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mercoledì 29 marzo 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ENTRARE E USCIRE DI SCENA

Zio elefante, Arnold Lobel (trad. Cristina Brambilla) 
Babalibri 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Un giorno mamma e papà partirono per un giro in barca. 
 Io non potevo andare con loro: avevo mal di gola e mi colava la proboscide. 
Andai a casa e mi infilai a letto. 
Scoppiò un temporale. La barca non tornò indietro. Mamma e papà erano scomparsi in mare. 
Ero solo. Restai seduto sul letto con le tende tirate. 
Dopo un po’ sentii la porta che si apriva. 
'Ciao, sono zio elefante' disse una voce. 
Guardai zio elefante. 'Che cosa stai fissando ?' mi chiese lui. 
'Ah, ho capito, stai guardando le mie rughe.'" 

Effettivamente sono proprio le rughe che hanno attirato l'attenzione del piccolo elefante orfano. 


Zio elefante ne ha moltissime e ne è perfettamente consapevole. È vecchio.
Con la stessa sicurezza con cui ha apostrofato il piccolo, lo porta via di lì, da quella stanza buia con le tende tirate e se lo porta a casa, in treno. Lì i due fanno un po' di conoscenza e contano diverse cose per ingannare il tempo. 
Arrivati a destinazione, lo zio accende una lampada a olio, per poi spegnerla subito dopo, visto che è abitata di un ragno che non ha gradito il calore e l'intrusione.
Cena a lume di candela e la mattina dopo il saluto all'alba, a cui si accoda anche il piccolo. 


Brevi presentazioni con i fiori, quindi passeggiata dove arrivano gli schricchiolii per zio elefante che possono curarsi solo tornando verso una comoda poltrona. 
La vecchia poltrona comoda fa venir voglia di raccontare una storia. Ma poi arriva la malinconia e anche le lacrime. 
Zio elefante trova un buon modo per superarla e sfodera anche la sua vena di cantautore. 
Insomma il tempo passa veloce fino al giorno del telegramma... 


Molte cose colpiscono nella costruzione di questa storia, divisa in nove capitoli.
A parte, ovviamente la grande qualità del disegno, qui con mezzetinte che ruotano dal rosa al grigio. Perfette per disegnare elefanti. 
La prima che colpisce ha a che vedere con la rapidità. 
Tutto succede in modo fulmineo. Niente lascia presagire gli eventi nella loro sequenza. Questo è un modo di raccontare che un bambino potrà riconoscere come familiare: nessun preambolo, nessuno slittamento verso i margini, nessuna possibilità di distrazione: tutto deve andare dritto al sodo. 


Tra la riga 8 e la riga 10 l'elefante è già orfano. E alla riga 15 si è già aperta la porta e ha fatto la sua comparsa zio elefante.
Bell'andatura!
La seconda ha a che vedere con le apparizioni/sparizioni, ossia con le entrate/uscite in/di scena del tutto imprevedibili e addirittura inspiegabili. Ne elenco solo alcune: scoppiò un temporale/la barca non tornò indietro oppure sentii la porta che sia apriva/Ciao sono zio elefante, o ancora prese una lampada dalla mensola e l'accese/ehi voi, disse una vocina
La terza ha a che fare con la precisione e la metodicità e un certo gusto per gli elenchi. A partire da quello iniziale riferito alla grande quantità di rughe del vecchio elefante. 
Ribadito, durante il viaggio in treno, questo gusto per l'esattezza si fa concreto nel conteggio di varie cose: dai pali della luce ai campi, fino ad arrivare alle bucce delle noccioline, unica cosa che i due riescono a contare con la necessaria calma. 
Si ripetono con metodo i conteggi e vengono messi in elenco. 
Ma a ben vedere questa precisione e amore per l'esattezza e il metodo sono sparse ovunque: dal rituale del saluto all'alba, alla presentazione del nipote fiore per fiore, al modo di farsi passare gli schricchiolii. Per non parlare della precisione con cui mette in elenco ciò che l'armadio di zio elefante contiene, generandone uno speculare quando tutta quella roba la indossa. 
La quarta ha a che fare con minuscoli colpi di genio che Lobel dissemina qui e lì. Il primo dei quali si manifesta in quelle tende tirate che rappresentano un gesto tangibile e visibile del lutto e del dolore del piccolo elefante. 


