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lunedì 13 luglio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

QUESTA CASA (NON)  È UN ALBERGO

Il mio pazzo amore che brucia
, Jenny Jägerfeld (trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2026 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni) 

"Un elenco di cinque cose che sarebbero state più piacevoli che essere innamorato di ADRIAN! 
1. Mettermi nell'occhio delle gocce di tabasco. 
2. Usare come guanti due vespai. 
3. Fare il bagno con un tostapane. 
4. Farmi i buchi nelle orecchie con una perforatrice. 
5. Andare a vivere con un grizzly che ha problemi di aggressività. 
Premetti i palmi uno contro l'altro, intrecciai forte le dita e pregai dio. Dissi che ero disposto a scambiare l'innamoramento per Adrian con uno dei punti della lista." 

Alla soglia dei suoi tredici anni, a meno di due mesi dal campo scuola, a Sigge sta cambiando parecchio la vita. 
Sua madre ha preso la grande decisione di andare a vivere con i suoi tre figli in un appartamento, a debita distanza dal Royal Grand Golden Hotel di Charlotte, ossia dal grande albergo, ossia dall'ampio albergo che sua madre, donna e nonna piuttosto eccentrica, dirige e che attualmente li ospita. 
Sua madre è stata vista armeggiare intorno a Tinder. 
Anche nel cuore di sua nonna ci sono movimenti interessanti quanto insospettati. E anche nella sua casa/albergo sta cambiando parecchio. E forse le due cose sono in qualche misura anche connesse. 
Sua sorella Majken continua a parlare parla e parlare AD ALTISSIMA VOCE,  ma è riuscita a entrare in una squadra di calcio, anzi due. E a diventarne anche la capitana. E a proposito di calcio, lei continua ad avere un'adorazione sconsiderata per suo padre che, da parte sua, pur avendo sfiorato la morte, continua a essere un uomo e soprattutto un genitore quaquaraquà. 
Sua sorella piccola Bobo, al contrario parca di parole, ha deciso, con tutte le ragioni del mondo, di voler chiudere con la terribile scuola materna, ossia con uno dei sorveglianti, che la terrorizza un giorno e l'altro pure. 
L'amicizia con Juno va a gonfie vele e con essa tutti i progetti messi in piedi, di cui il più geniale è l'app per animali solitari. E a questa certezza affettiva si aggiunge una certa qual popolarità in classe, dovuta, almeno al principio, alla sua riconosciuta abilità con la matita in mano. Solo Hugo continua a prenderlo di mira. 
Anche con il pattinaggio - tra lame e roller - le cose sembrano migliorare. Fino al "grande salto", il celebre salto Sigge! 
E poi c'è Adrian. La sua testa si incendia ogni volta che lo vede: quando si incrociano per caso (!), ogni volta che fanno un po' di strada assieme (!), ogni volta che chattano per serate intere (!), ogni volta che, chiacchierandoci, capisce di non essere per lui uno qualunque. 
Questi sono i 58 giorni che lo separano dal campo scuola ad Esterön... 

Si sa, l'estate segna sempre una svolta. Almeno a quell'età. E allora, che estate sarà per questo pugnetto di ragazzini e ragazzine? 
"... casette rosso Falun con spigoli bianchi. Due camere con due letti a castello ciascuna, per un totale di otto posti. Odore di terra e di chiuso. Tappeti fatti al telaio con gli stracci e vecchi pavimenti di legno. Carta da parati giallina che in qualche punto si è staccata. Karl-Johann, Sixten, Adrian e io in una camera. Maja Juno, Bella-Bjö e Miriam nell'altra." 
Non può andar male. 
Il dubbio che mi ha assalito è stato: ma io ho già detto tutto il bene possibile di Jenny Jägerfeld e dei due precedenti romanzi della saga di Sigge, in particolare. Cosa posso aggiungere? E allora mi sono resa conto di aver gioito per Sigge, Adrian e Juno e co. ma non è di questo che vorrei parlare. Lo faranno già tutti gli altri. È nelle pieghe che mi è parso di vedere una cosa cui in precedenza avevo solo accennato: con quanta onestà Jenny Jägerfeld offra a tutti il mondo adulto, drammaticamente vero e fuori dagli stereotipi di comodo: se ne incontrano di grandissimi, di generosi, ma anche di fragili o sgangherati. Li dispone sulla pagina con grazia e cura, dà loro spessore e quindi li offre a chi legge: grande o piccolo che sia. 
Per chiarire, segnalo tre episodi illuminanti. 
Il primo caso è quello di Svedrik (raccontato al quarantaseiesimo giorno dalla partenza), il patrigno di Sigge e padre di Majken e di Bobo. Vede la morte in faccia quando una nocciolina gli si pianta in gola e rischia di soffocarlo. 
Il fatto: è lui stesso a raccontarlo in una patetica videochiamata, lo fulmina "sulla via di Damasco" e gli cambia del tutto (!) lo sguardo sulla propria vita e apparentemente anche su quella dei suoi cari. Da qui: il tatuaggio sulla pelle dei propri figli, li tartassa di sms in cui parla a vanvera di limonate, ma continua a essere un pessimo padre, in fuga dalle responsabilità, in fuga dall'età adulta. 
Una delle più lucide ed esilaranti pagine sul senso dell'essere cattivi genitori che mi sia mai capitato di leggere di recente... 
Il secondo caso riguarda Hannah, la madre dei tre fratelli (raccontato nel ventitreesimo giorno dalla partenza). 
Interno notte, appartamento nuovo di zecca, lievi singhiozzi che si odono dalla cucina al buio. Lì Hannah, con la testa sul tavolo, si chiede che altro possa fare per offrire la giusta e necessaria felicità e pace ai propri figli e nello stesso tempo cercare di garantirsi un briciolo di dignità personale. 
Una delle più lucide e commoventi pagine sul senso dell'essere bravi genitori che mi sia mai capitato di leggere di recente... 
Il terzo e ultimo caso riguarda Charlotte, la nonna dei tre fratelli (raccontato in tre parti: al diciottesimo e al dodicesimo giorno dalla partenza e nell'epilogo). 
Esterno giorno, una cantina, una porta verde che si apre su una parete gialla... 
Una delle più geniali e commoventi pagine sul senso dell'essere bravi genitori, anche a fine carriera, che mi sia capitato di leggere di recente...

