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mercoledì 18 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA MATRICE E L'AMATRICE

Calvianiana. Per un verso o per l'altro, Teresa Porcella, Andrea Calisi 
Telos 2023 


POESIA 

"Mi piace mescolare le carte dei tarocchi 
Perché sbocciano storie usando solo gli occhi 
perché per ogni bivio ci sono mille sbocchi 
perché a sorti fauste s'alternano malocchi 
perché anche la morte, a volte, la impapocchi 

Mi piace mescolare le carte dei tarocchi" 

Una geometria perfetta nella costruzione. Una geometria che gli corrisponde. Ossia che è specchio della sua scrittura e della sua poetica. Una geometria che Porcella nasconde per esempio nei versi che si fanno eco e si specchiano fra loro. Oppure nei piccoli scarti di senso che variano anche solo per un apostrofo.


Quattro stagioni. In ciascuna di queste trovano posto tre titoli di opere di Italo Calvino. 


Dodici titoli a cui corrispondono i cinque riferimenti alle Lezioni americane, cui si aggiungono altri sei o sette titoli per altrettante lezioni potenziali: comicità, musicalità, in-finitezza, chiarezza, cominciare e finire. 
Resta da dimostrare se dietro la Densità che Teresa Porcella connette con Il sentiero dei nidi di ragno si possa leggere la sesta lezione, quella mai scritta da Calvino, ma che porta il titolo emblematico di Consistency. In tal caso l'amor di simmetria si appagherebbe. 
Ma anche se un filo resta solo, appeso lì, può avere la sua ragion d'essere. 
Magari ci torniamo se parleremo della in-finitezza.


A ciascun titolo citato corrisponde una poesia che di quella storia scritta da Calvino evoca il senso, forse anche un po' la trama. Insomma, accade un po' come in natura: da un seme nasce qualcosa, una creatura che porta in sé un piacevole miscuglio tra i DNA dei suoi artefici: e Calvino e Porcella. 
Questo è quello che succede tra le parole del libro, ma qualcosa d'altro succede sulle pagine. Andrea Calisi evoca il proprio immaginario calviniano. Quale illustratore non ne ha uno, magari tenuto in un cassetto? E questo succede, va detto, in alcuni casi davvero in modo felice. Molto felice. 
Credo che per tutto il 2023 l'editoria, in modo più o meno strumentale, abbia pensato fosse necessario rendere omaggio a Italo Calvino. 
Giusto. Se non altro per ribadire due fatti acclarati. Il primo: le sue storie ci hanno riempito la testa di pensieri e di gioia e bellezza. Il secondo: l'essere sparito così all'orizzonte, un po' come Cosimo, ci ha riempito di rabbia, dolore vero e silenzio. 
Quindi in questo centenario, saggi, nuove edizioni di, riflessioni su, conferenze e convegni intorno. E libri, tanti nuovi libri che intorno a Calvino ronzano e ragionano. 
Giusto. Si suppone che la molla che ha mosso Teresa Porcella a concepire un libro così originale e tutto sommato così personale sia proprio il bisogno di trovare un modo per tenerlo con sé, in sé. Bisogno che ognuno di noi cova nei confronti di chi è caro ed è lontano. E Calvino lo è, caro.
In questo senso l'idea del preludio poetico, in postfazione, non è che io la trovi così convincente. Perché dover trovare dei precisi destinatari, studenti e insegnanti, oltre agli appassionati di poesia e di buone storie? L'idea di preludio, perché? Invertirei la direzione: i versi di Porcella stanno su da soli, ma il loro senso profondo lo stanano, come segugi, sulle tracce di Calvino. 
Insomma va fatta salva la matrice e l'amatrice: in questa precisa sequenza e non viceversa. 

Se una notte d'inverno un Viaggiatore
diventasse uno Scrittore-Narratore
e poi anche un Lettore-Investigatore
che incontra un'amabile Lettrice
(che ci sia ognun lo dice,
dove sia nessun lo sa)
ecco che allora, di ogni storia ipotizzata,
noi avremmo la matrice e l'amatrice.

Per spiegare il mio pensiero tornerei all'in-finitezza. Ossia all'idea che ogni scrittore di valore, Calvino in primis, è a suo modo infinito, perché lascia dietro di sé dei fili penduli. Le sue opere diventano giocoforza l'unico appiglio che noi lettori abbiamo per non perderli. E se, come nel caso di Italo, la fuga è repentina, questi fili penduli diventano simulacro di qualcosa di ancora inespresso, di infinitezza, ma nel suo caso di in-finitezza. 


