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venerdì 2 maggio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA MISSIONE DEI NONNI 

Nonnamatta e la missione detective, Moni Nilsson, Anna Fiske 
(trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Nonnamatta gira ed esce dal cortile. Io mi tengo stretto a lei. Forte. 
In meno di un minuto siamo al parco giochi, che esiste ancora. Niente incendi in vista. Corro verso la sabbiera. Nella buca c'è la scatola di fiammiferi, o meglio, quel che ne rimane. È bruciata quasi tutta.. 'Giocare con il fuoco è pericoloso' dice seria Nonnamatta, 'anche se siete stati furbi a mettere la scatola in una buca, visto che la sabbia non brucia. Però avreste potuto farvi molto male. Sai quanto sono dolorose le ustioni?' 
Scuoto la testa e sento che stanno tornando le lacrime." 

Tutto è cominciato quando Tarzan e il suo amico Toro, con una scatola di fiammiferi appena rubata in cucina non si sa perché, vanno al parco giochi e si sfidano a tenere con coraggio il fiammifero accesso in mano. Ma da sfida nasce sfida, quindi quei due decidono di fare una 'bomba', ossia erba secca nella scatolina semivuota dei fiammiferi, interrata di pochi centimetri nella sabbiera, poi con un fiammifero superstite accensione di detta scatoletta che dovrebbe - a detta di Toro - esplodere e saltare in aria come un razzo... ma proprio in quel momento passa di lì il padre di un loro compagno di classe che li spedisce all'istante verso il cancello della scuola. 'Dovreste essere a scuola!' Nessuna possibilità di vedere l'esplosione, accidenti. L'ansia che dal loro giochetto possa sprigionarsi un incendio di dimensioni importanti fa il resto. Genera in Tarzan un mal di pancia senza pari che richiede l'arrivo immediato di Nonnamatta. 
A lei confessa il misfatto e, a cavallo di un motone (lo Stregaexpress),insieme vanno a controllare che il parco giochi sia salvo. 
Il mal di pancia è passato, niente ospedale dunque, ma neanche il ritorno a scuola. 
Nonna e nipote si sono ritagliati una giornata tutta loro, con l'intento comune di inventarsi qualcosa di bello. 
Dado alla mano, chi tira su il numero più alto decide il da farsi: Nonnamatta tre, Tarzan cinque! Evvai! 


Questo è il racconto di quel giorno. 

Come già è stato detto, nei libri di Nonnamatta ne succede di ogni. 
E anche in queste 150 pagine si passa dal pedinamento di una bambina apparentemente in grave pericolo, alla discesa da un balcone con una corda. Tutto quello che la fervida immaginazione di un ragazzino potrebbe pensare possa stare tra questi due eventi è probabile che sia venuto in mente anche a Moni Nilsson e che quindi lo troviate scritto sulle pagine di questo suo libro. 
Ma a parte il ritmo incalzante e il pensiero che davvero deve muoversi dentro la testa del lettore un po' come capita a una pallina in un flipper, forse val la pena tirare alcune conclusioni di tipo più generale sul tipo di rapporto che può legare un piccolo a un vecchio (qui in particolare, se diamo retta a Anna Fiske, davvero grinzoso e molliccio al limite del cadente). 


Diciamo che del mutuo soccorso si è già detto, ma ora mi pare che della naturale intesa che spesso si instaura tra vecchi e bambini, nella fattispecie tra nonni e nipoti, in questo libro tra le righe si trovi una delle ragioni, forse la principale. 
In verità la cosa mi è apparsa chiara discutendone con Susie Morgenstern, a proposito delle sue nonne e dei suoi nipoti. E tanto in Moni Nillson quanto nella mente di Susie Morgenstern, la cosa ha a che fare con i ruoli e con l'imparare a starci dentro. Susie Morgenstern, se guarda indietro alla sua attività di giovane madre educante, vede i tantissimi errori fatti, dovuti forse all'inesperienza o, ancora di più, alla responsabilità educativa che come madre si sentiva di dover esercitare. E via a far sbagli su sbagli. Poi si impara. Si impara anche che dagli errori qualcosa di buono si ricava sempre. Nonnamatta ha molto chiaro in testa che tra una madre e una nonna la grande differenza sta nel fatto che una madre non può sottrarsi alla responsabilità di insegnare come volare ai propri figli... 

