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mercoledì 25 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TOCCARE  CON MANO

Tutti i cari animaletti, Ulf Nilsson, Eva Eriksson (trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Un giorno ci stavamo annoiando e avevamo voglia di fare qualcosa di bello. Ester fu tutta contenta quando trovò un bombo morto. 'Oh, è così triste, oh, è così terribile' disse. 'Finalmente succede qualcosa!' Il bombo era peloso e a strisce, con le ali sbilenche e le zampette scomposte. 
Ester se lo mise sul palmo e gli accarezzò la schiena. 'Ti voglio bene, bombino mio', disse con voce rotta. Era sempre molto coraggiosa. 
Io ero piccolo, invece, e avevo paura sia della vita che della morte. Neanche conoscevo qualcuno che era morto." 

Così prende l'avvio una giornata molto proficua per quei due bambini che erano sull'orlo della noia. Mettono su una fiorente attività di sepoltura di piccoli animali trovati, passeggiando nei prati. Qualche bastoncino, scatole per i sigari ormai vuote, qualche seme per i fiori, una matita e un foglio di carta per la lapide. Alla Funerali SpA si aggiunge anche il piccolo Putte che, però, di morte non ne sa proprio nulla. 
Ma tutto si impara a questo mondo. 
Visto che dopo una o due sepolture il mestiere lo si può ritenere acquisito, la vera imprenditrice, ossia Ester, la maggiore dei tre e la più coraggiosa, decide di ampliare il raggio di azione, offrendo il proprio servizio anche via telefono. 
Ognuno deve fare la propria parte del lavoro, in base anche alle attitudini personali: lei si occupa della sepoltura vera e propria - insomma a lei tocca il lavoro duro, al bambino che racconta spetta invece scrivere di volta in volta un'ode al defunto. Una più bella dell'altra e a Putte tocca il ruolo di piangere, per cui è molto portato. 
Così, dopo il bombo e il toporagno, arriva il momento del criceto Nuffe, con la sua padroncina inconsolabile. Quando però il mercato nuovamente langue a Ester viene in mente che lungo le strade gli animali spesso fanno una brutta fine e infatti la successiva sepoltura è quella di un riccio spiaccicato. 


Ma il vertice lo toccano con la grande lepre in valigia, con cuscino e copertina. 

I libri migliori sull'argomento non sono stati scritti in Italia e non è un caso. Mentre il Nord dell'Europa ha sempre riservato storie interessanti. 
Questa, in particolare, ha già trovato menzione su queste pagine in passato, nella sua versione tedesca. Rari sono i libri che affrontano con onestà la questione, che non ci girano attorno, ma la contrario dimostrano la necessaria lucidità di sguardo nel raccontare i pensieri che tutti - ma proprio tutti - i bambini hanno per la testa riguardo alla morte. 
E questo è uno di quelli. 
Illuso e miope è quell'adulto che pensa di nascondere il più a lungo possibile un fatto di così capitale importanza agli occhi del proprio bambino. Facendolo, produce in quella piccola testa una visione distorta di come va la vita. E quando poi la morte, inevitabile, si presenta quello stesso bambino sarà sguarnito, debole e senza strumenti per superare il dolore. 


E allora ben venga Ester e il suo amico, ben venga anche Putte che come utensili ha solo gli occhi per piangere, perché lui di cosa significa morire non ne sa niente, ma al contrario conosce bene il dolore dell'ineluttabile: quell'insormontabile 'per sempre', quello sì che lo fa disperare. 
Ben vengano tutti gli aspetti più formali della questione: dal tipo di bara, alla localizzazione della fossa, dalle lacrime alle parole di addio in rima, dall'arredo della tomba con fiori e cartigli ai battesimi prima delle sepolture per finire con la scelta dei diversi materiali per le singole croci. 


Ben venga tutta la sottile ironia che si genera dall'inesperienza dei tre piccoli imprenditori alle prese, per esempio, con galline che raspano intorno alla tomba del gallo appena steso. 
Ben venga tutto questo, perché è qui che ogni bambino potrà riconoscere un po' di se stesso. 
Si riconoscerà nella passione totalizzante di una intera giornata che ruota intorno alla nascita e sviluppo della premiata ditta. 
Si riconoscerà nella paura di toccare un cadavere, seppure di toporagno. 
Si riconoscerà nel turbamento di fronte al merlo con il collo spezzato che i tre hanno appena visto crollare al suolo. 
Si riconoscerà in quella sottile bramosia di toccare con mano e di non abbassare lo sguardo, almeno una volta nella vita, di fronte alla morte in atto. 
Si riconoscerà in quella meravigliosa leggerezza che gli appartiene, in quanto bambino, che da un minuto all'altro, da un giorno all'altro è in grado di dimenticare tutto per passare al prossimo gioco. 
Intorno a tutto questo, che non è affatto poca roba, fiorisce il disegno di Eva Eriksson che dimostra, una volta di più di avere un particolare talento , insieme a tanti altri, nel restituire con immediatezza lo stato d'animo dei suoi piccoli protagonisti. 
L'abbiamo vista brillare nella Storia di un signore piccolo piccolo dove ci ha restituito dei protagonisti indimenticabili, dove ha saputo puntellare i suoi disegni di mille indizi, tutti percepibili sul piano emotivo. 


