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lunedì 26 febbraio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I BAMBINI VOLANO

I bambini crescono
, Claudia Mencaroni, Luisa Montalto 
Verbavolant 2023 


ILLUSTRATI 

"Quando nascono 
i bambini stringono i pugni 
e puntano i piedi nudi. 
I piedi dei bambini 
non restano nudi a lungo, 
tranne alcuni 
pochi." 


Ma quali sono le cose da cui nascono questi bambini? Desideri, scricchiolii, speranze, magari anche un dolore, da una possibilità su un milione, da un segreto. 
E cosa succede quando questi bambini sono nati? Beh, è tutto un risveglio, ma anche uno sbadiglio. A questi bambini nati si regalano piume e sassi e sentieri da percorrere e quando questi bambini crescono corrono scalzi. E poi si tuffano. 

Questo è un libro che parla quattro lingue diverse, ma in armonia tra loro. 
La prima è quella scritta nelle parole. 
E saranno i grandi a capirla, nell'ascoltarla e nel volerne cogliere il senso più profondo. Saranno i grandi a cogliere il senso molteplice di molte parole, saranno i grandi a leggere in trasparenza la grande metafora. 
Da tutto ciò, i piccoli mi sembrano esclusi. Loro sono occupati a vivere, insomma sono lì a fare altro che interrogarsi sul senso di queste parole, per loro oscuro. 
Se non le capiscono, pazienza: vuol dire che non sono per loro e tirano dritto. 
La seconda lingua è ancora nelle parole, ma non nel loro senso, quanto piuttosto nel loro suono. E allora sì che i bambini si fermeranno ad ascoltare: non sarà affatto necessario capire, basterà sentire come le parole tintinnino tra loro.
 

I bambini godranno di risveglio e sbadiglio vicini, di scricchiolio, di grembo. Si divertiranno per la pausa necessaria per il giro di pagina e per la frase che riprende in una direzione diversa. Si godranno le piccole pause del verso se letto in modo corretto. Questo è il valore della poesia: quella di suonare ancora prima di dire. 
La terza lingua è silenziosa, pur dicendo un bel po' di cose. È la lingua che si ascolta con gli occhi. E anche questa ai piccoli piacerà, perché è davvero molto insolita. Diversa dalla consuetudine dei libri che avranno letto e sfogliato finora. 
Come nella consuetudine dei libri Verba volant non sembrano esistere vincoli di sorta sul loro formato. Dai libri poster in giù, questa casa editrice (cimento e delizia del loro stampatore Priulla di Palermo) ha sempre guardato un po' più in là rispetto a quelli che sono i formati standard. 
E anche questo libro non fa eccezione. 
L'unica differenza forse sta nel fatto che fino al momento in cui lo sfogli non percepisci i diversi azzardi che contiene. La prima è un angolo, precisamente quello inferiore, ripiegato e incollato con precisione verso il centro del foglio. Va da sé che il disegno ci giochi. 


La seconda è una piegatura ancora più complessa che ha la funzione 'narrativa' di nascondere il bambino che Luisa Montalto disegna nella metà del foglio, quella verso il taglio, cui il testo allude: I bambini nascono da un segreto. Ci sono pagine spiegazzate ad arte oppure pagine più piccole con una bandella che si offre a un nuovo gioco del disegno di Luisa Montalto... E poi c'è l'ultima che non si deve raccontare qui. 
Queste forme che vanno in direzioni mai prese finora, questa programmatica richiesta fatta ai lettori di essere attivi nell'atto consueto di sfogliare le pagine sono stimoli verso la sorpresa e verso la curiosità. 
La quarta e ultima lingua è anche questa tutta visiva ed è quella dei bambini disegnati. 
Un pugnetto di ragazzini, prima più piccoli, poi cresciuti, abitano - ma sarebbe meglio dire scorrazzano sul bianco delle pagine. Si mascherano, si bisbigliano cose all'orecchio, saltellano, si acquattano, si stiracchiano sotto le coperte, e poi si accucciano, poi si arrampicano, poi spiccano un salto e si tuffano, e all'ultimo... spiccano il volo, come uccelletti. 


D'altronde, Almond ce lo ha detto, è una cosa che loro sanno fare: sono bambini. 