Questo fa Teresa Porcella: recupera fili penduli e li intreccia a sé e il risultato non è un retino per acchiappare lettori novelli di Calvino.  
Calviniana dunque a me pare dovrebbe essere due cose principalmente: un omaggio, e in tal senso gratuito e pieno di affetto, di Porcella a Calvino. E lo è. Moltissimamente. E in secondo luogo dovrebbe essere una piacevole lettura per tutti coloro, grandi e piccoli, che Calvino lo hanno attraversato e percorso in lungo e in largo: lo hanno letto, lo conoscono e lo tengono con sé. Solo così mi pare si renda merito e al genio di Calvino e a quello di Teresa Porcella che lo racconta in versi. E lo attraversa, non lo spiega: lo evoca. 
Solo così di questo libro se ne possono apprezzare le moltissime pieghe piene di senso, solo così i disegni di Calisi assumono profondità di sguardo. Solo così.
E mi pare già moltissimo. 

Carla

mercoledì 26 febbraio 2014

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)



SEMPLICEMENTE BELLO

Orange Pear Apple Bear, Emily Gravett
McMillan 2006


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"Orange Pear Apple Bear
Apple, pear
Orange bear
Orange pear
Apple bear
Apple, orange, pear bear"


Un'arancia, una pera poi una mela e infine un orso felice (forse perché immagina che pera, arancia e mela potrebbero finire rapidamente nella sua capiente pancia).
Quindi torna la mela cui segue la pera e quindi un orso piuttosto arancione. Quindi compare una pera piuttosto matura, quindi arancione anche lei. Poi riecco l'orso che ha il suo fondo schiena che arrossisce come una mela. E poi di nuovo lui, con un arancio e una mela in equilibrio sulla zampa, ma questa volta ritratto seduto in modo che la sua silhouette ricordi bene quella di una pera.


E così via.
Ricapitolando, abbiamo un'arancia, una pera, una mela e un orso: questi i quattro soggetti illustrati. Un albo con un testo in rima composto da queste quattro parole (+ una finale che non svelo), ripetute su 23 pagine con combinazioni diverse, dodici virgole e un punto esclamativo.
Tutto qui.
Ed è un capolavoro.
Tutto ruota intorno a una sequenza di assonanze che, ripetuta con pause diverse, e in stretta connessione con le illustrazioni, dà vita ad una esilarante storiellina che potrebbe essere la quintessenza della leggerezza di cui parlò Calvino in una delle sue lezioni americane.
È proprio vero che il bello è lì, dove sono poche le cose rimaste, dove è stato tolta ogni pesantezza superflua.
E dopo Calvino penso a Munari che a sua volta scrisse:
"Complicare è facile, semplificare è difficile.
Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose.
Tutti sono capaci di complicare.
Pochi sono capaci di semplificare.
Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere che cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c'è in più.
Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno
una scultura bellissima, come si fa a sapere dove ci si deve fermare nel togliere, senza rovinare la scultura?
Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l'essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità.
Questo processo porta fuori dal tempo e dalle mode....
La semplificazione è il segno dell'intelligenza.
Un antico detto cinese dice:"quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte".
(Da “Bruno Munari”, a cura di Beppe Finessi e Marco Meneguzzo, Silvana Editoriale, 2007, p. 37)

 
La grande bellezza e la profonda semplicità di questo piccolo libro fa sì che possa essere letto a bambini di un nido (infatti compare nella nostra bibliografia organizzata per il corso di formazione per le mamme) o ad adulti (come testo di studio per esercitarsi con il ritmo di lettura) con la stessa godibilità.
Al momento è il mio livre de chevet e lo faccio vedere a tutti, quindi adesso anche a voi.

Carla

Noterella al margine.
Permettetemi di aggiungere due righe e pubblicare una delle schede di esperienza che gentilmente una mamma che partecipa al corso di formazione per lettori con bambini di nido ci ha concesso di pubblicare.

Orange pear apple bear Emily Gravett
 Mcmillan children’s book 2006

Luogo di lettura: divano, lettone
Postura di lettura: siamo sempre insieme lui si mette sulle mie ginocchia
Tempo di lettura: 5-10 min.
Tipo di lettura (per es. dialogica, tattile ecc.) dialogica
Gradimento da parte del bambino e sue reazioni: stupore, meraviglia!
'Rilettura' autonoma da parte del bambino (pascolo), ne è attratto continuamente, ma vuole che glielo legga io
Ripetizione della lettura, lo vuole sempre credo che sia il suo preferito!

