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venerdì 11 settembre 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

A PENSARE QUALCOSA DI CARINO 

Mumin e il cappello del Gran Bau, Alex Haridi, Cecilia Davidsson, Cecilia Heikkilä 
(trad. Alessandra Scali) 
Iperborea 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Dopo una notte di tempesta la Valle dei Mumin si svegliò alla luce di un mattino radioso. Un venticello gentile danzava sulle colline, e il cielo era blu fino all'orizzonte. A ovest c'era il mare, a est il fiume che si snodava tra le Montagne Solitarie e a sud un filo di fumo si innalzava dal camino della Casa dei Mumin, perché Mamma Mumin aveva messo su il caffè per la colazione. 
Mumin e i suoi amici erano già fuori. Volevano dare un'occhiata in giro per la valle, perché non si sa mai cosa si può trovare dopo una grande tempesta." 

La squadra è composta: Mumin, Grugnina, Tabacco, Sniff e, avvinghiata caparbia al suo collo, c'è la piccola Mi. Ciascuno alla ricerca di qualcosa di davvero speciale: Mumin è il più fortunato perché trova un magnifico cilindro nero sul greto del fiume. Nonostante il prudente Tabacco lo sconsigli, lui lo porta subito a casa per regalarlo al suo papà che lo indossa, ma è troppo grande per lui. La piccola Mi suggerisce di usarlo come cestino della spazzatura: l'idea piace a Mamma Mumin, così quello sembra un innocuo cilindro accoglie al suo interno il primo rifiuto, ossia i gusci d'uovo della colazione. 
Basta un soffio e dal cilindro cominciano a uscire magnifiche nuvolette bianche sulle quali gli amici, increduli, si arrampicano per vedere il mondo da una prospettiva diversa... Tutto il pomeriggio passa svolazzando e quando è ora di tornare, le preziose nuvolette vengono nascoste nella legnaia per poterci giocare di nuovo il giorno dopo. 
Ma al mattino, all'apertura della porta, le nuvolette PUFF! Aveva ragione Tabacco, quel cilindro ha dei poteri... 

Nel 1990 Donatella Ziliotto pubblicava per Salani Il cappello del Gran Bau, il primo dei nove racconti lunghi di Tove Jansson dedicati ai Mumin. 
Il cappello del Gran Bau, va detto, segna l'esordio italiano dei Mumin, ma non è la prima storia che Tove Jansson dedica ai suoi personaggi. Ma di questo si è già detto altrove. Tuttavia, in tutti coloro che di Mumin e, più in generale, di grande letteratura dal Nord si sono occupati, il titolo Il cappello del Gran Bau fa venire un brividino di piacere misto a nostalgia. 
Così anche adesso che ne esce la versione per i più piccoli, una riscrittura felice di quella originale di Jansson, il brividino parte comunque. 

Tove Jansson, Il cappello del Gran Bau, Salani

Nel Cappello del Gran Bau, in realtà l'inizio è lievemente diverso: ci sono due paginette e mezzo in cui Tove Jansson racconta di una grigia mattina in cui la neve comincia a cadere. Con la prima neve i Mumin vanno in letargo, infatti all'interno della loro casa Mamma Mumin ha appena preparato i letti di ciascuno con le coperte pesanti. E ora assegna i posti: Mumin dormirà in soffitta con il piccolo Sniff nella camera a ovest. Alle proteste di Mumin perché Sniff russa tremendamente e preferirebbe come compagno di sonni Tabacco, la Mamma accomodante risponde: Tabacco e Mumin nella camera a ovest mentre Sniff dormirà in quella a est... Dopo la cena a base di aghi di pino, tutti - parole testuali delle due magnifiche traduttrici - "ognuno si infilò nel proprio letto, scavandosi una comoda cuccia, si tirò le coperte fino alle orecchie e si mise a pensare a qualcosa di carino." 
Si tratta davvero di poche righe che però hanno la capacità di trasmettere ai lettori quel senso di pace e calore diffuso che attraverserà i successivi libri della saga. 
In queste riscritture per più piccoli, succedono due cose necessarie. 
La prima: si riduce il numero dei personaggi per rendere più agevole seguire il racconto anche da parte dei più piccoli. 
La seconda: neanche un cincino di quell'atmosfera 'affettuosa' si perde, ma se nel racconto radice sono principalmente le parole a creare quell'atmosfera, nel racconto ramoscello invece sono le immagini che hanno lo spazio maggiore per di veicolare queste emozioni. 


E a proposito delle figure. 

Tove Jansson, Il cappello del Gran Bau, Salani

All'epoca della scrittura del Cappello del Gran Bau la stessa Jansson aveva sterzato rispetto all'esordio di La grande pioggia e poi L'arrivo della Cometa: tanto nell'illustrazione che non è più a pennello, ma a china a breve tratteggio, quanto nella storia e nell'ambientazione, che smussa le asperità dei pericoli e delle tragedie incombenti (da cui tutti poi escono sani e salvi, ovviamente), e si fa più morbida e accogliente. Lo stesso Gran Bau dagli occhi di rubino, peraltro anche arrabbiato per il furto subito, si addolcisce davanti alle irresistibili frittelle di Mamma Mumin: addirittura una carriola piena! 
Nel racconto ramoscello il Gran Bau continua a essere un po' spaventoso, ma meno dell'oscuro figuro in groppa a una pantera. 
È un fatto che nel racconto ramoscello spetta soprattutto alle immagini il compito di addolcire. Così compaiono i colori con una palette sempre attenuata: tenui verdi e ocra e rossi un po' spenti. Spesso tavole doppie che contengono il testo, talvolta piccoli bozzetti che si alternano a immagini in bianco e nero che sono il diretto anello di congiunzione con il libro radice. 


