Visualizzazione post con etichetta pinocchio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pinocchio. Mostra tutti i post

venerdì 19 luglio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ALBERI

Bella Bambina dai Capelli Turchini
, Adolfo Córdova, David Álvarez 
(trad. Federico Taibi)
#Logosedizioni 2024 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 9 anni) 

La Bella Bambina dai Capelli Turchini apre gli occhi per la prima volta. È distesa su un pascolo. Ode un pianto. Si alza e lo trova. Non è l'erba a piangere, ma un neonato. La rugiada si è già asciugata sulla sua fronte e il suo corpo risplende violaceo. Lei lo culla, lui smette di piangere. Cerca la madre, il padre, la casa. Niente. Non c'è nessuno. 

part. da ©Adolfo Córdova, David Álvarez 
Bella Bambina dai Capelli Turchini

La bambina è una fata, è nata insieme al pianto del bambino e deve prendersi cura di lui sempre, affinché non si affacci agli abissi, non scivoli nel fiume, non mangi le bacche scarlatte. 

Ma così non andrà: i lupi in agguato nell'erba divorano lei e il bambino. Ma il vento ritesse i suoi frammenti e la trasforma in lupa, il pelo turchino. Dal sangue del bambino lei fa nascere un ginepro. E riparte inquieta fino al prossimo bambino, un altro figlio abbandonato, ma un freccia di un cacciatore la trova e lei muore ancora una volta. Ma il bimbo ora è larice. 
Il vento la tesse ancora una volta, un picchio imperiale che di turchino ha la corona sul capo. 
Di bambino in bambino la fata si trasforma, e trasforma lei stessa i piccoli che incontra in alberi. 
Questa è la sua grande magia. 
Fino al giorno in cui chiede agli spiriti di poter vendicare la cattiveria dei grandi verso i bambini... 
Dai genitori che li abbandonano nel bosco fitto, fino a quelli che organizzano grandi eserciti per farsi la guerra: lei li sfiora e il suo grande potere lascia al suo passaggio boschi spuntati dal nulla. 
Ma un giorno la Bella Bambina conoscerà Lorenzino, con lui parrebbe tutto diverso... 

Campanellini risuonano distintamente: dal titolo, all'incontro con Lorenzino tutto porta in una unica direzione. Pinocchio. 

part. da ©Adolfo Córdova, David Álvarez 
Bella Bambina dai Capelli Turchini



Sul percorso che Adolfo Córdova fa per raccogliere i singoli frammenti e poi ricomporli tutti in una magnifica storia che in qualche modo si cuce a quella del burattino di legno non si dirà una sola parola. Mentre invece mi parrebbe interessante notare lo sguardo e l'incedere visionario che tanto chi scrive, quanto chi illustra condividono. 
E ancora. Mi parrebbe degno di attenzione il senso più profondo di questa storia che parrebbe la prima di una serie, stando a quanto si legge a racconto finito: 
 "Questa collana è un omaggio a tutti i personaggi dimenticati che non si affacciano ai pozzi dei desideri, non trovano tesori, né mordono mele avvelenate. Sono i personaggi secondari, nati dalla penna di grandi autori che hanno creato per loro momenti fugaci così autentici da far nascere in me il desiderio di prolungarne l'incanto." 
Ricordo molto bene quando David Almond spiegò ai suoi lettori che Mina, la ragazzina Mina, comprimaria dentro Skellig, fosse stata per lui - quasi suo malgrado - una tale rivelazione da pensare di dedicarle un libro tutto suo in cui è protagonista assoluta. E così è andata. E, accanto a Skellig, si è aggiunto un altro gioiello che è, appunto, La storia di Mina
La logica mi pare sostanzialmente la stessa. Con un distinguo che però non è da poco. 

