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martedì 31 dicembre 2024

ECCEZION FATTA!

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
 CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE 
 PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 Il meglio di... un anno di libri, 
 un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
 (BUM!) 

 luglio 2024 


Quattro sorelle. Enid, Malika Ferdjoukh (trad. Chiara Carminati) Pension Lepic 2021 

 perché 

"la letteratura d'Oltralpe, Lepic scommette su quella francese, almeno la narrativa per i ragazzi, sta qualche passetto avanti rispetto alla nostra, che si districa tra alcuni grandi talenti ed eccellenze, ma anche tra tanto artigianato, talvolta un po' mediocre.


Papà ha perso la testa, André Bouchard, Quentin Blake (trad. Fabio Regattin) #Logosedizioni 2024 

perché 

"La scintilla che accende le storie di Bouchard è sempre molto luminosa e questa forse lo è ancora più di altre: partire da un assurdo assoluto, da un paradosso, impensabile purché comprensibile, quindi stravolgere o meglio capovolgere la realtà in un colpo solo, quindi rimettersi in piedi e riguardare tutto da un punto di vista consueto che però a questo punto assume i toni del grottesco e del comico. Cosa ne deriva? Umorismo allo stato puro." 

 agosto 2024 
 




perché 

"Se nell’uno veniva raccontato per accumulo quello che identifica la spiaggia, nel secondo il luogo da indagare è una interiorità, spazio concluso e infinito contenuto nel corpo di un bambino. Inutile proseguire con l’arma tagliente dello sguardo attento. Piuttosto, socchiudere gli occhi e affrontare la narrazione lateralmente, processando le immagini non per ottenere risposte certe, ma mistero, confidando più nella suggestione e nel riflesso che non nella chiara eloquenza. Rarefatte e enigmatiche, composte con tratto minuscolo e vibrante le illustrazioni si susseguono comportandosi come indizi di una presenza ineffabile; sono squarci, istantanee che assomigliano tanto agli abbagli del mare, alla luce del sole che riflessa illumina e acceca, sono, segni, detriti sottratti all’immensità per restituire – seppur in silenzio – il senso inafferrabile di una identità.


Nino, Anne Brouillard (trad. Paolo Cesari), orecchio acerbo 2023 

perché 

"La permeabilità dei mondi... Qui, in modo molto esplicito, Brouillard ci dice che tra realtà e immaginazione il confine è labile e forse addirittura non esiste. Guardarsi, sorridersi e riconoscersi - animali del bosco e bambino con peluche - attraverso un unico diaframma, invisibile di fatto, ossia una vetrata. Troppo poco perché non siano tra loro comunicanti." 

settembre 2024 


 Ö, Guridi, Kite edizioni 2024 

perché 

 “Da grafico, lui sa bene che il silenzio gli permette di essere ambiguo, quel tanto necessario perché il lettore si trovi spaesato, si guardi intorno, si interroghi, si attivi e cerchi punti di riferimento per ancorarsi e capire quel che c'è da capire. Quello che Guridi vuole succeda è che il lettore nel silenzio di parole -guida- che se ci fossero privilegerebbero un senso e uno solo - da solo debba trovarsi una strada, e fino alla fine non sappia mai se ha imboccato il sentiero giusto. Ammesso che ce ne sia uno solo. Il gioco che Guridi mette in atto è quello di "parlare" figura dopo figura con la dovuta lentezza perché il lettore abbia il tempo di percorrere a ritroso la strada fatta fin lì e confermare a sé stesso di non essersi sbagliato.”


Metafora. La storia della filosofia in 24 immagini, Pedro Alcalde, Merlín Alcalde, dipinti di Guim Tió 
(trad. Federico Taibi) L'Ippocampo 2024 

 perché 

"Il pensiero filosofico, la sua storia attraverso i secoli, viene raccontata in breve e a ogni tappa prende forma di paesaggio, sempre un po' diverso, sempre attraversato da una umanità piccola... Paesaggi sgombri da tutto, a parte qualche omino piccolo o donna altrettanto minuta, spesso di spalle e volutamente assente ogni loro espressione. La grande discrepanza fra le dimensioni di una piccola quanto rara umanità che fa passeggiare nei suoi scenari, sembra voler trasmettere una sensazione di potenza del paesaggio, di una natura raccontata solo attraverso la sua essenza cromatica che la rende inevitabilmente molto vibrante e misteriosa, ma anche a segnare la presenza di un elemento differente, una sorta di contrappunto visuale. I colori stessi - pochi - contribuiscono a rafforzare il valore metaforico delle immagini, lo stesso sembra riuscire a fare la sparuta umanità."

