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mercoledì 14 giugno 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UN’ESTATE A NEW YORK


Potrebbe essere considerato un romanzo di formazione, o un romanzo sentimentale nella vasta e multiforme produzione ‘young adult’. ‘Amici come questi’, di Meg Rosoff, riproposto dall’autrice e, in traduzione, da Rizzoli è questo e anche altro. Scritto, originariamente, nel 1988 propone un ritratto inconsueto della meravigliosa New York all’epoca dell’Aids.
Nella metropoli affogata in un caldo opprimente e senza rimedio, si muovono due ragazze, una newyorkese ricca e nevrotica, Edie, e una ragazza di provincia, Beth, ebrea e di origini modeste, appena arrivata nella Grande Mela. Le due ragazze e altri due ragazzi, Oliver e Dan, condividono uno stage in un quotidiano di New York, in attesa di entrare all’università o di trovare lavoro.
L’esuberante Edie trascina Beth in una trasformazione, forse neanche desiderata, di look, atteggiamenti, abitudini; la convince a lasciare la casa in cui convive con Dawn e Tom e la porta nell’agiato, elegante appartamento pagato dai suoi genitori. La coinvolge nelle nottate passate a bere drink, confidandole i suoi disastri sentimentali.
Beth assiste, grata, ma forse non troppo, ascolta i consigli dell’amica, osserva, con un pizzico di cinismo, le avventure sentimentali di lei, sempre sull’orlo di una crisi di nervi.
I rapporti con gli altri due stagisti sono molto freddi, anche se Beth si sente attratta da Oliver, anche lui newyorkese, elegante e distaccato. Ma Edie le suggerisce di ignorarlo, attribuendogli inclinazioni omosessuali. Caldo opprimente, cocktail ghiacciati, shopping compulsivo e il dubbio che non tutto sia come sembra.
Mentre il comportamento di Edie si fa di giorno in giorno più stravagante, Beth ritorna nel suo vecchio alloggio, dove intreccia una blanda, ambigua relazione con Tom.
‘Amici come questi’ sembra dunque una commedia rosa, senza troppi pensieri, se non per l’incombere dell’Aids, che in quegli anni mieteva vittime in grande quantità. La qualità della scrittura si vede, invece, proprio nella capacità di distorcere i topoi del genere letterario, destrutturando i ruoli dei personaggi.
L’ambiguità nella relazione di amicizia fra Edie e Beth va ben oltre le differenze sociali, lo stile di vita, le relazioni: fra loro serpeggia un gioco di manipolazioni, menzogne, opportunismi. Lo sguardo della Rosoff indaga nei personaggi il lato in ombra, le passioni inconfessabili, i raggiri e le banalità. Il personaggio di Beth, al di là delle apparenze, è il più complesso, quello che compie un’improvvisa evoluzione, rendendosi conto della distanza fra il suo modo di essere e l’ambiente in cui è stata coinvolta. Dal sentirsi mediocre, banale al comprendere il vero volto di ragazzi e ragazze da cui era stata attratta: disillusione, presa di coscienza per poi provare a disegnare un proprio percorso di vita.
Sicuramente si tratta di un romanzo per ragazze, soprattutto, e ragazzi con più di quattordici anni, un romanzo lontano per gli stili di vita così efficacemente raccontati, ma vicinissimo nel descrivere le dinamiche interpersonali, le amicizie fagocitanti, la ricerca di se stessi attraverso le esperienze di sesso e alcol e shopping e look.
Lo stile della Rosoff è come sempre fluido, coinvolgente, brillante e catturerà anche le lettrici (e i lettori) più impazienti.

Eleonora


“Amici come questi”, M. Rosoff, Rizzoli 2023




venerdì 11 novembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I CINQUE GRAZIE

Sotto lo stesso tetto, Chris Raschka (trad. Francesco Piperno) 
Biancoenero 2022 


 NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Theo trovò Bunchley sul marciapiede, con tutta l'aria di una begonia appassita. 'Che problema c'è signor Bunchley? gli chiese Theo. Questa è la mia ultima settimana al 777' disse Bunchley, calciando un sassolino nel canale di scolo. 'Sul serio? Come mai?' 'Non so parlare di baseball' 'Neanche io' disse Theo. Mentre apriva la pesante porta d'ingresso che il signor Bunchley aveva trascurato di aprire, Theo si fermò un attimo pensieroso. Bunchley, tornando in sé, balzò verso la porta per tenerla aperta. 'Grazie, signor Bunchley. Penso di sapere come fare a tirarci entrambi su di morale. Torno subito." 

