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venerdì 13 dicembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

MANEGGIARE CON CURA 

Ti sfido!, Anna Vivarelli, Amedeo Macaluso 
Sinnos 2024 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 9 anni) 

"Lo spirito di competizione è qualcosa di naturale: difficile negarlo. Lottano tra loro gli atleti, i leader politici, gli artisti, gli scienziati, e forse ognuno di noi, più o meno consapevolmente. E come tutto ciò che è naturale, il desiderio di competere non è né buono né cattivo: dipende da come lo si maneggia. Talvolta la competizione è l'unico modo per realizzare sé stessi, per ottenere il riconoscimento della propria persona e dei propri meriti, per affermare le proprie convinzioni." 

Parlando di duelli veri: in questo libro tutto comincia con un russo e finisce con un altro russo. Vedi il caso...
Alexandr Puškin, scrittore amatissimo in patria, e il suo rivale in amore, l'ufficiale franco olandese Georges D'Anthès, che per anni ne insidiò la moglie, Natal'ja Puškina; i due paleontologi nemici, Cope e Marsch, che combatterono tra loro la cosiddetta guerra delle ossa, facendosi molti reciproci dispetti e soprattutto macchiandosi entrambi di innumerevoli invasioni di campo (di scavo); Marinetti contro Cavallotti per stabilire il primato del più assiduo duellatore italiano. E poi ancora la sfida tra due artisti strepitosi dell'avanguardia novecentesca, entrambi appassionati di alcolici, Pollock e De Kooning o ancora i due fratelli tedeschi Dassler che, intorno alle scarpe da ginnastica, si divisero e si odiarono fino all'ultimo respiro. E anche oltre.
E per finire si torna al punto di partenza con ancora un altro duellante russo, Boris Spasskij, a cui - in piena guerra fredda - un intemperante scacchista statunitense, Bobby Fisher, soffiò il titolo di campione del mondo. 

L'argomento intorno a cui ruota l'intero libro è piuttosto scivoloso, ma decisamente interessante. 
Meno pericoloso, almeno dal punto di vista etico, il perno del libro che l'anno passato, sempre Vivarelli e Macaluso, hanno voluto dedicare ai grandi naufraghi e naufragi della storia. 
Qui invece si discute di grandi sfide e duelli. E anche un po' di onore.
Bella idea, quella di raccontare singole storie per attraversare la questione che le tiene assieme e, nello stesso tempo, dare una sbirciatina qui e là sulla Storia e sull'evolversi del pensiero nel corso del tempo. 
Si è detto: scivoloso, ma interessante. Vediamo perché. 
Nella premessa, Anna Vivarelli dice una grande verità: competere è legge di natura. Chi può negare che tra animali gareggiare per il migliore sia all'ordine del giorno? Ore e ore di documentari sui comportamenti pieni di sfide tra formicaleoni o tra le megattere ci hanno insegnato che tra animali va così, come pure tra le piante. 
Quando però c'è di mezzo l'umanità l'argomento si fa più spinoso, perché il tema di sfidarsi, di gareggiare può degenerare e prendere una brutta piega. E allora spesso la gara onesta, secondo regole prestabilite, lascia il posto alla prevaricazione, alla furbizia, all'inganno ecc. ecc. 
Parole come antagonismo, rivalità, competizione, per quanto uno possa dimostrarsi obiettivo, sono spesso percepite in senso negativo. 
Ed è qui che colgo il motivo di interesse: provare a divaricare le due accezioni. 
Sono in competizione gli sportivi, nella gara sono antagonisti; in altre parole, sono lì, a farsi onore ciascuno sotto una diversa bandiera a sfidare i loro avversari: tra loro sono rivali. E questo è un fatto. 
Ma si trovano necessariamente a competere per esempio anche i due fratelli Dassler che decidono di produrre con marchi differenti scarpe da ginnastica di qualità. E anche questo è un fatto. 
Il discrimine tra i finalisti di una gara di 400 ostacoli e, per esempio, i fratelli Dassler (che forse proprio a quei quattrocentometristi hanno rispettivamente fornito le scarpe più performanti) lo determina la lealtà e il rispetto nei confronti dell'avversario. 
Dice bene Vivarelli: lo spirito di competizione non è né buono né cattivo: dipende da come lo si maneggia. 
Ecco. La chiave è in quel verbo: maneggiare. 
Sebbene mi senta di dire, con altrettanta chiarezza, che il desiderio di competere non ce l'hanno proprio tuttissimi, tuttavia devo concordare con quanto si dice nella premessa: la maggior parte delle persone ama sfidare altre persone.
Se si è un po' grintosi, qualcosa di più del solo amor proprio, ci si mette in posizione competitiva ogni giorno, ma spesso lo si fa senza esercitare la suprema arte della gentilezza: si gareggia in fila alla posta, alla cassa di un supermercato, per un parcheggio, in partenza ai semafori, per salire su un treno con il posto prenotato in tasca.... 
Sono in molti quelli che non sanno fermarsi quando è il momento. 
E questo sembra essere davvero il problema che ha attraversato molti degli esempi che Vivarelli racconta. 
I duellanti hanno spesso un cattivo carattere. Pensiamo per esempio ai due paleontologi che forse avrebbero potuto collaborare per un fine condiviso: il piacere e l'importanza della scoperta per ampliare assieme gli orizzonti della loro disciplina, piuttosto che rubarsi i reperti. La gelosia, la vergogna, mista all'iracondia sono le cause remote della morte di Alexandr Puškin. La sete di fama è alla base degli scontri tra De Kooning e Pollock. L'irrefrenabile gusto di primeggiare come fratelli e poi come imprenditori ha spaccato in due una famiglia e gli abitanti di una intera città e ha polarizzato il mercato che ruota intorno all'abbigliamento sportivo. 
Ma in questa galleria di personaggi ombrosi, a volte truci, spesso tragici, livorosi, arrabbiati e pieni di acredine e cattiveria ce n'è uno che brilla...