"Una mamma deve potersi arrabbiare, e a me qualche volta succede ancora, se fanno cretinate. Diciamo che fa parte del lavoro di mamma. Però, per quanto ci provi, con i miei nipoti non riesco ad arrabbiarmi, Lascio che lo facciano i loro genitori." 

Mentre a una nonna sono richieste proprio nuove occasioni di volo da far sperimentare. Ed è in questa prospettiva che Moni Nilsson, in fondo alla sua rocambolesca storia, scrive
 
"La vita consiste nel giocare più che si può e tenere gli occhi aperti in modo da cogliere al volo le avventure che stanno lì ad aspettare. Nonnamatta si avvicina alla corda ancora appesa al balcone. Le viene un brivido nella pancia al pensiero di cosa sarebbe potuto succedere se Tarzan avesse perso la presa. Scuote la testa per mandarlo via. Sono pensieri che non portano a niente di buono. I bambini devono mettere alla prova le ali. Come farebbero, se no, a imparare a lanciarsi nel vuoto attaccati alla liane, a imparare a volare da soli?" 

Ecco a cosa servono i nonni. 
In una sola giornata con lei Tarzan ha imparato moltissimo. 
La più importante di tutte: il coraggio di sfidare sé stesso. 


Dal calarsi da un balcone fino ad assaggiare le lasagne di Fatima, o entrare nella squadra di pallone, Tarzan è stato davvero molto coraggioso, e presto di Nonnamatta non avrà più bisogno. 
E lei lo sa, ed è per questo che se la gode, finché dura.
Proprio come dev'essere. 

 Carla

venerdì 13 dicembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

MANEGGIARE CON CURA 

Ti sfido!, Anna Vivarelli, Amedeo Macaluso 
Sinnos 2024 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 9 anni) 

"Lo spirito di competizione è qualcosa di naturale: difficile negarlo. Lottano tra loro gli atleti, i leader politici, gli artisti, gli scienziati, e forse ognuno di noi, più o meno consapevolmente. E come tutto ciò che è naturale, il desiderio di competere non è né buono né cattivo: dipende da come lo si maneggia. Talvolta la competizione è l'unico modo per realizzare sé stessi, per ottenere il riconoscimento della propria persona e dei propri meriti, per affermare le proprie convinzioni." 

Parlando di duelli veri: in questo libro tutto comincia con un russo e finisce con un altro russo. Vedi il caso...
Alexandr Puškin, scrittore amatissimo in patria, e il suo rivale in amore, l'ufficiale franco olandese Georges D'Anthès, che per anni ne insidiò la moglie, Natal'ja Puškina; i due paleontologi nemici, Cope e Marsch, che combatterono tra loro la cosiddetta guerra delle ossa, facendosi molti reciproci dispetti e soprattutto macchiandosi entrambi di innumerevoli invasioni di campo (di scavo); Marinetti contro Cavallotti per stabilire il primato del più assiduo duellatore italiano. E poi ancora la sfida tra due artisti strepitosi dell'avanguardia novecentesca, entrambi appassionati di alcolici, Pollock e De Kooning o ancora i due fratelli tedeschi Dassler che, intorno alle scarpe da ginnastica, si divisero e si odiarono fino all'ultimo respiro. E anche oltre.
E per finire si torna al punto di partenza con ancora un altro duellante russo, Boris Spasskij, a cui - in piena guerra fredda - un intemperante scacchista statunitense, Bobby Fisher, soffiò il titolo di campione del mondo. 