Carla

venerdì 29 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TIPI DA PISCINA

E se il mondo salta in aria
, Sara Jäger, Sarah Maus (trad. Valentina Freschi) 
Iperborea 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER GRANDI (dai 12 anni) 

 "Cosa vuoi Da me 
Cioè cosa vuoi da me? 
Niente.
Mi annoio. Mi annoio a morte. Che poi è inevitabile se stai sempre chiusa in casa e non succede niente, no? 
Allora esci 
Lo farei subito se potessi. Te lo assicuro. Immediatamente, se mi lasciassero. Stare in punizione durante le vacanze dovrebbe essere vietato dalla legge, non credi? Sei a casa anche tu, vero? 
Cosa te lo fa pensare? 
Perché non sei un tipo da piscina..." 

Dialogo tra due vecchi compagni delle elementari, Ava e Juri, che si 'reincontrano' dopo anni di silenzio reciproco, chattando al telefono. 
Ava è in punizione, segregata in casa; digita sul suo cellulare un numero di telefono scritto su un foglietto. Sotto il numero, un nome: Juri. 
Lei solo vocali, lui solo messaggi scritti. Cominciano a chiacchierare: Ava, che al carnevale della quarta, sua madre l'aveva obbligata a mascherarsi da pappagallina, detta quindi Uccello pazzo, è tutta energia, sempre un po' sopra le righe e incapace di fare a meno degli altri, non conosce l'arte del dubbio, apparentemente. Passa il suo tempo a fare, fare fare. E' in perenne movimento. A parte adesso che è chiusa nella sua camera, punita. 


Juri - che in quarta si era mascherato da astronauta - è il suo esatto opposto: un ragazzino pieno di paure (sono settimane che non mette piede a scuola), ama la solitudine, ed esclusivamente nella sua camera, dove si trova ora, si sente al sicuro. Scappa dal resto del mondo perché ambisce al silenzio intorno. Passa il suo tempo a piegare la carta facendo origami e a ragionare ragionare ragionare e nel frattempo coltiva molti dubbi. 
Cosa avranno mai da dirsi questi due, per giorni e spesso anche serate intere? 
Eppure. 

Architettura leggera, direi quasi invisibile, ma solidissima e perfetta.


Viste le due clausure, si potrebbe usare anche in senso metaforico il termine di gabbia di impaginazione studiata alla perfezione. 
Funziona così: nella pagina di sinistra i vocali di Ava. Nella pagina di destra i messaggi digitati da Juri. In tutta l'aria che c'è intorno alle due griglie di testo fluttuano, si infilano, si insinuano, si appendono, si appoggiano, si fanno largo i disegni di Sarah Maus che sono una storia nella storia: imprescindibili e magnifici. 
Sono parecchie le qualità di questo libro, oltre al robusto scheletro che la tiene su. 
La prima consiste proprio nel ritmo che uno scambio di messaggi presuppone. 
E calza a perfezione la scelta che uno scriva e l'altra parli: sono utili specchi per descrivere quei due, Ava e Juri. 
L'immediatezza di comunicazione - tutt'al più stemperata dagli sporadici silenzi dell'uno e dell'altra che altro non sono che prese di distanza, pause di riflessione - li rende immediatamente tridimensionali. Si impara a conoscerli, oserei dire a vederli e quindi a riconoscerli, attraverso quello che si dicono, ma anche molto attraverso il modo in cui se lo dicono. 
E ancora. I dettagli. 
Ce ne sono disseminati moltissimi, anche a livello figurativo. Davvero un lavoro così acuto e profondo da parte di Sarah Maus accanto a quello altrettanto raffinato dell'altra Sara. Penso per esempio, alla scelta dei loro costumi di carnevale... Tutto prende senso. 
Impercettibili a chi lo leggesse in modo distratto, ma altrimenti veri faretti luminosi (come quelli delle piste di atterraggio per gli aerei). 


E poi. Chiunque di noi usi le chat in modo efficace, ossia per fare arrivare chiaro e forte il proprio pensiero, le sa usare, dosare, calibrare: un maiuscolo qui, un a capo lì hanno la stessa efficacia di un tono sotto nella voce o di un'improvvisa accelerazione nel parlato. 
A parte tutto questo - e dico un'ovvietà, ossia che la forma sia latrice di contenuto - narrativamente parlando sono bellissimi quei due e sono bellissimi nel loro reciproco venirsi incontro. 


Lo fanno lentamente - hanno paure diverse, ma sono entrambi cauti nei confronti dell'altro - quasi inconsapevoli di quello che stanno mettendo in piedi insieme: una profonda amicizia, intima, sincera. 
A tenerli insieme ci sono le loro reciproche fragilità e paure, le loro esigue robustezze. Quei due si fanno forza a vicenda, senza per questo essere accudenti o mielosi, o patetici. 
Al contrario, sono schietti, talvolta ruvidi, reticenti il giusto, ma maledettamente veri, nel loro darsi una mano, nel farsi coraggio prima del grande tuffo nel vuoto. 
E anche prima della capriola finale... 
Ora, parlare di assoluta autenticità nel regno della finzione è come mettere una medaglia d'oro intorno al collo di chi ha concepito così bene questo libro. E non sono certo la prima ad averlo fatto e spero nemmeno l'ultima. 
Evviva, un altro raro libro necessario. 

Carla

lunedì 30 marzo 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

KANT e TOPOLINO

Il sogno del gigante, Jon Fosse, Akin Düzakin (trad. Eva Valvo) 
Iperborea 2026 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni) 

"Mi chiamo Kristoffer. Ho otto anni e faccio la terza. La sera quando vado a letto, spesso rimango sveglio a pensare. Quando non penso, spesso leggo Topolino. 
Adesso penso. Sento mio padre muoversi in soggiorno. Se viene in camera so già che mi dirà di mettermi a dormire, perché domani devo andare a scuola, dirà. E io gli risponderò che prima voglio leggere un po’ di Topolino. D’accordo, dirà lui, ma tra poco devo mettermi a dormire, altrimenti domani sarò troppo stanco a scuola. 
Mi chiamo Kristoffer e ho otto anni. Stavo giusto pensando all’universo. L’universo è una cosa che non capisco." 