Vi sfido a trovarlo! 

Carla

giovedì 17 marzo 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL GRANDE SOGNO

Il primo ippopotamo sulla luna, David Walliams, Tony Ross
(trad. Simone Barillari)
L'Ippocampo junior 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Così gli amici di Sheila si misero al lavoro per costruirle un razzo. Tina l'elefantessa tornò con il più grosso tronco che riuscì a trovare. Joyce il gorilla portò la più lunga liana della foresta. E a Derek lo struzzo fu affidato il compito di raccogliere una puzzolentissima montagnola di sterco di rinoceronte. Dopo molti giorni e molte notti il razzo spaziale costruito dagli animali fu finalmente pronto."


Tutto questo accadde perché l'ippopotamo Sheila voleva a tutti costi realizzare il suo sogno che era quello di essere il primo ippopotamo sulla luna. Dall'altra parte del globo, però, c'è qualcun altro che ha il medesimo desiderio e un bel po' di quattrini in più da investire nel progetto. Così quando Sheila decollerà con il suo razzo fatto di materie prime 'naturali', da un altro angolo del mondo, e precisamente dal nuovissimo centro Ippospaziale, è appena partito il razzo di Herkues-Rockfeller-Einstein III.
Lo sterco di rinoceronte è un ottimo propellente e spinge il razzo in orbita ma poi un meteorite pone fine alla sua corsa, scaraventando Sheila, fortunatamente per lei, proprio sulla testa Herkues-Rockfeller-Einstein III, appena allunato. Anche se tecnicamente a Sheila non spetterebbe il primato del primo ippopotamo sulla luna, a lei è comunque toccata tutta la gloria dell'impresa. Come mai? Un piccolissimo dettaglio...


Di nuovo Walliams e Ross alle prese con una storia se possibile ancora più assurda di quella dell'elefante in adozione al povero bambino Sam che si vede demolire la casa sotto gli occhi da un elefante arrogante e maleducato (L'ippocampo 2014).
Il punto di partenza è un desiderio, quasi un sogno, di poter arrivare sulla luna. Il non sense si ha quando si scopre che i due sognatori in questione sono entrambi ippopotami. Cresce di pathos quando vediamo la grande disparità di mezzi tra i due. Tuttavia, necessariamente, il piatto della bilancia della simpatia pende con forza verso Sheila e a Herkues-Rockfeller-Einstein III non resta che sublimare il suo insuccesso in ambito sociale attraverso una efficienza e una disponibilità di mezzi davvero inarrivabile per il gruppo di amici delle giungla.
Eppure, se da un lato la grande organizzazione messa su da Herkues-Rockfeller-Einstein III pare vincente, dall'altro la totale incompetenza che sfiora la dabbenaggine di Sheila & co. si rivela ben più efficace. 
Una squadra di amici lavora meglio di una squadra di yes men prezzolati.
Il resto, come sempre nella vita, lo fa il caso, la 'buona' sorte e un pizzico di destrezza nei modi.


