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lunedì 29 gennaio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI LONTRE E CASTORI. E UN CIGNO

La storia di Greenriver, Holly Webb, Zanna Goldhawk (trad. Clara Serretta) 
La nuova Frontiera junior 2023 



NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Cantare era una di quelle cose che la facevano sentire diversa. Aveva cominciato a canticchiare tra sé e sé come se fosse una sciocchezza, o almeno così le avevano detto, inventando dolci e stupidi versi sulle increspature delle onde e sul vento che soffia tra i giunchi. All'inizio cantava solo per intrattenere gli altri cuccioli, ma adesso ogni tanto i più giovani le chiedevano di esibirsi durante la cena, per tutta la compagnia." 

Questa era una di quelle occasioni: un piccolo gruppo di giovani castori era riuscito a tagliare e trasportare il tronco di una grande quercia che sarebbe stato utilissimo per rinforzare la Roccaforte, il loro rifugio e quartier generale, che in alcuni punti stava cedendo. Tutti erano lì a festeggiare. Serica, come al solito, era ai margini della grande impresa: lei era piccola e debole e soprattutto non aveva (ancora) i denti e la coda adatti per dare il suo contributo. 
Ancora una volta, la piccola - così la chiamava suo padre, Mastro Bigio - si sentiva diversa ed esclusa dalla comunità. Amici ne aveva, Gelo e Macchia per esempio, ma non poteva non notare che tra i castori adulti era guardata con sospetto e tenuta a distanza. Anche il suo stesso padre, seppure a suo modo affettuoso e premuroso con lei, era sempre sfuggente. 
Sta piovendo da giorni, il fiume si ingrossa a vista d'occhio e nella comunità dei castori c'è grande fermento. Ma anche tra le lontre che vivono lungo il corso dello stesso fiume, ma ben più a monte, c'è preoccupazione. La Signora delle sponde, lo spirito delle acque, sembra non voler ascoltare i canti di preghiera delle lontre perché tutto si plachi e non si verifichi un'altra inondazione come quella che si è portata via la piccola sorella di Falasco, Bacca di sambuco. Nonostante lui sia ancora piccolo, non può rassegnarsi all'idea di non essere riuscito a salvarla. Fior di Cardo, la sua tata, non riesce sempre a stargli dietro. Neanche quando lui decide di partire per andare a cercare questa piccola sorella che tutti ma proprio tutti, compresa sua madre, pensano morta... 
Una giovane castoro e un cucciolo di lontra, una a valle e uno a monte dello stesso corso d'acqua impetuoso, entrambi con un grande peso sul cuore e un incubo notturno ricorrente. Tra loro, il grande nido del Cigno che tutto sa e una vecchia lupa, zoppa, quasi cieca e affamata. 
Questa è la loro avventurosa storia. 

Costruito intorno a due comunità e due scenari diversi, la tana dei castori e quella delle lontre, una a valle e una monte del grande protagonista silenzioso della storia, il Greenriver del titolo, il racconto di Holly Webb è una gradevole storia che, racchiusa in una grande bolla metaforica, mette a fuoco una serie di interessanti questioni. 
La scelta di creare un microcosmo selvatico insolito e più articolato rispetto al mondo animale che popola i suoi oltre centoventi libri pubblicati, dedicati a legioni di gattini e cagnetti, le permette di poter agire con una profondità di sguardo diversa. Infatti, sotto metafora, porta l'attenzione su una serie di questioni per i suoi lettori più attenti. 
Naturalmente, con storie come queste si può fare una scelta iniziale: seguire meramente le vicende di due cuccioli che si stanno correndo incontro in una natura che si rivela tutt'altro che accogliente. Neanche per loro che ne sono i legittimi abitanti. 
Oppure si può decidere di gustarne semplicemente l'aspetto avventuroso che stanno vivendo questi due personaggi destinati a ritrovarsi, quasi loro malgrado e nonostante tutto. 
Oppure ancora, godersi proprio questo aspetto non dichiarato esplicitamente se non a metà del racconto, e quindi appassionarsi al gioco nascosto di una "burattinaia" che manovra i fili da dietro le quinte. Si può decidere, per almeno un centinaio pagine, di non voler vedere, di non arrivare alla palese deduzione che la non castora, altri non è che la sorella lontra, strappata via dalla corrente il giorno della grande inondazione, sgusciata dalle zampe del piccolo Falasco. Inconsolabile nel sentirsi addosso la responsabilità di averla perduta per sempre. 
Oppure si può decidere di prestare orecchio al grido dall'allarme per una natura che si sta ribellando, o ancora ragionare di identità, di senso di appartenenza, ma anche di indipendenza, di perdita e di cura.
L'insofferenza di Falasco nei confronti del suo ruolo sociale che gli pesa e verso il quale comunque si sente di dover rispondere; il suo rimorso per non essere stato all'altezza della situazione durante l'inondazione e nel contempo il suo desiderio di autonomia nei confronti degli adulti e il suo desiderio di riscattarsi agli occhi della comunità; oppure ancora il senso di frustrazione di Serica nel non essere capace di essere 'come gli altri'; il suo senso di solitudine che nessuno tra i castori è in grado di lenire; la sua presa di coscienza identitaria che la rende orgogliosa del percorso fatto con tanta fatica e di conseguenza la sua attitudine a non volersi sentire prigioniera di un unico ruolo, la sua autonomia di pensiero che le ha insegnato a scegliere da sola e per sé: tutto questo è lì, avvolto nelle lucenti pellicce di due giovani lontre. 