ottobre 2024


Cavalca la tigre, Davide Calì, Guridi  Kite edizioni 2024  

 perché 

"A teatro, almeno in quello che prevede un palcoscenico, la gestualità è tutto. E qui sembra essere lo stesso. Nel teatro a quella distanza è necessario far arrivare il senso di un movimento, attraverso il grande gesto, non esagerato, non parodia di se stesso, ma piuttosto pura amplificazione. E Guridi non perde occasione di studiarlo in questa prospettiva e di inserirlo nel perimetro della pagina. Le poche e vaghe parole di Calì glielo permettono.  Gli uni e gli altri sembrano davvero usare lo spazio sulla pagina come uno spazio scenico, come ballerini sulle assi di un palco."


CRAC, Matteo Pompili e Lorenzo Monaco, ill. Luogo Comune, Camelozampa 2024 

perché

"Il risultato di questa collaborazione può dirsi riuscito nel felice compito di aprire orizzonti di curiosità, stimolare connessioni tra le conoscenze e mettere in relazione la vita propria e quella dell’universo intero. Ma in tutta questa vita che si spezza e che continua notiamo subito una grande assente. La parola morte non appare mai (nessun lombrico vorrebbe cedere al becco di un merlo, per es.), le immagini raffigurano scheletri di animali estinti e un uccellino giace sul terreno visibilmente senza vita, ma nulla di più. Che sia una scelta evidentemente ponderata ce lo conferma, su esplicita domanda, Matteo Pompili: "La nostra intenzione era quella di arrivare anche al concetto di morte, ma senza forzature e con leggerezza. Quando dopo la lettura - a immagini sedimentate - gli insegnanti lavorano coi ragazzi sul libro però ci siamo accorti che emergono proprio questi aspetti: la perdita temporanea o duratura di adulti di riferimento e la volontà di farcela e di diventare autonomi nonostante quanto accaduto. Insomma, CRAC è anche un libro che suggerisce di accettare le perdite e di “danzare” nonostante esse.""

novembre 2024


Qualcuno mi aspetta dietro la neve, Timothée De Fombelle, Thomas Campi (trad. Maria Bastanzetti) Terre di Mezzo 2024 

perché 

"quella bella lingua universale, alla quale De Fombelle ci ha abituato, qui è centellinata. E' il silenzio, a parlare. Sono così tante le cose non dette che però baluginano tra le parole, che il lettore che nei libri va cercando qualcosa che non sa, qualcosa che non sta in evidenza sul piatto della pagina, qui ha di che saziarsi. A parte i due fili narrativi, quello che racconta della rondine e quello che racconta del corriere, a parte 'la quadratura del cerchio finale' su cui si può solo tacere, sono molti altri quelli che illuminano con lo scopo di dare quella profondità di visione, che un buon libro deve avere con sé. Per essere ancora più chiari forse ha senso entrare nel merito, almeno in due casi, quello di Freddy D'Angelo e quello di Gloria. Anche i loro nomi hanno un senso..."


Le piccole astuzie, Deborah Ellis (trad. Federico Taibi) 
La nuova frontiera junior 2024 

perché

"Ellis, come se avesse una torcia in mano, illumina in modo puntiforme solo ciò che vuole. Mette i suoi lettori di fatto dentro una stanza in penombra: la penombra è il misterioso antefatto, che ignoriamo quasi del tutto. Proviamo a intuire cosa si agita nella stanza, ma ci muoviamo a tentoni. La Ellis dà una illuminatina sulla rabbia di Kate, uno sprazzo di luce sulla severità e intransigenza della nonna. Ma noi ancora brancoliamo. E la cosa curiosa è che anche la stessa protagonista, in larga misura, brancola con noi su larga parte del contenuto della stanza: una buona porzione del passato della sua scombinata famiglia, lei la ignora."

dicembre 2024


Albero. Tavolo. Libro, Lois Lowry (trad. Dylan Rocknroll) 21lettere 2024

perché

"E’ sì questo un libro che parla della memoria, certo. Della memoria individuale e collettiva, ok. Ma se dovessi dire cosa lo caratterizza maggiormente, allora direi che è un libro sul potere e la forza delle storie, della Storia. "


