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venerdì 31 ottobre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

BUGIARDO ONESTISSIMO 

Lento lentissimo, Jon Fosse, Lucio Schiavon (trad. Eva Valvo) 
Iperborea 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Prendo la banana ed entro in cucina. 
'Mi hanno dato una banana'. 
La mamma è ai fornelli, non risponde. 
Ma in realtà non è vero che mi hanno dato una banana. L'ho rubata, ecco. Oggi sono stato proprio cattivo. Non ero mai stato così cattivo. Se la mamma lo sapesse, farebbe la faccia spigolosa. Se lo sapesse, preferirei quasi che il papà fosse a casa. Ho rubato una banana a una vecchietta. E' successo proprio qua sotto, vicino alla stazione dei pompieri. Era una signora molto anziana, con il bastone e una borsa da cui spuntava una banana. 
'Ti hanno dato una banana? domanda la mamma. 
'Sì' rispondo." 

Le cose sono andate così: mentre tornava a casa questo ragazzino che va veloce perché in ritardo, incrocia sulla sua strada una vecchietta che ha il suo cestino con la spesa in mano. Lui la sorpassa e vede che dalla sua sporta esce una banana. Da lì a desiderarla passa una frazione di secondo: la ruba e scappa, più veloce di prima, verso casa. 
La vecchina prosegue lungo il suo cammino lenta, lentissima senza accorgersi di nulla. 
Tornato a casa, trova sua madre con la faccia non ancora spigolosa - quella è la più temibile ed è meglio che quando la mette su ci sia anche suo padre - che lo rimprovera perché quando lei non lo vede arrivare al solito orario si preoccupa. 
Lei vede la banana e gli chiede da dove arrivi e lui per risponderle, le dice la prima bugia, dicendole - lei è di spalle in cucina che prepara da mangiare - che una vecchietta gliela ha regalata.


La madre sgrana gli occhi e poi dice la frase di rito: e tu l'hai ringraziata? 
Lui non se la sente di dire un'altra panzana, così ammette di non aver detto grazie a quella vecchietta lenta, lentissima. Bene, pensa sua madre togliendosi il grembiule per uscire con lui: non sarà difficile ritrovarla per strada, correrle dietro e ringraziarla... oh, beh beh! 

"Io faccio il possibile per scrivere ciò che non si può dire" questa è una frase che Jon Fosse ha usato per riassumere la sua poetica e leggendo questa sua prima storia per bambini, pubblicata in Norvegia nel 1989, non si può altro che assentire. 
Riassumiamo: questo ragazzino è ritardatario, è un po' ladro perché ha appena rubato una banana a una vecchietta. È un bugiardo perché a sua madre ha detto che è stata la vecchietta a regalargliela. È un po' furbetto quando cerca in ogni modo di sviare l'attenzione di sua madre su altro, ossia l'arrivo a casa del tanto desiderato papà. È un po' codardo perché capisce che succederà un bel guaio quando con sua madre troverà la vecchietta e quella cadrà dalle nuvole e sua madre farà due più due e la verità verrà a galla. 


Ma questo ragazzino ritardatario, bugiardo, furbetto e codardo è veloce di pensiero almeno di quanto lo è di gambe. Ma è anche onesto, a suo modo. 
Senza entrare troppo nel dettaglio per non rovinare la sorpresa davanti alla sua capriola per salvarsi, va detta una grande verità, anzi due. 
La prima: quel ragazzino di parole, carta e pennelli è proprio un bell'esempio di ragazzino in carne e ossa. 
La seconda: Jon Fosse non si preoccupa minimamente di mettere in una storia per bambini altri bambini che siano bugiardi, furbetti, codardi e ritardatari. 
Questo è un bello scarto. Credo che il Nobel per la letteratura nel 23 non glielo abbiano dato a caso. 
E a parte questo che è già tantissimo, secondariamente, si potrebbe anche notare che una casa editrice italiana, seppure lasciando maturare al punto giusto le coscienze italiane per più di trentacinque anni, si assume questo rischio e pubblica questo testo. Magari confidando che l'adulto compratore non sia troppo perbenista e bacchettone e che nella capriola finale riesca a cogliere il sapore di una redenzione. Quale di fatto parrebbe essere. 


