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sabato 13 febbraio 2016

UNA MINIERA DI IDEE

A volte mi capita di essere completamente a corto di idee in fatto di dolci. Non mi va di andare sul sicuro di ricette provate centinaia di volte, ma neanche di sperimentare.
E allora la mia miniera inesauribile e affidabile al massimo è una collezione di quattro anni completi, dal 1991 al 1994, della rivista La cucina italiana. In quel periodo quel giornale era realizzato con un'accuratezza che non ho più ritrovato. In edicola esiste ancora, e ogni tanto mi capita di acquistarne una copia, ma non mi piace più.
L'altro giorno cercavo una ricetta di pesce e invece mi sono imbattuta in questa sorprendente crostata di semolino (settembre 1992, p.74). Eccola, con qualche piccola variante:


Ingredienti per una torta di 24 cm di diametro

Per il contenitore di pasta frolla (con queste dosi vi avanzerà sicuramente della pasta che potrete utilizzare per preparare dei biscotti):
500 gr di farina tipo 0
300 gr di burro
200 gr di zucchero di canna integrale
4 tuorli
scorza di limone grattugiata
sale

Per il ripieno:
mezzo litro di latte
400 gr di mele
400 gr di pere
150 gr di zucchero semolato
100 gr di panna da montare
80 gr di semolino
40 gr di burro
5 tuorli
4 cucchiai di rum

Preparate la pasta frolla seguendo le indicazioni che trovate qui.
Mettete la palla in frigo per almeno mezz'ora.
Sbucciate mele e pere e tagliatele a cubetti. Fateli rosolare nel burro spumeggiante, prima un poco caramellato con 50 gr di zucchero.
Tirate la pasta a 4 mm di spessore e rivestite la tortiera, possibilmente con cerniera mobile, imburrata.
Portate a bollore il latte con la panna non montata e 100 gr di zucchero.
Versatevi il semolino a pioggia e, mescolando spesso, fatelo cuocere per 10 min.
Incorporate i 5 tuorli e il rum.
Mettete nello stampo la frutta caramellata. Coprite con la crema di semolino tiepida e spalmatela in maniera uniforme.
Qui vedete la torta in sezione. 


Guarnite la torta con gli avanzi della pasta disposti a griglia.
Infornate a 180° C per 60 minuti.

Lulli

venerdì 19 settembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DITA, COME BRUCHI, NEI BUCHI
 
Bruchi tra i buchi, Antonella Abbatiello
Emme Edizioni 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"Oggi sono nati sette piccoli bruchi. LUNEDÌ il bruco GINO mangia un pezzetto di MELA. MARTEDÌ il bruco LINO mangia un pezzetto di PERA."

Nati tutti contemporaneamente dai loro rispettivi ovetti, i sette bruchi, uno per ogni giorno della settimana, hanno diete diverse. Per ognuno di loro c'è un frutto differente da assaggiare: mela e pera, arancia, uva e noce. Per ognuno di loro un nome lievemente variato: Gino, Lino, Nino e Pino. Nell'ultima notte, i bruchi, a pancia piena, si addormentano. E il mattino dopo, con il sole alto nel cielo, di loro non c'è più traccia. Che ne è stato? L'ultima pagina colorata ce lo svela.


Dopo Buchi e bruchi di Gek Tessaro (Lapis, 2014) ancora bruchi e ancora buchi nei libri per i piccolissimi. Tutti nipoti di un capostipite mai eguagliato, Il piccolo bruco Maisazio di Eric Carle (Mondadori,1989).
Questo nuovo libro di Antonella Abbatiello per la collana Ullalà (il preferito è quello di Alessandro Sanna, Mamma) è pensato per bambini molto piccoli che però abbiano già una certa dimestichezza con la pagina e con i buchi per voltarla.


I disegni, a collage, si staccano leggermente dal fondo a colori uniti. I frutti, così come i bruchi, hanno una forte linea di contorno, intorno a cui le forbici hanno ruotato nel ritagliarne le sagome. Il taglio, apparentemente quasi casuale, in realtà è sapientemente calibrato per dare un effetto di spessore ai soggetti raffigurati.


