mercoledì 20 novembre 2013

FAMMI UNA DOMANDA


VISIONI DEL MONDO

Guillaume Duprat ci aveva già mostrato la rara sintesi di bellezza e di accuratezza scientifica ne Il libro delle terre immaginate, uscito due anni fa con l'editore L'ippocampo.

Qui si parlava proprio di come, viaggiando nel tempo e nello spazio, le diverse comunità umane abbiano concepito, visto, il nostro pianeta. Quindi la forma della terra e la sua collocazione nell'universo, in senso lato; e le rappresentazioni grafiche, le mappe, un'incredibile rassegna del mondo immaginario, delle terre pensate e viste nei modi più creativi.


Nel nuovo libro Zoottica, cambia la prospettiva e l'oggetto dell'indagine diventa proprio la vista, le diverse capacità percettive di numerose specie. Sì, qui parliamo di occhi, di percezione, di mondi diversi, ma sempre uguali.
Abbiamo infatti un paesaggio, con una costruzione sulla sinistra, qualche fiore in primo piano e diversi soggetti che si muovono, si presume, sullo sfondo; i diversi animali, guardando esattamente lo stesso panorama, vedranno proprio la stessa cosa?


Nascosti dalle alette a forma di mascherina, che raffigurano gli occhi, ecco le diverse 'visioni', analizzate e spiegate secondo quattro criteri: l'estensione del campo visivo, la percezione del movimento, la capacità di percepire i colori e l'acuità visiva, ovvero la capacità di mettere a fuoco l'immagine alle diverse distanze. Sfogliando il libro, pagina per pagina, scopriamo, per esempio, che il cane ha un campo visivo maggiore del nostro, è daltonico, è anche piuttosto miope, ma, da bravo predatore, percepisce il movimento anche a grandi distanze e, come i gatti, è in grado di vedere anche nella penombra. 

 
Caratteristica che condivide anche con i topi, assolutamente miopi, ma bravi a percepire i movimenti.
Interessante la visione del cavallo e della mucca, che, con i loro occhi posti ai due lati della testa, hanno una visione davvero panoramica, a 350°; il cavallo, in particolare, è decisamente 'presbite', cioè vede nitidamente a grandi distanze.
Poi la vista acutissima dell'aquila, o la percezione a ultrasuoni del pipistrello, la visione 'strabica' del camaleonte o la visione a infrarossi dei serpenti.

Insomma, questo libro è letteralmente una miniera di informazioni sull'argomento trattato, raccontate in modo semplice, chiaro, con testo e immagine che si illuminano, è il caso di dirlo, a vicenda.
Ma non è solo un testo di divulgazione: è, come il precedente, un libro bello, curatissimo nelle illustrazioni, che ricordano la precisione delle tavole di Linneo. Un libro affascinante, che può attrarre bambini ed adulti curiosi, che non si accontentano di qualche informazione presa qua o là sul web. E' una rara sintesi di qualità estetica e di accuratezza delle informazioni.
Davvero imperdibile.


Eleonora

“Il libro delle Terre Immaginate”, G. Duprat, L'Ippocampo junior 2009
“Zoottica”, G. Duprat, L'Ippocampo junior 2013









martedì 19 novembre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


STORIA DI GOCCIA E FIOCCO, P. Baccalario, A. Gatti, S. Mulazzani,
Il Castoro 2013

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)











"Tutti i fiocchi di neve compiono viaggi lunghissimi prima di tuffarsi giù dalle nuvole.
C'era un fiocco che aspettava da tanto tempo. [...]
C'era solo una goccia di inchiostro che sospirava nella sua boccetta.
Erano molti giorni che sperava di uscire [...]"

Là in alto in una nuvola grigia un fiocco di neve sta per essere sganciato per il suo lento volo verso il basso e là in basso una goccia di inchiostro spera di finire su uno dei bei disegni che sono appoggiati accanto al vasetto che la contiene.
Poi c'è il vento: in alto sposta veloce le nuvole verso la città e dall'altra parte, in basso, apre la finestra, fa volare ovunque i disegni e rovescia il vasetto d'inchiostro.
Così, tanto la goccia che il fiocco, stanno muovendosi entrambi verso il loro ignoto destino.
Si incontreranno, ovviamente, nell'aria e quello che capiterà quando il nero dell'inchiostro toccherà il bianco di un fiocco di neve, non ve lo dico.
Vi basti sapere che lo stupore sarà grande, nello scoprirlo.