E per voler sottolineare un ulteriore merito della medesima casa editrice, va detto che affidarne le illustrazioni a Lucio Schiavon, è stata proprio una bella mossa. Ma anche questa, piuttosto controcorrente. 
Schiavon è un assoluto drago della comunicazione visiva e se si conoscono un po' le sue opere di graphic design non ci si deve stupire che lavori per una committenza di altissimo livello. 
La sua sperimentazione artistica va in direzioni molto diverse, pur riuscendo a mantenere un tratto che lo rende inconfondibile, primo fra tutti i suoi occhioni, che sono l'espressività fatta disegno, i tagli prospettici che sono figli della sua passione per il fumetto, poi la palette di colori e quelle pennellatone o pennellatine che sono la risultante di una estetica pittorica che dice di aver eletto a canone e poi su tutto una grande libertà e gusto nel realizzare tutto nell'atto stesso del fare. 
Io non posso dire con certezza se Schiavon sia anche dietro la composizione del testo, ma presumo di sì. Mi sembrano bellissimi e significativi i blocchetti di testo che spesso hanno il valore della confessione e che mai entrano in contatto con il disegno, mentre invece quando la storia deve accelerare o focalizzarsi su un'emozione le frasi attraversano la pagina e passeggiano indisturbate sui disegni, in mezzo ai suoi grandi occhioni, per esempio. 


Bello! 
L'ultima cosa che mi pare geniale in questa storia è come viene raccontato il tempo. Senza parere è la spina dorsale di questa storia, laddove la lentezza della vecchietta e la velocità del ragazzino sono la chiave di tutto. Ma esiste anche un tempo ancora diverso, quello che dà cadenza alle emozioni. 
Una madre che marcia con le sue convinzioni e le sue regole da applicare, un ragazzino che è un fulmine a rubare e che lo è altrettanto nel trovare la soluzione al suo incipiente problema materno: e per farlo deve correre e anticipare il passo marziale di sua madre. 
E poi c'è lei, la vecchietta che scorre lenta, lentissima, verrebbe da dire inesorabile, attraverso l'eternità. 
Gran libro, ripeto! 

Carla

mercoledì 13 aprile 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

NESSUNO E' PERFETTO

L'indovinello della tigre, Fabian Negrin 
Edizioni Corsare 2022


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni) 

" 'Guardate i miei occhi può uno così bello essere cattivo?' chiese la tigre. 
'Suvvia candide pecorelle, vi sporcherete tutte lì dentro.' 
La pecora più vicina all'entrata guardando gli occhi della belva le domandò: 'Ma se noi usciamo, bellissima tigre, non è che poi ci mangi?' 
'Mangiarvi? Io? Come potete pensare una cosa simile?' 'A chi mai può venire in mente una tale cattiveria?' si lamentò la tigre offesa. 
Commossa, la pecora uscì per consolarla ma appena fuori la tigre la divorò." 

Un gregge di pecore è nascosto all'interno di una miniera di carbone. All'entrata, troppo angusta per permetterle di entrare, c'è una tigre affamata. Il solo modo che ha per arrivare alle pecore è quello di convincerle a uscire da lì. Le pecore, seppure molto impaurite dalla presenza della belva, credono sempre alle sue parole, alle sue lusinghe. Il terrore sembra coglierle solo nel momento in cui la tigre le divora, una dopo l'altra: dal buio della miniera vedono quello che accade alla luce del sole. Ma sembra non essere sufficiente. 


Se la prima volta, a sentire la tigre, si è trattato di un malaugurato errore, la seconda morte è stata piuttosto un'illusione ottica, un miraggio. 
Poi arriva l'indovinello. 
In tutta onestà sono davvero pochi coloro che a un indovinello riescono a resistere. Le pecore non fanno eccezione. 
Un indovinello un po' in rima e un po' no che parla di sassolini, di lumache chiuse in casa, di cagnolini di guardia e di un topo con un sacco, di aragoste, di insalata e anche di un'amatissima crostata. 


Via via le pecore tentano con le loro risposte, ma i continui errori costano loro molto caro. Fino al momento in cui la più sagace del gregge dà la risposta esatta. 
Il fatto è che la tigre ancora una volta non sa resistere e la mangia in un amen, salvo poi scusarsi per essersi distratta. La sequenza di abboccamenti della tigre non ha fine fino a sera, l'ora dell'ultima vittima. Satolla, a fine giornata, nell'abbeverarsi allo stagno, trova il suo destino. Fatale. 

Gli occhi della tigre e lo sguardo di Negrin. Ammalianti i primi, leale il secondo. 
Tanto la tigre è determinata ad arrivare con ogni mezzo possibile, quindi anche la più bieca disonestà, a ottenere il suo scopo, tanto Fabian Negrin si dimostra determinato a essere onesto nel raccontare la natura delle cose.
 