Il primo Natale di Babbo Natale, Mac Barnett, Sydney Smith (trad. Sara Ragusa) Terre di mezzo 2024 

perché 

"questo è il grande gioco della letteratura, del teatro, del cinema! Tutti siamo consapevoli che quello che stiamo leggendo, vedendo o ascoltando non è veramente così, eppure ci crediamo (Coleridge rules!), ovvero ci piace crederci. E quindi anche BN in persona entra a far parte del grande gioco della finzione. Proprio lui che è - diciamolo a bassa voce - la quint'essenza della finzione, la finzione per antonomasia."

[fine]

lunedì 12 luglio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ESSERE DI CASA

Anastasia, di nuovo!, Lois Lowry (trad. Enrico Santachiara)
21Lettere 2021



NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)


"'In periferia!' esclamò Anastasia. 'Ci trasferiremo in periferia? Non voglio crederci . Non voglio credere che mi abbiate davvero fatto questo. Appena finisco il mio budino mi butto dalla finestra'. 'Siamo al piano terra' le ricordò sua madre. 'È da anni che salti giù dalla finestra di camera tua. La prima volta che lo hai fatto avevi tre anni e non volevi più fare il sonnellino'. 'Già'. Anastasia se lo ricordava bene. 'Quando sei venuta in camera mia per svegliarmi e non mi hai trovato, hai pensato che mi avessero rapita. E io invece ero fuori a raccogliere i tuoi tulipani'. 'Avrei potuto ucciderti. Non mi erano mai venuti dei tulipani così belli.'"


Un trasferimento è all'orizzonte. Da un appartamento nel centro di Cambridge, dove c'è il MIT e Harvard e dove si vede Boston sullo sfondo, a una casa nella periferia della città dove la qualità della vita, almeno per come la pensano i genitori di Anastasia, sarà migliore: un po' di verde intorno, una casa più spaziosa. Lei non è dello stesso parere. Quello che le sembra di sapere sull'argomento - supposizioni avventate secondo suo padre - lo ha appreso dai libri e dalla tv: in periferia vivono bambini tutti uguali che piagnucolano sui carrelli dei supermercati, signore con i bigodini rosa in testa, che se la fanno con i mariti delle vicine, le case sono arredate con mobili abbinati che non prevedono gli scaffali per i libri, ma solo tv giganti, coppe di frutta finta sui tavoli del soggiorno, e alle pareti solo poster della Sierra Nevada e, a tavola, in periferia si mangia cibo precotto consumato direttamente dalla teglia....
Nonostante Anastasia cerchi in tutti i modi di convincere i suoi del grande errore che stanno per fare, nonostante lei convinca anche il suo fratellino Sam a mettersi di traverso, il progetto dei genitori va avanti. Fino al momento in cui dal padre di Anastasia viene compilata l'ennesima lista con le cose che ognuno vorrebbe trovare nella casa nuova: una stanza piena di luce per dipingere, è la richiesta della madre, uno studio con alti scaffali per il padre, un cortile per giocare per Sam e per Anastasia, convinta così di chiedere l'impossibile (circostanza che li tratterrebbe a Cambridge giocoforza), la casa dovrebbe avere una torre...
Questa è la storia dell'estate dei dodici anni di una ragazzina del Massachusetts raccontata dall'alto del suo metro e settanta.


