Visualizzazione post con etichetta graphic novel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta graphic novel. Mostra tutti i post

lunedì 18 novembre 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


NERA


La graphic novel ‘Nera. La vita dimenticata di Claudette Colvin’, scritta da Tania de Montaigne con i disegni di Emilie Plateau, è rilevante per due validi motivi: il primo, sicuramente più significativo, perché si staglia sullo sfondo delle biografie politically correct che hanno inondato le librerie negli ultimi anni; il secondo perché segnala l’interesse di un editore squisitamente rivolto ai ragazzi, Einaudi ragazzi, verso il linguaggio della graphic novel, con testi, per altro, molto trasversali e graditi sicuramente anche al pubblico adulto.
Veniamo al nostro testo: ‘Nera’ racconta la vicenda di una ragazzina nera, Claudette, anche lei di Montgomery, come Rosa Parks.
La storia di Claudette Colvin precede di poco quella di Rosa Parks e ha come oggetto il rifiuto della quindicenne di colore di cedere il posto a un bianco; la reazione della polizia, intervenuta su richiesta dell’autista del bus, è violentissima e il processo che ne deriva, con relativa inevitabile condanna, provoca l’inizio di quello che poi diventerà un movimento organizzato: il boicottaggio dei mezzi di trasporto da parte della popolazione di colore. E’ quello l’inizio di un movimento di protesta che vedrà protagonista Martin Luther King.


Se questa parte della storia americana è abbastanza nota, grazie ai libri e biografie dedicati sia a lui che a Rosa Parks, meno raccontata è la situazione di partenza, la legislazione che garantiva le segregazione razziale nell’America degli anni ‘50: le cosiddette leggi ‘Jim Crow’, che vietavano ai neri l’accesso ai locali dei bianchi, alle scuole dei bianchi, alle professioni legali. Claudette cresce in Alabama, quel sud dell’America che alla legislazione segregazionista affiancava l’azione criminale del Ku Klux Klan.
La nostra storia inizia proprio così, calandoci nei panni di una ragazzina nera nell’America razzista, in cui ancora non c’era nemmeno all’orizzonte la possibilità di ribellarsi.
E’ il 1955 e una ragazzina nera, sola, sull’autobus segregazionista, si ribella.
Come un sassolino può dare vita a una valanga, così un gesto forse impulsivo dà il via al grande movimento per i diritti civili che ha cambiato, ma solo in parte, l’America.
La narrazione di Tania de Montaigne è asciutta, severa, non risparmia alla giovane lettrice e al giovane lettore gli aspetti più duri di questa vicenda e viene assecondata dai disegni della Plateau che, in una resa sempre frontale della scena, fa scorrere sotto i nostri occhi un film, semplice e durissimo, che racconta di solitudine, di diritti violati, di ribellione e solidarietà. I colori sono pochissimi, oltre al bianco e al nero, solo l’ocra e il marrone, che raccontano con efficacia la città di Montgomery e le sue dure leggi.


E’ una bella storia, che mi ricorda la ballata che Roberto Piumini dedica a Martin Luther King; ed è un bel personaggio femminile al di fuori di qualsiasi retorica.
Queste sono storie che riguardano gli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso, solo apparentemente distanti, in realtà di un’attualità spaventosa.
Bella operazione, quella di rendere giustizia a un’eroina quasi sconosciuta e di raccontare il lato oscuro dell’America; che poi è un modo per illuminare il presente con la memoria di un recente passato.
Einaudi Ragazzi propone ancora una graphic novel, ed è riteniamo una precisa scelta editoriale, che si pone al confine fra lettura giovanile e adulta, esplorando un territorio ancora poco frequentato, anche se in generale la produzione di fumetti per ragazze e ragazzi è in grande crescita. La risposta del pubblico adulto è contraddittoria, oscillando fra una sottovalutazione e una sopravvalutazione del linguaggio del fumetto, ritenuto di volta in volta troppo semplice o troppo raffinato.
In realtà, come per qualsiasi altra produzione editoriale, vanno valutate le proposte per quello che sono, di buona o cattiva qualità.
In questo caso, non credo ci siano dubbi nell’indicare in questo libro una delle migliori proposte, in termini di graphic novel per ragazzi, di questo finale d’anno.

Eleonora

“Nera. La vita dimenticata di Claudette Colvin”, E. Plateau e T. De Montaigne, Einaudi ragazzi 2019


mercoledì 15 maggio 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

RAPINA IN CORSA


La parte più indispensabile di questo libro, una graphic novel per apprendisti lettori, è la presentazione dei personaggi. Indispensabile perché in un racconto di sole immagini e dialoghi è un po’ difficile tenere il filo.
Il libro in questione è ‘La grande rapina al treno’, di Federico Appel, pubblicato da poco da Sinnos.
Il canovaccio è essenziale: il protagonista, l’io narrante, è un ragazzino vivace e curioso, in viaggio con una zia poco divertente. E’ circondato da una pletora di personaggi da film western: l’imbonitore, lo sceriffo, l’indiano buono e, naturalmente, i banditi, rappresentati dalla famigerata banda dei tredici, qui presenti solo in tre.
Mentre il giovane protagonista, annoiandosi a morte, va in giro per i vagoni del treno, facendo conoscenza con i vari viaggiatori che ne occupano gli scompartimenti, si avvicinano i feroci banditi, determinati a compiere la più grande rapina del secolo.
Ne deriva un forsennato parapiglia in cui, fra cambiamenti di fronte e colpi di scena, i banditi ovviamente alla fine hanno quello che si meritano.