Note personali: quando l’ho preso questo libro mi ha subito affascinato e sono molto contenta che stia piacendo anche a Dario, è un libro surreale lui prova a ripetere il suono delle parole, ma ciò che penso è che questo libro gli lasci tanto spazio alla sua immaginazione e fantasia perché instaura un vero e proprio dialogo con l’orso mangia frutta, non so bene cosa gli dica, ma sul finire comincia a dialogare con l’orso e non la smette più di lallare!!

 

giovedì 12 settembre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL LIBRO MANCANTE, 
ovvero del perfetto imperfetto

ALLA RICERCA DEL PEZZO PERDUTO, Shel Silverstein
Orecchio acerbo 2013

ILLUSTRATI PER TUTTI




"Aveva perduto un pezzo.
E non era contento.
Così partì in cerca del suo pezzo perduto.
E rotolando rotolando
cantava una canzone:
'Oh vado in cerca del mio pezzo perduto
Alla ricerca del mio pezzo perduto.
Ullalà, via che si va,
Alla ricerca del pezzo perduto.'"

Un tondo quasi perfetto a cui manca uno spicchio. Una linea un po' tremolante che ne segna il profilo, un puntino per l'occhio e uno spicchio mancante che crea la sua grande bocca. Una grande bocca per cantare, per chiacchierare con i vermi, per sorridere quando è felice, per impensierirsi di fronte all'imprevisto, per discutere, per darsi coraggio.
Il tondo quasi perfetto è in cerca, dunque. Scala montagne, rotola giù, attraversa mari, giungle e paludi, si arroventa sotto il sole cocente, ma poi si rinfresca sotto la pioggia, si gela sotto la neve ma si scalda subito dopo al sole...gioca con i bacherozzi, annusa il profumo dei fiori, le farfalle si posano su di lui (che bello!) e così va, di avventura in avventura, cadendo nelle buche, sbattendo sui muretti e sempre cantando... 


A noi sembra felice, nel mondo.
Lui dice di sé, però, di non essere contento perché vuole qualcosa che ora non c'è. Uno spicchio, un pezzo mancante che combaci con lui e lo e renda un cerchio perfetto.
La ricerca e l'attesa parrebbe premiata perché sul suo cammino incontra vari triangoli che potrebbero fare al caso suo.
Sebbene il canto di gioia che innalza ogni volta ci faccia ben sperare, tutti, purtroppo per lui, non sono adatti, perfettamente' adatti: o troppo 'autonomi', o troppo piccoli, o troppo grandi, o troppo quadrati. 


Poi, d'incanto, sulla sua strada appare lo spicchio giusto, quello adatto.
Prudente, oramai, e senza più canti di gioia, il nostro tondo imperfetto -timidamente- fa il suo ultimo tentativo: lo spicchio combacia, combacia perfettamente. Ora, finalmente per lui, può dirsi un bel cerchio perfetto.


Ma un tondo, quando è completo, rotola velocemente e non ha più modo di annusare i fiori, gareggiare con i bacherozzi, fermarsi per ospitare le farfalle (che brutto!) e soprattutto non può più cantare.
È così che vanno le cose? Ma la soluzione è lì a portata di mano (o, meglio, di bocca). Ciò che aveva trovato delicatamente appoggia di nuovo a terra e sommessamente, ricominciando a rotolare, canta. Canta di nuovo, di nuovo felice.


Ci sono libri che ti fanno felice. Sono quei libri che, senza, è peggio.
Libri necessari. Libri che sono perfetti. Semplici e perfetti come un tondo.
Libri fatti di leggerezza. Calvino nella sua prima Lezione americana, nel definire il suo lavoro di scrittore diceva: "la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e del linguaggio.[...] Sono portato a considerare la leggerezza un valore, anziché un difetto."
Se Calvino, ai suoi attenti studenti americani, avesse citato, accanto a Ovidio, Lucrezio, Montale, Boccaccio, Leopardi, anche questo libro per bambini (?!), sono certa che loro non si sarebbero stupiti e avrebbero seguito ancor meglio il senso del suo discorso.
The missing piece di Silverstein è un libro scritto con quella leggerezza su cui un intellettuale come Calvino ha cercato di fondare la sua poetica.
Silverstein come Calvino cerca la dissoluzione del mondo complesso per arrivare a ciò che è infinitamente piccolo e leggero, direi primigenio, atomico.
Ed è per questo che mi pare di poter affermare con una certa sicurezza cheThe Missing piece è frutto di un così attento e profondo pensiero sul senso della vita che lascia senza fiato per chiarezza di significato. Un libro a cui è stato tolto ogni peso inutile ed esornativo: fatto di un unico segno lineare di matita, fatto di poche e semplici parole, è un manifesto di leggibilità. È sparita ogni traccia superflua per arrivare dritto al cuore e alla mente di chi legge. E il senso ultimo di questa piccola storia è lì ,come un diamante luminoso, tra le mani del lettore: l'elogio dell'imperfezione.

