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mercoledì 20 dicembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CONTROCORRENTE

Come un germoglio di bambù
, Chiara Lorenzoni, Pino Pace, Alice Barberini
Marcos y Marcos 2023 


NARRATIVA E POESIA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 9 anni) 

"Sora e il suo maestro camminano insieme da molto tempo, sono passati giorni. Hanno incontrato guerrieri e delinquenti, signori e mendicanti. Si sono divisi cibi prelibati, frutta o solo qualche radice amara, hanno avuto freddo e caldo. Hanno dormito in palazzi e sotto la luna. 
Una sera una pioggia fitta li sorprende su un sentiero. 
Sora si domanda cosa succederà alle poesie. 'Si scioglieranno tutte le parole' pensa. Di tanto in tanto si erano seduti su una roccia, sullo scalino di un tempio per scrivere con un carboncino sulle pietre che costeggiavano la via. Comporre una poesia e lasciarla lì, donarla a chi passerà Una poesia che la pioggia e il sole scoloriranno. Una poesia che sia piccola e anche immensa". 


Maestro e allievo sono in viaggio. 
L'incendio della casa di Bashō, il maestro, lo ha spinto verso la scelta di partire. Nessuna disperazione per tutto quello che è diventato cenere. Piuttosto il desiderio di andare con una gerla con poche cose dentro, dei sandali ai piedi. E tante storie da raccontare. Se qualcuno vorrà ascoltarle, sarà gentile e in cambio offrirà loro una ciotola di riso. Sora il suo allievo lo segue perché anche lui sente un formicolio nell'anima e i suoi occhi chiedono di vedere cose che non hanno mai visto.
La pioggia fitta li spinge verso una luce in lontananza: una fattoria in fondo alla strada, dove un contadino li accoglie e offre loro un giaciglio asciutto nel fienile. 
L'odore di paglia e il fiato degli animali che gli sono intorno li rifocillano. Fino al momento in cui la piccola figlia del contadino porta loro del cibo. 
Una bambina dai capelli lucidi di pioggia tiene in mano una scatola. Si inchina davanti agli ospiti e, aprendola davanti ai loro occhi, esce uno sbuffo di vapore: una zuppa calda e del riso. Il nome di questa bambina è Takenoko, germoglio di bambù. 
Questo è il dialogo poetico tra questa piccolina che sogna di diventare una samurai e un maestro che, nonostante un padre samurai, ha scelto di versare inchiostro e non sangue. Di usare il pennello e non la spada. L'inchiostro racconta storie, il sangue urla e basta. 
Ma questo è anche il racconto di un viaggio e del senso che attraversa ogni partenza, il racconto di tanti incontri: monaci, samurai. 
Ma questo è anche il racconto di come saper trovare la bellezza. Di come saper vivere con poco. Con quasi niente. 

Sono diverse le cose che sollecitano una riflessione. 
Le prime sono la cadenza e l'aria che abitano questa storia. Un ritmo lento e un'aria tersa. 
Lentezza e nitore sono due 'oggetti' di cui in questi tempi si avverte la mancanza. Entrambi vanno in una direzione opposta e contraria alla frenesia e all'appannamento del pensiero che si impadronisce di tutti coloro che nel grande flusso, non riescono a fare neanche una bracciata controcorrente. 
Leggere questo libro in un silenzio voluto e conquistato genera la stessa sensazione che si avrebbe nel respirare una profonda boccata d'aria fresca, dopo aver inghiottito lo smog a un semaforo. 
Ecco. Quello che Bashō e Sora raccontano nel loro diario di viaggio è un paesaggio fatto di aria, natura e poca umanità. Fatto di tanta meraviglia e di poche cose. Bagnato dalla pioggia, illuminato dal sole. Un paesaggio che loro attraversano in cerca di bellezza da raccontare, ossia da dipingere e racchiudere nelle diciassette sillabe di un haiku. 
Una sorta di distillato di parole - in generale questa è la poesia, ma l'haiku lo è ancora di più - che fa piazza pulita del superfluo. Bandito per scelta dai due viaggiatori che hanno con sé solo una gerla leggera con l'indispensabile e forse ancora meno, il superfluo è la punizione della contemporaneità. 
Ragione per cui mi sembrerebbe necessario dare in lettura questa piccola storia a tutti i frettolosi, e in particolare agli accumulatori di oggetti, pacchettini col fiocco compresi.
E ulteriormente la darei da leggere ad altri piccoli germogli che, come Take, coltivano un sogno. 
Non c'è da illudersi che possa essere preso come un libro facile. 
A parte la perfezione degli haiku che punteggiano il racconto, c'è anche una serie di piccole perle che sarebbe bello che ragazzini e ragazzine potessero apprezzare, leggendole e ragionandoci sopra. Se non altro, per guardare le cose da un diverso punto di vista. Cosa che non fa mai male. Anzi. 
Qui di seguito, alcune. 
Ringraziare le proprie scarpe per la strada che ci fanno fare. 
Chiedere alle proprie scarpe di portarci a vedere cose mai viste. 
Dare ascolto ai grilli nel petto. 
Non tenere i grilli in gabbia, ancorché fatta di fili d'erba. 
Basta poco per sentirsi a casa. 
Se sguaini la spada devi essere pronto a morire o a uccidere. 
Per fare il primo passo bisogna perdere l'equilibrio. Almeno per un istante. 
Per viaggiare bisogna essere pronti a perdersi. E per trovare la strada occorre perderla. 
Per trovare amici occorre non aver paura della solitudine. 
Non sempre si può capire tutto. 