Originale la scelta dell’autore di far parlare soprattutto le immagini, che via via assumono le caratteristiche di un corto d’altri tempi, una comica finale alla Buster Keaton. Da un inizio pacato, in cui vediamo i diversi passeggeri intenti in varie attività, il ritmo accelera velocemente con l’arrivo dei tre banditi, brutti come si conviene, uno dei quali a cavallo di un maiale. Da quel momento la struttura dell’immagine, con personaggi che compaiono dietro o sopra al treno, si complica. L’azione scorre velocemente : più personaggi entrano in azione, dall’indiano-professore che diventa un eroe e s’innamora della signorina lettrice, all’orso da circo che, liberato, interviene con la sua forza bruta, allo sceriffo imbranato che rincorre il treno cavalcando uno struzzo.
Talvolta tutto corre in una direzione, altre volte i personaggi sul treno corrono in direzione opposta.
Insomma molta molta animazione per una narrazione basata essenzialmente sul ritmo e sul grottesco, con personaggi disegnati per rappresentare la propria tipologia di appartenenza fino in fondo: la zia noiosa non può non avere gli occhiali, la signorina romantica ha un cappellino guarnito di fiori e così continuando.


‘La grande rapina al treno’ si presenta come un divertente movimentatissimo primo approccio dei lettori più giovani, di sei sette anni, al linguaggio del fumetto e della graphic novel; pur essendo di grande semplicità, è un testo ricco di riferimenti alle ambientazioni western, ai primi film e alle comiche, con il ritmo sincopato che le contraddistingue. I lettori e le lettrici dovranno imparare a districarsi in un’azione così veloce, ma lo faranno sicuramente con grande divertimento.

Eleonora

“La grande rapina al treno”, F. Appel, Sinnos 2019



venerdì 15 febbraio 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IMPERFETTA


Questo è un libro sorprendente. ‘Imperfetta’, di Andrea Dorfman, pubblicato da Einaudi Ragazzi, è una breve graphic novel che racconta alcuni aspetti importanti della vita dell’autrice, partendo dal suo grande amore, il chirurgo plastico Dave.
Andrea e Dave si sono conosciuti molto giovani ed è nata subito un’attrazione profonda, minata da una contraddizione che parrebbe insensata: Andrea, la protagonista, è inchiodata alla sensazione della propria imperfezione legata a un naso troppo grande; Dave è una persona che per lavoro queste imperfezioni le elimina. L’atteggiamento di Andrea è contraddittorio, è giusto accettarsi per come si è, quando magari intorno ci sono persone all’apparenza perfette? Andrea ci racconta la storia del rapporto con il suo naso, da quando era bambina e magari qualcuno la prendeva in giro a quando, più o meno alle medie, acquisisce all’improvviso consapevolezza di quanto l’aspetto sia importante: e allora tutto, dai capelli arruffati ai brufoli, diventa importante e decisivo nel dare un senso a una giornata. Una reazione facile è quella di fingere che nulla di tutto questo sia importante. Ma la sensazione di inadeguatezza resta.


C’è questo intreccio di non detti: lei non riesce ad ammettere quanto le pesi il suo aspetto fisico e non riesce a dire a Dave quanto proprio la sua professione la imbarazzi. Per uscire fuori da questa impasse Andrea e Dave affrontano insieme una singolare prova di coraggio: raccontarsi qualcosa di estremamente intimo, che li rende vulnerabili.
La graphic novel tratta dal film d’animazione ‘Flawed’, centra un problema fra i più difficili da affrontare nell’adolescenza e ancor prima, quando si hanno ancora meno strumenti per valutare le proprie risorse e i propri limiti.
E quanto l’aspetto fisico, che fra i dodici e i quindici anni regala momenti di assoluta angoscia a ragazze e ragazzi, con i brufoli, il seno che comincia a mostrarsi, i baffetti, le voci che cambiano, sia determinante, al di là di tutto quello che i genitori proclamano, è cosa acclarata.
Come fa un’adolescente, come nel nostro caso Andrea, che scopre con dolore la propria inadeguatezza rispetto a un modello estetico dominante, che vuole le ragazzine come piccole donne perfette, a uscire viva da questo travaglio?


