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mercoledì 23 settembre 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

TOPO METAFISICO [parte prima]

Nel risguardo del libro (a figure) di Sergio Ruzzier, La camera delle meraviglie, edito da Topipittori, c’è evidentemente qualcosa che manca e nell’evidenza della sua mancanza ci sono già tutti gli indizi per il riconoscimento. 


Ruzzier inizia sempre i suoi libri molto prima del titolo, anzi, direi che prima del titolo spesso sta il cuore dei suoi lavori. 



Ruzzier sa benissimo che prima del titolo gli adulti non guardano con attenzione; prima del titolo sono i bambini che osservano. 
E infatti eccolo lì, nella prima doppia pagina vera e propria, uno dei due protagonisti di questa piccola storia. Il secondo è Pio Pelosi, un topo collezionista. 
Pio è un raccoglitore, in ogni luogo in cui si reca, raccoglie ciò che l’ambiente offre: radici attorcigliate e piume d’uccello nel bosco, legni e pezzetti di vetro levigati dal mare, chiavi e vecchie fotografie in città. Tutti i tesori che raccoglie li sistema sugli scaffali della sua Camera delle Meraviglie. 



Moltissimi sono i visitatori di questo piccolo museo casalingo, che tanto assomiglia alla prima Wunderkammer raffigurata a stampa, quella del medico naturalista Ferrante Imperato nella Napoli del 1599, con l’eccezione di una certa regolarità nella camera del topino che non corrisponde alla confusione di quella originale. 
Questo confronto mi permette di notare una prima cosa del libro di Ruzzier: della Camera non si vede il soffitto e potrebbe effettivamente essere alta metri e metri; è così grande che non può essere contenuta in modo esaustivo in nessuna tavola, una dimensione che permette di allargare il senso della Camera delle Meraviglie verso uno spazio infinito. 
Tutti sono affascinati da questa carrellata di oggetti curiosi, eccetto che per un piccolo sasso conservato in una preziosa teca di vetro. “È brutto”, dicono gli avventori. 
Pio è di animo sensibile, e piano piano anche lui cambia opinione circa la piccola pietra che aveva raccolto per prima, che aveva in fin dei conti aperto l’immensa collezione. 
Così, decide di buttarla e di dare via tutti gli oggetti raccolti. Un incanto si è spezzato. 


Il sasso nella teca di Pio Pelosi è la nemesi della Numero Uno di Paperon de' Paperoni. La Numero Uno era la prima moneta di una ricchezza futura, il primo tassello di un accumulo sempre uguale a sé stesso, tanto opulento quanto arido e freddo. Il sasso è letteralmente ‘la prima pietra’ di un sogno, di un tesoro fatto di osservazione, pazienza, accostamento, cura, relazione, sorpresa. 
La piccola pietra è il presente in tutte le sue potenzialità; è il ponte verso un sentiero inesplorato: 
“La sua collezione era esposta lì. C’era una scarpa di neonato, una foglia secca che sembrava un cane, un soldatino che aveva preso il fucile, un occhio di vetro, un bottone e migliaia di altri tesori.” 
Scarti, piccoli elementi naturali, oggetti rotti, scompagnati, la cui nuova vita nasce dall’essere selezionati ed esposti, dall’essere oggetto di storie e narrazioni. 
La complessità e la ricchezza della Camera delle Meraviglie di Pio emergono anche in relazione alle scelte illustrative di Ruzzier rispetto alla rappresentazione del mondo che sta fuori. Com’è il mondo che batte il topino in cerca di tesori? 
I riferimenti stilistici di Ruzzier sono chiaramente ispirati a De Chirico e alla corrente della Metafisica: gli esterni sono squadrati, con prospettive compresse, vicoli stretti, portici improvvisi, paesaggi naturali quasi spogli (eccetto il bosco!). 


Com'è possibile che in un mondo così spoglio, Pio Pelosi trovi tutti quei tesori? 
Che sguardo acuto, che vista incredibile deve avere il topino? 
E se Ruzzier ci stesse dicendo che la bellezza dei luoghi deriva dagli oggetti che li compongono? Dalle persone che li osservano? Dall’immaginazione che praticano? Dalle relazioni che intessono? 
Nel confronto tra dentro e fuori nasce la meraviglia della Camera che ci pare assomigli così tanto alla meraviglia del mondo. 

