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venerdì 12 luglio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ISTINTO DI NARRARE 

La prima storia che abbiamo raccontato, Rafael Yockyeng, Jairo Buitrago 
(trad. Sara Ragusa) 
Terre di mezzo 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Trattenne nella memoria gli animali che avvistava fugacemente lungo il cammino. Si macchiò le mani, prima con il carbone, quindi con minerali, rossi, ocra; approfittava della superficie liscia o ruvida delle pareti. Usò minerali triturati, petali, pollini e bacche. 
Lasciò trasudare la roccia, trasformò la caverna in una cattedrale. Osservò la luce, si perse nella luce, disegnò la luce. Con il passare del tempo, quando il freddo crebbe e poi si calmò di nuovo, loro, i sopravvissuti di ogni notte, cercavano rifugio lì per riconoscersi, per cantare, per raccontarsi storie, per tornare a essere sé stessi." 

Lei è una bambina preistorica, del Pleistocene. Con la sua famiglia e con il suo piccolo clan e qualche animale che lungo il percorso si aggiunge allo sparuto gruppo, attraversa luoghi e tempi di un mondo nuovo nuovo. Per tutti loro, ma soprattutto per lei, è pieno di scoperte.
 

Per gli altri anche di incognite e di pericoli. La lotta per poter sopravvivere in condizioni così primordiali è davvero dura. Alcuni di loro non ce la fanno a sopravvivere, ma per quelli che restano, la scoperta di quella grotta, segna davvero un punto di svolta. 
E per lei diventa il primo grande spazio naturale per narrare tutto quello che il suo sguardo (al pari di bambini e animali), ben più attento di quello degli adulti a cui mancano del tutto gli occhi, la sua immaginazione più fervida, il suo pensiero più acuto di quello degli altri, nell'atto di farsi memoria, diventa immagine. 
Tutto si trasforma in figura che, a sua volta, dà l'avvio al primo racconto dell'umanità. 
 
Un libro senza parole per raccontare di come le prime storie che l'uomo ha raccontato a se stesso e ai suoi simili siano state quelle per immagini. 
Il grande silenzio del testo - fatta eccezione per la nota conclusiva - trova nelle grandi tavole a doppia pagina, in bianco e nero, il segno della grafite, un suo preciso significato. 
Il fatto che il libro sia senza parole non significa affatto che la storia che contiene possa variare di molto da lettore a lettore. Ciascun lettore, piccolo a grande che sia, avrà agio di mettere secondo una personale e quindi diversa sequenza i dettagli, i particolari, potrà seguire i singoli rametti narrativi, ma il nocciolo di senso intorno a cui ruotare, la radice da cui tutto si sviluppa, non cambierà di molto. 


Qui si sta dicendo una cosa molto ben chiara: il nostro essere umanità ci distingue dagli altri viventi per la capacità che abbiamo di narrare storie. Capacità che - in accordo con Jonathan Gottschall - ha tutte le caratteristiche dell'istinto (L'istinto di narrare, Bollati Boringhieri 2014). E come tale è necessario al pari di respirare. Capacità che ci dovrebbe rendere comunità: vedi la penultima e l'ultima immagine, per capire cosa si intende. 
Il secondo grande nodo intorno a cui tutto ruota ha appunto a che fare con la lingua delle immagini. Che detto da due che di mestiere fanno libri illustrati per bambini, sembra piuttosto prevedibile e comprensibile. 
Calvino, nella sua lezione sulla Visibilità, metteva in guardia dal pericolo di non saper più mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, perdere la capacità di raccontare per immagini. La questione è anche un po' questa. 
Lui, che è stato maestro assoluto del racconto fantastico, ha dichiarato che ogni racconto partiva da una immagine visuale: un uomo tagliato in due, un'armatura vuota, un ragazzino che sale su un albero e continua viverci sopra per sempre, fino al decollo definitivo in mongolfiera verso chissà dove: a proposito di immaginazione... 