L'argomento intorno a cui ruota l'intero libro è piuttosto scivoloso, ma decisamente interessante. 
Meno pericoloso, almeno dal punto di vista etico, il perno del libro che l'anno passato, sempre Vivarelli e Macaluso, hanno voluto dedicare ai grandi naufraghi e naufragi della storia. 
Qui invece si discute di grandi sfide e duelli. E anche un po' di onore.
Bella idea, quella di raccontare singole storie per attraversare la questione che le tiene assieme e, nello stesso tempo, dare una sbirciatina qui e là sulla Storia e sull'evolversi del pensiero nel corso del tempo. 
Si è detto: scivoloso, ma interessante. Vediamo perché. 
Nella premessa, Anna Vivarelli dice una grande verità: competere è legge di natura. Chi può negare che tra animali gareggiare per il migliore sia all'ordine del giorno? Ore e ore di documentari sui comportamenti pieni di sfide tra formicaleoni o tra le megattere ci hanno insegnato che tra animali va così, come pure tra le piante. 
Quando però c'è di mezzo l'umanità l'argomento si fa più spinoso, perché il tema di sfidarsi, di gareggiare può degenerare e prendere una brutta piega. E allora spesso la gara onesta, secondo regole prestabilite, lascia il posto alla prevaricazione, alla furbizia, all'inganno ecc. ecc. 
Parole come antagonismo, rivalità, competizione, per quanto uno possa dimostrarsi obiettivo, sono spesso percepite in senso negativo. 
Ed è qui che colgo il motivo di interesse: provare a divaricare le due accezioni. 
Sono in competizione gli sportivi, nella gara sono antagonisti; in altre parole, sono lì, a farsi onore ciascuno sotto una diversa bandiera a sfidare i loro avversari: tra loro sono rivali. E questo è un fatto. 
Ma si trovano necessariamente a competere per esempio anche i due fratelli Dassler che decidono di produrre con marchi differenti scarpe da ginnastica di qualità. E anche questo è un fatto. 
Il discrimine tra i finalisti di una gara di 400 ostacoli e, per esempio, i fratelli Dassler (che forse proprio a quei quattrocentometristi hanno rispettivamente fornito le scarpe più performanti) lo determina la lealtà e il rispetto nei confronti dell'avversario. 
Dice bene Vivarelli: lo spirito di competizione non è né buono né cattivo: dipende da come lo si maneggia. 
Ecco. La chiave è in quel verbo: maneggiare. 
Sebbene mi senta di dire, con altrettanta chiarezza, che il desiderio di competere non ce l'hanno proprio tuttissimi, tuttavia devo concordare con quanto si dice nella premessa: la maggior parte delle persone ama sfidare altre persone.
Se si è un po' grintosi, qualcosa di più del solo amor proprio, ci si mette in posizione competitiva ogni giorno, ma spesso lo si fa senza esercitare la suprema arte della gentilezza: si gareggia in fila alla posta, alla cassa di un supermercato, per un parcheggio, in partenza ai semafori, per salire su un treno con il posto prenotato in tasca.... 
Sono in molti quelli che non sanno fermarsi quando è il momento. 
E questo sembra essere davvero il problema che ha attraversato molti degli esempi che Vivarelli racconta. 
I duellanti hanno spesso un cattivo carattere. Pensiamo per esempio ai due paleontologi che forse avrebbero potuto collaborare per un fine condiviso: il piacere e l'importanza della scoperta per ampliare assieme gli orizzonti della loro disciplina, piuttosto che rubarsi i reperti. La gelosia, la vergogna, mista all'iracondia sono le cause remote della morte di Alexandr Puškin. La sete di fama è alla base degli scontri tra De Kooning e Pollock. L'irrefrenabile gusto di primeggiare come fratelli e poi come imprenditori ha spaccato in due una famiglia e gli abitanti di una intera città e ha polarizzato il mercato che ruota intorno all'abbigliamento sportivo. 
Ma in questa galleria di personaggi ombrosi, a volte truci, spesso tragici, livorosi, arrabbiati e pieni di acredine e cattiveria ce n'è uno che brilla...


Vi sfido a trovarlo! 

