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venerdì 9 dicembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


NON TI SCORDAR DI ME

Viaggi nel mio giardino, Nicolas Jolivot (trad. Francesca Lazzarato)  
Orecchio acerbo editore 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA 

"Conoscevo poco i nomi di piante e insetti, riconoscevo a stento il canto di tre o quattro uccelli comuni. Nel corso degli anni, la mente altrove, avevo finito per non prestare più attenzione all'ambiente che più mi era vicino. Dovevo rimediare. Nel marzo seguente ho cominciato a dedicarmi al giardino, con l'obiettivo di repertoriare tutto ciò che contiene. Dopo un mese di indagine, mi sono reso conto che il moto perpetuo della natura e l'infinitezza del minuscolo rendono il compito illusorio. Ho capito che il mio giardino di trecento metri quadri, per un osservatore attento, è vasto come la Cina." 

L'obiettivo si rivela immediatamente troppo alto, così l'autore decide di frequentare il proprio giardino, che appartiene alla sua famiglia da più generazioni, per due anni della sua vita e di osservarne gli abitanti, quelli vegetali e quelli animali. 
Forse complice anche una sorta di confinamento coatto, quello che avrebbe potuto essere una prigionia si trasforma in una grande opportunità: e quello che poteva essere un recinto si trasforma in una sorta di luogo di pace, un paradiso.

 
Il tempo veloce che aveva contraddistinto la sua vita di prima, vita di artista in giro per il mondo per scoprirne i luoghi, anche più remoti, per poi trasformarli e restituirli dentro le pagine di bellissimi libri illustrati (dal Giappone, alla Finlandia, dalla Cina alle foci del Nilo) ora cambia. 
Diventa un tempo lento, dove al camminare da homo erectus si sostituisce quell'andatura primordiale dell'andare a carponi, a quattro zampe come fanno ancora oggi le nostre sorelle scimmie. La ragione di questo piegare la schiena è dettata dalla volontà di osservare, per minuti, ore e giornate, piccole creature che solcano il prato o si arrampicano sui tronchi degli alberi, oppure osservare il volo e il comportamento degli uccelli. Ma anche di veder spuntare un nuovo germoglio, veder maturare un piccolo pomodoro o sbocciare un iris.


Due anni a osservare la natura che cambia, la natura che cresce, le piante che arrivano o si spostano e quelle che pare siano lì da sempre; il via vai degli animali; il dialogo con alcuni di loro, più socievoli di altri; due anni a registrare piccoli successi nel giardinaggio e nell'orticoltura e molti clamorosi fallimenti. 
Due anni di osservazione e ragionamento che dimostra l'intelligenza della natura, dai più piccoli insetti alle piante che sono in grado di scegliere, all'interno di quei trecento metri quadri, dove crescere (Stefano Mancuso docet).
Il ripetersi delle stagioni con una loro cadenza tutto sommato consueta, si intreccia con una storia che è invece lineare, anche se in costante trasformazione verso qualcosa che è sempre diverso ma che conserva, così come accade alle piante e agli animali, memoria del proprio passato. 
Si tratta della storia del luogo che questo giardino occupa. Una storia, questa ultima, che attraversa più di un secolo e che non è solo la storia di un posto, ma di varie persone e di sei generazioni di una medesima famiglia. 


