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mercoledì 31 dicembre 2025

ECCEZION FATTA!

  I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
 CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE 
 PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 Il meglio di... un anno di libri, 
 un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
 (BUM!) 


luglio 2025


Il compleanno dello scoiattolo, Toon Tellegen, Kitty Crowther (trad. Laura Draghi Salvadori) 
Feltrinelli Kids 2025 

perché

"Nel suo piccolo mondo brulicante di animali tra loro anche molto diversi - in cui il grande assente è l'uomo, mentre molto presenti sono i suoi sentimenti - c'è la consueta atmosfera piena di grazia. 
Ciascuno di loro ha caratteristiche proprie: ci sono i golosi, ci sono i timidi, ci sono gli affettuosi, ci sono i curiosi, ci sono i quieti e i festaioli, ci sono quelli che abitano sotto terra e quelli che si illuminano, volando. 
Ma tutti proprio tutti vivono in armonia, perché tra loro c'è comprensione e rispetto reciproco. 
Tutti sanno godere della propria gioia come di quella degli altri. 
E chi legge avverte chiara e forte la loro voglia di essere lì con gli altri, in quel preciso momento."



"Lezioni di cose. Un universo a portata di mano", Gustavo Puerta Leisse, Elena Odriozola (trad. Maura Romeo), Quinto Quarto 2025

perché

"La scelta degli oggetti (che poi è il modo migliore per capire il pensiero di chi l'ha scritto) mi pare davvero attenta al pubblico di riferimento, ovvero i bambini curiosi e bellamente ignora i possibili timori di genitori benpensanti. 
Senza nessuna censura si parla di come uccidere le mosche e si discute di coltelli. 
Ci sono oggetti che fanno parte del loro parco giochi - la palla, il frisbee e forse il dado. Gli altri, che comunque appartengono al loro universo visivo, sono dentro per due ragioni diverse: da una parte è proprio molto interessante e utile capire come funzionano - il volante, il bottone - dall'altra sono così tanto apparentemente semplici da lasciare basiti nell'apprendere quanto in realtà complessi siano, fisica e chimica per capirne di più - il mattone, il liquido, e l'imbuto..."


agosto 2025


La ragazza e il masso, Kristien In-'t-Ven, Martha Verschaffel (trad. Valentina Freschi) orecchio acerbo 2025 

perché

"Questo libro ha la caratteristica di generare giudizi tra loro contrastanti, in alcuni casi agli antipodi. Alcuni non ne hanno colto subito il senso profondo e la grande metafora che lo attraversa, altri lo hanno considerato "a tema", essenzialmente perché pone una grande questione (cosa altro dovrebbero fare i buoni libri, se non generare domande e mettere in moto le menti dei lettori, spostandoli di un po' dalle loro posizioni iniziali?). Altri ancora lo hanno reputato un libro bellissimo e quindi necessario. Tra questi, gli editori che l'hanno pubblicato nei Paesi Bassi e in Italia. Tra i molti che lo hanno considerato un gran libro, con una grande storia raccontata, sono nate interpretazioni molteplici. In sostanza tutti hanno cercato, in base alla propria esperienza, in base al proprio modo di leggere il mondo e la realtà, di dare un senso e un nome a ciò che si nasconde dietro (o forse sarebbe più corretto dire dentro) quel masso."


Questa non è una carota., Dylan Hewitt  orecchio acerbo 2024 

perché

"La terza cosa importante che questo libro fa riguarda la letteratura in genere e il nostro rapporto con lei. E qui entra in gioco Coleridge che di questo rapporto ha messo in evidenza un carattere fondamentale: la temporanea sospensione dell'incredulità, the suspension of disbilief! senza la quale la letteratura di finzione non avrebbe avuto alcun senso di nascere ed esistere. 
Si tratta di un patto, solido quanto silenzioso, tra chi scrive e chi legge: "scrivi e io ti crederò. Bene, allora io scrivo perché so che tu mi crederai!" 

settembre 2025


La scuola degli animali, María José Ferrada, Issa Watanabe (trad. Marta Rota Núñez) Topipittori 2025 

perché

"Questa è la piccola meraviglia che accade a ogni nuova frase: non poter prevedere neanche un po' la direzione che le sue piccole storie prenderanno. 
Bello così, farsi portare un po' qui un po' là: celebrare la Festa della Grande Cipolla, andar dietro alle oche che hanno scoperto un sentiero che comincia alla fine del ponte e si inerpica su fino alla luna, un sentiero di aria pieno di stelle. Necessaria sarà la scala.
Cucù! Lo stupore per l'inaspettato è la molla che ha messo in moto tutto; in ognuno dei piccoli racconti trova forme diverse: dal cilindro, o forse dovrei dire dal cerchio in fondo all'armadio, non escono solo conigli... e dai cavolfiori di cartone escono invece agnellini, ma fanno cucù anche oche, galli, volpi e bambine con questo passo saltellante e incerto attraversano il libro per intero."