Assoluta sovrana degli abbigliamenti, degli sguardi e dei gesti: gli occhi al cielo di Ester, l'occhiata in tralice del 'narratore', l'ammirazione di Putte davanti a Ester che costruisce le croci, l'intraprendenza di chi fa l'impresa e il soprabito nero a redingote che già da solo è un pezzo notevole. 


Ma su una cosa ha superato sé stessa: nella penultima tavola, dove si condensa il nocciolo dell'intera storia. 
Ed è qui che si vede la grande differenza, a voler essere onesti: a girarci intorno alla morte ci si può anche riuscire ed è utile per tenersi in esercizio. 
Altra cosa è, quando invece, la tocchi con mano. 
Ecco, lì si può solo piangere. 

 Carla

venerdì 25 novembre 2022

ECCEZION FATTA!

"ORA PARLA LA TIGRE!" 

Judith Kerr, Joanna Carey (trad. Gabriella Tonoli) 
Lupoguido 2022 


SAGGI ILLUSTRATI 

"Farleigh aveva colto il talento della giovane dai capelli neri, minuta e attraente, ed era convinto - quanto lei - che al termine del conflitto dovesse diventare studentessa a tempo pieno. Per farlo avrebbe avuto bisogno di una borsa di studio ma, non essendo nata in Inghilterra, non poteva farne richiesta. Tuttavia, grazie alla sua bravura, alla varietà del suo portfolio (tutto quel disegnare senza mai fermarsi) e a qualche acrobazia burocratica da parte di Farleigh e di altri, le fu accordata una borsa di studio che le permetteva di frequentare la scuola tre volte alla settimana. Farleigh le suggerì il corso di illustrazione, tuttavia Kerr era determinata a proseguire nelle belle arti così, pur iscrittasi al corso di illustrazione, passava le sue giornate nell'aula di disegno o di pittura. A nessuno sembrava importare." 

Nata a Berlino, fugge con la famiglia dalla Germania nel 1933 perché ebrea. 
Prima tappa, la Svizzera, quindi la Francia e in ultimo l'Inghilterra: Kerr ha vissuto la sua infanzia in mezzo alla guerra (cogliendone all'epoca più il lato avventuroso che quello tragico). 
Quando le scuole riaprono si iscrive a un corso serale, poi domenicale, visti i raid notturni, di disegno dal vero alla St. Martin's School of Art. 
Per lei, che aveva la matita in mano da sempre, il disegno dal vero ha sempre rappresentato una tappa imprescindibile (in che altro modo si comincia a capire la strutturare il movimento del corpo umano?) se si vuole davvero imparare. Quindi, quando la guerra è quasi alla fine, si iscrive alle lezioni serali della Central School of Arts and Crafts, dove incontra John Farleigh. 
Grazie alle borse di studio, ai lavori part-time, alle prime piccole commesse artistiche in un laboratorio tessile, la Kerr va avanti per la sua strada. Sempre con quella tenacia e quello spirito positivo, che le sono appartenuti fino al suo ultimo giorno: occhi penetranti e un sorriso sornione, in un viso pieno di rughe si ripetono in tutte le sue foto di ultranovantenne.
 

Continua a dipingere, vince premi, comincia a insegnare, dipinge le pareti delle stanze e dei caffè e si permette qualche viaggio. 
Nel 1952, la svolta: l'incontro con Tom Kneale, attore, autore della BBC e suo grande amore per una vita intera. Con lui mette su famiglia, due figli, e si avvicina con successo al mondo della scrittura. 
Solo quando i due bambini cominciano ad andare a scuola a tempo pieno, lei riprende in mano la sua carriera di scrittrice e per la prima volta la pensa connessa con il suo talento nel disegno. Decisa a concepire un libro per bambini - quelli che erano in circolazione, non le piacevano affatto - si rammarica molto di non aver voluto frequentare il corso di illustrazione, lei che invece aveva sempre dimostrato una capacità 'naturale' a raccontare attraverso le immagini. 


