mercoledì 17 settembre 2014

ECCEZION FATTA


 INSEGUENDO I NON LETTORI

Città del Messico

Eccoci, siamo pronte ai blocchi di partenza, pronte ad affrontare per l'ennesima volta l'evento commerciale dell'anno, quello per cui tutti gli editori, i loro rappresentanti, i distributori e i librai si muovono: il natale commerciale, che sembra lontano, ma che si comincia a preparare ora, ammonticchiando pile e pile di novità, di strenne, che tutti, ma proprio tutti sperano di vendere.
Se il mercato librario langue, e langue per i tanti motivi che abbiamo talvolta provato ad esporre in questo blog, che senso ha questa spasmodica rincorsa al Libro Perfetto, dal punto di vista commerciale, quello che si fa comprare da tutti, anche da quelli che i libri li regalano soltanto o da quelli che li lasciano a poltrire sul comodino?
Aspettarsi buone vendite è necessario, è quell'atto di fede, o di pianificazione razionale, che ci fa pensare che sia ancora possibile vivere del nostro lavoro di operatori del settore editoriale. Se i libri non venissero venduti, aldilà dall'essere effettivamente letti, ce ne andremmo a casa in tanti e nei fatti è quello che piano piano sta succedendo.
Hanno chiuso o ridotto il personale tante librerie, ci sono grandi catene con i contratti di solidarietà, gruppi editoriali con i dipendenti in cassa integrazione. Non stiamo parlando di sciocchezze.
Ci si rompe la testa nell'individuare il vero nemico, dall'e-book alla vendita on line, a pensare scenari futuri e futuribili, per non dire distopici.
La strategia dei grandi gruppi di distribuzione, in piena consonanza con la stragrande maggioranza delle librerie, è di inseguire il cliente, più che il lettore, nei suoi molteplici gusti, vendendo in libreria un po' di tutto, inserendo prodotti-civetta, o intere linee commerciali, trasformandole di volta in volta in sofisticati punti vendita o in gran bazar.
E' una linea vincente? I conti economici dei vari soggetti coinvolti non mi sembrano molto migliorati; chi entra in libreria sa che può comprare molto altro, ma se non riusciamo a far leggere di più e a far comprare più libri, potremo mai ad uscire da questo circolo vizioso?
C'è forse qualcuno in questo paese che sta investendo sulla cultura e sulla lettura? C'è forse in giro un grande investimento pubblico che si fondi sulla consapevolezza che non si cresce economicamente se non si cresce culturalmente?
Intanto, nel deserto delle idee, le librerie e i librai cercano di sopravvivere inseguendo il cliente errabondo, che compra dove vuole e come vuole, solleticandolo con molteplici oggetti del desiderio; la mia personale modestissima esperienza dice che si conquistano lettori/lettrici, si motivano a tornare in libreria con poche semplici cose: un assortimento intelligente ed esteso, la professionalità di chi opera, la disponibilità ad interpretare le esigenze di lettura. Controcorrente, penso che non si salvano le librerie, i librai, gli editori e tutti quelli che lavorano nella filiera senza buoni libri e senza una politica che avvicini i giovani e i giovanissimi alla lettura.

Quanto poi al Libro Perfetto, quel fenomeno editoriale che latita da diversi anni, per quanto abbia fatto felici tanti librai ed editori fortunati, sono ancora dalla parte del Libro Selvaggio, leggetevi il libro se ve lo siete perso, del libro capace di incantare, di veicolare storie e immagini straordinarie, che restano nel cuore e qualche volta cambiano la vita.

Eleonora

martedì 16 settembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


AN IMAGE A DAY KEEPS THE DOCTOR AWAY

Tutti a scuola!, Samir Senoussi, Henri Fellner
Il Castoro 2014



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Oggi è il primo giorno di scuola per la classe degli animali. Il fenicotero ci va su una zampa sola, la lumaca strisciando, e il bradipo è felicissimo, ma che strano! Il dromedario ha uno zainetto, il cammello ne ha due, il pellicano invece non ne ha bisogno."

A scuola, nella classe degli animali, arrivano in tanti:anche il serpente, la tartaruga, il riccio, il cerbiatto, l'orso, il topo e, volando, anche l'uccello. Tutti sono riuniti nel grande cortile e si presentano l'un l'altro. Arrivano maestri e maestre e con loro si va in classe, dove ognuno avrà il suo bel posto comodo, salvo scambi. 