Con esso condividono anche alcune immagini di forte impatto, per esempio il piccolo Mumin e il suo amico Tabacco seduti sul parapetto del ponticello di legno oppure Mamma Mumin che guarda perplessa la giungla crescerle attorno... 

Tove Jansson, Il cappello del Gran Bau, Salani



Ma se guardiamo le immagini della festa, nel ramoscello per i più piccoli capiamo che quel qualcosa di carino di cui si leggeva nel libro radice è lì. 


Ed è per tutti! 

Carla

venerdì 20 febbraio 2026

LA BORSETTA SIRENA (libri per incantare)

"GUARDA, CI SONO MIRACOLI OVUNQUE"...

Poesie d'inverno
, Sabrina Giarratana, Sonia Maria Luce Possentini 
AnimaMundi 2026 


POESIA ILLUSTRATA 

"La sera d’inverno, spento il camino
 il nonno nella casa di campagna
 ci accompagnava in una cameretta 
dove dormiva quando era bambino 
di grande aveva solo una finestra 
che guardava su un giardino incantato 
ci metteva insieme in un lettino 
ci rimboccava gelide coperte 
e ci diceva di abbracciarci forte 
che ad abbracciarsi forte passa il freddo." 

L'unica cosa che si può fare con la poesia è quella di farla entrare se ti accorgi che bussa o cerca di aprire la porta con la sua chiave. Chi gliela ha data? Allora quella poesia è per te, e quindi è poesia. 
Questo l'ho imparato di recente da un poeta. 
Il gioco è molto facile: se quel che leggi ti tocca, se te ne accorgi che qualcosa sta entrando, ecco quella poesia ti riguarda. 


Le poesie di Sabrina Giarratana, non saprei dire per benino il perché, ma io le sento spesso bussare nella mia testa. Non oppongo resistenza e loro entrano e si accomodano. Piccole cose, dettagli, sensazioni che sono riconoscibili da me che le sto leggendo, sono le chiavi che usa per aprire. 
Sono certa di non essere speciale, quindi posso immaginare che anche ad altri capiti lo stesso. 
In questo preciso libro Sabrina Giarratana è insieme a Sonia Maria Luce Possentini. Hanno talvolta fatto tratti di strada assieme e già una volta dentro Anima Mundi (Poesie nell'erba), una piccola casa editrice di Otranto che ha un orecchio attento alla poesia. 


Di nuovo Anima Mundi? Siamo al terzo post nell'arco di un mese. 
La cosa che accade dentro Poesie d'inverno è questa: si susseguono trenta poesie che hanno a che fare con l'inverno e con la percezione che di questo tempo possiamo avere. Per ognuna di loro Sonia Maria Luce Possentini ha costruito uno scenario, o una creatura che la abita. Un pugnetto di animali: la più bella tra loro è la volpe che esce da un buio indefinito e buca il foglio. Un pugno di ragazzini: una che dorme con la testa sul banco, uno che ride contento, tre fratelli nella neve fresca. Spesso di spalle o di profilo, non sono loro i veri protagonisti. Lo sono invece le ombre, i grandi cieli, gli orizzonti, la nebbiolina perenne, l'indefinitezza della natura che riposa: la cifra che preferisco di Sonia Maria Luce Possentini. La campagna, i cieli che si aprono, i ghiacci che si sciolgono nell'acqua che anche sul foglio crea disegno. 


Nei versi come nelle immagini c'è la neve e c'è il silenzio, c'è la nebbia che nasconde, ci sono i rami spogli e qualche foglia o fiore secchi, c'è il ghiaccio, le stalattiti, c'è il disgelo nel canneto. Ci sono le tane di chi si nasconde e in silenzio aspetta o dorme, ma c'è la resistenza di chi non dorme: il pettirosso, la piccola volpe affamata e la ragazza che studia al buio di una candela, ma ci sono anche quelli che dell'inverno conoscono la fatica, la bambina che dopo il gelo dei lavori e del tragitto da casa a scuola si addormenta al tepore che trova in classe. 
C'è la nostalgia per chi se ne è andato tanto tempo fa e che vien fuori di più quando c'è da festeggiare. C'è tanto la campagna e anche un po' di mare deserto, ma c'è anche un po' di città, i portici di Bologna e un semaforo a Milano chissà, laddove comunque un po' di inverno può essere riconoscibile e risuonare, anche se tra case e palazzi, tra macchine e tram. 
Ciascuna di queste poesie porta in sé una sensazione: le lenzuola gelide delle case dei nonni, la fatica di camminare nelle impronte di chi ha le scarpe più grandi delle tue, il piccolo dolore cercato nello sfiorare il pungitopo, il naso di un cane che ti ha riportato a casa. 


