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lunedì 9 marzo 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

CAMPIONI IN NATURA

Sono quattro e tutti e quattro hanno una forma molto particolare.


Non si tratta di libri come li abbiamo visti finora: le loro pagine sono cartonate e stondate, ma soprattutto sono mobili e ciascuna è forata in un angolo in alto. In questo buco passa un grande anello di metallo - difficilmente apribile, ma apribile - che le tiene insieme ma che permette nello stesso tempo a questo piccolo campionario illustrato di essere attaccato a un moschettone pendente dalla cintura di ogni giovane esploratore o esploratrice che voglia portarselo dietro. 
Uno è dedicato agli uccelli, uno alle nuvole, uno agli alberi e uno agli insetti. 
Così come concepiti, personalmente, mi hanno subito ricordato la mia passione infantile per i campionari di stoffe o di carte che giravano per casa: per ogni diverso esemplare un foglio a sé. 
Tutti e quattro fanno parte di una stessa collana: il mondo in tasca (per una volta Terre di mezzo ha fatto di meglio dell'edizione spagnola originale che l'ha intitolata Fijate). Per ragioni di impaginazione, hanno una breve introduzione generale che è onnicomprensiva. Se la prima scheda contiene la copertina, il suo rovescio deve contenere un testo neutro di introduzione. 
Per esempio quella sugli insetti recita così: 
"Il mondo è pieno di bestioline. Qui scoprirai una piccolissima parte del gruppo più numeroso del pianeta: gli insetti. Possono essere molto diversi tra loro, ma tutti hanno sei zampe, il corpo suddiviso in tre parti e sono ricoperti da un esoscheletro più o meno rigido, che cambiano nella fase di crescita; inoltre molti subiscono una metamorfosi, cioè da piccoli sono molto diversi e vivono in modo ben distinto rispetto a quando sono adulti. Quasi sempre possiedono almeno un paio di ali , anche se alcuni le usano più di altri. Li troverai sotto le pietre, nell'acqua, sulle piante, negli escrementi... Un po' dappertutto!" 
Sulla pagina di destra, ammesso che questo curioso oggetto lo si voglia sfogliare come un libro tradizionale, c'è l'immagine di un insetto, piuttosto che di un albero, o di un uccello o di una nuvola e sul verso, ossia il rovescio della pagina stessa, si legge la scheda che racconta chi sia quell'insetto, albero, nuvola, uccello. 


A logica, sarebbe stato più semplice mettere a sinistra l'immagine e a destra la scheda e avere tutto davanti, ma questo avrebbe impedito il gioco di poterle "liberare" dall'anello... quindi va bene così, anche se è un po' buffo vedere una cicala e leggere tutto quello che c'è da sapere su una forbicina. Se si sfoglia "il libro" degli insetti si può verificare che la scelta è stata dettata da una drastica cernita che si concentra sulle tipologie più comuni, quelle appunto che un bambino europeo può davvero incontrare nelle sue esplorazioni. Libellula, cavalletta, grillo mantide, cicala ecc. ecc. La scheda, giocoforza, deve essere brevissima: il nome comune, il nome della classificazione di Linneo, poi in poche righe si parla di tipo, di habitat e di dimensioni. Poi arrivano la decina di righe che raccontano due o tre cose interessanti da sapere. 
Prima eccezione è rappresentata dal campionario delle nuvole: nessun nome in latino, ma invece l'altitudine a cui si possono trovare sopra le nostre teste. Anche per le nuvole esiste un'interessante scheda schematica di apertura che ci informa del tipo, della quota, di quanto sia raro vederle e quanto connesse siano con la pioggia. 
Seconda eccezione: questo è l'unico tra i quattro campionari a essere della sola Anna Sanjuan. Mentre per gli altri, le illustrazioni sono affidate ad autori diversi. 
Il progetto è davvero interessante e si può prevedere (per i primi due siamo già alle ristampe) che, con questa forma così bizzarra del libro a schede, attirerà la curiosità di molti. E il fatto che siano così concepiti presuppone forse una categoria di lettori non ancora veri e propri scienziati nerd, ma più semplicemente ragazzini e ragazzine incuriositi da ciò che hanno intorno: a terra o per aria. 


La sfida, come sempre in questo genere di operazione editoriale di tipo divulgativo, sta nella scelta di cosa dire e come dirlo. 
Qui lo spazio che Anna Sanjuan si concede è davvero esiguo. Questo fa sì che lei debba davvero scegliere con cura il tono con cui raccontare, a costo anche di sembrare incomprensibile talvolta, e naturalmente essere drasticamente selettiva su cosa raccontare. 
Quella bella possibilità di usare un lessico esatto anche se difficile, per poi darsi la possibilità di sciogliere e spiegare nodi come ripariale, parlando di alberi o codrione, parlando di uccelli, o spiritromba, parlando di insetti, talvolta funziona, talvolta invece richiede la ricerca del significato da parte del lettore: cosa questa che non è per nulla disdicevole. 
Ogni potenziale lettore, ovviamente, sarà istintivamente attratto da un gruppo diverso, siano alberi, siano insetti, o nuvole o uccelli. 
Su tutti e quattro si diffonde un'alta qualità del disegno.
Tuttavia, nel metterli a confronto l'uno con l'altro, si potrebbero comunque notare delle piccole varianti interne: laddove per gli insetti sulla morfologia si fa anche affidamento all'immagine, non si può dire lo stesso nel campionario per gli uccelli che sono descritti spesso con una certa minuzia anche nel testo, negandosi talvolta la possibilità di raccontare qualcosa di più sui loro comportamenti. 
Le nuvole sono quelle che di più escono dal canone, ma sono di certo il soggetto più interessante e - presumo - anche quello meno frequentato. 