A scuola si va per imparare, per inventare, per pensare, per muoversi e per ascoltare storie. A scuola si mangia tutti insieme, chi più volentieri, chi meno. A scuola si può anche dormire per poi essere pronti per giocare nella ricreazione a Lupo mangiafrutta. A scuola ci si va anche per fare amicizia, anche se non sempre è così facile...
Ma soprattutto a scuola ci si va perché poi qualcuno ti viene a prendere e ti porta via!


Quando ormai il buio avvolge anche il giardino, potrebbe arrivare ancora un ritardatario....

An Image a Day Keeps the Doctor Away, recita il blog di Henri Fellner.
Molto vero. E sono per l'appunto le immagini che colpiscono maggiormente in questo albo. In primo luogo questa 'sfilata' di cuccioli corredati di zaino variopinto, che attraversano la pagina bianca da sinistra a destra e che le parole qui si limitano a didascalizzare. Attraverso gli sguardi che 'dialogano' con il lettore l'occhio viene guidato verso il limite destro della pagina, per suggerire di voltarla.
Pagine movimentate che vedono i piccoli animali fare conoscenza, sedersi in classe, disegnare, suonare o fare ginnastica su pagine dal fondo coloratissimo: blu, verde, rosso che si alternano in un gioco compositivo sapiente.


 Si alternano parole racchiuse in un ballon, presi a prestito dal fumetto a parole disegnate, così come potrebbero esserlo sui primi fogli di un quaderno di bambino che impara a scrivere.
Come in un buon albo illustrato, anche in Tutti a scuola! il breve testo e le immagini sono tenuti insieme da un quid fatto di ironia che si accresce nel fatto che tutto ciò che si dice allude al mondo dei bambini, mentre tutto ciò che si vede allude al mondo degli animali. Fa molto sorridere che proprio il lupo scappi spaventato dal topino nel gioco lupo mangiafrutta o che l'avvoltoio si senta un escluso quando si allude al fatto che a scuola non sempre è facile fare amicizia...


Quelle che sono le peculiarità riconosciute di alcuni animali sono la ragione della loro presenza sulla pagina: cantano gli uccellini, costruiscono i castori, piangono i coccodrilli, pensano le scimmie e quando non pensano sono ginnaste perfette.
Quella tremolante linea nera di contorno, quella forte espressività, quella tavolozza di colori così vivaci mi pare affondino nel profondo della scuola di illustrazione francese.
Un buon albo di benvenuto da leggere in classe i primi giorni di scuola ai bambini che si riconosceranno in quel gattino malinconico, in quel formichiere schizzinoso, in quel camaleonte che si cimenta con la stella (vero incubo di ogni disegnatore alle prime armi)!

