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mercoledì 11 marzo 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CHONI, CHANNA, NECHUNIA E GLI ALTRI

Un invito fatale. Una storia dal Talmud, Shoham Smith, Einat Tsarfati
(trad. Shulim Vogelmann)
Giuntina 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Un uomo ricco chiamò il suo servo e gli disse: Servo! La prossima settimana darò una cena. Vai a invitare tutti i miei amici, anche i semplici conoscenti.
Il panettiere. Il venditore di stoffe. Il lattaio. Il medico. Il venditore di vasi. Il falegname. Il vinaio. Gli addetti alle terme che mi insaponano la schiena. Il calzolaio. Il casaro. E anche Nehorai, Iochai, Nitai, Shammai, Dostai, Yakov Ben Levì, Ishmael ben Azai, Gamliel Ben Nethanel, Shimon Ben Uziel, Yochanan Bar Yonathan, Choni, Channa, Nechunia, Chalafta Ben Prachaia, Yehuda Bar Akashia, Eleazar Ben Meir. Farò vedere a tutti chi è l’uomo più ricco in città!"


Stava per dimenticarsi il suo carissimo amico Kamtza. Ora l'elenco pare davvero completo. Lo affida al suo servo che però fa un grave errore. Il primo, ma non l'ultimo. Sbaglia un nome importante (non si stenta a crederlo) e così invece di recapitarlo al caro Kamtza lo consegna all'inviso Bar Kamtza. Costui, dopo un primo momento di stupore, immagina che il gesto sia dovuto a un tentativo di riappacificazione quindi non solo decide di andare alla cena, ma ci va con le migliori intenzioni e un regalo più alto di lui. Sulla soglia della ricca casa, l'uomo ricco non crede ai suoi occhi, vedendoselo davanti. Infuriato, lo caccia. Ma Bar Kamtza indugia. Vorrebbe davvero fare la pace e si offre, per restare, di pagare la sua quota. L'uomo ricco, punto nell'orgoglio, rifiuta e anche tutti i presenti non prendono in alcun modo le parti né dell'uno né dell'altro.
Stallo. Bar Kamtza insiste, ma l'uomo ricco non molla e lo fa rotolare giù per le scale, rimandandolo indietro.
Per Bar Kamtza è rabbia vera e doppia: nei confronti dell'uomo ricco per il modo con cui lo ha trattato e nei confronti dei suoi invitati che non sono stati capaci di prendere le sue difese. La rabbia porta spesso con sé la vendetta. Anche in questo caso.

Raccontato da una nonna, in una sorta di storia-cornice, con l'intento di tener buoni i propri nipoti litigiosi, questo racconto che arriva dal Talmud, più che dare risposte, genera domande.
E questo è già di per sé un bene.


La prima grande questione ruota intorno alla capacità o volontà che ha ognuno di perdonare l'altro. E poi in nome di che lo si vuole fare? Ragionare su quanto questo possa costare in termini di orgoglio e giudizi altrui. Tra Bar Kamtza e l'uomo ricco, prendiamo immediatamente le parti del primo. Il secondo è un uomo tracotante, fino all'ultimo respiro. E' facile schierarsi, eppure. Eppure.
La lunga serie di invitati che assiste in silenzio al dialogo tra i due, non si pronuncia. Ed ecco la seconda questione che il libro pone. Tu da che parte stai? E quali sono le ragioni che ti fanno pendere da un lato piuttosto che dall'altro? La dozzina di personaggi rigorosamente in silenzio dà espressione al pensiero ad altrettante diverse posizioni, secondo una gamma di sfumature che metterebbero in crisi anche un filosofo.
E terza, ma non ultima, questione si pone riguardo alla scelta finale del Bar Kamtza ferito, nell'orgoglio e nel corpo. E anche di questo se ne potrebbe parlare per intere mezze ore.
A chiudere la questione delle questioni è la nonna stessa che, rivolgendosi ai nipoti ex belligeranti, esige da loro una morale.
Ecco. Mettere in mano il Talmud - seppure raccontato con l'acume e la leggerezza del fumetto da Shoham Smith - a Einat Tsarfati, significa necessariamente dargli un brio pop del tutto inaspettato.
E' così che si affaccia l'altro grande pregio di questo libro, l'aver affidato l'illustrazione a un'artista così originale e folle. Non solo è stata grandiosa l'idea, ma è altrettanto geniale e portentosa la declinazione che la Tsarfati dà all'intera vicenda. A partire dai suoi personaggi stilizzati, cetrioli con occhi naso bocche e gambette e braccina fragili, fino ad arrivare ai raffinati disegni dei decori della festa o della villa, fenicotteri inclusi.