Visti i due contendenti, è evidente la metafora che, anche se non si dichiara a parole, è evidente e salta agli occhi del lettore: nella vita tanto più si è capaci di credere in un sogno, tanto più ci si avvicina al traguardo. Tanto più si fa squadra, tanto più la vittoria si avvicina.
Sheila non ha strumenti: è seduta e sogna di notte sotto la palma, mentre Herkues-Rockfeller-Einstein III sfoggia già la sua tuta da astronauta in piedi in una postura da Ventennio.
Sheila è piena di amici volenterosi che al suo fianco rendono possibile il suo sogno. Herkues-Rockfeller-Einstein III con il denaro pensa di avere già in tasca il successo.
Da che parte stare, Tony Ross e David Walliams, lo stanno dimostrando in tutti modi. 


Addirittura il destino decide di pendere da una parte, facendo transitare un meteorite al momento opportuno su una traiettoria perfetta. Il resto lo fa la bontà di sentimenti di Sheila alla quale poco importerebbe ottenere un pari merito con Herkues-Rockfeller-Einstein III. Ma a chi per tutto il libro ha impartito ordini ai suoi sottoposti è impossibile declinare il verbo condividere. Quindi non se ne parla neanche di spartire la gloria, il primato.
Esilarante nei disegni, costruiti con la solita confusione creativa di Ross che dissemina lungo la storia principale, mille altre piccole gag. Ma divertente anche la lettura ad alta voce del testo, in questo continuo gioco sul suffisso ippo che in modo ossessivo si attacca dovunque.


Carla

giovedì 4 febbraio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


MOMENTI DI GLORIA
 
La gara delle coccinelle, Amy Nielander


ILLUSTRATI

"Cosa significa vincere, in fin dei conti? Per una piccola coccinella grigio cenere significa tagliare il traguardo con tutta la squadra, padre compreso."
(Book Announcement by Pomegranate Kids)


Libro senza parole che lascia senza parole.
E' difficile provare a raccontarlo con le parole. Tento, con parole mie.


Linea di partenza. Tutte le coccinelle, centinaia, una diversa dall'altra per colore, per misura e per puntinatura sulle elitre, sono lì che premono per partire. Scatta il via e la moltitudine sciama al di là della linea. In pole position, affiancate, ci sono due coccinelle grigio cenere: una più grande e una più piccola. Di lì a poco, la piccola coccinella grigio cenere scatta in avanti. 


E' decisamente più veloce delle altre che distanzia di un bel po', anche perché a circa metà del percorso apre le elitre e decolla. La coccinella grigio cenere più grande, invece, via via perde terreno e viene superata dalla moltitudine colorata. Le coccinelle che sono tra le prime file aprono le elitre e imitano la piccola grigia, mentre nelle retrovie tutte continuano a rimanere con le zampe per terra. 


A metà del percorso accade l'incredibile, ovvero tutte le coccinelle colorate vengono letteralmente risucchiate dal taglio della pagina e scompaiono alla vista. La piccola grigia che, evidentemente, ha superato volando la pericolosa faglia prosegue in solitario verso il traguardo. Nel frattempo anche la grande grigia, buona ultima e distanziatissima, viene inghiottita anch'essa dal limite della pagina. 


A questo punto la piccola grigia si gira e capisce di essere rimasta sola, al comando.
Ed ecco che accade il secondo (e non ultimo) fatto del tutto inaspettato...