 Carla

lunedì 18 dicembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SERVE BEN POCO ALL'ERBA...

Haiku Poesie per quattro stagioni più una, Silvia Geroldi, Serena Viola
Lapis 2017




POESIA

"Salto le foglie
ma solo quelle gialle.
Cioè quasi tutte. [...]

Raccolgo fiori
e li farò seccare.
Belli per sempre. [...]

Sogno battaglie.
È piena di promesse
la prima neve. [...]

Uova azzurrine.
Dentro il mio rosmarino
quattro prìncipi."


Bambini e bambine, un certo numero di cani, un ragno che è fuori, varie farfalle, il sole, la luna, diversi uccellini, molti alberi, rane, carpe e papaveri: sono loro che abitano le pagine di questo libro.
Talvolta le attraversano a gran velocità, come per esempio i cuccioli che giocano con un bastone e una palla o la bambina che salta le foglie o che capriola sul tappetto di casa, sognando sia un prato.


In altri casi sulla pagina si spande l'acqua di un lago di carpe o di rane assenti, oppure è inondata dal mare o dal volo di farfalle spaventate da un taglia erba.
Il più delle volte però il bianco fa da sfondo al rosso dei papaveri, al viola delle viole, al grigio dell'asfalto, al blu di un lago, al verde dei cespugli. Che sono soprattutto grandi macchie di colore.
Quaranta haiku che raccontano lo scorrere del tempo, delle quattro stagioni e della quinta: l'infanzia, la stagione del gioco.


L'haiku, come quasi tutto ciò che ha radici in Giappone, è un oggetto di precisione. Una opera d'arte bonsai, dove la bellezza è racchiusa in una forma minuscola.
Esatto, votato a un preciso ordine interno, l'haiku è un'espressione artistica fatta di delicatezza e attenzione.
Sommamente semplice nella forma e profondo nel contenuto.
Un meccanismo perfetto, ideato per raccontare - in estrema sintesi - le suggestioni del tempo e della natura. O per meglio dire, della relazione tra i due. L'haiku, nei tre versi che lo compongono e nella scansione ritmata di cinque, sette e di nuovo cinque sillabe (in realtà si tratta di more), nasce in Giappone nel XVII secolo con lo scopo di raccontare in un lampo, in sole tre righe, suggestioni, vibrazioni dell'anima. Di un'anima immersa nella natura, compartecipe.


L'elemento che mi pare più intrigante in un haiku, uno dei suoi caratteri peculiari, è quello di contenere in sé, nonostante la concisione che lo distingue, la possibilità di uno scarto di prospettiva.
Per chiarire cosa si intende, spesso appare citato uno degli haiku più noti, quello di Mizuta Samahide, che dice:
Il tetto si è bruciato:
ora
posso vedere la luna.
E proprio riguardo a questo meraviglioso scarto, repentino cambio di prospettiva nel leggere la realtà,mi pare che il libro di Silvia Geroldi e di Serena Viola, contenga elementi di interesse.
Va detto che non tutti gli haiku di questo libro la assecondano, questa 'deviazione' inaspettata, tuttavia quando essa accade al lettore risulta più semplice e naturale spiccare il proprio volo immaginativo.
In questa prospettiva,gli haiku che aprono questa pagina possono essere esemplificativi.