Ironica in mille occasioni - dai villosi toraci che fuoriescono rispettivamente dal telo da bagno dell'uomo ricco e dal pigiamino di Bar Kamtza, fino alle diverse attrazioni della festa, danzatrici del ventre o zucchero filato compreso. 


Meravigliosa la tigre zerbino, vessillo di potere ostentato.
A tutto questo si aggiunge il colpo di genio finale tutto picassiano, allusione figurata di quanto la vendetta con i suoi esiti distruttivi sia portatrice del Male, quello con la M maiuscola.
Raffinata e pop sulla stessa pagina. Ricercata nel pattern (dalle vetrate al pigiama) e in generale dei decori, pop nella scelta dei colori che del contrasto fanno la loro forza. Dal blu profondo della notte, di alcuni fondi, e del magnifico palazzo, all'arancio, al giallo fino al rosa schocking dilagante e dominante: dai fenicotteri alle palme disposte in duplice filar.


Ancora una felice conferma per la Tsarfati che già aveva dimostrato grande stoffa e un bel po' di cose da dire ne I miei vicini.
Ah, Parpar una collana con diverse perle.

Carla

martedì 27 novembre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ULTIMO VENNE IL VERME

Come il camaleonte salvò l'Arca di Noè
Yael Molchadsky, Orit Bergman (trad. Shulim Vogelmann)
La Giuntina 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Nell’arca di Noè c’è grande affollamento ed eccitazione:
gli asini ragliano, le rane gracidano, i leoni ruggiscono
e la pioggia ticchetta sul tetto – tic, tac, tic, tac, tic, tac.
Noè non capisce il linguaggio degli animali, ma sa ascoltare:
sono affamati, è arrivato il momento di dargli da mangiare.
Scende in dispensa nella pancia dell’arca per preparare,
insieme a sua moglie Naamà e ai figli, il pasto per ogni animale."

Con grande attenzione e competenza Noè prepara qualcosa da rodere per i roditori, qualcosa da predare per i predatori, qualcosa di molle per i molluschi, e sua moglie Naamà va all'alba a nutrire il gallo e Noè a notte fonda nutre pipistrelli, lupi, istrici, orsi e civette.
Gli unici che non mangiano, o meglio che non mangiano ciò che Noè somministra loro, sono i due camaleonti: radici, semi, noci e foglie vengono ignorati. 


I due ragazzi di Noè, Sem e Cam, sono curiosi delle abitudini di queste due bestioline. Notano il cambiamento di colore che forse corrisponde a un mutamento di gusto...Notano la gobba, come quella dei cammelli, ma anche la pappagorgia, come i pellicani, magari sono già piene di cibo? Intanto i due camaleonti continuano a non mangiare ma Noè sa che il gusto non si discute e quindi non dispera. Il loro dimagrimento però alla lunga lo impensierisce come pure gli dà pensiero l'allarme lanciato dalla moglie che scopre vermi a bordo che stanno mangiando le scorte di frutta e verdura.
La soluzione è a un tiro di schioppo, anzi no, a un tiro di lingua.
Messa in salvo una coppia di vermi 'eletti', i restanti diventano terreno di caccia per i due camaleonti. 


La sopravvivenza sull'arca, vermi a parte, è in salvo.