Altro piccolo colpo di genio è il gioco dei vestiti che mette in atto lo zio elefante: a ben pensarci è fatto di nulla eppure è visivamente meraviglioso, quanto efficace. 
Per non parlare dei giochi di proboscidi che si intrecciano che si sfiorano che si toccano e che, in assoluto silenzio verbale, testimoniano cura, calore e affetto reciproci. 
Ma la migliore è senz'altro la specularità tra la porta di entrata e quella di uscita.
 

Ecco, dunque: cura, calore e affetto sono dappertutto. La storia in sé si tiene sulle tre cose, ma, cucito insieme esiste anche un quinto elemento che Lobel inserisce, senza parere. 
Imbastita, diciamo così, nella fodera, ossia all'interno della storia che zio elefante racconta al nipote, c'è una bella inversione di ruoli che vede il piccolo prendersi cura del grande, o per meglio dire, del vecchio.
La preziosa stoffa di Lobel!

Carla
 

lunedì 3 agosto 2020

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

Da oggi succede questo. 
Si inaugura una nuova rubrica dentro Lettura candita.
Prende il nome dal titolo di un meraviglioso racconto di Saki. 
E nasce dal desiderio di togliere dall'oblio di un ripostiglio, quei libri di orecchio acerbo (clic) che - per l'imbarazzo che nasce da un conflitto di interessi patente - non hanno meritato a tempo debito neanche una riga su questo blog.
Visto che l'imbarazzo è comunque inevitabile, la rubrica avrà una cadenza grossomodo semestrale e vacanziera, agosto e dicembre.
Date queste premesse, la rubrica si sarebbe potuta anche chiamare: In punta di piedi, Tutto cambia, Vacanze o ancora Oltre il giardino
Ma non è successo.

L'elefante più piccolo del mondo, Alvin Tresselt, Milton Glaser
Orecchio acerbo 2020


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Per strada, tutti erano così occupati a correre qua e là che nessuno notò un elefante delle dimensioni di un gatto di casa, cosa molto triste per loro. Dopotutto, non capita tutti i giorni di vedere un simile spettacolo!
Ma di lì a poco, un ragazzino venne giù lungo la strada.
Anche lui era occupato. Stava cercando di non calpestare le fessure del marciapiede, così naturalmente non ebbe difficoltà nel notare subito l’elefante più piccolo del mondo. 'Proprio quello che ho sempre desiderato!' gridò il ragazzino, che si chiamava Arnold. 'Un elefante delle dimensioni di un gatto di casa!' 'Meraviglioso!' esclamò l’elefante. 'Perché quello di cui ho bisogno è proprio una casa.'"

L'elefante più piccolo del mondo, non più grande di un gatto di casa, è fuggito dalla giungla indiana dove tutti gli altri animali si prendono gioco di lui, perché è piccolo, perché è goffo. Sebbene sappia fare tutto quello che gli elefanti sanno fare, in primis barrire, ciò nonostante è lo zimbello di tutti. La decisione per lui è presa: andarsene altrove in cerca di una casa. 


Si imbarca su un cargo e arriva nella grande città dove ha la fortuna di incontrare Arnold, un bambino determinato almeno quanto lui.
La madre di Arnold però non è d'accordo ad avere un elefante, seppure grande come un gatto di casa. Come animale da compagnia, tutt'al più accetterebbe un gatto.
Ed è così che con le dovute 'modifiche' e un paio di lezioni, l'elefante diventa almeno in apparenza un gatto. La madre non si accorge di nulla, ma il topo fiuta l'inganno. L'elefante è smascherato e deve andarsene immediatamente. Deve andare dove di norma stanno gli elefanti: al circo. Ed è lì che fa il suo secondo incontro fortunato. Tra gli artisti che lavorano sotto quel tendone circo lavora L'uomo più piccolo del mondo. Tra i due scatta immediata l'intesa. Questa volta duratura.
E il povero Arnold perde di vista il suo elefante non più grande di un gatto di casa? No, perché il direttore del circo ha in serbo per lui una bella sorpresa...

