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mercoledì 19 settembre 2012

ECCEZION FATTA

ovvero tutto quello che libro non è ma ci ronza intorno...

GUARDANDO QUALCHE NOVITÀ


Incontrare direttamente gli editori è spesso di grande utilità e consente sia di farsi un’idea del progetto editoriale, al di là delle singole uscite, sia di comprendere le motivazioni che spingono ad operare determinate scelte. Così mi è capitato di incontrare Patrick Le Noel, che ha inventato e fatto crescere, insieme al suo magico staff, le edizioni L’Ippocampo.
Per questo autunno sono previste diverse novità interessanti, dedicate ai bambini, cominciando dal Divino inganno,di Sanjay Patel, disegnatore della Pixar, che ha voluto illustrare uno dei testi indiani più importanti, il Ramayana, rendendolo fruibile anche dai bambini occidentali, che di cultura indiana sanno ben poco. 
Un’altra acquisizione per me significativa è quella dell’illustratore francese Antoine Guilloppè, con l’illustrato raffinatissimo Pieno sole, edito in Francia da Gautier-Languereau: una storia semplice, cosa guida la corsa del giovane guerriero nella savana se non l’amore?, raccontata con illustrazioni realizzate sovrapponendo due fogli, uno nero ritagliato minuziosamente, l’altro bianco, che con la luce radente sul foglio creano effetti stupefacenti. L’avevo visto in tutte le librerie parigine impilato in bella vista e mi chiedevo, chissà quando un editore italiano se ne accorgerà…ed eccolo qui.
Se volete saperne di più guardate qui
Ma quello che sicuramente è il libro più atteso è Il segreto d’Orbe, di Francois Place, che con questo libro ha vinto il premio per la fiction alla Fiera di Bologna. Edito da Casterman, con una scelta editoriale difficile, un cofanetto con due libri e le tavole separate e un costo che qui da noi sarebbe proibitivo, in Francia non ha avuto un grande riscontro commerciale. L’editore italiano ha scelto di cambiare la presentazione editoriale, fermi restano i contenuti, con un libro che sarà di circa 400 pagine, ma con un costo decisamente più contenuto. Non vi dico di più. Aspettiamo ad averlo in mano per valutare queste modifiche.

Questo episodio mi consente di affrontare un argomento spinosissimo: i libri e la loro vendibilità. O, anche, se per essere dei grandi editori (grandi per la qualità culturale e non per la quantità di vendite) è necessario ignorare i dati di vendita, ovvero lavorare per un mercato di nicchia fatto di adepti più che di incidentali lettori. Lo stesso dilemma vale per le librerie: per essere librai ‘veri’ bisogna avere solo libri ‘belli’ (ma chi li giudica?), colti raffinati significativi, e la vendita di libri commerciali è di per sé, oltre che uno strumento di sopravvivenza, un oltraggio alla cultura? Come ben sapete, sono più che convinta del ruolo ‘militante’ che cerco di avere, ma personalmente questo non mi impedisce affatto di salutare con gratitudine l’uscita di libri che fanno entrare in libreria anche i non lettori, o che creano, come i libri della Rowling, un livello di fedeltà del tutto particolare, che hanno dato fiato e risorse alle librerie per anni. Ripeto spesso che è necessario tracciare una linea di demarcazione fra i libri, o prodotti complementari, che possono essere accettati, anche se non consigliati, e libri che proprio non dovrebbero entrare in libreria, perché sono pensati per agganciare una vulnerabilità infantile rispetto al richiamo del marchio conosciuto, e qui non ripeto gli esempi già fatti. Nella realtà dei fatti l’esistenza di prodotti commerciali spesso consente di produrre, nel caso degli editori, o comprare, nel caso dei librai, libri che costano investimenti di tempo e denaro. Non si vive di sola bellezza.
L’editore di cui fin qui vi ho parlato produce libri di grande raffinatezza e di grande impegno; vi cito, fra le novità di quest’autunno, due libri per ‘grandi’ che mi hanno colpito molto: Cortecce, uno splendido fotografico di Cedric Pollet sulle cortecce degli alberi, idealmente molto vicino ai libri che abbiamo recensito; e Women are heroes, del fotografo ‘di strada’ JR, che con le sue istallazioni di foto-murales ha reso omaggio al coraggio delle donne. Ma pubblica anche i libri sugli One Direction, band giovanile adorata dalle ragazzine, un prodotto assolutamente commerciale, che, con tutta probabilità, ha consentito tante scelte coraggiose in altri ambiti. Se un editore vive del proprio lavoro di editore o se un libraio vive vendendo libri e non facendo caffè, questi compromessi li deve fare. O no?