La casa e il giardino di Nicolas Jolivot appartiene alla sua famiglia dal 1919. Ed è diventata poi parte importante nella sua memoria di bambino, il quale - molti anni dopo il 1919 - in quel giardino, a casa dei nonni, ha passato ore felici della sua infanzia. 
E come accade in natura, anche questo libro, questa esperienza di vita ha la capacità di ibridarsi nelle sue parti: alcune pagine sono dedicate all'osservazione del presente, del quotidiano e altre invece attraversano gli anni, un bel po' di anni e diventano il racconto di più di un secolo: dal 1821 quando il magnifico giardino attuale era solo campagna, quando poi è stato chiuso da alti muri di confine e al suo interno è nata la prima casetta, per ospitare chi lavorava la vigna appena recintata. 
A questa prima rudimentale costruzione con una sola stanza con il camino si è sostituita una casa padronale su due piani, molto austera, ma funzionale a farci abitare una famiglia. 
Persone che si avvicendano fino ad arrivare al 1936 quando il taciturno nonno di Nicolas, nonno Jacques, all'epoca un ragazzetto, viene ritratto nel suo giardino, vestito da calciatore, con l'immancabile berretto in testa che non lo avrebbe più abbandonato. 
Nel 1947 è lui a comprare da sua madre la casa, ma soprattutto il suo giardino, che per quarant'anni non smetterà di frequentare, amare e curare quotidianamente, per poi trasformarne una porzione in rigoglioso e fruttuoso orto, fino al momento che le forze glielo hanno concesso. 
Poi, negli ultimo periodo della sua vita, nel 1985, si è limitato a guardarlo dal secondo gradino della scala di accesso alla casa. 
Quando anche la nonna Jolivot morì nel 1996, Nicolas e la sua compagna decisero che quella casa, quella della sua infanzia di bambino lasciato spesso dai nonni, era perfetta per loro e il loro primo figlio.
Nella scelta a guidarlo non è stata la nostalgia, ma un sano bisogno di avere una casa del genere.
E così il cerchio si è chiuso e la lunga e grande storia e le brevi storie animali e piante sono diventate questo libro. 

Le bellezze che il libro contiene sono diverse. 


La più evidente è la qualità del disegno che, nonostante Jolivot non si ritenga un disegnatore naturalista, tuttavia colpisce e cattura lo sguardo in queste ariose pagine, brulicanti di piccoli animali, dalle larve di cetonia, alle cornacchie sul camino e ai picchi che becchettano il tronco peloso della palma. 
Ciascuno di loro è ritratto sempre tra una vegetazione che può oscillare dalla pianta invasiva (di cui Jolivot per scelta non si vuole liberare) alla spettacolare alchechengi o la esotica emerocallide citrina che arriva dalla Cina. 
Contemporaneamente una gioia per gli occhi e per l'anima, qualcosa di analogo all'incontro di Jolivot con un convolvolo in fiore, che lui stesso definisce il suo primo choc estetico.
La seconda cosa è la capacità di questo libro di tenere viva la curiosità e lo spirito di osservazione.
La terza cosa che colpisce è l'idea che ne è alla base. Intrecciare le storie: una più grande intorno a cui ne ruotano moltissime altre, molto più piccole e brevi, per fare di questo unico volume contemporaneamente quattro libri diversi: uno di storia, contenente le vicende di un luogo, di un territorio, di una famiglia; uno di botanica per naturalisti in erba - scusate il facile gioco di parole - e di giardinaggio per principianti; uno di etologia per lettori curiosi; un diario di viaggio. 
O forse sarebbe più corretto dire di viaggi. Perché qui si dimostra che a spostarsi non sono solo gli uccelli migratori, ma sono anche le piante (Stefano Mancuso docet). Viaggi di cui lui è testimone attivo, in alcuni casi addirittura vettore: i viaggi delle piante e degli insetti e degli uccelli che abitano il giardino.


Quello di Jolivot, un viaggio di esplorazione in un mondo che per i più - soprattutto coloro che non se ne occupano per professione e coloro che non superano il metro di altezza - non è di nessun interesse. Quanti sono gli adulti che notano le erbe spontanee e vagabonde, come per esempio la piantaggine o la romice, o delle minuscole cimici del nocciolo o la coccinella del melone e di quanti punti abbia sulle sue elitre? Non parliamo del distinguere un esemplare comune da una arlecchino. 
In un legame forte, fatto di attenzione e rispetto, legame stabilito con questi abitanti, ossia le piante e gli animali, Nicolas Jolivot costruisce anche qualcosa di ulteriore: un quinto libro, un piccolo saggio di filosofia dove si mettono a fuoco e si nobilitano alcune attitudini che tendiamo a dimenticare, prima fra tutte la curiosità e l'attenzione per mondi diversi e anche infinitamente più piccoli del nostro, la pazienza, la cura, la lentezza, il rispetto, la capacità di comunicare con altro da noi,  la consapevolezza di essere poca parte di qualcosa di molto più grande che ci sopravvivrà e soprattutto che non ci appartiene, se non per una manciata di anni, il nostro passaggio sulla terra. 


