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mercoledì 11 febbraio 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

TU QUANTE LUNE VEDI?


Ho accompagnato recentemente i miei figli a una visita oculistica, il più grande (16 anni e mezzo) è miope dall’età di 7 anni, la piccola (12 anni e mezzo) al momento non porta occhiali. Sì, mi è stato proprio riferito che al momento non necessita di occhiali, come se fosse abbastanza probabile che lei debba portarli o che ne avrà bisogno a breve. D’altro canto, ha continuato il dottore, dopo il periodo del covid, abbiamo registrato un’impennata di miopie anche tra bambini che non hanno familiarità e che quindi non dovrebbero svilupparla in tenera età. La causa di questa cresciuta percentuale di miopi è da ricercare nel numero maggiore di ore trascorse in ambienti chiusi (e spessissimo davanti a uno schermo) che di fatto ostacola l’esercizio di uno sguardo sulle lunghe distanze. I miopi, si sa, vedono male da lontano, l’occhio quindi si sarebbe adeguato a una condizione nella quale è richiesta una visione prevalentemente di oggetti vicini. 
E dunque accogliamo di buon grado un libro che sveli il funzionamento di un oggetto diventato così comune! 
Già un po’ di anni fa mi era capitato di leggere che, se considerassimo la quantità di miopi esistenti, dovremmo convenire che questa condizione sia oggi giorno quella naturale dell’uomo e che le persone in grado di vedere senza lenti sono un’eccezione rispetto a una normalità ritenuta patologica. Sono tantissimi i bambini che oggi indossano un paio di occhiali e i designer hanno elaborato forme e colori che consentono ai più piccoli di accettarli volentieri. 
Il lupo con gli occhiali racconta a loro, e a tutti gli altri bambini che sono circondati da miopi e presbiti, in che misura hanno realmente contribuito a migliorare la qualità della vita di chi ne fa uso. 


L’albo illustrato scritto e illustrato da Yoon Joung Mi racconta di una Cappuccetto Rosso dei nostri giorni che viene invitata dalla madre a consegnare alla nonna gli occhiali pronti. Durante la strada la bambina, che a sua volta indossa un paio di occhiali, incontra un piccolo lupo in evidente difficoltà: vede due Lune in cielo, così come i conigli che vorrebbe catturare e che invece sono uno. Cappuccetto gli consiglia di procurarsi un paio di occhiali, in modo da risolvere i suoi problemi di vista e riuscire finalmente a procurarsi del cibo. 


La storia narrata è poco più di una traccia, nessun dettaglio della fiaba originale di Perrault o dei fratelli Grimm, nessuna connotazione spaventosa viene assegnata al lupo, che invece è quasi un bambino mascherato, o comunque un cucciolo di animale che condivide con la bambina un pezzo di strada e una nuova scoperta.
I due protagonisti (più il piccolo coniglio) si muovono all’interno di un paesaggio costruito con elementi grafici e pittorici scarsamente realistici: ad alberi, tronchi e piante si intrecciano di volta in volta tutti gli elementi del discorso espositivo che fanno riferimento alle brevi spiegazioni sui difetti di vista più comuni e sui modi in cui le lenti degli occhiali possono intervenire per correggerli. Quando si entra nello specifico del singolo difetto visivo, le immagini ricostruiscono la visione di chi è affetto da quel problema, in una sorta di soggettiva cinematografica! La grafica diventa gioco ed esplorazione divertita degli effetti visivi generati dalla distorsione di un raggio di luce. 


Siamo di fronte a un testo di non fiction che si allontana dalle classificazioni tradizionali e si aggiunge ai tanti begli esempi recenti che dimostrano come i modi di spiegare ed informare i bambini di fatti e cose possano essere reinventati. Giorgia Grilli, in un recente interessante saggio, L’incanto del mondo. Bellezza e conoscenza negli albi illustrati per l’infanzia, riflette proprio sul linguaggio sempre più ricco che la non fiction per ragazzi sta velocemente elaborando. Su come, ai tradizionali format che assegnavano alla parte verbale ed espositiva una supremazia non solo quantitativa ma soprattutto di senso (la nozione non può che essere esposta utilizzando il discorso verbale e le immagini non sono altro che supporto, al fine di rendere gradevole l’esposizione o al più al fine di chiarirne alcuni aspetti più ostici), si vada sostituendo un approccio che riconosce all’aspetto iconografico una centralità inedita. Essa di fatto alimenta e stimola una maniera differente di osservare, comprendere e, di conseguenza, di riconoscere. 
Nelle immagini del libro, gli occhiali, veri e propri protagonisti, non sono solo oggetti di piccole dimensioni, sono anche una forma con la quale giocare e attraverso la quale ricostruire il mondo: così le pozzanghere che Cappuccetto incontra lungo il percorso hanno proprio l’aspetto di lenti e le Lune sdoppiate viste dal lupo sono due lenti affiancate. E poi tutto il bosco è costruito con sfere più o meno allungate, mentre gli alberi li tengono insieme come fossero stecche. 


L’invito, ancora una volta, è a guardare sempre più lontano, servendosi in caso di difficoltà, di un paio di occhiali o di buon libro come questo. 

Teodosia

"Il lupo con gli occhiali" di Yoon Joung Mi, traduzione di Chiara Carminati
Timpetill 2025 

lunedì 3 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UIUIUI 

La strega Paturnia, Hanna Kraan, Anne Marie Haeringen (trad. Paola Romagnoli) 
Lupoguido 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Arrivò una raffica di vento così violenta che il riccio non riuscì a tenersi in piedi. Venne scaraventato a terra e rotolò fin quando un cespuglio fermò la sua corsa. Stordito, si guardò intorno e poco più in là vide la lepre e il gufo che si tenevano forti a un albero e guardavano in aria con occhi sbarrati. Guardò in su anche lui, ma non c'era più niente. 
E la strega Paturnia dov'era finita? 
Il riccio fece spallucce. 'Sarà di sicuro andata a casa a mangiare.' Si rimise in piedi a fatica.
'Avete visto che capitombolo ho fatto.' 
'La strega è stata spazzata via', esclamò la lepre turbata. 
'Io sono stato scaraventato a terra di botto' disse il riccio.
'Dove sarà finita? si preoccupò anche il gufo."