L'arca di Noè è una meravigliosa storia che ha generato un bel po' di belle idee che poi sono diventate bei libri per bambini.  
Tutti quegli animali, il viaggio avventuroso per mare, la convivenza forzata sono questioni piuttosto stuzzicanti...
Alcuni libri si limitano a raccontare la vicenda, altri ne indagano aspetti e declinazioni particolari: il migliore è L'arca parte alle otto, con i tre pinguini che non rinunciano a salire a bordo, nascondendo il terzo in valigia, a seguire Perché il cane ha il naso bagnato?: un altro caso di salvazione nella salvazione. E ancora Quando Noè cadde dall'arca, con le rime di Nicola Cinquetti, e ultimo, rigorosamente silenzioso, il beneaugurante C'è posto per tutti di Massimo Caccia.
A questa personale collezione ideale di storie che hanno a che fare, a vario titolo, con l'arca ora si aggiunge questo titolo che, ben più degli altri, radica nella tradizione del racconto originale. Eppure, come gli altri citati, declina in modo molto originale la storia biblica. E con gli altri condivide un tono decisamente 'ironico'. Ed è proprio l'ironia l'elemento che spicca già dalle prime frasi del testo e dai primi disegni.


La sezione dell'arca così come la concepisce Orit Bergman, vista nella frenetiche attività, con gli animali, in coppia, messi in ordine per non sprecare spazio (Massimo Caccia rules), e quella certa aria di tensione che si coglie negli sguardi di predatori e predati, o ancora il brulicante vai e vieni degli 'addetti ai lavori', primo fra tutti Noè con la sua inseparabile bisaccia rossa. Vivace il registro della Bergman, così movimentata e colorata, e ancora più vivace il testo che Shulim Vogelmann restituisce in una traduzione esilarante.
Con precisione elenca i versi degli animali e li mette in sequenza con quella pedanteria di cui i bambini sono assoluti maestri. Altrettanta puntualità si ritrova nella scelta dei menu e negli orari di foraggiamento. 


I bambini e le bambine saranno ben contenti nel sentirli snocciolare uno dopo l'altro con tanta esattezza.
Resta solo un unico dubbio che ha a che fare con la deontologia professionale di Noè. Dio è stato molto chiaro: solo una coppia per ogni animale abitante della terra. Dunque i vermi che generano l'allarme dato da Naamà sono i figli della coppia salvata da Noè, oppure sono larve 'clandestine'? E se così è, perché allora Noè non ne aveva salvato due esemplari fin dal principio e perché lo fa solo dopo, eleggendone due tra tanti? E ancora: con quale criterio sceglie i due fortunati?
Il tema della scelta, la questione della punizione...
Domande che sarebbe bello mettere in condivisione con i bambini per ragionarne con loro. Senza contare le questioni che sono a monte di tutta questa storia del diluvio. 


Come spesso accade nelle scelte editoriali di Giuntina, le questioni che pongono i loro libri superano il confine strettamente religioso di partenza e guardano oltre, navigando in acque libere.

Carla

venerdì 8 dicembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ESSERE GENTILI

Ma cos'è una... mitzvà? Liz Suneby, Diane Heiman, Larel Molk
(trad. Rosanella Volponi)
La Giuntina 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Una mitzvà non la si può toccare.
Non ha un odore (a meno che
non si tratti di una minestrina
di pollo fatta in casa).
E non la si può comprare."

Queste sono un paio di cose che una mitzvà non è.
Facendo un passo indietro, anzi per la precisione una dozzina, si arriva alla domanda chiave che tre topetti pongono a una mangusta in vena di spiegazioni: che cos'è una mitzvà? 


Il suricato non perde tempo e, appendendosi a liane, appoggiandosi su piedistalli o dondolandosi su una amaca, punto per punto, spiega ai tre topi attenti cosa sia una mitzvà. A voler essere ancora più precisi, la mangusta declina in dodici differenti esempi un unico modo di vivere la vita. Lo spunto glielo offrono scimmie, leoni, struzzi, foche, castori e zebre con il loro fare. 


