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venerdì 5 giugno 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CRIMINI DI GHIACCIO

Pia, Pepe e i ladri di biciclette, Marie Hüttner (trad. Valentina Freschi) 
Emonsraga 2026 


NARRATIVA PER MEDI (dai 10 anni) 

" 'Santo cielo, avrò chiamato Lore sul cellulare almeno dieci volte, ma non risponde. E cinque volte sul numero di casa. Hai idea di quanto fossimo preoccupati? State bene? È successo qualcosa? Perché hai risposto tu al telefono e non Lore?' 
Era una buona domanda. Un'ottima domanda. Dovevo dire la verità? Ovvero che nonna Lore era sparita senza lasciare traccia? Cosa sarebbe successo? Papà e Tanja avrebbero fatto subito dietrofront e sarebbero sfrecciati dalle Alpi fino a Klein Funkenwalde e, quando sarebbero arrivati, probabilmente la nonna sarebbe saltata fuori già da un pezzo. Ma ormai sarebbe stato troppo tardi e io avrei dovuto ripartire con loro e salutare nonna Lore dal lunotto posteriore e guardarla diventare sempre più piccola davanti alla sua bellissima casetta gialla." 

Breve antefatto: Pia, undici anni, è appena arrivata nel paesino dove vive sua nonna per trascorrere con lei un po' della sua estate. Sua madre è irraggiungibile in una delle sue settimane di digital detox (da cellulari e altri device). Suo padre è in vacanza con la sua nuova fidanzata che Pia detesta. 
Il problema è che alla stazione non c'è nessuna nonna Lore ad aspettarla, e anche a casa sembra non esserci. 
Così Pia, dopo quattro lunghe ore di attesa nella sala d'aspetto, si fa coraggio e cerca di arrivare da sola alla casa della nonna. Con un po' di scaltrezza, entra e l'unico ad accoglierla è il gatto Sbaffo. Della nonna, appunto, nessuna traccia. Scatta in questa ragazzina la sindrome da detective (della serie Crimini di ghiaccio lei non si perde neanche un episodio) e, con il taccuino e una buona dose di capacità deduttive, ma soprattutto facendosi coraggio da sé, prova a trovare una logica per quella insolita situazione. 
E - ancor di più - cerca di salvare la sua idea di vacanza lontano da mamma e papà e addentelati, mentendo alla grande. E anche un po' rubando.
Questa è la sua rocambolesca, avventurosissima e bugiardissima settimana, in cerca di sua nonna. Ma è anche una storia gialla, in cui lei, con il pedante ragazzino vicino di casa, prova a risolvere l'intricato caso delle bici rubate, che con ogni probabilità è alla base di tutta questa inarrestabile baraonda. 

Il punto di partenza di questa storia contiene in sé tutti gli ingredienti di una buona storia avventurosa: l'imprevisto, ossia qualcosa che non accade come pianificato; l'età della protagonista, undici anni è età perfetta;  il suo essere da sola in un luogo conosciuto, ma non del tutto, e neanche tanto grande; la agognata lontananza dei genitori e soprattutto la grande difficoltà a essere raggiunta da uno di loro nell'immediato; l'impossibilità di fare marcia indietro e tornare al punto di partenza. 
Su questo intreccio di fattori si appoggia l'intraprendenza della protagonista. 
"So che posso farlo" è il motto di Harusha Mikaro, una famosa scalatrice, uno dei miti indiscussi di Pia. Così, vista la situazione, lo fa diventare all'istante anche il suo (e di sua nonna), di motto: spegni la paura, accendi il coraggio! 
Come da canone, a Pia si affianca dopo poche pagine un socio, e come da copione si tratta di un suo coetaneo, maschio e lievemente pedante, che altri non è che il vicino di casa della nonna. Con lui, sebbene non goda - almeno non subito - della fiducia della ragazzina, Pia condivide la passione per risolvere i misteri. Ma, come da canone, se al principio i due si guardano con sospetto, dopo un altro po' di pagine si alleano, pur non smettendo mai del tutto di battibeccare tra loro. 
Altrettanto canonico è l'animale, il gatto della nonna, Sbaffo, che funziona come una sorta di transfert nei confronti della signora, assente ingiustificata. 
Intorno a tutto questo ruotano come satelliti due fattori. 
Il primo: un'evidente passione da parte della protagonista per gli stereotipi da kolossal cinematografico, cui lei attinge appena può per immaginarsi finali della sua storia pieni di pathos: tramonti indimenticabili, addii lacrimevoli... cose così. 
Il secondo: una certa tendenza a sfociare nell'inverosimile quando entriamo in contatto con l'immaginazione di Pia, per esempio per spiegarsi l'assenza della nonna. 
Se al principio si potrebbe rimanere basiti delle ipotesi che lei formula per dare un senso a questa inspiegabile assenza - nonna Lore è chiusa nel bagno del parrucchiere perché non le piace il taglio; si è dimenticata del mio arrivo ed è partita per i Caraibi; è caduta dal ciliegio e, con la mano rotta, va dal medico e rimane bloccata nello studio, dopo la chiusura... Ebbene, con l'andare avanti ci si fa l'abitudine e nulla o quasi ci sembra più tanto inverosimile. 
In questo alternarsi di realtà vera e fantasie spinte, fanno capolino un paio di cose interessanti.  
La prima: nonna Lore compare solo intorno a pagina 200, ma noi di lei sappiamo tutto grazie ai racconti di Pia. Divertente conoscere un personaggio attraverso gli occhi di un altro... 
La seconda: la lettura intelligente che detta nipote fa di ciò che la circonda. È una ragazzina nel contempo visionaria, ma anche molto attenta a leggere i dettagli e interpretarli: uno su tutti, le saponette asciutte nel bagno che per lei sono, giustamente, sintomo di qualcosa… 
La storia gialla, che si intreccia con la settimana 'in solitario' di Pia, è, in sé, poca cosa ed è lì solo come strumento per mettere alla prova i semplici ragionamenti e le successive deduzioni di due ragazzini piuttosto svegli, ma soprattutto è lì per far succedere ciò che succede e per dare modo alla tensione di non mollare mai del tutto. 
Ecco perché un libro fatto praticamente solo di cose che accadono sarà una lettura riposante da fare d'estate.