Carla

lunedì 15 settembre 2014

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


È ANCORA GUERRA



La Prima Guerra Mondiale, con le sue ricorrenze, un secolo dal suo inizio, si è insinuata decisamente nella narrativa di questi mesi. E arriva anche nelle mani di ragazzi e ragazze attraverso libri diversi per stile e per approccio. Ne abbiamo già parlato e credo che sia una acquisizione positiva, quella che, lontano dalla retorica, mette di fronte ai giovani lo scenario cruento del conflitto mondiale.
Se il punto di vista scelto per narrare l'inenarrabile è spesso quello dei giovani soldati, coinvolti nelle vicende belliche, Chiara Carminati sceglie un approccio diverso: raccontare la guerra dal punto di vista di chi la subisce e cerca in qualche modo di sopravvivere.
Fuori fuoco, il romanzo appena pubblicato da Bompiani, raccoglie una doppia sfida: essere un racconto trasversale, che non esclude i lettori più giovani, ma può essere ben apprezzato da lettori di tutte le età. E la sfida di raccontare la guerra dal punto di vista dei civili, di chi resta a casa e aspetta il ritorno dei cari mandati al fronte.
Siamo in Friuli, a Martignacco, l'io narrante è una ragazza, Jole chiamata affettuosamente Pajute, per i suoi capelli biondissimi, quasi bianchi: la sua vita è semplice, povera e dignitosa, con una famiglia normale e una vita normale, fino a quando il mondo non si ribalta nell'avventura bellica, e niente è più come prima. Non solo i maschi di casa, chiamati e non, se ne vanno sotto le armi e con loro il ragazzo che le fa la corte; non solo la difficoltà di lavorare, di trovare un equilibrio, una routine accettabile; non solo i bombardamenti austriaci, la famiglia dispersa; alla fine anche Caporetto e quindi la fuga da profughi, la convivenza difficile con l'esercito occupante, la paura crescente di non rivedere il padre, i fratelli.
Dopo che la madre viene arrestata per aver reagito alle molestie di un ufficiale, Jole e la sorellina Mafalda vanno ad Udine in cerca di una zia, che in realtà non è tale, insieme all'asina Modestine, un po' il filo conduttore di tutto il racconto; da Adele apprendono di avere una nonna materna, mai conosciuta, ed insieme provano a raggiungerla a Grado, viaggio interminabile sotto i bombardamenti. Una volta giunte lì e riunita la famiglia, la sconfitta di Caporetto si traduce per tutte loro in una fuga concitata nel tentativo di passare il fronte. Gli echi di questa tragedia appartengono anche alla mia infanzia, attraverso la voce di una persona di famiglia, orgogliosamente friulana, che aveva vissuto da bambina questa terribile esperienza.
Scrittura misurata, senza traccia di retorica, dà voce a quell'esercito privato di parole che è rappresentato dai civili, quelli, soprattutto donne, anziani e bambini, che la guerra non la scelgono, non la fanno, la subiscono e basta. All'inizio di ciascuno dei tredici capitoli una foto, o una cartolina, di cui non vediamo il contenuto, il lettore può riempirle con l'immaginazione e in copertina Modestine, l'asina che riesce a portare, metaforicamente, tutti in salvo.
Carminati riesce a mantenere la penna leggera, a rendere credibile il punto di vista di una ragazzina, a sfiorare, in qualche punto, la poesia. La lettura è consigliata quindi a lettrici e lettori dai tredici anni in poi.


Ai lettori un po' più grandi, che volessero continuare la ricerca dell'antieroe, o del vero eroe, a seconda dei punti di vista, consiglio di leggere anche Il collare rosso, di Jean-Christophe Rufin, portato in questi giorni in libreria da E/O: un cane molto fedele, un soldato eroe suo malgrado, anzi contro le proprie convinzioni, un giudice che stenta a capire dove sia la ragione, sono gli ingredienti di un racconto un po' surreale in cui la verità si fa strada faticosamente. Anche qui uno sguardo trasversale all'evento bellico, che mette in discussione proprio quello che i giovani in genere cercano nelle storie di epiche guerre fra il bene e il male: l'eroe, spesso identificato con i personaggi da action movie, o dei fantasy.
Bello e stimolante ragionare su questo argomento.

Eleonora

“Fuori fuoco”, C. Carminati, Bompiani 2014
“Il collare rosso”, J.C. Rufin, E/O 2014






sabato 13 settembre 2014


VARIAZIONI SULL'ESSENZA

Sicuramente la maggior parte delle persone che si cimentano con le preparazioni dolci conosce una torta molto semplice la cui facilità di esecuzione consiste nell'utilizzare come unità di misura un vasetto di yogurt da 125 gr.
La sua essenzialità fa sì che questo dolce si presti a infinite varianti che, dall'inizio dell'estate, ho sperimentato e che vi propongo segnalando quali sono, a mio gusto, le migliori.

La ricetta di base dice che sono necessari:
1 vasetto di yogurt
2 vasetti di zucchero
4 vasetti di farina
1 vasetto di olio
3 uova
la scorza grattugiata di un limone
1 cucchiaino da tè lievito chimico

Iniziamo dallo yogurt: può essere sostituito con il latte intero, con il latte di riso, di soia ecc.
Per quel che riguarda lo zucchero, non ho mai usato quello bianco, bensì quello integrale di canna, ma anche il miele oppure la melassa di carrube (che ho scoperto quest'anno grazie a un'amica che l'ha portata da Malta). Anzi, utilizzando una parte di miele, il dolce rimarrà umido più a lungo.
La variazione per me più divertente è stata però quella sulle farine. All'inizio dell'estate mi ritrovo sempre con qualche avanzo che con il caldo rischia di produrre indesiderate farfalline quindi da lì è nata l'idea di mescolare.
Gli abbinamenti migliori:
2 vasetti di farina integrale di farro, 1 di farina di mais, 1 di farina di grano tipo 0. Oppure: 1 vasetto di farina di farro, 1 di farina di grano saraceno, 1 di farina di grano integrale, 1 di farina di grano tipo 0.
Meglio non esagerare con la farina di grano saraceno altrimenti il dolce si sbriciolerà troppo.
A proposito di olio: ho provato quello di semi di arachide, quello di semi di girasole e anche quello di nocciole. Meglio evitare quello extravergine di oliva ce darebbe un sapore troppo forte al dolce.
Al posto del lievito chimico ho usato sempre il comune bicarbonato di sodio.
Spesso ho messo sopra della frutta secca, in questo caso dei pistacchi.