Alcune di queste poesie contengono, oltre al loro proprio mistero, evidenti tracce di suggerimenti da fare propri, per attraversare gli inverni, veri o metaforici che siano. Uno su tutti:  

È una goccia di rugiada ghiacciata 
è un dolore che si è cristallizzato 
certe volte il cuore, irrigidito 
e se non sente più niente di vivo 
allora bisogna avere pazienza 
prendersi cura del freddo che ha dentro 
scaldare il suo battito, e attendere 
ci vuole tempo per tornare al mondo 
tornare a battere con l’universo 
tornare fresco come un filo d’erba. 

 Carla

lunedì 1 dicembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

E FUORI INTANTO NEVICA

Pikkeli Mimù
, Anne Brouillard (trad. Manon Le Bourg) 
Babalibri 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Pikkeli Mimù abita in una casetta in mezzo alla Grande Foresta. 
'Andrò a fargli visita' decide Killiok. 'Se parto presto, arriverò nel tardo pomeriggio. Camminerò sul lago ghiacciato, così farò più in fretta. Poi però la situazione si complica. 
Non devo perdermi nella foresta. La notte cala velocemente. Forse dovrei chiedere a Veronica di accompagnarmi.' 
'Ma ora devo occuparmi della torta e trovare un regalo per Pikkeli Mimù. E poi nevica ancora. Me la caverò da solo.'" 

La prima neve dell'inverno è arrivata. 
Ed è per questo che Killiok ha guardato il calendario, accorgendosi così che il giorno dopo è il compleanno del suo amico Pikkeli Mimù. 
I preparativi occupano l'intera serata, mentre fuori nevica. E il mattino dopo, ancora prima dell'alba Killiok si mette in cammino tirandosi dietro il suo slittino dove ha messo il bagaglio: la torta, il regalo, un sacco a pelo e un po' di provviste per il viaggio. 
Il tragitto è lungo: deve attraversare la foresta ed è titubante e prudente perché non vuole perdersi. Quando sorge il sole tutto sembra più facile, ma se si guarda intorno tutto gli sembra uguale... 
E in inverno le giornate sono corte, ma fortunatamente al calar del sole è la luna a rischiarargli un po' il sentiero e le tracce di sci e l'odore di legna bruciata lo rassicurano. 
Una casetta nel mezzo della foresta, una finestra illuminata, due figure conosciute all'interno: buon compleanno Pikkeli Mimù! 

Piano piano i libri di Anne Brouillard arrivano anche qui. 
Questo è il quinto che viene pubblicato in Italia. 
Senza grande clamore le sue storie prendono posto sugli scaffali delle librerie (nelle case, nelle biblioteche) e aspettano solo che qualcuno le racconti. 
Per farlo occorre un tono di voce pacato, una situazione di lettura tranquilla, intima. Magari un divano o qualche cuscino sparso e un tappeto a disposizione: un bambino o un pugnetto di bambini e un grande vicino con il libro aperto davanti. 
L'atmosfera dei libri di Brouillard questo richiede. 
Quella quiete che abita le sue storie deve potersi espandere e avvolgere tutto quello che respira intorno. Altrimenti della storia si perde il meglio, ovvero quel senso di tepore che fin dalla prima tavola è lì a invitare il lettore ad accomodarsi all'interno. 


Dentro la piccola cucina di Killiok, mentre lui è intento a preparare una torta, fuori con un cielo stellato e una distesa di neve che scricchiola, tra le betulle a fare merenda e infine nel tepore dato dalla stufa e dagli amici finalmente trovati nella casina isolata. 
Il lettore deve sentirsi proprio come si sente Pikkeli Mimù, ormai tornato solo, seduto placido tra le pareti di casa sua, con un nuovo legno che arde nel camino, un libro nuovo da leggere e una coperta calda che gli cinge le spalle, entrambi regali di compleanno. 
Ancora una volta i temi cari a Brouillard si riconfermano.


La natura come luogo ideale per ambientare le sue piccole e delicatissime storie. Un ambiente autentico che va esplorato con attenzione e con la dovuta e rispettosa cautela. Solo così ci si potrà sentire armoniosamente particella di qualcosa di immensamente più grande. 
La comunità di piccoli animali e bambini che la abitano lo sanno e per questo con l'ambiente che li circonda vivono in perfetta armonia. 
Ma l'armonia è diffusa anche tra loro. 


Si conoscono, sono amici affettuosi, si aiutano a vicenda, condividono il piacere di stare insieme e nello stesso tempo sanno rispettare i reciproci bisogni di solitudine e di silenzio. 
Ognuno di loro si è costruito un proprio 'nido', casetta o tana che sia, l'importante è che sia confortevole, accogliente e a propria misura. 
E con ciò si arriva al terzo grande elemento essenziale e imprescindibile per Brouillard. 
La casa di Killiok, che è il punto di partenza di questa storia, la casa di Pikkeli Mimù che invece è il punto di arrivo, sono entrambe lì a fare da guscio morbido e accogliente. 
E non solo per i due abitanti. 


Dalle loro finestre, o al loro interno, sono in grado di emanare calore e diffondere luce, hanno addirittura un odore da offrire al lettore: un aroma di torta appena sfornata (che si può riprodurre ogni volta che se ne ha voglia perché c'è la ricetta) e un odore di legna che arde. 
E fuori intanto nevica. E nevica. E nevica. 
Magnifico. 