Carla

lunedì 20 dicembre 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DELLA MINUSCOLINITA'

Nel regno di Nientepopodimenoché
, Claudia Mencaroni, Serena Mabilia 
Verbavolant 2021 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Quando il re Primaditutto si svegliò dal letargo, si affacciò sul suo immenso regno di Nientepopodimenoché e disse: 'Che disastro! Che disastro!' 'Prima di tutto' ordinò il re, 'si tagli l'erba!' 
I cavoliamerenda imbracciarono i falcetti e, a passo di marcia, si affrettarono a eseguire gli ordini del re. 
Mentre Primaditutto li osservava dalla sua finestra, si sentì chiamare dal piccolo Cincischia:'Padre, ma le camomille? E il tarassaco e i papaveri?' 'Sciocchezze! Prima di tutto, pulizia!'" 

Il giorno dopo, però, nulla cambiò e il re ordinò che si potassero gli alberi. 
Suo figlio Cincischia arrivò e chiese che fine avrebbero fatto i suoni del vento tra i rami o quello dei nidi scrocchianti. La risposta del re non variò perché c'era sempre qualcosa che si metteva prima di tutto: dopo la pulizia arrivò l'ordine. 


E così di seguito estirpò le erbacce, cacciando gli insetti. Taglia oggi, caccia domani arrivò il giorno delle udienze e il re si trovò davanti una fila interminabile di sudditi che chiedevano di lasciare il regno: il maestro d'arte, il musico e anche il poeta si misero in viaggio in cerca di colori, suoni e minuscolinità spariti. Ma quando anche Cincischia chiese il permesso di mettersi in cammino sulle tracce del maestro d'arte, del musico e del poeta, al re non rimase che dire ancora una volta: Che disastro! Che disastro! Ma fortunatamente questa volta capì qual era la cosa giusta da fare... 
E fu così che Cincischia fu acclamato re e governò con saggezza su tutti i nientedimeglio e i megliodiniente, nonpiùditanti e pressapochi che decisero di restare, al contrario del re che viaggiò tanto fino a che non trovò quello che cercava. Per poi tornare trionfante. 

Questo libro ha la forma del regalo e anche un po' quella di un posto segreto, e in qualche misura è entrambe le cose. Un filo di rafia che finisce con un fiocchetto lo tiene chiuso: a ben vedere un regalo - se è una sorpresa - è anche un posto segreto. 
Il dorso nero, gli angoli stondati lo fanno assomigliare appunto a un quaderno dentro cui conservare piccole cose, semini in bustina e pezzettini di carta o cartoncino di varia forma, colore e misura e uso. 
Tutte queste cose piccole che si susseguono tra le pagine hanno un grande senso con la storia che su quelle stesse pagine è scritta e disegnata. 
Diventano per incanto l'espressione concreta di quanto si racconta.
Non capita tutti giorni che le parole prendano una forma che va ben al di là del limite di un disegno, seppure bello, sulla superficie del foglio. 
E si può immaginare quanto Claudia, Serena e Fausta - rispettivamente autrici del testo, dei disegni e del libro - abbiano ragionato e molto anche immaginato che cosa ci possa essere al di là del libro convenzionale, con il preciso intento di realizzare un libro che superasse i suoi propri confini materiali. In questo senso Verbavolant ha sempre dimostrato di 'giocare' con il formato dei propri libri, trasformandoli in qualcosa di altro, ma senza mai far perdere loro la caratteristica di 'contenitori di storie' che vanno comunque in qualche maniera sfogliati e letti. 
In questo stesso senso, però, si può immaginare che al suo stampatore Priulla, che non disdegna le sfide, continuino a tremare i polsi. 


Se in questo libro-quaderno si respira una grande aria di libertà e di leggerezza, create appunto dall'assenza del canone, è nella sua architettura narrativa invece che esso viene rispettato e mai disatteso. Da un lato la fiaba - con una geniale quanto condivisibile chiusa finale che rispetta il consueto e vissero tutti felici e contenti - e dall'altro il ripetersi ciclico di un modulo preciso. 
Questo gusto per le necessarie ridondanze e il replicarsi di uno schema all'interno della struttura della fiaba è piacere assicurato per i più piccoli che tra le fiabe del Il gatto con gli stivali e quella de I tre porcellini, sempre la seconda prediligeranno. La ragione per cui non va neppure spiegata. 