L'esecuzione consiste nel montare a lungo le uova con lo zucchero, quindi aggiungere via via gli altri ingredienti, mettendo per ultimo il lievito.
Versate il composto nello stampo imburrato e infarinato (con la farina di mais un po' grossa si ottiene l'effetto migliore) e infornate a 180°C per 45 min.

Buone varianti a tutti e buona colazione!

Lulli


venerdì 12 settembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


GLI ANGOLI DELLA GIOVENTÙ

Il pezzo perduto incontra la Grande O, Shel Silverstein
Orecchio Acerbo 2014


ILLUSTRATI PER TUTTI

"Il pezzo perduto se ne stava tutto solo...aspettando che arrivasse qualcuno e lo portasse chissà dove."

Questo pezzo perduto potrebbe essere quel triangolo che un libro fa (Alla ricerca del pezzo perduto, Orecchio acerbo 2013) il tondo incompleto aveva preso con sé perché combaciava alla perfezione, ma che aveva anche rimollato a terra, dopo aver capito che insieme la vita sarebbe stata troppo diversa.
Se stessero davvero così le cose questo triangolo non sarebbe un pezzo perduto ma, piuttosto, abbandonato. Ma tant'è.
È lì, in attesa e in solitudine, e davanti a lui passano molte potenziali combinazioni, ma nessuna di queste funziona: troppo distratte, troppo pignole, troppo fameliche, troppo delicate...


Finalmente arriva chi combacia con lui alla perfezione. I due, fatti l'uno per l'altro, cominciano a rotolare in giro. Tutto pare risolto, fino al momento in cui, improvvisamente e inaspettatamente, il triangolo comincia a crescere e a crescere. Il delicato e perfetto equilibrio si rompe e i due devono separarsi.

 
Il triangolo torna in quel mood malinconico e solitario fino a che gli passa davanti qualcuno di diverso: la Grande O. Nella sua completezza, essa appare maestosa, serena e saggia. Ma non sarà lei a prenderlo su: a lei non manca nulla e non ha nessuna possibilità di inglobarlo. A lei, tuttavia, deve il prezioso suggerimento che cambierà la sua vita: 'smussare gli angoli' con fatica significherà per lui poter poi rotolare in tutta libertà. Anche dietro di lei, così grande, così tonda, così mamma...

Ieri parlavo ad insegnanti di scuola media e consigliavo loro di avere coraggio e di proporre questo libro 'gigante' a dei ragazzi in crescita, quali sono i loro alunni. Ragazzi a quali sembrerebbe strano avere per le mani un libro illustrato, fatto di pochi segni e poche parole. Sono convinta che, al di là delle apparenze, loro avrebbero comunque tanto da dire e da ragionare sulla vicenda del Pezzo perduto. Loro sanno cosa significhi sentirsi soli. Loro sanno cosa significhi mettersi in mostra e farsi belli per gli altri. 


Loro sanno cosa significhi cercare qualcuno con cui rotolare. Loro sanno cosa vuol dire avere tanti spigoli. Loro hanno gli angoli della gioventù. Mi piacerebbe poter ragionare con loro di chi si potrebbe nascondere dietro la grande O. 


Ragionare con loro sul fatto che, nella vita, gli obiettivi si dovrebbero raggiungere solo dopo un duro lavoro fatto di applicazione, determinazione e fatica -ealzaespingiesbatti ealzaespingiesbatti- mi sembrerebbe utile, oltre che necessario. In tal senso la grande O sembra rappresentare quella maturità e quella serenità di cui ogni adulto dovrebbe essere portatore nell'atto pedagogico di educare un piccolo. Educarlo al distacco dagli altri, educarlo al fatto che, nella vita, occorre imparare a farcela da soli. Educarlo alla consapevolezza delle proprie capacità, educarlo a cercare in sé le forze per diventare ciò che si vuole essere. Educarlo ad essere ciò che vuole essere, ad accettare il cambiamento, al di là di ogni convenzione.