Ci mise un tempo lunghissimo per arrivare a capire come strutturare un libro con le figure. 
Tuttavia, essendo caparbia, avendo una gran mano e avendo avuto la fortuna di incontrare John Burningham (!!!), ci riesce, facendo le illustrazioni per il suo Humbert nel 1965. 
Il suo primo - e magnifico - libro in solitario arriva tre anni dopo, nel 1968: The Tiger who came to Tea, Una tigre all'ora del tè. 
Lei ha 45 anni. E' stato ed è ancora oggi un successo planetario. 
La storia di questo libro e quindi della sua tardiva ma longevissima e splendente carriera come scrittrice e illustratrice di indimenticabili libri per l'infanzia, la si legge nel volume a lei dedicato, nella collana britannica (!) The Illustrators, curata da Quentin Blake e Claudia Zeff che con grande merito e gratitudine eterna (di sicuro la mia, ma suppongo anche di altre migliaia di lettori appassionati) Lupoguido  sta pubblicando in Italia. 
Le cose interessanti che mi sembra di poter cogliere in controluce in questa biografia della Kerr sono, qui ne elenco solo alcune:
1) per essere bravi illustratori, bisogna saper disegnare. 


2) se si ha la fortuna di incontrare un grande maestro, bisogna dare ascolto ai suoi consigli. 
3) il successo dei suoi libri sta in uno sguardo molto attento, sensibile e soprattutto rispettoso nei confronti dell'infanzia, ma più in generale dell'umanità tutta. 
La chiave è lì. 
In questo, Burningham a parte, sembra innegabile una affinità con un'altra colonna della letteratura illustrata britannica e poi mondiale: Helen Oxenbury. Con lei condivide, se non il percorso creativo e obiettivamente solo alcuni aspetti del cursus honorum, di certo lo sguardo nei confronti di ciò che le circonda e un talento raro nel saperlo disegnare. 
Sono entrambe donne emancipate. 
Sono entrambe donne che vivono in un'epoca di grande cambiamento e fioritura. 
Sono entrambe molto determinate a dare il proprio contributo - senza proclami, ma attraverso belle storie - un contributo alla riflessione sui mutamenti della società in cui hanno vissuto e vivono. 
Sono entrambe grandi osservatrici ed estimatrici del mondo animale (bambini compresi). 
Sono entrambe arrivate al momento giusto nella giusta casa editrice per loro, una da Walker, l'altra da Harper. 
Entrambe hanno avuto la fortuna di condividere pezzi della loro esistenza, con ruoli molto diversi si intende, con John Burningham. 
Entrambe hanno saputo costruire la propria carriera e difendere il proprio lavoro e il proprio ruolo. 


Entrambe hanno sorriso alla vita, per quanto dura possa essere stata, e sono state due tigri nel voler essere con onestà intellettuale dalla parte dei bambini, sempre. 

Carla

mercoledì 11 novembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SAUDADE

La scimmia dell'assassino, Jakob Wegelius (trad. Laura Cangemi)

Iperborea 2020


NARRATIVA PER GRANDI (dai 10 anni)
 
"'Secondo me dovresti scrivere un libro', disse il signor Fidardo. 'Le memorie di Sally Jones. Sarebbe una lettura molto interessante.'
Non presi sul serio quel suggerimento, ma deve essermisi depositato in qualche angolo remoto della mente."
 
E così è stato. Una Underwood n. 5 le è stata regalata dal Capo. Sally Jones, una gorilla piuttosto dotata, sta scrivendo rigo dopo rigo - per un totale di quasi 600 pagine a stampa - non esattamente le sue memorie, ma quanto le è accaduto dal momento in cui, in quella notte di Lisbona, la sua vita è cambiata. Per amore di verità scriverà tutto quello che è realmente successo riguardo alla fine di Alphonse Morro, avvenuta sulla banchina del porto.
Quel che si dice una serie di sfortunati eventi, ovvero la loro piccola nave, la loro fonte di guadagno, la Hudson Queen, affondata da una banda di malfattori nel Tago, tutti i loro averi inabissati con lei, il Capo arrestato con l'accusa di aver ucciso Morro, Sally Jones è di nuovo da sola al mondo. Neanche il senhor Baptista se la sente di darle un letto per dormire e un pasto per sfamarsi.
Questa è la storia di come sono andate le cose da quel punto esatto della sua vita, punto che per molti sarebbe stato di non ritorno, ma per lei, no.
Additata da tutti ormai come la scimmia dell'assassino, Sally Jones ha un unico scopo per vivere: dimostrare l'innocenza del Capo, il marinaio Henry Koskela per liberarlo e tornare con lui a navigare. Due soli amici veri su cui contare in tutta Lisbona, Ana e Fidardo, Sally Jones non smette mai di lottare per la verità.