Tanto è scandito il ritmo di Claudia Mencaroni, tanto è libero il layout di Serena Mabilia che gioca sullo spazio del foglio con grande mobilità, alternando anche diverse tecniche, a seconda della propria esigenza narrativa. 
Claudia Mencaroni però la sua porzione di libertà se la prende altrove, creando un piccolo gioiello di testo che sovverte l'ortografia, ma riempie di senso la storia. Un filo di perle che sono locuzioni comuni e che si dicono quasi senza pensiero, che spesso hanno a che fare con l'impercettibile o il poco, con l'incerto o con il vago, ma che sempre, ma proprio sempre, hanno un suono incantevole se pronunciate tutte d'un fiato, tuttedunfiato. 


E questa bella quantità di materiale si catalizza intorno al nocciolo di senso di questa fiaba. Un ragionamento sonoro che ruota intorno alla questione se essere minuscolo, quasi invisibile, impercettibile, un'inezia, significhi essere insignificante, ossia letteralmente senza significato, o senza importanza o, peggio ancora, inutile, ma comunque trascurabile e di certo senza valore. 
La risposta la conoscono i pittori, i poeti, i musicisti e, ovvio, i bambini. 

Carla

lunedì 18 maggio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


UNA VALIGIA STRACOLMA DI OGGETTI

Lenticchia. Dall'altra parte del mondo
Claudia Mencaroni, Luisa Montalto
Verbavolant 2020



ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)

"Lenticchia è una bambina grande di quattro anni, alta così e larga cosà.
Quando Lenticchia è felice spalanca la bocca, strizza forte gli occhi e vola come un uccellino. Vola per la felicità. Lenticchia vive dall'altra parte del mondo."


Nonostante viva dall'altra parte, non è una bambina a testa in giù. La testa ce l'ha ben su e piena di domande: la principale che le frulla in testa riguarda proprio l'altra parte del mondo. Chiede a suo padre e a sua madre di raccontarglielo, ma nessuno dei due trova le parole giuste, le parole adatte. Non le resta che mettersi in valigia e partire.
Dall'altra parte del mondo sembra essere tutto un po' meglio: alberi più accoglienti, case più piccole, fiori sui davanzali, colori più accesi, acqua e monumenti antichi a ogni angolo e gente che si parla dalle finestre. E c'è anche il mare. Oh. Il mare, che le riempie gli occhi. Quello piccolo in cui si può anche nuotare. Ai suoi genitori, che al ritorno le chiedono come sia il mondo di là, lei mostra la sua valigia stracolma di oggetti, e racconta felice.


Di nuovo insieme, dopo Seb e la conchiglia, Claudia Mencaroni, Luisa Montalto e Verbavolant.
Tra loro alcune, poche, cose cambiano, alcune cose restano.
Come se fossero una cifra.
Tra le cose cambiate c'è il formato: da libro da parati ora è un albo più tradizionale, all'italiana, ovvero orizzontale. Il formato più congeniale al movimento e all'acqua. Che in questo libro abbonda.
Tra le cose cambiate c'è l'equilibrio tra testo e immagine. Il dialogo tra loro è forte come anche in Seb, ma in Lenticchia sembra quasi che a condurre il gioco non siano più le parole, ma il disegno.
Anche se in Seb e la conchiglia, per ovvie ragioni, il disegno occupava le grandi superfici, tuttavia il loro ruolo era per lo meno paritario nella narrazione.
Qui, no. Il disegno continua a prendersi grandi spazi, pagine intere con bandelle a sorprendere il lettore, ma lo fa spingendo la parola a diventare quasi un sussurro: Oh. Il mare, e a metterla in un angolo, comunque sempre poetica.
Un disegno che si è fatto più potente della parola.
Un po' come a dire che le parole sono sulla pagina a raccontare una storia che hanno sentito dai disegni.
E qual è questa storia? Cercando di mantenere il più possibile 'vergine' lo sguardo su Lenticchia si potrebbe dire che è la storia di una bimbetta che ha capito un paio di cose importanti della vita: la prima è che al mondo ci sono posti tra loro molto diversi. Uno è vissuto principalmente in un 'interno', attraverso le finestre, mentre l'altro è ben più estroverso, tutto raccontato en plein air