Il fatto è che quel giorno nel bosco e dintorni soffia un vento pazzesco. Una vera bufera e gli animali per restare in piedi facevano una fatica bestiale (!). In particolare ci sono la lepre, il riccio e il gufo che, piegati a 45 gradi, stanno cercando di raggiungere una collinetta, al riparo della quale potranno tirare il fiato. Negli ululati del vento però si sente il tipico urlo di battaglia della strega Paturnia: Uiuiui. 


A lei tutto questo vento non fa che creare gioia ed eccitazione: gli sfreccia a un pelo di distanza e nella sua mente dispettosa pensa di trasformare quei tre in mosche per farli volare davvero. I tre terrorizzati, come di solito, tentano di sottrarsi all'incantesimo, ma solo a uno di loro viene in mente di alzare un pugno verso di lei e inveire così: Che il vento ti porti via il più lontano possibile! E' il riccio! Ha schivato l'anatema e anche la strega, ma viene scaraventato nel cespuglio dall'ennesima raffica irresistibile. 


Ma se questo colpo di vento ha steso il riccio, ha fatto anche sparire la strega. 
Ora resta da capire se siano state le male parole del riccio, urlate contro di lei o se davvero sia stato il vento a farla sparire. 
Sta di fatto che mentre il riccio elemosina la compassione dei suoi due amici, questi lo ignorano perché entrambi preoccupati per le sorti della strega. E così va avanti per tutto il resto del tempo: a strega ritrovata, a strega rimessa in piedi, a strega aiutata tornare a casa, a strega finalmente tranquilla tra loro davanti a una cioccolata calda... 
Fidarsi di una che si chiama Paturnia? 

Ottava, in ordine di apparizione, delle diciotto piccole storie che ruotano intorno a un bosco dove vivono una strega bizzosa e quindi di umore mutevole nei confronti di una piccola comunità di animali, di cui alcuni - un riccio, una lepre e un gufo - davvero amici inseparabili, anche se diversissimi per indole. Infuria la bufera!, così si intitola, è forse l'episodio che meglio racconta i caratteri dei protagonisti e le loro relazioni interpersonali, che poi costituiscono il sale di questo gustosissimo quanto minuto libro di 150 pagine. 
Per essere chiara il più possibile metto di seguito i suoi pregi. 
La strega Paturnia è contemporaneamente una storia lunga e tante storie brevi. 
Ciascun episodio è autoportante, ma nello stesso tempo è anche un tassello per creare una visione d'insieme. Siamo di fronte a un'operazione editoriale che, a posteriori, ha rimesso assieme tanti piccoli raccontini che negli anni Settanta in Olanda uscirono a puntate su una rivista che si occupava di agricoltura. Quando la collaborazione si concluse, nel 1978, Hanna Kraan non se li dimenticò e ci rimise mano cosicché nel 1990 i racconti scritti fino a quel momento vennero ripubblicati in un unico libro. Ma lei non smise di scrivere le loro storie fino al 2005. 
I bambini olandesi non ne potevano fare a meno! 
L'edizione completa compare in Olanda per Lemniscaat nel 2023, quando lei è già morta da una dozzina d'anni. E questa, pubblicata in Italia da Lupoguido, costituisce solo una parte di quel librone unico. Il che ci fa sperare che da qui all'eternità escano anche in Italia altri titoli dedicati alle paturnie di Paturnia. 
Il secondo pregio, che un po' dipende dal primo, sta nel piacere di leggerlo. 
Un morsetto al giorno, o una scorpacciata in una domenica piena di tempo libero. Di sicuro, in entrambi i casi, va letto ad alta voce perché ha un passo bellissimo, merito del quale sarà la lingua originale, ma anche la sua traduzione. 
Un ritmo battente si coglie nei dialoghi che sono frequenti, serrati e pieni di arguzie e ironia. 
Il terzo pregio, che un po' dipende dal secondo, sta nella caratterizzazione dei personaggi che si profila sostanzialmente solo attraverso il loro reciproco parlarsi e nel loro porsi di fronte alle situazioni che accadono. 


Lentamente capiamo chi sia Paturnia, quanto bizzosa si riveli, ma anche capace di grandi slanci e di alcune défaillances, chi sia il riccio, sempre un po' sopra le righe, e chi ancora siano la lepre e il gufo, tra loro molto solidali e concordi nella loro lettura dei fatti. 
Il quarto pregio, che un po' dipende dal terzo, è il continuo tira e molla di situazioni e atteggiamenti. 
Mi spiego: in questi racconti il lettore non può mai essere sicuro di nulla. Non si può affermare con certezza che il cattivo sia cattivo fino in fondo e per sempre o che il buono lo sia coerentemente per tutta l'esistenza. 
L'imprevedibilità, lo scarto improvviso abitano in quel bosco! 


Il quinto pregio, che un po' dipende dal quarto, sta nella cura di tenersi lontano da ogni stereotipo e da ogni moralismo, giocando tutto il tempo, un po' come ha fatto la Van Haeringen, con le sfumature e il mescolio. 
Bel libro! 

Carla

lunedì 29 settembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

 

L'EPICA DELLA MARMOTTA

Lotte Pelomatto, Lena Frölander-Ulf (trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER GRANDI (dai 9 anni) 

"Lotte apre gli occhi cautamente. Intorno a lei i massi scuri ruotano in una strana danza. In alto il sole lancia i suoi raggi appuntiti che le si conficcano nella testa dolorante. Sente i sassolini sotto la pelliccia della schiena. I massi si muovono sempre più piano, ma si rifiutano di fermarsi del tutto. Massi alti con ripide pareti lisce su tutti i lati. Come un orribile luogo sacrificale, un recinto di pietra per prigionieri disgraziati, pensa Lotte coprendosi il muso con le zampe. Forse mi sono spaccata la testa. Se è così, ben mi sta. 
'Pssst! Ehi, tu!' 
Lotte tira su la testa e si guarda intorno, ma non vede nessuno. 
'Ehi, marmotta. Mi serve aiuto'" 

Lotte è una marmotta giovane, che ha pensato di avere davanti la sua ultima estate da marmottina libera, ossia non ancora soggetta all'obbligo di dare una mano nei lavori di gestione della tana di famiglia. Quando suo fratello maggiore, Morris, partirà per il bosco come tutti i maschi adolescenti e adulti a lei toccherà aiutare la mamma. Lotte però è uno spirito libero e quando sente che le temute vipere hanno ulteriormente vessato la tribù delle marmotte, obbligandole a una ulteriore tassazione e una ulteriore riduzione della loro parte di pietraia, prende una decisione: la fuga. Si separa - a fatica e con un pugno sul naso - dal suo prudente e fedele amico Pigno, abbandona la tana e si avventura. Per caso origlia qualcosa di oscuro e intuisce che trame segrete si tessono ai vertici del governo militare delle vipere e altrettanto per caso si trova coinvolta in un gioco pericoloso pieno di serpenti e soprattutto quello che pensava non le sarebbe mai capitato, invece le accade! 
Questa è la storia molto avventurosa di una marmotta curiosa quanto coraggiosa che un giorno decide per la libertà, per poter combattere l'ingiustizia che tiene sotto scacco la sua gente, per poter superare il pregiudizio, indagare nel passato e magari anche ritrovare il suo papà. 

