venerdì 3 novembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO SI DICE, AVERE I NUMERI

I numeri felici, Susanna Mattiangeli, Marco Corona
Vanvere Edizioni 2017


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Tutti dicono accidenti, dieci anni.
E infatti non è una cosa che fai così, nei ritagli di tempo. Io per esempio ci ho messo 3652 giorni fitti fitti a compiere dieci anni, perciò sì, accidenti. Tremilaseicentocinquantadue giorni. Il due alla fine è per i due anni bisestili che ci sono in mezzo. Il 10 è un numero felice. Sul serio. Io queste cose le so, un po'.
Funziona così: tu prendi un numero, per esempio il 10, appunto; poi moltiplichi ogni cifra per se stessa e viene: 1x1=1 0x0=0.Dopo fai la somma di ogni risultato e se alla fine ti rimane 1, allora quel numero, per motivi suoi, è felice."

Tina è sull'orlo dell'estate e del suo decimo compleanno. Ha una madre che di professione è suggeritrice di risposte, che resterà in città con il suo fidanzato pasticciere; un padre lontano che fa il matematico, ma sta arrivando per portarsela via per un po' dalla città; un paio di amici cari con cui condivide ancora l'assolato parchino di zona e una manciata di punti fermi nel quartiere dove vive: il fotografo e il vecchio Giovanni, che silenzioso rimugina sulla sua imminente fuga. E adesso ha anche Felice, creatura grande e pelosa.
Da questo libro si viene a sapere che esistono infiniti numeri felici (il 7 è uno di loro: 7²=49 4²+9²=130 1²+3²+0²=10 1²+0²=1 e il gioco è di nuovo fatto). E si sa anche che Tina ha i suoi personali: il 7, appunto, il numero dei suoi pesci rossi, lo 0547 il numero 'di matricola' nell'ospedale dove è nata, il 99 sul berretto di Giovanni, 83 gli anni che ha Giovanni e 26 che è il numero delle persone intervistate per capire che fine ha fatto ora Giovanni con la sua testa spelacchiata.
La sua, di Tina, una vita piena di numeri, come quella di ognuno di noi, con la differenza sostanziale che nessuno di noi ci mette troppo la testa sopra. Lei invece sì. Non è un caso che suo padre sia un matematico: la testa di questa ragazzina pensa e immagina e ragiona h24 e i numeri sono il suo criterio ordinatore. Di ogni fatto, di ogni luogo o persona lei cataloga e memorizza l'essenza numerica. In questo che ha l'aria di essere contemporaneamente un libro, ma anche una sorta di taccuino personale (piccolo ed elegante in ogni dettaglio), tutto viene riportato con meticolosa precisione e ciò che ne deriva è un spassoso quanto eccentrico elenco di numeri importanti (felici o infelici) che non supera la doppia dozzina ma che racconta molto bene un tratto di vita di una ragazzina sveglia.

Susanna Mattiangeli non è una ragazzina, ma è sicuramente sveglia. Per questa ragione, ma anche per sensibilità e per un insopprimibile gusto per il pensiero divergente riesce a concepire spesso libri inaspettati. Lontani anni luce da ogni ombra di retorica, i suoi testi sanno essere ficcanti, e nello stesso tempo sfuggenti, sanno cogliere punti di vista originali, danno della realtà una lettura sempre aperta e piena di spunti di riflessione non convenzionali. 
Il registro che le calza a pennello è, a mio avviso, il catalogo, oggetto narrativo interessante per essere nel contempo 'cornice' e 'moltiplicatore' di elementi. Qui, I numeri felici, ne sono un ulteriore esempio, anche se una trama silenziosamente si tesse all'interno dell'elenco dei numeri importanti per Tina. 
L'indubitato talento di Susanna Mattiangeli nel saper raccontare il modo di pensare di una giovane mente credo abbia molto a che fare con l'insopprimibile bisogno dei più piccoli di 'ordinare' (di catalogare) la realtà. E allora ben venga il catalogo delle parti che costituiscono una maestra, il catalogo che racconta chi siano gli altri, o ancora il catalogo affettuoso che una madre stila nel descrivere ad altri gli elementi identitari della sua bambina Anna, persa tra i mandarini del mercato.
Ma qui c'è anche dell'altro.
Non so dire se dipenda da un mio voler a tutti costi vedere oltre, ma mi pare si possa cogliere in questo libro una sorta di carezza a posteriori nei confronti della categoria dei padri: uno strambo corto circuito di una bambina che con la sua voce dei dieci anni, da grande si concede un gesto di affetto, forse un ultimo saluto o un attestato di riconoscenza.
Davvero non so dire cosa me lo faccia dire, ma non riesco a non vederla che così. E non so dire neanche se, accanto alla bella idea di partenza di raccontare una porzione di infanzia attraverso alcune cifre, questa delicatezza nel saper dire molto più di quanto le parole stesse possano fare siano i due elementi che hanno mandato avanti questo piccolo libro tra i finalisti di molti ambiti premi.
Ma mi piace pensarlo.

Carla

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