Il bello di Kerstin, Helena Hedlund, Katarina Strömgård (trad. Samanta K. Milton Knowles) La Nuova Frontiera Junior 2025 

perché

"Il bello di Kerstin è che è bugiarda e - inconsapevolmente - anche ladra. E si auto assolve e si macera il giusto. 
Il bello di Kerstin è che ha una bella confusione in testa e nell'anima, adesso come adesso. 
Il bello di Kerstin è il suo saper bene quale sia la teoria, ma nella pratica le capita di inciampare più e più volte. E non è la sola. 
Il bello di Kerstin è che sa fare squadra con chi è più in difficoltà di lei. 
Il bello di Kerstin è che si è andata a incastrare da sola in una situazione che con il passare del tempo le scoppia tra le mani e diventa sempre più complicato per lei uscirne illesa. Ma ci riesce con la complicità di un amico vero, un paio, anzi tre, bravi genitori e un buon piano! 
Il bello di Kerstin è che è meravigliosamente piena di difetti: nulla di incorreggibile, s'intende. Tuttavia, in questo suo ribollire emotivo fa tutti quegli errori "previsti dal codice" che la fanno essere "doppia" e che le permettono di essere accettata senza troppo sforzo dagli altri. Compresi alcuni adulti che, anche da grandi, continuano a inciampare, esattamente come lei, davanti a lei."

ottobre 2025


Lento lentissimo, Jon Fosse, Lucio Schiavon (trad. Eva Valvo) 
Iperborea 2025 

perché

"Quel ragazzino di parole, carta e pennelli è proprio un bell'esempio di ragazzino in carne e ossa. 
Jon Fosse non si preoccupa minimamente di mettere in una storia per bambini altri bambini che siano bugiardi, furbetti, codardi e ritardatari. 
Questo è un bello scarto. Credo che il Nobel per la letteratura nel 23 non glielo abbiano dato a caso. 
E a parte questo che è già tantissimo, secondariamente, si potrebbe anche notare che una casa editrice italiana, seppure lasciando maturare al punto giusto le coscienze italiane per più di trentacinque anni, si assume questo rischio e pubblica questo testo. Magari confidando che l'adulto compratore non sia troppo perbenista e bacchettone e che nella capriola finale riesca a cogliere il sapore di una redenzione. Quale di fatto parrebbe essere."



Il rospo. E altre storie di Hans Christian AndersenValentina Pellizzoni, Silvia Molteni Topipittori 2025 

perché

"Rendere quei racconti - non credo sia un caso quella parola 'storie' nel sottotitolo - di nuovo attuali, svecchiare le sue ottocentate (e con esse tutto il lato religioso è saltato via) e mettere di nuovo in circolazione altro materiale che attesta una volta di più la potenza di un autore 'scomodo' agli occhi di un pubblico che ha cercato di fare di tutto per travisarlo. A partire dallo scempio fatto alla Sirenetta e al suo finale autentico, e alla scelta di selezionare solo ciò che non avrebbe urtato troppo i pensieri dei più piccoli: I vestiti nuovi dell'imperatore, Il brutto anatroccolo, Il soldatino di stagno, La piccola fiammiferaia. 
In tutte queste è chiara la morale, ma non fa loro mai troppo male. 
Valentina Pellizzoni ci dice che la sua scelta è stata dettata dal desiderio di sintonia con l'immaginario di Silvia Molteni, ma non è solo questo. 
Il motivo dell'ottima scelta di queste sei fiabe sta anche nel loro essere così sorprendentemente attuali e leggibili, a chi se la sentisse, da diventare fondanti moniti riguardo a questioni giganti..."

novembre 2025


 “Buon compleanno!” Heena Baek, (traduzione di Dalila Immacolata Bruno), Terre di Mezzo Editore 2025 

perché

"Buon Compleanno! non è solo una storia sul tempo e sugli effetti che esso provoca su grandi e piccoli di giorno in giorno. È forse soprattutto un racconto che mette a fuoco il punto di equilibrio dove si toccano mutamento e identità. Perché l’infanzia è tradizionalmente il momento dello stupore assoluto, ma anche il tempo in cui quello che è certo muta repentinamente. Ed è questo che Baek riesce a raccontare in questo albo traversale: quel mischiarsi agrodolce di emergente consapevolezza e residuo incanto tipico di ogni momento di crescita." 