Il prologo di questo libro è un gancio fantastico. 
Va dritto su alcune verità incontrovertibili che sono legge in natura: è così e basta. 
Bene bene. 
Due indizi mi portano a capire che siamo in qualcosa di simile a una saga. Il primo indizio è la cartina che separa la storia dal potente prologo. L'ho imparato con l'esperienza: se c'è una mappa dei luoghi vuol dire che sarà utile al lettore per orientarsi in una storia complessa in cui i luoghi sono importanti. 
Il secondo indizio è diametralmente opposto: alludo all'ultima riga in cui si legge: 
Domani è un nuovo inizio. Domani inizia l'avventura.
A parte quella ripetizione che, vista la traduttrice, non credo sia una svista, parrebbe evidente che si è di fronte a una storia che non ha nessuna intenzione di finire. 
Bene. Siamo in una saga dal sapore fantasy? 
Non direi, almeno non in apparenza, anche se dello scontro tra bene e male si occupa, ma non c'è nessuna magia! 
Siamo in una saga epica. 
Nel senso che siamo in una storia dove un eroe - qui in realtà un'eroina in uno scenario molto femminile - combatte l'ingiustizia e i soprusi subiti dal suo popolo. Una saga epica in cui si scontrano due mondi, due popoli tra loro apparentemente incompatibili se non addirittura avversari: le marmotte tonde, femmine e grandi lavoratrici e i serpenti, le vipere, infide, sottili, bugiarde, assetate di potere e soprattutto velenose. 
In mezzo c'è Lotte che ha il coraggio di andare a vedere chi sia il suo avversario.
Ne ha bisogno, soprattutto per capire. Lotte, lontana da ogni pregiudizio, è una che sceglie di attraversare il confine. Per questo diventa, inevitabilmente, una predestinata a svolgere il ruolo di mediatrice: lei fugge da un mondo per finire dritta dritta nell'altro. Lo fa senza un preciso piano, che non sia quello di dimostrare al mondo la sua libertà conquistata. La cosa che ottiene è proprio quella di trasformarsi in anello di congiunzione, tra due mondi che fino a quel momento erano agli antipodi.
Quelle che sembravano sfere impermeabili, grazie a lei, non lo sono. 
Quelli che siamo abituati a tenere separati - il bene e il male - sono sempre molto più connessi di quanto possa sembrare.
E tutto questo è di agghiacciante attualità.
Tra le crudeli e spietate vipere c'è qualcuno che dirazza e dall'altra tra le prudenti e sottomesse marmotte c'è qualcuno che dirazza altrettanto. 
È quindi nelle cose che i due si incontrino e facciano strada assieme. 
E noi siamo lì con loro...

Carla

venerdì 1 agosto 2025

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

Da oggi succede questo. Si riapre la rubrica IL RIPOSTIGLIO. 
Come esattamente un anno fa, prendendo il nome da un titolo da un meraviglioso racconto di Saki. 
E nasce dal desiderio di di togliere dall'oblio di un ripostiglio quei libri di orecchio acerbo (clic) che - per l' imbarazzo che nasce da un conflitto di interessi patente - non hanno meritato a tempo debito neanche una riga su questo blog. 
Visto che l'imbarazzo è comunque inevitabile, la rubrica avrà una cadenza vacanziera. 
Date queste premesse, la rubrica si sarebbe potuta anche chiamare: In punta di piedi, Tutto cambia, Vacanze o ancora Oltre il giardino. 
Ma non è successo. 

Gli esploratori della sera, Anne Brouillard (trad. Paolo Cesari) 
orecchio acerbo 2024 


ALBI ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"La giornata sta finendo. È un po’ dolce e un po’ triste. 
Si sente il mormorio del mondo che si fonde nella notte: il rumore lontano di una strada, la musica di un carretto dei gelati, voci ovattate che si chiamano... 
Martino sa sempre dov’è Dudù. Con Mimì è diverso. 
Lei è lì. Poi non è più lì." 

Martino, il suo peluche Dudù e la gatta Mimì hanno giocato insieme per tutto il pomeriggio nel bosco che confina con il giardino di casa. Hanno inventato una capanna, hanno inventato una battuta di pesca, si sono arrampicati sull'albero per vedere il mondo dall'alto. 


Ma adesso è l'imbrunire. La luce del sole cala e Martino con il fedelissimo Dudù decidono di tornare verso casa. Solo Mimì si dirige altrove e sparisce... 
I gatti son così. Tra i tre è lei quella che ha il coraggio, la voglia e forse anche il bisogno di esplorare la notte. 
Martino e Dudù rientrano e vengono accolti e avvolti dalle luci della casa, da una cena con mamma e papà. E quando si fa l'ora di andare a dormire il piccolo Martino continua a sbirciare dalla finestra per cercare di vedere se la gatta Mimì stia tornando. 
Di lei nessuna traccia. Martino cede al sonno. 
Ma con il favore della notte, la notte fonda, la gatta silenziosa rientra, e con un lieve miagolio si annuncia e sale sul letto dove Martino dorme e Dudù veglia... 

A ogni estate c'è un libro di Anne Brouillard di cui parlare. 
E questo può solo essere un bene. 
L'anno passato, nel Ripostiglio del 23 agosto c'era Nino. 
Una storia che con questa ha molti punti di contatto. 
Lì come qui si ritrova la passione di Anne Brouillard per le storie dove mondi differenti si toccano e si penetrano a vicenda. Il mistero del bosco, il selvatico odore di una foresta confina con il mondo conosciuto che ci siamo costruiti: la nostra casa, i nostri affetti. 
Lì come qui ci sono personaggi che fanno la spola tra le ombre di un bosco e la tranquillità di una casa.
Lì come qui si esplora una zona di confine anche temporale. Il giorno finisce e comincia la notte. 