Urge la presenza di papà, perché pensare all'universo - come diceva anche Charlie Brown - schiaccia sempre un po'. 
La questione che preoccupa Kristoffer è complessa e altamente speculativa: l'universo ha una fine? E cosa c'è al di là dell'universo? Il niente? Eh già, ma cosa è il niente? E se invece l'universo una fine non ce l'ha, come è possibile pensarlo, poterlo immaginare? 
Pensare una cosa e il suo contrario è dunque possibile. E la cosa fa paura. 
Urge la presenza di papà. 
E se da qualche parte nell'universo c'è un gigante così grande che nessuno può vederlo e che ognuno di noi esiste solo nel sogno di questo gigante? E se lui si sveglia, che fine facciamo tutti noi, che esistiamo solo nei suoi sogni? 
Anche questa idea fa paura. 
Urge la presenza di papà. 
La paura di questo bambino nasce proprio da questo suo non capire. 
Le cose che non si capiscono fanno paura. 
Urge la presenza di papà. 
"Papà!" "Sì, Kristoffer, che c'è?

In questo dialogo tra padre e figlio, alle soglie della notte, si mettono giù un bel po' di questioni di carattere filosofico e nello stesso tempo le si incornicia in un pezzettino di vita vera. 


Sulle pagine c'è un bambino che si interroga nel momento in cui capita a tutti di lasciar correre i pensieri - prima di addormentarsi. 
Lui è lì sdraiato nel suo letto, con una lucina accesa, un giornalino di Topolino sulla pancia e guarda nel vuoto. E quel vuoto si riempie di universo e di giganti e di domande... 
Nella camera accanto c'è invece un papà seduto in poltrona che legge un libro. 
Chiamato, interpellato, risponde. 
Il suo ruolo è quello di provare a ragionare con quel bambino senza mai perdere di vista il suo obiettivo: domani c'è scuola e non ci possiamo permettere una notte di ragionamenti sui massimi sistemi...


Questo è per dire che il "quadro" di questa storia è altrettanto interessante quanto la sua "cornice". 
La cornice deve la sua bellezza all'intensità emotiva e all'onestà intellettuale di quel padre. Dietro di loro c'è Jon Fosse, ovviamente. Queste due caratteristiche fanno di Jon Fosse uno scrittore da non perdere di vista. 
Colpisce la sua capacità di raccontare, qui riassunta in poco più di una frase, un'abilità, per la verità tutta infantile: quella di saper passare da Topolino ai massimi sistemi con un semplice switch. 
Bel colpo! 
E altrettanto colpisce la capacità di profilare il padre che ogni bambino si meriterebbe: onesto nelle risposte, capace di restituire con parole semplici il profilo di una grande questione: la relatività delle cose, la finitezza del pensiero umano di fronte alle molteplici possibilità, l'impossibilità di avere risposte per ogni domanda... Questo è già parte del quadro. 


Alle domande filosofiche che il bambino si pone lui risponde con affetto e con una frase che non ci si aspetterebbe, ma che invece pare essere l'unica accettabile e comprensibile: "pensarci non serve a niente, perché comunque non puoi capirlo... Ci sono tante cose che non si possono capire." (E comunque domani devi andare a scuola...) 
Quindi anche la paura dell'essere nel sogno del gigante si sbriciola perché la cosa che conta non è essere nel sogno di qualcuno, ma essere lì assieme a chiacchierarne, e del sogno e del gigante. (E comunque domani devi andare a scuola...) 


Avere immaginazione è cosa buona e giusta, al pari di saper tenere i piedi nella realtà. 
Si tratta di un percorso da grandi equilibristi: mettersi su un filo ad alta quota, ma avere sempre chiara la percezione che passa attraverso le piante dei nostri piedi sul cavo sospeso. 

Carla

Noterella al margine. Un post a sé meriterebbero le immagini. Rendere visivamente un testo così complesso senza cadere nella didascalia, nell'ovvio o nell'oscuro ha il sapore della grande sfida. 
Vinta, anche questa.

mercoledì 21 gennaio 2026

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

(PICCOLI) EROI IN CAMMINO


La vicina di casa” è il secondo titolo di Kęstutis Kasparavičius, apparso recentemente in Italia per i tipi di Iperborea. Lo stesso editore nel 2023 aveva pubblicato il suo “Storia a strisce”. Negli anni passati erano transitati sul territorio nazionale altri due titoli che ora sono introvabili (2010, edizioni Comma 22). 
Autore di testi ma anche illustratore, in Lituania è molto noto e prolifico avendo illustrato una sessantina di libri e avendone scritto una quindicina. 
Selezionato più volte per la Mostra degli Illustratori alla Bologna Children’s Book Fair, ha ottenuto nel 1994 il premio «Illustratore dell’Anno» dell’UNICEF e nel 2003 l’«Award for Excellence». 
In effetti le illustrazioni richiamano presto l’attenzione e già le copertine catturano lo sguardo trattenendolo intorno all’infinità di dettagli con cui l’artista sceglie ogni volta di rappresentare scene e personaggi. Tanti particolari, dunque, con i quali iperrealisticamente Kasparavičius racconta storie abbastanza irreali. Si tratta di animali (ma forse dei peluche, viste le loro pose quasi sempre statiche) trattati come umani: stanno su due zampe, sono vestiti di tutto punto con tanto di occhiali, borsette e cappelli e bijou. Anche gli ambienti sono dettagliati minuziosamente: il selciato di strade e marciapiedi, la mattonatura dei palazzi, gli infissi di porte e finestre, le screpolature degli intonaci, le decorazioni di vasi e suppellettili, servizi da tè e relativi manicaretti. Eccetera eccetera. 


Di Rosinello, il coniglio tutto bianco col nasino rosa, protagonista di questa storia, sappiamo già da subito che ha una gran paura dei serpenti. In verità mai ne ha visti con gli occhi suoi, ma la paura -come si sa- si attacca spesso a ciò che non si conosce. Si dà il caso che al piano di sotto sia arrivata una nuova vicina e Rosinello, che è un coniglietto davvero ben educato, bussa alla sua porta per fare la sua conoscenza quando una voce dall’interno sibila: “Mi dispiace ma in questo momento non sono quasi più in casa”. 
Non essere quasi più da qualche parte. Ma che significherà mai? 
La nuova vicina è uscita dalla finestra del suo appartamento ed è così lunga, ma così lunga che la parte finale del suo corpo è ancora in casa mentre il resto ha già girato l’angolo: Rosinello non potrà far altro che mettersi in cammino e percorrere la vicina in tutta la sua lunghissima lunghezza. Una storia che dura tutta la distanza tra una coda e una testa, potremmo dire. 


