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lunedì 24 febbraio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

OF BEARS AND MEN 

Il viaggio di Oregon, Rascal, Louis Joos (trad. Tommaso Gurrieri) 
Edizioni Clichy 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Finite le mie pagliacciate, lo riaccompagnavo nella sua gabbia. 
Una sera Oregon mi ha parlato. Come nelle fiabe... 
'Portami nel grande bosco, Duke'. Lì per lì non sono riuscito a rispondergli niente. 
Ma dopo, solo nella mia roulotte, ho capito che il suo posto era in mezzo a quelli come lui, in un bel bosco di abeti rossi. 
Chi lo sa? Magari avrei pure incontrato Biancaneve..." 

Duke e Oregon lavorano sotto lo stesso tendone. Uno è l'orso del circo, l'altro è il clown. Nano. 
Infelici entrambi, perché esibiti, come fenomeni, semplicemente per la loro natura.
Non lasciandosi bei ricordi alle spalle, i due partono per un lungo viaggio. 
Prima stazione, la fuliggine di Pittsburgh. Da lì si mettono in cammino con pochi soldi in tasca che finiscono presto. Dopo aver fatto tappa a Chicago e dopo aver mangiato un bel numero di hamburger, i due si rimettono in marcia verso ovest. Un passaggio sul camion di Spike diretto nell'Iowa e poi tanta strada a piedi: con ogni tempo, in mezzo alle grandi distese di mais e avanti lungo il fiume Platte, attraversano il Nebraska fino ad arrivare alle Montagne Rocciose.
 

Lì un po' di autostop e poi il 'cavallo di ferro' per fare l'ultimo tratto. 
E poi, al mattino al loro risveglio nel carro merci, appare ai loro occhi, proprio come nel sogno, L'Oregon, le sue montagne, le sue foreste. 
L'orso è finalmente a casa, adesso tocca a Duke trovare la propria. 
Come è bene che sia.

Non sembra possibile che Rascal e Joos, insieme così tante volte nei libri illustrati, abbiano potuto fare qui un brutto libro.


E infatti, in questo, che ha più di trent'anni e lo si può considerare un classico, magicamente ancora una volta accade. 
In questa lunga fuga, dall'est all'ovest degli Stati Uniti, da parte di due personaggi perdenti in cerca di riscatto, rivediamo un viaggio che ne richiama alla memoria tanti altri, visti in grandi film, letti in grandi romanzi. 
Si ritrova intatta, nel testo e nelle immagini, l'atmosfera della provincia americana: le grandi strade deserte, le distese a mais, le fattorie e i mulini a vento, la pompa di benzina nel nulla, tipologie umane consuete - attricetta, commesso viaggiatore e indiano ormai senza piume - il treno merci interminabile che attraversa flemmatico le lunghe distanze, e infine lei, la grande natura. Selvatica e magnifica. 


Qui le foreste dell'Oregon con il monte Hood sullo sfondo. E altrettanto inviolata è l'iconografia del viaggio. Una partenza di due che non hanno più niente da perdere andandosene. Anzi, è in libertà che ci guadagnano. Niente denaro in tasca, contano solo sul buon cuore di altri come loro, ossia persone che non hanno niente da perdere nel dargli una mano... 
Fatto salvo tutto questo che fa da scenario, che non è affatto poco (per la rievocazione di un immaginario già consolidato nei grandi e per la costruzione di un nuovo immaginario per i piccoli, che magari Steinbeck o Thelma e Louise non sanno chi siano, ma chissà che in un domani potrebbero goderne), Il viaggio di Oregon è capace di attraversare una grande questione ma sa anche trovare il suo senso in alcune piccolezze, che quasi quasi rischiano di passare inosservate. Quasi quasi. 
La grande questione è quella che muove un orso e un clown a cercare la propria felicità.
Le piccolezze, invece, qui di seguito, solo alcune. 