Due storie agli antipodi, nel vero senso della parola: perché la storia tutta bianca nasce da un lato del libro, mentre quella nera dall'altro, ovvero quello agli antipodi.
Ma se giriamo il libro sotto sopra tutto si capovolge di nuovo.
Un pretesto narrativo per far giocare il lettore con l'oggetto libro.
Ma la prima che ha giocato molto seriamente con questa idea degli opposti che si incontrano è proprio Simona Mulazzani, la quale si è molto divertita a immaginare molte cose che ruotano intorno al bianco e al nero e lo ha fatto creando nel lettore stupori continui, dati dall'alternanza dei suoi disegni sempre coloratissimi a pagine tutte bianche traforate come un fiocco di neve, nella metà del libro dedicata alla storia di Fiocco e, al contrario, nella storia dedicata a Goccia, i disegni che sono sul tavolo accanto all'inchiostro si alternano con pagine tutte nere traforate come se immaginarie macchie avessero 'mangiato' la carta.


Nel doppio paginone centrale, il bianco e il nero si incontrano nella tavolozza di Simona Mulazzani che, per l'occasione, passa all'uso del pastello.
Stupore dopo stupore, il libro continua a svelare nuove soluzioni grafiche: le due copertine diverse che sottolineano, pur nello stesso titolo, la predominanza di un protagonista rispetto all'altro, la sopraccoperta traforata che anticipa i 'pizzi' che si alternano all'interno del libro.
Al di là di tutto questo, c'è l'ennesimo bell'albo illustrato di Simona Mulazzani, con i suoi disegni sempre accoglienti, caldi e preziosi.
La sua raffinatezza, riconosciutale anche internazionalmente nella Silver Medal conferitale lo scorso ottobre dalla Society of Illustrators americana, è ancora l'elemento più interessante di questo libro.

Carla


Noterella al margine, ma non troppo. Al di là dello stupore che questo libro suscita nel lettore con le sue fantasmagorie di colori e trafori di carta, porta in sé un germe che ci auguriamo possa germogliare nel lettore attento: il bianco e il nero che si incontrano e che si dicono sì.

lunedì 18 novembre 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UNA LUMACA RIBELLE


Più che una favola morale, come i precedenti libri per bambini, quest'ultimo testo di Sepulveda, Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza, sembra un manifesto. E' secondo me in parte fuorviante, infatti, l'interpretazione più facile, indotta proprio dal titolo: ovvero una critica del mito della velocità, tipico dei nostri tempi.
Questo tema c'è sicuramente, ma è comprensibile solo se lo inserisce nella trama di significati di cui il testo è intriso.
La storia, come sempre, è lineare, dal linguaggio semplice: c'è una lumaca un po' speciale, che non si accontenta delle solite cose, cui non piace essere tutte uguali 'senza nome' e poiché le sue compagne la prendono in giro, decide di andarsene, in cerca di un nome e della risposta ad una domanda fondamentale, ovvero la ragion d'essere della lentezza che la caratterizza.
Seguendo questi interrogativi la lumaca intraprende il suo viaggio, che è sicuramente anche un viaggio interiore. Incontra personaggi più esperti e più saggi, come la tartaruga Memoria, che le fornisce intanto due risposte: le dà un nome, Ribelle, e le spiega che la lentezza deriva dal peso dei ricordi, di tutto ciò che è stato detto e fatto.
La tartaruga Memoria porta Ribelle sul ciglio di una strada in costruzione e le spiega che gli umani cancelleranno presto il prato in cui vive la comunità animale. La lumachina decide di avvisare le compagne e comincia il viaggio di ritorno, durante il quale la sua lentezza le consente di incontrare e mettere sull'avviso svariati animali.
Dunque la ragion d'essere della lentezza è l'attenzione, la curiosità, la cura con cui guardiamo al mondo.
Ovvero, senza l'acuta percezione del tempo, senza la memoria di ciò che si è vissuto, non si possono affrontare le difficoltà della vita, che devono essere affrontate insieme, anche quando fanno paura: un vero ribelle conosce la paura ma sa come vincerla, così ripete più volte l'autore.
Ribelle è chi non si accontenta delle risposte preconfezionate, chi non si rassegna ad un destino già scritto, ribelle è chi si mette in cammino verso un nuovo prato, un nuovo orizzonte, costi quel che costi. Non casualmente, le seguaci della nostra lumaca Ribelle sono giovani, mentre quelle più vecchie sono legate alle loro abitudini.
Come si vede, nella sua semplicità, è un testo altamente politico, dove politico non è il termine dispregiativo che potrebbe magari connotare chi più o meno indegnamente dice di rappresentarci; Sepulveda intende la politica come espressione dell'etica, della volontà e della speranza di migliorare il mondo. Utopie che hanno acceso la nostra giovinezza e per le quali il nostro Luis ha pagato un prezzo molto alto, la prigionia e l'esilio.
Che l'intenzione dell'autore sia questo appare chiaro anche dall'intervista rilasciata all'Espresso, che potete leggere qui
in cui afferma 
la lumaca della mia storia la pensa come Rosa Luxemburg: che vale la pena vivere in un mondo socialmente giusto, umanamente vario e in cui la libertà è la massima espressione della giustizia sociale.
Il testo, mi sembra evidente da quanto scritto sopra, prevede diversi livelli di lettura ed è sicuramente rivolto a bambini dai grandi orizzonti e genitori che non si sono ancora rassegnati.