Dove sono le radici dell’autostima, dell’accettazione di sé ? Discorso quanto mai complesso che in questi anni è stato spesso affrontato nella saggistica psicologica. In questa graphic novel, che riesce a mantenere un invidiabile equilibro, sostenuto dalla garbata ironia dell’autrice, la soluzione appare semplice: non solo accettare le proprie imperfezioni, ma anche le ansie a esse connesse. E, possiamo anche dirlo, avere vicini buoni amici e un bel rapporto d’amore può aiutare moltissimo.
La scelta della Einaudi Ragazzi di pubblicare questa graphic novel individua automaticamente un target preciso, le ragazzine e i ragazzini delle scuole medie, anche se il testo è godibilissimo anche per lettrici e lettori decisamente più grandi; mi sembra un’operazione editoriale coraggiosa e giusta, che coglie nel segno di una delle caratteristiche più vistose dei tempi correnti: l’idolatria dell’immagine, l’assoggettamento di tante e di tanti a cliché sfornati dagli ‘influencer’ e dall’esercito di abili pubblicitari, al servizio delle società di marketing.
Ma nello stesso tempo è una storia semplice, raccontata con garbo e con una moderata dose di ottimismo.
Buona lettura

Eleonora

“Imperfetta”, A. Dorfman, Einaudi Ragazzi 2019

mercoledì 17 gennaio 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


L'ARTE E LA STORIA


Una novità interessante, che coniuga, ancora una volta, narrazione e Storia. Partendo dal proprio romanzo, Julia Billet realizza insieme a Claire Fauvel una graphic novel di rara intensità: La guerra di Catherine, pubblicato ora da Mondadori nella collana Contemporanea.
L'autrice si è ispirata alle reali vicende di sua madre, ospite da bambina, durante la Seconda Guerra Mondiale, di una scuola speciale, la Maison di Sèvres, dove pedagogisti d'avanguardia non solo sperimentavano metodi d'insegnamento innovativi, ma, soprattutto, nascondevano bambine e bambini ebrei. La madre di Julia Billet era una di queste, una delle fortunate che hanno avuto salva la vita.


Ovviamente se questo episodio è lo spunto da cui parte la narrazione, sono molte le invenzioni; la protagonista, Rachel/Catherine, è una ragazzina i cui genitori sono scomparsi e noi lettori possiamo facilmente immaginare che non faranno ritorno; lei non lo sa, non sa cosa esattamente stia succedendo, si consola soprattutto attraverso la fotografia. La sua è una vera passione: possiede una Rolleiflex e sa sviluppare e stampare i rullini fotografici, grazie al prezioso insegnamento di Pinguino, uno dei suoi professori.
Nel corso del tempo, la pressione degli invasori nazisti e del governo collaborazionista di Petain aumenta sempre di più, e ai bambini ebrei viene cambiato il nome, organizzandone la fuga verso località più sicure. Sono anni terribili e il nascondiglio di Catherine cambia continuamente; lei non si perde d'animo e nel corso dei suoi spostamenti conosce il lato migliore dell'umanità in tempo di guerra: quelli che riescono a restare umani, che riescono a opporsi all'orrore e alle atrocità del nazismo. La fine dell'incubo arriverà e Catherine riuscirà a rientrare nella Parigi liberata e festante. Ma non ritroverà i suoi genitori, mentresi ricongiungerà ai suoi insegnanti della Casa dei Piccoli e ad altre persone incontrate durante la fuga.
A questo punto può iniziare la vita da persona libera, dedita all'arte e piena di curiosità per il mondo.


E' vero, il 27 gennaio è una data che induce a una certa ritualità nel ricordare l'Olocausto. Ma ci sono testi che questa ritualità la superano d'un balzo grazie all'originalità della storia e dell'impianto grafico. La riscrittura come graphic novel del romanzo della Billet riesce a rendere una efficace immediatezza del racconto, fermando l'attenzione sulla quotidianità apparentemente normale di questi bambini e bambine, che cambiano nome, soffrono di nostalgia per i cari lontani, imparano a mangiare cibi sconosciuti o proibiti; parallelamente a questi 'scatti' fotografici, che ci raccontano la vita, le fughe, la paura, c'è l'onnipresente Rolleiflex della protagonista, strumento di memoria e di riscatto per questa ragazzina dalla grande forza d'animo.
L'arte come rappresentazione e interpretazione del mondo, nello stesso tempo è anche l'unica fuga possibile per restare se stessi nonostante tutto.
Mi sembra una bella lettura, intensa e misurata nello stesso tempo, semplice e diretta, capace di coinvolgere anche ragazzi e ragazze a partire dagli undici anni.

Eleonora

“La guerra di Catherine”, J. Billet e C. Fauvel, Mondadori 2018


lunedì 16 ottobre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL BUIO OLTRE LA SIEPE

Thornhill, Pam Smy (trad. Sante Bandirali)
Uovonero 2017



NARRATIVA ILLUSTRATA PER GRANDI (dagli 11 anni)

"So che mentre scrivo queste cose al sicuro nella mia stanza, quando tutta la casa dorme in silenzio, lei tornerà quassù e il grattare, il graffiare, lo sbatacchiare, il bussare sulla mia porta ricominceranno. E so che resterò qui distesa facendomi piccola e tremando."

