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lunedì 14 aprile 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SBRENG

La ragazza da odiare, Lee Kkoch-Nim (trad. Sara Bochicchio) 
La Nuova Frontiera 2025 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 14 anni) 

"Ji Ju-yeon? Non so molto di lei, a parte che è una tipa vivace, abbastanza brava nello studio e con un bel faccino. Però tutti dicono che lei e Park Seo-eun fossero molto legate. Erano sempre insieme, si dai tempi delle scuole medie. Non riesco a capacitarmi che sia potuta accadere una cosa del genere tra due amiche del cuore. Comunque, questa intervista verrà trasmessa per davvero? A che ora?" 

La voce che sta raccontando quanto è successo è quella di una studentessa di prima superiore. Lei, come moltissimi altri, non ha visto niente, ma frequenta la scuola dove è avvenuta la morte di Park Seo-eun, una liceale di poco più grande di lei. 
Il suo corpo è stato trovato una mattina nello spazio retrostante la scuola. Qualcuno, affacciandosi a una delle grandi finestre della scuola, guardando in basso ha visto Park Seo-eun riversa a terra, senza vita e ha urlato, dando l'allarme generale. 
Accanto al suo corpo, resti di un mattone in frantumi, con ogni probabilità l'oggetto che l'ha colpita e uccisa. Dopo una breve indagine, viene sospettata dell'omicidio (al suicidio si è pensato solo per un attimo, ma sul suo corpo le tracce del colpo ricevuto non lasciavano dubbi) la sua amica del cuore Ji Ju-yeon. 
La ragazza è stata vista correre via dalla scuola intorno all'ora della morte dell'amica, sul suo cellulare ci sono messaggi che alludono a una litigata tra le due, le sue impronte sui frammenti del mattone... E lei che riesce a ricordare poco e niente di quegli attimi fatali. 
Intorno a questi che sono i fatti, pesa la percezione diffusa che tra le due l'amicizia fosse diventata burrascosa e che forse il loro rapporto fosse molto diverso da quello che l'apparenza mostrava. 
Questa è la storia di una ragazza, studiosa, diligente, ricca e di buona famiglia che viene arrestata perché fortemente sospettata di aver ucciso Park-Seo-eun, la sua amica con cui condivideva tutto dai tempi delle medie... 

Quarta e significativa uscita nella collana Oltre, per La nuova Frontiera. 
Sbreng. 
Centonovanta pagine costruite attraverso il racconto di diversi personaggi che ruotano intorno alla morte di una studentessa, per ragioni diverse. La voce di ciascuno fa vita a sé e la si ritrova nei singoli capitoli, il cui titolo ha la sola funzione di informare il lettore su chi stia parlando. 
Attraverso questa sequenza di voci, la situazione si evolve, si chiarifica, si annebbia, prende una direzione, per poi prenderne un'altra esattamente nel modo in cui ciascuno di noi potrebbe ascoltare i racconti di altri, che di un unico fatto danno la loro personale visione, scambiandola inevitabilmente per l'unica realtà possibile. 
Le voci sono quelle dell'avvocata Kim, che non ha mai perso un processo e che il facoltoso padre della sospettata le ha messo a fianco per essere sicuro in tal modo di uscirne illeso, la sua reputazione e i suoi affari, insieme alla figlia e alla moglie. A seguire quella dell'avvocato d'ufficio, quando la prima decide di punto in bianco di rinunciare al mandato. 
I due genitori dell'imputata. 
Il profiler che la polizia convoca, vista la riluttanza dell'imputata a confessare. E la sua confusione mentale sui momenti cruciali del suo alibi. 
Varie compagne di scuola. 
Il proprietario del negozio dove la vittima lavorava part time per aiutare la madre vedova ad arrivare alla fine del mese. 
La madre della vittima. 
Il fidanzato della vittima. 
Il personale scolastico: dalla coordinatrice al custode e alcuni insegnanti del hagwon. 
E nelle ultime vertiginose pagine, la voce di una testimone, finalmente, e di una testimone oculare. Questa è l'ossatura magnifica del racconto, che ricorda in questo originale modo di raccontare una storia un altro libro epocale, Il bambino Oceano, di Jean-Claude Mourlevat. 
Anche lì un forte non detto, che si svela lentamente come accade qui. 
Lasciato da parte l'aspetto stilistico, rimane altrettanto "magnifica" e "raggelante" la storia che si racconta e le questioni che pone. 
Un microcosmo di adolescenti, nella maggioranza ragazze, che competono per trovare il loro posto nel mondo e una loro dimensione affettiva che le appaghi. Ai blocchi di partenza sono in parecchie, una di loro partirà ma al traguardo non arriverà mai, perché "qualcosa" ha fermato la sua corsa. Uno spaccato di società contemporanea che lascia senza fiato per la lucidità di analisi. 
Scomodo, perturbante, doloroso, mette sul tavolo tante di quelle questioni che è davvero difficile non pensarci per giorni e giorni, una volta chiuso il libro. 
Le insicurezze, le fragilità di uomini e donne e di ragazzi e ragazze, la dipendenza assoluta dal giudizio altrui al quale non siamo progettati per sottrarci. Giudizio che, nella contemporaneità, è talmente a portata di mano che permea ogni più piccolo spazio comunicativo e che, così pervasivo e potente, diventa l'unica percezione della verità in cui credere. 
Ecco, la verità. Talmente forte è l'impatto del mondo che ci circonda, che è davvero semplice e più confortevole affidarsi al pensiero mainstream che elaborare una propria conclusione che ci porti alla verità. Costa meno e si vive meglio, al suo riparo. Ma resta da chiedersi: questo che conseguenze porta nella percezione che abbiamo di noi stessi? Fino a che punto siamo disposti a credere e a difendere quella che consideriamo la nostra singola verità, quando tutto quello che ci circonda sembra volerla negare? E quali strumenti abbiamo che ci rendono capaci di discernere il vero dal falso? 
Insomma, domandine così. 

