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mercoledì 26 novembre 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

...(R)ESISTERE ALLA PIOGGIA 


Criniera arruffata, serrande abbassate, cappuccio nero calato in testa, Zebrina affronta giorni un po’ tristi. Meno male che la zia piccola decide di mandarle un regalo di compleanno in anticipo. E siccome zia è un po’ pazzerella, il suo non è un regalo qualsiasi, ma un armadio magico, capace di fornire ogni giorno un completino diverso che Zebrina potrà indossare con una certa soddisfazione. 
Certo dovrà avere cura di lavare i vestiti ogni sera e fare attenzione alla pioggia, ma cosa vuoi che sia, a confronto della possibilità di indossare nuovi vestiti? 


Il mattino successivo Zebrina schiude le antine con la dovuta eccitazione e indossa con gran gusto i vestiti che il magico mobile le fa trovare pronti. E, sarà che la salopette ha sempre fatto tanto campagna, vuoi che ogni vestitino (tanto più se non devi fare la fatica di assemblare combinazione e modelli) ha il potere di trasformarci un po’: ecco che Zebrina decide, dopo molto tempo di casa e oscurità, di uscire per una passeggiata. A sera, le raccomandazioni della zia si concretizzano: gettati nell’acqua saponata, i vestiti si sciolgono come fossero fatti di zucchero. Le conclusioni di Zebrina sono semplici quanto ficcanti: essi possono essere indossati una volta sola. 


Stimolata e sostenuta dalle più svariate combinazioni di camicette, abiti, scarpe e foulard, Zebrina attende con nuova eccitazione i giorni successivi. La gonna a palloncino chiama la sala da tè, i pantaloni arancioni a zampa di elefante ispirano una gita in bicicletta, una camicetta di flanella introduce delle approfondite pulizie, un abito in lino color carbone fa subito pittrice; e quando dall’armadio spunta un grembiule…beh, Zebrina passa immediatamente a progettare la torta di cinque piani per il suo compleanno pregustando, oltre al dolce, la specialissima sorpresa del magico armadio. 


Il fatidico giorno, però, Zebrina trova soltanto un cappellino di carta. Disdetto in fretta e furia il festeggiamento, Zebrina si rifugia sotto le coperte. E lì, nell’oscurità, può sognare un risveglio tra i più attesi, quello in cui le sue strisce nere e il suo muso dentuto e un po’ sgraziato si tramutano nel manto opalescente di un unicorno, con tanto di criniera lucente e un corno lunghissimo piantato in fronte. Peccato per la pioggia…


Un paio di questioni mi hanno fatto tremare durante la lettura di quest’ultimo, denso lavoro di Baek. 
Primo: la rappresentazione dell’ombra come parte costituente dell’interezza di Zebrina. La campitura nera con cui apre l’albo, il passamontagna scuro calato sul viso, le inquadrature della protagonista, catturata spesso di spalle o in penombra…la mestizia di certi giorni incerti – che non sono certo esclusiva dell’adultità – viene raccontata con la delicata naturalezza di uno sguardo capace di abbracciare e restituire anche questo aspetto della quotidianità come fisiologico. Necessario, addirittura.


Nello stesso pacchetto stanno alcuni segnali di irriducibilità di Zebrina. 
La presenza del cappuccio a terra qui e là, ad esempio, ma anche l’inaudito coraggio di smantellare la festa di compleanno già organizzata: un atto passibile di maleducazione ed egoismo, ma che va letto qui come segnale preciso di rispetto del proprio sentimento non soltanto quando questo è roseo, zuccheroso, bello e accettabile, ma anche quando comporta spinosità ed allontanamento degli altri. 
Per molti, esercitare questa libertà sarebbe una conquista. 


Secondo: l’introduzione del concetto di irripetibilità come occasione di rivelazione di ciò che irripetibile non è. 
Attraverso i vestiti, la loro intercambiabilità, il loro potere di costruire e consolidare identità – senza tuttavia arrivare al vero e proprio mascheramento – si manifesta il sottile legame tra ciò che della persona è modificabile e ciò che invece è costante. Il cappuccio nero e lo smarrimento che rappresenta si rivelano essere il ponte da attraversare per ricongiungere due aspetti integrati dell’identità. 
I vestiti si sciolgono, i sogni si interrompono, ma Zebrina, con il suo manto a righe, la sua energia, esiste sempre. Non solo, è il suo corpo a riempire i vestiti, la sua dimensione spirituale a dare spazio a desideri, visioni e sogni. A volte capita la tristezza, è vero, ma anche questo fa parte del gioco.


