Nella burrasca, Brian Floca, Sydney Smith (trad. Damiano Abeni)
orecchio acerbo 2025
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
"Superiamo la stalla, usciamo dal bosco, ci troviamo allo scoperto,
sotto un cielo pesante e sempre più cupo.
Sentiamo le folate del vento, un vento sempre più forte.
Rimbomba nelle orecchie, scuote le piante, sbatte i rami sui rami toc toc toc!
Sugli scogli non ci siamo più mossi, scogli come immensi ossi
consumati e percossi dall'acqua e dal tempo
da burrasche come questa che ci sta venendo addosso..."
Insieme, questi due bambini escono di casa e si avventurano per andare incontro alla burrasca, una grande tempesta sul mare, che si sta avvicinando.
Attraversano il boschetto con il vento che si fa sempre più teso. I rami sbattono tra loro, ma i bambini proseguono. Arrivano sul mare e lì le onde sono alte e impetuose, ma si sentono al sicuro sugli scogli. Il suono, il rombo dell'oceano li avvolge.
È abbastanza come prova di coraggio'? Devono tornare indietro o proseguire nella burrasca sempre più vicina e sempre più furiosa?
La risposta è: tu tiri me, io tiro te, e andiamo avanti.
Attraversano i campi e quei pochi che la burrasca ha colto di sorpresa stanno correndo al riparo...
Loro no, tu tiri me, io tiro te, e andiamo avanti. Fino ad arrivare al villaggio, dove ormai non c'è più nessuno per strada.
Ma al primo tuono che scuote l'aria e ormai bagnati come pulcini sotto la pioggia, decidono di correre indietro.
Come Pollicino fanno il percorso a ritroso e quando tutto sembra molto pericoloso, Tu tiri me, io tiro te... una luce in lontananza.
Almeno tre cose magnifiche sono dovute accadere per arrivare a questo libro, che è la quarta cosa bellissima, in realtà.
La prima: l'incontro. La seconda: il testo. La terza: le immagini.
Sydney Smith e Brian Floca sono due giganti della letteratura illustrata per l'infanzia.
Hanno entrambi un pedigree di tutto rispetto e i loro libri hanno collezionato nel tempo i più prestigiosi riconoscimenti.
Entrambi scrivono, ma soprattutto illustrano. Seppure con un segno sideralmente distante. La precisione ossessiva di Floca, non a caso allievo di Macaulay alla Risd come David Wiesner, è tutt'altra cosa dall'espressionismo luminoso di Sydney Smith.
I due, ovviamente, si stimano reciprocamente per la loro arte e così capita che, nel 2022, durante uno dei passaggi di Sydney Smith a New York vada a trovare Brian Floca nel suo studio di Brooklyn.
In quell'occasione Floca tira fuori dal cassetto un suo testo che propone a Smith.
Da parte sua, Brian ha l'assoluta certezza che, visto l'argomento, il suo stile non sia adatto, mentre quello di Sydney sarebbe perfetto...
Lui lo legge e accetta.
A convincerlo ha giocato un fattore importante: Brian Floca, come lui, è un visual thinker, anche se molto diverso da lui dal punto di vista stilistico. Ma questo lo abbiamo già detto.
I due, a questo punto, smettono di chiacchierare troppo sul da farsi, sul come procedere: Floca si mette nelle mani di Smith e, come succede ai due bambini della storia, decidono di fare squadra e di fare un po' di strada assieme - tu tiri me, io tiro te!
A ben vedere, lavorare a quattro mani per un libro è un po' questo: prendere coraggio e intraprendere un'avventura di collaborazione e fiducia reciproche.
Si può dare per acclarato che Brian Floca lavori nei suoi testi cercando di esprimere al massimo il portato emozionale e sensoriale del racconto e Sydney Smith è perfettamente allineato.
Così si arriva al secondo evento magnifico: il testo, appunto.
Si tratta di una storia di coraggio, ossia di voglia condivisa di superare i propri limiti.
L'infanzia è il tempo delle prime grandi prove, ma è anche il tempo della condivisione. Se si è in due, si va avanti con più sicurezza.
È vero anche che le prime grandi prove si presentano davanti a un mondo che si manifesta più grande, davanti a una natura meno conosciuta, qualcosa che fa sentire minuscoli di fronte agli scricchiolii e all'oscurità di un bosco, davanti al rombo dell'oceano, davanti a spazi grandi, a case disabitate, alla solitudine di una città vuota e allo scoppio di un tuono.
Così, la sua prosa poetica - una qualità che per Floca era già stata notata e apprezzata all'epoca di Locomotive, nel 2014 - qui affidata alle sapienti mani di Damiano Abeni anche in italiano diventa suono, oserei dire musica, che evoca sensazioni palpabili.
A partire dal titolo, che si discosta un po' dall'originale Island Storm, in onore di quella parola "burrasca" che, con quel bu che esplode all'inizio e quelle due erre che rombano nelle bocche di chi la pronuncia per poi scoppiare nella sillaba sca che tutto chiude.
Insomma, poesia o canzone con un ritornello.
Burrasca, parola non tanto usata, almeno non quanto tempesta o temporale.
Un testo che ricorda nel suo andirivieni Nel paese dei mostri selvaggi, ma ancora di più l'andamento del testo poetico e soprattutto musicale, di Michael Rosen per A caccia dell'orso andiamo, laddove c'è un percorso di andata più lento e uno di ritorno, simmetrico ma ben più accelerato, lì un orso, qui un tuono!
[fine prima parte]
Carla




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