part. da ©Adolfo Córdova, David Álvarez 
Bella Bambina dai Capelli Turchini

Qui  ci si muove tutti in un immaginario condiviso, quello delle fiabe, ovvero dei racconti della nostra infanzia. E questa circostanza permette a Adolfo Córdova e David Álvarez di volare ancora più liberamente. Tutti noi possediamo una mappa comune dello spazio di volo e quindi l'orientamento lo si recupera molto più facilmente. 
Dico questo perché la cosa che si percepisce qui è la grande libertà visionaria, che della fiaba mantiene il tono, ma si espande in direzioni che tanto ricordano anche visivamente il genere del fantastico puro, come pure la mitologia più classica, in fatto di metamorfosi, almeno.
Per questa ragione non credo di illudermi al pensare che i lettori più giovani godranno di questo continuo gioco di mutazioni, che anche visivamente richiedono occhio attento e poi grande stupore. Ma credo pure che anche i più grandi possano facilmente costruire dei bei nessi tra Ovidio e la Bella Bambina. 
Un altro punto interessante, almeno per quel che mi riguarda, deriva da una mia naturale attrazione 'professionale' verso le riscritture intelligenti di storie classiche. 
Il cambio di prospettiva oppure di registro o di tono a mio parere è foriero di sconfinamenti, quindi di novità, quindi di curiosità e attenzione e quindi di pensiero. 
A riprova di ciò, porto l'esempio di come quasi a ogni frase che Adolfo Córdova mette sulla pagina e a ogni disegno che su quella stessa pagina si espande e dilaga, è proprio il caso di dirlo, si accendano riferimenti e pensieri anche molto lontani dalla storia in sé. Evocatori. 

part. da ©Adolfo Córdova, David Álvarez 
Bella Bambina dai Capelli Turchini

Libro benefico. 

 Carla 

Noterella al margine. Sui disegni di David Álvarez andrebbe scritto un post a parte. Colpevolmente lasciato indietro e poi fagocitato dal resto è rimasto un altro libro che mi aveva colpito un bel po': La donna Uccello, uscito nel 2022. La promessa è quella di farlo tornare in superficie, questo libro, e dedicare a questo artista messicano almeno un po' di luce della tanta che meriterebbe.

sabato 15 luglio 2017

ECCEZION FATTA!