Carla

venerdì 28 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PHILIPEDERIN

Amos Perbacco aspetta la neve
, Erin E. Stead, Philip C. Stead 
(trad. Cristina Brambilla) 
Babalibri 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Si versò un'altra tazza di tè e chiese di nuovo: 'Che notizie abbiamo oggi?' 
La radio rispose: 'Oggi ci sarà la prima nevicata!'. 
Amos indossò cappotto, sciarpa, berretto e le muffole più calde che aveva. Poi infilò gli scarponi... 
e uscì all'aperto, nella fredda e frizzante aria invernale.
Amos aspettò l'autobus numero 5, 'Mi domando quanta neve cadrà' si disse. 
In cuor suo sperava arrivasse almeno al ginocchio. 
Amos lavorò sodo per terminare i suoi lavori a maglia, stando attento ai dossi sulla strada." 

Dopo un'intera settimana di pioggia, finalmente la radio ha annunciato quello che Amos tanto spera: una bella nevicata. A lui piace molto la neve.


Pieno di speranza si reca come ogni mattina al suo posto di lavoro, guardiano dello zoo e con sé porta la sporta dei suoi lavori a maglia. Finisce gli ultimi giri di maglia proprio sull'autobus e poi, arrivato allo zoo, distribuisce ai suoi amici ciò che ha lavorato ai ferri fino a cinque minuti prima: cappello per l'elefante, sciarpa per rinoceronte, calzerotti per pinguino, gilet jaquard per gufo e copertina per tartaruga. 
Per tutto il giorno lui e i suoi amici stanno naso all'aria per veder cadere il primo fiocco. Ma niente. 
Le nuvole che passano non scaricano neve... Forse domani nevicherà. 
Ma la neve fa così: cade quando ne ha voglia e così, mentre tutti dormono, il primo fiocco viene giù e poi arriva il secondo. 
La mattina seguente tutto è imbiancato e gli amici possono finalmente fare quello che si fa quando la neve ti arriva al ginocchio: camminare nella neve fresca e lasciare grandi impronte, fare l'angelo sdraiati a terra, godersi il silenzio, pensare a riempire le mangiatoie di uccellini e scoiattoli e fare il tradizionale 'gufo' di neve. Ma c'è ancora spazio e tempo per fare l'ultima cosa, anzi le ultime due... 

Amos aspetta la neve perché la ama, noi aspettiamo Amos perché lo amiamo.


Questo è il terzo libro in cui il protagonista indiscusso è lui, quest'omino lungo e allampanato, un po' curvo, che va piano quando tutti corrono, che vive in una casa piccola circondata da palazzoni, che lavora a maglia e ha come amici gli animali di cui per contratto deve prendersi cura: un pinguino, un rinoceronte, un gufo, un elefante e una tartaruga. 
Ma che Amos sia sempre un po' controcorrente lo si capisce anche nel suo rapporto con gli animali: loro non sono il suo lavoro, loro sono i suoi amici. 
Non è qui il caso di ripercorrere la genesi del primo libro, non è nemmeno il caso di considerare il rapporto di collaborazione tra i due quando si tratta di inventare una storia e poi dargli una forma e dei colori.Tenui. 
Il loro esempio di affiatamento toglie il fiato, volendo fare della facile ironia. 
Ma è così: tra quei due l'intesa è così forte è così cercata e così naturalmente raggiunta che i loro libri sembrano concepiti, scritti e disegnati da una unica persona: "Philipederin" Stead. 


La cosa che colpisce, e a ogni nuovo loro libro la sensazione si rinnova tale e quale, è la grande abilità che hanno entrambi di creare, con mezzi totalmente diversi, un unico mondo. 
Un mondo a parte entro cui si muovono, con una flemma del tutto insolita per lo standard dei libri per bambini, questo gruppetto di personaggi. 
E nell'essere in questo modo, sono, in qualche misura, dei rivoluzionari: vanno d'accordo, si accudiscono a vicenda e amano la semplicità. 
Quello che capita loro è davvero quasi vicino al nulla: un raffreddore, una gita rimandata e adesso una nevicata. 
Eppure. 

Qualità altissima del disegno e del testo, in cui entrambi - lavorando sulle sfumature, sui mezzi toni, sui dettagli, su cose infinitesimali, apparentemente marginali - sono in grado di costruire qualcosa di talmente gigante, talmente universale che è davvero difficile rimanere indifferenti. Ogni lettore si riconoscerà in un dettaglio, in una parola usata. Si rispecchierà in uno dei caratteri dei personaggi oppure condividerà qualcuna delle loro abitudini. 


Rivolgersi alla radio come fosse una persona, avere pantofole con le orecchie, lavorare a maglia, camminare nelle impronte di un altro con i piedi più grandi, fare l'angelo nella neve, avere una passione per i marshmallow nella cioccolata calda... 

Carla

lunedì 17 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI SOFFITTI ALTI E DI GRAZIA

Vida e la missione di Re Inverno, Bjarne Reuter, Anna Forlati (trad. Eva Valvo) 
Iperborea, 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Accanto al letto c'era un quadro che raffigurava Pioppotremolo, che non si poteva nemmeno definire un 'paese', ma al massimo un bosco con alcune vecchie case sparse. In una di quelle case abitava il nonno di Vida e Karl, insieme al pappagallo Paolo e al gatto Mosè." 