L'ometto a cui non piaceva nulla, Pépito Matéo, Irène Bonacina (trad. Eleonora Armaroli) Terre di Mezzo 2025

perché

"La lettura di questa storia la si potrebbe paragonare a una giovane pattinatrice che fa scorrere veloce le lame dei suoi pattini, si muove con sicurezza, accelera verso il centro del suo esercizio, e quando è lì fa salti e piroette in aria. E poi riatterra per chiudere in bellezza con un inchino. 
Se il testo, così pieno di poesia (con un sacco di rime) e di filosofia, letteralmente canta nel leggerlo ad alta voce, dimostra tutta la sua difficoltà nell'essere illustrato..."

dicembre 2025



L'albero e il drago, Pierdomenico Baccalario, Chris Riddell, Il Castoro 2025 

perché

"L'albero e il drago è proprio una bella storia rotonda, ossia ha un preciso punto di partenza che diventa, come per incanto, anche punto di arrivo. Nel suo centro ne succedono diverse, ma la sua bellezza sta proprio in quel suo mordersi la coda. In quel suo acciambellarsi sul finale proprio nello stesso punto da cui tutto è nato. 
Ma come è giusto che sia, tanto è cambiato da quell'inizio con un drago cucciolo e goffo e un albero saggio, pieno di consigli e di suggerimenti. Ora alla fine della storia abbiamo un drago che si è fatto coraggioso e leale e un albero rimasto fedele alla sua consegna di fare da rifugio sicuro a chi vorrà sedercisi sotto."


Il re e il mare, Heinz Janisch, Wolf Erlbruch (trad. Angela Ricci) Gallucci editore 2025 

perché

"Il libro che nasce in Germania nel 2008 è perfettamente in linea con gli altri grandi libri di Erlbruch, e con quella cifra illustrativa, quella degli anni Duemila che arriva fino a L'orso che non c'era. 
Pochi segni sulla faccia del re per dargli forte espressione e ribadirla con la postura del corpo: occhioni sgranati, pochi segnetti su naso orecchie e guance e un tratto sicuro per la bocca e per gli occhi quando sono chiusi in estasi o in riflessioni. E su tutti questi re, la necessaria corona, a tre punte. Né piccola, né grande. 
I 21 incontri che il re fa con mare, gatto, ombra, pioggia, albero o scoiattolo ecc. ecc. sono delle pietre preziose che prendono luce dal loro essere molate alla perfezione. Sono dialoghi brevi, talvolta brevissimi, intorno a cui si costruisce il contesto che è ridotto all'osso. 
Non ci sono parole superflue, descrizioni inutili, aggettivi accessori. Si va dritti al finale che contiene in sé il nocciolo di senso. E ognuno troverà il proprio. 
Parrebbe che la chiave di tutto stia proprio in quella corona e in quel sentirsi re. 
Re del mondo. 
Ma al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, questo sovrano regna sul nulla, in tutta serenità..."


FINE

venerdì 12 dicembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL RE FILOSOFO

Il re e il mare
, Heinz Janisch, Wolf Erlbruch (trad. Angela Ricci) 
Gallucci editore 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

Il re e le nuvole 

" 'Ah, eccovi!' disse il re alle nuvole. 'Di nuovo in viaggio! Non c'è niente che possa dire per farvi restare? Il mio regno è bellissimo, in lungo e in largo. C'è un verde rigoglioso, e prati e campi di terra scura. Ci sono torri alte come...' 
Ma le nuvole erano già passate oltre. 
'Capisco' disse il re sottovoce. Poi sospirò." 


Stesso atteggiamento ebbe quando disse al mare che lui era il re e il mare mormorò la sua risposta alla quale non poté che saggiamente replicare lo so. E poi si mise lì ad ascoltare il mormorio dell'acqua. 
Per non parlare di ciò che fece quando, dopo aver annunciato al gatto che lui era il re, il micio sdraiato comodo al sole lo informò che per oggi il suo re era il sole caldo, altro che omino con la corona... 
Al re, di nuovo saggiamente, non restò che fare tesoro di quelle parole e, dopo essersi tolto la camicia, si sdraiò al sole accanto al gatto. 


Anche con la stella il re provò a imporsi e a farsene beffa, millantando di non averne alcun bisogno. Ma quando la stella sparì e si fece un gran buio, il re dovette tornare indietro e fare ammenda e così la stella tornò, dicendo un lapidario 'Ah, ecco'. 
Solo una volta il re ebbe l'impressione che qualcuno gli ubbidisse: quando chiese con gentilezza al cielo una coperta: la voleva subito e che fosse bella. 
E così nevicò. E questa neve, questa bella coperta, stupì per la prima volta il re. 

Si contano sulle dita di una mano i libri di Janisch tradotti in Italia. 
Pubblicati tutti più o meno vent'anni fa, sono rimasti lì a galleggiare per poi inabissarsi nel silenzio generale e uscire silenziosi dai cataloghi di Arka, Nord-Sud o Donzelli, per esempio. 
Sebbene non si possa non notare che una qualche differenza l'hanno fatta i diversi illustratori che hanno messo le immagini accanto alle sue parole, tuttavia di questo grande autore abbiamo fatto a meno per anni.