 
La seconda cosa che Lenticchia capisce ha a che fare con gli oggetti. Quella bambina sa con chiarezza che gli oggetti sono portatori di storie. Hanno un loro significato che va al di là dell'oggetto in sé. Un sasso non è solo un sasso, ma il segnetto per giocare a campana, un legnetto non è solo un legnetto, ma è quel preciso legnetto trovato su quella precisa spiaggia in quel preciso giorno. Una moneta è quella moneta, una torcia è quella torcia, una girandola è quella girandola.
Ecco tutto questo lo racconta il disegno e le parole tacciono.
Dunque l'equilibrio è cambiato.
Se si abbandona la prospettiva 'vergine' dello sguardo e si ascolta la genesi di questo libro, così come la raccontano le protagoniste, tutto questo che lo sguardo vergine aveva intuito, sembra trovare conferma.
Spigolando, si apprende infatti che Lentichia è la figlia di Luisa Montalto, Anna a cui il libro è dedicato, che, nata a Singapore, dove Silvia ha vissuto per cinque anni, chiedeva ai suoi genitori del mondo di qua, di Roma.
Una domanda grande, per una bambina grande.


La Montalto, come la maggioranza degli illustratori, dice di non avere dimestichezza con le parole, lei quando ha da raccontare disegna, e quindi chiede a Claudia Mencaroni di trovare una risposta narrativa alla questione dell'altra parte del mondo, dei luoghi a cui lei si sente di appartenere, della memoria che ne ha.
Per spiegarlo con un libro a sé e a sua figlia. E magari anche a qualche altro bambino o bambina...
La voce di Claudia racconta quindi - generosamente - un storia che non è sua, ovvero non solo sua.
Al principio si alludeva alle cose che cambiano, e si parlava di equilibri o rapporti di forza tra testo e immagine, tra storia a parole e storie a disegni, si voleva dire proprio questo: nel libro il disegno racconta di più delle parole.
Ma per tornare alle cose che restano, di Claudia Mencaroni rimane la capacità che era stata notata in Seb e la conchiglia, ovvero la sua sensibilità nel 'disegnare' un bambino con pochi tratti. Così come allora, anche adesso Lenticchia è nelle nostre orecchie, nella sua essenza di bambina grande di quattro anni, già dopo poche frasi.


Si riconferma la sua capacità di toccare punte alte, per esempio, nel dare corpo in una sola frase, piccola e perfetta, alla potenza delle sensazioni che si provano per la prima volta davanti al mare. Tuttavia, rispetto a Seb, ogni tanto per me si percepisce qualcosa che scorre meno liberamente: parole che un po' si inceppano in soluzioni che costano fatica, che suonano obbligate da un pensiero 'esterno' che preme per entrare.
E Buongiorno e buonanotte.

Carla


venerdì 31 maggio 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

È SUCCESSO A DIVERSI ANIMALI

Gli spaesati, Mia Lecomte, Andrea Rivola,
Verbavolant 2019




ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Dalle Ande scende il lama Paquito:
senza sforzo si ritrova in Lapponia.
Era allegro quando un tempo è partito,
Si aspettava una gran cerimonia:
Ma a ogni sputo che lancia è pentito,
Prende atto della propria miseria
Mentre grandina sul muso stupito
La saliva congelata in materia."



Il lama è uno degli animali spaesati che hanno preso la via del mare per andare altrove. E altrettanto spaesato, nel senso di confuso, magari disorientato e non proprio a suo agio, c'è il bradipo Angel che dai tropici è arrivato in Islanda e con un vulcano deve fare i conti e correre anche un po'. La lucciola è atterrata su una cupola a cipolla a San Pietroburgo ma nelle notti bianche il suo bagliore si perde. Più contenta, chissà poi perché, la balena Helga che dall'Alaska è arrivata in una fontana britannica, in tasca conserva una foto della regina...



Quindici animali, insetti, mammiferi, uccelli e pesci che prendono il largo: pappagallo e canguro, talpa e stambecco, kiwi, formica gigante e aquila reale. Per ognuno di loro c'è un destino inaspettato e non previsto. Ci sono condizioni di clima e abitudini diverse da quelle conosciute così il bradipo indossa un maglione e la formica un kimono. Arrivano con i loro ricordi e con gli sguardi rivolti in avanti.