Buon Compleanno! non è solo una storia sul tempo e sugli effetti che esso provoca su grandi e piccoli di giorno in giorno. È forse soprattutto un racconto che mette a fuoco il punto di equilibrio dove si toccano mutamento e identità. Perché l’infanzia è tradizionalmente il momento dello stupore assoluto, ma anche il tempo in cui quello che è certo muta repentinamente. Ed è questo che Baek riesce a raccontare in questo albo traversale: quel mischiarsi agrodolce di emergente consapevolezza e residuo incanto tipico di ogni momento di crescita. 
Uno spazio liminale dove si sperimenta, tra grazia e sconcerto, quel delicato equilibrio tra ciò che è momentaneo e ciò che invece rimane, imparando a (r)esistere se non addirittura ad apprezzare entrambi gli stati: i momenti irripetibili e i vestiti di sempre, quelli che non scompaiono mai, nemmeno quando piove. 


Giorgia 

Noterella a margine: che Baek sia autrice di una consolidata raffinatezza e sensibilità lo abbiamo già potuto notare in Le caramelle magiche , e in La fata dell’acqua e in Io sono un cane
Tuttavia fa sempre piacere potersi soffermare a gustare quei dettagli che amplificano la dimensione del racconto restituendo con discrezione gli strati della storia e dei personaggi. I pattini di Zebrina, cechovianamente appesi al muro con una certa indifferenza, i suoi sogni da unicorno, mai declamati, ma da scorgere lentamente, nella seconda o terza lettura, sullo sfondo del cellulare o nei quadretti appesi al muro riescono ad alludere a storie e personaggi che travalicano il confine della pagina e dell’albo stesso. Raro e bello. 


 “Buon compleanno!” Heena Baek, (traduzione di Dalila Immacolata Bruno), 
Terre di Mezzo Editore 2025 

venerdì 17 gennaio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

BRILLANTE COME UNA STELLA

Stella, Gerda Dendooven (trad. Olga Amagliani) 
Camelozampa 2024 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni) 

"Ogni mattina l'uomo pescava una rete piena di pesci che il pomeriggio la donna vendeva al mercato. Da anni andava così. 
Ma una rosata giornata d'estate l'uomo trovò nelle sue reti qualcosa di strano. Era più grande di un grande pesce e per di più aveva molti capelli. 
'Moglie' chiamò l'uomo, 'vieni subito, vieni a vedere! 
Qua. là. Guarda.' 
La donna scrutò l'acqua. 
 'Santo cielo' esclamò. 'Che cos'è? Tutto così rosa. E quanti capelli! È davvero un pesce?'" 

Moglie e marito, con fare circospetto, mantenendosi a distanza, addirittura con un bastone in mano per difendersi in caso di pericolo, issano a bordo della loro barchetta Gran Fortuna quella strana creatura. Con loro c'è il cane di sempre, Bruno che scodinzola nell'annusarla: la sua coda sembra dire buo-no buo-no. È enorme, ma dalle alghe che l'avvolgono esce un piedino e poi una manina con i suoi bei ditini...
Non è un pesce, ma un bambino, anzi per la precisione una bambina. Una bambina viva con un sacco di capelli. Che sia caduta da una barca o che qualcuno l'abbia volontariamente gettata in mare? Nessuno lo sa.


L'unica cosa giusta da fare è tenerla con sé. Così carina, la naufraghina, che però di lì a poco apre i suoi grandi occhi e comincia a frignare come una sirena. Fame? A giudicare da come butta giù tutti i pesci pescati, si direbbe proprio di sì. 
Approdati a riva, nessuno degli interpellati lamenta la scomparsa di una bambina e nessuno la reclama per sé. 


Così a moglie marito non resta altro da fare: tenerla come una figlia arrivata dal mare e darle un nome, anzi un bel nome: Stella maris. 
Questa è la sua storia di bambina che arriva da chissadove, che prima è piccola, poi grande e poi anche enorme. Tanto grande da non avere più neanche un letto e neanche un tetto adatto e sufficiente per coprirla. 
Tanto grande da spingerla a partire per il mondo a cercare un posto che faccia proprio per lei. 