Sono ormai una minoranza residuale quelli che camminano con il naso per aria... 

Carla 

Nuvole, Anna Sanjuan, (trad. Luigi Cojazzi), Terre di mezzo 2025 
Uccelli, Anna Sanjuan, Ramon Baucells, (trad. Luigi Cojazzi), Terre di mezzo 2025 
Alberi, Anna Sanjuan, Carmen Clopès, (trad. Luigi Cojazzi), Terre di mezzo 2026 
Insetti, Anna Sanjuan, Alex Nogues, (trad. Luigi Cojazzi), Terre di mezzo 2026

lunedì 30 giugno 2025

FAMMI UNA DOMANDA!

ENTOMOLOGHE DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI!


La nostra specie combatte da sempre una guerra contro le zanzare. 
Una guerra che, a tutt’oggi, stiamo perdendo: ogni estate questi insetti ci pungono, e in tante parti del mondo iniettano microrganismi patogeni. 
Se da una parte, infatti, i nostri schiaffi, le bonifiche e gli insetticidi sono armi poco efficaci, dall’altra le zanzare si difendono e ci attaccano con sistemi biologicamente avanzati elaborati in milioni di anni di selezione naturale. Attenzione però: l’entomologo olandese Bart Knols ha messo a punto l’arma definitiva, quella che cambierà le sorti di questa guerra infinita e che ci porterà alla vittoria. L’esercito delle zanzare verrà sconfitto da un’arma potente e pestilenziale: l’odore dei nostri piedi! 

Il punto di partenza di questo libro è un accorato j'accuse nei confronti della società civile che si è dimenticata fino a oggi degli entomologi: neanche una strada, o anche solo un vicoletto, intitolati a qualcuno di loro. 
Ma adesso è giunto il momento di dire basta. E a dirlo, va da sé, è un entomologo. 
Gianumberto Accinelli si è preso la rivincita di pubblicare un libro in cui 14 tra entomologi ed entomologhe hanno cercato di dimostrare al mondo il valore delle loro ricerche e il più delle volte il mondo si è girato dall'altra parte... 
Si parte da una storia che, invece, dovrebbe interessare tutti: le zanzare. 
Bart Knols, quando si accorse che durante la notte le zanzare andavano solo da sua moglie, ignorando lui decise di capire quale fosse la differenza 'olfattiva' tra la sua pelle e quella della moglie. Ma prima di partire con la ricerca, decise di delimitare il campo di odori che emettiamo nelle diverse parti del corpo. Scoprì, dopo essersi fatto rinchiudere in una campana di vetro con molti esemplari di zanzare comuni, che esse si fanno guidare dal nostro respiro, e amano pungere nella parte superiore del nostro corpo, mentre le molto più pericolose Anopheles (altra campana di vetro e altri esemplari) sono attratte da un odore particolare che emettiamo dai piedi, possibilmente sudati e poco puliti: l'acido butirrico. E amano caviglie e gambe. 
Produrre l'acido butirrico in laboratorio è troppo costoso, in particolare per i paesi poveri colpiti dall'Anopheles. 


Fortunamente Knols era olandese e riconobbe che un famoso formaggio, costoso, ma non quanto l'acido butirrico sintetico da laboratorio, il Limburger, si distingue per l'ottimo sapore e il pessimo odore... così portò a termine il suo esperimento in vitro, attirando un enorme numero di zanzare anopheles intorno al suo pezzo di formaggio... 
La cosa che colpisce di tutto il racconto è lo spirito di sacrificio che ha contraddistinto l'operato di Knols. Credo che non tutti si sarebbero immolati per la causa, facendosi rinchiudere per del tempo in una campana di vetro con centinaia di esemplari di zanzare, solo femmine in cerca di proteine per le larve e per questo letteralmente fameliche... 
Le altre tredici storie si concentrano su altrettanti uomini e donne di scienza che hanno avuto, per la maggior parte, il compito di aver trovato una soluzione a una sempre più difficile convivenza tra uomo e insetto: uno troppo ingombrante rispetto all'altro molto più numeroso, ma decisamente più piccolo... 
La storia delle coccinelle è un altro bel racconto. 
Anche i bambini piccoli sanno, ammesso che qualcuno abbia letto loro almeno una volta nella vita La coccinella prepotente di Eric Carle, che le coccinelle sono ghiotte di afidi e pidocchi delle piante! Sono le antagoniste naturali di un gran numero di parassiti che decimano intere coltivazioni. L'allevamento di coccinelle è diventato ben presto un metodo di trattamento in agricoltura, ossia rappresenta la risposta naturale a molti dei problemi di infestazioni da parassiti. 
Ma il mondo è una roba complessa così l'allevamento delle coccinelle aveva delle controindicazioni. Nel loro periodo di allevamento, essendo loro molto voraci, arrivavano persino a cannibalizzarsi, con grosse perdite e costi che lievitano per gli stessi allevatori e di conseguenza degli agricoltori che provano a non usare i pesticidi. 
Fino al giorno in cui, di nuovo un entomologo, il cui nome è segreto, ha scoperto, quale sia il loro cibo preferito e ne ha venduto la ricetta, a carissimo prezzo, a una biofabbrica, perché lo produca. ricchissimo lui, ricchissima la biofabbrica. e noi che siamo in fondo alla filiera, un po' più tranquilli di non avvelenarci ogni volta che mangiamo una pera. 
Insomma 14 storie che, anche se non tutte colpiscono il nostro interesse allo stesso modo, possono essere lette per vedere in trasparenza anche come si sono mossi e si muovono- umanamente parlando - gli uomini e le donne che hanno fatto della scienza il loro mestiere. 
Per esempio sarà facile notare quanto le donne siano ancora e da sempre in minoranza rispetto ai loro compagni uomini, oppure verificare con piacere che tra scienziati, seppure dell'Ottocento, potesse esistere una deontologia e un grande fair play reciproco. 