                   È successo a diversi animali
                Tutt’a un tratto di cambiare paese,
                   Per ragioni più o meno banali
                    Si son persi la fine del mese.
                   Stanno soli, sperduti e astrali
                  Come sassi nell’acqua turchese
                 A confondersi tra i beni e i mali,
                 I rimpianti mescolati alle attese.


Chi vuole capire, capisce.
Già da qui, ovvero ancor prima che il libro cominci, in queste poche righe in rima. Le maglie larghe di questo testo lasciano intravedere questioni ben più profonde. Ma le suggeriscono e non le dichiarano (e non le prescrivono) e questo è il primo merito degli Spaesati.
Il secondo motivo che è apprezzabile è il registro, ovvero la rima nel testo e il colore nelle figure.
Entrambi concorrono a rendere questo oggetto pieno di luce, brillante.
A Mia Lecomte va innanzitutto attribuita la dote di aver saputo scegliere nel panorama zoologico, così tanto visitato nei libri per l'infanzia, animali non immediatamente sfruttati e triturati nell'immaginario comune: kiwi, stambecchi, formiche giganti e di aver dato loro un nome (in quella prospettiva  cui si alludeva in principio, ovvero di una lettura più profonda di significati non solo e non proprio divertenti, il fatto di dare un nome a ciascuno spaesato non mi pare dettaglio trascurabile). 



E ulteriormente di aver costruito con loro accoppiate interessanti e soprattutto originali con i luoghi di destino.
La foca in laguna, il kiwi a Hollywood, lo stambecco a Ipanema... E di averlo fatto con una vena di follia: lo sputo del lama che diventa grandine o la lacrima del coccodrillo che evapora all'istante sono semplicemente colpi di genio.



E di averlo fatto, ancora, con una lingua (anzi due, visto che sono entrambe le sue lingue madri) attenta, puntuale e quasi sempre felice. A partire dal titolo che tanto avrebbe da dire nell'etimologia che è sotto gli occhi di tutti.
Questi connubi inaspettati e questa vena di assurdo alzano inevitabilmente il livello di attenzione e di curiosità e di stupore di chi lo sfoglia.
Bene così.
Evidentemente, hanno contribuito anche a generare qualcosa d'altro, ovvero hanno offerto il giusto spazio ad Andrea Rivola, il quale ha saputo occuparlo a meraviglia, armonizzando la sua voce a questo divertimento di fondo. 



Anzi, Rivola ha fatto di più: è riuscito a potenziarne il valore, giocando a sua volta, nel senso più letterale del termine, con il dettaglio nel disegno. Le ali dell'aquila, il costume da Carnevale di un animale cornuto, il cocktail con l'oliva lì dove l'ha messo per quel becco a cannuccia. Ma si potrebbe continuare. E il risultato finale è percepibile in un dialogo serrato, quanto silenzioso, tra testo e figura. Laddove l'immagine si infila e aggiunge, esalta, gioca con le parole del testo, già per loro stesse belle frizzanti.



A questo punto è piuttosto chiara la stratificazione e la complessità dei giochi fatti negli Spaesati (tra i molti, la bellezza e l'utilità degli itinerari che attraversano la terra e le pagine).  Questo solo per mettere sull'avviso quelli che pensano che i libri per l'infanzia siano 'roba facile' e che potrebbero definire frettolosamente questo libro, una divertente sequenza di filastrocche a tema animale.
Intendiamoci, lo si può anche fare fare, ma sarebbe l'ennesima occasione persa di mettere a frutto l'intelligenza.

Carla

mercoledì 24 ottobre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


NON CI PERDIAMO!

Seb e la conchiglia, Claudia Mencaroni, Luisa Montalto
Verbavolant 2018


ILLUSTRATI

"C'è un posto che conosco solo io. Ci vado da sola, quando fa buio. Non è lontano da qui, ma nessuno conosce la strada. Nessuno tranne Seb. Seb parla una lingua che nessuno conosce, nessuno tranne me. Allora di notte io aspetto il silenzio, faccio pianino, trattengo il respiro, tra un piolo e l'altro del mio letto alto."