La costruzione di questa improbabile coppia, uno enorme e l'altro minuscolo. Così piccolo che lo si potrebbe paragonare a un bambino, cosa che Rascal peraltro, lieve lieve, fa più di una volta. 
Così grande eppure così fragile e sperduto, così piccolo eppure così determinato e sollecito. Solo a me tornano alla mente Lennie e George di Uomini e topi
La geografia solida dell'itinerario di cui ogni tappa è segnata. Sorge spontaneo il desiderio di seguire con il ditino sulla carta geografica il loro lungo percorso. 
Messi come punteggiatura una serie di riferimenti alle grandi questioni che negli anni hanno segnato e segnano tuttora la cultura americana: i nativi, gli afroamericani, le minoranze, i diversi.
Sia nel testo, per esempio con il breve dialogo tra il camionista nell'Iowa, con cui Duke discute di bianco e di nero, sia nelle immagini con il film nel motel e l'insegna stessa del motel. 
L'idea, spesso ormai considerata fuori moda, che una promessa è sempre una promessa. E come tale va mantenuta. I bambini e i clown lo sanno bene. 
E poi arriva il finale. 
Il finale è un buon finale perché è aperto verso un altro pezzo di strada da fare e ha un lieve sapore di malinconia. 
Come è bene che sia. 

Carla

mercoledì 21 agosto 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

MOSTRO SARAI TU! 


Cominceremo a dire di questo libro affiancando la prima con l’ultima pagina che, con massima sintesi ed evidenza, lo contengono. 
Dunque questo l’incipit: 


 Questo l’epilogo: 


Si parte da una solitudine per arrivare a una compagnia. 
Nel mezzo c’è un’aria di grigio e intenso mistero che pagina dopo pagina accompagna chi legge verso un completo capovolgimento di sguardo. 
A raccontare è il bambino. Pur vivendo con Ma e Pa, il bambino è solo. Abita nell’ultima casa dell’ultima strada di 

un paese che si trova alla fine del mondo. 
Proprio alla fine del mondo. 
Oltre non c’erano che l’ombra delle montagne, un oceano di alberi scuri e muscosi e laghi profondi come la notte.” 

Un giorno, tra tutti i rumori straconosciuti di quel silenzio di sempre, il bambino sente nuovi suoni e intuisce che qualcosa di straordinario sta per accadere: ben presto, sotto il suo naso appiccicato alla finestra, passerà un’intera carovana da circo: IL CIRCO DE’ ISOGNI. 
Otto, il nostro giovanissimo narratore, non ne conosceva affatto l’esistenza. 
Siamo arrivati a pagina 11 e abbiamo già letto ben 5 pagine completamente disegnate; curiosiamo tra quelle successive e capiamo che ci aspetta un romanzo illustrato. E anche molto bene. In effetti, alle illustrazioni è affidata un’intera parte del racconto che non viene narrata a parole (in realtà si tratta di un canto che noi possiamo “ascoltare” leggendo le immagini) consegnandoci a un interessante esercizio di lettura: parole e immagini per raccontare due storie che si incontrano e si riconoscono. 
Anche chi legge, a poco a poco comincia a mettere insieme le informazioni: Otto è un bambino solo, diverso e sbeffeggiato dagli altri perché troppo mite, troppo diverso da loro: lo chiamano Otto Cuor di Passerotto. Sua madre gli racconta che prima che nascesse, un uccello si posò sulla pancia gravida e scambiò il suo cuore di uccello con quello del nascituro. 

“Per questo sei speciale - gli dice - Perché hai un pezzetto di cielo lì nel petto”

Ma per tutti lui è un mostro. 
Intanto il domatore non fa che chiamare all'appello: 

“Signore e signori, cari e teneri bambini 
(che già teneri bambini fa venire un brivido lungo la schiena)
avvicinatevi, avvicinatevi!”


Il circo dispiega tutto il suo catalogo di personaggi straordinari, ma soprattutto c'è il Mostro

"Signore e signori, cari e teneri bambini. Eccolo. Sotto questa stoffa. In questa gabbia. (...) Ultimo superstite di un popolo primitivo. Né uomo né bestia. Grottesco e spaventoso. Davanti a lui, i re e le regine sono svenuti. I saggi sono diventati pazzi e i pazzi sono diventati saggi. Ecco colui che il mondo intero ci invidia. Colui che tutti temono. Il solo e l’unico…. il Mostro de’ Isogni!” 

