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venerdì 1 settembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ROBA DA FEMMINE?

Il principe Arturo e la principessa Leila, Béa Deru-Renard, Kristien Aertssen
(trad. Tanguy Babled)
Babalibri 2017


ILLUSTRATI per PICCOLI (dai 4 anni)

"Le fanciulle fanno la riverenza e la regina Irene annuncia: 'Firulì! Firulì! Firulà! Mio figlio sposerà la fanciulla che passerà queste tre prove con facilità! Prima prova: preparargli un buon pranzetto. Seconda prova: cucirgli un abito perfetto. Terza prova: cantare un dolce minuetto. Firulà! Firulà! Firulì! Ho deciso così.'"

Un uccellino grigio racconta che sono in molte le pretendenti: un principe come marito non è roba di tutti i giorni. Nessuna delle fanciulle giunte davanti al castello dai quattro angoli del mondo però è in grado di soddisfare il giovane principe che si rivela piuttosto esigente. Le ragazze fuggono atterrite, inseguite dalle urla della regina. 


Al tramontare del sole, Arturo è pensoso. Dall'altra parte del mondo, dove il sole sta sorgendo, c'è una principessa che si lamenta: incombe su di lei un matrimonio combinato. Tra le due infelicità fa la spola l'uccellino che, sorta di deus ex machina, quando vede scendere pioggia dagli occhi della principessa Leila, le racconta del principe Arturo e le concede tre desideri. 


Il primo è per il decollo, il secondo per l'atterraggio e il terzo? Arrivata al cospetto del principe, anche a lei l'aspettano le tre prove che, in sua vece, sarà lo stesso Arturo a portare a termine, perché quella principessa così 'esotica', alla quale nel frattempo è volato via il velo, non gli è indifferente. Finalmente. O quasi: la regina Irene non è d'accordo a un matrimonio con una sconosciuta, per di più straniera! Ecco come spendere il terzo desiderio...


Per parlare di amore occorre poter avere il giusto tempo per conoscersi e quindi potersi scegliere.

Il nodo della questione sta proprio in questo: sposarsi dovrebbe fare rima sempre con innamorarsi. Béa Deru-Renard sceglie il tono e il contesto della fiaba per arrivare a dimostrare che in fatto d'amore sarebbe meglio poter decidere in tutta libertà. Da una parte, quella del principe Arturo (che anche nei tratti ricorda il timido Arturo del Galles, fratello del possente Enrico VIII) biondino e slavato, c'è una madre incombente e dilagante, dall'altra, quella della principessa Leila, che mangia lukum e porta il velo, c'è il consueto matrimonio combinato.
Questa situazione porta con sé necessariamente un confronto fra culture che può sfociare in incontro ma anche in scontro. Anche in questo caso la Béa Deru-Renard gioca sapientemente con lo stereotipo e ribalta il prevedibile finale. Il principe Arturo finalmente si attiva per 'forzare' le tre prove, in nome di una nascente simpatia e intesa con quella principessa volitiva. Lo vediamo cucinare, sferruzzare e cantare ninne nanne, prendendosi gioco una volta di più delle convenzioni che vorrebbero che i fornelli, i ferri da calza e le nenie fossero roba da femmine.


In una buona relazione d'intesa - già testata altrove (Chignon Rouge, Pastel 2011) - Deru-Renard e Aertssen sembrano parlare la stessa lingua ironica e scanzonata (vale la pena notare il sottile accento sul rapporto madre-figlio entro cui entra a dito teso la ragazza). 


Vivace il linguaggio, felicemente tradotto da Tanguy Babled, trova corrispettivo nella tavolozza e nel disegno pieno di movimento. Intesa c'è anche nel tono diretto del racconto e nel registro della fiaba con cui avevamo già visto confrontarsi con maestria la Kristien Aertssen, nella sempre amatissima e richiestissima Regina dei baci (Babalibri, 2007).
Il principe Arturo e la principessa Leila è un libro 'perfetto' per il catalogo Babalibri. C'è da gioirne e mettersi in paziente attesa di Chignon rouge!