IN VIAGGIO CON PINOCCHIO



Questa è davvero un'eccezione che vien fatta in un blog che per statuto si è dato quello di ragionare di libri, quelli di carta, sulle loro figure, sui loro contenuti.
Solo di rado, una ricetta, per il 'gusto' di non prendersi troppo sul serio.
Dopo aver fatto un paio di viaggi lunghi in macchina e aver ascoltato attenta attenta Il posto di Annie Ernaux e poi Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e aver sbuffato un po' a un giallo ambientato a Foggia, di cui non ricordo il titolo e men che meno l'autore, non posso far finta di niente e continuare a ignorare gli audiolibri.
Vivo con un lettore compulsivo che ha gioito quando ha capito che la sua biblioteca poteva diventare smisurata e potenzialmente infinita e nello stesso tempo essere tenuta in tasca, stipata in un rettangolino sottile di plastica rigida con svariati pixel su un lato. Quando poi questo stesso lettore ha scoperto che durante i suoi lunghi viaggi in macchina come compagni di solitudine poteva contare sul principe di Salina o sulla professoressa francese ha ri gioito.
In macchina con lui però sono saliti anche Toni Servillo e Sonia Bergamasco.  
Loro hanno dato voce ai libri citati.
E resta da chiedersi se siano stati capaci di mettersi comunque a sedere 'dietro' al libro letto ad alta voce per il docente pendolare? Io, una mia idea la ho.
In tutta onestà, testati sul campo, gli audiolibri sono utili, piacevoli, risolutivi per un pubblico avvezzo. Riempiono di senso momenti della giornata che di senso non ne hanno e hanno il pregio, rispetto a programmi di culto come Ad Alta Voce dentro Fahrenheit, di essere sempre pronti all'uso (evitando il podcast a cui peraltro va dato merito di essere lì sempre a disposizione).
E sul pubblico non avvezzo che effetto hanno? Non ho casistica sufficiente per dire qualcosa. Malgrado ciò, devo tenere presente che io per mestiere mi rivolgo a una precisa fetta di pubblico non avvezzo (con la non recondita speranza che lo diventi, prima o poi, avvezzo): i bambini e le bambine.
E allora è normale che io mi interroghi su qual è l'uso sano che loro possono fare di un audiolibro? E quale quello che possono farne soprattutto i loro adulti di riferimento?
Provo a elencare un paio di riflessioni in merito.
Gli audiolibri sono libri, che del libro hanno perso alcuni importanti elementi, e che per questo motivo vanno usati diversamente. D'altro canto ne hanno acquistato degli altri che li rendono oggetto interessante da studiare.
Devo necessariamente schematizzare ma direi che gli audio li hanno perduto 1) la consistenza materica del libro, il suo formato (la cura grafica è un valore riconosciuto e perseguito in particolare dalle piccole case editrici di qualità) 2) hanno perso il codice iconico. Niente più figure a suggerire ulteriori dettagli non presenti nel testo, a creare suggestioni, a solleticare il nostro imaginario e la nostra educazione al visivo e al bello. Ne consegue che essi 3) hanno perso la relazione dell'immagine con il testo che tanto importante è per lo sviluppo del pensiero, 4) hanno perso la condivisione che si esplica nell'atto del leggere assieme. Forse sarebbe più corretto dire che gli audiolibri hanno messo in disordine i ruoli canonici tra lettore e autore, ma soprattutto in ambito strettamente emotivo tra lettore e ascoltatore. Per questa ragione mi piacerebbe pensare a un adulto che con un piccolo ascoltano insieme la medesima lettura e non piuttosto un adulto che si defila, delegando all'audiolibro l'intrattenimento e l'occupazione del bambino 5) hanno azzerato il tempo personale del lettore. Con un audiolibro mi riesce difficile immaginare un ruolo così tanto attivo da parte dell'ascoltatore che lo porti a tornare indietro o andare avanti a proprio gusto. In questo senso l'audiolibro rischia di impigrire il lettore non particolarmente appassionato.
Per converso gli audiolibri 1) hanno conquistato tempi altrimenti dedicati alla noia. Bene, anche se io personalmente lo considero un peccato, parlando di infanzia, 2) si stanno conquistando il ruolo di 'fratelli maggiori' che affiancano e sostengono il lettore in erba o il lettore con difficoltà che fatica nella decodifica della pagina scritta 3) hanno dalla loro una coloritura, a volte interpretativa ma sempre abbastanza onesta, data dalla voce che nella pagina scritta e silenziosa si perde, 4) hanno ampliato il raggio di 'esplorazione' letteraria, alleggerendo di fatto l'esercizio del leggere (e del cosa leggere), 5) hanno il merito di sottolineare il valore 'sonoro' della lingua. Ma questo è merito che viene loro riconosciuto da lettori già forti, in cerca di raffinatezze letterarie.
In tal modo i due piatti della bilancia sembrano essere in equibrio, tuttavia mi pare evidente che i due oggetti, il libro di carta e l'audio libro, siano piante molto diverse tra loro che condividono il terreno che le nutre ma che, appena sopra la sua superficie, si differenzino parecchio.
La stessa differenza che esiste tra il leggere e il narrare. Non è poca.
Basta saperlo e prenderne atto.
A quel che capisco la casa editrice 'storica' per gli audiolibri è Emons, cui fa seguito Salani. Più piccola ma ben diffusa è la collana degli audiolibri di classici, curata da Biancoenero Edizioni. Tuttavia, mi piacebbe sottolineare che ci sono anche esperienze piccole, minuscole ma curate, come quelle di Locomoctavia di Daniele Fior (con la chitarra di Francesco Catalucci) di cui ho sentito, capitolo dopo capitolo (non più di 5 minuti ciascuno) i 36 che raccontano in tre magnifiche ore che volano il Pinocchio di Collodi.
Un dubbio resta, ma non è ancora tempo per scioglierlo. Contribuiscono gli audiolibri alla costruzione di un lettore o di una lettrice? La risposta potrebbe arrivare fra qualche anno.
Intanto, continuiamo a leggere e ad ascoltar leggere.



Carla

venerdì 13 novembre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ALBERO GENITORE

Pinocchio prima di Pinocchio, Alessandro Sanna
Orecchio acerbo 2015

ILLUSTRATI 

"C'era una volta un pezzo di legno, direte voi lettori. Invece no! C'era una volta l'universo."

Un'esplosione fredda, in un cielo già blu con milioni di frammenti che si proiettano in tutte le direzioni. La traiettoria di uno di questi è visibile e ne possiamo seguire l'impatto sulla crosta della Terra. Da esso non si genera fuoco e distruzione ma, al contrario, esso è portatore di vita. Dal suo lampo luminoso nasce uno stelo nero che cresce sullo sfondo di un cielo illuminato da albe e tramonti primordiali, fino a diventare un albero esile e invernale. 


Il verde plumbeo che incombe è attraversato da un fulmini. Una saetta luminosa, che resta in dubbio se arrivi dal cielo o sia segno di una esplosione interna all'albero stesso, segna il cambiamento di stato.
Tra quei rami, ora da vita nasce vita. La vita quando nasce è esplosiva. E non di gemme come vorrebbe la Natura, ma di una creatura legnosa, con due braccia, con cui accenna un saluto all'albero genitore, e due gambe che lo portano subito lontano. 