A costo di apparire scomodo, posizione per lui spesso confortevole, racconta qui - secondo il canone della favola - la natura di un animale, ma nello stesso tempo la natura di certa umanità. Sull'istinto di una tigre affamata non c'è bisogno di aggiungere molto. Nessuna commozione nei confronti del suo pranzo. Lo dice bene il 'proverbio islandese' che apre il libro: La tigre non ha un interruttore per spegnerla quando ci fa comodo... 
La tigre è tigre e fa la tigre. La sua furbizia è nella sua fame. Non ci sono distinguo da fare. 
Tuttavia, come in ogni favola, dietro quella tigre, dietro quelle parole seducenti e spesso bugiarde, si nasconde il potere, ossia la protervia di tutta quell'umanità scaltra che la esercita nei confronti dei più deboli, dei più ingenui, degli inermi. 
La furbizia, il ricorrere all'inganno, l'eloquio che confonde, sono tutti strumenti per arrivare al proprio obiettivo senza tenere conto di una complessità maggiore, senza considerare l'altro da sé. In sostanza, la furbizia della tigre sta nel cercare di soddisfare il suo più impellente e primario bisogno, senza curarsi troppo delle conseguenze.
 

In questo senso, la tigre della favola che Negrin inventa dimostra a tutti la sua furbizia, ma non la sua intelligenza. 
Nessuno è perfetto.
Ci sta quindi che lui per lei progetti quel finale senza scampo. E a ulteriore conferma porta in salvo, in extremis, anche le pecore che come unica colpa hanno avuto quella di essersi fidate. E dalla favola si arriva a un finale da fiaba. Ma questa è un'altra questione. 
Negrin ha molte espressioni, che si riconoscono diverse nei suoi tanti libri. Ma su una cosa dimostra di essere fortunatamente uguale a se stesso: coraggioso nel dire la verità. In questo senso, ha saputo mettere in crisi intere schiere di adulti disegnando le loro debolezze, i loro limiti e la loro estraneità patente nei confronti dell'infanzia. Di questa, invece, ha saputo vedere il coraggio e l'intraprendenza e la capacità immaginativa e una salvifica, quando consapevolmente esercitata, estraneità al mondo dei grandi. 
Di un genere a lui congeniale, la fiaba, ha sempre saputo e voluto rappresentare il lato 'oscuro', spesso inquietante, affilato e tagliente, proprio quell'aspetto che dall'inizio dei tempi ce l'ha resa necessaria. Negrin fa una scelta molto netta di campo. 
Altrettanto si può dire che faccia sul versante visivo. Un sottile ma tenace filo sembra tenere insieme questo libro a un altro di qualche anno fa, apprezzato mai abbastanza, La lingua in fiamme (2014) poesie e nonsense che sarebbero piaciuti ad Edward Lear. 
Qui come lì parrebbero vicine le scelte compositive, la tecnica (forse), la sintesi del tratto, la scelta di un colore guida, qui qualcosa come un pantone blu petrolio (mentre all'indovinello e ai risguardi è la carta a diventare verde e il disegno bianco) là invece le fiamme pretendevano il rosso. 
La grande qualità del disegno è evidente, in quella tigre che prende mille pose diverse, in perenne movimento, che quasi scompare o esce di scena e poi ritorna in primo piano senza mai perdere la sua forza corporea di grande e possente felino, compresa l'eleganza nel giorno delle ipotetiche nozze.
 

Ma il suo talento irriverente è anche nella resa del vello delle spaurite pecore, linea ondivaga, ghirigoro continuo, un po' confuso, tremebondo ed esitante che si distingue dalle righe sicure e nette della spregiudicata tigre. 

Carla 

mercoledì 30 marzo 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SALE SALE SALE

Attenti ai ragazzi, Tony Blundell (trad. Laura Bernaschi) 
Il Barbagianni Editore 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

 "Il lupo si leccò i baffi e rispose: 'Che domande! Mangiarti ovviamente!' 'Crudo?' domandò il ragazzino. Il lupo ringhiò.'Voglio dire, non vuoi nemmeno cuocermi prima?' Il lupo ci pensò su. 'E va bene allora... cosa suggerisci?' 'Neanche a farlo apposta conosco una ricetta per preparare un'ottima Zuppa di Bambino'. Il lupo che era tanto affamato quanto ingordo, non stava nella pelle. Con l'acquolina in bocca rispose: 'Mmmmmmm! E dimmi... cosa mi occorre?' Così il ragazzino prese a spiegare..." 