Ci sono orsi polari che si spartiscono un pan brioche, ci sono canguri che fanno la raccolta differenziata, ci sono struzzi che fanno progressi nel nuoto, ci sono pecore che lavorano a maglia, e ci sono zebre pacifiste e anche procioni che fanno minestrine di pollo...per la leonessa.
Per spiegare il senso della mitzvà la mangusta non fa altro che fermarsi a osservare scene di vita animale quotidiana e a commentarle per i topi in ascolto con poche ma significative parole.
E così si scopre che la mitzvà è condividere un pasto con chi non lo ha, mitzvà è avere a cuore le sorti del pianeta, è incitare chi si sforza di raggiungere un obiettivo, è dare qualcosa a chi non possiede nulla, è prendersi cura di chi è malato, è aiutare a fare pace.



Ecco, per esempio, aiutare a fare pace: in sostanza agire in modo che tra due litiganti, la pace possa essere raggiunta senza passare per la forza. Spunto di riflessione quanto mai attuale, considerato anche il contesto in cui il libro nasce. Oppure ancora: perdonare qualcuno che ha fatto un errore, o essere d'aiuto per chi è vecchio, o condividere un pasto con chi non ha altro, o ancora incoraggiare chi non ce la sta facendo, non sono forse tutte cose che hanno a che fare con la gentilezza?
Topi e manguste a parte, la dozzina di declinazioni che in questo libro la mitzvà racchiude in sé porta immediatamente a creare un nesso con un'altra dozzina di 'suggerimenti' dal piglio piuttosto imperativo, visto che 'comandamenti' li hanno chiamati.
In un piccolo blog che si occupa di libri, la delicata questione confessionale - ebraica o cristiana che sia - sarebbe decisamente troppo sacrificata, quindi forse è meglio sospenderla e sollevare il ragionamento per renderlo libero, libero il più possibile.


E in questa lettura più libera del mitzvà che mi permetto di suggerire, è possibile apprezzarne il valore universale, primigenio, e in qualche modo il suo portato controcorrente rispetto ai tempi che si vivono.
In questo senso mitzvà (che anche graficamente sembra volersi un po' smarcare dal mitzvah/ comandamento) può permettersi di perdere la sua connotazione di 'dodecalogo' e diventare terreno più morbido e accessibile su cui poter ragionare con dei bambini e delle bambine.
Pur non potendo non notare che nel suo significato ultimo lo stile di vita cui si allude nel libro ha un qualcosa di 'originario' nella sua purezza e semplicità, è il suo carattere rivoluzionario ad avermelo reso così tanto apprezzabile.
D'altronde, cosa ci può essere di più rivoluzionario che dire a un bambino che essere una brava persona, ovvero essere gentile con gli altri, lo farà sentire meglio?



Carla

Noterella al margine. Cercando di fare esercizio di mitzvà sono qui a perdonare certe ineleganze grafiche.

mercoledì 21 settembre 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA SECONDA POSSIBILITÀ


Il mostro di Jacob, Eric A. Kimmel, Jon J. Muth (trad. Rosanella Volponi)
La Giuntina 2016

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Jacob non si comportava sempre bene. È vero: le sue colpe non erano gravi. Si trattava di piccole, comuni trasgressioni: una promessa non mantenuta,il perdere la pazienza senza alcun motivo, qualche piccola bugia qua e là.Ma diversamente dalle altre persone Jacob non si pentiva mai di ciò che faceva. Non si scusava mai e non chiedeva perdono a nessuno. "

Ma Jacob aveva un altro cruccio. Lui e la sua brava moglie non avevano figli. Così decisero di farsi aiutare da un rabbino, un saggio, un uomo giusto. 


Il fatto è che Jacob si comportò senza la minima gentilezza anche con il vecchio. D'altronde Jacob non si faceva troppi scrupoli di coscienza: si liberava ogni venerdì senza alcun rimorso dei suoi errori, spazzandoli via nella sua cantina, e poi una volta all'anno, in occasione del Capodanno, li riuniva tutti in un grande sacco e li trascinava al mare, per poi abbandonarli nell'acqua.


Il saggio, nonostante i modi rudi di Jacob, decise di assecondare il desiderio della moglie e dopo un anno arrivarono due gemelli. Ma come sempre accade, mise sull'avviso Jacob che se avesse continuato a comportarsi così, sarebbe avvenuto il peggio. Il mare non avrebbe più sopportato e allo scadere dei cinque anni si sarebbe vendicato...