Poi si mette la felpa con il cappuccio e, come una sottiletta scivola fuori, lasciando a dormire nel letto la propria ombra.
Corre al fossato dove c'è Seb ad aspettarla e in silenzio la bambina gli porge una conchiglia. A lei, invece, rimane la sabbia tra le dita.
Fanno un patto quei due, un patto silenzioso e anche una corsa. Talmente veloce che gli occhi lacrimano lacrime salate.
E al mattino nel letto, al risveglio, la conchiglia è ancora là e anche la sabbia fra le dita.

Ci sono libri che si attaccano addosso. 
Questo è uno di quelli. 


Non è il primo libro da parati che arriva sul tavolo, quindi non dipende dall'insolito formato. No, le cose che lo rendono speciale sono diverse. 
La prima, l'immediatezza e la leggerezza di figure e testo.
Quest'ultimo stupisce più di ogni altra cosa: entra come un lampo a illuminare questa ragazzina e di riflesso prende luce anche Seb, attraverso le sue parole. Poi diventa simmetrico e gioca con se stesso ma soprattutto 'cattura' chi legge, in quella specularità di frasi ripetute, come un ritornello 'nessuno conosce...' 'nessuno tranne...'.
Accidenti, in tre righe quella bambina ha già un suo spessore e contorni ben definiti. Se ci fosse qualcuno che ne dubita, basta proseguire e arriva subito la conferma che si è di fronte a una ragazzina che sa il fatto suo e che, 'divina', crea e modella il racconto della realtà a suo uso e consumo. E nel raccontarlo non smette mai di giocare, pescando parole inaspettate e solleticando l'immaginario con visioni surreali di ombre che rimangono a dormire e di respiri che vanno e vengono e di cose dette in silenzio. 


Alla successiva apertura del grande sedicesimo arriva Seb che parrebbe sognatore almeno quanto lei. Lui parla con gli occhi, lui guarda profondo. A chi non è in quel fossato non resta altro che constatare la felicità cosmica di cui i bambini e le bambine sono capaci. La loro corsa.
E poi, e poi non resta che cadere con lei e riatterrare in un tempo reale, in un letto, con una conchiglia sotto il cuscino e ancora sabbia tra le dita: traccia di un percorso fatto.
Una delle cose che ho imparato a riconoscere, occupandomi a tempo pieno di libri per l'infanzia, è la sospensione del tempo durante il racconto. Non sempre chi scrive sente il bisogno di trovarla. Certo è che quando la si incontra la qualità della storia raccontata è di una spanna superiore. Precedenti illustrissimi a partire dagli archetipi di Alice e di Peter Pan, poi i notturni Häwelmann e Little Nemo di McCay, quindi Polly di Newell, poi Sendak e Erlbruch fino ad arrivare a esempi recentissimi e paradigmatici, quali Come? Cosa? di Negrin o l'ineffabile coppia di Sam e Dave alle prese con una buca...


Il canone prevede un avvio da un contesto di realtà da cui parte un percorso di misura diversa che però invariabilmente attraversi l'onirico, sconfini nel surreale, nel sogno - insomma in un altrove dove il tempo si potrebbe fermare o almeno andare a una velocità tutta differente. Il viaggio a ritroso verso la realtà può essere simmetrico rispetto all'andata (Sendak) oppure prevedere un 'risveglio' brusco quanto improvviso che, inevitabilmente porta sempre in sé tracce del tragitto percorso.
La conchiglia di Seb rispetta il canone, compresa la traccia della sabbia nelle dita.
C'è però anche dell'altro. Quella leggerezza e immediatezza di tocco che ha un suo corrispettivo efficace nei pennelli di Luisa Montalto. Più organica e originale del solito, è brava nel rispettare il 'crescendo' di misura che, un libro costruito così, impone, pur non perdendo la sua passione per le faccine da manga. E la sua soluzione per l'illustrazione finale merita un applauso, per il 'gioco' (nel senso di non esatta corrispondenza) che sa creare con il testo.
In ultimo va detto che non è passata inosservata la capacità da parte di chi scrive di rendere immediatamente materico, sensibile, il racconto. Ci sono suoni, sapori, sensazioni sulla pelle che son lì per essere percepiti e, ancora una volta, ti si attaccano addosso.