Eleonora



lunedì 9 gennaio 2012

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

FORTUNATAMENTE e SFORTUNATAMENTE: 
riflessioni di una libraia appassionata

E’ faticosamente finito un altro anno di battaglia in libreria, un anno che certo non sarà ricordato per i fulgidi successi e che si chiude con la conta di chi c’è e di chi ha chiuso o pensa di chiudere. Quindi le poche cose che sto per raccontarvi vanno prese come vere buone notizie, a dimostrazione che tener duro è possibile e che tenere alta la guardia sul fronte della qualità della propria proposta è ancora una strategia vincente. Insomma, i libri per bambini e ragazzi che abbiamo proposto sono stati apprezzati da nostro pubblico, che ci segue affezionato e che segue in parte anche questo blog: tutti, dico tutti, gli editori cosiddetti piccoli o medi, alla fine di un anno difficile, risultano in crescita, con pochissime eccezioni, e qualche volta con performance di tutto rispetto: parliamo di illustrati, della divulgazione intelligente, delle proposte di narrativa anche per i più grandi che ci hanno dato grandi soddisfazioni (che dire quando un libro come L’Evoluzione di Calpurnia riesce a vendere come l’ultimo librone inutile del grande topo che porta il nome di un formaggio inglese…)

C’è un ‘ma’: anche quest’anno abbiamo dovuto constatare lo strapotere della marca, il fascino irresistibile, soprattutto nei confronti dei bambini, di prodotti davvero mediocri e che vivono solo grazie al marketing intelligente che sostiene collane intere di fatine, mostriciattoli, principesse e ballerine, per non parlare del succitato topo, o dei prodotti a marchio Disney, che, incredibilmente, a Natale vengono risuscitati da schiere di nonne e di mamme. L’impressione è che manchi ancora tanto lavoro di informazione nelle scuole, soprattutto, ma anche nei confronti dei genitori, che assecondano volentieri le richieste dei bimbi, ‘basta che siano libri’.
Noi librai siamo il terminale che può scegliere, selezionare, proporre, ma possiamo poco di fronte a letterine per Babbo Natale, traboccanti di topi in tutte le salse, copertine glitterate e gadget a volontà.
Sono sicuramente apprezzabili gli sforzi di alcuni grandi editori, come la Mondadori, che nell’anno passato ha fatto un’operazione di ripulitura del proprio catalogo in versione economica, riproponendo anche testi per un po’ dimenticati; il gruppo dell’Einaudi Ragazzi, che comprende anche Emme ed E.Elle, consolidando comunque il solido catalogo storico, ha comunque sperimentato anche collane nuove, dalle Principesse favolose, a Belle astute e coraggiose, della Masini, fino alle più recenti Carta bianca e Young per i più grandi. Proprio in questa fascia, diciamo dei lettori dagli undici anni in su, abbiamo le migliori novità proposte da Salani, che vanta anche la strepitosa collana degli Istrici, da Rizzoli, che ha anche ristampato in nuova veste moltissimi classici, e dalla stessa Mondadori, con interessanti incursioni di editori come Feltrinelli, Paoline, Fanucci.

Ma, soprattutto nella fascia d’età fra i sette e i dieci anni, il Battello a vapore, con una gamma di prodotti molto estesa, praticamente non ha rivali. Qui, devo dire, vedo anche un limite dell’editoria italiana, poco coraggiosa nel proporre testi di narrativa, sono pochi gli editori che si cimentano nella serialità (sono eccezioni Lapis, e Il Castoro) che con risultati diversi provano a costruire delle alternative allo strapotere della declinante Piemme/Battello a vapore; avremmo un gran bisogno di quella produzione ‘media’, che magari non produce capolavori, ma propone testi dignitosi, scritti con una lingua non abbrutita, con qualche bella invenzione narrativa.
Questo senza nulla togliere alla funzione dei best sellers, a quei libri che con le loro vendite (Harry Potter per tutti, o Il Diario di una Schiappa) danno ossigeno alle librerie e che non intaccano la funzione del catalogo, cioè di quell’assortimento molteplice dei libri presenti in libreria che costituisce la premessa alla libertà di scelta del lettore. Penso che in realtà, il vero problema sia quello di alzare il livello medio della produzione, cosa che in parte sta avvenendo con l’uscita di scena di alcuni gruppi editoriali, sostituiti da altri più ‘moderni’. E’ il caso, per esempio, del gruppo Giunti, che se non avesse nella sua scuderia l’Editoriale Scienza, sarebbe stato in gran parte sostituito da altri editori, come l’inglese Usborne. Come mai, però, al declino di un catalogo mai rinnovato risponde un grande editore inglese, che riesce a proporre un catalogo ricco, edizioni dignitose e un prezzo contenuto? Perché, soprattutto nella produzione per i più piccoli, le risposte degli altri editori italiani sono così deboli e frammentarie?
Le librerie da sole non possono sostituirsi alle scelte degli editori (che magari perseguono scelte difficili, per i contenuti e/o per i prezzi, e si aspettano di essere comunque venduti), né possono supplire alla carenza di informazione che si riscontra cronicamente per l’editoria per ragazzi; non possono nemmeno sostituirsi alla scuola o alle biblioteche pubbliche.
Per l’anno che è appena cominciato, l’impegno è che si possa continuare a migliorare la qualità e la quantità della nostra proposta; l’auspicio è che in questo lavoro possiamo trovare al nostro fianco gli altri attori del modo del libro per ragazzi, editori, in primo luogo, ma anche insegnanti, bibliotecari/e, lettori/lettrici ad alta voce, chi a diversi livelli, si occupa di letteratura per ragazzi.

Eleonora