Comportamenti del genere oggi stupirebbero molti. 
Per esempio, stupisce il fatto, nonostante l'importanza dei propri studi, si può essere dimenticati dall'intera comunità accademica per interi decenni. 
Si colgono le delusioni, la caparbietà, il coraggio, le intuizioni, i colpi di fortuna, la fiducia, la solidarietà tra colleghi, il sostegno tra allievi e docenti, insomma - alla fine delle 14 storie - si ha una bella panoramica della complessa rete di relazioni che tengono insieme, o separano irrimediabilmente, uomini e donne di scienza.
 

Una riflessione che dovrebbe ronzare nelle orecchie... 

 Carla

Storie di ordinaria entomologia, Gianumberto Accinelli, Cristina Trapanese 
Nomos 2025

venerdì 7 maggio 2021

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

MINUSCOLI

Forse la grandezza di un autore la si misura sulla base del fatto che non è misurabile mai in modo definitivo. Calvino, alludendo ai classici, sosteneva che hanno sempre ancora qualcosa da dirci.
Kitty Crowther in questo senso è esemplare. Ogni volta che si prende in mano un suo libro la percezione di riuscire a valutarne per intero il valore sfugge. Inesorabilmente.
Per questa ragione, e per una serie di puntiformi dettagli che me la fanno sentire affine, in più occasioni mi sono dedicata a lei e ai suoi libri che, modestamente, credo di aver collezionato nel tempo, in varie lingue differenti a seconda delle circostanze, dal francese, al tedesco, allo spagnolo. E ancora per questa stessa ragione che lei è forse una delle autrici dal cui catalogo pesco con più sicurezza per rendere tangibile quel poco che so di letteratura per l'infanzia. E ancora, a lei ho dedicato una ricerca 'monografica' che vado raccontando nei miei incontri - Foto di gruppo con autore - che hanno la velleità di fare luce sulle poetiche di autori e autrici imprescindibili.
 

Dal che si può dedurre quanto Kitty Crowther sia importante ai miei occhi.
In Italia, è un fatto, molti dei suoi libri più significativi continuano a mancare, come se non avessimo ancora tutti gli strumenti necessari per farceli piacere. Fortunatamente però, nell'ultimo anno, sugli scaffali delle librerie sono comparsi (o ricomparsi) alcuni titoli importanti: Marameo ha ripubblicato Il mio amico Jim, Iperborea ha pubblicato La grande fuga, dove i suoi disegni compaiono, caso piuttosto raro, a illustrare un testo non suo, qui di Ulf Stark. E ultimi, i primi due titoli della serie Poka & Mine.
Per questi due ultimi titoli, Il calcio e Le nuove ali, si dovrebbe festeggiare doppiamente. Primo, perché è un altro tassello per comporre la bibliografia italiana di una autrice così importante, secondo, perché essendo una serie, se ne preannunciano altri titoli nei prossimi tempi. Fino a oggi, per Pastel, che è il suo editore belga di riferimento in lingua francese, ne ha già pubblicati otto.
Nell'ambito delle storie illustrate, in Italia non sono frequentissime le serie ovvero storie diverse con personaggi che ritornano. Mi viene in mente Elmer o il Ranocchio di Veltuijs, o forse ancora Ernest e Célestine, ma si contano su una mano effettivamente. A questi pochi si può aggiungere la serie dei Mumin che tecnicamente, sebbene illustrati, appartengono alla narrativa, ma hanno avuto anche esiti nel campo del fumetto, pensato per i più piccoli, con Iperborea fino al 2019.
Quindi doppio evviva per una serie illustrata pensata per lettori e lettrici minuscoli. Kitty Crowther quando li ha concepiti, inizialmente su una cartolina di auguri illustrata, li ha amati così tanto da renderli protagonisti di una serie di piccole avventure quotidiane.
 