Gli zaini dei due fratelli, Karl il maggiore e Vida la più piccola, sono già pronti dalla sera prima. Quello che li aspetta è un fine settimana a casa del nonno, a Pioppotremolo. Ma a mettersi di traverso ai loro progetti è la grande nevicata nella notte che ha bloccato le strade. 
Solo i treni, seppur lentamente, viaggiano ancora... 
Il nonno per telefono ha appena detto alla mamma dei due bambini che effettivamente anche lì da lui è tutto fermo. Il fine settimana pare saltato. Ma se Karl non parte per andare dal nonno, ha minacciato di scoppiare. Così il nonno decide di fare un estremo tentativo per salvare il nipote... 
Il tentativo consiste nel rimettere in uso la vecchia slitta, attaccarci il vecchio cavallo e andare a prendere Karl e Vida alla stazione del treno, dopo aver attraversato il bosco. 


Il tentativo, nonostante il vecchio Salomone von Olsen abbia arrancato nella neve alta con le sue tre zampe e mezzo, è riuscito! Quel cavallo pigro ha portato il nonno fino al piazzale della stazione e poi, nonostante tutto, nonostante il freddo e nonostante il buio, ha riportato indietro a casa nonno e nipoti. 
Questo è il racconto di un fine settimana che - complice la grande bufera di neve che ha bloccato l'intera Danimarca - è durato ben di più e si è trasformato in una avventurosa impresa per aiutare un quasi folletto a superare la grande prova che il Re Inverno gli ha assegnato per poter diventare un folletto al cento per cento! 
Una corsa contro il tempo, perché tutto deve succedere entro il 25 dicembre, ovviamente! 

Il consiglio è questo: procurarsi entro il 30 novembre una copia di questo libro e leggerne - da soli o in compagnia - un capitolo a sera, per arrivare alla sera di natale con il miglior animo possibile. 
Se il piano A non dovesse riuscire, il piano B suggerisce di procurarsi detto libro e ricavarsi una mattinata libera (o anche due serate o tre ore un giorno sì e un giorno no) per leggerlo e anche in questo caso l'animo se ne gioverà parecchio. 
Questo libro è illuminato perché possiede una bella aria dentro e tanta grazia diffusa. Quelle stesse aria e grazia che illuminano spesso e volentieri la letteratura del Nord, almeno quella per l'infanzia: dove tutto scorre con così tanta naturalezza che l'unica cosa che il lettore può fare è quella di abbandonarsi al flusso della narrazione e farsi portare fino all'ultimo punto. Quello che chiude la storia. 
In ordine sparso, un po' di cose luminose. 


La relazione tra adulti e bambini: autentica, matura, risolta, leale, serena. 
I bambini e i grandi sono spesso su posizioni diverse, tuttavia da entrambe le parti c'è il rispetto dell'altro e l'ascolto reciproco. I grandi fanno i grandi e i bambini fanno i bambini. Nessuno sconfina! 
La relazione tra realtà e magia: equilibrata e permeabile.


Con grande naturalezza si passa dalla missione magica di Vida e del suo amico quasi folletto che deve raccogliere uno stivale di chiardiluna alla spesa al supermercato, dal gilet di ragnatela alle partite a Ludo tra nonno e nipote. 
Il lettore passeggia allegramente tra i due mondi e capita che a ogni superamento del confine un po' di polvere di realtà gli resti sul vestito, così come un po' di brillantini di magia. I dialoghi tra un bambina e un folletto rendono concreto questo continuo passaggio.
Il sense of humor che forse ha una sua ragion d'essere geografica, data dalla vicinanza tra Danimarca e Gran Bretagna. Un fatto è indubitabile: quel nonno è davvero una sagoma. 


E non riesce proprio a fermarsi di fronte a nulla: sa ridere di cose anche molto serie. 
Grande insegnamento, il suo! E già che c'è fa molto ridere anche il lettore grande, il che non guasta! 
Lo spessore dei personaggi e lo spessore del contesto: tanto i due bambini quanto i tre adulti che abitano questa storia sono lì ben piantati nei loro rispettivi caratteri. E sono anche molto belli nelle loro relazioni interpersonali. 
Karl e la sua concretezza, Vida e la sua poesia. 


Con sullo sfondo belle giornate invernali, quelle con "il soffitto alto", la campagna danese in inverno, una casetta accogliente, calda e luminosa, il silenzio intorno, la neve che tutto copre, mangiandosi ogni rumore... 
E il natale in arrivo. 
I disegni di Anna Forlati che su tutto questo apre finestre, come in un vero calendario dell'avvento, e tavole singole o doppie che restituiscono - attraverso una nebbiolina perenne - l'aria e la grazia di questa storia. 

Carla

venerdì 11 aprile 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PRIMA È, MEGLIO È...