Poi, finalmente, nel 2024 vince l'Hans Christian Andersen Award per la narrativa e si accende un faro che illumina il suo catalogo pregresso affinché qualcuno decida di pubblicarlo e dargli il merito dovuto. Parte Gallucci, a ruota orecchio acerbo e poi si vedrà. Rispettivamente con Wolf Erlbruch (bel botto, vederlo libero dal suo giogo editoriale italiano...) e con Helga Bansch. 
In questo libretto quasi quadrato succedono cose meravigliose seppure con poco frastuono. La voce del libro, tanto nelle 21 storielline di Janisch quanto nelle 21 illustrazioni a collage di Erlbruch, è volutamente sommessa (anche se talvolta il re caccia un urlo), pur essendo molto ferma. 
Le immagini sono ridotte al minimo, si riconosce il beige delle sue carte porose, colorate con i pastelli. Si ritrovano i pastrani lunghi a quadri, i pigiami a righe, gli spartiti, le tende a fiorellini, la giusta quantità di nero e di grigio e blu cobalto, il rosso e il colore solo negli uccelli che svolazzano tra le foglie di una finta o vera incisione quattro-cinquecentesca (esattamente come nell'albero di L'anatra, la morte e il tulipano). 
Il libro che nasce in Germania nel 2008 è perfettamente in linea con gli altri grandi libri di Erlbruch, e con quella cifra illustrativa, quella degli anni Duemila che arriva fino a L'orso che non c'era. 


Pochi segni sulla faccia del re per dargli forte espressione e ribadirla con la postura del corpo: occhioni sgranati, pochi segnetti su naso orecchie e guance e un tratto sicuro per la bocca e per gli occhi quando sono chiusi in estasi o in riflessioni. E su tutti questi re, la necessaria corona, a tre punte. Né piccola, né grande. 
I 21 incontri che il re fa con mare, gatto, ombra, pioggia, albero o scoiattolo ecc. ecc. sono delle pietre preziose che prendono luce dal loro essere molate alla perfezione. Sono dialoghi brevi, talvolta brevissimi, intorno a cui si costruisce il contesto che è ridotto all'osso. 
Non ci sono parole superflue, descrizioni inutili, aggettivi accessori. Si va dritti al finale che contiene in sé il nocciolo di senso. E ognuno troverà il proprio. 
Parrebbe che la chiave di tutto stia proprio in quella corona e in quel sentirsi re. 
Re del mondo. 
Ma al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, questo sovrano regna sul nulla, in tutta serenità. A ogni incontro prova ad esercitare un potere, ma essendo pieno di saggezza (cosa insolita nei potenti) è anche molto capace di saper trovare il giusto modo per entrare in contatto con ciò che ha davanti: spesso e volentieri è il silenzio ad aiutarlo, oppure l'accoglienza del punto di vista altrui, in altri divertenti casi è lì a testimoniare la propria inettitudine o peggio la propria sconfitta.


Tanto nitore di pensiero lo si vede nel cerchio che si chiude intorno al mare: da imponente, incombente e verticale si appiana e si fa accogliente. A corona tolta. 
Libro necessario.

Carla

venerdì 3 febbraio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I PASSI DA FARE 

L'albero di lillà, María Teresa Andruetto, Mara Cerri 
(trad. I. Carmignani, C, Balestri, E. Casali, R.Cazzato Lombardi, F. Febi, C. Innocenti-Corso FUSP)
Gallucci 2022 


POESIA 

"Lei uscì di casa. 
Attraversò la strada, 
 superò la piazza e passò accanto 
 al lillà in fiore. 
Lanciò un'occhiata all'uomo. 
Poi all'albero. 
Ma non si fermò 
Era uscita a cercare, 
e aveva fretta."

L'uomo che era seduto sotto il lillà la vide allontanarsi e scomparire, perché lei era in cerca. E per cercare nel mondo intero. 
L'uomo incontrato a Nord non era ciò che lei cercava e non lo erano neanche quelli a Sud, a Est e a Ovest. Ciascuno di loro aveva però una caratteristica diversa che la colpiva: le mani di seta, i piedi alati, la voce rotta... 
Fu la zingara incontrata per caso che l'avvertì che colui che lei stava cercando per il mondo era seduto sotto un albero di lillà. 
Lei tornò sui suoi passi e riattraversò il mondo... 

Quando l'incanto dell'Andruetto incrocia quello della Cerri, questo è quello che può capitare. 
Un grande albo pieno di bellezza allo stato puro che sommerge. 
Provare ad arginare la bellezza entro i confini di una definizione è inutile. 
Provare a restituirla a parole in tutta la sua potenza è inefficace. 
Le uniche cose che si può tentare di fare da qui sono due. 
Partiamo dalla seconda: consigliare di prendere in mano questo libro, in silenzio, guardarlo, leggerlo e farsi inondare. Ognuno per sé.


La prima,invece, è quella di abbassare lo sguardo, puntandolo su singoli dettagli. Pagina dopo pagina, in mia compagnia. 
Il primo verso della prima strofa. Piccolo è l'uomo e nulla si sa di lui. Grande è il lillà con la sua ombra e la sua fioritura. 
Mara Cerri ce lo restituisce così, sottolineando i rapporti di forza: una natura preponderante: carnose le foglie a sinistra, acceso il rosso inaspettato e dissonante dei suoi fiori. La pelle del ragazzo riflette i colori circostanti. L'effetto che provoca è quello di essere assorbito dal verde e dal rosa che lo circondano. 
Nelle successive pagine, nella carrellata dei personaggi che interrogano l'uomo su cosa stia facendo - invece di lavorare, conquistare una donna, giocare, essere felice -, tanto María Teresa Andruetto quanto Mara Cerri spostano lo sguardo sull'umanità. 