In qualche modo anche Rafael Yockyeng e Jairo Buitrago ci stanno dicendo la stessa cosa: se voglio raccontare una storia, sarà una figura il mio primo punto di partenza. Come dargli torto? 
La parola arriverà dopo. Non è forse questo il processo della nascita del mito? Un'immagine con della storia intorno. 
E la storia senza parole che abbiamo davanti non ricalca in qualche modo il senso del mito che - ci hanno raccontato - è all'origine di chi siamo? 
A mio avviso si può fare qui anche un ulteriore passo nella direzione del ragionamento di Calvino. Alludo al punto in cui lui dà dell'immaginazione la definizione seguente: essa è il 'repertorio del potenziale, del possibile'.


Se è pur vero che quella bambina fa il primo passo mettendo in connessione la memoria, anche quella collettiva, la memoria del reale appunto (la caccia, la morte, le fughe sugli alberi, gli incontri con animali feroci e con animali che invece sono in cerca di domesticazione in cambio di cibo e protezione) con le sue mani e i pigmenti che si inventa, e sulle pareti di roccia rappresenta ciò che ha visto, è altrettanto vero che su quelle stesse pareti di fatto il racconto che lei fa, o meglio decide di fare, è solo una delle tante storie possibili che avrebbe potuto raccontare. 

Nessuna illusione: in questo gran bel libro ci sono comunque almeno tre cose che non mi convincono. 
La prima riguarda il titolo che, a quel che vedo, ha mandato in confusione tutti gli editori non ispanici che di Ugh! Un relato del Pleistoceno, ossia Uff! una storia del pleistocene, hanno dato versioni diverse. TdM, come è tradizione, ci ha tenuto a spiegare tutto in anticipo, gli anglosassoni hanno puntato invece sul fattore tempo: Afterward, Everything was Different
La seconda riguarda la spiega finale che pecca di retorica oltre che essere ridondante rispetto alle figure. Più apprezzabile sarebbe stato invece sottolineare che, non è solo per un fatto di parità di genere l'aver messo una ragazzina ai pigmenti, ma dipenderebbe -stando a quanto si legge negli studi per esempio di Dean Snow- da una nuova acquisizione scientifica: spetterebbe effettivamente soprattutto alle donne la gran parte delle pitture rupestri. 
La terza. Un verbo che si sarebbe potuto tradurre con più estro: "Lei aveva capito come approcciarsi alla roccia..." 

Carla

martedì 18 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


"IL CATALOGO È QUESTO"
 
Robot, Bruno Tognolini, Marco Somà
Rizzoli 2014



ILLUSTRATI PER MEDI (dagli 8 anni)

"Sono Tatanko, l'antico primo dio Bisonte Bianco.
Con grandi corna curve sulla testa, sapessi che mal di testa!
Ti parlo da un mondo futuro, che è la tua Terra tornata alla selva.
Ah, sì, solo immense foreste coprono la vecchia palla!
E steppe, deserti e ghiacciai.
Vedessi, è più bella che mai!"


Bambino che leggi, ascolta la parola di Tatanko: Niente città, niente case o casipole (la lingua di Tatanko è colta). Tutto è stato cancellato. Sulla Terra tutta nuova girano solo due branchi di scimmioni armati di bastoni. E animali piccoli e grandi. Tatanko ti racconta di aver trovato qualcosa sfuggito alla distruzione: un taccuino che raccoglie l'elenco degli attrezzi che l'umanità aveva inventato per sé. È un catalogo di robot. Sfoglialo, è molto interessante. Di robot ce n'è per ogni esigenza: per portare a passeggio i cani gli uomini avevano progettato Rescican®, per le questioni legate all'apprendimento c'era Sekkio®, Fiokko® per allacciarsi le scarpe, Griffo® per consigliare l'abbigliamento più adatto, e Kunto® per leggere una fiaba la sera. Per ognuno di loro, in detto catalogo, sono elencate le caratteristiche tecniche, le abilità e le precauzioni da osservare nell'uso, nonché gli optional e gli accessori.