Carla

lunedì 3 marzo 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CA-DUNC!

Il Commissario Gordon - Un caso in ogni caso, Ulf Nilsson, Gitte Spee 
(trad. Laura Cangemi) 
Lupoguido 2024 



NARRATIVA ILLUSTRATA (dai 6 anni) 

"Il letto era grande e, sotto le coperte, la commissaria Buffy era piccola come una girandola alla cannella. 
Buffy era una topolina, e aveva zero anni. Ed era lei a occuparsi di tutto ora che il vecchio commissario Gordon era via, in vacanza. Una vacanza molto lunga, in effetti... 
D’un tratto un rumore sul vetro ruppe il silenzio della notte. Grat grat, come se un animale selvatico affamato cercasse di entrare. 
Buffy si svegliò subito e si rizzò a sedere nel letto. Fuori dalla finestra si vedeva una grossa creatura informe che barcollava nell’aiuola. Si sentivano grugniti e mugugni. Buffy si alzò in fretta e andò alla porta in punta di piedi." 

In quel commissariato ai margini del bosco, dove la luce è sempre accesa, come a dire che, se qualcuno ne avesse bisogno, la polizia è sempre a disposizione, dove la commissaria dorme nel suo lettone al centro dell'unica cella che è sempre aperta perché non ce n'è mai stato bisogno di rinchiuderci qualcuno, dove dentro l'armadio, chiusi a chiave, ci sono sfollagente e pistola...ecco intorno proprio a quel commissariato dove ora l'unica poliziotta in servizio - la topolina Buffy - sta dormendo sodo, si sentono strani fruscii. 
Lei si sveglia e si mette all'erta. Ma, nonostante sia bravissima nel suo mestiere, un po' di timore lo prova anche lei e un po' le manca la presenza del suo vecchio collega - il commissario Gordon - con cui ragionare su quello che sta succedendo. 
Lui, da tempo, si è ritirato nella sua casetta in riva all'acqua dove va a pescare senza amo. Buffy parte per andarlo a cercare e discutere con lui di fruscii notturni e insieme sulla via del ritorno scoprono un nuovo vero caso da risolvere: la maestra con tutti i suoi piccolini è agitatissima perché due di loro sono spariti! Mancano all'appello nell'allegra combriccola Evert, lo scoiattolino e Karin la coniglietta. Sono spariti loro, i loro zaini e i loro bastoni da passeggio (quindi si può già escludere che sia stata la volpe a mangiarseli...). E sparito è anche il Libro del contadino. 


Questa è la storia di come due abili commissari, un rospo anziano a una topolina di anni zero, cercano di risolvere il complicato caso. Ma è anche la storia di come si risolve il caso dei fruscii notturni. 