Pubblicato per la prima volta nel 1959.
Ha la stessa età del capolavoro di Lionni, Piccolo blu e piccolo giallo (e, modestamente, mia).
Nasce in quell'America in cui, già da un decennio, molto era in ebollizione nell'ambito dell'editoria per l'infanzia e più in generale della grafica.
Se prima della Seconda guerra mondiale era l'Europa a guidare la ricerca e le avanguardie, con l'avvento del conflitto molti fuggirono in America e fu lì che si crearono le condizioni ideali perché attecchisse e fiorisse una nuova idea di libro illustrato, una nuova idea di comunicazione visuale.
Milton Glaser, il miglior graphic designer di sempre, era lì, al centro di tutto questo fervore (reduce da una Fulbright a Bologna sotto la guida di Giorgio Morandi che ovviamente lasciò un segno nel suo stile). Nel suo studio, il Pushpin Studio, fondato nel 1954, circondato di più interessanti grafici e illustratori di quegli anni.
Tutti votati verso idee nuove e, spesso e volentieri, rivoluzionarie.
Erano gli anni di Lionni alla rivista Fortune.
Glaser era giovane, nel pieno di quella fase estremamente 'decorativa', come lui stesso ha amato definirla. 

 
Basterebbe paragonare i ghirigori del suo pennino o il lettering in molte parti di questo libro, con le forme sintetiche, asciutte, date da fogli a colori piatti strappati a mano, che invece costituiscono l'illustrazione del libro di Lionni, per capire l'ampiezza espressiva di quegli anni d'oro.
È sotto gli occhi di tutti, quanto Glaser si sia divertito nel decorare, appena la pagina e la storia glielo consentiva, a partire dal 'fiorito' frontespizio, attraverso le casse sul cargo, fino ai pattern dei pavimenti e dei vestiti della madre di Arnold e del direttore del circo. Per chiudersi con un decoratissimo frontalino della casetta su ruote... 
Anche se era agli inizi della sua carriera, era già grandissimo nell'uso di uno degli strumenti di grafici e illustratori: il colore. 


Sono ancora tempi in cui occorre risparmiare i costi di stampa e quindi Glaser sceglie due colori non primari, ma opposti (cosa che li rende gradevolissimi all'occhio che nel guardarli passa continuamente da quello caldo a quello freddo): l'arancio, ovvero un rosso con del giallo dentro, e un verde che oggi diremmo petrolio, ovvero con del blu dentro. 
Dalla loro sovrapposizione in percentuali diverse ottiene il nero e il terzo colore del libro, quel verde marcio che punteggia le casse o che viene usato per gli elefanti del circo. Nella nuova edizione americana le cose sono andate diversamente: i colori puri che sono stati usati sono tre, oltre al nero.
Ma in quello stesso centro pulsante si muoveva anche Alvin Tresselt. Grafico come Glaser e autore di una gran quantità di titoli, aveva cominciato a pubblicare libri già più di dieci anni prima e aveva già vinto la Caldecott Medal nel 1947 per il libro White Snow, Bright Snow, illustrato da Duvoisin.
Lo stesso gusto che Glaser dimostra per il 'divertimento' grafico lo si ritrova nel testo di questo libro. Tanto vibrano le illustrazioni, tanto suona il testo, costruito su una serie di ritornelli che lo rendono piacevolissimo a una lettura ad alta voce.
Il nome dell'elefante diventa di fatto 'l'elefantepiùpiccolodelmondo' e il ripetere che non è più grande di un gatto di casa, non solo è miccia della partenza e del grande inganno, ma è vero e proprio tormentone per tutto il libro.
Ma se da un lato questo libro è lieve nel testo, diventa molto profondo nei suoi significati. Proviamo a metterli in sequenza: 

 
1) Grande stima e rispetto del pensiero infantile che sa 'capovolgere' le situazioni a proprio uso e consumo. Si noterà come in un amen il bambino organizzi un piano contro la decisione materna. Si noterà come il bambino sia in grado di accomodarsi nel destino avverso.

 
2) L'osservazione dell'infanzia. Si noterà che il bambino per strada fa una cosa che tutti bambini hanno fatto almeno una volta nella vita.

 
3) Ironia nei confronti del perbenismo. Si noterà come la madre, che peraltro Glaser si guarda bene dal rappresentare in volto, ragioni esclusivamente tenendo conto del giudizio degli altri. 



4) La questione della diversità, trattata in una chiave non retorica. Si noterà che gli animali della giungla indiana non ci fanno una gran bella figura, al contrario dei loro omologhi del circo.