Ci sono storie che sono proprio diverse dalla media. 
Si alzano sulla superficie dell'editoria e brillano per lucentezza. 
Stella, ironia del titolo, è una di queste. 
Scritta nel 2016, vince in patria premi importanti, diventa anche uno spettacolo teatrale (Gerda Dendooven è tanto scrittrice, quanto illustratrice, quanto donna di teatro. Quindi ci sta.) 
Siccome il mare è grande ci mette otto anni ad arrivare sulle nostre coste, ma arriva. 
Le cose belle che questo libro dimostra di avere sono tre, e non sono da poco. 
E' proprio una bella storia: bello è ciò che racconta, bello è come lo racconta e bello è come la illustra. 
Comprensibile dai piccoli, riconoscibile dai grandi e maledettamente chiara per tutti, universale. 


Con ordine. La storia in sé attraversa questioni così profonde che la fanno assomigliare a una fiaba, ma nello stesso tempo la rendono di stringente attualità. Un po' come a dire che della contemporaneità Gerda Dendooven ha lasciato indietro ogni retorica, e ha portato in superficie il seme universale - il mito, il simbolo, la metafora - che inevitabilmente ha radici in tutti noi. Che lo si voglia vedere o no. 
Un bambino che galleggia solo nel mare... Non credo vada aggiunto altro. 
Come in una vera fiaba tocca la questione degli erranti. Dei senza terra, dei rifiutati. 
Come in una vera fiaba tocca la questione della maternità/paternità inaspettata e poi voluta. 
Come in una vera fiaba tocca la questione dell'essere grande, ma proprio grande. Un outsider, un fuori misura. 
Come in una fiaba tocca la questione della partenza in cerca di fortuna. 
Come in una fiaba tocca la questione della partenza in cerca di una appartenenza.


A tutto questo si aggiungono un paio di felici intuizioni, che a me personalmente la rendono ancora più lucente, se possibile: bambini e cani si intendono a meraviglia (vedi la capacità di Bruno di starle sempre intorno) e bambini con altri bambini si sanno organizzare (vedi le due diverse prospettive - adulta e infantile - rispetto alla crescente dimensione della Stella in questione). 
Ancora più splendente la rendono due altre cose: il testo, ovvero la sua traduzione, che è davvero un piccolo capolavoro di sensibilità, un misto di ironia e tenerezza, di profondità e leggerezza; e due inevitabili confronti con autori cardine per l'editoria: Kitty Crowther e Wolf Erlbruch. 
Direi che il libro Mère Meduse di Kitty Crowther ha più di qualche tangenza con Stella. A tal punto che mi parrebbe quasi naturale che Gerda Dendooven lo abbia letto e così tanto amato da averlo fatto suo per sempre. 
Due gigantesse che condividono la patria e il senso più profondo dell'essere madre... 
L'altra tangenza che mi fa sobbalzare è con l'uso del collage e più ingenerale con il disegno di Erlbruch, ovvero con la sua iconografia con cui le tangenze diventano molte e in alcuni casi così forti e precise da spaesare lo sguardo: il cane Bruno, i tessuti tra quadretti e righine, le proporzioni dei corpi, le guance rubizze, i grandi occhi dietro le lenti rotonde... 


Carla

lunedì 6 luglio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


'CHI GALLO NASCE, DEE CHICCHIRIARE'

L'uovo nero, Sante Bandirali, Alicia Baladan
(da una fiaba di Luigi Capuana)
Uovonero 2020



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Ogni mattina la gallina deponeva due uova e la contadina andava al mercato a venderle. Col ricavato comprava un pezzo di formaggio, un po' di pane, del latte, e tornava a casa.
Con quelle poche cose e le verdure dell'orto, la contadina e la gallina si sentivano delle gran signore."

Va detto subito che quelle due non erano, come ci si potrebbe aspettare, una alle dipendenze dell'altra. Al contrario, vivevano insieme felicemente, condividendo anche la tinozza del bagno. A entrambe andava bene così.


In verità andò bene fino al momento in cui la gallina di uova ne depose uno bianco e uno nero.
Va da sé che quello nero, al mercato, non lo vuole nessuno, così la gallina consiglia alla contadina di portarlo al re. Arrivata al suo cospetto, glielo dona, ma alla domanda sul che farsene, la contadina non sa rispondere. Torna così dalla sua amata gallina che questa volta ha un suggerimento per la regina.
Se covato in seno, quell'uovo le darà un erede. 