Carla

venerdì 21 aprile 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


A COLPI DI CHALLENGE


Torniamo a chiederci cosa significhi per un/una adolescente vivere il proprio disagio al tempo dei ‘social’, di Tik tok e simili. Lo fa, con la consueta attenzione, Daniele Nicastro, con l’ultimo libro ‘Fino all’ultima #challenge’, pubblicato da Lapis.
Premetto che molto di quanto descritto in questo romanzo può sembrare, a un lettore adulto, molto distante e improbabile. E invece non è così: il disagio giovanile, la solitudine, le crisi individuali, i momenti di difficoltà possono anche trovare espressione in modalità che a noi paiono folli: come lanciarsi in una serie di sfide, sempre più difficili, sempre più pericolose, tutte rigorosamente riprese con il cellulare e pubblicate in rete, per raggiungere sempre più ‘like’. Per inciso, le challenge citate nel testo, come la #skullbreakerchallenge o la #birdboxchallenge, sono realmente avvenute.
Il protagonista di questa storia, Michelangelo detto Michi, fa esattamente questo: sostenuto dall’amico Saba cerca di superare il lutto per la morte del nonno affrontando una serie di prove, buffe, grottesche, rischiose, in un crescendo che ha il sapore dell’autodistruzione.
Il nonno è stato il vero padre di Michi e a testimonianza del loro intenso rapporto ci sono una serie di fotografie, scattate con una vecchia Polaroid. E il rapporto con il nonno, che gli ha insegnato ad amare le piante e a prendersene cura, è il vero contraltare all’inconsistenza pericolosa del mondo virtuale dei ‘social’.
L’universo affettivo di Michi vede una madre assente, per necessità, un professore molto partecipe della sua vita, una ragazza, Erica, animata da volenteroso spirito ambientalista.
Non è quindi solo ad affrontare un dolore profondo che il ragazzo cerca disperatamente di fuggire. Ma la presenza affettiva degli altri non riesce a colmare quel vuoto che si sente crescere dentro e a cui dà una risposta disperata: il brivido della prova, l’adrenalina che segna ogni vittoria raggiunta, con un crescendo esponenziale di popolarità.
Pensare che il mondo degli/delle adolescenti sia tutto così sarebbe sicuramente esagerato, ma quello delle sfide mediate da quello strumento del demonio rappresentato dai ‘social’ è un tema vivissimo. Spesso non comprendiamo l’universo simbolico dei ragazzi, né il sistema di valori che regola le loro comunità, ci stupiamo quando ci parlano della crescita dei fenomeni di autolesionismo o dei disturbi dell’alimentazione, influenzati proprio dalle sfide ‘social’.
Anche qui, in questa storia, c’è in fondo la misura di una distanza dal linguaggio giovanile, che fatichiamo a decodificare.
Nicastro, invece, si muove in questo mondo con grande familiarità, parla ‘quella’ lingua, conosce i riti e i miti di questa generazione. In ‘Fino all’ultima #challenge’ racconta con efficacia come un ragazzino possa quasi inavvertitamente scivolare in una spirale insensata di sfide sempre più pericolose, in cui la posta in gioco finisce per essere la vita stessa. Viene da chiedersi come si possa arrivare a questo senza che nessuno se ne accorga, come mai il disagio non sia realmente percepito fino a quando non acquisisce i toni del dramma.
Che ci sia un problema di ascolto, nei confronti dei più giovani, lo constato lavorando nelle scuole medie della periferia romana; qui, nella finzione letteraria, vediamo forse una versione più radicale di un sentimento di solitudine che pervade la vita di tantissimi ragazzi e ragazze.
Consiglio la lettura a ragazze e ragazzi a partire dai dodici anni e la consiglio anche a genitori e insegnanti che vogliano aprire gli occhi sui turbamenti del mondo giovanile.

Eleonora


“Fino all’ultima #challenge”, D. Nicastro, ill. di Francesca D’Ottavi, Lapis 2023




lunedì 28 aprile 2014

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


TRA LE NUVOLE

La Balade de Max, Gauthier David, Marie Caudry
Albin Michel Jeunesse 2007
 

Martedì 5 ottobre - L’inverno si avvicina. Non ho voglia di congelarmi le dita dei piedi e di essere costretto dentro il mio capanno come l’anno scorso. Se lo trasformassi in una roulotte, potrei migrare verso sud prima che arrivi la neve… Giovedì 7 ottobre - La volpe non si vede da settimane e l’orso, quest’estate, non ha toccato un alveare, tanto meglio! I polli si sono rassicurati ed io avrò tartine al miele per molti mesi a venire…”
Due pagine di diario disegnate di sbieco fanno da premessa a questo racconto che - fatto salvo un altro piccolo brano “a suggello” sul retro copertina - sarà d’ora in avanti solo per immagini. Grandi tavole (l’album ha formato cm 40x28 cm) aprono dunque lo sguardo sull’avventura di Max, ragazzino di campagna che attraversa indomito una lunga serie di scenari naturali ricostruiti con molta originalità. Come sempre nel caso di questi due autori francesi – in assoluto tra i miei preferiti, quasi sempre in tandem - sequenze e soluzioni prospettiche scaturiscono da un immaginario pieno di poetica ironia, di una freschezza rara. La coppia Gauthier-Caudry sa che la regina delle avventure è quella che si vive dentro la natura e della natura rende il mistero sornione, il brio, l’amena bellezza con un tocco personalissimo, quasi cifrato. Tant’è che, ad esempio, solo dopo avere sfogliato e risfogliato l’album ci si accorge che, qua e là (in basso a destra nella tavola che segue) compaiono minuscoli ometti - il Piccolo Popolo reinterpretato in chiave moderna? - che non intercetta mai le azioni di Max, ma le accompagna come pacifico universo parallelo.