Ed è pure la storia di come in ogni nuova impresa il sentirsi parte di una squadra sia più confortante dell'idea di affrontarla da soli: dall'agricoltura al lavoro di indagine, la cosa non cambia. 

I libri di Ulf Nilsson in Italia arrivano con il contagocce, ma arrivano. Fortunatamente. 
Due case editrici benemerite se ne stanno occupando. Da una parte Iperborea, apripista e scandaglio attentissimo alla letteratura scandinava da sempre, ha pubblicato Tutti i cari animaletti, uno dei migliori libri che abbiano raccontato di morte con la dovuta onestà e garbo, visto che è a dei bambini che si sta parlando. E dall'altro Lupoguido, che ha scelto meritoriamente di pubblicare la sua serie sull'ispettore Gordon. 
Già tre titoli : Il Commissario Gordon e le nocciole scomparse (2023); Il Commissario Gordon L'ultimo caso? (2024) e da non molto Il Commissario Gordon Un caso in ogni caso (2024). 
Se del libro Tutti i cari animaletti in più di un caso c'è stata occasione di dirne ogni bene, considerandolo un esempio emblematico su come si possano affrontare argomenti difficili a patto di saperli infilare in una buona storia, al contrario di Gordon, colpevolmente, si è taciuto finora. 
Forse val la pena mettere subito in chiaro che il valore di questo scrittore di culto anche quando scrive di Gordon non è minimamente messo in discussione. Anzi. 
Si può al contrario sottolinearne ancora una volta la sensibilità nell'aver creato una serie dedicata ai primi lettori. 
Le serie, per struttura, sono oggetti interessanti. 
Credo che per un piccolo lettore sia molto confortante ritrovarsi in un mondo conosciuto, tra vecchi amici di carta, si sentirà anche sollevato nel non dover ricostruire a ogni nuova storia l'intero contesto. Le atmosfere che si ripropongono, certe routine sarà un piacere vederle ripetersi con cadenza regolare: gli appunti di Gordon, i suoi dolcetti e il suo tè, i motti che vengono validati, secondo un preciso rituale, con il timbro, ca-dunc. 


Sarà contento e si sentirà un po' come a casa. Che quando stai leggendo per le prime volte, è una bella sensazione. 
Nello stesso tempo, con il fatto che caratteri e personaggi sono ormai noti, potrà dedicarsi con più entusiasmo alla risoluzione dei vari casi polizieschi. Che polizieschi lo sanno essere veramente e non si limitano a scimmiottare un genere che è di norma affare per più grandi. 


In questo ultimo libro per esempio, la sparizione di due piccoli innesca una sequenza interessante di riflessioni sull'aspetto sociale che una situazione del genere porta con sé. In questa prospettiva il coinvolgimento dell'intera comunità mi pare una questione davvero interessante da mettere all'ordine del giorno di una possibile conversazione tra grandi e piccoli. 
L'altra grande capacità che va attribuita a Nilsson sta nel modo in cui delinea il contesto e i suoi personaggi, in particolare i due commissari Gordon e Buffy. Nel farlo va ad esplorare quello che è il loro/nostro mondo emotivo, con rabbie, debolezze, prove di autostima, capacità di perdonare e via andare. 
Nel farlo non offende mai l'intelligenza dei suoi lettori, con l'essere didascalico o retorico: fa succedere, o non succedere, le cose, descrive luoghi e abitudini con la consueta grazia, ossia portando il lettore a percepire per deduzione certa serenità diffusa. Sottilmente ironico, largamente affettuoso, con pochi dettagli messi in elenco è in grado di creare il necessario spessore di caratteri e situazioni. 
Insomma, questa percezione piacevole che si prova nel ritrovarsi fra conoscenti si riverbera nelle illustrazioni di Gitta Spee.


Le sue tinte pastello, i contorni morbidi, le sfumature ovunque, certa dolcezza che dedica alle rotondità di Gordon e certa esilità che distingue Buffy in camicia da notte oppure con l'ambito berretto in testa, contribuiscono a rendere tutto così tanto accogliente, da non voler mai chiudere il libro per andare a fare altro. 

Carla

venerdì 3 novembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO SI DICE, AVERE I NUMERI

I numeri felici, Susanna Mattiangeli, Marco Corona
Vanvere Edizioni 2017


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Tutti dicono accidenti, dieci anni.
E infatti non è una cosa che fai così, nei ritagli di tempo. Io per esempio ci ho messo 3652 giorni fitti fitti a compiere dieci anni, perciò sì, accidenti. Tremilaseicentocinquantadue giorni. Il due alla fine è per i due anni bisestili che ci sono in mezzo. Il 10 è un numero felice. Sul serio. Io queste cose le so, un po'.
Funziona così: tu prendi un numero, per esempio il 10, appunto; poi moltiplichi ogni cifra per se stessa e viene: 1x1=1 0x0=0.Dopo fai la somma di ogni risultato e se alla fine ti rimane 1, allora quel numero, per motivi suoi, è felice."