Theo, ragazzetto delle medie che vive al diciannovesimo piano del palazzo al civico 777 di Garden Avenue a New York, ha un problema anche lui: scrivere un tema dal titolo Quale sarebbe stato il social media preferito da Jane Austen se fosse stata una teenager oggi?. 
Il portiere, autorevole e pieno di ottime qualità che però non sa parlare di baseball con gli inquilini a cui rispettosamente rivolge sempre almeno un saluto nel aprire loro il portone di accesso, e un ragazzetto, che ha bisogno di schiarirsi le idee, trovano il loro modo di superare la difficoltà grazie a una Painted Lady, un garofano a strisce bianche e rosse. 
Quei due, un omone dentro il suo cappottone e con un autorevole cappello in testa e un ragazzino entrano in connessione su una cosa che li tiene insieme, l'amore per la botanica, e cominciano a disporre sul davanzale nell'atrio del palazzo una pianta dopo l'altra, una più bella e rara dell'altra. 
La prima cosa che succede è che gli abitanti del palazzo se ne accorgono e se ne compiacciono (e smettono di commentare il baseball, parlando piuttosto delle nuove piantine), tra loro anche l'anziana proprietaria dell'intero stabile di più di venti piani, la signora Rotterdam-Bottom. 
a seconda cosa che succede è che per questa profumata novità, non solo Bunchley non perde il posto per la sua insipienza nel baseball, ma riceve anche un aumento di stipendio. Potere delle connessioni. 
Un edificio di ventidue piani nell'East Side costruito ai primi del Novecento da due valenti architetti, uno strutturista e uno creativo che potrebbe essere definito neo-proto-azteco-egizio-gotico con elementi vichinghi qui e lì. Questo è il contenitore, tutt'altro che silenzioso nelle sue strutture (dall'ascensore alla caldaia), in cui agiscono, si muovono entrano in connessione tra loro i diversi inquilini: musicisti jazz (a due e a quattro zampe), coppie inseparabili, ragazzine con la passione per l'idraulica e della maglia, signore che hanno a cuore il decoro, vecchi piloti di jet che hanno a cuore, invece, la gravità e i piccioni, cantanti d'opera con la passione per i dolci, psichiatri (a due e quattro zampe), oltre naturalmente all'amministratore, il manutentore e lui, il portiere. 