Carla

Noterella al margine: a voi godervi il testo inglese a fronte e la geniale e 'quasi perfetta' traduzione di Abeni. 


giovedì 4 aprile 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI UN CERTO PESO

La leggerezza perduta, Cristina Bellemo, Alicia Baladan 
Topipittori, 2013


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)

"Ma a guardarlo bene, quello non era mica un castello come gli altri.
Il fatto è che stava appoggiato su una nuvola: proprio così, e da sempre. Lì sospeso nel cielo, come fosse fatto di nuvola pure lui. Invece era un castello vero, di sassi e mattoni, di torri e bastioni, di merli, merletti e garitte."



A un castello così manca la linea dell'orizzonte, mancano gli attacchi da parte di un nemico. Solo rondini di passaggio si posano sui merli...
Il castello ha anche un re: Celeste, sovrano piuttosto distratto che non si accorge che, con lo scorrere del tempo, il castello si riempie di così tante cose, la nuvola non è più in grado di sostenerne il peso.
L'unica cosa da fare per salvare la situazione è quella di 'alleggerire' il palazzo stesso, disfandosi del superfluo, dell'inutile. La prima a volar giù è la corona, la seguono tutta una serie di improbabili oggetti di cui i sudditi di Celeste si liberano senza troppo pensare. Ma vola giù anche la violenza, la rabbia, le parolacce e le spade.
Il castello riprende il suo 'peso forma' e smette di essere inclinato.
Tutto ciò che è stato gettato viene raccolto nel Museo del Superfluo (perché non si butta niente, non è bello) e sono in molti a visitarlo per poter capire finalmente quali sono le cose leggere e quali quelle pesanti.
Qualche sogno, qualche desiderio e qualche amore, buttati nella foga, furono recuperati. Quelli non fanno peso, fan leggerezza.

Una storia che ha il sapore di un racconto di Italo Calvino, maestro supremo di Leggerezza. Una storia fatta di cavalieri e castelli medievali che potrebbero essere abitati da Cavalieri Inesistenti o Visconti dimezzati, luoghi ideali per Baroni Rampanti che con il suolo non vogliono avere nulla a che spartire. Castelli che ricordano Ottavia, città ragnatela sospesa nel vuoto, o Bauci, città che dalla terra si tiene volutamente distante: "I sottili trampoli che s'alzano dal suolo a gran distanza l'uno dall'altro e si perdono sopra le nubi sostengono la città".
E come in ogni buon racconto, ad una cosa corrisponde il proprio contrario: la Leggerezza e il Peso dato dal superfluo. Una sequenza di cose inutili di cui amiamo circondarci per una sorta di horror vacui che ci terrorizza vanno a comporre questa fantasmagoria di museo, che si riempie di meraviglie dell'ingegno, come la macchina per grattar la schiena davanti alla tivù o il materasso con i sogni incorporati.

Adoro la leggerezza e i leggeri. Condivido che la vita deve essere fatta principalmente di poche cose importanti. Sono d'accordo che si può vivere meglio senza spade e senza presse per stendere le rughe. Ma io, purtroppo, sono una che ha un pessimo rapporto con il gesto del buttare, del disfarsi di. Ogni cianfruglio che mi gira per le mani, improvvisamente ai miei occhi diventa -o pensa di poter diventare- qualcos'altro e magicamente resta attaccato a me e alla mia fantasia. E non lo butto. Mi odiano a casa, per questo. Ma forse per lo stesso motivo mi amano anche un po', perché di ogni oggetto sono capace di vedere l'anima che lo rende un po' 'immortale', anche se evidentemente superfluo.


Sarei la custode ideale di quel museo lì, di cui la Bellemo racconta. E la pioggia di assurdi oggetti (dai cappelli a doppia calotta, all'ombrello sociale con tre manici) così ben concepiti dalla bravissima Alicia Baladan vorrei finisse nel mio retino da farfalle. E lì restasse.


Carla