Eleonora


“Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza”, 
L. Sepulveda, Guanda 2013

sabato 16 novembre 2013


TEMPO DI CASTAGNE


Spesso le famiglie hanno tradizioni culinarie, la mia no. Sebbene sia sempre stata una famiglia in cui si cucinava sia a pranzo sia a cena e nelle feste comandate, da tutto questo lavorio in cucina non ne sono emersi piatti particolari, tradizioni da passare ai posteri.
Ho più ricordi sensoriali che ricette, come il profumo del pollo arrosto nel forno la domenica mattina, mescolato a quello dei saponi e del borotalco proveniente dai nostri bagni. Ma neanche del pollo ho una ricetta particolare.
Invece la famiglia di mio marito ha i suoi piatti topici, tra cui all'inizio di novembre un dolce fatto con le castagne. Mi hanno raccontato di serate in cui, intorno al tavolo della cucina, venivano tutti precettati, chi spontaneamente e chi no, all'operazione di pulizia delle castagne. Ma mano che gli anni passavano aumentavano le defezioni, per restare ora quasi esclusivo appannaggio di mia cognata.
Avendo adottato la famiglia, mi sono impossessata anche di questa ricetta, che comporta un po' di pazienza e tempo, ma il cui risultato ripaga ampiamente dell'investimento.

Ps: loro hanno sempre chiamato questo dolce 'castagnaccio', ma il castagnaccio è tutt'altra cosa.

Ingredienti
(queste sono le dosi per una 'castagna', ma già che vi mettete dietro vi consiglio di farne almeno due, tenendo conto che si può conservare nel freezer per parecchi mesi)
400 gr di castagne bollite e sbucciate, quindi circa il doppio di castagne integre - vanno benissimo anche le piccole castagne che potete raccogliere nel bosco
60 gr di burro
60 gr di zucchero a velo
60 gr di cioccolato fondente per l'impasto + 50 gr per la copertura
rhum
un pizzico di sale


Lavate le castagne e mettetele in una pentola, ben coperte d'acqua, e lasciatele bollire per circa 45 minuti. Dopo che si sono raffreddate un po' potete iniziare a pulirle.
Personalmente ritengo che pensare di sbucciarle e pelarle sia una follia. Il sistema più veloce è tagliarle a metà e con un cucchiaino (sceglietene uno che abbia poco spessore, sia un po' tagliente) estrarne la polpa, anche perché in questo caso non c'è nessun bisogno di tentare di conservare la castagna intera.