La data di questa pagina di diario di Mary, nell'orfanotrofio di Thornhill, è 30 aprile 1982. Da due mesi o poco meno nell'orfanotrofio è rientrata - in quella famiglia non l'hanno voluta - lei. Mary e lei per ironia della sorte si assomigliano, bionde con gli occhi chiari, ma Mary è silenziosa, mutismo selettivo, e vive le sue giornate isolata nella sua camera all'ultimo piano circondata dai meravigliosi pupazzi che costruisce per riempirsi le giornate piene di vuoto, mentre lei passa il suo tempo a comandare e a spargere carisma su un gruppetto di fedelissime coetanee. 
Mary e lei condividono tuttavia un destino all'interno di quel luogo tetro, dal nome tetro. Una al di qua e una al di là della porta: una terrorizza l'altra, la tiene in costante scacco, facendole scherzi atroci, mettendole contro l'intera comunità, atterrendola con agghiaccianti visite notturne... 
Talvolta c'è davvero un solo sottile diaframma di legno a tenerle separate. Due mondi di sofferenza che si toccano, che si respingono, che si cercano e si fuggono, due mondi in cui anche i pochi adulti di Thornhill non sanno penetrare.
Intrecciata alla storia piena di terrore della piccola orfana Mary, c'è quella di Ella, piena di inquietudine. Anche lei orfana, da poco si è trasferita con il padre in una nuova casa proprio di fronte al lugubre edificio di Thornhill, ormai vuoto e disabitato da anni.
Tra la storia di Mary e quella di Ella passano circa 35 anni, ma nonostante questo sembra che le loro solitudini si debbano incontrare. Tracce di una vita passata, quella di Mary, frammenti di oggetti che le sono appartenuti, affiorano qui e là e finiscono nelle mani di Ella che decide di andare al di là di quel filo spinato che nasconde il vecchio edificio cadente.
Segue le tracce lasciate da un'ombra.


Bang, che libro! Più di 500 pagine di un libro nero, nerissimo. Due storie distinte dal tempo che le tiene necessariamente lontane e che tuttavia possono intrecciarsi fin dalle prime pagine: la prima, quella di Mary, raccontata a parole, la seconda quella di Ella, raccontata per immagini.
Un paio di punti di contatto: la solitudine data dalla orfanezza di entrambe, e il luogo: Thornhill e le case che lo circondano.
Racchiusi da un filo spinato che sembra avvolgere, fin dai risguardi ma anche in senso metaforico, le due esistenze, i luoghi sono forse uno dei protagonisti chiave di questo romanzo di esordio di Pam Smy, importante figura dell'illustrazione anglosassone. Fin dalla copertina, in un lago di nero, appare una casa in una notte di luna piena che ne rende affilati (complice il leggero rilievo) i profili. Solo una finestra è illuminata e l'ombra di qualcuno guarda fuori.


Per l'appunto. In un loro continuo e ostinato dialogo tra dentro e fuori, i luoghi in Thornhill contribuiscono fortemente a dare spessore all'inquietudine che attraversa la narrazione: nella storia di Mary le porte sono davvero elementi chiave del racconto e in concreto rappresentano diaframmi di protezione o prigionia della sua fragilità nei confronti di lei. Analogamente le esplorazioni che Ella fa nel giardino incolto e che si spingono fin nell'edificio che, grazie a una chiave ritrovata, si apre svelando la camera di Mary, abitata dai suoi fantocci.

 
I pupazzi. Anch'essi costituiscono un elemento fondamentale intorno a cui Pam Smy costruisce il racconto. E, parimenti, sono anch'essi icona quasi imprescindibile dei buoni racconti del brivido.