5) Il senso di positività del finale che accontenta tutti, in una sorta di moderno 'e vissero tutti felici e contenti', dove si dimostra che ognuno ha diritto a un suo posto nel mondo.
Anche se oggi qualcuno potrebbe storcere il naso al sentire che quel posto è in un circo.
Grande annata, il '59.

Carla


lunedì 14 maggio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA MADELEINE DELL'ELEFANTE

La memoria dell'elefante. Il viaggio indimenticabile di Marcello
Sophie Strady, Jean-François Martin (trad. Rosa Vanina Pavone)
Il Castoro 2016


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Marcello è un vecchio, vecchissimo elefante. Ha la pelle grigia e rugosa come quella di tutti gli elefanti: è difficile indovinare la sua età. 'Ma che giorno è oggi?' si chiede stiracchiandosi tutto."

Con questo dubbio il vecchio Marcello fa colazione, poi una doccia, quindi cerca un abito adatto. Si veste, si mette al tavolo nella sua biblioteca e, dando un'occhiata fuori, sente un ticchettio sul vetro. È Ziggy, un colibrì che entra e volando veloce, lo invita ad andare in salone dove un mucchio di scatole e pacchetti ingombra il pavimento. Il pacco dalla forma più insolita contiene un elicone, lo strumento che in gioventù Marcello suonava nel suo gruppo musicale pop.
Rivedere e riprendere in mano quell'elicone solletica mille ricordi nella testa dell'elefante: il suo viaggio in Asia, attraverso il Pacifico fino in Vietnam a trovare un cugino geografo; quindi il suo rientro in Francia e il suo successivo impiego come giardiniere al Jardin du Luxembourg.
Quanti ricordi a Parigi in quel tempo: i cortei e il maggio di libertà. Era il 1968! E mentre Marcello è lì che ricorda, alle sue spalle dagli altri pacchi e pacchetti escono tutti i suoi amici, riunitisi per una festa a sorpresa. Che tanto a sorpresa forse non è....


Questo libro è grande. Per almeno cinque motivi. Anzi sei.
Il primo e il più evidente è che misura 36 cm di altezza e 29 cm di larghezza: d'altronde deve contenere un elefante e una intera enciclopedia...
Il secondo motivo è immediatamente derivante da quanto appena scritto. Questo libro, che a una lettura superficiale può sembrare un'esile racconto di un vecchio elefante in vena di ricordi, è in realtà una vera enciclopedia delle sua vita. Un catalogo selezionato per menti curiose di argomenti svariati che in qualche modo hanno attraversato la sua esistenza: dalla cucina, alla musica, dalla navigazione all'architettura, dalla moda alla botanica e all'ornitologia.


Il terzo motivo che ha a che fare con la grandezza, o forse sarebbe più corretto parlare di profondità, è la sua struttura narrativa. Esiste un filo della trama che è più grande degli altri e segue in senso strettamente narrativo il racconto dell'elefante Marcello. Intorno a questo se ne intrecciano diversi più sottili che non sono vere e proprie narrazioni, ma piccoli box che mettono a fuoco, in più grandi insiemi tematici (ma non sempre), piccole curiosità su argomenti diversi che, però con il racconto principale hanno una qualche connessione. Uno in particolare è sempre dedicato all'approfondimento delle abitudini dei pachidermi (quelli veri).
Ne risulta un tempo narrativo molto diversificato e oltremodo interessante. Si legge, pagina dopo pagina la storia di Marcello, la sua storia di adesso e anche il suo passato, e poi pagina per pagina invece ci si sofferma a leggere le abitudini del picchio, la storia del frac o delle caramelle salate. Che cosa abbiano a che fare picchio, caramelle salate e frac con l'elefante Marcello è già stato detto: sono tutti elementi che in qualche misura hanno attraversato a sua esistenza. Sono porzioni delle sue conoscenze, delle sue esperienze, sono ricordi di cose viste, apprese, sentite, toccate, assaggiate. Un po' come la madeleine dell'altro Marcel...


Se così è, magicamente entra nella testa del lettore un concetto da non sottovalutare: la memoria della propria vita conferisce spessore al nostro essere.
Una lettura così tanto stratificata e complessa la si fa, di solito, con un romanzone russo o francese, di nuovo l'altro Marcel, per le mani, ma con un albo illustrato l'esperienza ha davvero il carattere della novità.
Il quarto motivo di grandezza sta nell'alto valore dell'esperienza estetica di chi lo legge e lo sfoglia.