Carla 

Noterella al margine. Un ulteriore merito di Holly Webb, e di chi qui l'ha tradotta, sta nella nomenclatura: Serica, Brizzo, Gelo, Macchia, Ruggine, Mastro Bigio, Pezzato, Fulvia, Falasco, Fior di Cardo, Bacca di Sambuco, Silene, Lady Spina, Sterpo, Lady Vimini, Crespino, Rio, Giglio, Selce, Ciottolo, Tormentilla, Salice, Calendula, Cenerina, Fulvio, Vellutino... e sopra tutti, Mostravento e la sua indimenticata Penna.

mercoledì 12 aprile 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO I COCCODRILLI RUGLIANO

Il fiume dei coccodrilli, Gustavo Roldán (trad. Marta Corsi)


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"'Senza alcun dubbio, questo è il miglior posto per un coccodrillo.' Disse il coccodrillo capo, lasciandosi cullare dall'acqua.
All'improvviso, nella macchia, si udirono passi pesanti.
Un uomo vestito di rosso si fece largo in direzione dei coccodrilli.
'Buonasera, coccodrillo' disse l'uomo vestito di rosso.
'Buonasera a lei' rispose il coccodrillo capo.
'cosa la porta qui?'"

Ecco appunto. Che cosa lo ha portato lì? La domanda è lecita, considerato che che i fiumi infestati di coccodrilli non sono luoghi ameni per l'uomo.


Tuttavia qualcosa di veramente importante ha condotto l'uomo vestito di rosso a recarsi sulla rive di questo pericoloso corso d'acqua: ne è appena diventato il proprietario. Con sicurezza lo comunica al coccodrillo, sventolandogli davanti al naso la carta che lo prova. Il coccodrillo, imperturbabile, dalla sua ha il fatto di non saper leggere. L'omino rosso con voce stentorea glielo recita: l'ha acquistato con denaro contante e sonante e quindi il fiume è suo. A riprova di ciò mostra una fialetta di acqua consegnatagli quel giorno stesso dall'agenzia. Il coccodrillo l'annusa e stabilisce che essa è simile, ma non la stessa, forte del fatto che l'acqua scorre di continuo... 


La pedanteria dell'uomo che rivendica la sua proprietà però irrita il coccodrillo, a tal punto che tra i cespugli, lontano dell'occhio indiscreto del lettore, si compie il triste destino di quell'uomo che a tutti costi voleva il fiume dei coccodrilli per sé.

Piccolo, poteva sfuggire tra i molti libri esposti negli stand della fiera. Ma quel nero che satura la copertina e quel verde coccodrillo che punta i suoi occhi verso il lettore sono un richiamo irresistibile. Almeno per me.
Che un coccodrillo sia cattivo è nell'ordine delle cose, ma che sia contemporaneamente cattivo e affettato nei modi, a mio parere, fa già la differenza tra gli altri milioni di coccodrilli che abitano nei libri per l'infanzia.
Un secondo discrimine sta nell'idea di fondo: ovvero il punto di avvio dato dall'acquisto di qualcosa che si muove in continuazione, che non è mai uguale a se stessa: l'acqua, l'acqua di un fiume che, per definizione, è acqua che passa. Lentamente ma inesorabilmente mi affeziono alla storia.