Tina è sull'orlo dell'estate e del suo decimo compleanno. Ha una madre che di professione è suggeritrice di risposte, che resterà in città con il suo fidanzato pasticciere; un padre lontano che fa il matematico, ma sta arrivando per portarsela via per un po' dalla città; un paio di amici cari con cui condivide ancora l'assolato parchino di zona e una manciata di punti fermi nel quartiere dove vive: il fotografo e il vecchio Giovanni, che silenzioso rimugina sulla sua imminente fuga. E adesso ha anche Felice, creatura grande e pelosa.
Da questo libro si viene a sapere che esistono infiniti numeri felici (il 7 è uno di loro: 7²=49 4²+9²=130 1²+3²+0²=10 1²+0²=1 e il gioco è di nuovo fatto). E si sa anche che Tina ha i suoi personali: il 7, appunto, il numero dei suoi pesci rossi, lo 0547 il numero 'di matricola' nell'ospedale dove è nata, il 99 sul berretto di Giovanni, 83 gli anni che ha Giovanni e 26 che è il numero delle persone intervistate per capire che fine ha fatto ora Giovanni con la sua testa spelacchiata.
La sua, di Tina, una vita piena di numeri, come quella di ognuno di noi, con la differenza sostanziale che nessuno di noi ci mette troppo la testa sopra. Lei invece sì. Non è un caso che suo padre sia un matematico: la testa di questa ragazzina pensa e immagina e ragiona h24 e i numeri sono il suo criterio ordinatore. Di ogni fatto, di ogni luogo o persona lei cataloga e memorizza l'essenza numerica. In questo che ha l'aria di essere contemporaneamente un libro, ma anche una sorta di taccuino personale (piccolo ed elegante in ogni dettaglio), tutto viene riportato con meticolosa precisione e ciò che ne deriva è un spassoso quanto eccentrico elenco di numeri importanti (felici o infelici) che non supera la doppia dozzina ma che racconta molto bene un tratto di vita di una ragazzina sveglia.

Susanna Mattiangeli non è una ragazzina, ma è sicuramente sveglia. Per questa ragione, ma anche per sensibilità e per un insopprimibile gusto per il pensiero divergente riesce a concepire spesso libri inaspettati. Lontani anni luce da ogni ombra di retorica, i suoi testi sanno essere ficcanti, e nello stesso tempo sfuggenti, sanno cogliere punti di vista originali, danno della realtà una lettura sempre aperta e piena di spunti di riflessione non convenzionali. 
Il registro che le calza a pennello è, a mio avviso, il catalogo, oggetto narrativo interessante per essere nel contempo 'cornice' e 'moltiplicatore' di elementi. Qui, I numeri felici, ne sono un ulteriore esempio, anche se una trama silenziosamente si tesse all'interno dell'elenco dei numeri importanti per Tina. 
L'indubitato talento di Susanna Mattiangeli nel saper raccontare il modo di pensare di una giovane mente credo abbia molto a che fare con l'insopprimibile bisogno dei più piccoli di 'ordinare' (di catalogare) la realtà. E allora ben venga il catalogo delle parti che costituiscono una maestra, il catalogo che racconta chi siano gli altri, o ancora il catalogo affettuoso che una madre stila nel descrivere ad altri gli elementi identitari della sua bambina Anna, persa tra i mandarini del mercato.
Ma qui c'è anche dell'altro.
Non so dire se dipenda da un mio voler a tutti costi vedere oltre, ma mi pare si possa cogliere in questo libro una sorta di carezza a posteriori nei confronti della categoria dei padri: uno strambo corto circuito di una bambina che con la sua voce dei dieci anni, da grande si concede un gesto di affetto, forse un ultimo saluto o un attestato di riconoscenza.
Davvero non so dire cosa me lo faccia dire, ma non riesco a non vederla che così. E non so dire neanche se, accanto alla bella idea di partenza di raccontare una porzione di infanzia attraverso alcune cifre, questa delicatezza nel saper dire molto più di quanto le parole stesse possano fare siano i due elementi che hanno mandato avanti questo piccolo libro tra i finalisti di molti ambiti premi.
Ma mi piace pensarlo.

Carla