Certo che per Tatanko, che esiste dall'inizio dei tempi, deve essere stato appassionante seguire l'evoluzione del genere umano. Al principio gli umani erano scimpazoni e avevano solo l'ingegno dalla loro eppure di strada ne hanno fatta parecchia: dal bastone come prolunga del braccio, alla scheggia di ossidiana che taglia e ferisce si arriva, per tappe, alle macchine per fare quello che le mani non vogliono più fare. Si dimezza la fatica e si arriva alla costruzione delle macchine che generano altre macchine. E il tempo sembra correre più veloce. Milioni di anni per evolversi da scimmione a uomo, e un giorno per trasformare il mondo con macchine che non hanno un freno. Attenti, uomini, che vanno più veloci dello stesso cervello che le ha pensate.
Troppe macchine, troppo veloci, distruggono la Terra e Tatanko ha detto basta. Con un bel Diluvio si ritorna al Via. L'onda è partita, e il mondo è andato sotto.
Niente più macchine, niente più gente. Sulla Terra ora ci sono di nuovo solo gli scimmioni. Chissà che questa volta abbiano imparato la lezione!


Tognolini e Somà, l'umanità e il suo catalogo.
Il punto di partenza è un topos caro a molta letteratura:il mondo dopo la fine del mondo. Un dio originario, Tatanko o Bisonte, preso a prestito dalla cultura dei nativi americani, con il giusto distacco di spazio e tempo osserva l'umanità e la sua evoluzione. Vede e punisce i grandi errori che essa ha commesso, ma nello stesso tempo, affettuosamente, come un buon padre, le offre una seconda possibilità. Gli uomini hanno esagerato, hanno superato il limite di guardia, hanno distrutto per sete di progresso tutto ciò che di buono era stato loro affidato. E allora, per salvare il salvabile, occorre cancellare il passato e ripartire da zero.
Questo il suo racconto, dal principio alla caduta. E in esso, intrecciato sapientemente, si insinua il catalogo delle macchine che l'uomo ha creato per il suo benessere. Attraverso le sue invenzioni, l'uomo racconta di sé.

Un enorme tema, che ci facciamo qui?, teso come una rete, su cui poggia un elenco ordinato e sistematico -un catalogo, appunto- di cosa sia l'uomo, 'letto' in chiave meccanica.
Un elenco geniale, immaginifico, allusivo e sommamente arguto.
E così, robot dopo robot, ridendo, ci si rivolge a un bambino ideale, un bambino che è tutti i bambini, parlandogli di amicizia, di solitudine, di doppio, di apparenza, di egoismo, di affetto e di molto altro ancora.
In una lingua che suona.
Marco Somà, all'altezza della grande sfida, le dà magnifica forma. Pieno di riferimenti e citazioni, il disegno cattura lo sguardo nell'accuratezza del dettaglio. La consonanza tra il racconto e le immagini mi fa supporre che i due abbiamo lavorato, in fase creativa, gomito a gomito. E se lo hanno fatto si sono contaminati l'uno con l'altro, al punto di risultare coincidenti.
Il risultato finale è denso di senso.


Se fossi maestra, lo porterei in classe e, giorno dopo giorno, passerei in rivista un robot dopo l'altro. Si riderebbe sui processori Mentina®, sugli optional, sui niconomi e nel contempo, come ogni buon catalogo, ci aiuterebbe a sistematizzare la conoscenza. Solo cose buone ne uscirebbero.
E Tatanko, che ora danza lontano, approverebbe.

Carla

venerdì 17 ottobre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


MEMENTO!

Stormo, María Julia Díaz Garrido, David Daniel Álvarez Hernández
Kalandraka 2014


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Un giorno, uccelli rivolsero lo sguardo oltre i rami e le foglie e immaginarono una vita diversa.
E così ebbe inizio una nuova era."

In questo tempo tutto nuovo per i più piccoli trovarono spiegazioni da dare su ogni cosa, costruirono nidi sempre più belli e nuovi modi di volare, cominciarono a diventare tanti e ad eccedere in molte cose, cominciarono ad esercitare il controllo su tutto e su tutti ma non furono più in grado di controllare se stessi. Sparì dalle loro espressioni il sorriso, ma per fortuna alcuni di loro avevano conservato il senso ultimo della loro esistenza: il volo. A loro, fortunatamente la gioia di vivere non sfuggì.