Poka & Mine sono insetti. Neri. E si muovono in un mondo di insetti. A tutti gli effetti hanno sempre le loro 6 zampe di ordinanza che implicano magliette e maglioni rigorosamente a quattro maniche, quindi sono antropomorfizzati il giusto, ma sempre nel rispetto della loro identità di minuscoli artropodi esapodi. Non hanno la bocca, ma hanno grandi occhi espressivi. Poka è un maschio adulto e Mine, invece, è piccola e femmina. Stando al loro tipo di relazione interpersonale e soprattutto a quanto ha detto più volte la stessa Crowther, sono padre e figlia (in ultimo, nell'Oblò a lei dedicato da Hamelin, in occasione della Fiera del libro di Bologna che è stata annullata l'anno scorso). Riguardo a questo dato che io ed altri pensavamo assodato, a me sfugge il femminile usato per Poka nella peraltro curata  traduzione di Chandra Livia Candiani. Ma sono certa che è solo un mio limite, non aver colto qualcosa. Magari continuerò a pensarci.
Comunque sia, è di nuovo Kitty Crowther che racconta che la cosa che le preme soprattutto raccontare nelle storie di Poka e Mine è la loro relazione reciproca: piccoli fatti quotidiani che portano i due personaggi a confrontarsi con il piccolo mondo che li circonda.
 
 
Ed è proprio nella lettura diversa della realtà che i due spesso dimostrano di avere, quella di un grande e quella di una piccola, che Crowther instilla valore.
Spesso e volentieri la pensano diversamente, per esempio sugli sport da praticare o le scarpe da comprare. Spesso e volentieri il grande deve trovare in sé un accomodamento per non dimenticare mai il suo impegno di cura, che il ruolo di adulto - di padre - gli conferisce. E quindi iscrivere Mine alla scuola di calcio e poi di danza e comprarle le ali o le scarpe che la piccola desidera.
Attraverso tutto questo è inevitabile notare un paio di nodi importanti per capire il pensiero che è alla base dei libri della Crowther.
Il primo è l'amorevole accoglienza. Che si esprime non solo tra Poka e Mine, ma anche tra l'autrice e i suoi personaggi, ma soprattutto tra loro e il mondo che li circonda.
Dell'amore per la Crowther e i suoi personaggi si potrebbero scrivere pagine. Qui basterà dire che quando le si presentano davanti (raramente è lei che li va a cercare o li progetta a tavolino), il primo sentimento che lei prova nei loro confronti è di affetto. Che passa attraverso la cura e il rispetto profondi che si dovrebbero sempre avere nei confronti dell'altro da sé. Personaggi inventati, compresi.
 
 
Poka & Mine si amano perché si rispettano nella loro diversità di vedute, la loro è una cura reciproca.Sono sodali, pur nella loro diversità. E la & che lega i loro nomi sancisce la loro 'società affettiva'.
Rispetto al mondo esterno, agli altri, il sentimento che sembra diffondersi è quello dell'armonia, dell'intesa, dell'accordo. Si tratta di qualcosa di simile all'armonia che Tove Jansson ha sparso nelle sue storie dei Mumin, cui Kitty Crowther è da sempre debitrice confessa. Ognuno con una precisa peculiarità caratteriale, nel mondo dei Mumin, tutti trovano il loro spazio e la loro dignità di esistenza.
Tutto questo porta come inevitabile conseguenza che nelle storie di Kitty Crowther ai personaggi sia data sempre la possibilità di 'tornare a casa'. Questo non vuol dire che le sue storie non attraversino grandi profondità e grandi ombre, fatte anche di inquietudine, delusioni, dispiaceri, sconfitte, tuttavia alla fine c'è sempre una via di uscita positiva da questa immersione nella complessità dei sentimenti.Ben inteso, niente a che vedere con il c.d. 'lieto fine' pur che sia.
 

L'altra grande questione è l'attenzione per il mondo nascosto della natura, osservato con occhio attento perché minuscolo, ma molto vitale. Un mondo animale che più di altri porta in sé l'interesse che a suo tempo mosse la Potter, altro debito confessato da Crowther, a raccontare la storia di piccoli animali che nonostante vestano panni umani, non dimenticano mai di essere conigli, rospi, topi e porcospini. Non si tratta di animali esotici, ma presi dalla campagna inglese. 
 

La Crowther fa ancora un passo in più, di Poka e Mine ci dice solo che sono insetti, ma quali non deve importare. Così come disegna la sua botanica a memoria, mischiando piante e fiori solo sulla base dei suoi ricordi, lo stesso fa con Poka e Mine. Con la speranza recondita che un giorno qualcuno scopra che i suoi disegni hanno anticipato la scoperta di una nuova specie di insetto oltre al milione che è già stato censito.
 
Carla
 
Poka & Mine Il calcio, Kitty Crowther  
(trad. Chandra Livia Candiani) Topipittori  2021

Poka & Mine Le nuove ali, Kitty Crowther  
(trad. Chandra Livia Candiani) Topipittori  2021

lunedì 18 febbraio 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TOK! TOK! TOK!

Cicala, Shaun Tan (trad. Marco Ruffo Bernardini)
Tunué 2018


ILLUSTRATI

"Cicala in alto edificio lavora.
Immissione dati. Diciassette anni.
Malattie: mai. Errori: mai.
Tok! Tok! Tok!

Diciassette anni. Promozioni: niente.
Risorse umane dice: Cicala non umana.
Risorse: niente.
Tok! Tok! Tok!"