Le dimensioni del libro, che fuoriesce dai canoni tradizionali, soddisfano l’esigenza di dilatare lo spazio scandendo meglio il tempo, la successione degli accadimenti. Sulla pagina di sinistra, Max comincia ad attraversare un grande prato preceduto dal suo gattone grigio, grossi abeti fanno da sfondo, ha un cesto in mano e sulla testa gravitano un paio di nuvoloni imbronciati. Intanto gli occhi del lettore scorrono verso destra prendendosi il tempo che ci vuole, per l’appunto lo stesso che occorre alle nuvole per gonfiarsi e sputare gocce d’acqua in terra, ormai nella pagina successiva. Una ripresa, potremo dire, in tempo reale grazie all’utilizzo di campiture estese. Un gioco che cattura chi legge, facendolo sentire dentro la storia per il semplice fatto che si sta davvero svolgendo sotto ai suoi occhi, senza trucchi, senza scorciatoie, senza inganno. Dopo averci pensato un attimo, Max si arrampica tra i rami di un albero-baobab e da lì si tuffa dentro una nuvola per capire (di che cosa è fatta?), ma passandole attraverso causa una precipitazione immediata e in breve un fiume impetuoso scorre a terra e tutto travolge, compreso un branco di cervi.

Non resta che armare velocemente una zattera e solcare le onde, Max e il gatto scivolano a pelo d’acqua fino a quando la terra riaffiora e approdano su un verde pascolo. Ma le nuvole sono sulle loro tracce, per sfuggire loro adesso bisogna correre, arrampicarsi su una collinetta e poi ridiscendere, attraversare un ponticello di legno e - sempre inseguiti dai panciuti nembi - correre, correre, correre fino a casa! Una casa a misura di bambino, piccola e tutta di legno, piena come un uovo di tante cose e animali. Una “cabina”, in vero, non dissimile da una base di osservazione scientifica, un caldo rifugio da dove Max scruta l’orizzonte.
 
Arrivando in questo caso alla conclusione che le nuvole sono pacifiche, che non c’è da averne paura e che il buco causato tuffandocisi dentro va doverosamente rattoppato… un lavoretto ideale per occupare la serata, mentre il bollitore sbuffa sulla stufa e le tenebre avvolgono ogni cosa fuori dalla finestra.
Il giorno dopo, colpo di genio: Max fisserà il nuvolone con rammendo al comignolo, così che gonfiandosi possa trasportare la casa in volo. Dove? Verso sud (verso il caldo, verso nuove avventure) diceva il diario… Il cerchio si chiude.
Un albo illustrato che rimanda a qualcosa di noto (il senso del gioco e della sfida) e a qualcosa d’ineffabile. Una storia surreale permeata d’ironia, uno spazio di libertà assoluta, d’invenzione e reinterpretazione del mondo… ma anche di raccoglimento, di poetica del sé piccolo dentro il grande creato… Un omaggio alla natura scevro da retoriche e oleografismi. Un contributo molto personale ed efficace al senso dell’avventura.
Daniela (Tordi)




venerdì 28 dicembre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL PRINCIPE MALVAGIO, Hans Christian Andersen, Georges Lemoine
Gallucci, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)




"C'era una volta un principe malvagio ad arrogante.
Egli pensava solo a conquistare il mondo e a terrorizzare tutti con il proprio nome, mettendo a ferro e a fuoco ogni cosa. I soldati calpestavano i campi di grano e incendiavano le case dei contadini. Alte fiamme avvolgevano gli alberi e lasciavano sui rami neri e bruciati solo i frutti inceneriti." 

Tutti fuggivano al loro arrivo, le madri si nascondevano con i bambini tra le braccia, ma i soldati le scovavano. E allora era finita.
Le campagne e i paesi devastati. I raccolti distrutti.