L'uovo, infatti, al calduccio effettivamente si schiude e ne nasce un galletto che dal primo momento si rivela piuttosto vivace e poco adatto alla vita di corte: lascia pollìna dappertutto e non smette mai di fare chicchiricchì. Il re, esasperato, ne ordina la cattura e poi la cottura: arrosto. Servito alla regia tavola, il sovrano ne mangia soddisfatto cresta e bargigli, ma dalla sua pancia ne esce un sonoro chicchiricchì. Spetta di nuovo alla contadina, su suggerimento della sua amata gallina, liberare il re dal terribile galletto che, redivivo e più in forma che mai, ricomincia con il suo verso sonoro. I successivi consigli della contadina a poco servono. Spetta alla Fata Morgana la soluzione di questo supplizio: il galletto si trasforma dunque in un bel ragazzotto. Studierà da grandi maestri, sposerà la Reginotta di Spagna, ma smetterà di fare chicchiricchì?

Fiaba uscita dalla penna di Luigi Capuana e pubblicata nella raccolta del 1882, C'era una volta... Fiabe.
L'uovo nero, nella sua versione originale ben più lunga e articolata, rientra perfettamente nel canone fiabesco di Capuana: ovvero una narrazione veloce in cui il divertimento si fonda sulla ripetizione, sul ritornello.
Ispiratosi forse alla tradizione orale di filastrocche o fiabe popolari, ha usato la sua scrittura felice di grande verista per raccontare il contatto tra il mondo contadino e quello delle corti di re e regine, in un clima di assoluta meraviglia e nel contempo di assoluta realtà. Nelle raccolte di fiabe di Luigi Capuana il quotidiano e lo straordinario si incontrano. 


Si popolano di creature ibride, ma anche di coraggiosi e tenaci contadini, come pure di re, reucci, reginotte che non hanno paura di sudare a seminare, raccogliere e trebbiare un campo di grano oppure a sporcarsi le mani tagliando il collo a un galletto, o ancora, spargendo a terra il becchime. E ancor meno ad avere un uovo in seno.

Il destino delle storie è imperscrutabile, ma di rado fallace.
Questa bella fiaba, sebbene in una versione riscritta e ridotta da Sante Bandirali, ha aspettato fino a ora per diventare un altrettanto bell'albo illustrato da Alicia Baladan, all'interno del catalogo di una casa editrice sua omonima.



D'altronde non è la prima volta che l'uovo diventa centrale per una casa editrice che per l'appunto Uovonero si chiama. E la dedica dell'autore conferma il nesso. Alicia Baladan, che si è tanto divertita a spargere ironia e citazioni in molte tavole, non si lascia sfuggire l'occasione e questo dettaglio non lo trascura. All'intero staff, Enza, Lorenza e Sante, rende un omaggio figurato, nel corteo sotto il castello.


Ma fa anche altre bellissime cose: gioca con le ombre, con il colore, con le prospettive e con le forme, ma soprattutto, torna e ritorna sulla bella amicizia intima e piena di fiducia tra gallina e contadina. 
Che coppia, quelle due.
Bandirali la sostiene con il testo perché dell'originale sceglie di privilegiare i loro dialoghi, piuttosto che le sentenze del popolo che in Capuana sta a guardare. Non risparmia i vari passaggi in pentola del galletto di famiglia, ma taglia là dove c'è da tagliare e, per rimanere in tema, si tiene a debita distanza da un finale con sciabolata regale, testa mozza di erede, sangue di pollo in giro e suture con lo sputo.


Ma non per questo tradisce il gustoso finale del racconto, secondo cui Chi gallo nasce, dee chicchiriare!

Carla

Noterella al margine. Se il senso che Capuana alla fine dell'Ottocento volle dare alla fiaba era quello, oggi -a distanza di centoquarant'anni- ci si può lanciare anche in qualcosa di più evoluto che abbia a che fare con la propria identità, le proprie origini e le proprie diversità. Ma non fatemelo dire, ci si arriva da soli.

mercoledì 10 maggio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA FELICE CATEGORIA
 
Problemi pinguini, Jory John, Lane Smith (trad. Beatrice Masini)
Rizzoli 2017



ILLUSTRATI

"Ma dai...Vuoi davvero leggere questo libro? Non ci credo! Scommetto che non arriverai nemmeno alla fine di queste poche righe...
Del resto, ti capisco. Perché mai dovresti leggere dei problemi che ha un pinguino, quando ne hai già a sufficienza di tuo? Basta guardarsi intorno. Il mondo è un pasticcio!
E poi magari i pinguini non ti piacciono nemmeno. Anch'io li sopporto a mala pena, e conta che io sono un pinguino."