Siamo stati avvisati, qui tutto comincia a capovolgersi, cadono re e regine, pazzi e savi si confondono e chi legge è disorientato mentre procede in questa storia buia.
A poco a poco il disegno svela meglio volti e dettagli e a capovolgersi è la nostra definizione stessa di Mostro, fino a chiederci, una volta entrati nello chapiteau, se il mostro sia quello dentro o quello fuori dalla gabbia. 


L’uno di fronte all’altro risultano avere tutti sbarre davanti agli occhi. Allora il Mostro è quello dentro o quello fuori? O sono tutti mostri tra i mostri? E Mostri per chi? 
Il capovolgimento è compiuto. 
Da qui in avanti la vicenda si andrà dipanando: il Mostro de’ Isogni, quello che a noi sembrerà un bambino “normale”, fuggirà e Otto, accompagnandolo, scoprirà che 

“i mostri ci assomigliano, a volte. E che le gabbie sono fatte per essere spezzate.” 

Ecco una storia che funziona a patto che chi legge sia disposta/o a lasciarsi andare a una esperienza di spaesamento, sapientemente costruito dagli autori. 
Sarà inevitabile infatti farsi catturare dal tono del testo di Stéphane Servant: laconico, con l’uso di un imperfetto che dà l’idea di qualcosa che è già accaduto ma non ancora completamente; come dal tono delle illustrazioni di Nicolas Zouliamis: un’infinità di grigi, immagini scontornate che incombono sul testo come la notte dopo il tramonto, dettagli appena abbozzati e che solo pagina dopo pagina andranno a definire i personaggi. 
E un bosco e un lago da attraversare, di notte, insieme, per uscirne più coraggiosi e consapevoli. 


Una bella esperienza di lettura dai 10 ai 13 anni. 

Patrizia

Noterella al margine. Di Stéphane Servant possiamo leggere altre belle storie: ‘La spedizione’, il racconto breve del viaggio epico di una giovane piratessa, illustrato da Audrey Spirye di recente pubblicato da L’Ippocampo; ‘Crocrò’ un albo illustrato (da Simone Rea) uscito nel 2021 per La Margherita dove un piccolo coniglio è proprio diverso da tutti gli altri, e ‘Mia madre’ per #Logosedizioni, del 2016, una poesia illustrata nientepocodimenoche da Emmanuelle Houdart. Di Nicolas Zouliamis troviamo in libreria ‘La strana bottega di Viktor Kopek'. Tutti titoli da non perdere. 

"Mostri" S. Servant, N. Zouliamis, trad. B. Capatti, Rizzoli 2024  

mercoledì 25 novembre 2020

FUORI DAL GUSCIO! (libri giovani che cresceranno)