Che libro! Che libro! Che libro! Tre volte almeno per i suoi tre valori principali che mi pare doveroso riconoscergli.
Bello, intelligente, poetico.
La prima cosa che colpisce è la cura formale che gli ha dedicato Amy Nielander, al suo primo albo. La sua formazione da designer affiora in ogni dettaglio: centinaia di coccinelle, disegnate con precisione assoluta, tanto che ognuna di esse ha sul foglio l'esatta misura reale. Il secondo elemento è il punto di osservazione, zenitale rispetto alla pagina. Tutte disegnate in scala 1:1, le coccinelle creano una macchia di colore che attraversa il foglio, che da questo viene 'mangiata', per poi ricomparire in forme geometriche che, come in una stop motion, ricordano le figure stupefacenti che fanno gli stormi di storni nei cieli delle città o le riprese dall'elicottero che sorvola le grandi maratone, a NYC in primis. 


L'effetto visivo è stupefacente e permette all'occhio di 'muoversi' da una visione d'insieme, che altro non è che una forma geometrica multicolore costruita da molti puntini diversi, coleotteri come pixel, a una visione del dettaglio in cui ogni livrea raffigura caso a sé (d'altronde le coccinelle si suddividono in più di 6000 specie diverse).


L'intelligenza, suo secondo pregio, risiede ovviamente nelle idee che il libro contiene. Per prima cosa l'effetto sorpresa che esso crea nel lettore quando dal piano 'narrativo', ovvero dal racconto senza parole di una gara tra piccoli insetti, si passa ad un linguaggio che si occupa della forma. Della forma del libro in sé. Il salto non è da poco e inevitabile è il rimando a Suzy Lee e al suo libro La trilogia del limite.
Un libro aperto, con due pagine affiancate, crea di fatto un unico spazio che però al suo interno ha un taglio, creato dalla cucitura. Scrive testualmente Suzy Lee "il lettore tende a ignorare la piega centrale della rilegatura durante la lettura. Esiste una regola non scritta nell'editoria, che afferma che l'autore di libri illustrati dovrebbe evitare di disegnare al centro della doppia pagina per non ostacolare la lettura. Cosa succede se questa regola viene ignorata?"
Ecco, ne La gara delle coccinelle, si vede una delle cose che possono succedere (altre sono visibili nella Voliera d'oro o in Di qui non si passa Martins-Carvalho, e -ovviamente- in molti dei libri della stessa Lee). A questo si aggiunga la scelta di Amy Nielander di accentuare ancora di più il limite fisico del libro, mettendo partenza e traguardo, a poco più di un centimetro dal taglio delle pagine a sinistra e a destra. Lo spazio è misurato e tutto torna.
La sorpresa che genera un salto del genere tra linguaggi non può che essere apprezzabile per tenere accesa la mente del lettore e non fargli mai dimenticare che il libro, il picture book in particolare, è nel contempo un contenitore di storie, ma anche un oggetto in sé con limiti e confini, che possono diventare potenzialità, in costante dialogo con la narrazione stessa.
La seconda grande idea sta nella storia in sé, ovvero nella sua trasposizione 'simbolica' di una gara. Nella fattispecie, tra coleotteri. E qui si innescano una serie di domande su cosa significhi gareggiare, sul senso che può avere fare una cosa 'diversa' da quella che gli altri aspettano, cosa significa davvero vincere? Insomma, temi non di poco conto. 


E il fatto che il libro sia senza parole, facilita enormemente la discussione che mi piacerebbe fare con i bambini, perché loro saranno costretti a dare delle immagini una lettura del tutto personale e di conseguenza frutto di un pensiero preliminare. In questo mette radici il terzo elemento di valore del libro, ovvero la risposta, una su tante, che Amy Nielander dà alle domande che il tema ha posto. Risposta che è piena di poesia.


Racconta la stessa autrice che la scintilla iniziale l'ha avuta durante una gara di 5 km che lei ha fatto con suo marito. Quest'ultimo, abile e allenato corridore, avrebbe potuto lanciarsi in avanti per distanziare i suoi avversari, ma invece ha scelto di non allontanarsi dalla sua compagna e adattarsi a correre al passo di lei per sostenerla. E lo ha fatto proprio in nome di un preciso valore: loro due insieme erano una squadra. Da qui si è sviluppata l'idea di un libro che celebrasse il grande valore che si nasconde dietro a quel gesto.
Da qui il senso ultimo del libro: poetico e, per questo, universale.


Carla