E se ancora vogliamo ragionare di scarto, possiamo notarne un secondo, altrettanto interessante. Quello che esiste tra testo e immagine.
Laddove il testo -suppongo- è il frutto di un lento lavoro di limatura, di perfezionamento, di ponderazione e riflessione, in sostanza è l'esito di un'operazione di cesello della lingua espressiva, il disegno invece è quanto di più immediato, spontaneo, attivo, estemporaneo si possa immaginare.
Parole scelte e misurate, disposte con calma secondo un ordine preciso che si alternano a gesti pittorici forti, improvvisi, agitati, mai definitivi.
Alle asciutte tre righe rispondono macchie di colore dato a larghe pennellate materiche, segni a matita frettolosi e imprecisi.


A una parola che si esprime con parsimonia risponde un disegno abbondante, pirotecnico.
Eppure questi due codici che tra loro sono divisi da un evidente scarto sono quanto di più armonico si possa immaginare.
Perché accade?
Da un lato c'è la convergenza di testo e immagine verso un ritmo che deve essere fulmineo, ma dall'altro credo che la ragione principale sia nel nocciolo più profondo che ogni buon haiku racchiude in sé: in quelle tre righe si assiste al disvelamento di un mondo tutto nuovo.
Non è forse questo uno degli eventi più vivaci e folgoranti cui la nostra mente possa assistere? Evviva i 'fuochi d'artificio' di Serena Viola.


Carla

Noterella al margine. Per rispetto della precisione giapponese e delle menti dei lettori, sarebbe stato bello che nell'introduzione Silvia Geroldi avesse spiegato meglio il canone metrico della sillabazione di un haiku. Da me, perduta, che contavo con le ditina le sillabe, è arrivata in soccorso Chiara Stancati con la sua sinalefe.

mercoledì 7 marzo 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUASI SOLO IL SILENZIO
 
UN GATTO NERO IN CANDEGGINA FINI'..., Pino Pace, Tai Pera
Notes Edizioni, 2012

POESIA PER MEDI (dagli 8 anni)

"A che serve, proprio come guardare un tramonto, giocare a tris, annusare un fiore, fare un disegno. Eppure sono cose che facciamo ogni tanto e che ci piacciono. Il motivo per cui ci piacciono è un mistero e le parole non bastano a spiegarlo. Si fa un haiku quando ci viene voglia."


Ci viene detto che la tecnica per costruire un haiku è molto semplice. Basta saper sillabare e saper contare fino a sette. E ci viene fornita una serie di nozioni che riassumo come fossero ingredienti di una ricetta

Ricetta per un haiku

Ingredienti:
Due frasi di cinque sillabe, una frase di sette sillabe.

Procedimento:
comporre una frase da cinque sillabe 
(meglio se ha a che fare con la natura)
comporre una frase da sette sillabe,
comporre una frase da cinque sillabe.
Disporle sulla pagina bianca in questa precisa sequenza.

Attenzione però, perché come in ogni ricetta che si rispetti, non sono solo gli ingredienti a renderla gustosa, ma la sapienza del cuoco. Per creare haiku come questo:
L'orco cattivo
adora i bambini
conditi bene...

o come questi

Tolgo la pila,
l'orologio si ferma,
il tempo no.

Il grosso sasso
sogna di galleggiare.
Il fiume ride.

occorre un bel po' di sale in zucca e una buona idea, farcita di fantasia.
In questo piccolo libro che contiene 35 haiku per bambini di ogni età si offre loro (o ai grandi che con loro si vogliono cimentare. Penso a qualche insegnante più illuminato/a di altri/e) la possibilità di provare in prima persona a comporre haiku.
E' difficile non banalizzare, ma, mi sento di dire, che l'haiku sia qualcos'altro.


E' un esercizio che richiede sapienza, concentrazione, immedesimazione e pazienza.
L'haiku, sorta di germe poetico, è un distillato della cultura che lo ha generato. E' fatto di essenza pura. E' composto con il criterio della sottrazione (quello tanto caro a Calvino). Nell'haiku la parola si presenta nuda ed esplosiva allo stesso tempo. E' portatrice di energia pura, di movimento, pur essendo fermissima sulla pagina.
Un po' come dire che di fronte alla bellezza rimane solo il silenzio e l'haiku sembra essere l'unica espressione verbale per esprimerla, senza sciuparla.

Carla