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mercoledì 30 giugno 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

VESUVIO


Marco D’Amore e Francesco Ghiaccio, conosciuti entrambi come autori, sceneggiatori e, nel caso del primo, anche attori di film e serie televisive di grandissimo successo, a partire da ‘Gomorra’, tentano un esperimento difficile: coniugare le ambientazioni e le tematiche delle storie ‘nere’ di camorra con una storia per ragazzi e ragazze. Il romanzo, pubblicato da De Agostini, è intitolato ‘Vesuvio’.
I protagonisti sono un ragazzo e una ragazza, rampolli di due famiglie rivali, che si cercano e si scontrano quotidianamente: Federico, detto Vesuvio, con il suo gruppetto di accoliti, tutti dotati di adeguati soprannomi, e Susy, al comando di un manipolo di Sirene.
Entrambi vivono all’interno della logica violenta dei clan: ogni offesa va cancellata con un livello superiore di violenza, anche se si tratta di storie di ‘ragazzi’, che in realtà non sono tali: il loro destino è già chiaro, pedine o futuri capi in clan che si contendono il territorio.
Dunque, Federico-Vesuvio e Susy-Sirena si scontrano in un crescendo che oscilla fra lo scherzo goliardico e l’offesa mortale.
Il padre di Federico è un capo clan e pensa di sfruttare questi litigi a suo vantaggio, scatenando la guerra contro il clan del padre della ragazza, per impadronirsi dei suoi territori.
Susy, intanto, è andata a Milano, a coronare il suo sogno da musicista; lì la segue Federico, appoggiandosi alla casa dello zio Gabriele, da anni esule volontario.
Lontano da Napoli, dai suoi fedeli amici, dal clima opprimente di casa sua, Federico riesce a vedere con maggiore chiarezza i propri sentimenti, ma è combattuto: è cresciuto in un ambiente che conosce solo violenza ed è solito nascondere i sentimenti più profondi, i lutti sotto uno strato di riti e miti che accomunano molti clan, fatti di fedeltà e tradimenti, di sete di potere, affari e un presunto codice d’onore, che di onorevole ha molto poco.
Federico, anche grazie allo zio, deve compiere un percorso doloroso che inevitabilmente implica la separazione da tutto quello che ha conosciuto fino a quel momento.
Il tentativo compiuto dai due autori è notevole: piegare il materiale incandescente delle storie della criminalità organizzata a una trama che si fonda sulle dinamiche interpersonali, sui percorsi di ciascun personaggio, alla ricerca di una via d’uscita dal vortice di violenza in cui sono calati.
Si vede con chiarezza la padronanza del mezzo comunicativo, i ritmi veloci, i cambi repentini di scena propri di una sceneggiatura; c’è una grande capacità di farci ‘vedere’ le situazioni, proponendo istantanee che immediatamente ci raccontano cosa sta succedendo. Meno credibile, però, l’altro lato della narrazione, più introspettivo; i personaggi dovrebbero avere più spessore, dovremmo sapere di più di loro e dei loro stati d’animo, le ragioni dei loro cambiamenti.
L’istantanea di Napoli, raccontata con gli occhi di adolescenti predestinati a un futuro di guerre camorristiche, è efficace, viva, dolorosamente credibile. La descrizione di queste generazioni di ragazzini, già condannati a una vita da malviventi solo per il fatto di essere nati nella famiglia sbagliata, è assolutamente realistica e risponde a tante realtà, meno eclatanti, in cui all’infanzia è negato qualsiasi futuro.
La lettura è avvincente e può sicuramente piacere a ragazzi e ragazze che apprezzino le crime stories, a partire dai tredici anni.
 
Eleonora


“Vesuvio”, M. D’Amore e F. Ghiaccio, copertina di A. Serio, De Agostini 2021



venerdì 11 luglio 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UN ANGELO A NAPOLI


Originale e abbastanza imprevedibile, Federico il Pazzo di Patrizia Rinaldi è un romanzo breve, premiato con il premio Pippi nel 2006 come miglior testo inedito, per altro con un altro titolo, e ora viene giustamente riproposto da Sinnos, insieme alle ristampe di Mare Giallo e di Piano forte.
Il protagonista, Angelo, a pochi mesi cade in coma e vive un'esperienza di distacco dal corpo, una sorta di levitazione mentale, che si rifa viva, in seguito, in tutti i momenti in cui è urgente la spinta alla fuga; di occasioni del genere se ne presenteranno diverse, cambiando città e ovviamente scuola. Ritorna con la madre a Napoli, dove è nato, andando a vivere in periferia; adattarsi è dura, c'è la legge di caseggiato da rispettare e una lingua, il napoletano, da imparare.
Ma c'è chi lo aiuta a capire la legge non scritta delle relazioni sociali, dentro e fuori la scuola, come in modi diversi cercano di fare Mimmo e Giusy; e chi lo prende proprio a legnate, episodio che costringerà il nostro Cap' 'e fierro a crescere, superando la paura e scoprendo il valore dell'amicizia, soprattutto con lo strano personaggio che dà nome al libro, Federico il pazzo, cioè il ragazzino suo vicino di casa, nonché compagno di classe, anche lui cresciuto in solitudine, anche lui considerato un diverso. Federico, in realtà Francesco, si nasconde alla mischia di coetanei immedesimandosi in Federico II, ne conosce la storia nei dettagli e riesce a rendersi intangibile con un'aura di vaga follia.
Sullo sfondo Napoli, i personaggi pieni di ironia e di colore, la fatica di crescere dove sembra non ci sia spazio per la normalità.
Scritto con brio, il romanzo della Rinaldi sorprende per la fluidità di scrittura, l'ambientazione originale, l'ironia e la freschezza con cui sono descritti personaggi e situazioni, il ritmo sostenuto che non abbandona mai il lettore. Forse qui e lì un eccesso di sottolineature morali, che difficilmente starebbero nella testa di un ragazzino di terza media. Le illustrazioni, più che calzanti, sono di Federico Appel, che asseconda e sottolinea l'ironia della scrittura.
Lettura consigliata a lettori e lettrici di ogni genere, a partire dagli undici anni, potrebbero magari anche innamorarsi di quella meravigliosa e disgraziata città che è Napoli.

Eleonora

“Federico il pazzo”, P. Rinaldi, Sinnos 2014