Sebbene sia un argomento molto aperto in ambito critico, l'educazione dello sguardo dei più piccoli nei confronti della bellezza a me pare fondamentale se non addirittura urgente. In termini puramente teorici non qui e non ora bisogna scriverne, tuttavia con questo libro in mano non si può fare a meno di notare quanto Jean-François Martin alleni lo sguardo dei suoi lettori a forme di arte altissima. E non lo fa solo inserendo importanti elementi del design - vere icone - come arredi della casa di Marcello, oppure costruendo skyline o scenari riconoscibili, ma anche nella composizione delle figure animali, forse l'elemento più suggestivo per un bambino, che diventano un meraviglioso gioco di incastri.


Senza contare ancora la figura di questo grande elefante 'umano', perfetto nel solco della tradizione di Babar, caratterizzato qui da un segno 'fuorifuoco' che rende diversa e originale la parte 'narrativa' rispetto alla pulizia e al nitore delle pagine 'informative'.
Ma la grande bellezza di queste ultime sta proprio in questo alternarsi equilibrato di testo, immagine ed elementi di raccordo grafico: veri e propri ricami in cui i vuoti e i pieni si compensano in una tessitura di cornici con motivi sempre diversi, che denunciano una competenza da grafico della carta stampata di grande calibro. 


In questo omaggio visuale alla memoria (di un elefante!) di un tempo passato si innesca una riflessione più grande sul senso del tempo e su quanto esso modelli la nostra esistenza. E qui forse si coglie la quinta grandezza, ovvero la chiave metaforica che permette a un tema del genere di essere capito da tutti: al contrario se fosse stato trattato in senso letterale, sarebbe risultato invalicabile per molti. Invece il grande e vecchio elefante, simbolo per eccellenza del concetto di memoria, diventa con naturalezza simbolo dello scorrere del tempo che modella il senso di una vita. La sua, come quella di tutti.
Tralascio volutamente la sesta grandezza che va riconosciuta agli ideatori di questa architettura mirabolante: Strady e Martin, i quali hanno saputo sfruttare al massimo del suo potenziale l'albo illustrato, inteso come linguaggio complesso che sa parlare a piccoli e grandi, anche attraverso grammatiche differenti. La tralascio perché chi legge queste righe è adulto abbastanza per potersela godere in autonomia.


Carla

Noterella al margine. A questo libro non ho pensato tutti i giorni, ma ci ho pensato spesso in questo ultimo anno. Ho come il sospetto che sia passato sotto silenzio, o quanto meno in sordina, un libro così bello e quindi penso che forse Strady e Martin non ce li meritiamo...e forse mai vedremo nel catalogo Il Castoro il secondo dal titolo: Souvenirs de Marcel au Grand Hôtel.

giovedì 16 ottobre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


ELEFANTI A GOGO'

Un ben gradito ritorno, quello di Pittau e Gervais, maestri di fuochi d'artificio cartacei.


Dopo la serie esilarante dei 'bisogni corporali', Pipì della zebra in testa, dopo le raffinate raffigurazioni sulle stagioni in Primavera Estate Autunno Inverno, e soprattutto dopo il caleidoscopio di immagini di Animatti, unico portato in Italia di una serie di libri animati dedicati agli animali, ecco Elefanti, semplice essenziale cartonato dedicato soprattutto ai lettori più piccoli


Qui si gioca con una sola immagine, la silhouette di un elefante sorridente, grande, piccolo, girato a destra o a sinistra, nascosto da alette o pronto a trasformarsi a comando. 


Se in una pagina abbiamo sei elefanti neri, nella successiva abbiamo cinque elefanti bianchi e uno arancione.

 




















Ma le sorprese non finiscono qui: possiamo improvvisare un gioco di memoria per trovare, sotto le alette, le coppie di elefanti uguali, oppure, nello stesso modo, associare un colore ad uno stato d'animo.
 

Ma possiamo anche girare e rigirare gli elefanti per avvicinarli o allontanarli.
Un po' un libro sui contrari, un po' gioco di memoria, è un continuo girare e rigirare, sollevare le alette, girare pagina per vedere l'effetto che fa.
Come si vede è un gran gioco, il gusto di prendere un'immagine e farne un po' quel che si vuole. Pensato per i piccoli, colori, alette e associazioni semplici lo consentono, in realtà come sempre è un grande divertimento anche per i grandi. Provare per credere.