 Carla


lunedì 11 aprile 2022

FAMMI UNA DOMANDA!

PAURE ANIMALI


La paura è un’emozione comunissima, che condividiamo con i nostri fratelli animali. Studiarla da un punto di vista scientifico significa cercare di spiegarne la funzione, da un punto di vista evoluzionistico. Chiara Morosinotto, ecologa, con l’aiuto del fratello Davide, tenta di spiegare tanta complessità a ragazze e ragazzi con un testo agile e spesso divertente: ‘La paura del leone. Perché tutti gli animali si spaventano e perché alla natura va bene così’, pubblicato da Rizzoli.
Quello che può sembrare un concetto semplicissimo, tutti conosciamo e sperimentiamo la paura, in realtà svela aspetti molto diversi: c’è ovviamente la paura della preda che sfugge al predatore, ma anche quella che induce alla reazione esemplari adulti che vogliono proteggere la prole; tremano di paura quegli animali che sono alla base della catena alimentare, e che sono cibo per diversi predatori, ma ha paura anche un predatore imponente come un puma di fronte ad un predatore più forte, che poi siamo noi umani.
L’autrice, che ha svolto moltissimo lavoro sul campo, soprattutto in Finlandia, racconta con precisione moltissimi esempi di strategie difensive alimentate dalla naturale paura di fronte ai diversi predatori, dal mimetismo delle farfalle, agli stratagemmi di tanti uccelli che difendono il proprio nido.


Questa nutrita e divertente serie di osservazioni e aneddoti mi ha fatto pensare ad un altro libro che aveva la stessa ispirazione: ‘L’anello di re Salomone’, di Konrad Lorenz, in cui lo scienziato austriaco, fondatore della moderna etologia, raccontava il suo rapporto con gli animali che popolavano la villa fuori Vienna in cui elaborò da giovane le sue osservazioni sul campo. Questo testo, famosissimo e letto tuttora con piacere da tantissimi lettori, descrivendo gli episodi spesso esilaranti della sua esperienza, introduceva nello stesso tempo, in termini divulgativi, alcuni aspetti della sua teoria che lo avrebbero portato al Premio Nobel.
Anche qui, la brava Chiara, che non credo che aspiri, almeno per il momento, ad un riconoscimento del genere, introduce concetti importanti relativi alle strette interrelazioni fra le specie in un ecosistema, come, per esempio, si evince dalla vicenda dei lupi del Parco di Yellowstone.
Molta parte dell’evoluzione dei comportamenti difensivi e di fuga hanno a che fare con il rapporto preda/predatore: ad ogni nuova tattica difensiva corrisponde un nuovo stratagemma elaborato dal predatore e così via. Viviamo su un pianeta in cui la vita è cresciuta e si è differenziata così, in una catena alimentare in cui si mangia e si è mangiati, fino al predatore più efficiente di tutti, l’homo sapiens. Viene facile il parallelismo con quella che, dal secondo dopo guerra in poi, è diventata la corsa agli armamenti che il grande dr. Seuss rappresenta ne ‘La battaglia del burro’. Solo che lì i due popoli contendenti, che del panino imburrano rispettivamente la parte di sopra o quella di sotto, sono colti nell’immagine finale in cui sono costretti all’immobilità perché lasciarsi sfuggire l’arma finale rappresenterebbe la fine del mondo. In natura a questo non si arriva mai, perché ciascun animale tende a salvare se stesso più che a distruggere l’intera genia del suo nemico.


Riflessioni filosofiche a parte, direi che questo libro , dalla lettura scorrevole ma dal contenuto impegnativo, può sicuramente attrarre ragazze e ragazzi che abbiano un interesse non superficiale per la natura, a partire dai dodici anni. Lo vedo bene insieme ai libri di Luca Perri, pubblicati da De Agostini, testi cioè che valorizzano l’intelligenza dei propri lettori, che ampliano orizzonti, che suscitano desiderio di approfondimento.
La copertina e le illustrazioni che precedono i capitoli sono dell’eccellente Dieter Braun.