Il libro non è nemmeno cominciato e lui è già lì che si lamenta dalla bandella della sovraccoperta, è lì che si piange addosso. Un pinguino a cui poco importa del mondo che lo circonda, un pinguino che vede solo problemi, un pinguino che ha il sonno leggero.
Se dovessi riassumere: un pinguino depresso.


Sdraiato su una collinetta di neve, non ha voglia di aprire gli occhi, è infastidito dal resto della colonia, ha freddo, gli dà noia la luce, odia la neve, trova l'oceano troppo salato. Cacciare per lui è faticoso oltre che pericoloso. Vorrebbe non dondolare quando cammina, vorrebbe saper volare e non ci riesce. Vorrebbe non essere lui e non essere lì. E' convinto nessuno lo ami e che nessuno si accorga di quali e quanti siano i suoi problemi.



Tra un lamento e un piagnisteo si inserisce un tricheco che 'inceppa l'ingranaggio', semplicemente pronunciando un asettico 'Buon pomeriggio' e, a seguire, sciorinando una serie di frasi di circostanza, tipo, ma guarda come è bello il mondo, ma guarda che gli altri ti vogliono bene, ma guarda che capita a tutti di avere un momento difficile, ma guarda che il tuo posto è questo qui...
Il pinguino, scomparso il tricheco, è infastidito ma anche colpito da ciò che ha appena ascoltato. Riprende il cammino e tra sé ammette che poi le montagne e l'oceano e la sua colonia non sono poi tanto male. E forse - dopo tutto - le cose andranno meglio.

Ecco, se il libro finisse qui, lo avrei riappoggiato sul banco della libreria e lo avrei dimenticato come mi capita di fare con i libri inutili... ma c'è un'ultima pagina, un'ultima frase del pinguino che riaccende in me l'interesse per questa storia con figure. Con belle figure. Non le migliori di Lane Smith, comunque.
A Jory John riconosco due cose. La prima: il suo senso dell'ironia fuori dal comune e 'maledettamente adatto' alle mie corde (molto simile per asciuttezza a quello di Klassen); la seconda: è un autore che non cerca un interlocutore privilegiato o ideale. Attraverso l'immagine e il poco testo, nel formato del picture book, scava con lama pungente e tagliente le debolezze dell'umanità (e sto pensando ai libri a quattro mani con Avery Monsen).
A lui preme raccontare e non molto altro. 
A ogni lettore il compito di cogliere ciò che sarà in grado di cogliere.
E va bene così. Basta saperlo. 


Libri come Buonanotte! (o come Come on, Already! della stessa serie) mettono insieme grandi e piccoli a ridere della petulante oca che si mette di traverso nella vita dell'orso.
Qui in Problemi pinguini i bambini forse rideranno un po' meno sentendosi leggere la storia, mentre gli adulti, mi auguro, ne coglieranno il sottilissimo senso ultimo. I bambini si compiaceranno, invece, dei pinguini in schiera che ha disegnato Lane Smith e forse penseranno che le loro giornate storte rassomigliano a quelle di quel pinguino lagnoso. E finirà lì.
Chi davvero da questo libro ne trarrebbe buon frutto, sarebbe invece una categoria 'insospettabile': gli adolescenti. Ed è per questo che non mi farei scrupolo alcuno a portarlo in una scuola media per mettere sul tavolo di discussione 'temoni' come la consapevolezza di sé, la convivenza con il proprio malessere. 
Il fatto di usare un medium tanto insolito, se da un lato li infastidirebbe, dall'altro li destabilizzerebbe, aiutandoli forse a prendere la giusta distanza per valutare al meglio 'la questione'.
Io ci proverei.


Di sicuro il 'paginone' contenente il consiglio un po' sbrigativo e moraleggiante andrebbe a lungo discusso, ma prima ancora nel pinguino che non si piace, nel pinguino che si sente a disagio nel luogo dove vive, nella relazione con gli altri, ci sono un bel po' si spunti di discussione.
Se in Italia il libro è stato praticamente ignorato (nel web in particolare), non è lo stesso negli Stati Uniti dove forse la maturità nei confronti del picture book è maggiore. E credo di non sbagliarmi troppo se tengo conto anche del fatto che Jory John è stato a lungo attivo dentro una delle più interessanti esperienze di sostegno di bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni con minori opportunità, la 826 Valencia, di San Francisco.
Non credo sia un caso. 