Nel girare la pagina, i buchi non coincidono mai tra loro e hanno, di pagina in pagina, forma leggermente differente. A pagina girata il buco coincide con un i vari fondi colorati in modo che rimanga in evidenza, come a sottolinearla, la mancanza della porzione mangiata dal bruco.
Il testo, anch'esso pensato su assonanze e ripetizioni, solletica il piccolo lettore ad anticipare con la voce, la parola scritta. Si può immaginare una mamma che si ferma in punti prestabiliti della lettura, per aspettare la risposta del piccolino. In particolare, a parte i giorni della settimana che mi paiono fuori portata per dei bambini di pochi anni, mi sembrano divertenti i nomi propri dei bruchi, così simili tra loro, da poter essere ripetuti in accoppiata con il frutto in questione.
Questo tipo di lettura è sottolineato anche dalla grafica che ha messo in maiuscolo i nomi dei giorni della settimana, il nome dei singoli bruchi e il nome dei frutti, come a prevedere in quei determinati punti una lettura 'corale'.


La soluzione a collage che avevamo visto in Facce (Topipittori, 2013) ci aveva convinto di più perché innovativa ed emozionante, nonostante la raffinatezza e l'astrazione di quelle pagine fosse una bella scommessa in mano a un piccolissimo. Tuttavia anche questo cartonato più 'semplice' e più 'tradizionale' appare interessante nel panorama piuttosto povero dell'editoria italiana pensata per bimbetti piccolissimi con mani piccolissime con dita piccolissime da infilare come bruchi in quei buchi.

Carla

Noterella al margine: peccato quegli accenti dei giorni della settimana tutti acuti e non gravi, come dovrebbe essere. So che perderò la guerra contro gli accenti sbagliati, ma nonostante questo non mi arrendo.

domenica 3 novembre 2013



FROLLA CON PASSIONE

Lo prometto, questo è l’ultimo post che scrivo sulla pasta frolla. Ma vi assicuro che vale la pena provare questa variante consigliata dal grande Maestro pasticcere.
Come scrivevo un paio di settimane fa, nella mia beata ignoranza ho scoperto che esistono tipi differenti di pasta frolla, ovvero che si possono bilanciare gli ingredienti fondamentali (farina, burro, zucchero, uova) in maniera da ottenere consistenza, friabilità e sapore diversi.

In questo caso nella classica proporzione:

250 gr di farina 00
150 gr di burro
100 gr di zucchero
2 tuorli
un pizzico di sale

ho sostituito i due tuorli con un tuorlo e 20 gr di polpa di frutto della passione

Ho fatto così:
Ho aperto quattro frutti della passione e ho passato in un colino la poltiglia con i semi raccogliendo il liquido in una ciotola.
Poi ho preparato la pasta frolla con il metodo sabbiato ovvero:
ho unito la farina con il burro a temperatura ambiente lavorando velocemente con la punta delle dita così da ottenere un composto sabbioso.
Poi ho messo lo zucchero, il tuorlo e il passato di frutta.
Ho fatto una palla che poi ho appiattito un po’. L’ho fasciata nella pellicola trasparente e l’ho messa in frigo per un paio di ore.
Una volta pronta, l’ho impastata per ammorbidirla e l’ho stesa con il mattarello infarinato.
Ho usato dei tagliapasta rettangolari e sopra ogni rettangolo ho messo un segno delle carte, mancano i quadri... i denari... Chissà dove saranno finiti.



Ho fatto cuocere i biscotti nel forno a 170 °C per 20 min.

Il Maestro sostiene che solo la frutta acida mantiene in cottura il profumo. Ha ragione.

Lulli

domenica 30 giugno 2013

BUON COMPLEANNO!

BUREK & FLITTATA DI FLUTTA FLESCA

'Cucinare insieme è una della cose che mi piace di più fare'...questo lo diceva mentre tagliava ciliege e io di fronte a lei spennellavo fillopasta....e mentre le lo diceva io lo pensavo...vorrà pur dire qualcosa, tutto questa comunanza...
La cuciniera Gabriella e la lettrice pubblica Carla sono stranamente insieme nell'angusta cucina e preparano la cena di compleanno di Lettura candita (e di Eleonora).