La seconda possibilità Jacob la seppe cogliere, fortunatamente. Seppe, anche se in extremis, provare un vero dispiacere per tutte le piccole cattiverie accumulate negli anni e buttate nel mare. E seppe essere generoso. Seppe strofinare la sua anima fino in fondo, lavandola da ogni vecchia e cattiva abitudine. La pulì così come la pioggia lava l'acqua del mare.


Migliorare si può. Magari se ne è capaci solo di fronte al disastro che sta per investirci, ma anche solo a un minuto prima della fine, possiamo decidere di cambiare strada.
Leggenda della tradizione chassidica, Il mostro di Jacob, come si apprende leggendo la nota dell'autore che chiude il libro, affonda le sue radici in diverse tradizioni ebraiche, prima fra tutte quella di riunirsi sulla riva del mare per recitare versetti che riguardano il pentimento e il perdono.
Se da un lato a questo racconto vanno riconosciuti alcuni caratteri precipui delle narrazioni ebraiche, prima fra tutte l'ironia, dall'altro il tema trattato valica questi confini e diventa universale, nella sua saggezza.
Ed è in questo che riconosco il suo più grande merito. Jacob è specchio di una porzione di umanità. E la sua storia appare 'trasparente' per chiarezza e semplicità di esposizione. 
Chiarezza e trasparenza, così come sottile ironia, le riconosco allo stesso modo nelle tavole ad acquerello di un grandissimo talento dell'illustrazione, per la prima volta qui pubblicato in Italia.
Artista statunitense, Jon J. Muth, ha collezionato finora una valanga di prestigiosi premi, tra cui anche il Caldecott Honor per il suo Zen Shorts. Musicista, scultore e pittore, si guadagnava da vivere come fumettista, ma alla nascita dei suoi figli, dichiara di aver avuto d'improvviso una diversa visione del mondo che negli albi illustrati ha trovato esito naturale e felicissimo.


Pieno di attenzione per i dettagli e allo stesso tempo sintetico -al pari del testo- Muth domina la tecnica dell'acquerello (e delle ecoline) come di rado si è visto. Meno fiabesco della Zwerger, ma almeno altrettanto talentuoso, dimostra una sensibilità per lo spazio scenico, per l'aria di cui circonda ogni figura e ogni ambiente che 'riempie di vuoto' luminoso (o forse di silenzio) lo sguardo dell'osservatore. La sua approfondita conoscenza e diretta relazione con certa arte giapponese mi pare abbia molto a che fare con questa rarefazione diffusa.
Constatato tutto ciò, non resta che rendere merito a Giuntina di aver 'importato' un autore di questo calibro al di qua delle Alpi.
Con la speranza che finalmente anche l'Italia si accorga di lui.

Carla

martedì 20 gennaio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


'ABBIAMO NUOVI AMICI'

La città che sussurrò, Jennifer Elvgren, Fabio Santomauro
Giuntina 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"'Ci sono dei nuovi amici in cantina, Anett' mi disse la mamma quando mi svegliai. 'È ora di portargli giù la colazione'. Mi fermai in cima alle scale: la cantina mi faceva paura a causa del buio, ma le voci che sussurravano, mi dettero coraggio."

Ebrei. Amici. Nascosti, un ragazzino e sua madre, avvolti nella penombra, aspettano seduti su una branda. Anett porta loro pane e uova sode. 


Sono di passaggio, non più di tre notti, perché altrimenti per la famiglia che li ospita e per loro medesimi il rischio di essere scoperti si centuplicherebbe. Tra tre notti, con l'oscurità, madre e figlio prenderanno una barca per raggiungere la Svezia neutrale. Ma nel frattempo devono rimanere nascosti e in assoluto silenzio perché i tedeschi li stanno cercando. Di casa in casa, il pericolo si sta avvicinando a pesanti passi. Più pane, più uova, più libri occorrono ad Anett e alla sua famiglia per 'sfamare' i due fuggitivi.
'Abbiamo nuovi amici', ripete ogni volta e sembra quasi una parola d'ordine che questa ragazzina sussurra al fornaio al contadino e alla bibliotecaria per avere più pane, più uova e più libri. Tutti indistintamente fanno parte dello stesso gioco sotterraneo, gioco di resistenza e di autodifesa nei confronti dell'invasore tedesco.