Lì come qui ciò che un adulto potrebbe credere inanimato, ossia un peluche, si rivela agli occhi dei bambini, come qualcosa di molto vero e molto vivo! 
Questi sono temi così cari ad Anne Brouillard che proprio non può fare a meno di farli entrare nelle sue storie. 
Il bambino Martino e il suo peluche, che porta un nome che non a caso allude al nome che hanno i pupazzi in Francia (in francese, doudou), sono esploratori a mezzo servizio. 
La vera esploratrice è naturalmente Mimì. 
Lei ha ancora più fresco di Martino il desiderio di sentirsi parte di una natura che la contenga. 
I bambini, e Peter Pan ce lo ha insegnato, quando nascono hanno molto chiaro il ricordo di essere parte di qualcosa di molto più grande di loro. 
Loro sanno, ovvero possono ancora ricordare, di appartenere alla natura, come un filo d'erba o come una puzzola. Il loro crescere, lentamente, li porta a dimenticare, ogni giorno che passa, questa loro selvatichezza. 
A tale proposito, illuminante come sempre il pensiero di Giorgia Grilli su questo stato dell'anima dell'infanzia. Da leggere. 
Questa condizione dell'infanzia, Anne Brouillard la conosce e la racconta da sempre. 
Qui però ne segna anche il percorso verso l'oblio. 
Martino e il suo peluche sentono di appartenere anche al mondo 'civilizzato' e usano il bosco come un parco giochi. 


Però non lo si può negare: c'è un'ora precisa in cui ciascuno di noi sente una sorta di malinconia, di struggimento, un richiamo forte che ci fa scegliere, sera dopo sera, tramonto dopo tramonto, la sicurezza di un rifugio caldo e illuminato. 
Noi, purtroppo, non siamo gatti (o almeno non lo siamo più...) 


Mimì invece è gatto e il mondo a cui appartiene di istinto è l'altro, ma un letto morbido, un bambino che ti coccola e una ciotola piena al tuo ritorno possono ben valere qualche compromesso... 

Carla

lunedì 28 luglio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA GRAZIA

Il compleanno dello scoiattolo
, Toon Tellegen, Kitty Crowther 
(trad. Laura Draghi Salvadori) 
Feltrinelli Kids 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Un po' più in là, in un angolo dove lo scoiattolo non andava quasi mai, c'era attaccato un altro biglietto, ma era così distante che lo scoiattolo lo leggeva solo una volta l'anno. Sopra c'era scritto: 'Il mio compleanno' . 
Una mattina, dopo aver letto per due volte il biglietto con la scritta 'Ghiande di faggio' e meditato davanti a quello con la scritta 'Essere allegro', lo scoiattolo rivide il terzo biglietto. 'Il mio compleanno' lesse. Allora si batté la fronte, strinse gli occhi e disse: - È vero! me n'ero quasi scordato! Il mio compleanno... Il cuore gli batteva forte. 
 Era quasi il suo compleanno." 

Per non dimenticarsi le cose Scoiattolo si appunta dei bigliettini sulle pareti di casa. Su uno c'era scritto La formica su un altro Ghiande di faggio...


Quello su cui era scritto Il mio compleanno gli fece venire in mente di organizzare una grande festa. Tutti invitati. Proprio tutti ricevettero la succinta lettera di invito scritta sulla corteccia di betulla. E tutti risposero entusiasti all'invito con un bel sì. 
A questo punto lo scoiattolo cominciò a curare l'organizzazione: preparò torte a non finire. Ognuna pensata in base ai gusti degli invitati. E lavorò alacremente e finì solo quando la festa era in procinto di iniziare. 
Nel frattempo gli invitati dalla loro parte preparavano regali: ognuno il proprio. Grandi o piccoli o minuscoli era tutti confezionati con cura. Poi passarono a pensare cosa indossare. A una festa non si può andare vestiti con ciò che si indossa ogni giorno... Tutt'al più lo si mette al rovescio! 
Poi si misero in cammino, uno dietro l'altro. 
Il primo ad arrivare (e meno male che arrivò perché lo scoiattolo era già lì che temeva di restar solo) fu l'orso che si informò delle torte... 
A ruota arrivarono tutti gli altri. 


Tutti, felici, consegnato il regalo e fatti gli auguri, mangiarono allegri e poi ballarono fino ad essere esausti, ma proprio in uno stato di grazia. 
Proprio una gran bella festa, nessuno avrebbe potuto dire il contrario. Quando si fece l'ora di tornare a casa, tutti, con i piedi stanchi, si rimisero in cammino, non prima di aver ringraziato e salutato con affetto sincero lo scoiattolo. Seduto nel silenzio sotto il faggio, sotto la luna si guardò intorno e concluse che era stata proprio una bella giornata... Poi si arrampicò sul faggio con tutti i regali che erano una pila. E poi si sedette sul tavolo con le gambe a penzoloni. Ed è proprio in questo momento, quando la notte arriva, dopo una giornata così importante, che nel cuore dello scoiattolo nasce un nuovo sentimento... 
E intanto la notte prosegue nel suo cammino. 

Un altro libro meraviglioso di Toon Tellegen, qui illustrato da Kitty Crowther. 
Si potrebbe chiedere di più? 
Pochi giorni fa, parlando con una amica, ho detto: a mio parere, tutto quello che è stato scritto finora, potrebbe essere assolutamente sufficiente per soddisfare l'intera umanità dei lettori. Per millenni si potrebbe campare di rendita. 
E lo penso davvero: a me, in tutta sincerità, basterebbero una trentina di libri del genere, di autori e autrici come questi due, per potermi sentire appagata come lettrice. Fino all'ultimo mio giorno, non credo di aver bisogno di altro. 
Forse non sono l'unica a pensarla così, visto che Feltrinelli adesso lo ripubblica, dopo averlo fatto uscire per la prima volta nel 2003. 
Toon Tellegen e Kitty Crowther, chi mi conosce lo sa, sono due stelle che hanno illuminato e guidato e ancora oggi fanno una bella luce nel mio firmamento personale. E mi indicano la rotta. 
In queste nove storie che hanno a che fare con il festeggiare e che sono abitate dai suoi magnifici animali del bosco si ritrovano i toni propri di tutti gli altri racconti di questo straordinario autore. 
Nel suo piccolo mondo brulicante di animali tra loro anche molto diversi - in cui il grande assente è l'uomo, mentre molto presenti sono i suoi sentimenti - c'è la consueta atmosfera piena di grazia. 
Ciascuno di loro ha caratteristiche proprie: ci sono i golosi, ci sono i timidi, ci sono gli affettuosi, ci sono i curiosi, ci sono i quieti e i festaioli, ci sono quelli che abitano sotto terra e quelli che si illuminano, volando. 
Ma tutti proprio tutti vivono in armonia, perché tra loro c'è comprensione e rispetto reciproco. 