Menu:
Insalata di farro e pomodorini al pesto (no recipe)
Burek di formaggio
pomodorini al forno (no recipe)
frittata di frutta fresca

Burek di formaggio
ingredienti
1 confezione di  fillopasta
250 gr di ricotta
80 gr di feta
300 gr di yogurt greco magro
2 uova
olio evo



Mischiate in una ciotolona la feta, la ricotta e lo yogurt e amalgamate il tutto, quindi aggiungete le uova precedentemente sbattute
Prendete un foglio di fillo pasta, spennelatelo con olio e ripiegatelo a metà: lungo il bordo del lato lungo ponete un po' dell'impasto cremoso quindi cominciate ad arrotolare. Ad ogni arrotolamento successivo spennellate il cannolo di pasta fillo per tutta la lunghezza quindi arrotolate ancora un po' e spennellate nuovamente e procedete così fino ad averlo arrotolato tutto. Con precauzione disponetelo in tondo, lungo il bordo di una teglia circolare abbondamentemente oliata.

 
Ricominciate con un secondo rotolo che metterete in sequenza nella teglia a formare una sorta di spirale che si chiude verso il centro della teglia. Quindi oliate il sopra con il pennello e infornate a forno caldo (180°) per mezz'ora o quaranta minuti. Sarà cotto quando si brunirà e si sarà gonfiato a dovere.

Carla


Frittata di frutta fresca
la ricetta originale viene da uno dei vari allegati settimali ai quotidiani,ma come sempre è stata modificata un po'.




ingredienti
500 gr di frutta (quella usata in questo caso erano pesche, susine nere e ciliegie, ma il bello di questo tipo di ricette è che ci puoi mettere un po' quello che vuoi, o anche quello che va consumato rapidamente perchè sta sfiorendo)
4 uova
3 cucchiai di farina di mandorle o nocciole (se non l'avete in casa potete macinare in un mixer direttamente le nocciole o le madorle, ovviamente non ottenerete una farina sottile come quella che vendono già macinata, ma la diasparità di grana e i granellini più grossi daranno un risultato anche migliore)
3 cucchiai abbondanti di zucchero di canna tipo mascobado
4 cucchiai di panna fresca
2 cucchiai di rhum (quello vero, non utilizzate l'aroma al rhum che nei supermercati trovate vicino al lievito e complementi vari dei dolci, perchè ha un sapore decisamente diverso e, permettetemi, peggiore)
buccia di un limone piccolo non trattato
cannella q.b.
una noce di burro



Iniziate tagliando la frutta a pezzi, piccole fettine o spicchi, non troppo piccoli perchè si devono vedere e riconoscere. Mescolateli in una ciotola con un cucchiao e mezzo di zucchero e il rhum. Lasciate insaporire per almeno 10 minuti.
Nel frattempo sbattete con una frusta le uova con la panna, la farina, la buccia di limone e la cannella (che doserete a vostro gusto ma comunque non meno di un cucchiaino intero).
Unite i due composti girando bene in modo che la frutta venga completamente ricoperta.
Per la cottura dovete utilizzare una padella che possiate mettere sia sul fuoco che nel forno, che ungerete, ben ee abbondantemente, a freddo con la noce di burro.


Versatevi il composto e pareggiatelo delicatamente in modo che emerga un po' di frutta.
Mettetelo su un fuoco medio di dimensioni, ma basso di fiamma, meglio se con una retina spargifiamma, e lasciatela cuocera coperta fino a che vi rendete conto che inizia a staccarsi dalla padella e la parte superficiale a essere meno liquida (ci vorrà più o meno un quartoi d'ora). A questo punto passatela nel forno già caldo a 180° e lasciatela cuocere senza coperchio fino a che la parte superiore è tutta solidificata.
Attenzione a non farla cuocere troppo perchè deve rimanere morbida e un pochino umida.

Lasciate raffreddare e servitela cosparsa di zucchero a velo.

Gabriella 

Noterella al margine:
la fotografa e inventrice del nome flittata di flutta flesca







venerdì 1 giugno 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ODE ALLA CIPOLLA
 
 LA CASA DELLE ODI, Pablo Neruda
Motta junior, 2012


POESIA PER MEDI (dai 7 anni)

Ode alla mela

Ti voglio
celebrare,
mela,
riempiendomi
la bocca
del tuo nome,
mangiandoti.



Celebrare la mela, insieme al pomodoro. Neruda lo dichiara in versi chi abiterà nella casa delle odi. Non ci saranno re, non ci saranno sogni o rettili mentali, ma solo quelle cose che sono in armonia con l'uomo e con la terra. Ogni cosa diventa, nella casa delle odi, arnese. Avrà un manico e potrà essere utilizzata. Chi entra nella casa delle odi potrà usare la poesia, come un utensile comprato nella bottega di un ferramenta.