Ad evidenza, la Smy sa il fatto suo anche in ambito narrativo. Tocca le corde giuste dell'immaginario collettivo e attraverso elementi concreti costruisce un pathos palpabile e dà spessore a una carrellata (ad eccezione forse delle figure degli adulti, tagliate un po' troppo grossolanamente) di personaggi da manuale. Mai, nemmeno per un momento Mary, lei o Ella (quest'ultima solo disegnata) perdono di credibilità e le loro dinamiche di relazione, che fornirebbero il fianco allo stereotipo e alla didascalia, sono sempre all'altezza di un romanzo di qualità. Sa essere spietata e dura nel raccontare gli scherzi e le trappole costruite per Mary, sa raccontare la fragilità che nasce dal bisogno dell'altro attraverso i toni intimi di un diario. Nel racconto per immagini, è abile nell'inserire indizi che permettano al giovane lettore di contestualizzare e di cogliere legami tra il presente e il passato, dissemina le tavole di dettagli che attraggono lo sguardo e che sono rivelatori di nessi altrimenti difficilmente ricostruibili.
E a parte tutto questo, due meriti ulteriori mi sento di ascriverle. Da un lato, una solida conoscenza della letteratura, anche e soprattutto classica (Il giardino segreto citato più volte), di questo genere. Svariate volte mi è parso di cogliere richiami più o meno espliciti ad altri romanzi, dalla Ruota degli elfi di Janet Taylor Lisle alla Casa delle vacanze di Clive Barker, solo per citarne due.
Dall'altro, il suo coraggio di confrontarsi con un modello narrativo ineguagliabile, quello di Selznick. Se nel tipo di immagine la diversità è immediatamente palpabile, nella tessitura tra testo e immagine il confronto non è così immediato. Anche in questo caso però Palm Smy decide per una via autonoma: laddove Selznick utilizzava i due registri lungo un unico vettore cronologico, la Smy se ne serve creando tra loro uno iato cronologico -quelle due pagine nere che ogni volta separano disegno da testo sono proprio una bella idea - che tuttavia lentamente ma inesorabilmente converge in un punto finale che, neanche sotto tortura, svelerò.


Carla



venerdì 19 giugno 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


A SETTECENTOTRENTACINQUE CHILOMETRI ALL'ORA...

Weekend con la nonna, Stefan Boonen, Melvin (trad. Laura Pignatti)
Sinnos 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Oggi la nonna ci viene a prendere. Ci dà un bacio e una pacca sulla spalla. 'Dove andiamo adesso?' ci chiede. 'A casa' dico io. 'A casa del gigante' gridano gli altri. Lei sgrana gli occhi. 'Ma non sarà pericoloso?' 'Nooo!' 'O magari troppo spaventoso?' 'Nooo!' 'E tu, piccoletto, te la senti di andare?' Di solito noi stiamo nel pulmino della nonna e i bagagli stanno sul tetto. Altre volte invece..."

... i bagagli nel pulmino e sul tetto i ragazzini.


È venerdì. Una nonna, un piccoletto, i suoi nove cugini e un gatto passeranno insieme questo fine settimana che si preannuncia piuttosto movimentato. Dopo una ordinata partenza, con le ultime solite raccomandazioni da parte dei genitori, tutto prende un andamento inaspettato e bizzarro. La prima è la casa del gigante che li aspetta in mezzo al bosco e contiene un letto enorme, una scala a cui manca uno scalino e, in cantina, uno stivale che sa di gorgonzola. Se apri le finestre entra il bosco, ci sono ragni con zampe grosse come tronchi.La seconda è proprio lei, la nonna. Racconta storie di bava e di paura e quando è l'ora di spegnere la luce non dà baci, ma morsetti sulle guance. E se la testa non è ancora stanca, e il sonno fatica ad arrivare, lei ti porta in cima al tetto e, seduti sulla grondaia, comincia a raccontare. 


In un batter d'occhio arriva sabato: passeggiate avventurose nei boschi in cerca del cinghiale, intorno al fuoco a parlar di lupi e poi si torna a casa. La domenica c'è il bagno nella tinozza giù in giardino e poi la gita lunga con guado, al cimitero a trovar nonno, in barchetta e quindi tuffo a cercar grigni. degna conclusione è un gelato per tutti.
Quando scende la sera, però, il pulmino si riempie di nuovo e si riparte verso casa. Di ritorno, quando i genitori chiedono come andata, la risposta è secca, laconica e vera: bene. E nulla più. Chissà perché?

Saranno i colori di copertina (che poi sono anche quelli di tutto il libro), sarà la nonna che l'attraversa attaccata a una liana come Tarzan, sarà il bacetto furtivo che appiccica sulla testa del piccoletto che le sta appeso al fianco, sarà la grafica potente, ma questo libro ti chiama dallo scaffale. Lo si sente vibrare ancora da chiuso. Nel silenzio della libreria si sentono tonfi, risate e berci di bambini scatenati al suo interno. Ed è esattamente ciò che 'prorompe' davanti al lettore quando lo apre e gira le pagine, una dopo l'altra: colore, movimento, allegria, spensieratezza, vacanza e affetto.
Il ritmo della storia di questo fine settimana con una nonna, che tutti i bambini vorrebbero per sé, è mozzafiato. Non c'è sosta, tutto è raccontato da dialoghi serrati, molti cartelli, lettere cubitali, sempre in stampatello, e un disegno che sconfina spesso nella graphic.
Sulla pagina nulla è mai fermo, nulla è mai silenzioso, nulla è mai noioso. Tutto ha la velocità del pensiero a briglia sciolta di un ragazzino.
Si respira quell'atmosfera un po' da 'caserma' che si crea quando i cugini si rivedono, quel gusto per l'infrazione delle regole che fa sentire grandi.