Lentamente esce dal testo e dalla scena il giardino e la sua potente natura, entrano i dialoghi e nelle tavole si arriva fino alla pagina bianca con un eco di quel rosso iniziale. Tutto lo spazio va ai personaggi, ai loro volti. 
La seconda strofa è dedicata a colei che è in cerca. 
Come nel testo, così nella grande tavola entra in scena, per uscirne immediatamente dalla sinistra. 
Un gesto e un'occhiata veloci, un abito (ah, averlo...) blu lapislazzuli. Uno sguardo veloce, distratto e trasverso verso chi legge e l'uomo sotto l'albero, dalla parte opposta della doppia pagina, quasi trascolora. Lo si vede esattamente come potrebbe averlo intravisto lei. Occorre cercarlo con attenzione per volerlo notare davvero. 
I versi successivi sono dedicati a cosa noti lui nel vederla attraversare senza fermarsi lo spazio davanti a sé.


Mara Cerri riutilizza la pagina bianca - forse una delle più emozionanti del libro - contrapposta al mare di rosa e di verde che segnano ciò che lui vede, riabbassando lo sguardo dopo che lei è passata senza avvicinarglisi. 
Laddove la poesia accelera, i diversi incontri ai quattro angoli del mondo, e si movimenta, altrettanto fa Mara Cerri che cambia spesso la scala delle proporzioni. 
Poi arriva lei, la terza e ultima strofa che, a livello visivo, ospita l'altra tavola che, fosse anche da sola, sarebbe in grado di sostenere il valore del libro. 
Tanto nel testo quanto nelle tavole, la presenza e le parole della zingara sono necessarie. 


Un luccichio nella bocca, le rughe profonde, un occhio più chiaro che sembra spento. 
Tanto è nitida lei, tanto è ambiguo il volto successivo che si compone di disegni sovrapposti, esattamente come accade nella nostra testa quando torniamo al passato, attraverso la memoria: immagini che si accavallano e si confondono. 
Tutto ritorna da dove è partito: all'albero di lillà e tutto si riempie di nuovo di verde e di rosa, ma anche di occhi grandi pieni di stupore nel constatare che - come in un tango argentino - i passi nella vita devono essere tanti, ma devono essere quelli e non altri. 

Carla 

Noterella al margine. Si legge nella pagina dei crediti, quanto segue a proposito di Mara Cerri: "Dopo aver frequentato la Scuola del Libro di Urbino, si è dedicata all'illustrazione, spinta dalla curiosità di ricercare relazioni tra parole e immagini." Si può dire con sicurezza, obiettivo raggiunto.

mercoledì 16 febbraio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PIU' SI E' MEGLIO E' 

Barnabus, The Fan Brothers 
(trad. a cura del lab. Tradurre la letteratura per ragazzi, Fond. Unicampus San Pellegrino) 
Gallucci 2020 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Il laboratorio si trovava in una strada come tante altre, nascosto sotto il negozio Perfect Pets. Laggiù, nessuno l'avrebbe mai scoperto. Era lì che fabbricavano gli animaletti perfetti, Barnabus, però, tanto perfetto non era. Per questo lo avevano depositato nella sezione dei Progetti Scartati." 

Barnabus era per metà topo e per metà elefante e in quel laboratorio ci viveva da sempre insieme a tante altre creaturine insolite come lui. Quella che lui considerava la sua casetta, facile da tenere pulita, era una campana di vetro. Anche tutti gli altri erano sotto vetro. 
Quelli che Barnabus chiamava i Giganti Verdi un giorno si affacciarono nel corridoio del laboratorio, non per distribuire il cibo, ma per stampigliare su ciascun involucro di vetro un timbro a lettere rosse: scarto. 
Pip, l'amico scarafaggio di Barnabus, libero di entrare e uscire, che tante cose belle del mondo di fuori gli aveva raccontato, è quello che sa cosa sta succedendo là sotto: Barnabus e tutti gli altri verranno riciclati, perché così come sono non sono conformi. 
Barnabus, spiega Pip, avrà un pelo più soffice e avrà gli occhi più grandi, solo così, sostiene con sicurezza Pip potrà accedere al piano di sopra, nel negozio dei Perfect Pets. 
Il fatto è che due cose ostano: Barnabus vorrebbe tanto vedere il mondo di fuori che Pip gli ha descritto come meraviglioso, e soprattutto non ha nessun desiderio di avere occhi più grandi e pelo più soffice: lui si piace così. 
Complice un sospiro più forte degli altri, complice la proboscide, Barnabus capisce che ha per le mani una concreta possibilità di fuga. 