Eleonora

“La paura del leone. Perché tutti gli animali si spaventano e perché alla natura va bene così”, C e D. Morosinotto, Rizzoli 2022





lunedì 14 marzo 2022

FAMMI UNA DOMANDA!

COSA FANNO GLI ANIMALI


Chi ha apprezzato i libri illustrati di divulgazione firmati insieme da Virginie Aladjidi e Emmanuelle Tchoukriel, pubblicati in Italia da L’ippocampo,  non può che rallegrarsi nel vedere l’ultima fatica di queste due autrici, questa volta affiancate da Caroline Pellissier. Il titolo, abbastanza impegnativo è ‘Vivere. Uno sguardo nuovo sugli animali’.
Se gli ‘Inventari Illustrati’, di cui abbiamo più volte parlato, avevano una vocazione soprattutto tassonomica, mostrando le diverse creature viventi negli habitat esaminati, qui abbiamo come oggetto il comportamento animale. Nella breve introduzione si chiarisce che si vogliono mostrare i vari aspetti della vita animale, anche quelli di più recente osservazione.
L’etologia, come approccio evoluzionistico al comportamento animale, è nata sotto la spinta degli studi di Lorenz e Timbergen: i due scienziati, che ricevettero il premio Nobel nel 1973, erano convinti che alcuni aspetti del comportamento fossero tipici di una specie così come lo sono il colore delle piume o la quantità di denti. Osservando i pattern comportamentali di corteggiamento, per esempio, era possibile distinguere due specie apparentemente simili. Per portare avanti queste ricerche era necessario svolgere le osservazioni direttamente in natura, e non in laboratorio.
Da allora molte ricerche sono state fatte e si è via via abbandonata questa visione un po’ meccanicista del comportamento, per aprire nuovi ambiti di ricerca.
Questo libro, sempre curatissimo nella veste grafica e illustrato con precisione da Emmanuelle Tchoukriel, affronta in primo luogo proprio quei comportamenti che accomunano tutti gli animali: sedurre, accoppiarsi, allevare una prole, crescere, nutrirsi, difendersi.


Come è facile immaginare, si affiancano situazioni comuni, che sono ben conosciute dai bambini, ad altre più curiose e particolari.
Si passa poi a descrivere comportamenti più complessi, come il gioco, la migrazione, la costruzioni di nidi e di tane, per entrare, alla fine in quel territorio complesso che riguarda le ‘intelligenze’ degli animali: l’uso di strumenti, la capacità di curarsi e rigenerarsi, le emozioni e i sentimenti, come il lutto.
Di ‘intelligenze’ animali ho già parlato e rimando, per chi avesse voglia di approfondire, alla collana ‘Animalia’ di Adelphi e alla interessante saggistica che recentemente ha affrontato questo tema; qui, in questo bel volume, non si ritrovano che echi del dibattito contemporaneo che tanto ha messo in discussione la distanza fra umano e non umano. Ma è già tanto, se alla inevitabile aneddotica relativa ai tanti aspetti del comportamento animale, in alcuni casi sorprendente ed esilarante, si affiancano incursioni nel territorio sperimentale della cognizione e delle emozioni.
I testi sono sempre brevi e sono accompagnati dall’immagine corrispondente, in una perfetta integrazione che aiuta il giovane lettore e la lettrice curiosa a spaziare da una specie all’altra, da un comportamento all’altro.
Di misteri fra le righe se ne annidano parecchi, sta ai lettori trovarli e farsi ulteriori domande, spinti dal senso di meraviglia che queste pagine alimentano.
Per giovani naturalisti e scienziate, a partire dai sette anni, una lettura intelligente e raffinata, in coerenza con i libri precedenti.