[continua]

 Valentina 

La camera delle meraviglie, di Sergio Ruzzier, Topipittori 2026

lunedì 7 ottobre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL COLLEZIONISTA DEPERIBILE

La strana collezione di Mr. KARP, Cary Fagan

NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)


"'Il nome del nostro inquilino è Mr. Karp.'
'Mister? È un uomo? Oddio... speriamo sia giovane...'
'È giovane almeno?' 'Direi che non ha superato da molto i 50 anni'
'Addirittura 50!'
'Mister carpa? Ma la carpa non è un pesce ?' ho chiesto
Karp con la K e senza la a finale. E non è un pesce."

È vero: Mr Karp non è un pesce. È piuttosto un omino un po' eccentrico che lavora all'ufficio reclami di un vecchio grande magazzino. Ed è il nuovo inquilino della famiglia di Randolph, il ragazzino che racconta la storia. Per l'improvviso quanto ingiusto licenziamento del padre, la famiglia ha un urgente bisogno di denaro, così il terzo piano della loro casa, la mansarda, viene affittata a questo misterioso personaggio.
Mr. Karp è un collezionista. Un collezionista di cosa, nessuno lo sa: 300 esemplari FRAGILI E DEPERIBILI, da disporre ordinatamente sui molti scaffali che i traslocatori hanno portato fino lassù, nella sua camera sotto il tetto, e un abbonamento alla rivista La goccia. Questi gli unici indizi nelle mani di Randolph. Ma anche Randolph è un collezionista (di tappi di birra, di penne e di parole).
L'attrazione è fatale, così, con una sottile manovra di avvicinamento, il ragazzino riesce a entrare in contatto con lo schivo Mr. Karp e a conquistarsi la sua fiducia, a tal punto da essere invitato a vedere la sua misteriosa ed esotica collezione.
I pezzi di maggior pregio sono: L'acqua del Fiume Giallo, raccolta dopo la traversata a nuoto di Mao Tse-tung, oppure l'acqua dei Giardini di Kensington, raccolta dopo la regata di barche in miniatura (vi ricorda qualcosa?) o ancora l'acqua della Piscina olimpionica di Mosca..
Dunque Mr. Karp (con quella curiosa assonanza nel nome, d'altronde) colleziona acqua. Fa il giro del mondo per arrivare ad accaparrarsi il pezzo migliore, ed essere finalmente il numero uno, battendo sul tempo il suo eterno rivale, l'infido Ravelson. A Kyoto l'aspetta una ampolla che contiene la neve sciolta del cappello di Napoleone durante la campagna di Russia...

Qual è la filosofia del collezionista? Cosa lo spinge ad accumulare oggetti di grande o piccolo valore? "I collezionisti sono tutti un po' matti. Non importa cosa collezionino: tazze con scritte divertenti, targhe, orologi a cucù, gufi impagliati, manuali di telepatia. Ti circondi di tutte queste cose e ti crei una specie di mondo a parte. Ma in realtà non sei mai veramente felice perché non arriverai mai a possedere tutto..."
È vero: la felicità del collezionista è effimera perché il senso della sua esistenza risiede nel cercare. Questa è la conclusione a cui si arriva leggendo questo piacevole libro di Biancoenero. Questa è la conclusione cui giungono, attraverso percorsi diversi, Randolph e Mr. Karp. Entrambi alla fine optano per la leggerezza di pensiero che si prova nel non essere schiavi del possesso.
Sarà forse casuale, ma sono giorni che inciampo in libri legati da un filo sottile di senso. Le mie riflessioni sono partite dall'ultimo libro di Shel Silverstein pubblicato in Italia, The Missing Piece (Orecchio acerbo 2013), e poi sono approdata a Kubbe fa un museo (Electa Kids, 2013) e da domani mi dedico al Castello della Legerezza (Topipittori, 2013)...
Da angoli diversi, da due mesi son qui che ragiono sulle curiose relazioni alcuni esseri umani hanno con gli oggetti, sul loro gusto di 'collezionarli' per una vita. Tra questi, solo pochi sanno optare a fine corsa per una rinnovata libertà delle cose...
Io sono figlia di una che nella vita non ha mai sistematizzato il suo collezionismo latente e sono madre di una che, se lo spazio glielo avesse consentito, avrebbe collezionato ogni cosa...
Io, in mezzo, non sono super partes.