Uccelli nel capo, uomini nel corpo, essi compongono lo stormo che dà l'avvio a questa nuova era. Immediato il paragone, peraltro indotto dalle immagini, con l'umanità. Un'umanità grassoccia e imbolsita, elegante e borghese. Eccoci ritratti. In fondo siamo anche noi uno stormo che un giorno ha deciso di impossessarsi del proprio destino. Lo abbiamo fatto per quanto riguarda la scienza, lo abbiamo fatto con le nostre abitudini: le nostre case che proteggiamo dagli intrusi spesso si trasformano in gabbie le cui sbarre ci tolgono libertà. Ma anche, proprio in nome di questa stessa libertà, abbiamo allontanato ogni limite, sconfinando inevitabilmente nell'eccesso. 

Abbiamo privilegiato le comodità e allontanato la fatica e così siamo diventati sedentari e svogliati. Siamo diventati troppi e troppo esigenti a tal punto che siamo arrivati a controllare ogni luogo e ogni altra creatura. Abbiamo esercitato un potere di vita o di morte sugli altri e abbiamo cominciato a combattere tra noi e a dominare la Natura che ci ospita.


Il risultato è sotto gli occhi di tutti: uno scenario di desolazione e solitudine.


Ma saranno ancora una volta i ragazzini a salvare il mondo. Sono loro gli unici che non hanno rimosso il passato, non hanno riunuciato alla loro libertà, non hanno dimenticato il piacere di imparare a volare.
Splendida, quanto amara metafora della nostra condizione di umanità ricca e annoiata, questo ultimo libro pubblicato da Kalandraka e premiato nel 2012 al prestigioso concorso di Compostela dedicato agli albi illustrati, ce lo meritiamo.
Andrebbe letto e riletto ogni mattina nelle scuole come memento.
Oche, galli, pappagalli, gufi, anatre, tucani, folaghe, e aquile si sostituiscono temporaneamente a noi per aprirci gli occhi su dove stiamo andando. E, nei panni di una famiglia di passeracei, generosamente ci indicano anche un percorso di salvezza da tanto orrore.

Ho aspettato con ansia il suo arrivo in Italia. I disegni di questo giovane messicano, li avevo messi in memoria in occasione del premio di Compostela del 2012 e mi avevano colpito per essere allo stesso tempo così potenti e così magici. Massimamente evocativi.Così autentici negli sguardi e negli atteggiamenti e nello stesso tempo così sognanti nel loro valore mataforico. Il tutto in un calibrato equilibrio dato dal bianco e nero. Raffinatezza e meticolosità si intrecciano con un immaginario vivo e toccante e la storia universale che racconta María Julia Díaz Garrido come per incanto, appunto, spicca il volo e fa molto pensare.

Carla

giovedì 27 dicembre 2012

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

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UMANI TROPPO UMANI



Di Anthony Browne Carla ha già ampiamente parlato nel post dedicato a King Kong. Qui invece parliamo di un altro suo libro, uscito nel 2011 e pubblicato recentemente da Kalandraka: Un gorilla. Un libro per contare. Eh, sì, si tratta di un ‘semplice’ libro per contare: un gorilla, due oranghi, tre scimpanzé…ma che sguardi, che umanità negli atteggiamenti, nelle espressioni! L’autore, evidentemente, sente, e descrive con stupefacente efficacia, la vicinanza fra noi ‘umani’ e i nostri cugini, da cui ci divide un’anticchia di dna.