Carla




giovedì 26 febbraio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PRINCIPESSA IN FUGA

Offresi principessa, Lois Lowry, Jules Feiffer (trad. Sara Congregati)
Giunti 2015

NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

"Ecco qua! Adesso dimmi cosa ne pensi. Assomiglio a una semplice ragazza di campagna?
La principessa Patricia Priscilla indietreggiò mettendosi in posa davanti ai drappeggi ricamati che incorniciavano l'ampia finestra a doppi vetri. Indossava quel vestito modesto ed era scalza."

Che cosa ci fa una principessa dentro un abito modesto, scalza e con capelli annodati in due trecce di diversa lunghezza fermate con un gambo di fiore?
Si sta travestendo per prendere il largo indisturbata.
La sua vita di giovane principessa sulla soglia dei sedici anni, ad un passo dal gran ballo dei Corteggiatori, è piuttosto monotona e scandita dall'assoluta inerzia: sono gli altri, i suoi innumerevoli servitori, che fanno le cose per lei.
In una sequenza complessa di procedure, la principessa viene nutrita, lavata e vestita, da una squadra di aiutanti che funziona con estrema precisione, come un meccanismo di orologio. Fino al giorno in cui, stanca di tutto questo, mette in atto una fuga temporanea. Ogni mattina si reca -sotto mentite spoglie- alla scuola del villaggio, dove brulica la vita, quella vera. Seguita dalla sua gattona, Patricia Priscilla diventa semplicemente Pat e nei suoi panni fa belle conoscenze e finalmente trova anche l'amore. 

Ma che ne sarà di lei e dei suoi Corteggiatori ufficiali che la chiederanno in moglie durante il gran ballo del Compleanno che a corte stanno già organizzando? Il suo destino è segnato e dovrà scegliere tra il Duca trasandato, il Principe vanitoso o i Conti Congiunti, volgari gemelli siamesi?


Se uno riesce a superare la repulsione per la sovracoperta con quella pezza rosa sul fondo celeste e con il titolo in giallo, e si concentra sul nome dell'autrice e dell'illustratore, che sono garanzia di per sé, prende il libro dallo scaffale e capisce subito che ha tra le mani qualcosa di buono. Una Newbery Medal e un Pulitzer, Lois Lowry e Jules Feiffer, non possono essersi messi gomito a gomito e aver prodotto un libro insignicante.


Il suo merito principale sta nell'offrire una visione capovolta, quanto meno diversa e insolita, di come di solito ci si aspetta che vada la vita. La seconda qualità sta proprio nell'aver pensato ai lettori che frequentano gli ultimi anni delle elementari e averlo fatto con una scrittura e un'illustrazione di grande valore.
A partire dagli anni di Linus che ha il merito di aver sdoganato in Italia le sue strisce con la ballerina e il ragazzino Munro arruolato per errore, tutto ciò che porta la firma di Feiffer è degno di nota; ma purtroppo i suoi titoli tradotti si contano su una mano. In qualche modo elettivamente prescelto per disegnare gente in calzamaglia, dalle ballerine di contempranea ai principi di Un sacco di risate, una valle di lacrime (Fabbri 1997), Feiffer è un genio con la matita in mano. Qui ancora più riassuntivo e dal segno più ingarbugliato del solito, crea i tre ritratti dei corteggiatori con un'ironia fulminante di chi si deve giocare il tutto per tutto in un'unica illustrazione.
Lois Lowry che ci ha abituato a narrativa per ragazzi più grandi, dal bellissimo Conta le stelle (Giunti 2012) alla quadrilogia di The giver (Giunti, 2010-2013), qui è altrettanto grandiosa nel costruire un feuilleton dal tema fiabesco, dove i ruoli convenzionali si invertono: una Principessa aspira ad essere una Cenerentola, con tanto di ballo finale a palazzo. Esilarante nel ritmo, nella costruzione dell'intreccio, nella caretterizzazione dei personaggi, taluni davvero adorabili, ma anche profondo in alcune soluzioni narrative, Offresi principessa è una buonissima lettura per chi voglia, la sera, addormentarsi con il sorriso sulle labbra.