A Roma da una settimana le scuole hanno chiuso i battenti e bambini e ragazzi circolano in libertà. Al loro fianco, si sono accorpati plotoni di nonne e nonni che gli trotterellano dietro. Alcuni li portano al parco, altri in piscina, altri ancora a far la spesa, qualcuno in libreria (ieri, per esempio, su cinque clienti, tre appartenevano alla categoria dei nonni con nipote al seguito).
La nonna di piccoletto e degli altri nove scalmanati, però, è un po' diversa: lei è una forza della natura. Per quanto le è possibile, non cerca mai di metter freno alla conquistata libertà di quei bambini senza scuola. Anzi, ne potenzia l'immaginazione, l'autostima e il divertimento per il divertimento. E pur essendo una capobanda scherzosa, sa essere anche silenziosa e delicata quando c'è da esserlo. Che tipo di nonna sia, lo si intuisce fin dalla copertina e dalle prime frasi di Stefan Boonen: dietro quel saluto fatto di un bacio e di una pacca sulla spalla si nasconde un mondo...



Carla

Noterella al margine. Standing ovation per Boonen e per la sua traduttrice, per Melvin che accende e agita nel disegno ciò che è già movimentato nel testo, per Sinnos che continua a 'pescare' bei libri nel catalogo De Eenhoorn.
Questo libro andrebbe regalato a ogni genitore perché prenda coscienza di cosa può accadere ad affidare un bambino a una nonna. E andrebbe regalato a tutte quelle nonne che non hanno il pulmino, non frequentano le grondaie e non sanno cosa è un grigno.

venerdì 8 maggio 2015

FAMMI UNA DOMANDA!


QUASI UMANI


Non è la prima volta che segnalo testi riguardanti biografie di scienziate; Primati. Le amicizie avventurose di Jane Goodall, Dian Fossey e Biruté Galdikas è però un testo particolare, per cosa racconta e come lo racconta.



In primo luogo, mette insieme le storie di tre grandi primatologhe, scienziate che hanno studiato sul campo rispettivamente gli scimpanzè, i gorilla di montagna e gli orangutan; tutte e tre incoraggiate e finanziate dal professor Leakey, il famoso antropologo britannico, studioso dell'evoluzione umana, hanno rappresentato una svolta nello studio dei nostri parenti più prossimi, quelli da cui ci divide una minima frazione di Dna. Leakey era convinto che le donne fossero più adatte a studiare le grandi scimmie sul campo, perché più pazienti ed intuitive, empatiche. Disposte a passare mesi e anni in condizioni difficili, a sopportare privazioni, a riempire innumerevoli taccuini di appunti su centinaia di osservazioni apparentemente banali. Così come aveva insegnato Lorenz, lo studio sul campo consente di osservare i comportamenti spontanei degli animali, le loro interazioni, il loro linguaggio.



Questa mole impressionante di studi, questi anni di sacrifici hanno portato a modificare sostanzialmente l'idea che abbiamo di noi stessi, 'unici' nell'universo, in realtà molto prossimi ai nostri cugini primati. L'uso di strumenti, il linguaggio, per quanto elementare, la complessità delle relazioni sociali, le guerre, le alleanze, i tradimenti, l'amicizia, la fedeltà, la solidarietà, il rimpianto: non appartengono solo a noi.

In secondo luogo, mi sembra particolarmente efficace la scelta operata dagli autori, Jim Ottaviani per i testi e Maris Wicks per le illustrazioni, di raccontare queste tre biografie parallele attraverso una graphic novel semplice, chiara e coinvolgente, che riesce bene a rendere i mondi straordinari e le vite straordinarie di tre pioniere della scienza. Si raccontano gli esordi, le difficoltà finanziarie, i matrimoni iniziati e qualche volta finiti, le diffidenze incontrate nel mondo della scienza accademica.

Racconta anche le lotte, le vittorie e le sconfitte, la fine tragica di Dian Fossey, che è sepolta accanto al suo amato Digit, un gorilla ucciso dai bracconieri.



Tutte vicende di grandissima attualità, vista l'indefessa propensione alla distruzione che le società umane esprimono; mi piace pensare che sulle orme di queste donne eccezionali si stia muovendo un esercito di ragazzi e ragazze, portatori di una diversa idea di modernità e di umanità.

La lettura è assolutamente scorrevole, adatta a lettrici e lettori amanti della natura, ma non solo, a partire dai nove anni.



Eleonora



“Primati. Le amicizie avventurose di Jane Goodall, Dian Fossey e Biruté Galdikas”, J. Ottaviani, e M. Wicks, Il Castoro 2015







Noterella al margine. Per Jane Goodall, Dian Fossey e Biruté Galdikas lo studio si coniugava e si coniuga con l'impegno per la protezione degli habitat e delle popolazioni di primati. Gli autori e l'editore riportano in calce le fondazioni che si occupano di questa missione:The Jane Goodall Institute, The Dian Fossey Fund International,







mercoledì 29 ottobre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ARRENDITI, ADULTO!
A cena dalla Regina, Rutu Modan
Giuntina 2014



FUMETTO PER MEDI (dai 7 anni)

"Stai dritta!
Smetti di dondolarti sulla sedia!
Non parlare quando hai la bocca piena!
Te l'ho già detto, non con le mani!
E non dar da mangiare a Sami!
Uffa! Tutte queste buone maniere a cosa servono?
E se la regina ti invitasse a cena a Buckingam Palace, cosa faresti?
Ding Dong."