Il bello è che, mentre seguiamo il coniglietto impegnato nella sua ricerca, noi non possiamo far altro che attardarci ad un incrocio per sbirciare i passeggeri accomodati nel bus, oppure alzare lo sguardo e riconoscere il signor alce dietro la finestra. Ci sperdiamo nelle architetture, strade e cortili, su diversi piani di profondità. E andiamo avanti, curiosi e determinati proprio come Rosinello. E poi si sa, ogni domanda ti mette in cammino e, anche se il coniglietto avrà solo girato in tondo, tornerà a casa con una paura in meno e una vicina in più. 


Anche “Storia a strisce” è una storia in cammino.
“Se per caso ci perdiamo, cerca delle strisce”, così dice mamma zebra alla piccola Zebrina. Ma al mercato i banchetti sono tanti e pieni di ghiottonerie (che poi, per una zebra si tratta di cavolfiori, verze, cavoli cappucci bianchi e rossi, e consimili) e la piccola zebra puntualmente si perderà. 
Ligia alle raccomandazioni, si incamminerà alla ricerca di strisce che però troverà più o meno dappertutto ma… la cravatta a strisce della tigre non è la sua mamma, e nemmeno le strisce pedonali...tanto meno i tasti di una fisarmonica. È così che Zebrina, seguendo le strisce, si ritroverà ad andare - anche lei in cammino - per strade, giardini, spiagge, perfino in fondo al mare. Ogni volta ponendo la sua domanda “Scusi, lei è una zebra?” oppure “Ha visto per caso delle strisce?”
Come è prevedibile, le strisce materne saranno ritrovate in fondo alla storia e noi insieme a Zebrina avremo scoperto che non bastano delle strisce per fare una mamma.


Due belle storie dal testo ben più corposo rispetto allo standard di un albo illustrato che potranno certamente essere proposte a bambini e bambine fra i 3 e i 5 anni. Volendo ci si potrà anche inoltrare in una piccola caccia al tesoro alla ricerca di tutti i personaggi che attraversano entrambe le storie. 

Patrizia 

 “La vicina di casa”, Kęstutis Kasparavičius, (traduzione Adriano Cerri), Iperborea 2026
"Una storia a strisce",  Kęstutis Kasparavičius,  (traduzione Adriano Cerri), Iperborea 2023

lunedì 17 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI SOFFITTI ALTI E DI GRAZIA

Vida e la missione di Re Inverno, Bjarne Reuter, Anna Forlati (trad. Eva Valvo) 
Iperborea, 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Accanto al letto c'era un quadro che raffigurava Pioppotremolo, che non si poteva nemmeno definire un 'paese', ma al massimo un bosco con alcune vecchie case sparse. In una di quelle case abitava il nonno di Vida e Karl, insieme al pappagallo Paolo e al gatto Mosè." 

Gli zaini dei due fratelli, Karl il maggiore e Vida la più piccola, sono già pronti dalla sera prima. Quello che li aspetta è un fine settimana a casa del nonno, a Pioppotremolo. Ma a mettersi di traverso ai loro progetti è la grande nevicata nella notte che ha bloccato le strade. 
Solo i treni, seppur lentamente, viaggiano ancora... 
Il nonno per telefono ha appena detto alla mamma dei due bambini che effettivamente anche lì da lui è tutto fermo. Il fine settimana pare saltato. Ma se Karl non parte per andare dal nonno, ha minacciato di scoppiare. Così il nonno decide di fare un estremo tentativo per salvare il nipote... 
Il tentativo consiste nel rimettere in uso la vecchia slitta, attaccarci il vecchio cavallo e andare a prendere Karl e Vida alla stazione del treno, dopo aver attraversato il bosco. 


Il tentativo, nonostante il vecchio Salomone von Olsen abbia arrancato nella neve alta con le sue tre zampe e mezzo, è riuscito! Quel cavallo pigro ha portato il nonno fino al piazzale della stazione e poi, nonostante tutto, nonostante il freddo e nonostante il buio, ha riportato indietro a casa nonno e nipoti. 
Questo è il racconto di un fine settimana che - complice la grande bufera di neve che ha bloccato l'intera Danimarca - è durato ben di più e si è trasformato in una avventurosa impresa per aiutare un quasi folletto a superare la grande prova che il Re Inverno gli ha assegnato per poter diventare un folletto al cento per cento! 
Una corsa contro il tempo, perché tutto deve succedere entro il 25 dicembre, ovviamente! 

Il consiglio è questo: procurarsi entro il 30 novembre una copia di questo libro e leggerne - da soli o in compagnia - un capitolo a sera, per arrivare alla sera di natale con il miglior animo possibile. 
Se il piano A non dovesse riuscire, il piano B suggerisce di procurarsi detto libro e ricavarsi una mattinata libera (o anche due serate o tre ore un giorno sì e un giorno no) per leggerlo e anche in questo caso l'animo se ne gioverà parecchio. 
Questo libro è illuminato perché possiede una bella aria dentro e tanta grazia diffusa. Quelle stesse aria e grazia che illuminano spesso e volentieri la letteratura del Nord, almeno quella per l'infanzia: dove tutto scorre con così tanta naturalezza che l'unica cosa che il lettore può fare è quella di abbandonarsi al flusso della narrazione e farsi portare fino all'ultimo punto. Quello che chiude la storia. 
In ordine sparso, un po' di cose luminose. 


La relazione tra adulti e bambini: autentica, matura, risolta, leale, serena. 
I bambini e i grandi sono spesso su posizioni diverse, tuttavia da entrambe le parti c'è il rispetto dell'altro e l'ascolto reciproco. I grandi fanno i grandi e i bambini fanno i bambini. Nessuno sconfina! 
La relazione tra realtà e magia: equilibrata e permeabile.