ACROBATI E LADRI



Il nuovo romanzo di Katherine Rundell, ‘I ladri di New York’, pubblicato da Rizzoli, non perde smalto rispetto ai precedenti: ambientazione sfavillante, fra una New York anni Venti e un circo russo, gran ritmo e personaggi originali, che colpiscono la fantasia dei giovani lettori; questi gli ingredienti caratterizzano il romanzo.
La protagonista è Vita, una ragazzina dalla chioma fulva, con una gamba ingiuriata dalla poliomielite, una discreta gamma di sorrisi che la rendono speciale; il nonno, che si è fatto raggirare da un delinquente newyorchese, dal nome non casualmente italiano, perdendo un castello sulle rive del fiume Hudson. E poi una banda di ragazzini, da Silk, giovane ladra e scassinatrice, Arkady, che da bravo circense, aspira a comandare, amorevolmente, metà del creato e Samuel, che vuole fare il trapezista, contro il volere della famiglia.
Dunque, la storia inizia con Vita e sua madre che attraversano l’oceano per andare a prendere il nonno che, dopo la truffa subita, vive in un sottotetto. Ma, saputa la storia del raggiro e scoperto che nella vecchia casa è nascosto un gioiello che potrebbe consentire al nonno di recuperare una parte dei suoi beni, Vita decide di progettare un piano per recuperare il gioiello del nonno. La ragazzina, oltre a essere un’abile lanciatrice di coltelli, è caparbia e determinata ed è una mente logica in grado di elaborare un piano che ingannerà anche il lettore. Il primo passo è incontrare il losco signor Sorrotore, gangster non proprio di successo, ma circondato, come da copione, da tirapiedi poco intelligenti e da stranezze come due tartarughe col carapace su cui sono incastonate una serie di pietre preziose. Dall’esito infausto di questo primo incontro con Sorrotore discende la decisione, alquanto avventata, di andare a riprendersi il gioiello di famiglia. Per far questo Vita non esita ad arruolare aiutanti per l’improbabile impresa: la giovane ladra dalla treccia bionda, Silk, e due ragazzi del circo ospitato alla Carnegie Hall.
L’impresa è rischiosa e molto azzardata, non sono pochi, quindi, i colpi di scena che conducono a un rassicurante happy end: i cattivi avranno ciò che meritano, gli animali troveranno il giusto rispetto e la giusta considerazione, i buoni si ritroveranno con un imprevisto futuro comune.
Il punto di forza principale del romanzo è rappresentato dai suoi personaggi, descritti vividamente, che raccontano un mondo giovanile, se non infantile, pieno di risorse, di aspirazioni, di coraggio che il mondo adulto coglie sempre in ritardo. Quello di Vita è sicuramente il personaggio più rilevante, una ragazzina che non si fa fermare né dalla sua zoppia, né, tanto meno, dai divieti materni. Interessante anche la caratterizzazione dei comprimari animali, dall’elefante triste del circo, ai cani da guardia di Sorrotore, subito conquistati da Arcady. Tutti, alla fine, e questo è il messaggio rassicurante che emerge dopo tanti intrighi e colpi di scena, trovano il proprio posto nel mondo.
Oltre al ritmo sostenuto, la scrittura felice della Rundell, capace di descrivere un carattere con pochi accenni, quasi pennellate impressioniste, sostiene una storia che in parte, nello schema, ricalca le precedenti, e la rende gradevole per lettori e lettrici entrati da poco nel mondo del romanzo. Peccato qualche piccola inesattezza nella ricostruzione d’ambiente, sicuramente non percepita dai più giovani.
Lettura consigliata a lettrici e lettori a partire dagli undici anni.
 
Eleonora
 
“I ladri di New York”, K. Rundell, ill. di M. Saunders, traduzione di M.Pace, Rizzoli 2020




mercoledì 21 novembre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


RARO COME UNA BRAMEA

Aiaccio, Biagio Russo, Daniela Pareschi
Lavieri 2018


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)


"Aiaccio, questo il suo nome d'arte, non era più giovanissimo. Non era nato per far ridere. Aveva iniziato come giocoliere, quindi funambolo, poi trapezista. Non era un semplice acrobata, ma un angelo a cui mancavano solo le ali. Con la rete o senza rete. Era davvero bravo. Anzi di più."

Il suo vero nome era Angel. Adesso invece, Aiaccio il pagliaccio. Manca poco alla fine del suo numero in pista, sotto il tendone del circo Aladin. Uno schiaffo del vento, un tappeto messo male e Aiaccio finisce a terra: tutto il pubblico, a vederlo steso a gambe e braccia divaricate da una ventata atterrare con il faccione sulla cacca dell'elefante Menelik, ride così tanto da far gonfiare il tetto spiovente.


Che cosa aveva trasformato il bravissimo acrobata Angel in un pagliaccio goffo per le scarpe grandi? Un incontro. Era arrivata in un giorno di giugno ed era bella, scura e gitana. Gli aveva messo il volto nell'incavo del collo e non lo aveva più tolto fino al momento del bacio. Quella mattina all'alba, Gipsy aveva volteggiato al trapezio più alto, leggera come una rara bramea. Angel, sulla pista, la ammirava. E poi la vide precipitare. 


Angel va in mille pezzi e quando finalmente ritrova la forza di rimettere assieme le parti della sua vita, di Gipsy non sa più nulla. Con lei se ne è andata la leggerezza del volo e la felicità. Angel dimentica il trapezio e finisce in pista con il naso rosso di spugna: un pagliaccio triste. Il tempo passa. Spettacolo dopo spettacolo il pagliaccio Aiaccio fa ridere il pubblico. E oggi, con quella caduta, ancora di più. Solo una persona non si unisce al coro di risa. E ora è lì, a terra, a pulirgli il viso rugoso imbrattato di cacca di Menelik e a offrirgli un braccio per rialzarsi. Quando i loro sguardi si incrociano, il cuore stanco di Aiaccio parte a martello. Li hanno visti allontanarsi e sparire per non tornare più.
C'è chi dice che questa storia non sia vera, ma sarebbe una sciocchezza non crederci.