Qui in una sintesi felice del pensiero che ha sempre attraversato la poesia di Neruda. Essa è stata pensata per essere utilizzata, ed è per questo che la poesia può e deve essere di tutti.
Eppure questo non succede molto spesso. Timore riverenziale verso il verso? I libri di poesia, soprattutto per i piccoli, a mio parere, sono sempre troppo pochi e sarà forse per questo che quando ne pubblicano uno il mio cuore è subito in festa?
Neruda mette in versi, in odi trasparenti, il carciofo, il pomodoro, la cipolla e la patate fritte. Poesie che celebrano la bellezza delle cose semplici, degli oggetti che ogni giorno abbiamo tra le mani.
Un carciofo come un guerriero, nella sua corazza di scaglie, alto ed orgoglioso sta lì tra i banchi del mercato. Fiero e marziale nelle file serrate. Ma poi arriva Maria che lo prende per metterlo nella sua cesta e quindi, a casa, cucinarlo. Così finisce in pace la carriera di un vegetale armato, con i commensali che ne assaporano il morbido cuore verde.
Un'estate torrida, in cui le scarpe si bruciano a camminare per le strade , gli occhi sono percossi dalle nuvole di polvere, la bocca arsa: hanno sete anche i denti. Ecco un'ode al cocomero, il più fresco di tutti i pianeti. E' il frutto dell'albero della sete.


La cipolla in poesia non è una novità, celebrata come simbolo della perfezione anche dalla Szymborska, è nel libro di Neruda fecondo amore nell'insalata, è lembo di cristallo che sfrigola in padella per poi trasformarsi in arricciata piuma d'oro.
A questo serve la poesia. A far vedere con altri occhi il mondo, dalla cipolla all'universo, non importa. Ed è per questo che non smetto mai di pensare che la poesia è materia ideale per gli immaginari di chiunque. Tanto più piccoli si è tanto meglio è. Entrare in contatto con la poesia il prima possibile dà la possibilità di costruire il proprio immaginario il più ampio possibile, il più ricco possibile per leggere il mondo circostante da prospettive sempre inaspettate.

Carla

giovedì 24 maggio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

 
QUANDO IL LIBRO SI FA IN TRE

R&D, Martí Guixé, Inga Knölke
Corraini 2012

ILLUSTRATO PER MEDI (dai 7 anni)




Oggi si definisce un food ex-designer ed effettivamente Guixé ha spesso a che fare con il cibo. Disegnato o fotografato che sia. Questo suo ultimo libro, come spesso accade con i suoi titoli, lascia così tanto spazio all'inventiva personale che quasi quasi ci si perde e da un libro se ne possono fare tre.
Vado a spiegare in che senso.
In R&D, ufficialmente Research and Development, ovvero Ricerca e Sviluppo, già anche il titolo si presta ad una doppia interpretazione. Se nel primo caso abbiamo sciolto l'acronimo, nel secondo lo possiamo leggere tutto di seguito ed otteniamo la parola RED, ovvero rosso. Questa seconda ipotesi condiziona per esempio nel voler dare a questo libro una lettura 'cromatica', innanzi tutto.


Se così fosse, le piccole frecce di colori diversi che indicano porzioni particolari dei soggetti raffigurati alluderebbero al colore con cui si richiede di 'far qualcosa'.
C'è da chiedersi a cosa servano dunque i rettangoli tratteggiati di grigio che sottostanno a coppie più o meno credibili di diversi ortaggi.
Se il libro davvero lo compriamo come RED allora ai bambini gli si può chiedere di colorare secondo freccette un elemento terzo che sia il frutto delle fusione delle forme. In una prospettiva transgenica, pomodoro e carota, se debitamente 'incociati', potrebbero dare vita alla pomota, o al caroro dal sapore agro-dolce, ottimo da gustare nelle serate estive.
Il secondo - o forse già terzo?, uso che se ne può fare è quello più propriamente concernente la forma degli ortaggi, ovvero nello specchio sottostante si può disegnare un terzo oggetto che con quelle forma ha a che fare. Penso che per esempio la silhouette del pomodoro potrebbe accogliere allegramente una faccia, la zucca una nuvola, la radice di zenzero un mostro.
Terza o quarta ipotesi, ma non ultima, presumo: con l'accopiata banana e mandarino si potrebbe inventare e disegnare nello specchio apposito sottostante una meravigliosa ricetta in cui i due ingredienti si fondano per dar vita ad una rinfrescante ma vitaminica pietanza invernale.
Accanto a queste numerose vie di utilizzo di questo geniale -ancora una volta- libro del ex-designer catalano, lo stesso Guixé ne lascia aperte alcune altre e penso a quelle pagine in cui spetta direttamente al lettore trovare un compagno di accoppiata per l'ortaggio o il frutto solitario. Per esempio l'uva o la ciliegia.