I nazisti sono a un passo. E' arrivato il momento della partenza, sebbene la notte non sia favorevole: troppe nubi che la rendono ancora più nera. Come faranno madre e figlio a raggiungere il porto con questo scuro? Chi li guiderà lungo le strade sconosciute?


Così come Anett si fece guidare nel buio della cantina dai loro sussurri, così saranno le voci di tante persone nascoste dietro le finestre e le porte delle case a indicare a madre e figlio in fuga il cammino verso la barca che li porterà al sicuro, lontano da lì.
Un sussurro che di vicolo in vicolo, di svolta in svolta, li salverà.

Ecco, questa fu la Danimarca durante la Seconda Guerra Mondiale. 
Terra di piccoli e grandi eroi. A partire dal re Cristiano X che divenne simbolo per il paese di fronte alla tracotanza degli occupanti tedeschi, nel non volere che la bandiera tedesca sventolasse accanto a quella danese sul parlamento. Accanto a lui, tutto il suo popolo seppe dimostrare altrettanta lealtà e sangue freddo nell'aiutare i molti ebrei danesi in fuga verso la Svezia.
La Danimarca, terra occupata dall'esercito nazista, si difese così. In sordina, attraverso una rete fittissima di brave persone che rischiarono in prima persona ogni giorno (bellissimo il romanzo di Lois Lowry che uscì nel 1995 con il titolo Colpi alla porta, quindi ripubblicato nel 2012 con il titolo Conta le stelle). Ognuno faceva la propria parte, nascondendo in casa, o aiutando la fuga dei molti ebrei danesi, ma anche di quelli tedeschi in transito: in tal modo i danesi non vennero meno alla loro dignità di esseri umani e riuscirono a salvare molte vite. 


La città che sussurrò è potente, semplice e bello come lo è ogni storia vera: lontano dalla retorica,  il libro va con efficacia dritto al punto, scorre veloce con un testo costruito quasi solo sui dialoghi ed è esemplare nella sua perfezione. Bello.
Per semplicità e chiarezza di trama, che si ripete tre volte come in un racconto a spirale, il libro è comprensibile anche dai più piccoli che, anche se non ancora del tutto consapevoli di come andò il mondo in quei terribili anni, potranno comunque cogliere sensi ulteriori del libro. Per sopravvivere servono pane, uova e libri e se si fa rete è più facile riuscire a salvarsi dal male. 
Le tavole di Santomauro sono come il testo della Elvgren: potenti, semplici e belle. Potenza e semplicità nel tratto che sembra sempre non finito, passato e ripassato sullo stesso punto, più simile a uno storyboard che a una tavola completata eppure perfetto per equilibrio interno e per inquadrature. Come sono poche le parole che raccontano sono pochi anche i colori, tanto nero e tanto bianco, il grigio/blu profondo del mare di Danimarca si spalma sui tetti, mentre il mare salvifico diventa rosso cupo.
Nelle tavole fedelissime al testo, Santomauro si concede piccole digressioni personali, lievi 'sussurri'. Penso ai 'piccoli fumi' di parole pronunciate come un soffio, a candele spente, tazze di caffè bollente, che preannunciano il crescendo dei sussurri finali di un intero villaggio. E penso anche a soprattutto a quel corvo, accento nero al principio e muto testimone alla fine. 
Ombra tra le ombre.