Carla

Noterella al margine. Qui Feiffer racconta un po' di sé e questi sono copertina e titolo originali. Pare che per noi non fossero sufficientemente kitsch: bocciati entrambi!
 

lunedì 8 settembre 2014


C'È CHI HA CLASSE E CHI NON CE L'HA
 
Harry Frumento & Betty Paglierina, Julia Donaldson, Axel Scheffler
Emme Edizioni 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Harry Frumento e Betty Paglierina
vivono in un campo in riva al mare:
si amano i due spaventapasseri,
si amano e si vogliono sposare.
Sarà un matrimonio straordinario,
nessuno potrà mai dire il contrario!"

Le cose che occorreranno perché la cerimonia sia davvero straordinaria sono cinque: un abito bianco fatto di piume, una collana di conchiglie, i fiori rosa, due anelli e le campane che suonano a distesa. Facile a dirsi, ma nella realtà la cosa che sembrerebbe più semplice trovare in un campo, ovvero i fiori rosa, si rivela la più complicata. I fiori, senza l'acqua, rischiano di appassire e così il futuro sposo Harry, si allontana per un bel po' in cerca di acqua dolce per tenerli in fresco...


Accanto alla disperata Betty rimasta sola, il contadino mette un nuovo spaventapasseri: un dandy, fatto di paglia e savoir faire, che si sente irresistibile con quei suoi baffetti alla Clark Gable... 


Fumare un avana per far colpo sulla pupa non ha molto senso in mezzo a un campo di grano maturo, ma per fortuna Harry, arrivato finalmente, scongiura l'incendio e mette al sicuro il suo amore.
Si celebri, dunque, il grande matrimonio (e se qualcuno ha qualcosa da dire in contrario, lo faccia adesso o taccia per sempre)!


Eccoli di nuovo assieme, i due mostri sacri dell'albo illustrato. La consolidata coppia Donaldson/Scheffler è di nuovo sugli scaffali delle librerie.
Di rado (o forse mai?) i loro libri hanno lasciato indifferente il lettore. Nella peggiore delle ipotesi si è trattato di libri divertenti e intelligenti, nella migliore si sono rivelati dei veri capolavori. Penso ai dieci milioni di esemplari venduti del Gruffalo (tradotto in 40 lingue), penso ai milioni di bambini che hanno riso con la farfalla Rita che non ne azzeccava una, ma penso anche con personale tenerezza al gigante che, anche in mutande, non perde mai la sua classe.
C'è chi ha classe e chi non ce l'ha!
I loro libri fanno sempre centro. Hanno presa immediata sul lettore per varie ragioni. Provo a dirne un po'.
Perché sono portatori di buone idee, di costruzioni narrative semplici ed efficaci con colpi di scena ogni volta diversi.
Perché raccontano un mondo conosciuto e riconoscibile del quale però riescono a cogliere e raccontare il lato 'assurdo'.
Perché sono meccanismi perfetti, veri orologi narrativi, di sceneggiatura.
Perché il disegno è sempre così caratterizzato, e pieno di raffinata ironia e divertimento puro che risulta riconoscibile a distanza. Non è un caso che da quasi vent'anni gli occhi a palla dei personaggi, bianchissimi, abbiano avuto centinaia di imitatori e che le bestioline che, mute ma espressive testimoni dei fatti, popolano le tavole, siano state d'ispirazione per molti altri grandi illustratori. Perché, se letti ad alta voce, sono libri che entrano nell'orecchio e suonano come suona in testa una buona canzone.
Merito ai traduttori che, vuoi con le assonanze, vuoi con le rime, fanno di un testo una musica.
Nello specifico caso, Michele Piumini (figlio di tanto padre) ha dato gran prova di sé. Scorre come l'acqua il racconto perché, con una sensibilità da musicista oltre che di ottimo conoscitore della lingua, è stato capace di non forzare mai la narrazione in nome della rima ad ogni costo, ma ha saputo comunque rendergli merito in una sequenza di versi alternati, talvolta anche baciati. Insomma, un libro po' in rima e un po' no.
Grande gusto dà il leggerlo!



Carla