Questa è la storia dell'evasione di un manipolo di creaturine più una creaturona, guidati da uno scarafaggio che sa cosa significa essere liberi. 

Quando i due fratelli Fan, Terry ed Eric, diventano tre. 
Fino al libro su Barnabus, il terzo fratello, Devin, con loro non aveva mai collaborato, se non in un libro fatto da ragazzi.
Ma con Barnabus la sua presenza è diventata necessaria: è infatti suo il disegno originale di un pupazzino meccanico, metà elefante e metà topo, un disegno che i due fratelli ricordavano lui avesse fatto circa 25 anni prima, quando di anni ne aveva solo 19. 
Il disegno, come per incanto, torna a galla e, rispettosi della sua 'paternità', i due chiamano dentro anche il terzo fratello Fan. E a proposito di paternità, la presenza di Devin, per Eric e Terry ormai molto affiatati, ha significato parecchio. 
Dato che lui è l'unico ad avere figli di fatto ha rappresentato una maggiore garanzia di realizzare un libro che intercettasse gli interessi autentici di un bambino e soprattutto ne attestasse lo scarto di pensiero rispetto a quello di un adulto. Ma non solo, la sua collaborazione di fatto ha in qualche modo scardinato e smontato certe 'routine' esistenti tra i due, smuovendo le cose. 
Cosa che in ambito creativo è sempre un bene. 
Sulla copertina dell'edizione canadese si vedono due bolli di prestigiosi premi vinti in patria e, come se non bastasse, dal 2020 in poi ha continuato a vincerne ed è shortlisted per la Kate Greenaway 2022. Come sempre nei loro libri, quello che colpisce all'istante è la qualità altissima dell'illustrazione, minuziosa e coerente fino all'ossessione e la capacità che essa ha di dire cose. 
Si può già partire dalla copertina, scura con una fonte luminosa alla sua sinistra che sbatte su una campana di vetro dentro cui un piccolo - metà elefante e metà topo - ci guarda dritto negli occhi e con le sue zampe preme sul vetro. 
Le interpretazioni, ognuno faccia le proprie. 


Nei risguardi, viste dall'alto e sparpagliate, si vedono schede con figure di creaturine, catalogate numericamente e per nome. E un riccio di mare. 
Si gira pagina e, accanto ai crediti, la storia in qualche modo è già cominciata: un topo/elefante alle prese con una nocciolina; a destra sul frontespizio la scheda che si vede è quella del protagonista e nei fogli che contiene si intuiscono i calcoli per costruirlo. E uno scarafaggio. 
Se si va avanti, sul fondo candido della doppia pagina successiva c'è lui: Barnabus e qualche riga di presentazione. 
Segue uno scorcio di quella che Devin in un'intervista ricorda essere uno scenario tipico di un quartiere periferico di Toronto, dove i tre (anzi sei) Fan sono cresciuti, e dove loro si sono divertiti a disegnare i negozi dell'infanzia e a popolare la strada di amici e parenti. Circostanza questa, che, non saprei dire come, ma si percepisce chiaramente: quelle non sono comparse. 
E per di più nella pagina successiva si sono mosse, come se le due immagini fossero due frame di una pellicola. 
Sotto la sede della Wilke's Paperclips su cui svetta una insegna che è difficile non notare, c'è il negozio dei Animaletti Perfetti, frutto di ingegneria genetica, a leggere quanto scritto sul vetro. Davanti alle vetrine si accalcano le persone Ma c'è anche un'elica di DNA, davanti alla quale già qualcuno si interroga. Bel colpo! Neanche a dire che nella doppia pagina successiva il punto di vista si allarga per vedere in sezione, sotterraneo, il complesso laboratorio dove i Perfects Pets vengono prodotti.
 


A osservare con attenzione tutti i dettagli si possono scoprire, sempre a posteriori, un sacco di cose che il testo non dice. E che è - ci si può scommettere - il risultato del lavoro delle tre teste diverse dei Fan su un unico progetto. Questo per dire che poter condividere e i propri spunti con degli altri, magari anche affiatati come fratelli, non può mai far male. 
Mentre il lettore è lì tutto concentrato arriva una pagina illuminante. 
Il testo chiarisce una serie di particolari e nel contempo tocca l'emotività, definendo "casa piccolina e facile da tenere pulita" una campana di vetro spoglia che contiene Barnabus e basta. Accanto a lui, sullo stesso scaffale e sotto campane di vetro analoghe, altre creature frutto di ingegneria genetica. 
Una di loro è irresistibile oltre che essere - e lo si capisce solo dopo - l'origine del raggio luminoso della copertina.