Carla

Noterella al margine. Il titolo del post si riferisce alla frase ricorrente di Anett, ma anche al fatto che Giuntina ci pare una casa editrice da considerare amica perché sta pubblicando qui e là libri molto belli.

mercoledì 29 ottobre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ARRENDITI, ADULTO!
A cena dalla Regina, Rutu Modan
Giuntina 2014



FUMETTO PER MEDI (dai 7 anni)

"Stai dritta!
Smetti di dondolarti sulla sedia!
Non parlare quando hai la bocca piena!
Te l'ho già detto, non con le mani!
E non dar da mangiare a Sami!
Uffa! Tutte queste buone maniere a cosa servono?
E se la regina ti invitasse a cena a Buckingam Palace, cosa faresti?
Ding Dong."



Interno cucina. Intorno a un tavolo, probabilmente a cena, sono seduti due adulti e una ragazzina. Madre e padre, ai lati, lei al centro dell'azione, stanno mangiando. Con modalità molto diverse. Nina, infatti, sta facendo tutta una serie di cose che la buona educazione vieta: mangia con la bocca aperta, prende il cibo dal piatto con le mani e via andare. Ma all'improvviso suona il campanello di casa. Quella che sembrava solo una minaccia del padre alle orecchie di Nina, si tramuta in realtà. Una guardia della Regina, in alta uniforme, è alla porta con un invito a cena ufficiale da parte della sovrana di Inghilterra indirizzato proprio a Nina. 


Così, da una sedia di cucina la ragazzina viene sbalzata su un seggiolino di un aeroplano e quindi in una sala da pranzo larga come una piazza, dove, accanto a numerose  altre persone elegantissime e blasonate, la regina in persona l'ha invitata.
Tutti a tavola e Nina, come ospite d'onore, siede alla destra della padrona di casa.
A Nina la aspettano nove portate: dalle beccacce farcite ai pasticci di asparagi, fino all'immancabile pudding. E nulla le piace. Lei vorrebbe mangiare i suoi soliti spaghetti al ketchup e li vorrebbe mangiare con le solite modalità, ovvero con le mani (d'altronde tra le otto forchette che a sinistra del suo piatto si trovano in bell'ordine, nessuna è una forchetta da pastasciutta).



E così fa, generando disappunto in tutti i convitati. La regina stessa l'apostrofa sgridandola, ma Nina le spiega con candore che il cibo mangiato con le mani ha più sapore...provare per credere.
Se sei regina puoi permetterti di dettare le regole ed è così che, da quella sera in poi, mettere le dita nei piatti diventa legge, perché mangiare con le mani è una cosa fantastica!

I ragazzini che rovesciano il mondo! E il mondo si fa rovesciare. Questo è il grande merito di questa storia che racconta la realtà (riprodotta con fedeltà assoluta fin nel dettaglio più piccolo) e poi, con un colpo di teatro, la rivolta a testa in giù facendo diventare normale l'assurdo.
Da una cucina in una città israeliana (forse) si passa a Buckingam Palace girando solo due pagine. E da una cena di gran gala al cospetto della sovrana britannica si passa a una grande abbuffata girando solo una pagina. Potere della narrazione. 



Maestri assoluti di questo modo di raccontare la realtà sono i bambini.
Nelle loro teste, saltare al di là e al di qua della linea di confine che esiste tra il normale e il fantastico è piuttosto usuale. Noi adulti ci limitiamo a ispirarci a questo tipo di 'pensiero bambino' come espediente narrativo perché ne riconosciamo l'efficacia. Funziona sul passaggio tra una situazione impensabile nei fatti ma evocata a parole ad una materializzazione della stessa che sposta all'istante la chiave di lettura verso l'assurdo.
Rutu Modan, strepitosa fumettista israeliana, costruisce questa storia (se non erro la sua prima graphic novel per piccoli) su due punti di forza: i suoi ricordi di bambina monella e la risposta che un giorno sua figlia le diede al suo ennesimo rimprovero per le cattive abitudini a tavola. Rutu, esattamente come il padre di Nina, fece la fatidica domanda: E se la regina ti invitasse a cena a Buckingam Palace, cosa faresti? E la risposta fulminante che ottenne fu: "Si dà il caso che io sia grande amica della regina e che lei mi abbia detto che il modo in cui mangio non ha nulla di sbagliato!"
Arrenditi, adulto!



Carla