Chi sia Sally Jones lo abbiamo imparato nel 2017, a luglio, quando è comparso un voluminoso libro illustrato dal titolo La leggenda di Sally Jones (orecchio acerbo). In quell'occasione non abbiamo solo imparato chi fosse questa gorilla trapiantata a forza nel mondo degli umani, ma abbiamo imparato chi fosse il Capo, abbiamo capito che tipo di relazione li teneva insieme, ma abbiamo anche intuito che Jakob Wegelius è davvero uno scrittore e illustratore straordinario, al pari della sua scimmia che sa leggere e scrivere, guidare un camion, riparare un motore e soprattutto amare ed essere leale.
E a proposito di amore e lealtà. In una sorta di accordo non scritto, Jakob Wegelius, quando concepisce La leggenda di Sally Jones decide, anche lui evidentemente per un patto fiduciario con i propri lettori e lettrici, di non abbandonarli, ma di seguirli nella loro crescita, offrendo loro un seguito alla storia avventurosissima di partenza. Quindi da un illustrato di un centinaio di pagine, che i più piccoli hanno amato senza condizioni, passa a un romanzo di seicento pagine con 79 illustrazioni in testa ai singoli capitoli, a cui si aggiungono i ritratti di tutti i protagonisti, 17 per la precisione.
Un romanzo ben più che corposo che i più grandi ameranno altrettanto incondizionatamente.
Se queste erano le cose che abbiamo imparato un po' più di tre anni fa, quelle che impariamo in questo librone che rispetta il canone del romanzo d'avventura di fine Ottocento, sono altre. In primo luogo sappiamo che Sally Jones vuole essere chiamata Sally Jones e non solo Sally. Nel caso aveste deciso di chiamarla confidenzialmente, sappiate che lei non è d'accordo.
 

La seconda cosa che si impara è che le passioni sono motori indistruttibili. La passione per il canto di Ana Molina che la porterà lontano, come pure l'attività di liutaio del signor Fidardo che rappresenta il suo esercizio quotidiano di sapienza. Sally Jones parteciperà di entrambe e a sua volta diventeranno necessari balsami cui ricorrere nei momenti di maggiore sconforto.
Che Sally Jones abbia dimostrato già ampiamente che imparare è la cosa più furba che si possa fare in questo mondo, lo sappiamo, ma nella Scimmia dell'assassino questo modus operandi mette solide radici.
Saper fare le cose non serve solo a salvarti la pelle, ma è utile per diventare persone (o gorilla) migliori.
 

La terza grande cosa che impariamo riguarda la musica. Presa nelle diverse declinazioni in cui la praticano gli amici di Sally Jones, essa rappresenta la bellezza che tutti incanta. A qualsiasi latitudine, dentro e fuori dalle mura di una prigione. Wegelius le permette di attraversare l'intero romanzo. Il suono di una fisarmonica, la voce triste che canta un fado possono conquistare il cuore di molti: tra loro anche quelli di una gorilla sola, di un marinaio sfortunato, di un maharajah egocentrico. Ma anche di molti altri.
 

Non so dire se dipenda dalla stessa dolcissima Sally Jones o se siano la musica e il canto a essere complici, fatto sta che la quarta cosa che mi pare attraversi le pagine del libro, rendendole rare, è una certa qual sensazione di commozione latente e universale. È difficile definirla a parole, ma si tratta di una sorta di senso di armonia condivisa, per cui anche i peggiori alla fine sanno trovare in sé una briciola di bene. E mentre le pagine corrono, inevitabilmente ne partecipi, e la sensazione che percepisci è calda e avvolgente. Pur restando comunque un grande romanzo di avventura, pieno di intrighi e con una trama davvero perfetta e complessa, ciò nonostante le asprezze, i colpi di scena, i contrattempi, si smussano il più delle volte, dando un senso di piacevolezza, che ti riempie il cuore di speranza. 
 
 
E comunque sai che ti porterà a casa, sano e salvo.
Imperdibile.


Carla

 

venerdì 15 maggio 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


LA BIBLIOTECA DEI SAPERI


Finalmente un libro interamente dedicato ai libri di divulgazione, con accenni alla loro storia recente e con una panoramica delle tendenze contemporanee. Grazia Gotti, insegnante, libraia della conosciutissima ‘Giannino Stoppani’ e consulente del Bologna Children's Book Fair, scrive per i tipi di Lapis ‘La Biblioteca dei saperi’, nato dalla convergenza delle diverse esperienze professionali dell’autrice.


La parte secondo me più interessante è la prima, dove vengono analizzati alcuni autori d’epoca, come Marie Reidemeister Neurath, inventrice, nel primo dopoguerra, della cosiddetta infografica, Herbert Spencer Zim, autore di una collana di divulgazione che la Fabbri tradusse in italiano; Ruth Bartlett ed Erik Nitsche.


In questa galleria di autori che ci stupiscono per la bellezza e la ricchezza dei loro libri, compaiono anche gli italiani Piero Ventura e Gian Paolo Ceserani, il cui insegnamento mi sembra sia stato ripreso da La Biblioteca, editrice piccolissima, che ha avuto una certa fama nel decennio passato.