Tutto questo, e non mi pare poco, è racchiuso in un libro fatto di pochissime parole e pochissimi segni.
Ma si sa che la semplicità è il risultato di un lungo lavoro di 'asciugatura' da ogni superfluità per arrivare all'essenza del pensiero. Tale semplicità ha molto a che fare con la Leggerezza che Calvino raccontava in una delle sue lezioni americane. Se non lo avete ancora fatto, andate a leggere quelle pagine illuminanti.
I libri di Silverstein sono così: fatti di quella leggerezza, di quella semplicità che ha qualcosa da dire a tutti. Dai piccolissimi fino ai loro nonni.

Carla

Noterella al margine. La leggerezza di Silverstein passa per una sua naturale musicalità e per una meravigliosa vena ironica che Damiano Abeni traduce da maestro sensibile.

mercoledì 10 settembre 2014

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


COMICO DI SUCCESSO

Bisogna dire, a onor del vero, che spesso si nutre una certa diffidenza nei confronti di quei libri che hanno successo, troppo successo. E' arrivato il momento di spezzare, almeno in parte, l'equazione libro di successo uguale libro commerciale, anche se è evidente che l'affermazione di un'opera di solito implica serie che ne allungano la vita anche commerciale e una serie indefinita di emuli, che cercano di replicare l'irreplicabile.


Perché in ogni caso il successo duraturo dice che quel libro, quella serie, quel personaggio hanno qualcosa da dire al loro pubblico di riferimento.
Eccomi qui, allora, a parlare di due fenomeni editoriali, rivolti, grosso modo, alla stessa fascia d'età, con alcune importanti differenze.
Comincio dal più recente, in ordine di pubblicazione, Scuola media. Gli anni peggiori della mia vita, scritto da James Patterson con Chris Tebbetts e con i disegni di Laura Park. Devo dire che l'ho letto piuttosto prevenuta, pensando di trovarmi di fronte al classico libro/prodotto confezionato su misura sulle richieste di un target molto preciso, i ragazzini, soprattutto, e le ragazzine che attraversano quella infelice e delicata fase della vita che si colloca fra le elementari e le medie: non più piccoli, non abbastanza grandi.
L'apparenza, data soprattutto dall'indovinatissimo titolo e dalla presenza di illustrazioni, fa pensare ad una classica storia comica, tesa a sdrammatizzare i drammi del crescere e del vivere nella società dei pari, senza più la copertura delle attenzioni materne. Quindi mi aspettavo una carrellata di situazioni paradossali, condita da qualche battuta politicamente scorretta e una certa complicità col lettore/trice. In realtà Scuola media non è questo o, comunque, non solamente questo. Il protagonista, Rafe Khatchadorian, è un ragazzino di undici anni, colto all'inizio della prima media, con una famiglia normalmente disastrata, una madre per necessità assente, il suo detestabile nuovo compagno, la sorellina impicciona. Come da copione. Ma il nostro Rafe ha un migliore amico, molto silenzioso ma determinante, Leo, con cui condivide tutto ed è lui a proporgli, dopo la prima giornata di scuola, una pazzesca gara ad infrangere tutte, ma proprio tutte, le regole della nuova scuola. Una gara a punti, il cui giudice insindacabile è proprio Leo. Rafe dunque si lancia in un'azione suicida dopo l'altra, mentre un bullo lo prende di mira e lui si prende una cotta per Jeanne Galletta, perfetta prima della classe. E' più o meno a metà libro che scopriamo che Leo è un amico immaginario e solo alla fine scopriremo chi rappresenta veramente. Dunque una storia non banale, anche se di amici immaginari abbiamo più volte sentito parlare; e non la semplice complicità con il lettore che cerca uno specchio alla propria insofferenza per la scuola con tutte le sue regole; un intreccio tutto sommato interessante, ma si può dire senza tema di smentite che l'autore di mestiere ne ha da vendere e le storie le sa costruire; e un finale non scontato. Viene quasi da pensare che i ragazzini/e che lo acquistano per la copertina, ci trovano dentro un libro che comunque li fa pensare.