 
Già da due pagine il lettore è nell'oscurità del laboratorio, e poi della città notturna, e poi del sogno di Barnabus. Poi quell'incanto si interrompe. Sparisce l'ombra e certa tranquillità e arriva il Verde, ingombrante e spaventoso. E la luce e i timbri. 
Di come prosegue la storia non c'è bisogno di dire altro a parte un particolare che, e parrebbe sia stata una idea di Devin, mi ha colpito il cuore, perché inaspettato. 
Mentre si viene catturati dal ritmo incalzante della fuga attraverso i meandri del grande laboratorio e si corre con il pensiero verso il finale glorioso verso la libertà e la luce, c'è una battuta d'arresto: il libro stesso si deve girare perché la pagina non ce la farebbe a contenere per intero una delle grandi cisterne, snodo del reticolo di tubi. Sulla lamiera c'è il solito timbro rosso.



Intrappolato lì dentro c'è qualcuno, o meglio c'è lo sguardo di qualcuno. E, come a me ha insegnato la vita, se i tuoi occhi incrociano quelli di qualcuno che soffre, non è più possibile far finta di niente. Barnabus si ferma, non può fare diversamente e questo, come in ogni buon film di azione, mette a repentaglio il risultato finale. 
L'ultima frase tiene in sé il senso di tutta la storia, ma anche il senso di questa collaborazione fraterna. 
E nessuno mi convincerà che i due anziani foraggiatori di noccioline agli scoiattoli non siano il loro papà e la loro mamma. 

Carla 

Noterella al margine.  Se è vero il motto finale, sarà facile dimostrare che 4 occhi vedono meglio di 2 e 2 teste ragionano meglio di 1. Quindi non resta altro suggerimento che quello di mettersi lì insieme a dei bambini a ragionare fra i risguardi che chiudono il libro e la tavola in cui i Progetti Scartati sono tutti lì sotto le loro campane di vetro. A me è capitato di farlo con una bambina di 29 anni. Oltre a essere un bellissimo gioco per aguzzare lo sguardo è un esercizio mentale per capire che tra perfetto e imperfetto la differenza è spesso e volentieri ininfluente ai fini di una vita felice, imperfetta, libera, al posto di una infelice, perfetta, inscatolata.

lunedì 18 ottobre 2021

FAMMI UNA DOMANDA!


BESTIARI E CURIOSITA’


Abbiamo già incontrato più volte libri dedicati al mondo animale e che non lo trattassero in chiave tassonomica; e soprattutto, proprio in questo genere di libri non sistematici, è frequente un approccio umoristico. Ricordiamo tutti la ‘Strana Enciclopedia’, di Barman, vedi qui e poi molti altri emuli fino al documentatissimo ‘Bufale Bestiali’, di Coccia.


Su questa falsa riga è uscito recentemente ‘Bestiario degli animali niente male’, di Sophie Corrigan, pubblicato da De Agostini: anche in questo caso non c’è nessun approccio tassonomico; assistiamo viceversa ad una carrellata di ritratti animali, divisa in due parti: una prima raccoglie gli ‘insulti’ e le ‘maldicenze’ su un certo animale, nella doppia pagina successiva il castello di menzogne viene smontato a favore di una più generosa descrizione dell’animale in oggetto.
Gli animali con una cattiva fama non mancano e qui ne sono riportati alcuni: la iena, il coccodrillo, l’avvoltoio, corvi e cornacchie, la puzzola, le lumache e così continuando.
L’impianto grafico è tale da inserire le parti scritte, molto brevi, all’interno di un’illustrazione che occupa la doppia pagina; c’è quindi un grande impatto visivo e una caratterizzazione dei soggetti animali in chiave umoristica, come del resto il testo richiede. La giovane autrice britannica non è nuova a testi di divulgazione e questo è uno dei pochi testi tradotti in italiano.
La semplicità dei contenuti, lo stile con cui sono raccontati, le illustrazioni divertenti rendono questo libro adatto a bambine e bambini dai sette anni in su.
Sullo stesso genere, di bestiari stravaganti, c’è anche ‘Cosa fanno gli animali tutto il giorno?’ di Wendy Hunt, pubblicato da Gallucci; l’editore anglosassone è lo stesso, la Quarto Publishing ed è evidente quanto questi testi siano coerenti con una linea editoriale ben definita.


In questo libro, di qualche anno fa, la trattazione è più sistematica: ogni capitolo descrive un ambiente, ma poi, nelle pagine successive, i singoli protagonisti animali vengono descritti per una specifica abilità, ‘umanizzata’: così ci troviamo circondati da agopuntori, architetti, assaltatori.
L’impostazione grafica, dovuta allo studio Muti, è più schematica, con un’alternanza di illustrazioni che occupano una doppia pagina, seguita da altre pagine occupate da tanti ritratti animali.
In entrambi i casi, siamo di fronte a proposte interessanti, anche se non rivoluzionarie, che possono avvicinare alla lettura anche i bambini e le bambine più riottose.
Sono libri ricchi di aneddoti e curiosità, sfatano numerosi luoghi comuni, arricchiscono il bagaglio zoologico dei bambini con molte informazioni.
Consiglio la lettura di questi testi a bambine e bambini privi di pregiudizi, almeno per quel che riguarda gli esseri umani, con tante curiosità da appagare, che abbiano almeno sette anni.