Non l'avesse mai fatto! 
Quella che sembrava una semplice ricetta si trasforma in un incubo, perché sebbene gli ingredienti per cucinare quel ragazzino catturato nel bosco non siano poi tanto rari - patate, rape cipolle, caramelle, mattoni, carote e l'indispensabile pentolone, lo costringono comunque a correre di qua e di là, avanti e indietro, di sopra e di sotto e quando, raccattato in giro tutto l'occorrente, si presenta davanti al ragazzino per il controllo finale, il lupo apprende che a mancare è proprio il sale.
Nonostante il deluso lupo provi a muovere le proprie rimostranze, perché effettivamente il sale non era stato messo in elenco, il ragazzino non se ne cura e suggerisce una nuova ricetta, in cui il sale non serve: la Focaccia di Bambino. L'elenco degli ingredienti, nonostante manchi il sale, è ben più lungo e sempre più esotico. Ma ormai per il lupo è una sfida personale, oltre al fatto che la fame è ancora aumentata e così pure l'acquolina in bocca. 
Ricominciano le corse e l'approvvigionamento, ma una volta rientrato sfinito e carico, il lupo si sente ripetere la solita storia. 
Veramente, non c'è pietà. 
Altra ricetta, altro fallimento perché è sempre il sale a mancare. Nel frattempo gli ingredienti sempre più insoliti per un uso gastronomico, ma utilissimi in edilizia, sia accumulano davanti alla sua tana... Saranno tempi bui per il lupo, mentre quel ragazzino pestifero, degno erede di Max, come vuole la migliore tradizione letteraria, ha una cena calda a casa che lo aspetta... 

Nonostante questo libro sia all'origine degli altri due Beware che Tony Blundell ha scritto, in Italia non era ancora mai arrivato. Il suo secondo, Attenti alle ragazze, invece vanta ben due edizioni, forse forte del fatto che da noi il tema del riscatto 'sociale' delle ragazze sia un tema più caldo di quello effettivamente marginale e già un po' trattato dei bambini furbi contro i lupi senza sale... in zucca. 
Occorre gioire che Barbagianni, in questa sua attenta politica editoriale volta al recupero di grandi classici da rimettere in circolazione - va ricordata la imperdibile saga di Nate - abbia deciso di pubblicare anche Attenti ai ragazzi.


Sebbene per entrambi lo spunto di partenza sia Cappuccetto Rosso, partono da due momenti diversi della fiaba: qui per il lupo è il bosco foriero del bocconcino, mentre in Attenti alle ragazze a lui era toccato mettersi in marcia per tentare disperatamente di introdursi a casa di Cappuccetto, sotto le mentite spoglie della nonna. I due libri si allineano invece sul carattere dei ragazzini e del lupo, furbi e senza scrupoli i primi, farlocco al limite della tenerezza il secondo. Condividono il maglione rosso con la greca, la passione per le caramelle, ma soprattutto il ritmo: un continuo crescendo, che all'ultima pagina lascia senza fiato. A mancare qui, purtroppo il sospettoso cane, Rexy, molto difficile da rendere inoffensivo e muto. 
Attenti ai ragazzi ha una sua maggiore regolarità compositiva, grandi tavole incorniciate cui si alternano alcuni primi piani esilaranti del lupo o del bambino, scontornati e con il testo intorno. La pagina delle ricette, rigorosamente sempre a destra, ricorda un vero libro di cucina con il procedimento in rima baciata (di là c'erano poche rime ma soprattutto piacevoli assonanze). 


Una certa compostezza e regolarità si nota anche nelle pagine in cui il lupo parte alla ricerca. Insomma i dieci anni che li separano si sentono e dal punto di vista della resa estetica, data da un disegno più accurato e da scelte cromatiche meno urlanti il più vecchio non ha nulla da invidiare al più giovane. Anzi. 


L'altro elemento da non sottovalutare è il divertimento che genera la briglia sciolta nell'elenco degli ingredienti, che solo apparentemente sembra dettato da un mente bizzarra e che solo sul finale trova un suo preciso senso compiuto e dimostra di essere il frutto di una mente davvero malvagia, anche vedendo il destino che è stato riservato al lupo. Ma anche in questo caso, gli anni in cui è stato concepito hanno giocato un loro peso. 


Nel 1991 murare un lupo, anche se con la tana circondata da ossetti rosicchiati, non è reato (magari un piccone glielo si può lasciare), nel 2002 è più politicamente corretto farlo decollare attaccato a dei palloncini e lasciargli una chance di sopravvivenza un pochino più ariosa. 
Va da sé che anche Attenti ai ragazzi sia libro da condividere e da leggere a voce alta, molto alta a più persone possibile.