Interno cucina. Intorno a un tavolo, probabilmente a cena, sono seduti due adulti e una ragazzina. Madre e padre, ai lati, lei al centro dell'azione, stanno mangiando. Con modalità molto diverse. Nina, infatti, sta facendo tutta una serie di cose che la buona educazione vieta: mangia con la bocca aperta, prende il cibo dal piatto con le mani e via andare. Ma all'improvviso suona il campanello di casa. Quella che sembrava solo una minaccia del padre alle orecchie di Nina, si tramuta in realtà. Una guardia della Regina, in alta uniforme, è alla porta con un invito a cena ufficiale da parte della sovrana di Inghilterra indirizzato proprio a Nina. 


Così, da una sedia di cucina la ragazzina viene sbalzata su un seggiolino di un aeroplano e quindi in una sala da pranzo larga come una piazza, dove, accanto a numerose  altre persone elegantissime e blasonate, la regina in persona l'ha invitata.
Tutti a tavola e Nina, come ospite d'onore, siede alla destra della padrona di casa.
A Nina la aspettano nove portate: dalle beccacce farcite ai pasticci di asparagi, fino all'immancabile pudding. E nulla le piace. Lei vorrebbe mangiare i suoi soliti spaghetti al ketchup e li vorrebbe mangiare con le solite modalità, ovvero con le mani (d'altronde tra le otto forchette che a sinistra del suo piatto si trovano in bell'ordine, nessuna è una forchetta da pastasciutta).



E così fa, generando disappunto in tutti i convitati. La regina stessa l'apostrofa sgridandola, ma Nina le spiega con candore che il cibo mangiato con le mani ha più sapore...provare per credere.
Se sei regina puoi permetterti di dettare le regole ed è così che, da quella sera in poi, mettere le dita nei piatti diventa legge, perché mangiare con le mani è una cosa fantastica!

I ragazzini che rovesciano il mondo! E il mondo si fa rovesciare. Questo è il grande merito di questa storia che racconta la realtà (riprodotta con fedeltà assoluta fin nel dettaglio più piccolo) e poi, con un colpo di teatro, la rivolta a testa in giù facendo diventare normale l'assurdo.
Da una cucina in una città israeliana (forse) si passa a Buckingam Palace girando solo due pagine. E da una cena di gran gala al cospetto della sovrana britannica si passa a una grande abbuffata girando solo una pagina. Potere della narrazione. 



Maestri assoluti di questo modo di raccontare la realtà sono i bambini.
Nelle loro teste, saltare al di là e al di qua della linea di confine che esiste tra il normale e il fantastico è piuttosto usuale. Noi adulti ci limitiamo a ispirarci a questo tipo di 'pensiero bambino' come espediente narrativo perché ne riconosciamo l'efficacia. Funziona sul passaggio tra una situazione impensabile nei fatti ma evocata a parole ad una materializzazione della stessa che sposta all'istante la chiave di lettura verso l'assurdo.
Rutu Modan, strepitosa fumettista israeliana, costruisce questa storia (se non erro la sua prima graphic novel per piccoli) su due punti di forza: i suoi ricordi di bambina monella e la risposta che un giorno sua figlia le diede al suo ennesimo rimprovero per le cattive abitudini a tavola. Rutu, esattamente come il padre di Nina, fece la fatidica domanda: E se la regina ti invitasse a cena a Buckingam Palace, cosa faresti? E la risposta fulminante che ottenne fu: "Si dà il caso che io sia grande amica della regina e che lei mi abbia detto che il modo in cui mangio non ha nulla di sbagliato!"
Arrenditi, adulto!



Carla




martedì 15 aprile 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FERRIERA

Bello, essenziale, necessario. Non verrebbe da aggiungere altro. Ma bisogna parlarne, per descrivere un lavoro ben riuscito, di intenso contenuto, non solo emotivo, e graficamente impeccabile.
Pia Valentinis racconta la vita del padre; succede di farlo, da adulti, guardandosi alle spalle e cercando d capire qualcosa che nell’infanzia non era possibile comprendere. La racconta con sobrietà, risalendo all'indietro nella storia della famiglia.
Mario, che allevava canarini e lucherini e amava guardarli e ascoltarli, aveva avuto una vita dura. Comincia a lavorare da piccolo, in fabbrica, poi emigrante in Australia, anche lì a lavorare in fabbrica, cercando di amalgamare dialetto friulano e inglese, imparato a malapena, in una lingua comprensibile. Ma l’Australia è troppo grande e così ritorna, ma sempre per fare quel mestiere, va a lavorare in una acciaieria, che adesso non c'è più, sostituita da un centro commerciale.
 