Ogni giorno il potere del principe aumentava e aumentavano le ricchezze, frutto delle innumerevoli ruberie del suo esercito. Con tutto quel denaro strappato alla povera gente, il principe costruì un meravigliosa città e tutti quelli che la visitavano dicevano: Che splendore! Che gran principe!
La sua sete di potere però era inestinguibile e così il principe arrivò a conquistare il mondo intero. Tutti i sovrani erano ormai in catene, a lui soggetti, ma non bastava. Sfidò anche il potere di Dio. Con un vascello dalle mille bocche di cannone, avvolto nelle piume di pavone e sollevato dalle aquile, il principe partì alla conquita del cielo. Ma Dio, vedendolo avvicinarsi, mandò gli angeli che il principe cercò di colpire con i suoi proiettili. Solo una goccia di sangue macchiò l'ala di uno di loro, ma la pesantezza di quella goccia si abbattè sulla nave volante e la fece precipitare. Salvatosi grazie ai fitti rami di una foresta, che ne attutirono la caduta, il principe giurò a se stesso che non sarebbe finita così. Sette anni gli occorsero per ricostruire una flotta di navi invincibili d'acciaio. Il miglior esercito al mondo era al suo fianco, ma Dio, vedendolo ripartire all'attacco del cielo, questa volta gli mandò contro un nugolo di zanzare. Nonostante si fosse avvolto in stoffe pesanti per proteggersi dalle punture, una zanzara riuscì a infilarsi nel suo orecchio e proprio lì lo punse. Il veleno arrivò al cervello e, irresistibile, lo costrinse a strapparsi le vesti e a dimenarsi nudo davanti al suo esercito. Beffato dai suoi stessi soldati, il principe folle che aveva sfidato Dio, ora era lì sconfitto da una sola piccolissima zanzara. 
Il principe malvagio. (Una leggenda) fu scritta da Andersen nel 1840. Come nella maggioranza delle sue fiabe, anche questa ha un incedere molto diverso dalle fiabe classiche che conosciamo di Basile, Perrault o dei Grimm. In Andersen viene spesso accantonato l'aspetto 'magico' per lasciare posto ad un aspetto più 'storico' del racconto. Spesso le sue fiabe si distinguono per un gusto più 'contemporaneo' e certamente più letterario. Non a caso lui stesso teneva a precisare che erano rivolte a un pubblico adulto più che non bambino, ma non tanto per i contenuti quanto piuttosto per il loro valore 'stilistico'. E Il principe malvagio non fa eccezione: per tema e per linguaggio è soprattutto una vera e propria prova d'autore.
Se da un lato, il tema trattato può addirittura essere letto in una chiave simbolica di grande attualità, dall'altro lo stile ricorda un 'crescendo' musicale, sempre più roboante: le ali potenti delle aquile si spezzarono, il vento ruggì circondando il principe e il fumo che si levava dalle città bruciate disegnò nell'aria mostruose creature marine dalle chele affilate, pesanti macigni e draghi sputafuoco. 
Tanto più roboante è il principe con le sue manie di onnipotenza, tanto più immaginifiche le sue flotte volanti, tanto più risulta 'ad effetto' il finale affidato alle mani, o per essere precisi nel pungiglione sottile, di una minuscola zanzara. 
Il senso di tutto questo racconto è ovviamente in primo luogo leggibile dai grandi cui spetta però il compito di mediarlo ai più piccoli.
A questi ultimi, invece, è diretta la lettura molto personale che Georges Lemoine, illustratore francese di enorme talento, classe 1935, pluripremiato, fa di questo testo. Un principe apparentemente invincibile, chiuso nella sua armatura, un esercito di uomini-corvi rapaci al suo servizio, agghiaccianti come quelli di Hitchcock, una nave volante che ricorda una pagoda armata di temibili rostri e becchi puntuti, un mondo contadino fatto di verdi vallate coltivate, di mulini, di fattorie, di aie, di contadine spaventate e ciliegie tante ciliegie...