Tutti sanno godere della propria gioia come di quella degli altri. 
E chi legge avverte chiara e forte la loro voglia di essere lì con gli altri, in quel preciso momento. 
Scoiattolo, uno dei personaggi di punta dell'immaginario di Tellegen, è pieno d'affetto per i suoi amici e li vuole tutti intorno a sé, prepara torte per tutti, conoscendo e assecondando i gusti di tutti. E tutti contraccambiano il piacere di stare con lui. Ognuno a modo proprio. Ed è in questo che Tellegen dà il meglio di sé: nel portare il proprio lettore in giro a vedere cosa significhi vivere bene, in una comunità, tra tanti e così diversi: una gioia leggere i differenti tipi delle torte - quelle pesanti che sprofondino all'occorrenza nel terreno, quelle di miele, quelle di erba, quelle color sangue per la zanzara. 
E ancora le varie mise che ciascun invitato sceglie per sé - dalle giacchettine rosse agli spolverini, dai berrettini lilla o verdi ai papillon gialli del tricheco. 
E ancora il confezionamento dei regali - grandi piccoli, rossi caldi o freddissimi. 
Una gioia profonda andargli dietro, pagina dopo pagina, nella costruzione di un mondo di pace e armonia... Un mondo di creaturine e creaturone, un mondo luminoso ma anche nero come la pece, di notte, un mondo assolutamente ideale per Kitty Crowther che le corrisponde fin nel profondo.
 

Insieme sono uno dei rari casi di binomio felice, oppure di assoluta perfezione raggiunta nella vicinanza: come pane e burro... 
E questa era solo la prima delle nove... 

Carla

Noterella al margine. Per saperne di più circa la mia passione per Tellegen e Crowther si può fare anche solo una ricerca qui in Lettura candita...

lunedì 3 marzo 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CA-DUNC!

Il Commissario Gordon - Un caso in ogni caso, Ulf Nilsson, Gitte Spee 
(trad. Laura Cangemi) 
Lupoguido 2024 



NARRATIVA ILLUSTRATA (dai 6 anni) 

"Il letto era grande e, sotto le coperte, la commissaria Buffy era piccola come una girandola alla cannella. 
Buffy era una topolina, e aveva zero anni. Ed era lei a occuparsi di tutto ora che il vecchio commissario Gordon era via, in vacanza. Una vacanza molto lunga, in effetti... 
D’un tratto un rumore sul vetro ruppe il silenzio della notte. Grat grat, come se un animale selvatico affamato cercasse di entrare. 
Buffy si svegliò subito e si rizzò a sedere nel letto. Fuori dalla finestra si vedeva una grossa creatura informe che barcollava nell’aiuola. Si sentivano grugniti e mugugni. Buffy si alzò in fretta e andò alla porta in punta di piedi." 

In quel commissariato ai margini del bosco, dove la luce è sempre accesa, come a dire che, se qualcuno ne avesse bisogno, la polizia è sempre a disposizione, dove la commissaria dorme nel suo lettone al centro dell'unica cella che è sempre aperta perché non ce n'è mai stato bisogno di rinchiuderci qualcuno, dove dentro l'armadio, chiusi a chiave, ci sono sfollagente e pistola...ecco intorno proprio a quel commissariato dove ora l'unica poliziotta in servizio - la topolina Buffy - sta dormendo sodo, si sentono strani fruscii. 
Lei si sveglia e si mette all'erta. Ma, nonostante sia bravissima nel suo mestiere, un po' di timore lo prova anche lei e un po' le manca la presenza del suo vecchio collega - il commissario Gordon - con cui ragionare su quello che sta succedendo. 
Lui, da tempo, si è ritirato nella sua casetta in riva all'acqua dove va a pescare senza amo. Buffy parte per andarlo a cercare e discutere con lui di fruscii notturni e insieme sulla via del ritorno scoprono un nuovo vero caso da risolvere: la maestra con tutti i suoi piccolini è agitatissima perché due di loro sono spariti! Mancano all'appello nell'allegra combriccola Evert, lo scoiattolino e Karin la coniglietta. Sono spariti loro, i loro zaini e i loro bastoni da passeggio (quindi si può già escludere che sia stata la volpe a mangiarseli...). E sparito è anche il Libro del contadino. 


Questa è la storia di come due abili commissari, un rospo anziano a una topolina di anni zero, cercano di risolvere il complicato caso. Ma è anche la storia di come si risolve il caso dei fruscii notturni. 


Ed è pure la storia di come in ogni nuova impresa il sentirsi parte di una squadra sia più confortante dell'idea di affrontarla da soli: dall'agricoltura al lavoro di indagine, la cosa non cambia. 

I libri di Ulf Nilsson in Italia arrivano con il contagocce, ma arrivano. Fortunatamente. 
Due case editrici benemerite se ne stanno occupando. Da una parte Iperborea, apripista e scandaglio attentissimo alla letteratura scandinava da sempre, ha pubblicato Tutti i cari animaletti, uno dei migliori libri che abbiano raccontato di morte con la dovuta onestà e garbo, visto che è a dei bambini che si sta parlando. E dall'altro Lupoguido, che ha scelto meritoriamente di pubblicare la sua serie sull'ispettore Gordon. 
Già tre titoli : Il Commissario Gordon e le nocciole scomparse (2023); Il Commissario Gordon L'ultimo caso? (2024) e da non molto Il Commissario Gordon Un caso in ogni caso (2024). 
Se del libro Tutti i cari animaletti in più di un caso c'è stata occasione di dirne ogni bene, considerandolo un esempio emblematico su come si possano affrontare argomenti difficili a patto di saperli infilare in una buona storia, al contrario di Gordon, colpevolmente, si è taciuto finora. 
Forse val la pena mettere subito in chiaro che il valore di questo scrittore di culto anche quando scrive di Gordon non è minimamente messo in discussione. Anzi. 
Si può al contrario sottolinearne ancora una volta la sensibilità nell'aver creato una serie dedicata ai primi lettori. 
Le serie, per struttura, sono oggetti interessanti. 
Credo che per un piccolo lettore sia molto confortante ritrovarsi in un mondo conosciuto, tra vecchi amici di carta, si sentirà anche sollevato nel non dover ricostruire a ogni nuova storia l'intero contesto. Le atmosfere che si ripropongono, certe routine sarà un piacere vederle ripetersi con cadenza regolare: gli appunti di Gordon, i suoi dolcetti e il suo tè, i motti che vengono validati, secondo un preciso rituale, con il timbro, ca-dunc. 