Jory John - come Klassen o come Mac Barnett per citarne solo due - appartiene alla felice categoria di autori che vanno dritti al sodo, in qualche modo 'scomodi', che lasciano perplessi i lettori un po' convenzionali e distratti, insomma quelli che il libro lo sfogliano, ma non lo leggono.

Carla

Noterella al margine: Un'occasione mancata quella di non voler osare e di non usare come sovraccoperta la copertina originale (ma se la sfilate e là sotto in tutto il suo splendore optical)

venerdì 10 giugno 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


UN DISTRICABILE GROVIGLIO
 
Un trascurabile dettaglio, Anne-Gaëlle Balpe, Csil 
(trad. Rita Dalla Rosa)
Terre di mezzo 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)


"Quel brutto difetto mi impediva di fare le cose nel modo giusto.
Era sempre lì, in mezzo ai piedi, a intralciarmi.
A scuola mi ha impedito di farmi degli amici.
Mi ha impedito di ascoltare e di imparare."





Quello che tutti gli altri consideravano difetto, al principio era solo una differenza, una piccolissima differenza. Con il crescere del bambino, anch'essa diventa grande e quando gli altri se ne accorgono la differenza non ci mette niente a diventare difetto, gran difetto, appunto. Attira le punizioni, allontana le persone e solo nella solitudine sembra ritirarsi. Quel difetto monopolizza ogni pensiero a tal punto che con il bambino diventano un tutt'uno; lui è il suo difetto. I dottori non sanno che pensare, finché ne arriva uno che di difetti se ne intende: lui stesso ne possiede uno. Quel dottore la sa lunga: sa una formula magica che ha la capacità di trasformare un grande difetto in un trascurabile dettaglio. Con quella il bambino guadagna spazio e forza all'interno della sua testa e ciò che prima giganteggiava come una nuvola annodata, tenendolo lontano dagli altri, adesso è solo un microscopico groviglio che con il tempo va sciogliendosi per lasciare posto a nuove cose da imparare e nuove amicizie da costruire.


Nessuna illusione: qui non si tratta di magia, ma di gran lavoro su di sé.
Ma come si fa ad affidare a bambini e bambine il duro compito di imparare a convivere con se stessi, con i propri limiti, con le proprie diversità e, perché no, i propri difetti? Vanno trovati i giusti percorsi, un linguaggio comune che loro possano capire, le immagini efficaci che nel loro immaginario siano lì a definire il tema. E allora un difetto diventa un gran groviglio, un filo che, se fosse sciolto, potrebbe essere seguito e arrotolato senza difficoltà, ma che invece si presenta con tutti i suoi nodi. La vita non corre dritta come un filo ma si annoda, torna indietro, va di qui e di là e si aggroviglia su se stessa.
Per scioglierla, o per lo meno, per tenere sempre a vista il bandolo della matassa che essa rappresenta occorre essere un po' magici. Laddove la magia non è altro che la capacità che ognuno deve trovare in se stesso. La magia sta proprio nella scoperta, nella scoperta di avere già in sé la soluzione di fronte alla difficoltà. 


D'altronde, cosa c'è di più magico che l'atto dello scoprire? Lo stupore, la meraviglia di saper guardare secondo una prospettiva differente, con una angolazione nuova il problema e poi scoprire che forse non è neanche un problema. Questo si nasconde dietro il consiglio del dottore, dietro la formula magica.
Due 'trascurabili dettagli' di questo libro mi colpiscono. Il primo: la sapiente capacità da parte dell'autrice e dell'illustratrice di 'generalizzare' ciò che invece sembra essere molto 'personale'; di raccontare senza dire, per una sorta di pudore necessario, vista la delicatezza dell'argomento. Il difetto di quel bambino non lo conosciamo fino alla fine; ne vediamo gli esiti ma non sapremo mai di che difetto in particolare si tratti. Questo, senza essere detto, dimostra un fatto incontrovertibile: i difetti possono essere infiniti e diversissimi tra loro. Sta a ciascuno individuare il proprio. E la cura è uguale per tutti.


Il secondo dettaglio, anch'esso non esplicitato a parole, sta ancora una volta nella sapiente capacità di toccare il tema attraverso due prospettive diverse. Da un lato quella 'singolare' del bambino e dall'altro quella 'plurale' della società, ovvero del consesso di umani con cui si confronta: i bambini della classe o quelli che vanno alle feste. 