Riconosciuto come uno dei migliori illustratori contemporanei, due Caldecott (2006 e 2012) e una Honor (1994) già messe da parte, Chris Raschka dimostra di essere anche un eccellente scrittore. 
Due (ma forse anche cinque) principalmente i fattori che a mio avviso lo rendono tale: da una parte la capacità di costruire una trama, una griglia narrativa davvero molto robusta. 
Un romanzo corale in cui vediamo agire un buon numero di personaggi che entrano ed escono di scena, come accadrebbe nella vita vera, da un grande palazzo di 22 piani a Manhattan, Upper East Side. 
Il topos del palazzo come contenitore delle singole storie e dei reciproci intrecci non è certo una novità, ciò nonostante spicca la sua volontà di fare un passo ancora ulteriore e di dare voce al contenitore stesso, come se fosse personaggio tra i personaggi, in una sorta di animismo meraviglioso in cui anche un ascensore può contribuire a far sbocciare un amore e una caldaia sa reagire dal punto di vista fisiologico allo stesso modo di una ragazzina di quarta elementare, quando beve latte scremato.
Questa sua attenzione rivolta al contenitore è la stessa che lui va sostenendo quando si parla di albi illustrati: l'arte di un libro con le figure, non la fanno solo le figure e le parole (e la loro relazione reciproca), ma anche il libro stesso: il contenitore, appunto. 
A parte questo, che comunque è segnale di un profondo ragionamento di un genio creativo, nel romanzo si coglie all'istante una sua grande capacità di dare corpo - e soprattutto anima - a tutti quelli che transitano sulla pagina. E di farlo, ed è qui lo scatto di qualità, senza spendere neanche una parola su quello che esula dal mero accadimento. 
Mi spiego. Noi capiamo chi sia Theo solo attraverso quello che Theo fa o dice. Lo stesso accade per il signor Bunchley, per la piccola Victoria, per il signor Jones e il signor Norton e per tutti gli altri: da un punto di osservazione distante quanto basta li vediamo agire, li sentiamo parlare o tacere, dialogare o arrabbiarsi, lavorare, dormire, uscire, tornare, pranzare... e lentamente ma inesorabilmente sappiamo chi sono fino in fondo. 
Non una parola spesa da Raschka per spiegarci le cose. Lui, semplicemente, le fa succedere. Nessuna 'voce fuori campo' che spieghi. 
L'intelligenza del lettore è fatta salva. E non potrà che esserne grato all'autore.
Un esempio eclatante è il racconto, a mio avviso il migliore per quanto sappia essere emblematico in tal senso, Acqua calda. Come raccontare, con leggerezza e ironia, cose giganti (su cui fiumi di inchistro e di retorica sono stati spesi) come  l'amicizia, l'amore, la paura, la solitudine. E farlo attraverso una semplice sequenza di accadimenti in sole scarse 24 pagine che ruotano in sostanza intorno a dell'acqua calda, appunto. 
Quella di una vasca da bagno e quella contenuta in una teiera. Chapeau!
E qui arriva la seconda ragione per cui Raschka scrittore eguaglia se non supera il Raschka illustratore. 
E a proposito di illustrazione, devo per forza fare riferimento a un amico di Raschka e suo estimatore, David Wiesner. Si potrebbe dire che abbiano un punto di vista analogo e un medesimo tono nel raccontare. 
La capacità dimostrata da quest'ultimo nel creare l'impossibile dal possibile, di creare l'invisibile nel visibile si ritrova con Raschka anche nella narrativa. 
Tanto Wiesner costruisce per i suoi albi (soprattutto quelli senza parole) strutture narrative pervase di una logica stringente, tanto ragiona perché ciascun dettaglio delle sue tavole abbia un preciso senso e ragione di esistere, tanto il suo progetto mentale, che parte da un'immagine anche la più assurda di sempre -delle rane che volano su delle foglie di ninfea attraverso la notte nel cielo cittadino o dei porcellini su una pagina di un libro di fiabe- deve appoggiarsi sulla solidità di quella logica, di una realtà riconoscibile come tale. Solo in tal modo i lettori possono dargli fiducia, credergli e farsi quindi condurre verso un altrove, per assistere convinti all'impossibile che si manifesta. 
Ecco, altrettanto fa Raschka nel raccontare la vita che accanto a situazioni in cui ci ciascuno si può riconoscere, mutatis mutandis il portinaio che commenta o non sa commentare la partita della Nazionale, riempie con la sua inventiva sacchi di meraviglia. 
In altre parole si tratta di un uso sapientissimo della propria immaginazione che sa insinuarsi e poi crescere e, prendere forma e corpo. Secondo motivo per ringraziarlo.
Ma c'è anche uno scatto in avanti ulteriore. 
Raschka come Wiesner studia, si documenta e riempie di informazioni il racconto. Dopo aver letto le quasi trecento pagine, accanto all'accresciuto immaginario, il bagaglio di conoscenze è decisamente più pesante che alla partenza. 
E qui parte il terzo ringraziamento.
In ultimo due parole sul tono che Wiesner (fin troppo misconosciuto questo suo lato al quale lui tanto invece tiene) e Raschka ancora condividono: l'ironia che attraversa i loro racconti. E il quarto grazie sorge spontaneo.
In ultimissimo apprezzare la cura che ancora tiene insieme questi due giganti. La cura che mettono in ogni dettaglio, la cura del segno e della parola: un atto di grande rispetto di cui esser loro grati. Cura che in questo romanzo raggiunge il suo vertice nelle pagine finali, perfettamente speculari all'inizio e che sono di nuovo un elenco di fatti per dimostrare il nocciolo dell'intera storia. Che non dirò qui.
Da non perdere, per nessuna ragione al mondo.