A questa prima carrellata, ne segue un’altra che individua le principali case editrici, e relative collane, che hanno segnato la divulgazione negli anni ‘80 e ‘90: la francese Gallimard, le cui collane furono tradotte da E.Elle, la Dorling Kindersley, tradotta da De Agostini, a rappresentare il filone della divulgazione di lingua anglosassone, qui relegato solo al periodo della fine dello scorso millennio, mentre rappresenta tuttora un filone importantissimo, soprattutto della divulgazione scientifica. E poi la gloriosa Editoriale Scienza, che annovera nel proprio catalogo titoli importanti, sia di produzione diretta, che tradotti.
La terza carrellata riguarda le ‘editorie emergenti’, cioè di quei paesi da cui sono arrivate le proposte più innovative degli ultimi anni: la Polonia della coppia Mizielinska e Mizielinski, il Portogallo di Planeta Tangerina, l’Ucraina di Romanyshyn e Lesiv, e il regno Unito con il Professor Astro Gatto.
Come è evidente, la selezione è attenta in modo particolare all’aspetto formale, ma anche utilizzando questo principale criterio dimentica, per esempio, gli autori polacchi de ‘il Regno degli alberi’, che pure hanno proposto libri di assoluto rilievo.
La quarta carrellata riguarda gli autori: il francese Guillaume Duprat, autore de ‘Il libro delle Terre immaginate’, ‘Universi’ e altri, la britannica Nicola Davies, fra le autrici più prolifiche e rilevanti del panorama contemporaneo, e gli italiani Telmo Pievani e Gianumberto Accinelli.

Seguono accenni ad altre discipline: le riduzioni letterarie di Aristarco, o i libri di ‘filosofia’ per bambini, dove primeggia il discutibile Galimberti e manca quel capolavoro che è ‘Cosa diventeremo?’, per finire con i libri che parlano delle problematiche sociali contemporanee.
Nel voler parlare di tanto, ovviamente non si rende giustizia a molti, è inevitabile. Mancano, forse perché non apprezzate, le nuove tendenze nella divulgazione per piccolissimi, sposate da Il Castoro ed Editoriale Scienza; e questo è un esempio. C’è solo un accenno a Jenni Desmond, che rappresenta un interessante mix di divulgazione ‘narrativa’. E’ poco indagata la divulgazione anglosassone, che rappresenta la fetta più importante della produzione mondiale.
C’è dunque un interessante, colto approccio al ‘come’ viene raccontato il mondo, nei suoi diversi aspetti. E’ più limitata l’analisi del cosa, dei linguaggi e dei concetti utilizzati, delle tendenze in chiave di discipline ora esplorate: dalle teorie evoluzioniste, che fino all’anno scorso non erano state oggetto di libri specificamente dedicati, all’area tecnologica, al coding, che pure rappresenteranno una nuova frontiera di conoscenza.
Andrebbero analizzati anche i linguaggi, non solo quelli visivi, la capacità di rendere comprensibili concetti complessi, astratti. E qualche esempio, nel corso degli anni, è stato evidenziato su questo blog.
Non ci si chiede per quale motivo non ci sia sperimentazione, anzi possiamo dire che c’è pochissima produzione, nell’ambito della divulgazione storica, con l’unica eccezione della preistoria e della storia antica. Davvero i lettori e le lettrici si disinteressano totalmente al passato?
E poi il punto dolente, che riguarda ancora l’ambito del contenuto conoscitivo dei testi: gli errori. Errori di traduzione, errori di contenuto che evidenziano una scarsa cura del prodotto editoriale anche da parte di editori importanti, con l’eccezione, luminosa, di Editoriale Scienza e L’Ippocampo, che dedicano una cura meticolosa all’editing.
Con questi limiti, peraltro inevitabili, nel voler affrontare sinteticamente un argomento così vasto, il libro di Grazia Gotti è un libro prezioso, che colma una clamorosa lacuna nell’indagine sui testi per ragazzi e costituisce un importante spunto per ulteriori approfondimenti.
Lettura quasi obbligata per libraie e librai, insegnanti e divulgatori e per tutti i curiosi del mondo dell’editoria per ragazzi.

Eleonora

“La Biblioteca dei Saperi”, G. Gotti, Lapis 2020

lunedì 13 gennaio 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


MA CHE ANIMALE SEI!