Cicala non ha a disposizione neanche il bagno. Deve fare dodici isolati verso il centro e il tempo usato gli è detratto dalla busta paga. Nell'ufficio dove Cicala lavora, cellette in muratura senza soffitto, i colleghi umani non portano a termine mai il lavoro e tocca a lei farlo. Non la amano, anzi la disprezzano. Il suo stipendio non le basta per pagare l'affitto di un appartamento, così vive nell'intercapedine di un muro di quello stesso ufficio, senza che la Compagnia lo sappia. Ovviamente. Dopo diciassette anni passati così, arriva la pensione: niente festa solo l'ordine di lasciare libero il suo posto. Senza lavoro, senza soldi, senza casa a cicala non resta che il tetto di un edificio abbastanza alto.
È arrivato il momento di dire addio a tutto questo...


Sull'angolo del cornicione Cicala guarda in avanti. E poi da quel grigio diffuso che è stata la sua esistenza fino a quel momento, Cicala muta. Da insetto con sei zampine, tre per lato, chiuse in una camicia bianca e in un completo grigio, atte solo a scavare e diteggiare su una tastiera, sul suo dorso spaccato e pieno di luce 'interiore' tira fuori finalmente il suo corpo nuovo e alato.
Altro che suicidio. Metamorfosi e rinascita a una vita libera. Non prima però di aver rivolto un ultimo pensiero agli Umani. 
No, non un pensiero, una risata.

Sarà una risata che vi seppellirà: 1905 fotografia dell'arresto di un anarcosindacalista a Parigi durante uno sciopero. Lo sghignazzo della classe operaia. 


A braccia aperte, ride. Con la sua camicia bianca in primo piano, tenuto per la giacca da due poliziotti, l'operaio viene avanti con sicurezza e ride, trascinandosi dietro la macchia scura dei due gendarmi in uniforme.
Pronunciata probabilmente da Bakunin alla fine dell'Ottocento, attraversa il pensiero anarchico ed è poi ripresa nel Sessantotto e scritta sui muri nel Settantasette, è la frase che si legge sotto questa foto (diventata poi un manifesto).
Quella risata diventa simbolo, estremo e infallibile.
È lo sberleffo di chi si sente fino all'ultimo libero nei confronti di ogni potere.
In questa direzione, la risata di Cicala, e di tutte le cicale che nella foresta cantano, è il simbolo della libertà nei confronti dell'oppressione.


Shaun Tan vola, è il caso di dirlo, sempre altissimo.
In un libro di poche pagine, in una rapida sequenza di frasi compresse crea un'icona di enorme potenza. Ed è lo stesso Tan a dirci che tanto del suo lavoro intorno a Cicala è stato quello di togliere, togliere, togliere. Per arrivare a mettere su carta solo il necessario. Infatti Cicala è immediatamente un'icona.
Da qualsiasi punto si voglia partire per ragionarci intorno, si trovano agganci che ne consolidano il senso e lo status di simbolo.
Uno. La cicala, animale che per eccellenza rappresenta la pigrizia, qui è lavoratore instancabile. Con riscatto finale.
Shaun Tan non ha paura di affondare le mani nel mito, nella favola di sempre, per darne una sua lettura e spiegazione originale.
Sarà difficile, da adesso in poi, d'estate, tra le cicale che friniscono, non andare con il pensiero alla sua Cicala libera e in pensione. E sarà difficile non sentirsi, con le dovute proporzioni, presi in giro come membri di quella stessa umanità che le libere cicale irridono.
Due. Il suo essere insetto chiuso in un abito umano e stritolato da una vita asfittica, fatta di ingranaggi in sequenza e la sua metamorfosi (al contrario) a mio parere ha il 'profumo' di Kafka. Kafkiana è la situazione, Kafkiana è la trasformazione, kafkiano il suo vivere al margine, il suo essere sempre a un passo dalla sua distruzione da parte del sistema, dal potere. Ma se kafkiano è lo spunto, molto più universale è la sua lettura del personaggio Cicala. È all'istante simbolo, icona, di tutti coloro che vivono lontano dai coni di luce, che sono laterali rispetto al mainstream, che vivono nell'ombra - 'nelle intercapedini' della vita sociale. Sono moltissimi i dettagli che si colgono nei disegni che a questo genere di persone e situazioni alludono.


Tre. Il linguaggio. È sincopato e anomalo. Per almeno due ragioni: da un lato dà voce a una relazione di tipo meccanico, molto più che interpersonale tra Cicala e Uomini. Dall'altro, ed è agghiacciante sentire la propria voce leggerlo, è la lingua dello straniero. Di colui che ha un vocabolario limitato e quindi limitante, in cui si perde ogni sfumatura (la bellezza delle lingue) per rimanere attaccato a un codice arido quanto disperato per arrivare a essere capito. Questo discorso andrebbe ampliato ben di più, perché necessariamente richiama lo straniamento su cui Tan tante volte, dall'Approdo in poi, torna a ragionare. Muoversi in un contesto estraneo, di cui non si conoscono (o riconoscono) forme, ritmi, tempi, luoghi e linguaggi, non è forse il fiume carsico che attraversa The Arrival?


Quattro (legato indissolubilmente al tre). L'appartenenza. Cicala è un'anomalia: un Insetto in un mondo di Umani. È diverso e come tale va trattato. Non a caso spesso Tan ragiona sull'invasione del pianeta da parte di creature 'diverse'. Uno per tutti: Rabbits. In questo senso, lui crea una sorta di immagine distorta di una umanità autoreferenziale, per mettere sul piatto la questione. Ognuno sarà libero di trovare le proprie risposte, ammesso che ci siano. Questa è la prova regina che siamo di fronte a un gran libro. 
And last but least, cinque. Il nesso fortissimo con il reale comportamento in natura delle cicale: la loro muta avviene in occasione della maturità (o della pensione). Con le due zampe anteriori adatte allo scavo del terreno (o alla tastiera di un computer) escono dal suolo (o dall'ufficio) e cercano un albero (o un alto edificio) dove arrampicarsi ed effettuare la muta. Lasciano definitivamente l'involucro ninfale e, dopo qualche ora, sono pronte per il primo volo. E la prima risata.