Sarà contento e si sentirà un po' come a casa. Che quando stai leggendo per le prime volte, è una bella sensazione. 
Nello stesso tempo, con il fatto che caratteri e personaggi sono ormai noti, potrà dedicarsi con più entusiasmo alla risoluzione dei vari casi polizieschi. Che polizieschi lo sanno essere veramente e non si limitano a scimmiottare un genere che è di norma affare per più grandi. 


In questo ultimo libro per esempio, la sparizione di due piccoli innesca una sequenza interessante di riflessioni sull'aspetto sociale che una situazione del genere porta con sé. In questa prospettiva il coinvolgimento dell'intera comunità mi pare una questione davvero interessante da mettere all'ordine del giorno di una possibile conversazione tra grandi e piccoli. 
L'altra grande capacità che va attribuita a Nilsson sta nel modo in cui delinea il contesto e i suoi personaggi, in particolare i due commissari Gordon e Buffy. Nel farlo va ad esplorare quello che è il loro/nostro mondo emotivo, con rabbie, debolezze, prove di autostima, capacità di perdonare e via andare. 
Nel farlo non offende mai l'intelligenza dei suoi lettori, con l'essere didascalico o retorico: fa succedere, o non succedere, le cose, descrive luoghi e abitudini con la consueta grazia, ossia portando il lettore a percepire per deduzione certa serenità diffusa. Sottilmente ironico, largamente affettuoso, con pochi dettagli messi in elenco è in grado di creare il necessario spessore di caratteri e situazioni. 
Insomma, questa percezione piacevole che si prova nel ritrovarsi fra conoscenti si riverbera nelle illustrazioni di Gitta Spee.


Le sue tinte pastello, i contorni morbidi, le sfumature ovunque, certa dolcezza che dedica alle rotondità di Gordon e certa esilità che distingue Buffy in camicia da notte oppure con l'ambito berretto in testa, contribuiscono a rendere tutto così tanto accogliente, da non voler mai chiudere il libro per andare a fare altro. 

Carla

mercoledì 30 ottobre 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LA MESSA IN SCENA DI VOLPE E LEPRE 


“Questo è Volpe. 
Questa è Lepre. 
Volpe è grasso. 
'No!' 
'Si! Volpe, mangi troppo.' 
'Lo so, purtroppo.'
E mangia ancora di più. 
Ecco cosa mangia: 
una fetta di formaggio, un piatto di pappa d'avena, 
una coppetta di panna, 
un bel pezzo di pesce 
e una noce 
e una pera 
con un sacco di succo.”


Volpe e Lepre sono inseparabili amici, vivono nel bosco sotto lo stesso tetto, Gufo è il loro vicino, uccello a dir il vero un po' tonto che vive con un gallo (prima pulcino) chiamato Pio. 
L'incipit della storia ci presenta immediatamente i personaggi come fossero su un palco, neanche il tempo di conoscere il loro nome che l'autrice ci propone subito un dialogo su una questione che scopriremo essere molto frequente nella loro vita: la grande quantità di cibo che Volpe riesce a ingurgitare! 
Volpe è grasso nella stessa misura in cui Lepre è snella, veloce, e controlla la salute dell'amico. 
Il racconto della vita dei due animali si dipana per capitoli brevi, talvolta brevissimi, in cui al centro ci sono questioni di comune sopravvivenza: procurarsi il cibo, ripararsi dal freddo, relazionarsi con il vicino e con le persone estranee. Tutto narrato senza che mai si perda di vista la specie animale dei protagonisti, e non solo perché i loro nomi propri sono esattamente quelli della specie di appartenenza, ma soprattutto perché le loro tipiche caratteristiche riemergono alle volte come dei guizzi improvvisi che si dovrebbe tenere a bada. E quindi può accadere che Volpe si ricordi di essere appunto una volpe e venga improvvisamente investito da un irresistibile desiderio di divorare una lepre prima, un gallo dopo. Ma come se si trattasse di qualcosa di ingiusto, al pari di una marachella, Lepre prontamente interviene per farlo rinsavire. 


Un piano un po' meno evidente su cui si gioca il rapporto non concluso tra specie animale e caratteristica umana è quello del genere e dei ruoli sociali solitamente assegnati. 


Al lettore adulto non sfuggiranno probabilmente alcune situazioni in cui il ruolo femminile di Lepre sembra essere quello tradizionale di cura e di accudimento. Volpe oltretutto le chiede di cucinare, mangia grandi quantità di cibo, necessità di essere riportato in riga. Ma la Vanden Heede è ben attenta a non scivolare in certi tranelli e sembra alle volte lanciare un'esca per poi ridere se il lettore abbocca. Perché è pronta subito a smentire qualsiasi insinuazione e a ribaltare ognuna di quelle occasioni nelle quali si potrebbe riconoscere una intenzione esplicita di fornire contenuti moraleggianti. L’equilibrio fra le parti è sempre ricostruito non tanto allo scopo di mostrare quanto certi stereotipi siano fuori luogo in questa storia come nella vita che ci auguriamo di condurre, ma soprattutto per dichiararsi lontana da qualsiasi volontà didascalica. 
E così capiterà che sia Volpe a prendersi cura di Lepre quando si ammalerà e che i due si scambino in più di un'occasione le mansioni domestiche. 
Volpe e Lepre, e al pari Gufo e Pio, sono personaggi dotati di personalità precise, hanno caratteristiche che il giovane lettore riesce a comporre pian piano procedendo nella lettura del racconto. La freschezza di questa narrazione, che ha capitoli brevi e soprattutto uno stile paratattico con a capo frequenti, fa uso estremamente parco di parole, per cui tutto quello che occorre sapere si evince dalla lettura delle vicende narrate, nessuna descrizione che possa aggiungere altro a quello che ogni lettore avrà il piacere di scoprire, un passo alla volta. 