Carla 

Noterella al margine. Questo libro contiene una piccola vendetta postuma: la c.d. vendetta del narciso, probabilmente organizzata dal lupo ora murato, nei confronti di Tony Blundell e dell'editore originale. 


Poca cosa, se non confondergli per un attimo le idee nel comporre la sequenza dei disegni, per cui quei fiori entrano ed escono dal vaso azzurro una volta di troppo. Lunga vita ai lupi!

venerdì 11 dicembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LUPO! LUPO! LUPO!

Attenti alle ragazze, Tony Blundell (trad. Laura Bernaschi)

Il Barbagianni editore 2020
 

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)
 
"Era una notte buia e tempestosa nel profondo della foresta e un lupo affamato era seduto nella sua caverna a leggere un libro che parlava di nonne e bambine. Il lupo non sapeva leggere molto bene, ma le sole immagini gli misero una gran fame... 
E gli fecero venire un'idea geniale!"


Ispiratosi alla fiaba appena letta, il lupo si reca la mattina successiva di buon'ora alla casetta appena fuori dal bosco dove vive una bambinetta dai capelli biondi raccolti in due ciuffetti. Con lei vive il suo cane, Rexy, in allarme perenne.
Il lupo, evidentemente, non aveva prestato la giusta attenzione al proprio travestimento e si era presentato così come si trovava: braghe gialle, straccali e camicia a righe. Poco credibile come nonna. E a parte questo, quella ragazzina dalle gambe secche secche gli sciorina un elenco di cose necessarie per rassomigliare almeno un po' alla sua nonna. Il lupo, sempre sotto lo sguardo vigile del cane, torna a casa per lavorare sul suo aspetto e per esaudire le richieste della ragazzina, miele, pane caldo e uova. 
 
 
Con il vestito fiorito e tutto il resto, rimediato qui e lì, bussa di nuovo alla porta, ma anche stavolta la bambina non crede di avere davanti sua nonna e rincara la dose. Il lupo non si dà per vinto e oltre al cappello piumato prepara la zuppa inglese.
Non basta. Mancano le scarpe rosso fuoco con i tacchi alti, le caramelle gommose e dei croccantini per Rexy. Il lupo, ormai stremato, riparte. Prima o poi riuscirà a superare la porta e a entrare. E anche il cane non sarà più d'ostacolo, nonostante non smetta di dare l'allarme.
Il trucco è assecondare ogni richiesta, per guadagnarsi la fiducia di bambina e cane. Che sarà mai portarle un pietra gigante e dei palloncini legati alla coda, se l'obiettivo è avere bambina per cena?
Attento alla ragazza, sciocco di un lupo!


Libro che ha appena compiuto la sua maggiore età. Uscito nel 2002 non solo nella patria di Blundell, ma anche in Italia con Emme edizioni. Aveva una bell'aria scintillante era su carta patinata e il lupo in copertina reggeva un cartello lievemente diverso dall'attuale. A quasi vent'anni di distanza tutto quel lucido è - meno male - sparito. Anche all'interno. Il resto, per ovvie ragioni, è rimasto identico. Fatta eccezione per la rinnovata traduzione che, usando la crema della originaria edizione, produce più correttamente, una più alcolica zuppa inglese (a pretty bowl of trifle), forse in onore della radice britannica del libro.
 
 
Immutati restano il ritmo in crescendo del libro, ma soprattutto il senso ultimo, un'ode alla scaltrezza di una ragazzina, che - ben diversa dal suo modello originario - ha dismesso la mantellina con cappuccio e indossa un pullover a collo alto e una gonnella a pieghe che le tiene ampiamente scoperte le ginocchia e le lunghe gambe secche. Altrettanto invariata è la stupidità del lupo. In una perfetta simmetria rovesciata rispetto alla fiaba. Non perde il suo gusto per il travestimento e per una certa abilità ai fornelli, sognando il piatto forte per cena. 
 
 
Tracce della sua ormai proverbiale stupidità si percepiscono per esempio negli innumerevoli sacchetti di sale di cui ha riempito ogni angolo della sua caverna. La ragione del loro essere lì allude al libro, del 1991, che inaugurò la serie dei 'Beware', ovvero Beware of boys, in cui il sale è elemento fondamentale: un vero e proprio tormentone narrativo. A chiudere, nel 2004 uscì Beware of Teachers, dovesse interessare...
La qualità del disegno, valorizzata se possibile da una carta porosa che non ne 'spara' più il colore come un tempo, è quella a cui Tony Blundell ci ha abituato: cura per ogni minimo dettaglio, ironia e sense of humor che non diventa mai caricatura. Pur denunciando tutti i suoi anni, il disegno e la costruzione narrativa di Tony Blundell si riconferma molto piacevole. In particolare, credo che il libro sia stato concepito principalmente per letture condivise ad alta voce in cui la rabbia e l'esasperazione e una indubitata crescente confusione mentale del lupo siano esilaranti esercizi, anche se la parola wolf rispetto alla molto meno sonora lupo funziona meglio  nell'essere per natura più vicina al suono di un latrato di cane. 
Provare per credere.
 