Ed è qui che nasce il legame con una storia che custodiamo nel nostro immaginario: Pinocchio. Da qui in poi si segue l'evoluzione di una esistenza precisa. Si ripercorrono le tappe conosciute, in una sorta di Ur-narrazione: gli incontri con il gatto e la volpe, prima che diventassero il Gatto e la Volpe, con il mangiafuoco, con il serpente, con il grillo, con il colombo e con il pescecane. Sono tutti espressione di una loro esistenza prima dell'esistenza stessa, quando li abbiamo conosciuti noi come quel preciso Grillo, quel preciso Serpente, quel preciso Colombo. A testimoniare e ricordare al lettore che siamo in una fase primigenia c'è sempre sullo sfondo un cielo da alba boreale che toglie il fiato da quanto è bello.


Così come avviene nel Pinocchio, assistiamo anche qui a un percorso di crescita attraverso il tempo che scorre e un intreccio narrativo che diventa sempre più complesso e articolato per le molte presenze che si vanno ad affiancare al protagonista, quel legno antropomorfo.

Lui attraversa veloce, come se sapesse che in fondo c'è il suo traguardo per diventare Qualcuno, l'aria, l'acqua, il fuoco e la terra. Corre, scivola, nuota, rotola, vola, ma va sempre in avanti. 


E quando il cielo alle sue spalle diventa un cielo conosciuto, azzurro di primavera, con qualche cirro che lo attraversa, e quando la terra smette di essere plumbea o ghiacciata, e diventa un prato fertile, il legno rallenta, si copre di teneri germogli e poi foglie, e capisce di essere arrivato a destino. Si ferma e mette radici. In cima ai suoi pensieri c'è già una storia, che è storia nota. 


Alessandro Sanna talvolta sceglie di misurarsi con temi enormi. Penso a Fiume lento e al tema delle proprie radici profonde.
Qui alza ancora di più il tiro e mira al tema per eccellenza: l'origine della vita. E lo fa frugando nell'intimo suo, ma anche in quello di ognuno di noi, prendendo a spunto un archetipo del nostro immaginario, Pinocchio. E che archetipo, vien da pensare! La storia che meglio di altre ha saputo raccontare la vita, come percorso di crescita di ogni creatura portatrice di nome e di intelletto.
Quando si vuol raggiungere una vetta così alta, non servono le parole, che potrebbero rivelarsi riduttive e frenanti nell'ascesa, e infatti Sanna tace, o quasi. Servono, invece, i colori che vanno diritti all'anima di chi guarda. E Sanna, con il colore che trascolora di continuo, racconta l'universo, questo mondo nuovo nuovo, pieno di esplosioni ed emozioni incontenibili.


Il ritmo è quello di una danza cosmica su cui si potrebbe immaginare una musica d'orchestra tonante. Si percepisce un ritmo, dunque. E Sanna questo ritmo lo crea in pagine raccontate con brevi tocchi, veri e propri pizzichi sulla corda di uno strumento, che poi 'esplodono' in tavole intere, in cui il segno, il colore e la musica diventano sinfonia.
Eppure in questa esplosione di colori, in questo contesto cosmico, Sanna trova anche la misura del gesto piccolo, intimo, quasi impercettibile, nel raccontare Pinocchio prima di Pinocchio che però è già Pinocchio. 


Mi riferisco in particolare a una tavola, quella con un cielo rosa cupo, quella in cui il pezzo di legno ha già un'anima e corre lontano dall'albero genitore. Sfido tutti a non pensare immediatamente a lui, guardandolo in quella corsa sfrenata verso la vita, appunto. Ed è curioso, ma in quell'albero che resta al margine del foglio, che lievemente si tende verso destra, che denuncia il suo vuoto dato dal recente distacco di una parte di sé, mi pare di vedere le braccia tese e le spalle basse e inermi di Geppetto che lo guarda andare sicuro per la sua strada...

Il segno che siamo di fronte a un'opera d'arte che dimostra con forza il suo valore di 'creazione' d'autore, unica, sta di nuovo in un dettaglio: quella firma in copertina, non racchiudibile in un carattere a stampa che la renderebbe tutto sommato seriale, di fronte alla quale non resta che inchinare leggermente la testa con grande rispetto.

Carla