Con un target più ampio, lettori e lettrici dai nove anni in su, il mitico irresistibile Diario di una schiappa di Jeff Kinney, è portato in Italia da Il Castoro nel 2008. E' obbiettivamente un fenomeno editoriale, non all'altezza di Harry Potter, che si rivolge anche al lettore adulto, ma comunque resistente. Piace ai bambini delle elementari perché è facile da leggere, è intercalato di vignette e li fa sentire grandi; piace ai ragazzini più grandi perché descrive proprio la loro vita. Greg, il protagonista è un ragazzino qualunque, non forte, non secchione, moderatamente imbranato e alle prese con l'insorgente e inquietante vita sociale. Facile idendificarsi con lui, per i nostri/e giovani lettori, facile leggere le sue avventure che dimostrano come sia possibile, anche per ragazzini normali, riuscire a cavarsela. Il tutto raccontato con leggerezza e ironia.
L'unico neo è l'indurre una sorta di dipendenza dai libri facili da leggere, ma il percorso di crescita sono individuali e sta a insegnanti e genitori proporre contestualmente anche testi più complessi.
Parliamo dunque di capolavori? Secondo me la questione è mal posta, sono libri di efficace costruzione, capaci di dimostrare ai giovani lettori, magari riluttanti e distratti da tutt'altro, che nei libri ci si può rispecchiare, ci si può divertire, si può diventare anche un po' più grandi.

Eleonora

“Scuola media. Gli anni peggiori della mia vita”, J.Patterson, C.Tebbetts, Salani 2013
“Diario di una schiappa”, J.Kinney, Il Castoro 2008.


lunedì 8 settembre 2014


C'È CHI HA CLASSE E CHI NON CE L'HA
 
Harry Frumento & Betty Paglierina, Julia Donaldson, Axel Scheffler
Emme Edizioni 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Harry Frumento e Betty Paglierina
vivono in un campo in riva al mare:
si amano i due spaventapasseri,
si amano e si vogliono sposare.
Sarà un matrimonio straordinario,
nessuno potrà mai dire il contrario!"

Le cose che occorreranno perché la cerimonia sia davvero straordinaria sono cinque: un abito bianco fatto di piume, una collana di conchiglie, i fiori rosa, due anelli e le campane che suonano a distesa. Facile a dirsi, ma nella realtà la cosa che sembrerebbe più semplice trovare in un campo, ovvero i fiori rosa, si rivela la più complicata. I fiori, senza l'acqua, rischiano di appassire e così il futuro sposo Harry, si allontana per un bel po' in cerca di acqua dolce per tenerli in fresco...


Accanto alla disperata Betty rimasta sola, il contadino mette un nuovo spaventapasseri: un dandy, fatto di paglia e savoir faire, che si sente irresistibile con quei suoi baffetti alla Clark Gable... 


Fumare un avana per far colpo sulla pupa non ha molto senso in mezzo a un campo di grano maturo, ma per fortuna Harry, arrivato finalmente, scongiura l'incendio e mette al sicuro il suo amore.
Si celebri, dunque, il grande matrimonio (e se qualcuno ha qualcosa da dire in contrario, lo faccia adesso o taccia per sempre)!