Che dire delle espressioni complici dei mandrilli, o dei macachi che immaginiamo immersi nelle calde acque termali del Giappone. Il libro termina con un autoritratto e la dicitura: Tutti primati, tutti una famiglia, tutti la mia famiglia. Tutti la nostra famiglia, di cui siamo gli esponenti con le maggiori capacità creative e distruttive.
Direte: troppo? Sull'auto consapevolezza dei primati si dibatte da decenni, sulle capacità inventive ormai ci sono prove inconfutabili; pensate che è stata dimostrata sperimentalmente la capacità dei cani di leggere le espressioni umane, figuriamoci quanto di inespresso o incompreso può esserci nella testa di un primate.
Ma se anche questo non vi turba, l’illustrato di Browne è una straordinaria prova di bravura, che in più instilla qualche salutare dubbio, non sul sistema decimale, ma sull’unicità dell’essere umano.




Eleonora


“Un gorilla. Un libro per contare”, A. Browne, Kalandraka 2012


martedì 20 novembre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


UN CATALOGO EGLI È CHE HO FATT’IO; 
OSSERVATE, LEGGETE CON ME.
(Don Giovanni)

NEL MONDO CI SONO..., Benoit Marchon, Robin
EDT Giralangolo, 2012


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Nel mondo ci sono bestioline che zampettano, volano, pizzicano, strisciano.
Ci sono notti misteriose che fanno un po' paura.
Ci sono pesci enormi che mangiano pesci grandi che mangiano pesci medi che mangiano pesci piccoli che mangiano pesci minuscoli.
Ci sono musiche che fanno diventare allegre le giornate tristi."


Una piccola orchestrina di strada è piazzata in un angolo del metro e suona: i musicisti sono tutti a colori, la gente che passa con passo frettoloso e a testa bassa è colorata di grigio. Questa è una delle tavole più 'parlanti' di questo bell'illustrato.
In un apparente disordine, si susseguono -pagina dopo pagina- situazioni tra loro anche disparate e legate solo in alcuni casi da un filo rosso fatto di sottili nessi.


Ogni grande pagina è dedicata ad un aspetto dell'umanità o del mondo animale, dell'ambiente o è riferibile ad un sentire comune che fa sì che il bambino che sfoglia questo libro possa riconoscere e riconoscersi.
Il libro, come già lo fu l'anno passato Il libro dei regali immaginari, pubblicato anch'esso da EDT Giralangolo, si organizza come un vero e proprio catalogo.
Ah, il catalogo o lista, che meraviglia per la mente di un uomo! Umberto Eco elogiava il senso di vertigine che lista o catalogo sono in grado di generare nella testa di un uomo. E aveva ragione.
Alcune, purtroppo per noi, sono liste chiuse, ovvero si riferiscono a cose o a luoghi che contengono un numero compiuto di oggetti: i quadri in un museo, le ossa nel corpo umano.
Ma nei casi più stimolanti, la lista si preannuncia potenzialmente sempre ampliabile. Come in questo caso le 40 + 1 citazioni di cose esistenti al mondo sono perfettibili di ulteriori aggiunte.
E qui mi pare si annidi la grande potenzialità di questo libro. Davanti ad un gruppo di bambini si possono elencare le quarantuno diverse situazioni quindi fare loro con tutta tranquillità la domanda fatidica: che cosa manca? Se avremo davanti 10 bambini avremo come minimo dieci risposte immediate e tutte diverse tra loro, se i bambini saranno 20 le risposte saranno altrettante.


In altre parole questo libro ha la dote rara di essere lui stesso un 'generatore' ed un 'moltiplicatore' di idee. Un altro libro 'trampolino'.
A parte questo che mi sembra essere il pregio principale di Nel mondo ci sono... vorrei mettere in luce l'intelligente e mai scontata scelta delle sequenze che solo in apparenza possono sembrare casuali: mettere vicino animali minuscoli in libertà e grossi plantigradi dietro le sbarre, vecchi che giocano a carte accanto a bambini che giocano a barattoli, notti buie e distese innevate, città piene di gente e foreste piene di alberi ha un suo senso interno che ha il compito di 'accendere' nella testa di un bambino similitudini, contrasti, affinità, somiglianze, differenze.


D'altro canto la potenza espressiva e la poesia del disegno di Robin con i suoi acquerelli rende ogni tavola una finestra aperta sul mondo. La sua leggerezza nel tratto come pure nel taglio dell'immagine è in grado di equiparare cose piccole con cose gigantesche, grandi temi con minuscoli particolari. E il loro susseguirsi in una 'spensierata' alternanza e sequenza rende il libro ancora più apprezzabile agli occhi curiosi di un bambino alla scoperta del mondo.