Bello!

Carla

venerdì 29 giugno 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ELOGIO DELLA NOIA
Un arcobaleno tutto mio, Alessio Di Simone, Alessandro Di Sorbo
Verbavolant 2017



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Oggi papà non c'era, io e mamma abbiamo pranzato assieme.
Ho mangiato tutto.
Fuori pioveva.
C'era la cotoletta con le patatine. Ho mangiato una mela per frutta.
Poi mamma è tornata al lavoro e io mi sono messo a fare i compiti."

È un mercoledì pomeriggio di pioggia.
Da solo: papà è fuori, mamma dopo pranzo deve tornare a lavorare e come per incanto la casa è tutta sua. I compiti da fare: matematica e storia e intanto fuori piove. Piove sempre di più. Grandi nuvoloni all'orizzonte portano un acquazzone. In quel tempo fatto di niente, quel ragazzino guarda la pioggia cadere; dalla poltrona la vede e la sente cadere dentro e fuori la tazza presa dall'acquaio e messa sul balcone. Così, solo per vedere l'effetto che fa.


A incanto si aggiunge altro incanto nell'arcobaleno che pare nascere da quel balcone e finire dove tutti gli arcobaleni finiscono: in una pignatta piena di oro.
È necessario partire, lo zaino è sempre pronto, per seguirne il percorso, per arrivare alla magia. Ma poi torna mamma.

Un pomeriggio di noia, merce rara per bambini e bambine di oggi. In una sorta di horror vacui, gli adulti temono la noia dei propri figli, interpretandola come sintomo di una latente e incipiente solitudine del soggetto annoiato, oppure come mancanza di spirito organizzativo di che ne amministra le attività. Annoiarsi è da sfigati.
Eppure, la noia, gli adulti di oggi dovrebbero ricordarsela molto bene. E se non fossero distratti dalle routine quotidiane, ne concederebbero a palate anche alle nuove generazioni. Essa, la noia, fornendo il dovuto riposo alla mente, è spesso portatrice di grandi pensate, progetti e idee. Perché negarsela e negarla ad altri?


Ad evidenza Alessio Di Simone il tempo fatto di niente lo ricorda molto bene se riesce a raccontarlo con tanta precisione. Qui, alla noia di un pomeriggio solitario, si aggiunge la pioggia, che diventa immediatamente attraente e oggetto di interesse.
E come spesso accade, dopo la pioggia arriva il sereno e con lui l'arcobaleno. Sorta di ponte 'naturale' tra la realtà e la magia, nessuno può sottrarsi al suo fascino. I sette colori dell'iride compaiono in un insieme armonico e soprattutto si mostrano senza annunciarsi.
Gli arcobaleni fanno così: un certo punto appaiono nel cielo e stan lì e altrettanto in silenzio spariscono quando meno te lo aspetti. Esattamente come accade anche in questo libro. In una sorta di metalinguaggio, pagina dopo pagina, la storia di un pomeriggio piovoso, si trasforma, colore dopo colore, in un arcobaleno ricomposto. 


Come? Ogni doppia pagina di questo leporello lungo più di 2 metri porta con sé le sfumature dell'iride: a sinistra rosso, arancio, giallo, verde, blu e violetto, a destra il testo che, un po' come eco, ne ripete nella grafica la tonalità cromatica. E sul retro il grande arcobaleno si dipana in tutta la sua lunghezza. 

 
Ho imparato e insegno a mia volta a ragionare sui libri mettendo in chiaro il più possibile i punti di forza e le debolezze che essi contengono. In questo libro convivono serenamente entrambe: la forza sta in questa narrazione lieve, autentica nella descrizione di un pomeriggio di noia di un bambinetto, probabilmente ripescata tra ricordi personali; sta anche in questa lingua scritta che pare parlata. E soprattutto sta nell'oggetto in sé che è un bel cimento per chi ha dovuto allestirlo. Impercettibili, quasi invisibili le giunte dei fogli, nelle mani di un sapiente quanto caparbio professionista tipografo.
Bravo, bravo, bravo.
La debolezza a me pare una sola, ovvero due che, per combinazione, aprono e chiudono il libro. All'inizio una copertina 'aliena' dal resto delle immagini, che non sa dialogare con esse. Su questa si appoggia un titolo un po' 'spento'. Alla fine, invece, il testo scivola su una frase a effetto (che si guadagna anche la quarta di copertina) che, tuttavia, suona altrettanto 'aliena', se messa in bocca a un bambino. 
I bambini vanno verso l'altrove e vivono spesso l'incanto, ma non ne parlano. Una delle differenze tra noi e loro.