Carla

Noterella al margine. Questo libro fu publicato ben 17 anni fa da The Creative Company, casa editrice statunitense che di norma non sbaglia un colpo. Nella ripubblicazione in Italia da parte di Gallucci le illustrazioni hanno mantenuto in pieno il loro valore, mentre la progettazione grafica della bravissima Rita Marshall -sebbene di grande raffinatezza- mi pare denunci i suoi anni.

martedì 17 aprile 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CAMILLO E L'UMANITÀ

CAMILLO È IL PIÙ FORTE DI TUTTI, Ole Könnecke
Beisler, 2012

ILLUSTRATO PER PICCOLI (dai 4 anni)

"-Io sono più forte di te, dice Camillo.
-Ah, ah, ah, ride Luca,
-Non ci credi? Guarda come sollevo questo masso gigante!
-Il tuo masso mi fa un baffo! Guarda il mio!
-Non mi importa, tanto sono più forte io!"


Io, Camillo lo conosco da tanto tempo, dal 2004 ovvero da quando era ancora e solo Anton. E lo ho amato a dismisura fin dal primo minuto.
Intendo dire, per chi non conoscesse bene la sua evoluzione, che io le storie di Camillo le leggevo ancora in tedesco quando, per l'appunto, il suo nome era Anton. Anton e basta. Camillo è arrivato dopo grazie a Ulrike Beisler che lo ha portato in Italia.


Camillo è un bambino dai capelli rossi, che indossa sempre una camicia bianca e delle braghe arancioni e un inconfondibile cappello da cowboy (tranne quando indossa un turbante, in Camillo e il turbante magico, Beisler 2006).
Camillo è piccolo e deve ancora prendere bene le misure del mondo, ma Camillo è anche gigantesco nella sua capacità di rappresentare l'intera umanità.
Non a caso il suo primo libro che lo vede alle prese con le ragazze (Camillo e le bambine, Beisler 2005), io l'ho spesso letto a ragazzini dei primi anni delle medie, periodo in cui notoriamente le asperità tra i due sessi sono acutissime. Il suo atteggiamento, in quella brevissima vicenda ambientata in un parco giochi, è talmente emblematico che può benissimo essere capito e apprezzato anche da ragazzini di 11 o 12 anni. Sono certa che ogni maschio -grande o piccolo non fa differenza- si è sentito almeno una volta un po' come Camillo in quel giardinetto, alle prese con due bambinette che lo ignoravano. Camillo non si confronta solo con l'altro sesso, ma deve misurarsi anche con gli altri suoi coetanei maschi. E in particolare la sua bestia nera è tal Luca. Già in Camillo e le bambine, Luca si era presentato con un cappello, macchinina, paletta e secchiello 5 volte più grandi a mettere a repentaglio la sua recentissima conquista.



Nell'ultimo libro che li vede addirittura protagonisti alla pari i due si sfidano apertamente. Camillo, per l'occasione, sfoggia un cappello con la piuma e ingaggia una vera e propria guerra di sbruffonate con Luca e il suo elmo, sfidando il suo avversario ad un continuo rilancio a suon di punti esclamativi. 



Beccati questa macchina in testa! dice Luca e Camillo è subito lì pronto a replicare così: Ah, sì? E tu, questa cassaforte in fronte! 


Così vola in aria di tutto: tronchi, pianoforti, grancasse, mazze, pistole, tigri e leoni e temibili draghi, fatti a spezzatino da ineffabili spade. La loro guerra, che è del tutto immaginata, li vede schierati su opposti fronti, ma il pericolo rappresentato da un cagnetto autentico li fa riavvicinare con lo scopo di consorziarsi contro il temibile pericolo. La tregua tra i due dura tuttavia pochi secondi, perché anche appollaiati sul ramo dell'albero, lontani dal feroce cagnetto, continuano a sfidarsi...a chi farà la merenda più grande.


Così come nella storia con le bambine, altrattanto qui Camillo rappresenta al meglio l'intera umanità maschile sempre pronta a dimostrare la propria dominanza. Camillo e Luca equivalgono a due ragazzi che si sfidano per chi ha la bici più accessiorata, o a due uomini che primeggiano per chi ha la macchina più veloce.Non sono più due bambinetti che sbruffoneggiano, sono due campioni di umanità... maschile!

Carla

per chi se li fosse persi, colmare subito la lacuna:
Ole Könnecke, Camillo e le bambine, Beisler 2005
Ole Könnecke, Camillo e il turbante magico, Beisler 2006
Ole Könnecke, Camillo ha un segreto. Il libro fai da te, Beisler 2007
Ole Könnecke, Camillo e il regalo di Natale, Beisler 2008