Resta solo un dubbio che direi cruciale per un libro così: e se Tony Blundell non fosse stato poco più che un ragazzo negli anni Ottanta, ma fosse stato invece poco più che una ragazza a cominciare a illustrare (e talvolta a scrivere) una trentina di libri belli divertenti come questo?
 
 
Attenti alla ragazza!
 
Carla

mercoledì 29 luglio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL CANONE STEIG

Il dottor De Soto, William Steig (trad. Mara Pace)
Rizzoli 2020


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Essendo un topo, si rifiutava di curare animali che fossero pericolosi per la sua specie, e lo aveva scritto anche sull'insegna. Quando suonavano alla porta, lui e sua moglie controllavano dalla finestra. Non avrebbero preso in cura nemmeno il gatto più timido del mondo."

Il dottor De Soto fa il dentista e la moglie è igienista. Per il suo tocco delicato è diventato molto famoso e ha una clientela molto vasta. Usa guanti di gomma per essere il più accurato possibile nei suoi interventi a bocca aperta. Per gli animali più piccoli usa una normale poltrona da dentista, per quelli più grandi è lui a raggiungere il campo operatorio con una scala. Per quelli ancora più grandi ha progettato un complesso sistema di carrucole che lo tengono sospeso davanti alle bocche da curare.
La sua professione la esercita con grande senso di responsabilità e accuratezza ed è per questo che il giorno in cui suona al suo campanello una volpe dolorante, De Soto e signora esitano. 


Il dilemma è forte: non aprire per non mettere a repentaglio la propria vita o, prestando fede al giuramento a Ippocrate, aprire e curare quella povera volpe.
Prevale il senso di responsabilità e la volpe viene fatta salire a farsi curare. Il dente è estratto e il dentista è ancora vivo, sebbene la volpe sia stata a un passo dal divorarlo.
Il dottor De Soto non lascia mai un intervento a metà quindi fissa per il giorno dopo un secondo appuntamento per impiantare il dente d'oro che sostituirà il premolare cariato.
La notte è tormentata tanto per il paziente quanto per i coniugi De Soto. Ma il giorno dopo tutti hanno preso la loro decisione. La volpe ha stabilito che alla natura non si comanda, e che si mangerà dentista e signora, mentre il dentista ha in mente di concludere il lavoro, salvando la pelle e l'onore.

E poi c'è Steig. La sua grandezza rende necessario mettere di nuovo tutto a registro: rivedere le valutazioni, i giudizi, i riferimenti, i pregi, i difetti, i punti di forza e le debolezze di tutti gli albi illustrati degni di questo nome, considerati fin qui. 



Fermarsi davanti a un gigante dell'albo illustrato e riconsiderare il proprio pensiero.
Non è proprio possibile non tenere conto della sua opera qualora si voglia ragionare a vario titolo sull'argomento. 
I suoi libri sono mappe per orientarsi. E per questa ragione, potrebbe essere utile mettere a fuoco due o tre punti che lo rendono, si potrebbe dire, normativo.
Partiamo dalla parte più complicata: il cosa. 
Poi ci spostiamo al come. 
E se ci riesce chiudiamo con il perché (o sarebbe più corretto scrivere il per chi?).
Cercando di sintetizzare al massimo, del 'cosa' fanno parte tutti gli elementi che in questo libro hanno a che fare con la storia, ovvero con i suoi contenuti. Per esempio, la natura e i comportamenti dei personaggi.
I primi sono i coniugi De Soto, marito e moglie, vera squadra in azione, coscienziosi professionisti, anche disponibili, ma non per questo sprovveduti. Decisamente generosi almeno quanto ingegnosi, determinati e molto coraggiosi. 