I libri sugli animali sono tanti e di tipologie diversissime: possono essere elenchi, descrizioni di ambienti, classificazioni tassonomiche, oppure testi divertenti o che mirano a stupire i lettori. Già da questo si può capire che l’illustrazione, in questi diversi casi, non svolge la stessa funzione, che può essere di spiegazione, di integrazione, può essere la parte essenziale in cui si esplica il messaggio o può assecondare l’aspetto meno sistematico della trattazione, inserendo il lato buffo, divertente, ironico in un contesto magari serissimo, così come può mirare a suscitare emozioni o sentimenti che il testo indirettamente sottende.
Questa premessa è assolutamente necessaria quando si ha a che fare con libri esteticamente rilevanti, ma che utilizzano magari un approccio ‘divergente’ rispetto alle più tradizionali trattazioni sui cataloghi zoologici. 
E’ questo il caso di ‘Curiosi mammiferi’, di Florence Guiraud. Preceduto da ‘Curiosa natura’, il nuovo volume della Guiraud, sempre pubblicato da L’Ippocampo, si avvale della consulenza scientifica di Emmanuelle Grundmann e propone una carrellata di animali, ordinata tassonomicamente, e rappresentata sempre con la precisione, l’acume e il senso del meraviglioso che contraddistingue l’autrice. 



Le illustrazioni, infatti, mettono di volta in volta in evidenza mani, zampe, poderosi posteriori, orecchie, musi. I testi che integrano i singoli capitoli sono molto orientati al tema della conservazione e credo che in questi mesi di catastrofi, solo apparentemente naturali, che hanno decimato la vita selvatica in Australia e prima in Amazzonia, l’argomento sia non solo attuale ma anche ineludibile. Proprio nella prefazione, la Giraud si chiede per quanto tempo ancora alcuni degli animali che con tanta cura ha disegnato, perché i bambini e le bambine di oggi li potessero conoscere meglio, saranno parte dei panorami, degli ambienti che li hanno ospitati finora.


I bambini di domani conosceranno leoni, giraffe, pangolini o pipistrelli, o faranno solo parte di quell’esercito silenzioso di creature scomparse a causa del cambiamento climatico, dello sfruttamento delle risorse naturali, del bracconaggio e di tutto l’armamentario distruttivo di cui è capace l’homo sapiens? Mentre come adulti ci dovremmo chiedere quale mondo stiamo consegnando alle generazioni future, le bambine e i bambini di oggi possono divertirsi e imparare sfogliando questo bel libro, e magari anche molti altri, così accurato, così sintetico e anche così divertente, nel mettere in evidenza le caratteristiche più curiose dei vari animali. L’ironia è una dote preziosa, è uno sguardo sorridente sul mondo, pronto a cogliere il lato buffo dei suoi abitanti, così come anni fa aveva fatto Adrienne Barman con la sua ‘Strana Enciclopedia’, in cui i diversi animali venivano raggruppati con criteri del tutto inconsueti. I musi degli animali, i loro sguardi ora curiosi ora distaccati e distanti, guardano il lettore e la lettrice catturandone l’attenzione: il sorriso è inevitabile, così come il desiderio di saperne di più. L’accuratezza del disegno, realizzato utilizzando diverse tecniche grafiche, la precisione, il richiamo alla tradizione dell’illustrazione scientifica nei trattati naturalistici dal Seicento in poi fanno di questo libro un prodotto raffinato, ma nello stesso tempo godibilissimo anche per i più piccoli.


Sarebbe bello se nelle biblioteche scolastiche ‘Curiosi Mammiferi’ prendesse posto accanto agli accuratissimi testi di tassonomia, o ai più moderni apparati fotografici, per dare a bambini e ragazzi una pluralità di approcci sicuramente stimolante.
Lettura consigliata per giovani naturalisti a partire dai sei anni.

Eleonora

“Curiosi Mammiferi”, F. Giraud, L’Ippocampo 2019



mercoledì 18 settembre 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


MIGRAZIONI


Un nuovo libro sulle stupefacenti migrazioni animali è stato da poco pubblicato da Editoriale Scienza: ‘Migrazioni. Gli incredibili viaggi degli animali’, di Mike Unwin e Jenni Desmond, è una bella proposta per gli appassionati zoologi in erba.
A differenza di altri testi, che preferiscono un registro più descrittivo, qui ad affiancare i testi di Unwin ci sono le belle tavole di Jenni Desmond, già conosciuta per gli albi, in cui firma anche il testo, che abbiamo già indicato.
I testi di Urwin sono impeccabili nella loro semplicità, non presentando alcuna difficoltà di comprensione: descrivono le imprese migratorie di varie specie, dagli uccelli marini ai granchi, dagli elefanti agli squali bianchi. Un panorama esteso per rendere conto delle imprese compiute da animali dalle caratteristiche più diverse. Ciascun animale è descritto nel proprio ambiente e se ne seguono in particolare le vicende che lo portano a spostarsi periodicamente anche per migliaia di chilometri. E ogni viaggio è, non solo faticoso, ma anche e soprattutto denso di pericoli.