Carla


Noterella al margine. Come spesso accade, Shaun Tan anche per Cicala ha ricreato 'in vitro' dei piccoli scenari entro cui fa muovere il personaggio principale (un modellino tridimensionale e modificabile nei gesti), lo ha fotografato come se fosse su un set per studiarne l'incidenza della luce, e quindi ha usato le foto per la realizzazione delle tavole definitive. 



Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

mercoledì 14 marzo 2018

FAMMI UNA DOMANDA!



DI FUCHI E DI FALENE


E’ quasi una festa quando possiamo sottolineare il lavoro ben fatto di equipe italiane, come quella, già conosciuta, della milanese Associazione Didattica Museale, qui assistita dalla brava Giulia De Angelis, specializzata nell’illustrazione scientifica.
Nel nostro caso si tratta di un’eccezione rilevante, se si pensa quanta parte svolga la divulgazione di lingua inglese, come più volte mi è capitato di sottolineare, nella nostra produzione editoriale.


In questo caso abbiamo due titoli, non so se appartenenti ad un progetto organico di collana rivolta a ragazze e ragazzi a partire dai nove anni, che si occupano di insetti particolarmente interessanti: le api e le farfalle. Il mondo delle Api e Il mondo delle Farfalle, pubblicati da White Star, rappresentano un’eccezione anche dal punto di vista del contenuto, rivolgendosi ad una fascia d’età superiore rispetto a quella cui sono destinati, solitamente, i libri sugli animali.
Si tratta di due libri ampiamente illustrati, ma densi di notizie su insetti familiari e disconosciuti, nel senso che solitamente ci si accontenta di fornire ai lettori/lettrici solo delle indicazioni di massima.
In questi volumi, invece, si approfondiscono aspetti di fisiologia, etologia e relazione, ovviamente problematica, con il mondo umano.


Per fare solo pochi esempi, vediamo come sia complesso il ruolo degli impollinatori nello sviluppo del mondo vegetale: quante piante, anche coltivate, dipendano dall’impollinazione operata dalle api; oppure apprendiamo l’affascinante argomento della ‘danza’ con cui le api bottinatrici comunicano la posizione dei fiori. Scopriamo anche che le specie sociali, cioè con una complessa struttura organizzata, siano in realtà un’esigua minoranza rispetto alle diverse specie di api.
Per quanto riguarda le farfalle, ne viene rappresentata la diffusione geografica, la variabilità delle dimensioni, le sorprendenti migrazioni; scopriamo anche come siano più numerose le specie di falene rispetto alle farfalle diurne.


Sia per quanto riguarda le api, la cui crisi demografica è ben nota e spaventa moltissimo gli agricoltori, che per quanto riguarda le farfalle, le modificazioni climatiche e l’inquinamento da pesticidi hanno messo a dura prova la capacità di resistenza di questi animali spesso spettacolari, ma anche del tutto inavvertiti all’occhio distratto di noi abitanti di metropoli, rischiando di modificare irreversibilmente il paesaggio che ci circonda.
Ben vengano testi rigorosi e attenti, capaci di focalizzare l’attenzione di bambini e adulti su animali così importanti per la vita del pianeta e per la nostra.


Come sempre, quando la 'matita' sicura di Giulia De Angelis cura le illustrazioni, le immagini sono precise e, nello stesso tempo, tali da incuriosire e affascinare anche la lettrice e il lettore più pigri. Forse l’unico appunto può riguardare i caratteri di stampa scelti e qualche appesantimento nell’impaginazione.
Questi libri sono dunque una valida, stimolante lettura per entomologhe ed entomologi in erba, molto motivati a conoscere in modo non superficiale l’affascinante mondo degli insetti.

Eleonora

Il mondo delle Api”, Banfi c, G. De Angelis, White Star 2018
Il mondo delle Farfalle”, M. Schiavo, G. De Angelis, White Star 2018





mercoledì 29 novembre 2017

FAMMI UNA DOMANDA!

INSETTI E GALLINE, PER MENTI BRILLANTI

Oggi vi presento due libri di divulgazione scientifica che hanno molti punti in comune: sono un eccellente prodotto made in Italy, sono rivolti a un pubblico di ragazze e ragazzi con uno spiccato interesse per la scienza e qualche nozione di biologia e, infine, sono fatti con testi precisi e approfonditi, accompagnati da un adeguato apparato iconografico.


Il primo che vorrei sottoporvi è Il mondo segreto degli insetti. Una guida alla scoperta degli animali più incredibili e numerosi del Pianeta, pubblicato da Editoriale Scienza. L'autore, Marco Di Domenico, è un biologo, ottimo divulgatore, nonché illustratore in prima persona delle immagini 'scientifiche'. Lo affianca, con le altre illustrazioni, Laura Fanelli. Per dirla in sintesi, questo è un vero libro sistematico sugli abitanti più numerosi della Terra, che rappresentano l'ottanta per cento delle specie viventi, e parliamo ovviamente delle specie conosciute.