La loro relazione reciproca è un piccolo capolavoro di racconto dell'umanità.
Poi c'è lei: la Volpe, disgustosamente onesta e coerente con se stessa e con la sua indole di volpe. Tema questo, il rispetto di se stessi, centrale e ricorrente in Steig che ha collezionato nei suoi libri diverse volpi che facevano le volpi.
A partire dal suo primo libro, Roland the Ministrel Pig, del 1968.
Il politicamente corretto non c'è, non c'è neanche la piaggeria nei confronti del lettore, non ci sono strizzatine d'occhio. 
Niente di tutto questo, lui va dritto al punto, in cerca della verità: un nocciolo della questione, come sempre poetico e filosofico, di certo originale e soprattutto autentico.
Ed è per questo che, se si è lettori, intorno a tutto questo 'cosa' dovrebbe essere interessante poter dialogare e confrontarsi.  
Di certo, ragionarci.
E, se si è autori, si dovrebbe prendere tutto questo come canone per provare a scrivere belle storie.
Ora il 'come'. Ovvero tutto ciò che attiene a come Steig utilizzi i due codici che si è scelto - parole e figure - per raccontarci la sua storia.
Sulla lingua di Steig sono state scritte pagine, libri interi. 
E anche tra queste mura, modestamente, certe caratteristiche sono state messe in evidenza.
Ricercato ed esatto nell'uso delle parole (Mara Pace lo traduce con la dovuta cura): la fascia di flanella, carie al premolare, anestetico, argano, dentina. Cose così.
Evocativo, per esempio nel brevissimo dialogo tra moglie e marito alla prima citofonata della volpe in cui è possibile già intuire i caratteri di entrambi: "Quella povera volpe..." sussurrò alla moglie. "Che cosa facciamo?" "Corriamo il rischio!" esclamò la signora De Soto. Premette il pulsante del citofono e lasciò entrare la volpe." Oppure nello scambio notturno, a letto entrambi trepidanti, dove tutto si riconferma in perfetta coerenza con l'idea che ci siamo fatti di quei due.
 

Geniale, in quei piccoli colpi da maestro, che parlano una lingua universale che può essere apprezzata tanto dai piccoli quanto dai grandi in una lettura condivisa: "Quando prendo in cura un paziente [...] vado fino in fondo. Anche mio padre era fatto così."
E questa stessa capacità di essere esatto, evocativo e comunicativo la si ritrova pari pari nel disegno: lo studio con le varie sale adibite a clientele diverse, i marchingegni per salire ad altezza bocca e la strumentazione tutta, gli scorci di strada newyorkese, forse il Bronx dove Steig è cresciuto e dove ha ambientato chilometri di strisce e copertine per il New Yorker, bozzetti di vita familiare con la signora De Soto alla mola e il dottore in giacca da camera... 
E poi c'è il suo grande lavoro sull'espressività. È lui stesso che racconta che ogni sua tavola parte da uno sguardo, sorta di centro di gravitazione in cui poi tutto il resto ruota.


Ora solo due parole sul 'perché' o sul 'per chi'.
Il 'per chi': per tutti quei bambini e quelle bambine (e ci metterei anche per quegli adulti) che hanno voglia di leggere una bella storia e sono in cerca di verità. E come per incanto, da questo amore per la verità, ne deriva anche il perché, che scaturisce dal grande rispetto che Steig ha sempre portato nei confronti dei suoi piccoli e grandi lettori, in nome e per conto di detta verità. E tutto poi diventa bellezza.

Chapeau!

Carla

Noterella al margine. A chi fosse interessato, il prossimo incontro di Foto di gruppo con autore, dopo quelli già in programma su Eric Carle e su Tomi Ungerer, sarà dedicato all'arte di William Steig.

lunedì 4 gennaio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ESEGESI DELLA BRAGHETTA

Le mie mutande, Alan Mets (trad. Tommaso Gurrieri)
Edizioni Clichy 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Stamattina mi sono messo le mutande rosse.
Il sole brillava, evviva!
Ed ecco che vedo un delizioso cosciotto d'agnello...
Fatti abbracciare, piccolino, che ti sgranocchio!
Ma quello stupido fugge a gambe levate.
Cento metri più in là lo colgo come un fiore.
Urrà! Viva me!"


Il lupo dalle mutande rosse tiene stretto sotto il braccio l'agnellino e, arrivato a casa, lo chiude a chiave in gabbia con tanto bel timo intorno. Il destino dell'agnello è segnato: finire cucinato per un pranzetto galante che il lupo ha in progetto per l'indomani con la sua fidanzata.
È ora di andare a dormire e il lupo, incauto, lascia le sue sgargianti mutande sulla sedia accanto alla gabbia dell'agnello che, morso dopo morso, si vendica e le divora.


Alle otto del mattino successivo, al suo risveglio il lupo, che ha in mente solo la cottura del cosciotto, non trova più le mutande e pensa a un furto. Disperatissimo e in lacrime, non se la sente di accogliere il suo amore, così in déshabbillé. Il suo pranzo, però, sembra avere una soluzione per lui, in cambio della libertà: un nuovo paio di mutande lavorate ai ferri, con la lana nera e gialla del suo vello, valgono bene l'apertura di quella gabbia. 