Dunque in chiave transgenica, in chiave cromatica o per giastupposizione di forme questo libro è di nuovo un colpo di genio di Guixé.
Già lo avevamo visto con Food book (Corraini, 2009), un libro anche quello rigorrosamente senza parole con il quale, attraverso il gioco, abbiamo fatto ragionare torme di ragazzini.

La grandezza dei suoi libri risiede, a mio avviso, nel fatto che essi si limitano a lanciare nei termini giusti, con vincoli precisi, impulsi di autentica creatività e che tali impulsi possono poi attecchire, svilupparsi e crescere in tuttti i grandi spazi 'vuoti' da riempire che il disegno  lascia. Il vuoto cui alludo non è solo quello del grande bianco della pagina, ma anche il grande spazio mentale lasciato all'immaginazione di ciascuno.
E così per la prima volta sono qui ad incoraggiare la manipolazione 'genetica' ...

Carla

venerdì 7 ottobre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PICCOLI ESPLORATORI

Non dimenticherò mai una breve poesia di Molesini che dice così:

Ma come fare
con la paura del buio - la fine
di un gioco - la notte che viene
tutta nera come in un secchiello

è come un baco
che lento lento piano piano
ti cammina su per il braccio.
E, con un brivido,
pensi: "Ora che faccio?"

(Andrea Molesini, Tarme d'estate, Mondadori 1999)

Questo, per introdurvi ad un bel libro pubblicato da Kalandraka (www.kalandraka.it) che ancora una volta si conferma editrice brava, attenta e innovativa.
Un libro in cui - al posto del baco - compare un altrettanto pericoloso ragno:


IO E IL RAGNO, Fran Alonso, Manuel G. Vicente
Kalandraka 2011

ILLUSTRATO PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"Un bel giorno d'improvviso, un ragno grasso e brutto...
saltò giù dal cielo e atterrò sul mio corpo."

Se questa circostanza si verificasse con 100 bambini sono certa che 99 fuggirebbero urlando, dandosi convulsi schiaffi su ogni angolino di pelle, tirandosi i capelli, scuotendo la testa, per liberarsi del terribile ragno di cui sono inermi prede...ma il centesimo bambino, quello del libro, lui no. Anzi, allunga un braccio e tende un  accogliente dito verso il ragnetto in planata libera.
E' evidente: siamo di fronte all'incontro di due animi curiosi, un ragno in esplorazione e un bimbetto nudo e riccioluto.
Il ragno, con accuratezza e determinazione, percorre passeggiando ogni recondito angoletto della superficie del bambino, dalle caviglie alla curva del collo. Ed il bambino, da parte sua, osserva e nota con attenzione che ogni parte del suo corpo esplorata rassomiglia ad un frutto diverso. E qui comincia il gioco: alluci tondi come kiwi, natiche vellutate come pesche, petto tenero come un fico. Un gioco che chiama dentro l'adulto lettore ad esplorare con il ragno, il corpo del proprio bambino. In questo, il libro si rivela irresistibile: impensabile leggerlo senza verificare di persona, se la schiena è davvero liscia come la buccia di un'anguria o le caviglie sono rugose come la buccia di un mandarino. Il libro, un eccellente quanto raro esempio di libro fotografico per i piccolissimi, è al contempo un buon catalogo di anatomia e un ottimo repertorio di frutti, e inoltre suggerisce al piccolo lettore nuove riflessioni di natura tattile sul mondo circostante.


E', in questo senso, un libro proprio intelligente, perché invece di chiudersi su se stesso, va a suggerire diversi, molteplici, inaspettati ulteriori percorsi di lettura.
Mi resta solo un impercettibile dubbio: perché il riccioluto bambino che si fa esplorare dal ragno, dalla metà del libro si alterna ad un'altrettanto riccioluta bambina?
Deve essere anche qui una questione legata alle quote rosa...

carla