Bene, in questo babilonico microcosmo, il nostro autore ci conduce per mano descrivendo con precisione le caratteristiche anatomiche e funzionali degli insetti; ci mostra come volano, come mangiano, come si riproducono. Infine racconta quell'aspetto misterioso e affascinante che riguarda la vita sociale di api e formiche.

 
Molti gli aneddoti, ma soprattutto tanta informazione, con alcune schede finali che consentono ai giovani scienziati e scienziate di riconoscere gli insetti che popolano i nostri terrazzi e giardini. Mi ha colpito la capacità di sintesi e la chiarezza dei testi, pur nella precisione della esposizione. Molti appassionati/e di questo argomento trovano finalmente un testo all'altezza delle loro aspettative.


L'altro libro riguarda un argomento popolare, i dinosauri, ma anche questo è un testo che punta sull'informazione competente e attenta, sottolineando un aspetto di solito poco trattato: il legame evolutivo fra antichissimi animali estinti e quelli che oggi popolano la Terra. Il libro è il prodotto del lavoro di Cristina Banfi, Cristina Peraboni e Rita Mabel Schiavo dell'Associazione Didattica Museale di Milano, con le belle, efficaci illustrazioni di Roman Garcia Mora; il titolo, efficacissimo, è Questo pollo è un T-Rex. Il grande libro dell'evoluzione animale, pubblicato dal National Geographic kids. 

 
I capitoli non sono molti ma sono molto chiari attraverso un'esposizione lineare e immagini che contribuiscono ad esplicitare il testo. Gli argomenti principali riguardano gli uccelli, a partire dalle nostre galline fino agli struzzi, i felini, i coccodrilli, i proboscidati, i marsupiali, i bradipi. Ce n'è da stuzzicare l'attenzione di non poche ragazzine e ragazzini, dotati di qualche nozione di biologia.
Finalmente un libro sui dinosauri che non punti all'effetto paura di fronte a quelle gigantesche macchine di predazione. Finalmente un libro che spieghi in modo chiaro le parentele e i fili che legano il presente e il passato, mostrando con quale metodologia si eseguono questi raffronti. L'unica aggiunta che avrei fatto, per rendere tutto più chiaro, una linea del tempo per collocarvi gli esemplari trattati.


Come ho spesso sottolineato, è importante nutrire le esplosive intelligenze dei più giovani con testi che rispettino la loro intelligenza, che ne stimolino l'infinita curiosità per ampliare ancora il loro campo d'interesse. E' una grande soddisfazione constatare che l'editoria italiana può produrre da sé risultati eccellenti.
Mi sembrano delle belle proposte, in questa chiusura d'anno fin troppo affollata di 'strenne'. Grazie agli editori che riescono a distinguersi per lungimiranza e qualità delle proposte.

Eleonora

“Il mondo segreto degli insetti. Una guida alla scoperta degli animali più incredibili e numerosi del Pianeta”, M. Di Domenico, ill. L. Fanelli, Editoriale Scienza 2017

“Questo pollo è un T-Rex. Il grande libro dell'evoluzione animale”, ADM Milano, ill. R. Garcia Mora, National Geographic kids 2017


lunedì 31 luglio 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


AL COMANDO DEGLI SCARABEI


Miracolosamente, non sono oscuri poteri magici a consentire a Darkus, il giovane protagonista di Il ragazzo degli scarabei, una proficua comunicazione prima con un singolo esemplare di Chalcosoma caucasus, ovvero scarabeo rinoceronte, e poi di un intero esercito di insetti.
Questa volta c'entra la scienza, anzi la fantascienza: il progetto di un'audace modifica del patrimonio genetico di questi artropodi, al fine di renderli soggetti senzienti. Naturalmente c'è di mezzo una scienziata pazza, che presa da insane aspirazioni di potere e di ricchezza, trama alle spalle di un appassionato entomologo, ovvero il padre di Darkus, scomparso misteriosamente da una stanza nel museo in cui lavorava.
Il ragazzino, rimasto solo, va a vivere con lo zio, a sua volta eminente archeologo; ma non sarà lui ad aiutarlo a ritrovare il padre. Bertolt e Virginia, amici della nuova scuola, si uniscono all'impresa che sembra disperata, se non fosse che nella vita di Darkus entra lo scarabeo Baxter; importante anche la scoperta che i sudici vicini di casa hanno intere colonie di insetti 'senzienti', sfuggiti chissà come alle grinfie di Lucretia Cutter, versione horror della perfida Crudelia disneyana.
Trovata la prigione in cui è rinchiuso il padre, sarà un gioco da ragazzi per Darkus e i suoi amici, alla guida di un brulicante esercito di insetti, mettere fine, almeno temporaneamente, alle trame di Lucretia e recuperare il padre nelle segrete del palazzo di lei.