E la morale in fondo qual è? Non sempre si possono avere nello stesso momento mutande e cena nel forno...

Tre colpi tonanti spara Edizioni Clichy con i tre albi di Alan Mets (Draghetto; Che belli i miei occhiali! e Le mie mutande).
Tra questi, scelto come vessillo di un modo di scrivere e illustrare, Le mie mutande sventola alto.
Autore di culto in Francia, 'tenuto a battesimo' da Tomi Ungerer, solo con L'école des loisirs ha pubblicato più di trenta titoli come autore/illustratore e altrettanti come illustratore di altri autori importanti quali Brigitte Smadja o Christian Oster, Alan Mets fino a oggi è stato ignorato dall'editoria italiana.
Troppo crudele? Troppo esplicito? Troppo politicamente scorretto per i bambini nostrani? Eppure il suo segno appare nel solco di autori molto amati, come Solotareff, in ogni caso pienamente in quella tradizione francese che è una costante presenza nel panorama degli albi illustrati tradotti in Italia. Ma, anche nel disegno, con un quid che lo rende 'pericoloso' e 'dissacrante' agli occhi dei più tradizionalisti.


Tuttavia, sebbene anche il disegno prenda direzioni inaspettate, come per esempio quel bel sedere a cuore che corona l'ultima tavola di questo libro, sono piuttosto convinta che la remora che ci ha privato di Mets finora dipenda principalmente da cosa scrive e da come lo scrive.
In primo luogo prendiamo in esame il 'cosa'. Un lupo cattura un agnello e se lo vuole mangiare in buona compagnia: il fatto in sé non costituisce una novità assoluta. L'agnello dimostra una inaspettata scaltrezza e abilità nell'organizzarsi la salvezza: anche in questo caso siamo nella norma. Il lupo, dimostratosi più ingenuo del previsto, fa buon viso a cattivo gioco: nulla di insolito. E allora dove si nasconde la scabrosità? Ma è ovvio: in quelle mutande, o meglio in ciò che le mutande rappresentano nell'immaginario collettivo. Esse sono pezzetti di stoffa che hanno la funzione 'sociale' di coprire le parti intime. Parlare di mutande, intese proprio nell'accezione di 'contenitori del nostro sesso' e farlo con tanta schiettezza ha tenuto lontano Alan Mets dagli scaffali di librerie e biblioteche italiane fino al 2015. D'altronde non siamo noi quelli che per mano di Daniele da Volterra abbiamo rivestito di braghette l'intera volta sistina? 


Alan Mets, poco meno di venti anni fa, disegnava culetti al vento a forma di cuore nella pagina in cui si legge: Ciao, amore mio! Ho una sorpresa per te...



e poche pagine prima faceva dire a quello stesso lupo in lacrime per la sparizione delle sue sgargianti mutande: "Tra poco arriva la mia fidanzata e non voglio che mi veda il pisellino...(insomma non oggi)".
Nel 2015 forse i tempi sono maturi e possiamo immaginare che un bambino italiano possa sentirsi leggere un albo del genere e divertirsi come i bambini francesi che nel frattempo però vanno già all'università...
Se il 'cosa scrive' Alan Mets perturba gli animi, il 'come lo scrive' li spiazzerà altrettanto. Un linguaggio sincopato, fatto di frasi telegrafiche, volutamente un po' 'sgrammaticate' per farle sembrare ancora più vicine al parlato nella vita di tutti i giorni. Un continuo passaggio dal discorso diretto a quello indiretto, un po' di slang, un po' di sintassi sconnessa, un po' di giochi di parole, un po' di onomatopea da fumetto: insomma un fuoco d'artificio continuo, un ritmo così dinamico che si rivela una festa per chi lo legge ad alta voce. In sostanza, una traduzione sensibile.
E dietro tutta questa sapiente capacità di essere provocatori, si cela una grande e raffinata capacità di costruzione narrativa attraverso l'albo illustrato e una profonda ironia. Quest'ultima pervade l'intera storia e  si coglie nei piccoli dettagli, come per esempio nell'affermazione che le mutande saranno proprio della misura giusta, salvo poi lasciare fuori una parte considerevole del didietro del lupo o ancora nella trasformazione della timidezza del lupo in un fortunato successo, ribadito da quel cuore azzurro che sancisce il trionfo dell'amore, nonostante tutto!
Libro imperdibile!

Carla