È la storia di una caduta di creature bellissime e fragili. Una caduta che ha una sua nemesi.


È anche una storia di circo che racconta se stesso, un mondo a parte in cui a gioia e meraviglia si alternano malinconia e solitudine. Dal più piccolo circo familiare itinerante che si sposta a dorso di asinello per la Francia del sud al grande spettacolo del Cirque du soleil, il circo è un luogo altro, un tempo e uno spazio sospesi. E anche il circo Aladin non fa eccezione.
Se così è, nascoste sotto la superficie di una bella e struggente storia d'amore nata in un carrozzone, in questo libro è possibile cogliere anche altre verità sotterranee, espresse attraverso la lingua universale della metafora. Esse emergono lentamente e attraverso parole e immagini: il cuore diventa catino che si riempie di acqua, ma anche batte a martello come una campana; la panchina è lo sgangherato luogo di incontro e di partenza di solitudini per antonomasia; la bramea è icona di fragile e raro e la mangusta di istinto selvatico. L'elefante, alla testa degli altri animali del circo, muti testimoni, incarna la consapevolezza di chi sa di sapere. E ancora il volo, con la sua fase aerea e la sua caduta e la sua ripartenza, è archetipo per eccellenza dell'esistenza. 


Massimamente le ali, quelle che Daniela Pareschi disegna ovunque, sono contemporaneamente simbolo di leggerezza, ma anche malinconico resto di una vita trascorsa, nel costume di scena di Aiaccio.
Usare la metafora per raccontare storie è cosa buona e giusta, ma non è cosa semplice che tutti sanno praticare. Quello che si verifica qui però è qualcosa di ulteriore: che ha a che fare con la rarità della bellezza.


Almeno tre sono le cose belle: la lingua parlata, la lingua illustrata, e il loro dialogo armonico. Biagio Russo ha il coraggio di alzare il tiro e di attingere a un vocabolario oscuro ai più piccoli ed evocativo per i più grandi. Forse è consapevole del fatto che non sempre tutto deve essere spiegato e che le parole possono essere terreno di scoperta e poi di conquista, pagina dopo pagina, libro dopo libro. Daniela Pareschi costruisce le sue architetture leggere dentro cui il lettore si infila a guardare. Tende che si alzano, ombre che si muovono, che creano suggestioni molto forti. Gioca sapientemente con il testo, amplificando le metafore, dando loro forma concreta. Gioca sulle scale dimensionali così come su prospettive e inquadrature sempre diverse, in un'ottica vicina a quella cinematografica. La testa del clown a terra ne è un eloquente esempio.


La terza bellezza sta nel dialogo tra testo e immagini. Laddove il primo tace, si insinua il secondo e comincia a raccontare, ma lo fa - ed è qui la rarità - con lo stesso tono di voce: quello poetico.

Carla

giovedì 24 settembre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


COME SEI BRAVA, ALICE.  
 Il cane e la luna, Alice Barberini
Orecchio acerbo 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Come sei bella, luna."

Sotto il tendone di un piccolo circo di tanti anni fa c'è un cagnetto vestito da Pierrot che si esibisce ogni sera. Sa camminare su due zampe, addirittura in equilibrio su una palla. E attraversa la pista tra le risate degli spettatori e dei pagliacci che lo circondano. 


Il cane acrobata, mentre tiene una pallina in equilibrio sul naso, con gli occhi guarda la grande luna di cartapesta che pende dal soffitto del tendone. Come sei bella, luna. I piccoli circhi si spostano spesso, così l'indomani anche questo deve smontare e nel trambusto la luna di cartapesta cade e si rompe su un lato. 


Il direttore la considera ormai inservibile, da buttare. Il cagnetto non ci pensa due volte e la carica sul suo carretto e a fatica se la trascina nella sua fuga dal circo per le vie di Parigi. Stanco, affamato, infreddolito e triste il cane resta accanto alla sua luna e si accoccola sul marciapiede.