Eleonora

Elefanti”, Pittau e Gervais, Franco Cosimo Panini editore 2014



lunedì 13 ottobre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SENZA RESPIRO
 
L'elefante un po' ingombrante, David Walliams, Tony Ross
L'Ippocampo 2014

ILLUSTRATO PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Un giorno qualcuno bussò forte alla porta. Sam scese di corsa le scale per andare ad aprire. Era la mamma che tornava dalle spese? Era un amico? Era il postino? No...Era un elefante. Un grande, grosso, gigantesco, megagalattico elefante."

Con una valigia su cui spicca la sua cifra - E - il grande elefante con sciarpa e basco apostrofa l'incredulo ragazzino, chiamandolo per nome. Come può essere successo tutto questo? Subito spiegato: un moduletto insignificante per adottare un elefante, compilato tempo addietro allo zoo. Se il bambino, ingenuamente, aveva pensato si trattasse di una adozione a distanza, si sbagliava di grosso. Ora l'elefante è arrivato. 



Ha fame, sonno, vuole lavarsi e vedere la tv in poltrona. Ma non basta. L'elefante con scaldamuscoli alla moda e fascetta in testa fa ginnastica, con il caschetto sale in bici. In un mondo a misura d'uomo un elefante è sovradimensionato e così fanno una brutta fine il letto, la bicicletta, la cucina, i soprammobili del soggiorno. Ma il peggio deve ancora suonare....alla porta.

Divertente è riduttivo, esilarante è ancora troppo poco, lo definirei IRRESISTIBILE. Il povero Sam - chiamato con il suo nome di battesimo solo al principio, poi definito dall'elefante, semplicemente, Citrullo - vive un vero incubo. 


Solo a casa, apre la porta a questo elefante che pensa di essere autorizzato a tutto e infatti tutto fa succedere, Sam/Citrullo si trova la casa devastata nel giro di un mattino. E dall'altra parte lui, l'elefante adottato, che si comporta come un ospite piuttosto irriguardoso e un tantino pretenzioso. Questi ingredienti, un formato extra-size su cui poter lavorare, e Tony Ross si scatena con le sue chine e i suoi acquerelli e il risultato è sotto i nostri occhi. Esplosiva la commistione con la storia di Dave Walliams. 

 
Entrambi maestri del comico, messi vicini, moltiplicano il divertimento del lettore.
L'idea di avere un animale 'esotico' alla porta di casa non è esattamente una novità: ci sono precedenti illustri. Penso all'elefante che si credeva gatto (G. Bachelet, Il mio gatto è proprio matto, Il Castoro 2005), o al rinoceronte comprato in saldo (S. Silverstein, Chi vuole un rinoceronte a un prezzo speciale?,Orecchio acerbo 2011), ma ci sono anche leoni che vanno nascosti agli occhi della nonna (H. Stephens, Nord-Sud 2014) o serpenti che bevono il tè con vecchie signore (Tomi Ungerer, Crictor, Mondadori 1999, Electa 2012).
Il lato comico di queste storie è sempre generato dall'assurdo, ovvero dal fatto che il contenitore si debba modificare in base al contenuto (un letto lungo e stretto per Crictor) o nel fatto che il contenitore denunci la sua inadeguatezza ad accogliere un nuovo contenuto, laddove il contenuto è l'animale esotico e il contenitore è la casa o un suo analogo.


Nel libro di Walliams e Ross questo gusto per l'assurdo è molto accentuato e fa molto ridere, ma la risata si amplifica ancora di più nella diversità di ritmo tra i due protagonisti. Il ritmo serrato, direi senza respiro, che l'elefante mantiene fin dal principio cozza con la flemma rassegnata del povero Sam che non riesce a stare dietro a quel vulcano di idee che è l'elefante e, muto e rassegnato, si limita a constatare i danni subiti e a raccogliere i cocci.
La sequenza di azioni che Walliams immagina per l'elefante trovano un corrispettivo nell'immagine che Tony Ross moltiplica nel continuo cambio di inquadratura: dalla pagina piena si passa a quella doppia, per poi tornare a una sequenza presa dalle stripes dei fumetti, in orizzontale, ma anche in verticale. Il tutto per poter guadagnare spazio allo scopo di far entrare un motivo in più per ridere. Evviva!