La sinteticità e chiarezza di questi testi rendono il libro apprezzabile anche da lettori e lettrici alle prime armi, a partire dai sei anni.
A dare a questo appassionato catalogo un tono non accademico sono in particolare le grandi tavole della Desmond, che riesce a sottolineare, con la sua tavolozza sfumata, l’aspetto epico o favolistico delle imprese raccontate.
Il suo disegno non è solamente descrittivo e, così come la delicata gamma cromatica, compie una sorta di trasformazione dell’oggetto, che non è più neutro agli occhi del lettore, ma acquista una valenza emotiva: nella danza delle gru, o nel viaggio delle megattere, si trasmette un’idea di eleganza, di forza, di armonia; in ultima analisi di bellezza.


Lei appartiene a quel genere di illustratori, ben volentieri orientati alla divulgazione per i più giovani, che non disdegnano di dare una valenza emotiva al loro lavoro. Certo lo fa anche una bella fotografia di una bocca spalancata, piena di denti, di uno squalo, ma la finalità è ben diversa: non spaventare o stupire con effetti enfatizzati ad arte, ma creare un’atmosfera emozionale che porti all’empatia, che faccia percepire la forza e la fragilità di un colibrì come la potenza di un branco di elefanti.
Lo sguardo empatico non è necessariamente una distorsione, al contrario ritengo abbia la grande funzione di far entrare il lettore e la lettrice nel mondo meraviglioso delle vite animali, di farle percepire come vicine e simili, per quanto siano diversi gli animali rappresentati. Uno sguardo partecipe e in qualche modo solidale.


E, d’altra parte, tutti condividiamo la stessa fragilissima natura.

Eleonora

“Migrazioni. Gli incredibili viaggi degli animali”, M. Unwin e J. Desmond, Editoriale Scienza 2019


venerdì 13 settembre 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


L’ETERNA LOTTA


Parlo, è facile immaginarlo, della lotta fra il Bene e il Male, tema centrale nell’originale, intenso, struggente romanzo illustrato di Nicolas de Crécy, pubblicato in questi giorni da Einaudi Ragazzi.
Ho usato l’espressione romanzo illustrato perché mi sembra avere un diverso equilibrio, rispetto al fumetto e alla graphic novel, fra testo e immagine. Mi ha ricordato, per esempio, i testi di François Place
e, per certi versi, di Timotheé de Fombelle in ‘Tobia’: il testo e l’illustrazione si alternano nelle pagine,con poche eccezioni.


L’autore è un fumettista francese molto conosciuto e ben pubblicato in Italia; due anni fa è uscito il suo ‘Diario di un fantasma’, reportage di viaggio e analisi del processo creativo messi insieme. Ora è uscito,
appunto, ‘Gli amori di un fantasma in tempo di guerra’, in cui si perdono evidentemente tutti i riferimenti autobiografici. E’ la storia drammatica di un giovanissimo fantasma, da poco arrivato nell’universo parallelo dei fantasmi, in cui tutto ciò che avviene nel mondo degli uomini succede qualche anno prima.


Dunque, il nostro fantasmino arriva in un casolare della campagna francese più o meno intorno al 1933; viene affidato a una bambina fantasma, Lili, un po’ più grande di lui; i genitori di entrambi non ci sono
e non è dato sapere che fine abbiano fatto. Le giornate dei due giovinetti scorrono tranquille, appena allietate dai giochi insieme alla cagnolina Polpetta.
Ma presto questa serenità è interrotta dallo scoppio della guerra fra i Fantasmi Acidi e i Resistenti, i primi guidati da un leader sanguinario, ma con un grande seguito di massa. Il nostro fantasmino viene tradito e
Lili portata via. Questo è un nuovo dolore, che spinge il protagonista ad impegnarsi nella Resistenza, diventando una spia. Deve abbandonare a malincuore il cagnolino, di cui serberà il ricordo e il desiderio irrealizzabile di ritrovarlo. Nel corso di un’azione viene ferito gravemente e al suo risveglio scopre l’amara verità: Lili e i loro genitori sono morti in orribili parchi di divertimento, in cui i fantasmi catturati
sono stati torturati e uccisi.
Il protagonista fugge da tutto, annientato dal dolore; arriva in una casa olandese proprio mentre vi si rifugia una ragazzina ebrea, con la famiglia. Si chiama Anna e il fantasma se ne innamora. Ma anche
questo è un amore infelice: la bambina ebrea vien catturata e portata in un campo di sterminio. Il fantasma non può far altro che tentare di alleviare le sue sofferenze.


