il discorso sulla luna piena che pronuncia fratello. Ciascuno è chiamato a ragionare sulla propria percezione di quanto sia effimera la felicità, quando leggerà del rammarico di tutti per non aver toccato legno per farla durare...
 

E a proposito di felicità e di persistenza, il consiglio è di avere entrambi su un tavolino vicino al letto, per poterli leggere a qualcuno o a se stessi, ad alta voce, ogni sera prima che arrivi l'ora di dormire.

Carla

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