Fa una gran pena, così solo. Ed è proprio così che lo vede un bambino. I loro sguardi si incrociano ed è subito amore. La luna, invece, resta lì appoggiata mentre il bambino porta via con sé cane e carretto.
Ma anche per quella strana faccia di cartapesta il destino ha riservato un incontro indimenticabile, proprio come accade... in certi film.

Questa storia è sottile come un filo e lieve come un palloncino. E' una storia con pochissime parole, e pochissimi colori. Bianco, nero, tanto grigio e rosso.


Raccontato con lo stesso ritmo di un film muto, ovvero con un sacco di 'salti' tra una scena e l'altra, con il medesimo stile nelle inquadrature, Il Cane e la luna è un libro magnetico: il bianco e nero cattura lo sguardo verso il dettaglio e verso la visione d'insieme in una buffa alternanza. Certe pagine sono completamente dedicate a piccole porzioni dello scenario, l'insegna, piuttosto che una porta o le pieghe del tendone, i primissimi piani del cane. E queste si alternano a immagine collettive, come il pubblico dello spettacolo, o le visuali a volo d'uccello sui tetti di Parigi. La tecnica della grafite, lenta e rasente la perfezione dell'iperrealismo nei dettagli, in Alice Barberini assume però un tono ulteriore che, accanto all'innegabile maestria tecnica, la scalda e la rende poetica.

 
Questo fa la differenza nei suoi disegni.
In questo libro tutto è pervaso da un forte senso poetico. A partire dalla storia di un amore impossibile perché non corrisposto fino ad arrivare alla struggente separazione dei destini dei due protagonisti.
Tutto diventa poesia: anche nel finale quando ogni cosa va a ricomporsi, e luna e cane si ricongiungono per il tempo breve di un film, dopo che entrambi hanno trovato il proprio posto nel mondo. 


Ecco, allora che si dimostra che ciò che tocca Alice Barberini si tramuta in poesia e va diritto al cuore. Inevitabilmente.


Gennaio 2012. Da soli 11 giorni facevo parte della squadra di OA, e mi tremavano i polsi ogni pomeriggio che arrivavo in casa editrice e accendevo il mio computer. Quel freddo e tardo pomeriggio di gennaio, non lo posso dimenticare. Arrivò una mail timida che si intitolava così: Occorre un orecchio acerbo!
Le prime parole che lessi erano queste: Gentile Editore,
mi chiamo Alice Barberini e sono un'illustratrice. Sto cercando un Orecchio Acerbo a cui proporre il mio progetto...e poi seguivano dei disegni: pura poesia che arrivava al cuore. Entrambi, mail e disegni, 'precipitarono' nelle mani giuste.
Il resto è storia. Storia di un fortunato incontro tra un editore e una giovane illustratrice.
Io non so distinguere se dipenda dal fatto che ero presente alla sua 'nascita' in senso professionale o dal fatto che lei abbia disegnato, del tutto inconsapevolmente, il mio canetto (ma, credo, anche quello di molti altri) dallo sguardo languido e dalle grandi orecchie, ma io ogni volta che prendo in mano Il cane e la luna mi intenerisco e penso, parafrasando il cane, come sei brava, alice.
Provare per credere.

Carla

Noterella al margine. Per Picturebook Makers un bel racconto di Alice riguardo al suo rapporto con un libro che nasce, con le sue instancabili matite, con il silenzio delle parole e con il cinema dei primordi...

venerdì 31 ottobre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LIBRO CHE VA...

Pupupidù. Orsi in pista, Benjamin Chaud
Franco Cosimo Panini 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Che gioia sgranchirsi finalmente le zampette! Orsetto sa bene che non deve allontanarsi troppo dalla tana, ma che cos'è che brilla dietro gli alberi? È il sole che illumina il sentiero, un sentiero che Orsetto non ha mai visto prima. Come profuma di nocciola quel sentiero e che voglia incredibile di percorrerlo! Hop hop hop. Orsetto trotterella nel bosco, rincorre una farfalla, tuffa il musetto nel muschio..."