Grossomodo venti anni fa Mondadori pubblicava, nell'ottica di creare collane per precise categorie di lettori e lettrici, una serie dedicata a questa ragazzina. Nella prima storia, che Lois Lowry scrisse nel 1979, Anastasia aveva ancora nove o dieci anni e suo fratello Sam era appena nato. Spinta dai suoi lettori, al principio degli anni Ottanta, la Lowry la riprende in mano il personaggio e va avanti fino al 1995 e fino al 1999 si dedica al piccolo Sam. 
Anastasia, di nuovo! con un sottile gioco di ironia sul titolo, segna questo passaggio: Anastasia adesso ha 12 anni.
I libri Mondadori,riconoscibilissimi, con quelle copertine illustrate da Cinzia Ghigliano, sono stati una dozzina, fedeli a ogni uscita americana, compresi quelli su Sam.
Poi di Anastasia si perdono le tracce. Ma, mai dire mai.
Adesso ricompare, la Anastasia di dodici anni, da tutt'altra parte: un editore sideralmente lontano da Mondadori, riprende in mano il catalogo della Lowry - ad eccezione dei libri che le hanno portato la Newbery The giver (e i suoi sequel) e Conta le stelle che tutti noi abbiamo letto e amato - e pubblica in perfetta simmetria il suo ultimo romanzo All'Orizzonte (2020) e Un'estate da morire (1977), il suo primo, nella collana 'ragazzi' che ha come obiettivo 6 titoli all'anno. 
Che Lois Lowry scriva magnificamente (e Santachiara si dimostra all'altezza) è cosa nota e confermata, se fosse necessario, dalle due Newbery di cui è stata insignita. 
In Anastasia, di nuovo! - in particolare -  colpisce la sua capacità di dare spessore alle questioni di fondo, usando sostanzialmente un unico codice narrativo: il dialogo. Conosciamo Anastasia e la sua famiglia, gli amici, i vicini di casa attraverso quello che si dicono gli uni con gli altri. Come se la Lowry avesse acceso nella sua testa un registratore che con fedeltà riporta le parole (e quindi anche i pensieri) di ciascuno. In questa operazione lei è capace di mantenere una giusta distanza dai suoi personaggi, ma nello stesso tempo è lei stessa a incarnarli (la prefazione che il libro riporta è illuminante in tal senso), come altre volte ha fatto.
Per intenderci, già nella prima pagina del libro le prime 10 righe sono occupate da un dialogo serrato, come la maggioranza di quelli che la Lowry costruisce tra i membri della famiglia. Le ultime righe, a completamento, ci dicono già molto. Ci restituiscono una famiglia solida, in cui l'ironia è il registro comunicativo preferito che tutti sono in grado di utilizzare, una famiglia in cui ci si rispetta, ci si vuol bene, ci si ascolta. Una famiglia 'normale', della borghesia colta americana con una madre pittrice e un padre professore universitario, e due figli in crescita.
In questo senso la Lowry è molto 'americana' nella sua scrittura incalzante, ragione per la quale i suoi libri, dai Sappington in poi, sono sempre molto apprezzati dal pubblico dei più giovani.
Anastasia, di nuovo! non fa eccezione. Ciò che risalta in primo piano, nella sua scrittura, è la scatola scenica: ovverosia vediamo ciò che accade e lo sentiamo accadere, come se fossimo dietro l'obiettivo di una cinepresa o seduti sulle poltrone di un teatro.
Abile nella sua costruzione dei personaggi attraverso piccoli gesti, per esempio il tamburellare di Anastasia con le dita sulle pareti del corridoio tutte le volte che lo percorre; gesti che si ripetono con il compito di rendere coerente il contesto e chi lo abita e di mettere il lettore nella posizione rassicurante di essere già 'uno di casa'.
Nessuna voce fuori campo che spiega il perché delle cose che stanno accadendo. Evviva.
Questa scelta narrativa non esclude affatto che il lettore si ponga davanti a un certo numero di questioni, diciamo teoriche, interessanti. La prima e la più evidente ha a che fare con il cambiamento, l'inquietudine che segna il passaggio da un luogo conosciuto a uno pieno di incognite, il distacco da persone e luoghi che fino a ieri erano certezze. Ecco cose così. Si aggiungono interessanti riflessioni su quanto di noi ci portiamo dietro nell'entrare in una dimensione tutta nuova: in questa prospettiva ci sono pagine bellissime sulle copertine gialle e sui pesci rossi e sulle carte da parati. L'altra grande questione ruota intorno alla paura che il cambiamento genera. E non mi riferisco solo a quella di Anastasia, ma anche a quella della adorabile quanto scontrosa Gertrustein. In una perfetta simmetria, sullo sfondo infine c'è la grande questione: l'insicurezza di una adolescente che sperimenta sulla propria pelle l'affacciarsi di nuove sensazioni, di sguardi differenti, di trasformazioni del proprio stare con gli altri. E così anche qui c'è la curiosità verso il nuovo che si affaccia ma anche fortissimo il desiderio di non lasciare indietro ciò che è stato fino a oggi.
Da aggiungere alla collezione dei bei libri targati Lowry che, a breve, si allungherà ancora.


Carla