mercoledì 25 maggio 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL CANE DI FALCONE


Questo è il titolo del romanzo di Dario Levantino, pubblicato da Fazi: racconta la storia di un cane randagio, adottato da Giovanni Falcone, e nello stesso tempo ripercorre le tappe della carriera investigativa del magistrato palermitano.
Va chiarito subito che non è un romanzo pensato esclusivamente per i ragazzi, ma è adatto e consigliato per la loro lettura per diversi motivi: la semplicità del linguaggio, d’altra parte l’io narrante è il cane Uccio, che coglie i discorsi del ‘papà’ Falcone, ma fino ad un certo punto; la chiarezza quasi didascalica con cui si descrivono momenti delle indagini, dei processi, la faticosa comprensione del fenomeno mafioso; l’empatia che il personaggio canino inevitabilmente suscita.
Uccio, dunque, è un piccolo randagio, la cui madre è stata uccisa a bastonate, con una zampa malmessa a causa di un incidente; incrocia sulla propria strada il giudice Falcone, che lo adotta, trovandogli un cantuccio nel tribunale di Palermo, lo pulisce, lo nutre, lo porta a spasso; e spesso parla con lui, non sapendo che il cane capisce perfettamente, non ricambiato, il suo linguaggio.
Sotto lo sguardo attento del cane scorrono gli anni, gli episodi, i successi, gli insuccessi, i tradimenti, l’isolamento che il giudice Falcone visse nel decennio che precedette l’attentato di Capaci.
Ma nello stesso tempo c’è anche la vita di Uccio che cambia, man mano che cresce il suo rapporto col giudice; ci sono le sue avventure, il suo unico sfortunato amore, la sua capacità di ‘sensitivo’, che gli permette di sentire gli attentati prima che avvengano.
Attraverso i dialoghi a senso unico fra il magistrato e il cane viene ricostruita non solo la storia della lotta alla mafia, ma anche il ritratto che emerse dalle grandi inchieste che sfociarono nel cosiddetto Maxi processo; questo forse è il punto più interessante del libro, perché consente anche alle lettrici e ai lettori meno informati di comprendere la vera natura della mafia come anti-stato, come organizzazione criminale parallela, solo apparentemente nascosta.
Dolorosi, dolorosissimi gli elenchi di vittime, note e meno note, fra servitori dello Stato, semplici cittadini, parenti di mafiosi colpiti nelle faide interne. Si è parlato di guerre di mafia e di guerre si è trattato.
La memoria dovrebbe servire a questo: a non ripetere gli errori già commessi, a fare in modo che chi combatte in prima linea non sia lasciato solo. Purtroppo è molto difficile spiegare ai più giovani che questa solitudine non era solo il frutto di gelosie e invidie interne al mondo investigativo e a quello politico. Anche recentemente si è parlato degli intrecci perversi fra le organizzazioni criminali e settori dello Stato.
La memoria, che non sia retorica, che non sia la vuota ripetizione di formule di rito, è lo scopo di questo breve romanzo, scritto con grande misura e con la giusta dose di indignazione. Sicuramente coinvolgente per i più giovani, interessante anche per chi desideri ricordare gli anni terribili delle stragi di mafia e le persone che più degli altri hanno combattuto la criminalità organizzata, pagando con la vita.
Per i più curiosi, l’autore ci ricorda che è veramente esistito ‘il cane di Falcone’, un randagio che ha eletto per vari anni, come propria dimora, la statua dedicata a Falcone e Borsellino presso il tribunale di Palermo.
La lettura, interessante, coinvolgente, a tratti anche molto dura, è caldamente consigliata a ragazze e ragazzi a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Il cane di Falcone”, D. Levantino, Fazi 2022



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