Carla

domenica 18 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ORO LIQUIDO

I doni degli dei, Giusi Norcia, Marcella Brancaforte


ILLUSTRATI


" 'Padre mi fai un regalo?' disse un giorno la dea Atena al saggio Zeus.
'Un regalo?'
'Proprio così.'
'E cosa vorresti, ragazza mia?'
'Voglio una città' fece lei.
'Una città tutta per me.' "

Tutto quello che passa per il mito è spesso frutto di ghiribizzi tanto umani quanto divini nella convinzione di ottenerli.
Atena, figlia di Zeus, vuole una città che sia sua e che porti per l'eternità il suo nome. Zeus, alla sua 'ragazza', vuole offrire ogni opportunità di felicità. Quindi anche una città.
Purtroppo però Atena ha scelto il posto sbagliato dove scavarne le fondamenta: quel luogo è già oggetto del desiderio di qualcun altro, qualcuno che nella divina gerarchia conta parecchio, Poseidone, il dio delle acque e fratello di Zeus.


Negare un desiderio alla propria figlia non vuole, ma anche con il fratello Zeus deve fare i conti. Decide così di 'metterla all'asta': ognuno dei due contendenti dovrà offrire alla nascitura città un dono e spetterà ai cittadini stessi decidere quale dei due regali si rivelerà maggiormente gradito per loro.
Poseidone dà vita a una fonte di acqua salata, scagliando il suo tridente nella roccia, un gesto pieno di potenza, e Atena invece, delicatamente, si inchina verso la terra e si limita a piantare un seme di un albero che di lì a poco crescerà rigoglioso, un ulivo, dal cui frutto, se premuto, sgorga una goccia di oro liquido, l'olio.
La vittoria appare scontata...



Un testo conciso, quello di Giusi Norcia, che racconta il mito legato alla nascita del nome Atene. Conciso è anche il formato dell'ultimo libro poster - i libri da parati - che VerbaVolant, piccola casa editrice siracusana, ha appena pubblicato. Ai disegni Marcella Brancaforte, siciliana doc, importata a Tuscania da molti anni.
La caratteristica dei disegni di Marcella Brancaforte che più mi colpisce è il tono 'classico', seppure qui velato di una sottile ironia che emerge qua e là. 
Le sue tavole sembrano sempre appartenere a un'epoca che porta in sé un po' di eternità, ironia compresa. I disegni, ma soprattutto le figure umane, sempre molto caratterizzate e riconoscibili come sue, i grandi occhi espressivi, le gote colorite, travalicano mode e stili.
Se un legame lo si vuole trovare a tutti costi, forse tanto per quel che riguarda la tavolozza dei colori quanto per quel che concerne il gusto 'scenografico' molto potente, lo si potrebbe cogliere con Luzzati, in particolare nei suoi allestimenti per il teatro.
Nel libro poster Il dono degli dei, proprio per il suo formato particolare, che con la scenografia per forza di cose ha delle tangenze, lo spazio vuoto, ovvero il bianco del foglio, viene tutto impiegato per accogliere la composizione. Non ci sono pause del disegno: è un unico grande e felice intreccio di manti, tronchi, figure, monumenti e fronde, tante bellissime fronde di ulivo.


La difficoltà intrinseca in questo tipo di oggetto sta proprio in questo: nell'essere contemporaneamente un 'libro' e quindi l'illustratore deve dimostrarsi capace di intrattenere con il testo scritto un dialogo figurato, ma nello stesso tempo, è anche un 'manifesto', dove chi disegna deve essere in grado di immaginare la stessa storia in una composizione unica che la riassuma e soprattutto ne restituisca immediatamente allo sguardo, il senso più profondo.
Ecco, Marcella Brancaforte ci è riuscita appieno.

Carla