Da qui, a grappolo, si snocciolano una serie di esilaranti siparietti tra il coccodrillo e l'uomo vestito di rosso. Il primo riguarda la non remota possibilità che l'uomo sia stato truffato, il secondo si centra sull'ampolla con l'acqua di fiume che diventa la prova regina del fatto che il fiume venduto non è più quello attuale, il terzo è una succinta lezione di fisica dei solidi e anche dei liquidi, il quarto ha il merito di essere un piacevole divertissement linguistico e il quinto assume un vago sentore di sermone ambientalista ed ecologico.
E poi arriva lui, quel 'rugliare' che non ti aspetti e che ti incolla definitivamente al libro e alla storia che contiene: "E poi i coccodrilli rugliarono e diedero un colpo di coda sull'acqua..." Rugliare è il verbo perfetto.
Arrivo, contenta, fino in fondo alla storia e spero che il libro non mi deluda con un finale buonista in cui tutto si risistema.
Non mi delude, anzi, mi pare dia lui un bel colpo di coda nell'ultima pagina.
Lasciamo i fiumi ai coccodrilli che li abitano! E non facciamo prigionieri...
Secondo libro italiano per Roldán, già apprezzatissimo nella storia del Signor G, il quale, al contrario dell'uomo vestito di rosso, nonostante la vaga somiglianza, ha una coscienza e un rispetto della natura circostante ben diversa. Il Signor G vive in armonia con il mondo.
Al contrario, in questo secondo e felice piccolo racconto di Roldán c'è un graffio, generato però da un ottimo motivo: non tutto al mondo può essere comprato o venduto.
E mi permetto di aggiungere: spesso essere fermi, al limite della brutalità, su alcuni principi fondamentali, dà sempre i suoi frutti. 


Soprattutto se i frutti sono la Bellezza

Carla

mercoledì 14 ottobre 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


NUNCA MAS


La storia ci dice che Nunca Mas, mai più, fu il titolo della relazione della commissione ufficiale, La Comisiòn Sabato, sui crimini commessi dalla dittatura argentina negli anni fra il il 1976 e il 1983. Quella commissione indagò sui trentamila desaparecidos, sui voli della morte, sulle torture, sui bambini rapiti e venduti a famiglie benestanti.
Questo è lo sfondo di Carta Forbice Sasso, il gioco che si fa con le mani e che dà il titolo a questo sorprendente romanzo. Che è, a tutti gli effetti, un romanzo d'amore.
La storia inizia qualche anno prima dell'affermazione della giunta militare e fotografa l'amicizia fra tre giovani: Alma, la protagonista che ci racconta la storia in prima persona, e i suoi più cari amici, Carmen e il fratello Marito. Passano i fine settimana nelle case in riva al Paranà de las Palmas, un fiume della provincia di Buenos Aires. Sono tre ragazzini, appena alle soglie dell'adolescenza e, anche se appartengono a ceti sociali diversi, condividono tutto, i giochi, le esplorazioni, le scoperte.
Crescendo, i loro destini si dividono: Alma è costretta a frequentare ragazze di 'buona famiglia', Carmen si innamora di un ragazzo, Emil, e passa molto tempo con lui. Marito va in città a cercare lavoro. Alma si rende conto di amarlo e di esserne ricambiata, anche se non sa ancora dare un nome e un corpo ai sentimenti confusi che prova. Si vergogna della sua amicizia con Carmen, perché dozzinale agli occhi delle sue nuove amiche, e la tradisce più per inerzia che per convinzione. Per questo non viene a sapere delle attività che Carmen ed Emil svolgono nelle favelas per aiutare i bambini, per insegnargli a leggere e scrivere.
Nella vita della protagonista ricompare Marito, anche lui pieno di segreti; l'amore non fa in tempo a sbocciare che la realtà, quella dei rastrellamenti, delle sparizioni, delle intimidazioni, prende il sopravvento. Marito scompare, Carmen, incinta, scompare. Lo zio viene ucciso per strada e così tanti altri. Ad Alma resta il ricordo, il dovere della memoria, la consolazione di rivedere Marito negli occhi di Ariel, il figlio di Carmen, rintracciato, come tanti altri, anni dopo grazie alle attività delle abuelas de Plaza de Mayo.
E' un bel romanzo, intenso, che riesce ad accordare il racconto di una giovinezza come tante alla tragedia di un'intera generazione, falcidiata dalla ferocia del regime militare, che si è accanito proprio contro i giovani insegnanti, gli studenti, quella che chiameremmo la meglio gioventù.
L'autrice, Inés Garland, giornalista argentina, è riuscita a portarci le immagini di questa giovinezza spensierata, della libertà, delle curiosità, dell'intimità di questi tre ragazzi, con la leggerezza e il profumo di tanta narrativa sudamericana.
Riesce a descrivere i sentimenti, l'amicizia, l'amore, la scoperta del sesso con sensibilità; con la stessa sensibilità e misura racconta l'indicibile, quel precipizio di orrore che ha attraversato l'Argentina negli anni Ottanta.
Vale la pena leggerlo, questo romanzo, e farlo leggere, non solo alle ragazze, facendo scendere la nostra meglio gioventù dall'empireo del mondo virtuale alla cruda realtà della storia. Vale la pena ricordare anche agli adulti smemorati o indifferenti che tutti siamo stati testimoni di questa vicenda; i ragazzi di quegli anni meritano il nostro ricordo, affinché quell'orrore non si ripeta più. Nunca mas.
Nell'epilogo c'è una citazione del Subcomandante Marcos, vale la pena di leggere anche quella.