La parte in cui viene raccontata la vita di fabbrica mi è sembrata la più densa anche di riflessioni sul nostro comune passato. La vita di fabbrica, nella sua estrema durezza, implicava un gigantesco noi, un’identità collettiva fortissima che aveva due cardini: la dignità del lavoro e la solidarietà. E dignità del lavoro voleva anche dire l'orgoglio di saper fare, saper fare con le mani, di avere un ruolo nell'immenso meccanismo sociale. Che fine hanno fatto questi valori cardine di una società che sapeva affrontare le diseguaglianze, magari con durezza, ma con un grande ideale collettivo? Ho l’impressione che abbiano fatto la stessa fine dei luoghi, le fabbriche, che li hanno ospitati e fatti crescere. La nostra società liquida non ammette deroghe all’individualismo e alla corsa all’autoaffermazione; ci siamo ritrovati soli, di fronte alle difficoltà, di fronte al ‘padrone’, senza nemmeno rendercene conto.
Chi è cresciuto in quella dimensione di vita, in quel sistema di valori non può accettare il nostro più triste presente, apparentemente opulento, ma solo per pochi. Una storia operaia, fatta di povertà, durezza, ma anche di poesia, come la passione per gli uccelli canori dimostra, raccontata con sobrietà e misura, con quel po’ di giusta commozione nel ricordare quei momenti, nella vecchiaia dei genitori, quando si prova a parlarsi e a dirsi quello che non si è mai detto.
Bella prova d’autore, una graphic novel trans-generazionale, suggestiva per chi ha ricordi da condividere di un’epoca tramontata, importante per quei ragazzi e ragazze che non ne hanno nozione.

Eleonora
“Ferriera”, P. Valentinis, Coconino press 2014


lunedì 3 marzo 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


PUO' LA LETTERATURA SALVARE LA VITA?



Viene da lontano, dal Quebec, uno dei migliori libri visti quest'anno: Jane, la volpe & io, una graphic novel per ragazzi, ma ovviamente anche per 'grandi', di Isabelle Arsenault e Fanny Britt. Protagonista Helene, una ragazzina in quella infelice età di mezzo, fra infanzia e adolescenza, perseguitata dal classico gruppo di 'bulle' che le hanno fatto il vuoto attorno. Lei è grassa, lei puzza. Helene sente i commenti crudeli delle sue persecutrici anche sull'autobus, ma qui c'è una via di scampo: aprire un libro, Jane Eyre, e la pagina si colora, la vita si colora. 


La mamma l'aspetta con un vestito nuovo, cucito da lei, dopo aver lavato i piatti, stirato, preparato il pranzo del giorno dopo e preparato il proprio lavoro. Una madre sola, stanca. Ma lo sforzo materno non basta a riportare il sorriso nella vita di Helene, che continua ad intrecciarsi con la storia di Jane Eyre. Intanto, si profila all'orizzonte l'incubo di un campo estivo, l'apoteosi delle persecuzioni e delle vessazioni.
Ma sarà proprio qui che succederanno due cose che cambieranno il corso della sua vita: lo sguardo di una volpe e l'incontro con un'altra ragazzina. La vita, allora prende davvero colore e, nonostante tutto, come in un libro, la storia 'finisce bene'.
Un libro illustrato davvero particolare, intensamente poetico ed evocativo, rimanendo di una semplicità essenziale. Senza strizzare l'occhio alle mode e al gergo del momento, racconta la crescita di una ragazzina normale, che ovviamente grassa non è e non è puzzolente, in un momento delicato e difficile della sua crescita, quando sembra che tutto congiuri contro e non ci siano vie di scampo. Una vita grigia , da isolata, da 'sfigata'. E invece no, anche qui, come nei libri di Polleke, ad un certo punto irrompe il vento della primavera, il cambiamento, la svolta apparentemente inessenziale che cambia il tono, il colore della vita. Un incontro, un'esperienza e il grigio scompare.


In sottofondo, la storia di Jane Eyre, metafora della potenza del romanzo, delle storie, con i personaggi che escono dal libro e ci siedono accanto, raccontandoci la loro storia. La lettura è anche questo, entrare nelle vite degli altri, di altri e altre immaginari, eppure vivi e presenti nel nostro presente. La nostra stessa vita ne viene illuminata, gli episodi, le relazioni, gli incontri, lo stesso dolore, acquisiscono una diversa prospettiva. I libri ci cambiano e noi 'cambiamo' i libri che leggiamo con la nostra personale interpretazione.
Davvero un bel libro, che non ci si stanca di guardare; semplice, lineare, leggibilissimo come graphic novel, denso di significati e di storie da raccontare. Adatto a ragazze/i a partire dai dodici anni.

Eleonora



“Jane, la volpe & io”, I. Arsenaut e F. Britt, Mondadori 2014