Con grande naturalezza si passa dalla missione magica di Vida e del suo amico quasi folletto che deve raccogliere uno stivale di chiardiluna alla spesa al supermercato, dal gilet di ragnatela alle partite a Ludo tra nonno e nipote. 
Il lettore passeggia allegramente tra i due mondi e capita che a ogni superamento del confine un po' di polvere di realtà gli resti sul vestito, così come un po' di brillantini di magia. I dialoghi tra un bambina e un folletto rendono concreto questo continuo passaggio.
Il sense of humor che forse ha una sua ragion d'essere geografica, data dalla vicinanza tra Danimarca e Gran Bretagna. Un fatto è indubitabile: quel nonno è davvero una sagoma. 


E non riesce proprio a fermarsi di fronte a nulla: sa ridere di cose anche molto serie. 
Grande insegnamento, il suo! E già che c'è fa molto ridere anche il lettore grande, il che non guasta! 
Lo spessore dei personaggi e lo spessore del contesto: tanto i due bambini quanto i tre adulti che abitano questa storia sono lì ben piantati nei loro rispettivi caratteri. E sono anche molto belli nelle loro relazioni interpersonali. 
Karl e la sua concretezza, Vida e la sua poesia. 


Con sullo sfondo belle giornate invernali, quelle con "il soffitto alto", la campagna danese in inverno, una casetta accogliente, calda e luminosa, il silenzio intorno, la neve che tutto copre, mangiandosi ogni rumore... 
E il natale in arrivo. 
I disegni di Anna Forlati che su tutto questo apre finestre, come in un vero calendario dell'avvento, e tavole singole o doppie che restituiscono - attraverso una nebbiolina perenne - l'aria e la grazia di questa storia. 

Carla

venerdì 31 ottobre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

BUGIARDO ONESTISSIMO 

Lento lentissimo, Jon Fosse, Lucio Schiavon (trad. Eva Valvo) 
Iperborea 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Prendo la banana ed entro in cucina. 
'Mi hanno dato una banana'. 
La mamma è ai fornelli, non risponde. 
Ma in realtà non è vero che mi hanno dato una banana. L'ho rubata, ecco. Oggi sono stato proprio cattivo. Non ero mai stato così cattivo. Se la mamma lo sapesse, farebbe la faccia spigolosa. Se lo sapesse, preferirei quasi che il papà fosse a casa. Ho rubato una banana a una vecchietta. E' successo proprio qua sotto, vicino alla stazione dei pompieri. Era una signora molto anziana, con il bastone e una borsa da cui spuntava una banana. 
'Ti hanno dato una banana? domanda la mamma. 
'Sì' rispondo." 

Le cose sono andate così: mentre tornava a casa questo ragazzino che va veloce perché in ritardo, incrocia sulla sua strada una vecchietta che ha il suo cestino con la spesa in mano. Lui la sorpassa e vede che dalla sua sporta esce una banana. Da lì a desiderarla passa una frazione di secondo: la ruba e scappa, più veloce di prima, verso casa. 
La vecchina prosegue lungo il suo cammino lenta, lentissima senza accorgersi di nulla. 
Tornato a casa, trova sua madre con la faccia non ancora spigolosa - quella è la più temibile ed è meglio che quando la mette su ci sia anche suo padre - che lo rimprovera perché quando lei non lo vede arrivare al solito orario si preoccupa. 
Lei vede la banana e gli chiede da dove arrivi e lui per risponderle, le dice la prima bugia, dicendole - lei è di spalle in cucina che prepara da mangiare - che una vecchietta gliela ha regalata.


La madre sgrana gli occhi e poi dice la frase di rito: e tu l'hai ringraziata? 
Lui non se la sente di dire un'altra panzana, così ammette di non aver detto grazie a quella vecchietta lenta, lentissima. Bene, pensa sua madre togliendosi il grembiule per uscire con lui: non sarà difficile ritrovarla per strada, correrle dietro e ringraziarla... oh, beh beh! 

"Io faccio il possibile per scrivere ciò che non si può dire" questa è una frase che Jon Fosse ha usato per riassumere la sua poetica e leggendo questa sua prima storia per bambini, pubblicata in Norvegia nel 1989, non si può altro che assentire. 
Riassumiamo: questo ragazzino è ritardatario, è un po' ladro perché ha appena rubato una banana a una vecchietta. È un bugiardo perché a sua madre ha detto che è stata la vecchietta a regalargliela. È un po' furbetto quando cerca in ogni modo di sviare l'attenzione di sua madre su altro, ossia l'arrivo a casa del tanto desiderato papà. È un po' codardo perché capisce che succederà un bel guaio quando con sua madre troverà la vecchietta e quella cadrà dalle nuvole e sua madre farà due più due e la verità verrà a galla. 


Ma questo ragazzino ritardatario, bugiardo, furbetto e codardo è veloce di pensiero almeno di quanto lo è di gambe. Ma è anche onesto, a suo modo. 
Senza entrare troppo nel dettaglio per non rovinare la sorpresa davanti alla sua capriola per salvarsi, va detta una grande verità, anzi due. 
La prima: quel ragazzino di parole, carta e pennelli è proprio un bell'esempio di ragazzino in carne e ossa. 
La seconda: Jon Fosse non si preoccupa minimamente di mettere in una storia per bambini altri bambini che siano bugiardi, furbetti, codardi e ritardatari. 
Questo è un bello scarto. Credo che il Nobel per la letteratura nel 23 non glielo abbiano dato a caso. 
E a parte questo che è già tantissimo, secondariamente, si potrebbe anche notare che una casa editrice italiana, seppure lasciando maturare al punto giusto le coscienze italiane per più di trentacinque anni, si assume questo rischio e pubblica questo testo. Magari confidando che l'adulto compratore non sia troppo perbenista e bacchettone e che nella capriola finale riesca a cogliere il sapore di una redenzione. Quale di fatto parrebbe essere. 