Ci risiamo: Orsetto è di nuovo all'inseguimento di qualcosa. La prima volta seguì un'ape che lo portò sul tetto del teatro dell'Opera. Adesso è attratto da odori, colori e buchi, svariati buchi che lo portano lontano da casa. In solitudine, circostanza insolita, visto che nel precedente libro era tampinato da papà Orso, Orsetto si infila in grotte, tubi rossi gocciolanti, e poi esce all'aperto di nuovo da un oblò di una lavatrice. È la lavatrice di una compagnia di artisti circensi che hanno appena steso il loro bucato accanto al grande tendone rosso. All'interno, sulla pista del circo Papà Orso, Mamma Orso e un altro orsettino minuscolo, un fratellino, stanno facendo il loro numero acrobatico. Cerchi infuocati, biciclettine, trampoli, piattini rotanti e in mezzo a tutto questo, Orsetto fa la sua parte e si fa lanciare dal cannone, mentre papà Orso sul monociclo corre sul filo e mamma Orsa è in equilibrio su una falce di luna.


Il numero, applauditissimo, si conclude con un numero di alto equilibrismo sul naso! Basta girar pagina e dal frastuono di un circo si passa al silenzio della foresta. E lì, nanna per tutti!

Hop hop hop, hip hip hip, tip tap top, Puuum! Questo è il ritmo dei libri di Orsetto.
Libro che va, suonando e battendo, pagina dopo pagina, a ritmo serrato. Nella consueta giostra di personaggi che saturano porzioni consistenti delle pagine, Benjam Chaud ci ha abituato a questi libri così sonori, così movimentati, così energetici. 
L'andamento è lo stesso di Una canzone da orsi: si parte, si va, si vede, si accelera e poi ci si ferma di nuovo.

Si tratta di un altro bel libro 'ad angolo piatto'. Un libro, cioè, che va letto tenendolo aperto 'ad angolo piatto' perché più lettori insieme possano godere, appieno della quantità di dettagli raccontati nelle parti più affollate delle pagine.
Ogni spazio utile sul foglio permette di raccontare una miriade di piccoli episodi: una su tutte, la pagina del gran bucato dove a stendere ci troviamo elefanti e pappagalli, nonché pacifici uomini sui trampoli che sul capo sostengono la moglie equilibrista che a testa in giù stende un altro po' di magliette sul suo trespolo...


In una sorta di horror vacui ogni spazio è buono per raccontare. Gli occhi, così, vanno di qua e di là attratti da mille particolari, da mille personaggi curiosi, da mille situazioni buffe. E a questo consueto modo di raccontare per immagini consueto per i libri di Chaud, qui si aggiunge la variante del buco, del taglio della pagina che ha la funzione di aprire un varco visivo su quel che sta per succedere al giro del foglio.
Sarà che il letargo deve essere così pieno di silenzio e di staticità, fatto sta che quando gli orsi si svegliano vanno incontro ad un crescente e sempre più brulicante e rumoroso mondo, popolato di bestioline o di esseri umani, sempre piuttosto appiccicati tra loro. Siamo di fronte a due fatti incontrovertibili: la natura, in effetti, non dorme mai e nelle grandi città si sta molto stretti. Ed è per questo che ad ogni fine di storia, gli orsi riconquistano la quiete della loro tana. Beati loro! 


Carla

lunedì 31 dicembre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PER AFFETTO E PER SIMMETRIA

Era esattamente un anno fa quando scrivevo da questo computer, da questo tavolo, da questa casa, da questo angolo sperduto della Liguria una mail per me importante a Fausta Orecchio, il direttore editoriale di orecchio acerbo.
Così il mio 2012 iniziava pensando intensamente ai libri di quella casa editrice. Mi è parso giusto che, per simmetria se non altro, l'anno vecchio si chiudesse e il nuovo si aprisse con un libro loro.
Di alcuni tra i titoli più recenti avrebbe senso parlare ora, in questa riflessione-bilancio dell'anno appena passato.
Penso a Salto, il breve racconto di Tolstoj, che meglio di altri ha rappresentato il mio stato d'animo di fronte al grande vuoto, alla grande incognita che avevo davanti, al principio del 2012.
A che pensi? è stato, invece, il titolo che meglio racconta il mio percorso per imparare un nuovo mestiere.
Di entrambi però ho già detto a tempo debito.
A ben vedere è Apri la scatola! il libro perfetto per capodanno: un libro fatto tutto di belle sorprese, affetto e un poco di follia. Tre cose che mi auguro segnino il nostro anno a venire.