Carla

lunedì 24 febbraio 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


Romeo e Giulietta, Mario Ramos
Babalibri 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"C'era una volta un elefante enorme, grande come una montagna. Si chiamava Romeo ed era un elefante felice.
Beh, quasi...
Aveva solo un piccolo problema. Un piccolissimo problema."



Era timido. Ovvero arrossiva per un nonnulla e gli amici lo prendevano in giro, chiamandolo Pomodoro perché un elefante rosso, seppure di timidezza, è pur sempre un'anomalia. Per questa ragione aveva preso l'abitudine di uscire solo dall'imbrunire in poi. Con il buio i colori si smorzano e tutto sembra grigio (d'altronde di notte tutti i gatti sono bigi). In una di queste sue solitarie passaggiate notturne sente una vocina piuttosto decisa che lo apostrofa dicendogli di fare attenzione a dove mette le sue zampone, visto che lei anche vuole avere il diritto di godersi una passeggiata in solitudine nella notte.
Caso vuole che il rosso sia il colore preferito di quella topolina di nome Giulietta e che tra i due scocchi la scintilla. Andare a vedere l'oceano è la loro prima passeggiata romantica...

Forte di questo nuovo amore, Romeo decide di tornare al villaggio e lì Giulietta dà il meglio di sé.
Elefante e topolina, al pari dei loro omonimi, appartengono a due famiglie (animali) molto diverse, ma a loro riesce di stare vicini per sempre perché semplicemente stanno bene assieme.

Mai tanto compianto, Mario Ramos, continua a allietare le nostre letture.
Questo libro che io ho nella sua versione spagnola è stato parte della maratona fatta in libreria ormai più di un anno fa in occasione della sua scomparsa.
Mi riempie di gioia vederlo tradotto e pensare che da oggi anche i bambini italiani possano, attraverso questo albo illustrato, ragionare sulla timidezza e sul fatto che essa si possa sconfiggere, magari con l'aiuto di chi ci vuol bene. Potranno sorridere e intenerirsi a guardare quel sederone da elefante e quella topolina appollaiata sulla zanna e scoprire che l'amore ignora le diversità.

Carla

martedì 18 ottobre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


UN PO' BRAVI E UN PO' NO
 
A VOLTE..., Emma Dodd
L'ippocampo Junior, 2011

ILLUSTRATO PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"A volte sei dolce, a volte sei dispettoso. Ma poco importa cosa dici o cosa fai ...a me piaci così!"


Mi ricordo sempre un libro scritto e illustrato da Dan Yaccarino che si intitolava Il maialino un po' bravo e un po' no (Mondadori, 2004) . Il titolo riassumeva il contenuto della storia e raccontava ai bambini una grande verità: nessuno al mondo (salvo rarissime eccezioni) è solo buono e nessuno al mondo (salvo rarissime eccezioni) è solo cattivo. E meno male che è così.
Nel piccolo libro scritto e illustrato da Emma Dodd si va oltre: non solo si dà per assodato che una sola persona può racchiudere in sé sentimenti tra loro discordanti, essere gentile ed essere dispettoso, essere coraggioso ed essere titubante, ma si racconta anche che gli altri, per questa ragione, non ti ameranno di meno. Loro ti amano perché sei tu.
E' un punto cardine della vita di ognuno quello di pretendere di essere amati per quello che si è.
Ed è bene saperlo ed esserne convinti il prima possibile.
Il libro è per piccolissimi con un testo ridotto all'essenziale, una sapiente quanto apprezzata inserzione di elementi argentati che di certo attireranno l'attenzione e il ditino indagatore e accarezzatore di chi sta guardando il libro. I protagonisti principali, nei quali subito occorre identificarsi da parte di chi legge, sono un piccolo elefante e la sua grande e accogliente mamma elefante.
Emma Dodd scrive e illustra libri per i più piccoli che ruotano sempre intorno a temi a loro congeniali: gli animali, la paura, ma soprattutto il tema dell'amore, declinato in modi ogni volta diversi. Nei suoi libri si esplora per esempio il desiderio di avere un cucciolo 'enorme' tutto per sé (Un cucciolo tutto per me!, Lapis 2008) fino ad arrivare a quest'ultimo utile vademecum dell'animo umano.


Carla