Carla 

Noterella al margine. C'è un dettaglio che non va ignorato in questa storia tutta coreana, e allo stesso tempo universale. Le ultime righe che l'autrice dedica al lettore, in cui si legge una gentilezza tutta orientale, che sarebbe utile tenere a mente... 
"Ho imparato che uno scrittore ha una certa responsabilità verso i personaggi che popolano i suoi romanzi. Per questo mi sforzo di avvicinarmi a loro in punta di piedi. Tuttavia, per questa storia ho pensato che avrei dovuto iniziare destinando Seo-eun a una morte nefasta. Mi dispiace, e le chiedo scusa."

mercoledì 14 gennaio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


STORIE DI NATALE PER AGOSTO

Che notte è questa! Otto racconti di Natale
Baccalario, Gatti, Masini, Milani, Nanetti, Piumini, Puricelli Guerra, Sgardoli, Gaia Stella
Einaudi Ragazzi 2014


NARRATIVA PER MEDI (dai 6 anni)

"E fu qui che accadde l'inatteso. O anzi, l'incredibile. Non tutti i letti furono occupati. Uno rimase vuoto.
Quello di Piera. S'erano ammalati tutti, lei no. Stupefatta, quasi spaventata, non aveva avuto diarrea, né febbre, né tosse, né dolori. Nulla."


Al Villino San Rocco vivono in undici e in dieci si sono ammalati di Spagnola. E' il 1918, la guerra è appena finita e ora arriva questa altra brutta storia: una dannata malattia che in Italia di morti ne ha fatti ben più che la guerra mondiale. E questo è il racconto di cosa accadde a Piera Castelli, quattordici anni e una salute di ferro. In suo ricordo scrive il figlio, Mino Milani, che apre la serie di otto racconti e che dà il titolo all'intero libro.
La storia di questa coraggiosa ragazzina nella campagna milanese è, come sempre quando è Mino Milani a raccontare, impastata di Storia, quella con la S maiuscola e quindi, necessariamente, di asciutta verità.
Con un finale tutto dickensiano e fiabesco è il racconto successivo, quello di Pierdomenico Baccalario. Il Natale di Marley Bloome, broker algido in una Londra festante e convulsa, è sull'orlo del rivelarsi disastroso ma, complice una provvidenziale nevicata, il protagonista e noi lettori ci ritroviamo in una dimensione 'd'altri tempi', silenziosa e misteriosa e, inaspettatamente, calorosa. E, come nelle migliori novelle di Natale e nei sogni, alla fine tutto si conclude positivamente.