Carla

Noterella al margine: i miei stanchi occhi mi sono sempre molto grati quando gli metto davanti una pagina delle edizioni Biancoenero: leggere, anche nel senso di decodificare i segni sul foglio, diventa una festa!

martedì 30 aprile 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


POETICA DEGLI OGGETTI

Kubbe fa un museo, Ashild Kanstad Johnsen,
Electa Kids, 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Kubbe Tutti i martedì Kubbe va a fare una passeggiata. E oggi è proprio martedì.
Ci sono così tante cose straordinarie da trovare.
Kubbe raccoglie, raccoglie, raccoglie.
E raccoglie.
Tornato a casa, Kubbe dispone le cose che ha trovato sul pavimento del soggiorno."




Dopo aver raccolto così tante cose, Kubbe comincia a studiare i mille reperti. Utilizza un libro per riconoscere gli oggetti e li ordina per gruppi e poi etichetta ogni cosa. Tutto viene catalogato e raccolto in scatole disposte ordinatamente in un grande scaffale. Ma quando finisce lo spazio nelle scatole?
Kubbe si consiglia sempre con la sua cara nonna. Il consiglio è: organizza un bel museo. Tappeti prestati, scatolini, tavolini e tutto viene esposto: il primo museo nel bosco. Il pubblico accorre numeroso e Kubbe è felice di far loro da guida. Ma tenere su un museo è molto faticoso e ruba tempo alle belle passeggiate del martedì. Ma il museo può snellirsi e diventare un catalogo. Kubbe documenta ogni cosa e quindi la riporta nel punto dove l'aveva raccolta. Ma con i pezzi da cui non vuole separarsi, costruisce strane forme. È quasi arte, si può ripartire con un museo?


Un repertorio di oggetti che possono trovarsi nelle tasche di molti bambini e se, troppo ingombranti, li possiamo trovare sugli scaffali delle loro camere. Kubbe, abitante dei boschi, è un tronchetto d'albero/bambino, che, in qualità di bambino, coltiva una passione per il collezionismo tout court. 
D'altronde, non conosco bambino che non ami raccogliere, rigirarsi nelle mani, quindi custodire, ed eventualmente riutilizzare tutti quegli oggetti che gli si parano davanti lungo il cammino. Pezzetti di giocattoli, legnetti, fili elettrici, foglie. Tutti hanno il dono di accendergli la fantasia: di potersi trasformare sotto il suo sguardo in qualcosa d'altro. 
E così ogni bambino diventa potenziale collezionista, potenziale direttore di un museo immaginario fatto di fantasie e di oggetti raccattati qui e là.
I bambini sono in grado di assegnare a ogni oggetto, ad ogni utensile un suo proprio senso, una sua propria poesia. E questo conferisce loro un'anima che dura però solo il tempo in cui l'oggetto è d'interesse per loro.
In questa prospettiva, fu Hans Christian Andersen un maestro nel raccontare la vita interiore di un pallone sgonfio o di un ago o di un soldatino di stagno. Molte delle sue fiabe ruotano intorno all'argomento.
Non so se dipenda dall'aria del Nord, i lunghi inverni, certa sobrietà protestante, ma sta di fatto che al di là delle Alpi, con gli oggetti la relazione è molto forte e intensa. E allora anche Kubbe, bambino uscito dai boschi norvegesi, colleziona ogni cosa.
La storia ragiona sul senso di far durare nel tempo e quindi 'valorizzare' materia che apparentemente non ne ha, di valore. Una riflessione su cosa significhi un museo, su cosa significhi documentare, o catalogare. Tutti concetti importanti che non sono nella consuetudine dei temi di libri per bambini. Ben venga dunque Kubbe e il suo museo.

Carla