La valle dei Mumin
, Alex Haridi, Cecilia Davidsson, Cecilia Heikkilä 
(trad. Alessandra Scali) 
Iperborea 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Poi Mamma Mumin si mise a raccontare di quando era piccola, dei tempi in cui i Mumin vivevano nelle case degli esseri umani - preferibilmente dietro le loro stufe di maiolica. 
'Magari qualcuno di noi ci vive ancora' disse 'nelle case che hanno mantenuto le stufe di una volta. I termosifoni non fanno proprio al caso nostro'. 'Ma a quei tempi gli umani lo sapevano che c'eravamo anche noi?' chiese Mumin. 
'Sì, alcuni sì.' rispose Mamma Mumin. A volte se erano da soli e sentivano un brivido sulla nuca, allora capivano che eravamo lì con loro.'" 

Ora la vita dei Mumin è molto diversa. 
Per esempio, adesso come adesso, il piccolo Mumin, per mano a Mamma Mumin sta camminando ormai da giorni nella grande foresta in cerca di un luogo adatto dove costruire una casa che li accolga entrambi per il loro letargo invernale. Con i piedi a mollo per la grande inondazione dovuta alla grande pioggia, avanzano a fatica. 


Loro non sopportano il freddo (per questo le stufe di maiolica), ma fortunatamente Mamma Mumin nella sua borsetta ha sempre quattro cose essenziali: zucchero, caffè, polverina contro il mal di pancia e calzini asciutti. Mentre avanzano a fatica, papà Mumin non è con loro perché è partito per uno dei suoi viaggi ed è scomparso da un bel po', non restano soli a lungo: sul cammino incontrano Sniff, che al loro invito, decide con entusiasmo di seguirli. 


Saranno loro tre a incontrare nella palude il Serpente Gigante, e poi Tabacco che, con la sua musica, ammalia il Serpente. Intorno a fuoco, i quattro girovaghi bevono assieme un bel caffè, ma all'invito a unirsi al piccolo gruppo, Tabacco rifiuta: lui è uno spirito troppo libero per farsi coinvolgere nella ricerca di un posto asciutto e di una casa. Magari si ritroveranno più in là. Magari. 
Il loro viaggio prosegue, tra alti e bassi - è proprio il caso di dirlo. Attraversano giardini in cui il latte scorre e lo zucchero filato è al posto della neve e i fili d'erba sono caramelle, vengono poi sbattuti sulle rive di un fiume impetuoso fino al momento in cui trovano tracce importanti di Papà Mumin, nonché un paio di occhiali persi dal vecchio Marabù che per gratitudine... Basta! 

In questo libro succedono molte cose inaspettate. 
La prima e la più eclatante: sopra il titolo La Valle dei Mumin non compare il nome Tove Jansson come autrice, ma tre cognomi differenti. Due autori del testo e una illustratrice. Il suo nome è "solo" il punto di partenza...
La seconda e altrettanto eclatante: un romanzo dei Mumin si è trasformato in un racconto illustrato.
Breve spiegazione di quello che sta capitando in Svezia: sotto l'occhio vigile e attento degli eredi di Tove Jansson (la sua nipote in testa, che firma una sorta di attestato di affetto nei confronti di Tove e della sua opera, auspicando che tutti i bambini che ci sono e che verranno ne possano godere) tre autori si sono metaforicamente messi sulle spalle la grande mole dei suoi romanzi per bambini (in originale: 9 romanzi) e li hanno trasformati in qualcosa di molto simile a un lungo albo illustrato (il testo è ben più lungo), perché appunto possa accedere quello che Sophia Jansson auspica nella letterina iniziale, A te che stai leggendo...: più Mumin ci sono, meglio è. 


Breve spiegazione di quello che sta succedendo nel versante italiano è diretta conseguenza di quello che accade in Svezia: i romanzi di Tove Jansson stanno in casa Salani, ma questi lunghi racconti illustrati per più piccoli hanno trovato la loro 'stufa di maiolica' a casa Iperborea. 
E in perfetta armonia, come piacerebbe ai Mumin, creaturine gentili per eccellenza, accade che Salani pubblichi proprio ora il romanzo finora inedito in Italia, Il piccolo Troll e la grande pioggia, che è anche il primo che Tove Jansson abbia scritto, e che Iperborea pubblichi il racconto di Haridi, Davidsson, e Heikkilä alle matite, che è di fatto il racconto illustrato del romanzo suddetto, e che, per ovvie ragioni è pensato per lettori più piccoli. 
La terza cosa inaspettata e felicissima è averci pensato e, mi verrebbe da dire, aver osato. Da questa terza cosa scaturiscono tutta una serie di considerazioni più generali. 
La più istintiva, in quanto amante dei Mumin, è valutare che più Mumin ci sono in giro, meglio sarà per l'intera comunità dei lettori. E ancora: prima si entra in contatto con il loro magnifico mondo pieno di gentilezza e pace e armonia meglio sarà per la suddetta comunità. In questo senso, quando si svela l'operazione editoriale che c'è a monte viene proprio da pensare che questi 'alboni' illustrati siano propedeutici ai suoi romanzi. Si comincia a frequentare queste creature fin dalla prima infanzia, ci si affeziona, e poi dopo tre o quattro anni che sono stati lì a sedimentare negli immaginari di ciascuno, li si ritrova in un libro di più di centocinquanta pagine, che racconta per filo e per segno quello che qualcuno ci aveva letto ad alta voce, rannicchiati....(cfr la letterina di Sophia Jansson). Va da sé che anche il romanzo può essere letto ad alta voce, e ascoltato rannicchiati, ma questa è un'altra storia. 
Una ulteriore considerazione che viene da fare riguardo a questi racconti illustrati concerne la loro struttura. In questa loro forma abbreviata, così rispettosa del loro genitore, è possibile cogliere ancora più evidente la capacità di Tove Jansson di costruire, attraverso un continuo gioco di tensione e rilassamento, una piacevolezza e uno spessore emotivo davvero magnifico.