APRI LA SCATOLA!, Dorothy Kunhardt
Orecchio acerbo 2012



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Ogni giorno l'uomo del circo si metteva davanti al suo grande tendone rosso e sollevava con la mano qualcosa perché tutti lo potessero vedere. Teneva in mano una piccola minuscola mini SCATOLA e gridava a SQUARCIAGOLA...Venite tutti, avvicinatevi al mio tendone, venite tutti, ho qualcosa di incredibile da mostrarvi, tra un momento potrete vedere cosa c'è in questa piccola SCATOLA, quindi accorrete tutti!"

 
In quella minuscola scatola gialla c'è un minuscolo cane rosso, dal nome indimenticabile. Pipìui. Non sa fare nulla di nulla, non sa fare le capriole e neanche dare la zampa, ma tutti lo amano lo stesso. Tutta la gente del circo, l'acrobata, l'equilibrista, la donna cannone e l'uomo più magro del mondo, ma anche gli elefanti o la capra che sfida il fuoco, sono pazzi di lui.


Quando però il mini mini Pipìui inaspettatamente comincia a crescere fino a diventare un cane normale, per lui non c'è più posto sotto il grande tendone rosso del circo, dove tutti sono un po' speciali. Deve andarsene. Ma se per caso il cane Pipìui avesse deciso di stupirci di nuovo? Infatti eccolo lì che ricomincia a crescere, crescere e ancora crescere, fino a diventare di nuovo un po' speciale. Un cane enorme, che tutti chiamano ancora caro piccolo Pipìui, adesso si nasconde, prima di ogni spettacolo, in un grandissimo scatolone da cui al momento giusto spunta fuori, ed è felice, tanto felice!


E noi con lui. Siamo felici di averlo incontrato in questo bel libro e non possiamo fare a meno di volergli bene. Adorabile perché così piccolo, adorabile perché non sa fare nulla, adorabile anche da grande, perché non possiamo certo dimenticarci di quando era piccolo... 
Dorothy Kunhardt,in questo classico che sta per compiere ottant'anni, assolutamente perfetto per essere letto ad alta voce, racconta la storia di un piccolo che diventa grande, e lo fa con grande modernità attraverso un linguaggio fatto di parole semplici e continui giochi linguistici, che tanto ricordano quelli inconsapevoli dei bambini, fatti di ripetizioni, accrescitivi, diminutivi e attraverso un disegno di una matita dalla punta grossa che arrotonda, addolcisce e sintetizza ogni profilo con solo due colori dominanti: il tanto rosso e il tanto giallo. 
Questa è una storia che parla ai bambini come parlano i bambini e racconta loro la storia di un meraviglioso circo e la storia di un cagnetto minuscolo e poi enorme. La adoreranno.
Ma questa è anche una storia che parla agli adulti.
Sotto metafora mi pare leggibile il percorso di crescita di un bambino.
Sotto metafora ci dice anche che chi è grande, un genitore per esempio, deve saper amare comunque chi è piccolo, un figlio per esempio.
Ci dice anche che sotto il grande tendone del circo, un luogo metaforico per eccellenza, ognuno può essere unico e speciale e ha diritto a un suo posto sulla pista illuminata.

Che il 2013 vi porti belle sorprese, minuscole ed enormi.
Che il 2013 vi offra l'opportunità di voler bene senza chiedere nulla in cambio.
Che il 2013 vi permetta di essere 'speciale' per tutti o per qualcuno.

E così sia.

Carla

mercoledì 19 dicembre 2012

ECCEZION FATTA

IL MIO LIBRO DEL CUORE!


Il mio libro preferito, ma soprattutto quello preferito di mio figlio, non è un classico... o meglio.... non lo è ancora!

Si chiama "Un Buffo Circo" e racconta la storia di un particolare circo volante popolato da animali "particolari" che non si sarebbero potuti esibire in nessun'altra pista.

Ci sono ippopotami coi denti da Dracula, giraffe con un solo occhio ed elefantini rosa.


Nella favola si racconta la diversità in modo divertente e leggero.

Ho comprato il libro su Amazon, ma mi piacerebbe tanto vederlo sugli scaffali di una libreria, perché è educativo e perfetto per i tempi che viviamo.


Simone Damiani