Il ruolo delle immagini di Thé Tjong-Khing è decisamente centrale: disegni piccoli, per lo più su fondo bianco, in perfetto armonioso rapporto con il testo. Non solo ne rispecchiano il contenuto, moltiplicando spesso la componente comica, ma soprattutto si inseriscono in quelle ampie porzioni di spazio che rimangono nella pagina grazie ai frequenti a capo, la cui scelta si dimostra doppiamente utile: consente una maggiore facilità di lettura, anche per chi è alle prime esperienze, e permettere alle illustrazioni di posizionarsi tra una frase e l'altra. 
L'incipit del libro è già illuminante in proposito e dimostra quanto la sintonia tra i due autori sia completa e quanto questo sia una nota aggiunta e preziosa del valore complessivo del testo che in questo modo si rivela oltretutto piacevolissimo allo sguardo. 
Questo volume recentemente riproposto in Italia da Rizzoli, in Belgio è il primo di una serie più lunga con gli stessi protagonisti. Sinceramente ci auguriamo che anche gli altri volumi possano raggiungere i giovani lettori italiani, dai sei anni in su, ma anche da prima, se fortunati ad avere chi leggerà per loro.

Teodosia 

"Volpe e Lepre", Sylvia Vanden Heede, Thé Tjong-Khing (trad. Laura Pignatti), Rizzoli 2024.

venerdì 27 settembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'OSCAR COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA 

Decidi sempre tu, Jörg Mühle (trad. Giulia Genovesi) 
Terre di Mezzo 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Quel pomeriggio, quando la donnola tornò a casa, l’orso era impegnato. Era venuto a trovarli il tasso. 'Noi stiamo giocando',disse l’orso, 'potresti prepararci qualcosa da mangiare?'. 
Alla donnola quella proposta non piacque. 'Il tasso è amico mio!' esclamò. 'Non puoi giocare con lui!' 
'Il tasso non è mica tuo. Tu puoi giocarci domani.' 
Il tasso ebbe un'idea." 

Di nuovo quei due. 
Quelli che anni fa, nel 2019 per la precisione, li abbiamo sentiti e visti litigare a bestia - è proprio il caso di dirlo - per avere il diritto di mangiarsi senza remore il terzo fungo trovato nel bosco dall'orso e poi scottato in padella dalla donnola. 
Già all'epoca si era capito che tra questi due coabitanti della casa nel bosco, la più aperta e ariosa che abbia mai visto, non c'è mai intesa. Su nulla. 
Qui non si contendono il fungo (credo che, all'epoca si dovettero contendere anche la fragola numero tre) ma addirittura un amico in carne e ossa: il tasso. 
Ignaro, lui era andato a trovarli entrambi, ma a casa c'era solo orso e quindi è con lui che ora sta giocando, rendendo donnola, con il suo arrivo, il granello che inceppa il meccanismo di un gioco a due, perfettamente equilibrato. 


A compromettere la pace, arriva anche una richiesta en passant di orso a donnola riguardo al preparare loro qualcosa da mangiare. Il carattere fumino della donnola si accende e comincia così un dialogo serratissimo tra i due su chi è amico di chi, su che gioco fare, sulle regole del gioco, su che ruolo avere nel gioco. Insomma un battibecco in piena regola, a cui il tasso assiste. In assoluto silenzio, o quasi. 
L'orso e la donnola sono due personaggi già conosciuti e ritrovarli ancora una volta nel loro ménage familiare, non può che confermare il loro essere quelli che sono... 

Un po' di cose interessanti che forse al primo libro non erano venute ben fuori. 
La scrittura e il disegno di Jörg Mühle hanno una potenza di impatto non irrilevante. 
Partiamo dal disegno. Di nuovo il contesto è la casa ariosa. 
Si parte dai tronchi di un boschetto e poi si mette a fuoco, non più la cucina piena di utensili, ma di sguincio si vede una camera: letto a castello e qualche arredo sparso. 


Tutta la storia però è visivamente focalizzata su una base di tronco mozzo che funge da tavolino. Solo in fondo alla storia il quadro si allarga e si vede il loro soggiorno, o stanza dei giochi (in molte case i due ambienti coincidono). Anche questo, come nel primo libro, risulta pieno di dettagli interessanti ed esilaranti, considerato il contesto in cui ha luogo. 
Si può dunque dire con una certa sicurezza che Jörg Mühle si sta divertendo assai nel costruire la sua 'scatola scenica'. Ma non solo. 
Qui ancora più che nel primo episodio, la cura è nel sottile ma efficace gioco di sguardi e posture che "il regista" fa assumere ai tre protagonisti.


Parrebbe scontato che l'oscar come miglior attore non protagonista vada al tasso. 
Quasi del tutto muto, le poche battute che deve dire fanno di lui l'ago della bilancia. 
Tanto sono teatrali e melodrammatici gli altri due, tanto lui lavora sul suo pubblico con gesti e occhiate molto misurate. Da grande attore quale dimostra di saper essere. Attraversa la scena con discrezione, ma ciò nonostante i suoi piccoli gesti sono di una eloquenza potentissima. 


Come è vero che a togliere si fa meglio che ad aggiungere! 
Questa capacità di far parlare i corpi Jörg Mühle dimostra di averla come sua cifra, ma qui un po' di più di sempre. Lo testimonia una delle scene iniziali, che poi si rivela la miccia che accende l'ira della donnola. La testa dell'orso che non si gira neanche nel rivolgersi a lei e lo sguardo perplesso, ma anche lievemente imbarazzato, del tasso, valgono davvero tutto il libro. 


E qui si può aprire l'altra questione relativa al testo. 
Infinitesimali sono le parti descrittive: la frase iniziale che funziona come la panoramica prima dei titoli di testa in moltissimi film e pochissimo altro. Il resto è dialogo, costruito sul botta e risposta tra i due contendenti. Tanto più si accendono i toni, tanto più il carattere tipografico lo segna e tanto più i loro corpi diventano specchio dei loro rispettivi stati d'animo. Braccia conserte, soprattutto.


E Tasso? 
Lui li guarda sempre più scettico, salvo poi giganteggiare sul finale! 