Neanche un briciolo delle caratteristiche proprie dei romanzi dei Mumin qui è andato perduto: c'è lo spirito della scoperta, dell'avventura, c'è il piacere di fare comunità, famiglia, famiglia allargata, c'è il rispetto e la fiducia reciproci, c'è la magia dei luoghi, c'è una natura forte, c'è la dolcezza diffusa e l'accoglienza programmatica nei confronti di chiunque, c'è la gentilezza, c'è il gusto per la libertà sopra ogni vincolo e convenzione; c'è l'ignoto del fuori e la pace delle case, c'è la giusta dose di freddo e di calore. 
 Nulla è rimasto indietro, c'è proprio tutto: anche i calzini asciutti. 
Lunga vita ai Mumin! 

 Carla

venerdì 27 dicembre 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

DA PRODIGIO E RICORDO DI INFANZIA 
A OGGETTO DI STUDIO


“C’è chi si prepara e l’aspetta e chi non l’ha mai conosciuta. C’è chi la teme, chi la studia, chi sorride davanti a quel suo sbriciolarsi dolce e silenzioso come il sonno di un bambino. Come cosa viva la neve ci parla, e parla al campo, alla strada, al bosco con una voce gelata e rigorosa. La neve celebra l’arrivo dell’inverno, una stagione che immobilizza, intorpidisce... e richiama Persefone verso il buio degli inferi.”

Quinto volume di una bella serie che comprende Nuvolario, Ondario, Ventario e Cometario, Nevario completa l'esplorazione del mondo vivente attraverso quegli elementi considerati meno, se non all'interno di studi di settore specifici. 
Eppure, a meno che qualcuno di noi non abbia una formazione scientifica o abbia, per ragioni legate al proprio lavoro, necessità di conoscere qualcuno di questi argomenti, difficilmente possediamo anche solo superficialmente le nozioni contenute in questa collana. L'editore ha scelto coraggiosamente di proporre un approfondimento su temi poco frequentati anche nella divulgazione per ragazzi e lo ha fatto scegliendo di non lesinare sulle nozioni, ma al contrario, di offrirne una approfondita esposizione corredata però da illustrazioni dal ricercato gusto grafico e che prediligono l'uso di due soli colori e da un interessante sezione di narrativa.


Ciò che sorprende leggendo le pagine dedicate alla descrizione della morfologia di un fiocco di neve è la sua straordinaria complessità e varietà. Ogni cristallo di neve è il risultato di un processo di formazione lungo che può presentare moltissime variabili, parte dal germe di cristallo fino ad arrivare al cristallo di neve e da qui a quello che comunemente definiamo fiocco. A sua volta la neve, formata da migliaia di quei fiocchi risulterà diversa a partire dalle condizioni ambientali e meteorologiche. Il libro ci mostra prima una descrizione sintetica ed esaustiva del cristallo, poi in una tabella elenca i diversi tipi di grani. E ognuno di questi viene poi proposto come protagonista dei brevi brani di narrativa che seguono. Non racconti originali, ma riferimenti a episodi storici e/o romanzi importanti come Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern in cui la neve ha rivestito un'importanza centrale, ma nella sua forma generica, bensì in una di quelle classificate e individuate a partire dal tipo di grano.


Le particelle sono quelle che compongono la neve naturale, ma sono quelle che formano la neve artificiale: e nel confronto tra questa e il modello al quale si ispira la riproduzione, c'è tutta la distanza tra un elemento che in sé reca i segni e le tracce di vita e di tempo e un'altra che impoverita propone un agglomerato di acqua e aria compressa.


La neve si può sentire e allora ci potrà apparire polverosa, o crostosa, sarà ventata o primaverile; e allora sarà quella che introduce la bella stagione e che potrà quindi nascondere pericolose insidie come quelle incontrate da Christopher McCandless nel 1990 e che gli sono costate la vita.


Libro da esplorare autonomamente a partire dai 10 anni di età.
Teodosia

"Nevario. Le forme della neve"  S. Zambello, ill. S. Zanella, Nomos 2024


lunedì 21 ottobre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FACEVA UN FREDDO CANE

L'amico inatteso
, Ivan Canu, Gianni De Conno 
Lapis 2024
 

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Dentro la tana, tremando nel suo pelo grigio, Lupo socchiuse gli occhi. 
Voleva dormire, ma nella grotta entrò la creatura che Cervo, Pernice, Lepre, Lince, Falco, Puma e anche Lupo temevano di più. 
Cacciatore portava in mano i suoi artigli di osso e pietra ed era coperto di pellicce. Alcune erano di lupo." 

Antefatto: quando un mattino il freddo si fa sentire Lupo si accorge di essere scontento perché è solo. E con la solitudine il freddo è ancora più freddo. Così si incammina e a tutti gli animali che incontra chiede amicizia. Lo fa con Cervo, con Pernice, con Lepre, persino con Lince e Puma e Falco. Nessuno lo asseconda. Tutti, chi per un motivo chi per un altro, gli fanno capire che di lui non si fidano, gli fanno capire che tra loro sono rivali. Allora Lupo capisce che forse deve cercare chi sia più simile a lui. 
E con questo pensiero entra nella sua tana fredda. E cerca di addormentarsi. 
Fine dell'antefatto. 