E per voler sottolineare un ulteriore merito della medesima casa editrice, va detto che affidarne le illustrazioni a Lucio Schiavon, è stata proprio una bella mossa. Ma anche questa, piuttosto controcorrente. 
Schiavon è un assoluto drago della comunicazione visiva e se si conoscono un po' le sue opere di graphic design non ci si deve stupire che lavori per una committenza di altissimo livello. 
La sua sperimentazione artistica va in direzioni molto diverse, pur riuscendo a mantenere un tratto che lo rende inconfondibile, primo fra tutti i suoi occhioni, che sono l'espressività fatta disegno, i tagli prospettici che sono figli della sua passione per il fumetto, poi la palette di colori e quelle pennellatone o pennellatine che sono la risultante di una estetica pittorica che dice di aver eletto a canone e poi su tutto una grande libertà e gusto nel realizzare tutto nell'atto stesso del fare. 
Io non posso dire con certezza se Schiavon sia anche dietro la composizione del testo, ma presumo di sì. Mi sembrano bellissimi e significativi i blocchetti di testo che spesso hanno il valore della confessione e che mai entrano in contatto con il disegno, mentre invece quando la storia deve accelerare o focalizzarsi su un'emozione le frasi attraversano la pagina e passeggiano indisturbate sui disegni, in mezzo ai suoi grandi occhioni, per esempio. 


Bello! 
L'ultima cosa che mi pare geniale in questa storia è come viene raccontato il tempo. Senza parere è la spina dorsale di questa storia, laddove la lentezza della vecchietta e la velocità del ragazzino sono la chiave di tutto. Ma esiste anche un tempo ancora diverso, quello che dà cadenza alle emozioni. 
Una madre che marcia con le sue convinzioni e le sue regole da applicare, un ragazzino che è un fulmine a rubare e che lo è altrettanto nel trovare la soluzione al suo incipiente problema materno: e per farlo deve correre e anticipare il passo marziale di sua madre. 
E poi c'è lei, la vecchietta che scorre lenta, lentissima, verrebbe da dire inesorabile, attraverso l'eternità. 
Gran libro, ripeto! 

Carla

lunedì 29 settembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

 

L'EPICA DELLA MARMOTTA

Lotte Pelomatto, Lena Frölander-Ulf (trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER GRANDI (dai 9 anni) 

"Lotte apre gli occhi cautamente. Intorno a lei i massi scuri ruotano in una strana danza. In alto il sole lancia i suoi raggi appuntiti che le si conficcano nella testa dolorante. Sente i sassolini sotto la pelliccia della schiena. I massi si muovono sempre più piano, ma si rifiutano di fermarsi del tutto. Massi alti con ripide pareti lisce su tutti i lati. Come un orribile luogo sacrificale, un recinto di pietra per prigionieri disgraziati, pensa Lotte coprendosi il muso con le zampe. Forse mi sono spaccata la testa. Se è così, ben mi sta. 
'Pssst! Ehi, tu!' 
Lotte tira su la testa e si guarda intorno, ma non vede nessuno. 
'Ehi, marmotta. Mi serve aiuto'" 

Lotte è una marmotta giovane, che ha pensato di avere davanti la sua ultima estate da marmottina libera, ossia non ancora soggetta all'obbligo di dare una mano nei lavori di gestione della tana di famiglia. Quando suo fratello maggiore, Morris, partirà per il bosco come tutti i maschi adolescenti e adulti a lei toccherà aiutare la mamma. Lotte però è uno spirito libero e quando sente che le temute vipere hanno ulteriormente vessato la tribù delle marmotte, obbligandole a una ulteriore tassazione e una ulteriore riduzione della loro parte di pietraia, prende una decisione: la fuga. Si separa - a fatica e con un pugno sul naso - dal suo prudente e fedele amico Pigno, abbandona la tana e si avventura. Per caso origlia qualcosa di oscuro e intuisce che trame segrete si tessono ai vertici del governo militare delle vipere e altrettanto per caso si trova coinvolta in un gioco pericoloso pieno di serpenti e soprattutto quello che pensava non le sarebbe mai capitato, invece le accade! 
Questa è la storia molto avventurosa di una marmotta curiosa quanto coraggiosa che un giorno decide per la libertà, per poter combattere l'ingiustizia che tiene sotto scacco la sua gente, per poter superare il pregiudizio, indagare nel passato e magari anche ritrovare il suo papà. 

Il prologo di questo libro è un gancio fantastico. 
Va dritto su alcune verità incontrovertibili che sono legge in natura: è così e basta. 
Bene bene. 
Due indizi mi portano a capire che siamo in qualcosa di simile a una saga. Il primo indizio è la cartina che separa la storia dal potente prologo. L'ho imparato con l'esperienza: se c'è una mappa dei luoghi vuol dire che sarà utile al lettore per orientarsi in una storia complessa in cui i luoghi sono importanti. 
Il secondo indizio è diametralmente opposto: alludo all'ultima riga in cui si legge: 
Domani è un nuovo inizio. Domani inizia l'avventura.
A parte quella ripetizione che, vista la traduttrice, non credo sia una svista, parrebbe evidente che si è di fronte a una storia che non ha nessuna intenzione di finire. 
Bene. Siamo in una saga dal sapore fantasy? 
Non direi, almeno non in apparenza, anche se dello scontro tra bene e male si occupa, ma non c'è nessuna magia! 
Siamo in una saga epica. 
Nel senso che siamo in una storia dove un eroe - qui in realtà un'eroina in uno scenario molto femminile - combatte l'ingiustizia e i soprusi subiti dal suo popolo. Una saga epica in cui si scontrano due mondi, due popoli tra loro apparentemente incompatibili se non addirittura avversari: le marmotte tonde, femmine e grandi lavoratrici e i serpenti, le vipere, infide, sottili, bugiarde, assetate di potere e soprattutto velenose. 
In mezzo c'è Lotte che ha il coraggio di andare a vedere chi sia il suo avversario.
Ne ha bisogno, soprattutto per capire. Lotte, lontana da ogni pregiudizio, è una che sceglie di attraversare il confine. Per questo diventa, inevitabilmente, una predestinata a svolgere il ruolo di mediatrice: lei fugge da un mondo per finire dritta dritta nell'altro. Lo fa senza un preciso piano, che non sia quello di dimostrare al mondo la sua libertà conquistata. La cosa che ottiene è proprio quella di trasformarsi in anello di congiunzione, tra due mondi che fino a quel momento erano agli antipodi.
Quelle che sembravano sfere impermeabili, grazie a lei, non lo sono. 
Quelli che siamo abituati a tenere separati - il bene e il male - sono sempre molto più connessi di quanto possa sembrare.
E tutto questo è di agghiacciante attualità.
Tra le crudeli e spietate vipere c'è qualcuno che dirazza e dall'altra tra le prudenti e sottomesse marmotte c'è qualcuno che dirazza altrettanto. 
È quindi nelle cose che i due si incontrino e facciano strada assieme. 
E noi siamo lì con loro...