Eleonora

Carta Forbice Sasso”, I. Garland, Feltrinelli kids 2015

lunedì 9 settembre 2013

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


FIUME LENTO


Il Po è il fiume, un mondo a parte che attraversa la Pianura Padana; soprattutto terre basse, terre verdi e fertili, tempi lunghi dell’acqua che scorre in un fiume imponente. Alessandro Sanna, in Fiume lento, ora pubblicato da Rizzoli, lo racconta per immagini senza testo, dividendole secondo le stagioni, alternando, come giustamente avviene, le nebbie impenetrabili dell’inverno


 e il gelo al calore soffocante dell’estate, fatto di grilli e di zanzare. Ricorda la gente di fiume, legata al dio Po che tutto dona e tutto toglie, come nelle grandi alluvioni; descrive la gente, gli animali di quelle terre come erano una volta, con i tabarri neri che sembrano corvi svolazzanti. Evoca i personaggi fuori dal comune che questi lidi un po’ selvaggi hanno abitato, come Ligabue, il pittore di animali feroci. A me, che queste terre ho frequentato, questi sapienti acquerelli evocano atmosfere, mi ricordano le distese dei campi ricoperti di brina, 


o la fioritura dei pioppi, tipici alberi frangivento, che in primavera ricopre tutto di una lanugine che sembra neve; il profumo dei tigli, che sa di estate. Le ‘strisce’ dell’illustrato raccontano pagina per pagina frammenti di vita: la corsa disperata a portare i sacchi di sabbia sull’argine per contenere la piena; le golene inondate, le sponde avvolte nella nebbia e, se è possibile dipingerlo, il silenzio dell’inverno. E poi le feste in riva al fiume, con la bella stagione, la nascita di un vitellino, intorno al quale tutti si radunano. Ma quello che più di tutto emoziona è il delta, là dove muore il fiume e nasce il mare, un luogo sospeso di silenzi e di grida d’uccelli.
Lo racconta benissimo Paolo Rumiz nel reportage del suo viaggio lungo il fiume, Morimondo, uscito l’anno scorso su Repubblica e ora portato in libreria da Feltrinelli: 'Uscire da uno spazio chiuso e vedere l'immenso orizzonte. Assistere al mistero di una linea che diventa spazio...avvertire lo sperdimento di un delta senza confini. Ascoltare le voci dei naufragati che chiamano dal profondo fin nelle brume del delta. Sentire che una cosa rinasce nel momento in cui muore. Sono cose che cambiano la vita.' 

 
Questo è il mondo ignorato di un grande fiume trascurato, sfruttato oltre ogni limite, ma tuttora affascinante e capace di generare un popolo, quella ‘gente di fiume’ che altrove non c’è. Rumiz per navigarlo ha disegnato una mappa lunga tre metri, scoprendo che nessuna mappa è precisa; settecento chilometri di natura in parte ancora 'inesplorata'. Nello stesso tempo un territorio piagato dalle attività criminali. Un fiume che nasconde segreti, che ha visto la ferocia della guerra e la ferocia del dopoguerra, raccontate anche in alcuni romanzi di Valerio Varesi. Incredibile a dirsi, un luogo che consideriamo banale e che non conosciamo affatto.


Eleonora

“Fiume lento. Un viaggio lungo il Po”, A. Sanna, Rizzoli 2013
“Morimondo”, P. Rumiz, Feltrinelli 2013