Cacciatore, la creatura che tutti devono temere, entra nella caverna. Probabilmente anche lui in cerca di riparo dal freddo e dalla neve che adesso cade abbondante. 
Quel che succede dopo è il fuoco che l'uomo accende per cuocere la carne, le radici e le bacche che ha con sé. L'odore che si diffonde è buono. 
Entrambi hanno fame. Si studiano. Il lupo sta a distanza e l'uomo gli tira un pezzo di carne... 
E il resto è il principio di una storia che non è ancora finita. 

La domesticazione del lupo è roba di 15.000 anni fa e, a leggere gli studi sulla questione, non deve essere andata poi troppo diversamente da come la racconta Ivan Canu. 
Comunque, così come la racconta lui è bella. 
Ed è bella perché è piena di sottintesi, di cose non dette o solo evocate, e quindi ha un bel po' di silenzio intorno. 


Proprio quel silenzio di cui Gianni De Conno ha amato avvolgere i suoi scenari sempre un po' velati, nebbiosi. Mai nitidi, così come Leonardo ha teorizzato nel Quattrocento. Una voluta rappresentazione della obiettiva mancanza di nitidezza che si prova nel guardare un paesaggio, ma anche un volto, da una certa distanza. La percezione visiva dell'atmosfera, con la sua umidità sospesa: quella 'nebbiolina' appunto. 
In Gianni De Conno 'lo sfumato leonardesco' sembra alludere anche a un qualcos'altro: a un tempo sospeso, un tempo quasi fermo, che si fa attraversare da pochi fatti e personaggi che lui mette lì ad abitarlo. Più che creature, paiono simboli. 
Ivan Canu e Gianni De Conno, che sono due giganti, hanno condiviso molte cose assieme e sono stati tra loro grandissimi e fedeli amici. Ma di libri fatti assieme, a parte questo, io non ne conosco altri. E trovo magnifico il caso, ma forse non lo è affatto un caso, che proprio su questa storia ci abbiano lavorato assieme, nel 2013 per l'editore francese Casterman che quell'anno lo ha pubblicato con il titolo, Froid de loup (il nostro freddo cane, direi). 
Ora il libro torna in qualche modo a casa, attraverso Lapis che lo pubblica, facendo un'operazione che con il titolo ha una curiosa risonanza: "l'amico inatteso", almeno a me è subito venuto in mente, è proprio De Conno alle figure. 


Fortunatamente, nonostante lui sia sfortunatamente morto nel 2017, i suoi libri circolano ancora, ma vederne di nuovi non capita dal 2018. 
Quindi ora vedere il suo muso di lupo, già quasi di cane, nella nebbiolina, vederlo attraversare mari diversi, foglie, erba, neve, dà esattamente quel brivido di chi incontra un amico che non si aspettava di vedere... 
A parte questa magnifica sorpresa, anche solo sfogliandolo, verrebbe da dire che le qualità di questo libro sono proprio, e ancora una volta, nelle sfumature. 
La stessa delicatezza che c'è nel testo, in questi brevi dialoghi tra il lupo e gli animali che incontra, in cui ogni volta si rinnova il canone del lupo feroce e infido, altrettanta la si ritrova in questo mondo nuovo e quasi vuoto che De Conno crea. 
Lo sfumato di De Conno, e certa ambiguità nel disegnare un lupo per niente vicino al lupo vero, ma invece cucirlo sull'icona che ognuno di noi ha del lupo letterario, corrisponde alla medesima mancanza di nettezza che mette Canu nel descrivere l'esigenza del lupo di avere un compagno con cui affrontare l'inverno - fino alla fine non è detto e non è chiaro se davvero quel lupo lì stia impersonando il suo omologo delle fiabe, o se invece sia davvero in cerca di un amico... 
Beh, De Conno per parte sua salta a piè pari oltre il problema e ancora una volta va diritto all'icona di ciò che vuol rappresentare. Riuscendo in qualche modo già ad anticipare i connotati del cane. 
Altrettanto evanescente sembra essere l'incontro nella caverna tra uomo e lupo. Alcune frasi alludono alla loro affinità che non parrebbe solo di intenti, ma arriva quasi a essere fisica, quegli occhi gialli e quelle zampe e quella pelliccia che indossano entrambi... 


De Conno però se ne impossessa e, sebbene distingua il lupo scuro dal cacciatore chiaro, gioca da solo la sua partita: il gesto di chi comanda è evidente...
Ma, laddove Canu al principio di questo incontro nella caverna scrive "si fissarono con gli stessi occhi gialli", De Conno si inventa invece uno sguardo in tralice che è portatore di significati ancora ulteriori e anche più veritieri. Non ultimo quello che "guardarsi dritto negli occhi" nel mondo animale è forse il gesto di maggiore sfida possibile... 


Ci sta che il mattino dopo quando De Conno li raffigura davvero occhi negli occhi, l'attimo successivo il lupo abbia abbassato i suoi... per farsi cane. 

Carla