Carla

venerdì 30 maggio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL GIOIELLO 

Lo scheletro nell'armadio, Lilija Berzinska, Anna Vaivare 
(trad. Rita Tura, Margherita Carbonaro) 
Iperborea 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dagli otto anni) 

"Allora non ci sarebbero stati né il fresco venticello primaverile né il caldo torrido e odoroso di fieno dell'estate. Lollo Mollo non avrebbe potuto arieggiare la casa e lo scheletro sarebbe rimasto nell'armadio per un altro anno. 
Questi pensieri gli fecero venire mal di pancia. Bisognava fare le cose per bene e tirare fuori lo scheletro dall'armadio, proprio come ogni anno. Eppure l'ansia continuava a graffiargli il petto. E se la primavera fosse arrivata dappertutto tranne in quel posticino solitario, lasciandolo immerso nell'alito gelido e ostile dell'inverno? Cosa avrebbe fatto?" 

La questione è complessa. Lollo Mollo ogni anno si prefigge questa incombenza: tirare fuori l'armadio da casa, pesante e scomodo, ma con le fette di patata sotto le zampe ce la fa, e dopo averlo caricato sulla carriola, arrivare sulla collina isolata e solo lì tirare fuori lo scheletro dall'armadio per spolverarlo a dovere, togliere gli eventuali ragni che si sono annidati tra le costole, mettere due palline di antitarme nell'armadio (non si sa mai).
Tutto questo richiede una bell'aria di primavera un bel sole, una collina isolata, appunto, dove nessuno lo veda. 
Questa incombenza va svolta in assoluta solitudine: è sempre stato così e così sarà per sempre. 
Ma quella mattina tutti i segnali, compreso l'entusiastico vociare di Gracchio che annuncia in giro la primavera, confermano che il sole e il caldo sono arrivati. 
Si può procedere. 
Portata a termine la consueta procedura, Lollo Mollo si siede soddisfatto e comincia a pensare quando quello scheletro era apparso per la prima volta nel suo armadio... E mentre è lì che pensa si chiede anche che cosa sarebbe potuto succedere se gli altri abitanti del bosco avessero saputo del suo scheletro nell'armadio... Certo potersi confidare gli sarebbe piaciuto, ma come farlo? E gli sarebbe anche tornato utile che gli altri gli dessero una mano nel trasporto dell'armadio. Ma no! 


La cosa migliore era continuare a conservare il proprio segreto. E mentre lo pensa, temendo la pioggerella primaverile, si sincera che nessuno sia in vista per ricaricarsi l'armadio e rimetterlo a posto in casa. Con lo scheletro dentro. 
Intanto Occhiolungo e Gracchio, non lontano da lì, decidono di non andare al mare perché se Lollo Mollo ha rimesso dentro l'armadio con il suo scheletro, vuol dire che la pioggia sta davvero per arrivare... 

Se un libro di racconti (il genere e passo narrativo che amo di più) esordisce così, con un piccolo gioiello perfetto, da lì in poi la voglia di proseguire nella lettura schizza a mille. E infatti è quello che accade. Due parole sul gioiello. 
Molto giusto che dia il titolo all'intero libro, se lo merita. 
Il ritmo pacato. 


La scrittura esatta al millimetro. 
L'ambientazione che è quella di un gruppo di case tra bosco e mare, tra fiaba e realtà. 
Ed è un contesto che ricorda molto quello di altri potentissimi libri: il migliore tra tutti, Lettere dal bosco di Tellegen. 
Il gioco linguistico che dà l'avvio all'intero racconto e che ne costituisce l'ossatura, lo riempie di una sana follia. Lo scheletro nell'armadio è contemporaneamente metaforico e letterale e su questo si regge l'intero dialogo tra i due significati e di fatto l'intera storia. Bella idea, non l'unica. 
La piacevolezza della lingua delle due traduttrici lo illumina possibilmente ancora di più: una lingua curata, parola per parola. 
Il colpo di teatro finale che ti lascia lì, stupito, sorridente e intenerito. 
Da qui in poi, tutto quello che viene dopo questo gioiello iniziale. 
Siamo piombati nel mezzo di una piccola comunità pacifica di animali diversi - e alcuni piuttosto inconsueti - e una ragazzina, di nome Sipriki, che vale uno come tutti gli altri. 


Vivono insieme, condividono con grazia e gentilezza lo spazio e il tempo comuni. 
Non tutti loro agiscono all'unisono. Ci sono storie a due, per esempio quella di Leprotto e Lupo di mare (!) - sono io che stravedo o potrebbe essere una allusiva declinazione del mito della donna foca? Ci sono storie più corali in cui si impara a conoscere la personalità dei singoli protagonisti. Alcuni di loro portano nel nome la loro fragilità: Goffofredo o Sperperina, per esempio. 
E alla fine, letti tutti e nove i racconti, è possibile avere una visione di insieme che tanto da vicino ci riguarda in quanto razza umana. 
Questo attesta che l'intero libro può essere letto come collezione di racconti oppure come piacevole trattatello di filosofia. 
In questo diffuso e generale stato di grazia, grandi domande attraversano le singole storie: Stridulone che non vuole lasciar andare la giornata perfetta. L'inadeguatezza di Farfalla che, per la sua ala a cui manca un pezzetto, non si sente vera e completa...Riccio e il suo problema di misantropia, o Pigolino non proprio convinto che nella vita il traguardo sia tutto.... 
A ben vedere si tratta di grandi questioni che si pongono, tra gli altri, un gatto, Occhiolungo, un corvo, Gracchio, un lumacone, Lollo Mollo, un leprotto, Leprotto, un lupo, Lupo di mare... 