Passate la polpa ottenuta in un passaverdura. Nel frattempo avrete fatto sciogliere a bagno maria il cioccolato e il burro che unirete insieme allo zucchero, il ruhm (che doserete a seconda di quanto vi piace sentirne il gusto) e il pizzico di sale all'impasto ottenuto. Mescolate il tutto molto bene e lasciate raffreddare in frigo prima di dargli la forma che preferite.


Se optate per la forma a castagna potete poi ricoprirla con il cioccolato fondente, sempre sciolto a bagno maria. In quella che vedete nella foto ho steso il cioccolato con un pennello da cucina, e così resta una superficie ruvida. Per ottenere invece una copertura lucida, i testi di cucina consigliano di aggiungere al cioccolato una dose equivalente di panna fresca e di lasciare colare il tutto in modo che si distribuisca da solo. Ma così non potrete fare la lunetta scoperta della castagna...

Va detto però che questo impasto si presta bene a prendere anche altre forme e ad essere ricoperto di cioccolato grattugiato. Se vi avanzano piccole quantità potete farci delle palline che rotolerete nel cacao amaro, oppure lo potete stendere (un centimetro circa di spessore) e intagliarvi con delle formine dei 'biscotti' che potete poi ricoprire di cioccolato.

Gabriella



venerdì 15 novembre 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


QUEL CANE D'UN BARBONCINO


Cosa si può nascondere dietro una storia da tutti conosciuta e che è stata, più o meno sempre uguale, proposta e riproposta? La storia del diluvio universale e dell'arca di Noè si è prestata ad una infinità di rappresentazioni e anche nel panorama recente dell'editoria per ragazzi non ne sono mancate: ricordo, ad esempio, C'è posto per tutti di Massimo Caccia e Passo passo di Emilie Vast. Qui, nella fortunata collaborazione fra Nicola Cinquetti e Gek Tessaro, c'è qualcosa di diverso, una storia che reinterpreta il mito, per dar ragione di uno strano fatto: perchè Noè si è dato tanto da fare per mettere in salvo gli animali, se poi molti di questi sono destinati ad una brutta fine? E come mai alcuni di questi vivono fra gli ozi, mentre altri finiscono in padella? La domanda non è banale e il testo, rigorosamente in rima, una risposta se la dà.

Infatti, ne Quando Noè cadde dall'Arca, si immagina che, ad un certo punto della perigliosa traversata, sotto un cielo in tempesta, il patriarca cada in acqua e che la scialuppa che lo raccoglie sia travolta da un'onda gigantesca. Il povero Noè non può che chiedere agli animali rimasti sull'arca di calare una fune; una scimmia, lesta, riesce a trovarla, ma viene fermata dal saggio maiale che ricorda ai suoi consimili che destino li aspetta, quando il diluvio sarà passato e gli uomini avranno ripreso la loro vita di sempre. L'assise animale comprende che il porco ha ragione e la fune vien presto riposta, ma...sappiamo bene com'è andata a finire la storia.


Dunque una versione all'insegna dell'ironia, che ridisegna un po' i confini del mito per indurre il bambino lettore a riflettere sullo strano, si fa per dire, rapporto che c'è fra noi e il resto del regno animale; Noè tanto buono sì, e non per sua iniziativa, ma un po' corruttore, un po' ingiusto verso tutti quegli animali che nella storia umana sono stati sfruttati, mangiati, annientati.
Dietro il racconto di una delle storie più raccontate, ecco spuntare la spiegazione del perchè abbiamo soggiogato il mondo animale, approfittando della debolezza di un animale che si è venduto non per un piatto di lenticchie, ma per un cappottino.
Il testo non semplicissimo mi sembra sia adatto per bambini non piccolissimi, almeno dai cinque sei anni. Anche la scelta della scrittura in rima baciata, senza sostanziali interruzioni, senza punteggiatura, lo rende adatto soprattutto alla lettura ad alta voce, più che all'uso diretto del giovane lettore.
Le illustrazioni di Gek Tessaro sono come sempre vivacissime e piene di dettagli. Da Carle riprende ancora una volta la particolare tecnica che unisce pittura e collage, affollando ogni immagine di tanti dettagli, costruendo così questo bestiario un po' stravagante che accompagna il ritmo serrato della storia. Già si può immaginare la performance che l'ottimo Gek potrebbe trarne, per la gioia dei bambini, e dei grandi, che lo seguono.