Eleonora

”Vivere. Uno sguardo nuovo sugli animali”, V. Aladjidi, C. Pellissier, E. Tchoukriel, L’ippocampo 2022


giovedì 10 aprile 2014

FAMMI UNA DOMANDA


LORENZ E IL SUO ANELLO


Ci sono libri che ti restano nel cuore e qualche volta ti condizionano la vita. Per me un libro fondamentale è stato L’anello di Re Salomone, di Konrad Lorenz, letto in età giovanile, quando la passione per gli animali era un hobby. In quel libro, rivolto ai ragazzi, ma apprezzato tuttora anche dai neofiti dell’etologia , raccontava la sua straordinaria vita nella casa di Altenberg, vicino a Vienna; lì Lorenz allevò ogni specie di animali, ma soprattutto taccole, simili ai corvi, e oche selvatiche, che studierà a lungo. In questo luogo fantastico si svolgerà buona parte della sua vita, vi cresceranno i suoi figli e una quantità smisurata di animali.
Questa vita straordinaria, gli studi che Konrad condusse, le scoperte, fino al premio Nobel sono raccontate dal bravo Luca Novelli in Lorenz e il segreto di re Salomone, nella collana di Editoriale Scienza Lampi di genio. Lorenz era un medico ed un naturalista, convinto che studiare il comportamento degli animali in natura avrebbe permesso di valutare l’nfluenza del comportamento nell’evoluzione delle specie. Fino a quel momento l’osservazione del comportamento animale avveniva nei laboratori, poveri animali!, oppure era occasionale, aneddotico. Con il rivoluzionario metodo di Lorenz, osservare il comportamento spontaneo degli animali nel loro ambiente, fu scoperto, per esempio, l’imprinting, quel processo per cui il pulcino appena nato ‘fissa’ l’immagine della madre, determinando l’attaccamento ad essa e la successiva scelta di un compagno. Famosa la foto che ritrae Lorenz far il bagno con un gruppo di anatroccoli, che lo avevano individuato come madre.
L’etologia da allora ha fatto enormi progressi e alcune delle teorie di Lorenz sono state modificate o superate. Resta l’approccio rivoluzionario, l’aver trasformato una passione in metodo, in conoscenza; in qualche modo ha avvicinato gli animali agli uomini e viceversa, in quanto tutti parte dello stesso mondo animale. Su questa strada lo hanno seguito in tanti, per esempio Jane Goodal, che ha studiato per anni gli scimpanzé e su cui Il Castoro ha pubblicato un illustrato, Io...Jane , e Dian Fossey, che ha passato buona parte della sua vita insieme ai meravigliosi e pacifici gorilla di montagna. Editoriale Scienza ha da poco ristampato La mia vita tra i gorilla, la vita della Fossey raccontata da Vichi de Marchi.
Quando scrivevo la tesi sulla storia dell’etologia, ho avuto fra le mani un’edizione del testo di Darwin L'espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo, dell’inizio del '900, quando ancora l’evoluzionismo era scandalosamente rivoluzionario. E lo è ancora oggi, poiché, nel pensiero comune, ci si sente diversi e superiori al resto del regno animale. Ma è da lì che veniamo, lì sono le radici di alcuni comportamenti, lì ci possiamo ancora interrogare su cosa, per esempio, sia la coscienza.
Se Konrad Lorenz verrà ricordato per i suoi studi, lo sarà anche per la vita strordinariamente libera e felice che ha potuto condurre. In uno dei suoi ultimi libri racconta la sua grande incredibile emozione quando il suo stormo di oche selvatiche, dopo una migrazione di centinaia di chilometri, tornando ad Altenberg rivolgeva a lui e solo a lui, fra gli umani, il saluto del ritorno.
Questo è uno dei casi in cui una passione nata nell'infanzia diventa lo spunto formidabile per il lavoro di una vita. Anche se non si diventerà mai dei geni, coltivare le curiosità infantili è un modo per custodire delle possibili felicità. Citando il titolo di un recente saggio di pedagogia, Lasciateli giocare con gli orsi! E avrete dei bambini/e più felici.
Eleonora
“Lorenz e il segreto di re Salomone”, L. Novelli, Editoriale Scienza 2014
“L’anello di re Salomone”, K. Lorenz, Adelphi 1967
“La mia vita tra i gorilla. Dian Fossey si racconta”, V. De Marchi, Editoriale Scienza 2006, 2014
“Io…Jane”, P. McDonnell, Il Castoro 2012