Carla

mercoledì 25 novembre 2020

FUORI DAL GUSCIO! (libri giovani che cresceranno)

ACROBATI E LADRI



Il nuovo romanzo di Katherine Rundell, ‘I ladri di New York’, pubblicato da Rizzoli, non perde smalto rispetto ai precedenti: ambientazione sfavillante, fra una New York anni Venti e un circo russo, gran ritmo e personaggi originali, che colpiscono la fantasia dei giovani lettori; questi gli ingredienti caratterizzano il romanzo.
La protagonista è Vita, una ragazzina dalla chioma fulva, con una gamba ingiuriata dalla poliomielite, una discreta gamma di sorrisi che la rendono speciale; il nonno, che si è fatto raggirare da un delinquente newyorchese, dal nome non casualmente italiano, perdendo un castello sulle rive del fiume Hudson. E poi una banda di ragazzini, da Silk, giovane ladra e scassinatrice, Arkady, che da bravo circense, aspira a comandare, amorevolmente, metà del creato e Samuel, che vuole fare il trapezista, contro il volere della famiglia.
Dunque, la storia inizia con Vita e sua madre che attraversano l’oceano per andare a prendere il nonno che, dopo la truffa subita, vive in un sottotetto. Ma, saputa la storia del raggiro e scoperto che nella vecchia casa è nascosto un gioiello che potrebbe consentire al nonno di recuperare una parte dei suoi beni, Vita decide di progettare un piano per recuperare il gioiello del nonno. La ragazzina, oltre a essere un’abile lanciatrice di coltelli, è caparbia e determinata ed è una mente logica in grado di elaborare un piano che ingannerà anche il lettore. Il primo passo è incontrare il losco signor Sorrotore, gangster non proprio di successo, ma circondato, come da copione, da tirapiedi poco intelligenti e da stranezze come due tartarughe col carapace su cui sono incastonate una serie di pietre preziose. Dall’esito infausto di questo primo incontro con Sorrotore discende la decisione, alquanto avventata, di andare a riprendersi il gioiello di famiglia. Per far questo Vita non esita ad arruolare aiutanti per l’improbabile impresa: la giovane ladra dalla treccia bionda, Silk, e due ragazzi del circo ospitato alla Carnegie Hall.
L’impresa è rischiosa e molto azzardata, non sono pochi, quindi, i colpi di scena che conducono a un rassicurante happy end: i cattivi avranno ciò che meritano, gli animali troveranno il giusto rispetto e la giusta considerazione, i buoni si ritroveranno con un imprevisto futuro comune.
Il punto di forza principale del romanzo è rappresentato dai suoi personaggi, descritti vividamente, che raccontano un mondo giovanile, se non infantile, pieno di risorse, di aspirazioni, di coraggio che il mondo adulto coglie sempre in ritardo. Quello di Vita è sicuramente il personaggio più rilevante, una ragazzina che non si fa fermare né dalla sua zoppia, né, tanto meno, dai divieti materni. Interessante anche la caratterizzazione dei comprimari animali, dall’elefante triste del circo, ai cani da guardia di Sorrotore, subito conquistati da Arcady. Tutti, alla fine, e questo è il messaggio rassicurante che emerge dopo tanti intrighi e colpi di scena, trovano il proprio posto nel mondo.
Oltre al ritmo sostenuto, la scrittura felice della Rundell, capace di descrivere un carattere con pochi accenni, quasi pennellate impressioniste, sostiene una storia che in parte, nello schema, ricalca le precedenti, e la rende gradevole per lettori e lettrici entrati da poco nel mondo del romanzo. Peccato qualche piccola inesattezza nella ricostruzione d’ambiente, sicuramente non percepita dai più giovani.
Lettura consigliata a lettrici e lettori a partire dagli undici anni.
 
Eleonora
 
“I ladri di New York”, K. Rundell, ill. di M. Saunders, traduzione di M.Pace, Rizzoli 2020