Eleonora


“Quando Noè cadde dall'Arca”, N. Cinquetti e G. Tessaro, Lapis 2013



mercoledì 13 novembre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GUARDARE INDIETRO CON NOSTALGIA

Il regalo più grande, Peter H. Reynolds
Ape Junior 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Roland non vedeva l'ora che arrivasse il giorno di Natale.
Così quando arrivò, si precipitò a vedere cosa lo aspettava.
Ma quando vide il suo regalo, restò proprio deluso. Era il regalo più piccolo che avesse mai ricevuto. Accidenti, aveva aspettato tutto l'anno per ricevere un regalo così piccolo?"


Effettivamente il pacchetto è molto piccolo. E così Roland chiude gli occhi desiderando un regalo più grande. BUM! Eccolo. Il pacchettino rosso ora è un pacchetto verde. Ma, visto che funziona, perché non esagerare nella richiesta? 


Occhi chiusi di nuovo, desiderio intenso e BUM! il pacchetto verde diventa un paccone rosso. Ancora troppo poco: si sa, talvolta le persone sono insaziabili...E così, a furia di intensi desideri e qualche urlo, Roland ottiene magicamente regali sempre più grandi, enormi, alti come palazzi. 

Ma il pianeta è troppo piccolo per contenere il ragalo della dimensione giusta. Con un razzo nello spazio, tra milioni di stelle, Roland va cercando e, oh oh, cercando si allontana dalla Terra che ormai è solo un puntolino piccolissimo nell'oblò...Roland inverte la rotta perché alle volte è meglio desiderare cose piccolissime per poi vederle diventare grandi...

A passi da gigante ci stiamo avviando verso il Natale. E così i libri, sugli scaffali delle librerie, si colorano di rosso e di verde, spuntano abeti e palline di vetro ad ogni pagina e pullulano di pacchetti...
Anche questo piccolo libro quadrato non fa eccezione, se non per un piccolo dettaglio forse non esattamente marginale: non è un libro di Natale.
Il Natale è solo un pretesto (un po' furbetto, visto il periodo, ammettiamolo) per raccontare una storia ben più universale e adatta anche a letture primaverili. Una di quelle storie cui Reynolds ci ha abituato (Punto, Ape Junior 2003 e Oso, Ape Junior 2004). Una di quelle storie fatte di leggerezza, di autentico pensiero bambino, di ingenuità, per raccontare chi siamo noi.
il meccanismo con cui Reynolds costruisce la storia è preso a prestito dalla 'grammatica della fantasia' di un bambino: esagerare, esagerare e ancora esagerare. Come sempre con Reynolds, autentiche sono le emozioni di quel bambinetto (e anche un po' le nostre): l'insaziabilità, la protervia, la nostalgia, l'insicurezza.
Il mistero, l'attesa, il desiderio che ognuno di noi prova di fronte a un regalo è innegabile e altrettanto innegabile che tanto più grande sarà il pacco, tanto più il nostro cuore sobbalzerà nel vederlo. Roland è tutti noi. E, siamo onesti, il senso di sazietà di fronte alla magia di ottenere ciò che si vuole solo schioccando le dita (o strofinando una lucerna...) saranno in ben pochi a provarlo. Anche in questo Roland è tutti noi.
E ancora, solo perdendo le cose (o allontanandoci da loro con un razzo) ci rendiamo conto di quanto fossero per noi importanti, amate e quindi desiderabili.


Solo con la distanza (guardandoci indietro come fa Roland dal suo razzo) riusciamo considerare come veri e propri doni situazioni, circostanze, luoghi o persone che non hanno la forma di un pacchetto. E con il medesimo distacco, a posteriori, riusciamo a capire e ad apprezzare come regali della vita tante altre cose che, standoci in mezzo, ci erano sfuggite. E ancora una volta Roland è tutti noi.