Carla

lunedì 23 gennaio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SULLA PELLE

La mia pelle. Ancora
non riesco a capire
se finisco sulla pelle
o se sulla pelle
comincio
Mi contiene
la mia pelle mi protegge ma
appena qualcosa la tocca io
sono lì sulla pelle
a sentire
Io sono dentro
chi bacia la mia pelle bacia me
Io sono fuori
se la mia pelle si ferisce io
sono ferito. Io sono dentro
sono quello che non si vede
Io sono fuori, sulla mia pelle
vado incontro al mondo
Nella mia pelle incontro te
Nella tua pelle.

Questa bella poesia di Giusi Quarenghi (E sulle case il cielo, Topipittori 2007) per introdurvi al tema di un altro libro

IL CANE CHE SAPEVA CANTARE, Yoram Kaniuk
Salani, 2011


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

Lo dissi al dottor Steiner, glielo dissi quasi senza voce, con tristezza, con addosso una stanchezza che faceva addormentare perfino le parole: ‘È mio. Deve appartenere a me e a se stesso. È stato lui a scegliersi il nome Wass. È arrivato fino a me come una pallottola sparata da molto lontano. Voglio dire, lui cercava qualcuno che doveva assolutamente trovare, e quel qualcuno sono io. Non lo deluderò’.”

Devo dire che, come succede spesso, il sottotitolo o le due righe di gancio in copertina o la breve sinossi non rendono merito allo spessore della storia. Forse il critico della Suddeutsche Zeitung scrivendo "Kaniuk ha messo così tanto amore nei suoi personaggi che persino i lettori ne ricevono un po'" è colui il quale si è avvicinato di più al valore di questo libro.
a p. 166, quasi alla fine del romanzo si legge una frase che forse racchiude il senso più profondo del libro: " Ci ritrovammo di colpo così vicini l'uno all'altra, che quasi ci compenetrammo l'una nella pelle dell'altro. La nostra pelle rimase dov'era e com'era, noi invece stavamo lì con i nervi scoperti, una sensazione da far paura, ma entusiasmante anche."
Kaniuk, dopo una partenza non molto credibile (a tal punto che volevo mollarne la lettura), decolla verso una storia straordinaria in cui il plot abbastanza esile e spesso inverosimile (ma poi ci spieghiamo il perché) sorregge una continua, lunga, profonda e complessa riflessione sull'umanità: sui suoi limiti, sulle sue grandezze, sul suo essere più autentico nel bene e nel male. Ed è per questo che la parola pelle è fondamentale: perché Kaniuk per raccontare l'Uomo deve guardarci dentro, lo deve 'sbucciare', toglierli la pelle, ovvero tutte quelle sovrastrutture dietro cui l'umanità si cela.
Quindi Kaniuk parla di Amore, di Dolore, di Ferocia, di Stupidità, di Intelligenza, di Sensibilità, di Solitudine tutte con la maiuscola perché non sono quelle di ciascuno, ma sono quelle di tutti. E la sensazione di paura ce l'abbiamo eccome nel riconoscere nel racconto il nostro nucleo più intimo, ma altrettanto vera è la sensazione entusiasmante che proviamo al contempo (mi ricorda quanto disse una volta Bruno Tognolini a proposito di guardare ciò che ci tocca l'animo, il profondo: lo facciamo con occhi SPALANCHIUSI. Il merito va al caro Bruno che fa il poeta di mestiere e quindi riesce a dire dove noi ci fermiamo, ma il concetto è esattamente quello).
Chi di voi ricorda il film
Senza pelle di D'Alatri? La storia di un giovane psicolabile, un ipersensibile che si innamora di un'impiegata delle poste e questo suo amore puro, questa sua incapacità di sovrastrutture (da cui il titolo Senza pelle), sconvolge la vita di tutti, e mette ciascuno davanti a se stesso e alla necessità di guardarsi dentro, per cui nulla può essere più come prima.
E ancora chi di voi ha letto
Stargirl di Jerry Spinelli (Mondadori 2004), di nuovo una senza pelle? Anche lei dove passa lascia una traccia di come dovrebbe essere l'umanità.
Nel romanzo di Kaniuk tutti i personaggi sono così - nel bene e nel male -, dopo che son passati, nulla può essere più come prima. E lo stesso accade a te che leggi il libro.
E' un libro tosto che, per codardia, darei a lettori di cui son certa che non lo massacrino fermandosi alla superficie 'inverosimile e permeata di magia', così cara a tanti altri scrittori israeliani, da Oz a Grossman, che nasconde sempre qualcos'altro.