Anche la guerra umana, con tutti i suoi orrori, finisce.
Ma l’autore non crede sia stata vinta per sempre.
E’ una storia forte, dolorosa, amara, semplice nella narrazione e nel linguaggio, ma densa di riferimenti e riflessioni e con alcuni passaggi di cruda durezza. Non racconta solo l’orrore della guerra, il suo portato di
lutti, non racconta solo l’eroismo di chi si pone dalla parte dell’umanità e della giustizia. E’ una visione della natura umana, della ineluttabilità del Male , che si ripresenta ancora e ancora.
Indiscutibilmente un bel libro, dalle tavole di struggente malinconia, tratteggiate con la disinvoltura dei grandi disegnatori. E’ anche una visione ‘dal basso’, dal punto di vista di chi poco capisce della guerra e
della violenza umana e viene colpito nei suoi affetti più cari. E’ un libro ‘denso’, che richiede una lettura attenta.
Non sono sicura possa intendersi come un’opera volutamente per ragazzi, tanto che l’editore francese Albin Michelle non lo colloca nella sezione ragazzi.
E’ quindi un po’ forzata la scelta di farlo uscire, all’interno del gruppo Mondadori, nella Einaudi Ragazzi.
Questo non significa che non possa essere proposto anche a lettrici e lettori più giovani, che apprezzino il linguaggio dell’illustrazione, e che vogliano confrontarsi con tematiche così importanti. Lo consiglierei a
ragazze e ragazzi di almeno tredici anni, con una doverosa lettura condivisa con chi può avere idee forse più chiare sul perché questo mondo è attraversato dalle guerre e continua a produrre Fantasmi Acidi, o comunque si voglia chiamare il Male.

Eleonora

“Gli amori di un fantasma in tempo di guerra”, N. de Crécy, Einaudi Ragazzi 2019

venerdì 1 marzo 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


IL MANUALE DELL’AVVENTURA


Non è raro trovarsi di fronte a libri ‘trasversali’ che attraversano i generi, reinterpretandoli: questo è il caso di ‘Il libro delle avventure perdute. I taccuini ritrovati di un ignoto avventuriero’, pubblicato da L’Ippocampo: un po’ di narrazione, brani di avventure vere o verosimili, alternate a un consistente apparato di spiegazioni sul come e sul dove provare a viverle.
Si parte dal ritrovamento, da parte del naturalista ed esploratore Teddy Keen, durante un suo viaggio nel cuore dell’Amazzonia, di una scatola di latta contenente i taccuini di un esploratore sconosciuto.
Questi taccuini, riprodotti in facsimile, descrivono numerose avventure, alcune dietro l’angolo di casa, altre nei luoghi più nascosti del pianeta: l’essere attaccati da una iena nel cuore della notte, o sfuggire per un pelo dall’assalto di coccodrilli, vedersi cadere addosso un grosso ragno peloso e mille altre avventure. Nello stesso tempo, questo autore sconosciuto e il suo emulo contemporaneo forniscono un dettagliato manuale di organizzazione di viaggi ‘into the wild’ e di sopravvivenza. Descrive con cura l’equipaggiamento necessario nelle diverse situazioni, insegna a costruirsi ripari di fortuna così come raffinate case sugli alberi, canoe, zattere, e ogni mezzo di trasporto possibile; insegna a prepararsi da mangiare con quel che c’è, a fare la cacca, dove e come, a organizzare spedizioni notturne.


Tutto può essere avventura: accamparsi in giardino, studiandone la sorprendente vita notturna; andare a pesca per mare armati di una fiocina fai-da-te; esplorare un bosco, guardando bene di non attirare troppo l’attenzione di orsi e di lupi. E poi escursioni ai poli, nella foresta amazzonica, nella savana africana. Ma queste, realisticamente, sono avventure difficili da vivere, per le giovani lettrici e i giovani lettori che immaginiamo avere dai dieci anni in su.
Non è certo un noioso manuale di sopravvivenza: il testo è accompagnato e si sovrappone a moltissimi disegni, colorati a matita, schizzi, spiegazioni precise di dettagli tecnici.
E’ un libro ricchissimo e originale che a me ha ricordato in particolare il fortunato ‘Là fuori’, anche quello intelligente mix di narrazione e divulgazione, con tanti suggerimenti pratici di ciò che si può fare e vedere all’aperto; e, sul piano più strettamente stilistico, i libri di William Grill, per il gusto per il dettaglio nella descrizione degli oggetti, per la passione per gli elenchi, per l’uso così felice dei colori pastosi e brillanti.


L’idea guida di questo libro, raccogliere le indicazioni pratiche e le descrizioni di viaggio di un misterioso esploratore, rende la lettura affascinante, soprattutto agli occhi dei più giovani, come se fosse una sorta di manuale di sopravvivenza avvolto nel fascino del mistero. E’ un libro da prendere sul serio e per chi si volesse cimentare in qualche avventura, è indicata la necessaria presenza di un adulto, per di più con una qualche esperienza in fatto di escursioni. Ma intanto, prima di cominciare a sperimentare, nulla vieta di sognare.

Eleonora

“Il libro delle avventure perdute. I taccuini ritrovati di un ignoto avventuriero”, L’Ippocampo 2019