In entrambi i casi mi pare che la potenza del testo trovi una sua sponda perfetta nell'illustrazione che dimostra una straordinaria capacità di sintesi, lineare, che sulla pagina si esplica in quel segno giallo (e celeste per il difetto del dottore) a matita che si declina con estrema semplicità in mille cose diverse, dal cordino tra i piedi alla barriera, alla cuffia isolante oppure all'enorme montatura di occhiali...
Imperdibile!


Carla


Noterella al margine. Il libro in questione è stato concepito fin dal principio nella sua edizione originale francese di Marmaille & Compagnie come cofanetto con le pagine trasparenti per accentuare il gioco di superfetazione tra il groviglio che incombe, invade e occupa per intero il bambino.

venerdì 12 febbraio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


"BE WHO YOU WERE BORN TO BE"

Rosso. Una storia raccontata da Matita, Michael Hall (trad. Laura Bortoluzzi)
Il Castoro 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Era rosso. Ma come rosso non era un gran che.
Secondo la maestra, aveva bisogno di più esercizio.
Ma davvero non ci riuscì.
Secondo la mamma, aveva bisogno di mischiarsi con altri colori."


Era un pastello a cera avvolto in una etichetta rossa con su scritto Rosso. Non c'erano dubbi intorno a lui che fosse un bel pastello a cera rosso. A scuola il suo compagno Scarlatto decise di prendersene cura e gli mostrò come disegnare e colorare cinque belle fragole rosse, ma lui fallì. 


La sua mamma, Verde Oliva, pensò che dipendesse dal fatto che non si era mischiato troppo con altri colori. Ma anche mischiandosi con il Giallo, il risultato che ne venne fuori non fu considerato soddisfacente. I nonni, Argento e Grigio, espressero il loro parere: era un fatto di riscaldamento. Ma fu l'ennesimo buco nell'acqua. Il caso diventò di dominio pubblico: tutto l'astuccio provò a trovare una spiegazione plausibile ma il povero pastello a cera continuava a seminare perplessità con i suoi disegni.
Lui colorava di blu. Blu, solo blu!
Si deve al suo nuovo amico Prugna, la soluzione a così tanti insuccessi. Facile. Assecondare la sua indole: se sei blu non disegnare fragole, ma campanule, non colorare volpi, ma balene...E spassatela facendo mari e cieli infiniti.


Anche la matita, che è stata voce narrante di questa storia, deve ricredersi quando lo vede impegnato a colorare il suo super progetto.

Già dalla copertina di questo grande albo illustrato la questione è piuttosto chiara: un pastello blu con l'etichetta rossa. Ecco siamo di fronte a un problema di etichette. Quelle appiccicose didascalie che pretendono di classificare ogni cosa per nostra chiarezza personale, per ordine condiviso e precostituito. Per quieto vivere.
Se la tua etichetta dice che sei rosso, tu da rosso ti devi comportare. Questo è quello che si aspettano tutti da te. In famiglia, a scuola, tra gli amici tutti cercano di 'raddrizzare' quello che a loro sembra 'storto', cercano di normalizzare quello che appare loro diverso.
Solo uno su tanti prova a vedere la situazione da una diversa prospettiva: esattamente contraria. Partire dall'evidenza, dallo stato delle cose e 'normalizzarlo'. Una soluzione che può solo semplificare la vita di tutti. 


Rosso è la storia che Michael Hall costruisce attraverso una grande metafora che può arrivare ad orecchie anche molto giovani ed essere, ci auguriamo, interiorizzata e fatta propria.
Lungo un percorso che si lascia dietro convenzioni e pregiudizi, quella matita finalmente incontra chi sa vedere in lei la sua autentica indole, il suo carattere, la sua natura. La comprensione da parte degli altri è terreno ideale per far crescere forte la consapevolezza di sé e la accettazione di quello che si è veramente.
Grandi temi raccontati con piccole parole, attraverso l'azione degli abitanti consueti di un astuccio da bambini pieno di pastelli a cera, disegnato attraverso il collage con colori forti, un segno apparentemente infantile e un po' tirato via, che si alterna a pagine dal fondo nero che alludono evidentemente all'interno di quell'astuccio dove molto si discute sul tema.


Intelligente, solare, positivo, diretto, semplice, efficace. Questi i pregi che riconosco al primo libro che arriva in Italia di Michael Hall.
Confidiamo che la strada aperta non si chiuda e faccia arrivare l'Oritteropo in caccia di formiche, il Quadrato felice, e, per la gioia dei disegnatori compulsivi di cuori, il suo primo libro, autentico gioco grafico da designer, dal titolo My heart is like a zoo.