Carla

Noterella al margine: la casa editrice Ape junior era una bella casa editrice che pubblicava albi illustrati molto interessanti. Io me la ricordo. Poi è stata comprata dal Gruppo Salani che ne ha 'cambiato i connotati' (con tutto quello che ne consegue). Ogni tanto, ma proprio solo ogni tanto, riemergono tratti somatici riconoscibili e riconducibili all'Ape vecchia maniera. Questo libro ne è prova.
È un po' come quando con nostalgia cerchi in un viso di un vecchio amico che stenti a riconoscere, tratti che ti erano familiari...
Questo ho provato nello sfogliare questo libro di Reynolds.


martedì 12 novembre 2013

FAMMI UNA DOMANDA


CHE COSA C'E' SOTTO
Divulgazione per giovanissimi esploratori o inventori: due bei libri del gruppo denominato Okido, che comprende illustratori, grafici e divulgatori, diretti dalla Dr. Sophie Dauvois e dall'illustratrice Rachel Ortas. In Gran Bretagna sono spesso pubblicati dalla casa editrice Thames & Hudson. Sono specializzati nella divulgazione per quella difficile fascia d'età, compresa fra i 5 e i 7 anni, costituita da lettori ancora non avvezzi agli approfondimenti, ma con una dotazione di domande di tutto rispetto. Qui vi propongo due titoli, tradotti in questi mesi dall'editore Gallucci.
Nel primo, Scopri il mondo, si affronta il tema della geografia partendo proprio dai fondamentali: lo spazio occupato dal nostro stesso corpo, per poi allargarsi alla famiglia alla casa, alla città, via via allargando lo sguardo per arrivare al cielo e alle stelle. Ogni argomento non occupa più di una pagina, con un’impostazione grafica molto chiara. 
Chiarezza di immagini e percorso didattico lineare ne fanno un ottimo strumento per introdurre concetti altrimenti noiosamente astratti. Vengono poi proposte diverse attività legate agli argomenti, dal fare biscotti con la forma della luna, a raccogliere e riconoscere le foglie dei diversi tipi di alberi.
  Il secondo è ancora più divertente: Com’è fatto? Si dirà ecco il solito libro che parla di macchine e trattori; no, qui si indaga con lo stesso metodo gli oggetti più disparati, dal trattore al terreno, al corpo umano: una pagina rappresenta l'aspetto esterno, la pagina successiva indaga su quello che si nasconde sotto la superficie. 

Quindi si passa con naturalezza da un argomento meccanico, come è fatto un orologio, ad un altro di tipo naturalistico, per esempio, cosa c'è sotto terra, fino ad arrivare a concetti più complessi, come cercare di rappresentare il contenuto della nostra testa.


Il grande merito di questi libri sta nell'avere una grande chiarezza e semplicità, date dal testo che si integra perfettamente con le immagini che, in questo caso, servono proprio a fornire evidenza intuitiva alle informazioni proposte. Quindi poche descrizioni verbali, ma l'immagine come fonte diretta ed immediata di comprensione. Uno strumento divertente, da leggere insieme con mamma e papà, ma adatto anche all'uso didattico.
Eleonora

“Scopri il mondo”, a cura di Okido, Gallucci 2013
“Com’è fatto?”, a cura di Okido, Gallucci 2013

lunedì 11 novembre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'AMICIZIA È UNA SCIARPA CALDA

Pinguino e Pigna storia di un'amicizia, Salina Yoon
Lapis 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 3 anni)

Un giorno Pinguino trovò nella neve una strana cosa rotonda. (E quella cos'è?)
(Hum!) Era...troppo marrone per essere una palla di neve ...troppo dura per essere una cosa da mangiare (Crunch!) ...troppo ruvida per essere un uovo.
(Brrrr!) 'Qualsiasi cosa tu sia, hai FREDDO'".

Di fronte a una pallocchetta un po' bitorzoluta, marrone e tremante Pinguino non può resistere. Ferri da lavoro e, un dritto e un rovescio, lavora a maglia nel tempo che occorre a girare la pagina per produrre una sciarpa calda e abbondante: arancione proprio come la sua.