Eleonora


“Bestiario degli animali niente male’, S. Corrigan, De Agostini 2021
“Cosa fanno gli animali tutto il giorno?”, W. Hunt, Gallucci 2018




lunedì 4 ottobre 2021

FAMMI UNA DOMANDA!

FILOSOFARE. 2


Mi ha davvero incuriosito la coincidenza dell’uscita quasi contemporanea di due testi, dedicati alla filosofia, che hanno il medesimo editore originale, la britannica Dorling Kindersley.
Nel giro di poche settimane, l’editore Gallucci ha stampato ‘Il libro della filosofia per ragazze e ragazzi. Scopri i pensatori di tutti i tempi, le loro idee e le teorie più importanti’, pubblicato nel mercato anglosassone nel 2015; Gribaudo, l’editore che pubblica la versione italiana delle collane di divulgazione della DK, propone ‘Filosofia.
 

Un’enciclopedia per ragazzi che cercano risposte alle grandi questioni della vita’. La prima osservazione riguarda i sottotitoli, aggiunti dagli editori italiani penso per avere una maggior presa sul pubblico. I sottotitoli inglesi sono molto più sobri: ‘Children’s Book of Phlilosophy’ e ‘Philosophy. A visual Encyclopedia’.
Sembrano dettagli, ma non lo sono: piuttosto che dichiarare onestamente quale sia il contenuto del libro, si preferisce evocare tematiche e suggestioni che incoraggino i genitori riluttanti ad acquistare libri ponderosi dal contenuto che può risultare ostico a tanti adulti.
Nel merito dell’esposizione, frutto di un lavoro essenzialmente redazionale il primo, prodotto da un’equipe di specialisti il secondo, in realtà i due testi hanno molti punti in comune: l’esposizione è essenzialmente tematica, espressa da grandi domande nel primo caso e nella contrapposizione di scuole di pensiero nel secondo. In entrambi i casi ha un ruolo importante l’aneddotica, sia in relazione della vita dei diversi pensatori, sia nell’esposizione di teorie complesse. Si fa riferimento a filosofie non occidentali, anche se in modo sommario. Infine l’impaginazione e l’uso delle immagini sono fondamentali per rendere più fluida la lettura e più semplice la comprensione dei passaggi più complicati.
Nel merito, se dovessi esprimere una preferenza, direi che nel secondo caso, L’Enciclopedia visuale, c’è una più chiara sistematicità, una più evidente linea del tempo, che consente una maggiore contestualizzazione, e si dà rilievo a tematiche di grande interesse: logica e linguaggio, caratteristiche della conoscenza scientifica, bioetica.
Già da queste righe si capisce qual’è la vera difficoltà: il pensiero astratto. Un conto è comprendere le problematiche che hanno dato origine alle diverse teorie, comprendere, cioè, le domande di fondo che, attraverso i secoli, hanno impegnato tanti studiosi, un altro è confrontare le risposte, i percorsi, le terminologie che hanno caratterizzato le diverse teorie.
Ragazzi e ragazze dai dodici anni in poi sono sicuramente in grado di comprendere domande, paradossi, metafore che avvicinano all’universo mentale di questo o quel pensatore; ma seguirne il pensiero, comprenderne i concetti, anche astrusi, contestualizzarli, è altra cosa.
Lontani anni luce dalle tristissime pubblicazioni dedicate a personaggi famosi, questi libri hanno un grande merito e un limite: il merito sta nell’introduzione a tematiche importanti e ad una metodologia critica che può diventare importante nella vita scolastica e non; il limite sta nella necessaria mediazione adulta, che aggiunga qualcosa nel non detto e crei collegamenti più forti con la vita reale.
Tematiche di stampo filosofico sono all’ordine del giorno: la natura dell’intelligenza artificiale, il rapporto che abbiamo con il resto del mondo naturale, il diritto alla manipolazione del codice genetico, il concetto di verità e di giustizia.
Indiscutibilmente non è sufficiente sollevare questioni e mostrare a ragazze e ragazzi di quanta incertezza sia fatto il nostro mondo: c’è bisogno di informazione e di formazione, e questi libri vanno nella giusta direzione nel soddisfare queste esigenze. Eppure, mi sembra che ancora non siamo riusciti a trovare la giusta modalità di rappresentazione della complessità, che può essere una teoria fisica o filosofica, in modo così semplice da poter essere fatta propria dai più giovani.
Siamo in tempi di sperimentazioni interessanti anche nell’ambito della divulgazione, sono certa che emergeranno altre proposte. Nel frattempo, proviamo ad insinuare qualche dubbio socratico qua e là, per preparare il campo a nuove domande.

Eleonora


“Il libro della filosofia per ragazze e ragazzi”, AA.VV., Gallucci 2021
“Filosofia. Un’enciclopedia per ragazzi che cercano risposte alle grandi questioni della vita”, AA.VV. Gribaudo 2021