E poi c'è lei: la traduzione, ossia la lingua scritta che tutto tiene insieme. 
Studiata e limata per essere perfetta nel suo essere rispettosa dell'intreccio fittissimo di doppi significati, di allusioni lessicali. 
Tanto per dire: la brillante scelta dell'onomastica dei singoli personaggi è un raffinato lavoro di cesello, che in un gioiello, appunto, ci sta perfetto. 
Libro necessario, da tenere stabile per mesi o anni sul comodino, per leggerlo e rileggerlo ogni sera, prima di fare bei sogni. 

Carla

venerdì 2 maggio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA MISSIONE DEI NONNI 

Nonnamatta e la missione detective, Moni Nilsson, Anna Fiske 
(trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Nonnamatta gira ed esce dal cortile. Io mi tengo stretto a lei. Forte. 
In meno di un minuto siamo al parco giochi, che esiste ancora. Niente incendi in vista. Corro verso la sabbiera. Nella buca c'è la scatola di fiammiferi, o meglio, quel che ne rimane. È bruciata quasi tutta.. 'Giocare con il fuoco è pericoloso' dice seria Nonnamatta, 'anche se siete stati furbi a mettere la scatola in una buca, visto che la sabbia non brucia. Però avreste potuto farvi molto male. Sai quanto sono dolorose le ustioni?' 
Scuoto la testa e sento che stanno tornando le lacrime." 

Tutto è cominciato quando Tarzan e il suo amico Toro, con una scatola di fiammiferi appena rubata in cucina non si sa perché, vanno al parco giochi e si sfidano a tenere con coraggio il fiammifero accesso in mano. Ma da sfida nasce sfida, quindi quei due decidono di fare una 'bomba', ossia erba secca nella scatolina semivuota dei fiammiferi, interrata di pochi centimetri nella sabbiera, poi con un fiammifero superstite accensione di detta scatoletta che dovrebbe - a detta di Toro - esplodere e saltare in aria come un razzo... ma proprio in quel momento passa di lì il padre di un loro compagno di classe che li spedisce all'istante verso il cancello della scuola. 'Dovreste essere a scuola!' Nessuna possibilità di vedere l'esplosione, accidenti. L'ansia che dal loro giochetto possa sprigionarsi un incendio di dimensioni importanti fa il resto. Genera in Tarzan un mal di pancia senza pari che richiede l'arrivo immediato di Nonnamatta. 
A lei confessa il misfatto e, a cavallo di un motone (lo Stregaexpress),insieme vanno a controllare che il parco giochi sia salvo. 
Il mal di pancia è passato, niente ospedale dunque, ma neanche il ritorno a scuola. 
Nonna e nipote si sono ritagliati una giornata tutta loro, con l'intento comune di inventarsi qualcosa di bello. 
Dado alla mano, chi tira su il numero più alto decide il da farsi: Nonnamatta tre, Tarzan cinque! Evvai! 


Questo è il racconto di quel giorno. 

Come già è stato detto, nei libri di Nonnamatta ne succede di ogni. 
E anche in queste 150 pagine si passa dal pedinamento di una bambina apparentemente in grave pericolo, alla discesa da un balcone con una corda. Tutto quello che la fervida immaginazione di un ragazzino potrebbe pensare possa stare tra questi due eventi è probabile che sia venuto in mente anche a Moni Nilsson e che quindi lo troviate scritto sulle pagine di questo suo libro. 
Ma a parte il ritmo incalzante e il pensiero che davvero deve muoversi dentro la testa del lettore un po' come capita a una pallina in un flipper, forse val la pena tirare alcune conclusioni di tipo più generale sul tipo di rapporto che può legare un piccolo a un vecchio (qui in particolare, se diamo retta a Anna Fiske, davvero grinzoso e molliccio al limite del cadente). 


Diciamo che del mutuo soccorso si è già detto, ma ora mi pare che della naturale intesa che spesso si instaura tra vecchi e bambini, nella fattispecie tra nonni e nipoti, in questo libro tra le righe si trovi una delle ragioni, forse la principale. 
In verità la cosa mi è apparsa chiara discutendone con Susie Morgenstern, a proposito delle sue nonne e dei suoi nipoti. E tanto in Moni Nillson quanto nella mente di Susie Morgenstern, la cosa ha a che fare con i ruoli e con l'imparare a starci dentro. Susie Morgenstern, se guarda indietro alla sua attività di giovane madre educante, vede i tantissimi errori fatti, dovuti forse all'inesperienza o, ancora di più, alla responsabilità educativa che come madre si sentiva di dover esercitare. E via a far sbagli su sbagli. Poi si impara. Si impara anche che dagli errori qualcosa di buono si ricava sempre. Nonnamatta ha molto chiaro in testa che tra una madre e una nonna la grande differenza sta nel fatto che una madre non può sottrarsi alla responsabilità di insegnare come volare ai propri figli... 

"Una mamma deve potersi arrabbiare, e a me qualche volta succede ancora, se fanno cretinate. Diciamo che fa parte del lavoro di mamma. Però, per quanto ci provi, con i miei nipoti non riesco ad arrabbiarmi, Lascio che lo facciano i loro genitori." 

Mentre a una nonna sono richieste proprio nuove occasioni di volo da far sperimentare. Ed è in questa prospettiva che Moni Nilsson, in fondo alla sua rocambolesca storia, scrive
 
"La vita consiste nel giocare più che si può e tenere gli occhi aperti in modo da cogliere al volo le avventure che stanno lì ad aspettare. Nonnamatta si avvicina alla corda ancora appesa al balcone. Le viene un brivido nella pancia al pensiero di cosa sarebbe potuto succedere se Tarzan avesse perso la presa. Scuote la testa per mandarlo via. Sono pensieri che non portano a niente di buono. I bambini devono mettere alla prova le ali. Come farebbero, se no, a imparare a lanciarsi nel vuoto attaccati alla liane, a imparare a volare da soli?" 

Ecco a cosa servono i nonni. 
In una sola giornata con lei Tarzan ha imparato moltissimo. 
La più importante di tutte: il coraggio di sfidare sé stesso. 


Dal calarsi da un balcone fino ad assaggiare le lasagne di Fatima, o entrare nella squadra di pallone, Tarzan è stato davvero molto coraggioso, e presto di Nonnamatta non avrà più bisogno. 
E lei lo sa, ed è per questo che se la gode, finché dura.
Proprio come dev'essere. 

 Carla