Carla

martedì 19 gennaio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PER FAVORE, NON MORDERMI SUL COLLO

Diario di Vlad, aspirante vampiro, Fabrizio Casa, Tuono Pettinato
Rizzoli 2015


NARRATIVA PER GRANDI (dai 10 anni)

"Non sono né alto né basso, né grasso né magro, parlo poco ma non sono taciturno, mi faccio i cavoli miei senza essere un zombie. L'unica particolarità che ho è di appartenere a una rara nicchia ecologica , tipo il panda del WWF: come nel mio caso, non ce ne sono molti e quei pochi sono a rischio. Per questo a scuola sono AMICO DI TUTTI E AMICO DEL CUORE DI NESSUNO. Così che quei tutti mi conoscono ma non mi riconoscono. Nel senso che compaio senza apparire mai."

Così dice di sé Vlad, 13 anni e un bel po' di doti speciali. La prima, utilissima, è la Matemagika, ovvero l'abilità di saper cogliere al volo i procedimenti logici, come per esempio quello che regola l'ordine in cui si viene interrogati dal prof di matematica. Seconda, la Enigmistika, un'abilità particolare nel fare giochi di parole. Terza, la Grammatika, un'abilità innata nel conoscere la propria lingua correttamente. Ma accanto a queste che Vlad può serenamente ostentare ce ne sono altre che hanno a che fare con una sua presunta natura nascosta.
Come la maggior parte dei coetanei, Vlad non ha certezza di dove il suo crescere lo stia portando e non sa se lui effettivamente possieda una natura nascosta. Diciamo che sta attraversando la delicata fase del CHI SONO VERAMENTE IO?
Vladimiro detto Vlad, ragazzino pallido, con genitori e nonna regolamentari ma acquisiti, è molto concentrato nello stilare liste, elenchi, sequenze di procedure per mantenere ordine nella sua testa e anche nella sua vita ed evitare scomode emicranie.
La vita vera però è fatta di imprevisti e di grandi prove che ti si parano davanti quando meno te lo aspetti. La prima, di una lunga serie, si concretizza in una festa di Carnevale con rissa e morso finale al bullo di turno.
Chiuso nella sua camera, area off limits per tutti, Vlad rielabora l'accaduto con il suo solito modo di procedere per punti. Una cosa è certa, da quel giorno lui non è più il signor nessuno, ma non è ancora il signor qualcuno: al momento è il signor qualunque.
Giorno dopo giorno, però, la vita di Vlad si movimenta, si complica, si infittisce. Accanto a Tariq che lo segue dall'asilo come un trolley, e a Zeta, ragazzina spavalda e tutta nera che parla per titoli di canzoni, Vlad sperimenta la propria libertà, fa le prime prove d'amore, supera gli esami, insomma cresce. E lo fa ad un ritmo sostenuto, talmente sostenuto che all'ultima pagina si salta sulla sedia....

A Fabrizio Casa, autore di questo libro molto nero e un po' rosso, vanno riconosciute alcune doti che, libro dopo libro, ricompaiono e si riconfermano.
Prima fra le altre, la vivacità dello scrivere. Il ritmo che tiene Vlad nella sua conquista di un posto nel mondo, la riconosco anche a Fabrizio Casa nello scrivere le sue storie. Una trama articolata che non batte mai il passo. Anzi, si infittisce con il procedere della storia e si consolida.
Seconda dote che gli ascrivo è quella di saper raccontare anche al di là, facendo emergere contenuti importanti con una naturalezza tutta quotidiana. Nei suoi libri, accanto al gusto per l'intreccio, il gioco di parole, il doppio senso, lo scherzo, l'ironia, Fabrizio Casa è capace di raccontare la complessità di un percorso di crescita, le difficoltà di relazione che segnano i rapporti tra adolescenti e adolescenti e tra adolescenti e adulti.
Terza dote che mi pare giusto riconoscergli è quella di saper trovare registri di scrittura sempre diversi. In questo Diario di Vlad colpisce l'andamento che ha il tono di un diario, ma nello stesso tempo procede nel ragionamento per liste e per punti, così come siamo sempre più abituati a pensare.
Tuono Pettinato con i suoi disegni che attraversano e punteggiano il testo dà forma visibile ai personaggi, li rende ancora più vivi e vivaci.

Carla