Siamo di fronte a un romanzo di 'onesto artigianato', senza particolari picchi d'eccellenza ma con alcuni pregi non indifferenti: intanto una trama originale, con una chiave fantascientifica, ma con numerose interessanti notizie su animali di solito trascurati, disprezzati: basare una storia d'avventura sulle proprietà di diverse specie di insetti, e di scarabei in particolare, è senz'altro originale e sono ben pochi ad averci provato, fra questi il ben più inquietante Il nido. Un ritmo sostenuto, che consente anche ad un lettore o lettrice ancora non esperto di leggere agilmente le trecento pagine e più. Poi, finalmente, un'avventura che non ha bisogno di maghi o superpoteri per sbrogliare la matassa.
Probabilmente per l'argomento, per la copertina , creata da Julia Sardà, con uno scarabeo sulla testa di un ragazzino, il libro non ha avuto il successo che meritava: il pregiudizio nei confronti degli insetti è ben radicato e fa retrocedere eserciti di mamme e nonne munite dei migliori propositi. Non è escluso che un'auspicabile edizione economica non possa dare una seconda occasione ad un romanzo, scritto con abilità dall'inglese M.G. Leonard, con la consulenza di Sarah Beynon. Lo consiglio, come agevole e divertente lettura estiva a ragazze e ragazzi, dagli undici anni in poi, che non abbiano pregiudizi nei confronti del microscopico mondo degli artropodi.

Eleonora

“Il ragazzo degli scarabei”, M.G. Leonard, traduzione di G. Iacobaci, copertina di J. Sardà. De Agostini 2017


mercoledì 20 luglio 2016

FAMMI UNA DOMANDA!


CHE SI PUO' FARE CON SEI ZAMPE

Alla collana PiPPO se ne affianca, ora, una nuova, che ci riempie di genuino stupore: parliamo di PiNO, ovvero Piccoli Naturalisti Osservatori, mandata in libreria dai coraggiosi Topipittori. Una nuova collana cui auguriamo la più grande fortuna, che affianca l'osservazione naturalistica al disegno, alla riproducibilità artistica dell'infinità varietà naturale. Il disegno naturalistico ha una grandissima tradizione, dalla linneana fissità delle specie, secondo la scala naturae, ai taccuini dei naturalisti viaggiatori che, prima dell'avvento della macchina fotografica, fermavano sulla carta gli incontri straordinari legati ai luoghi esotici. 

 
Il fascino del taccuino del naturalista viene recuperato e riproposto da Geena Forrest, nel libro illustrato, che è anche un vero manuale per piccoli entomologi, Sei zampe e poco più. Geena Forrest è una naturalista, si occupa di insetti e di piante e qui, generosamente, ci rende partecipi della sua passione per gli insetti e per il disegno. 


Da tassonomista esperta descrive con chiarezza e precisione le caratteristiche degli insetti, la loro struttura, le caratteristiche peculiari, dall'apparato boccale alle zampe e le ali e gli eventuali optional; per poi passare a descrivere i diversi ordini, ortotteri, lepidotteri, ditteri...
Ma non c'è, e mi sembra più che saggio, la pretesa di dare un quadro esaustivo, piuttosto il saporito assaggio di un percorso che la giovane scienziata e il giovane scienziato devono imparare a costruirsi da sé, magari con il supporto di un paziente e curioso adulto. 


Si tratta di guardare con attenzione quello che cammina o vola vicino a noi, magari fotografando, oppure catturando, con cautela, un esemplare vivo da mettere in un vasetto per guardarlo da vicino; oppure raccogliere un cadaverino, per osservare, in quel che resta, le caratteristiche tipiche di un ordine o un altro, consultando le indicazioni che il libro espone con chiarezza. E poi, si passa a disegnarlo, mettendo insieme tutto quello che si è osservato, facendone un bel ritratto a matita. Alla fine, nella scatola virtuale, si saranno collezionati molti esemplari, magari all'inizio non fedelissimi all'originale, ma sicuramente in grado di riassumere ciò che si è visto.
Un libro prezioso, per imparare e imparare a fare, due momenti che dovrebbero andare di pari passo; un ulteriore sviluppo di quell'approccio attivo all'arte e al sapere che si era già visto nella precedente collana, dedicata proprio all'arte dei maestri.
Di libri che fossero dei manuali per naturalisti se ne erano già visti, magari provvisti di un piccolo kit per la cattura, vogliamo sperare incruenta, degli insetti; quello che è sicuramente nuovo e stimolante è coniugare arte e scienza.


Il percorso dell'illustrazione scientifica è estremamente stimolante: si può applicare a soggetti diversissimi, può avere punti di vista e filosofie divergenti, dal cercare la fissità delle specie a rivelarne, al contrario, le continue modificazioni, dal punto di vista della biologia evolutiva; dalle curiosità naturali, di derivazione illuministica, all'evoluzionismo de L'espressione delle emozioni negli animali e nell'uomo di Darwin.
Geena Forrest, efficace nel mantenere un solido equilibrio fra correttezza dell'informazione e fruibilità del libro da parte di un pubblico di giovani esploratori ed esploratrici, ha aperto, di fatto, un nuovo filone nella divulgazione rivolta ai ragazzi. Un filone che non sostituisce altre produzioni, ma le affianca con una proposta che può essere fonte di grande divertimento e nello stesso tempo un eccellente strumento didattico. Già immagino chi esprimerà perplessità sul tema e sulle caratteristiche di una collana così concepita, ignorando quanti, fra i giovani lettori e lettrici, esprimono curiosità e interesse verso i temi naturalistici e scientifici; è nella testa degli adulti l'ostacolo, non certo in quella dei bambini.

Eleonora

Sei zampe e poco più”, G. Forrest, Topipittori 2016