 Ormai amicizia è fatta e Pinguino e la strana pallocca giocano un'intera giornata sulla neve della banchisa, fino a che Pinguino non apprende dal nonno che la sua nuova amica non è fatta per il polo. Lei è una pigna e ha bisogno della foresta per crescere, il ghiaccio le provoca solo dei gran raffreddori. Caricata Pigna sulla slitta, Pinguino intraprende un lungo viaggio di ritorno verso casa e, giunto a destinazione, tra gli aghi di pino le prepara una tana (un nido, una cuccia, un lettino, un giaciglio) e si accinge a salutarla per un distacco definitivo. Ma Pigna ha 'radicato' nel suo cuore e prima o poi quei due si incontreranno di nuovo ma molte cose per quel tempo saranno cambiate...


L'amicizia è sentimento robusto: resiste al tempo, resiste alle distanze, resiste ai cambiamenti e, talvolta, è anche contagioso.
In questa deliziosa storia, che vede come protagonista questo nuovo personaggio creato da Salina Yoon, l'amicizia ingenua, fatta di slanci d'affetto, senza chiedere nulla in cambio, e di rinunce giudiziose è davvero confortante.
Ti avvolge e ti riscalda come una sciarpa di lana...
A essere gentili e premurosi come Pinguino, ad essere comprensivi verso gli altri, come fa lui che accetta il distacco e la lontananza, a essere generosi negli affetti ci si guadagna sempre e l'amore regalato cresce e cresce e cresce....

Carla

Noterella al margine: Pinguino non finisce con questo libro, Salina Yoon ha già pubblicato una seconda puntata, molto più balneare. Aspettiamo con fiducia!


Seconda noterella al margine: delizia genera delizia. Nel blog di Salina Yoon godetevi le fotografie di Pinguino diventato tridimensionale e, se possibile, ancora più tenerello.



sabato 9 novembre 2013

SCAGLIETTA E SANDWICH ALL'ARANCIA 
 
Il corso da pasticcera prosegue e i compiti si fanno più complessi e quindi più divertenti. 

Giovedì scorso dovevamo portare in aula un dolce monoporzione, con pasta frolla, pan di Spagna alle mandorle senza zucchero, marmellata di arance, croccante sulla superficie.
Io ho preparato una frolla con la ricetta che trovate qui. Ho sostituito lo zucchero semolato con lo zucchero a velo. 

Dopo aver fatto riposare la pasta in frigorifero per 4 ore, l’ho stesa con il matterello leggermente infarinato. Con i tagliapasta ho fatto dei tondi di 4 cm di diametro e dei rettangoli. Li ho disposti su una teglia rivestita di carta da forno e li ho messi in frigorifero per 30 min. 
Li ho infornati per 13 min a 170 °C.
Ho preparato poi un pan di Spagna con: 

300 gr uova 
180 gr farina 
60 gr polvere di mandorle 
200 gr di marmellata di arance (60% di succo di uva) 
12 gr lievito chimico
Ho mescolato i tuorli e la marmellata e ho fatto scaldare il tutto sul fornello fino a raggiungere 45 °C. 

Fuori dal fuoco ho montato il composto con le fruste elettriche per circa 10 min. Poi ho aggiunto la farina setacciata mescolata con la polvere di mandorle e il lievito. Ho montato a neve gli albumi con un goccio di succo di limone e li ho aggiunti al tutto. 

Ho infornato a 170 °C per 40 min.
Un volta raffreddati, pasta frolla e pan di Spagna ho preparato due diversi tipi di pasticcini: 




Il primo l’ho montato usando come base un disco di pasta frolla. Poi ho spennellato la parte superiore con marmellata di arance precedentemente setacciata e scaldata. 
Ho ritagliato un disco di pan di Spagna del medesimo diametro e l’ho sovrapposto Ho quindi spennellato abbondantemente superfici e bordi con la marmellata e ho ricoperto con mandorle a filetti tostate. 
Eccolo: 


Il secondo l’ho montato come un sandwich: due rettangoli di pasta frolla spennellati con marmellata e al centro ho messo il pan di Spagna:  



All’assaggio erano entrambi buoni, ma mi è stato consigliato di diminuire lo spessore del sandwich per poterlo mangiare più agevolmente. 

Lulli