Carla
Noterella al margine: di Kaniuk va anche letto
La casa dove gli scarafaggi muoiono di vecchiaia. Bello assai, ma, purtroppo per noi lettori, solo una sessantina di pagine.

sabato 30 luglio 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


GLI UOMINI SONO FATTI COSI' 

DIO, L'UOMO, LA DONNA E IL GATTO, Jutta Richter
Salani, 2011

NARRATIVA PER GRANDI (dai 10 anni)

"Si chinò sull'acqua e si riconobbe. Il suo sguardo indugiò a lungo sull'immagine che lo fissava dall'acqua. e di nuovo fu colto da uno struggimento infinito. Desiderava un amico, un confidente, uno che gli somigliasse [...]ora avrebbe creato una riproduzione della sua immagine riflessa nello stagno, e questa riproduzione sarebbe stata il Suo contrario, il Suo amico, il Suo compagno. Lo specchio del Creatore: l'uomo." (p. 14-15)

Si può decidere, come sempre di fronte a una storia che ci viene raccontata, se crederci o no. Ma il punto non è questo. Rimane sempre una bella storia. Jutta Richter prova a raccontare la storia della Genesi ancora una volta e lo fa con grande poesia e sensibilità, secondo una prospettiva inaspettata, che non ha nulla di confessionale. Ci racconta un Dio molto umano - decisamente poco tonante - che prova sentimenti quali la solitudine, la rabbia, la delusione cocente, ma anche la felicità, e la tenerezza come quella di un vecchio padre che comunque non può smettere di vegliare anche sugli errori dei propri figli.
E anche Adamo, ci appare con tutti i suoi limiti, le sue difficoltà e incomprensioni nei confronti di Eva, la sua inguaribile codardia e paura rispetto alla responsabilità di una scelta, la sua goffa paternità, solo all'ultimo recuperata. Eva, al contrario, così tanto volitiva, sempre sicura e sostenuta nelle sue decisioni, ci appare madre pugnace e affettuosa amante. E poi Caino e Abele, nelle loro difficioltà di essere figli. Il tutto in uno scenario davvero 'paradisiaco' , almeno al principio, entro cui si muovono tutti gli animali, ma in particolare un cane, molto cane, e un gatto, molto gatto, con buone capacità di narratore.
Un libro solo apparentemente piccino che però, attraverso la storia più antica del mondo, ci racconta con grande profondità di pensiero cose grandi: l'Umanità, quella con la U maiscola su cui comunque - nel bene e nel male, nei valori e nei limiti - sarebbe utile riflettere e confrontarsi un po' più spesso, in questi tempi di 'vacche magre'.
Un libro di grande utilità da proporre ai ragazzi perché ragionino su quali secondo loro debbano essere valori e significati che fanno di un uomo un Uomo.

La copertina di Giulia Orecchia non rende giustizia alla complessità e allo spessore del contenuto. Francamente, non riesco a trovare l'ironia cui si allude nella fascetta, mentre trovo tenerezza, poesia e profondità. Concordo con la suddetta fascetta anche sul fatto che si tratti di una scrittrice di prima grandezza (ma mi chiedo se la Salani veramente la consideri tale, visto che nel risvolto di copertina si distrae e la chiama Jutta Bauer...) E' proprio vero, l'infallibilità non è di tutti!

Carla