Toccante, come Piumini alle volte sa essere, è la storia di Batur e Seral, giovani sposi in cerca di un figlio che non vuole nascere. Per le strade dell'Anatolia, tre giorni di viaggio a dorso d'asino per arrivare a Mabayak, dove una vecchia guaritrice potrebbe aiutarli, i due incontrano un destino del tutto diverso.
Giulio Bandini, fante in fuga dalla trincea, rischia la corte marziale per passare qualche ora serena con la moglie e il figlio. E' il protagonista del racconto di Guido Sgardoli.
Michele/Dudù per aver perso temporaneamente il contatto con la sua mamma sulla Torre Eiffel, da quel giorno festeggia due compleanni: uno il 10 luglio e l'altro la notte di Natale, quando arriva puntuale la telefonata di Youssuf, il senza tetto che a Parigi lo prese con sé nella sua 'dimora' sotto il ponte.
Pieni di neve sono le due notti di Natale di Giorgio, piccolo detective uscito dalla penna di Alessandro Gatti, e di quel bambino di città e del suo vecchio nonno, protagonisti del racconto di Beatrice Masini. Quest'ultimo, notabile per la delicata riflessione su come i vecchi possano rivelarsi preziose e silenziose guide per i piccoli alla scoperta della bellezza.


Lo ammetto: ho sempre guardato con sospetto i libri di narrativa dichiaratamente natalizi. Sono spesso costruiti in modo artificioso a scapito della qualità ed esauriscono la loro funzione solo in quelle due settimane dell'anno: un po' come accade alla tovaglia rossa con l'agrifoglio stampato che ognuno di noi ha riposta nell'armadio e che fa bella mostra di sé solo una volta all'anno. Con Che notte è questa!, però, siamo di fronte a qualcosa di diverso: un gruppo di scrittori di calibro hanno saputo dare a 'quella notte' un senso più profondo, un respiro più ampio, a tal punto che del libro ne parlo provocatoriamente a festa finita. D'altronde, glissando sul sottotitolo, questo può essere un libro per tutte le stagioni. 
Non per tutti, ma almeno per la maggior parte di essi mi pare si possano cogliere significati che vanno al di là della 'retorica' natalizia: un episodio autentico di un passato ormai lontano, quello raccontato da Mino Milani, in cui si può ragionare sull'incerta salvezza rispetto alle epidemie che ci sfiorano ma che potrebbero facilmente anche colpirci e sul senso ultimo di fare 'squadra' contro le difficoltà. Al racconto di Baccalario riconosco una struttura senza sbavature, con un bel ritmo e un colpo di scena finale che lo fanno essere un 'oggetto narrativo' molto piacevole alla lettura.


Tenera la Masini che si insinua tra un nonno e un nipote e li guarda nelle loro complicità fatte di silenzi ed occhiate furtive.
Complessa, suggestiva, piena di significati impliciti è la narrazione di Piumini che leggerei a dei bambini anche in pieno agosto....

Carla

Noterella al margine. Di Gaia Stella mi piacciono  soprattutto le copertine (che, in un libro, non è poco). 
Anche questa non fa eccezione. Mi sembra invece che la sua voluta ritrosia ad essere narrativa e il fatto di avere a disposizione una unica tavola per ogni racconto, non aggiunga nulla ai testi ,anzi, in alcuni casi, addirittura ne 'congeli' un po' troppo il calore della narrazione.


Noterella al margine. Per la sua dichiarata appartenenza al genere Libro di Natale Che notte è questa!  rischia di scomparire presto dagli scaffali delle librerie, risucchiato nel gorgo delle 'rese'. Ne va tenuto conto, in caso di acquisto.

venerdì 27 dicembre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL CAPITALE... UMANO

Il denaro, Marie Desplechin, Emmanuelle Houdart
Logos, 2013


ILLUSTRATI PER GRANDI (dagli 11 anni)

"Dice che i ricchi si innamorano dei ricchi e i poveri dei poveri. C'è una logica in tutto questo. Quando si frequentano gli stessi ambienti, si condividono gli stessi ricordi, le stesse abitudini, non è difficile stare insieme. Ci si lega più facilmente. Anche nelle favole, i principi sposano le principesse..."