Carla 

Noterella al margine. Volutamente si è deciso di tacere sulla questione di fondo, ovvero la difficile arte di essere amici dispari, senza che questa circostanza sfoci in alleanze e preferenze. E comunque parrebbe fatto acclarato che Jörg Mühle abbia una magnifica ossessione per il numero TRE.

mercoledì 20 marzo 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

NOVE DETTAGLI E UNA SCOIATTOLA

Agrifoglio, Matthew Cordell (trad. Maria Pia Secciani) 
Edizioni Clichy 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"'Agrifoglio! Ho bisogno di te' chiama la mamma dalla cucina. 
Oh no, pensa Agrifoglio. Ogni volta che la mamma ha bisogno di lei, le chiede di fare qualcosa di cui Agrifoglio ha paura. 
'Nonna Quercia ha preso una terribile influenza' dice la mamma.
'Questa zuppa l'aiuterà a rimettersi. Puoi portargliela, per favore?' 
Agrifoglio ci pensa un attimo. 
'No, mamma!' dice 'Non posso!' 

La ragione è sempre la solita. Lei è una scoiattola che ha paura di tutto, quindi l'idea di attraversare la foresta di Pungitopo l'atterrisce. Va detto anche che quella foresta spaventerebbe chiunque... 
Ma la mamma è irremovibile: Nonna Quercia è molto malandata e lei non può muoversi di casa perché ha in preparazione un'altra delle sue famose zuppe, per Zia Acero che ha l'orticaria. 


Agrifoglio così, con la ghianda portazuppa perfettamente chiusa, indossa la sua mantellina rossa un po' sdrucita e si mette in cammino. Non prima di aver fatto un grande respiro di autoincoraggiamento.


Comincia così il suo viaggio verso Nonna Quercia e, come la scoiattola temeva, il percorso è pieno di imprevisti e qualcuno di questi potrebbe essere anche pericoloso. Dal coniglio incastrato tra due pietre e un po' ladro, dalla poiana rapitrice e dolorante, per non parlare del rospo troppo vecchio e troppo goloso...
Ciò nonostante, la missione deve essere compiuta. E si compirà, perché Nonna Quercia ne ha proprio bisogno... 

Matthew Cordell non è un autore che amo a prescindere. Mi preoccupa sempre un po' la sua tenerezza che alle volte mi è parso abbia sconfinato verso la sdolcinatezza: uno sguardo un po' troppo languido nei confronti delle relazioni parentali. Ma Matthew Cordell è nello stesso tempo un grande autore a cui dobbiamo libri belli come Un lupo nella neve che ha vinto, tra gli altri, la Caldecott Medal nel 2018. E ancora L'isola dell'orso. E adesso Agrifoglio. 
Quella scoiattola in copertina, che si gira verso il lettore con uno sguardo incerto e titubante, con la sua ghianda stretta fra le mani, è chiusa in una cornice che fa eco alle copertine di una precisa tipologia di libro, da Potter a Barklem, ossia alle storie di piccoli animali nel bosco, realizzate secondo il canone classico della tradizione inglese. Ottimo inizio.


E infatti tutta la storia della piccola Agrifoglio, un applauso per aver tradotto Evergreen in Agrifoglio, è di fatto il racconto di una piccola e timida abitante del bosco. La sua mamma prepara zuppe taumaturgiche, oltre che buonissime, e scaldacuori per tutti ed è benvoluta dall'intera comunità. 
Come abbiamo già avuto modo di sottolineare per L'isola dell'orso, Cordell racconta anche qui un piccolo percorso di crescita di un piccolo alla conquista di una sempre maggiore fiducia in sé. Dopo la bambina con i lupi e la bambina con l'orso, Cordell le dà sembianze da scoiattola. Anche lei, come le sue sorelle maggiori, ha un problema di partenza e come loro, una volta arrivata in fondo al racconto, lo avrà in qualche modo messo alle spalle. 
La cosa di cui mi piacerebbe ragionare, non è tanto il risultato finale, quanto piuttosto il percorso fatto per arrivarci. Ed in particolare, non tanto le prove che la piccola e coraggiosa scoiattola affronta di volta in volta, ma alcuni dettagli, diciamo così, formali e il loro uso strumentale nella narrazione. Dettagli che potrebbero giocare un ruolo rilevante per rendere Agrifoglio e la sua storia, indimenticabile.


Il primo dettaglio è la nomenclatura. Da Agrifoglio in giù, mi sembra tutto un fiorire di bei nomi che hanno, senza parere, il compito di rendere il contesto ancora più solido e delineato: foresta di Pungitopo, valle delle Lumache, Nonna Quercia, Zia Acero, Groviglio (coniglio), Bragia (poiana nelle mani della traduttrice toscana e devota a Dante), Nonno Rametto e pronipote Spruzzo (rospi). 


Secondo dettaglio, la zuppa. Cordell la fa cucinare in un classico paiolo sul fuoco di un camino e la descrive come gustosa e magica perché ha il pregio di scaldare chi ha freddo, di tener su chi ha sonno, di far felice chi è arrabbiato. E naturalmente guarire chi è malato. Ma a parte questo preambolo, la zuppa diventa, per tutto il racconto, l'oggetto del desiderio. Tutti ne sentono il profumo, tutto la vorrebbero per sé. Diventa coprotagonista con Agrifoglio che la difende in modi diversisissimi da attacchi ogni volta differenti.. 
Terzo dettaglio, il contenitore per il trasporto della zuppa. Visto che la zuppa è di fatto il centro della narrazione, Cordell ci si dedica parecchio e la fa custodire dentro una ghianda cava su cui si avvita il coperchio, ossia la cupola che ogni ghianda di quercia ha in cima. 


Quarto dettaglio, l'abbinamento tra l'animale che incontra e la prova di coraggio che implica. L'aria e le spine per la poiana, l'acqua e il salto per il rospo, fino a quelle prove su cui il testo tace, ma che l'illustrazione racconta. 
Quinto dettaglio, i ragionamenti lampo che si affacciano nella testa di Agrifoglio: un vero spasso! 
Sesto dettaglio la palette di colori dominante, con quel rosso stinto che è un simbolo o un segno di riconoscimento. 
Settimo dettaglio, il sonoro. Parrebbe che Cordell proprio non sappia fare a meno delle onomatopee da fumetto... 
Ottavo dettaglio, la divisione in capitoli, che oltre a fare ordine nella sequenza delle scene richiama ancora una volta le composizioni più classiche. 


Nono dettaglio, il colpo di teatro finale che contiene in sé la bella sorpresa sui cui occorre tacere, ma anche la constatazione che quella scoiattola sia davvero una super scoiattola se riesce a fare quel che fa! 

Carla