Virginie stava frugando in un cassonetto per tirar fuori cibo in buone condizioni per poterlo ridistribuire a chi proprio non ha nulla, quando ha conosciuto Ernesto che, uscito dal locale, andava a prendere il suo mercedes coupé.


Cosa hanno in comune questi due? Apparentemente nulla, a parte gli studi in economia fatti da entrambi, eppure sono loro il centro di questa storia: sono loro gli sposi e intorno al loro matrimonio in allestimento ruotano tutti gli altri personaggi. Ricchi che vogliono essere sempre più ricchi, ricchi che hanno scelto di essere poveri, poveri che vogliono ad ogni costo diventare ricchi, e moltissime donne, ognuna con un sogno di riscatto da realizzare.
Dodici personaggi, compresi lo sposo e la sposa, che raccontano se stessi e il complicato intreccio che li vede tutti -in un modo o in un altro- legati fra loro.
Ciascuno, sembra necessario, per raccontare la propria storia deve far riferimento al suo rapporto con il 'capitale' accumulato nel corso della vita.


Che questo capitale sia in denaro, come nel caso di Edward, zio della sposa, un arrivista senza scrupoli assetato di ricchezza ad ogni costo e incapace di amare, o nel caso di Arturo, padre dello sposo, narcotrafficante senza scrupoli che ha sperimentato la povertà più nera durante l'infanzia e non rinuncerebbe per nulla al mondo all'agio raggiunto. O per altri il 'capitale' è in realtà rappresentato dal prossimo, come capita a Virginie, la sposa oppure a Bonnie, la hacker che ruba ai ricchi per reinvestire sui poveri. Mai il capitale è anche il lavoro, come accade per Camil e Sylvia, genitori della sposa, che come unica risorsa hanno quella di sapersi rimboccare le maniche quando occorre, o il know how, come per Sofie e Nana, due imprenditrici di se stesse, vincenti comunque. 


Il capitale è anche non avere capitale, come Franz, lo zio povero, che francescanamente ha fatto una scelta radicale nel rinunciare alla ricchezza.

Tutto, in questo bel libro, ruota intorno a due parametri: l'amore e il denaro. Ogni invitato al matrimonio si confronta necessariamente con entrambi: ragiona su se stesso e ne racconta in base a queste due misure. Quanto amore sia in grado di dare, quanto sia amato dagli altri, quanto sia in cerca di amore e quanto lo tema e se ne tenga lontano. Allo stesso modo lo fa con il denaro, come se questo secondo criterio sia altrettanto imprescindibile ago della bilancia nella nostra vita. Lo è, purtroppo.
In occasione di un matrimonio, questa carrellata di personaggi, vere e proprie icone di tipologie umane, si trovano a dover fare i conti, ironia della sorte, con il loro posto nel mondo. Dietro ciascuno, i lettori possono riconoscere parti di sé o di altri, possono stigmatizzare o condividere posizioni o atteggiamenti, ideologie e scelte, ma soprattutto possono ragionare sul percorso che l'umanità che abita la parte più ricca del mondo ha fatto per arrivare a diventare quello che è. Nel bene e nel male.
Si può leggere come un godibile feuilleton, con intrighi di famiglia e intrecci tra personaggi, ma anche come un pamphlet di sociologia o economia e, non ultimo, come un inno alla libera imprenditoria femminile. Le donne di questo libro, dalle ragazzine fino a quelle più anziane, sono specchio di una bella umanità: capace, consapevole, generosa, instancabile e coraggiosa.


L'Houdart è perfetta per la complessità del libro che si rispecchia nelle sue tavole, vere e proprie miniere di suggestioni rese attraverso un segno colto, di rara raffinatezza e inconfondibile.
Ancora una volta si conferma illustratrice intelligente e mai convenzionale di una umanità prototipica che racconta di sé attraverso una trama serrata di particolari e temi ricorrenti che arriva ad un effetto finale e generale dirompente e di grande impatto: qualcosa di simile a un sogno che può trasformarsi in incubo da un momento all'altro. Ma, come capita sempre davanti a qualcosa che ci turba non riusciamo a non guardare: elle tavole della Houdart gli occhi spaziano da un dettaglio all'altro e non riescono a staccarsi dall'immagine, come ammaliati dalla fascinazione di tanta bellezza.

Carla