Eccoli di nuovo assieme, i due mostri sacri dell'albo illustrato. La consolidata coppia Donaldson/Scheffler è di nuovo sugli scaffali delle librerie.
Di rado (o forse mai?) i loro libri hanno lasciato indifferente il lettore. Nella peggiore delle ipotesi si è trattato di libri divertenti e intelligenti, nella migliore si sono rivelati dei veri capolavori. Penso ai dieci milioni di esemplari venduti del Gruffalo (tradotto in 40 lingue), penso ai milioni di bambini che hanno riso con la farfalla Rita che non ne azzeccava una, ma penso anche con personale tenerezza al gigante che, anche in mutande, non perde mai la sua classe.
C'è chi ha classe e chi non ce l'ha!
I loro libri fanno sempre centro. Hanno presa immediata sul lettore per varie ragioni. Provo a dirne un po'.
Perché sono portatori di buone idee, di costruzioni narrative semplici ed efficaci con colpi di scena ogni volta diversi.
Perché raccontano un mondo conosciuto e riconoscibile del quale però riescono a cogliere e raccontare il lato 'assurdo'.
Perché sono meccanismi perfetti, veri orologi narrativi, di sceneggiatura.
Perché il disegno è sempre così caratterizzato, e pieno di raffinata ironia e divertimento puro che risulta riconoscibile a distanza. Non è un caso che da quasi vent'anni gli occhi a palla dei personaggi, bianchissimi, abbiano avuto centinaia di imitatori e che le bestioline che, mute ma espressive testimoni dei fatti, popolano le tavole, siano state d'ispirazione per molti altri grandi illustratori. Perché, se letti ad alta voce, sono libri che entrano nell'orecchio e suonano come suona in testa una buona canzone.
Merito ai traduttori che, vuoi con le assonanze, vuoi con le rime, fanno di un testo una musica.
Nello specifico caso, Michele Piumini (figlio di tanto padre) ha dato gran prova di sé. Scorre come l'acqua il racconto perché, con una sensibilità da musicista oltre che di ottimo conoscitore della lingua, è stato capace di non forzare mai la narrazione in nome della rima ad ogni costo, ma ha saputo comunque rendergli merito in una sequenza di versi alternati, talvolta anche baciati. Insomma, un libro po' in rima e un po' no.
Grande gusto dà il leggerlo!



Carla

domenica 7 settembre 2014


I WAFFEL(n) nei cuori

Ormai mesi fa recensivo un libro che con i Waffeln aveva molto a che fare (Cuori di waffel) e in quel contesto ne promettevo la ricetta. Poi le cose hanno preso strade impreviste e solo ora posso tornarci, per mantenere la promessa fatta allora.
I waffel(n) hanno molto a che fare con i cuori e sono una specialità di origine tedesca, ma ne esistono varie versioni, una anche americana: il nome non cambia, ma la pronuncia sì.
Io, naturalmente, me ne sono nutrita in Germania e in Germania ho comprato la imprescindibile macchinetta elettrica per cuocerli. All'epoca introvabile in Italia e lungi dall'esserci di Amazon & co. 
Ora con 20 euro e due giorni di attesa la potrete avere sulla porta di casa...

Ingredienti
(per una decina di cialde)
160 gr di burro
50 gr di zucchero
50 gr di zucchero a velo
2 uova
400 gr di farina 00
1/2 cucchiaino di lievito in polvere
1/2 l abbondante di latte

per la copertura
3 cucchiaini di zucchero
3 cucchiaini di cannella


Amalgamare e far diventare una crema il burro a temperatura ambiente con gli zuccheri e le 2 uova. Quando è ben montato aggiungere, alternando, la farina (già mescolata con il lievito) e il latte.
Otterrete una polentina piuttosto soda (molto più di quella delle crepes) che, con un capiente mestolo, verserete sulla piastra bollente e leggermente unta, fino a coprirla interamente con un sottile strato. Chiudete il coperchio della piastra e lasciate cuocere finché il waffel non si colora e spande il suo inconfondibile profumino.
Quando è cotto, mettetelo su un piatto e spolveratelo con zucchero e cannella.


Va da sé che potrete ricoprirlo anche di marmellata, di crema di nocciole o anche mangiarlo 'puro'.

Carla


giovedì 4 settembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CHI HA IL CORAGGIO DI RIDERE, 
è padrone del mondo. (G. Leopardi, Pensieri)

28 storie per ridere, Ursula Wölfel, João Vaz de Carvalho
Kalandraka 2014


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)

"Il moscone se ne stava seduto su una vecchia lattina a pulirsi le ali con le zampe posteriori. Slup! La rana tirò fuori la sua lunga lingua cercando di catturare il moscone. Ma quello era già volato via. Se ne stava seduto su un fiore a pulirsi la testa con le zampe anteriori. La rana saltò dietro di lui. Slup! Tirò fuori la sua lingua cercando di catturare il moscone. Ma quello era già volato via."

Ben altre volte lei cercò di catturarlo con la sua lunga lingua, ma senza successo... Senza successo fu anche la sortita del topo del negozio che dovette andarsene a bocca asciutta, vittima solo della sua indecisione.


Molto decisi sono stati invece i tori nel cercare di far colpo sulle mucche. Ma a suon di sbruffonate si mette in mostra solo una gran stupidità che alle 'ragazze' di solito non piace. Altrettanto stupido fu l'uomo che rubò un cammello intelligente o quello che fotografò venti volte l'acqua e mai una volta un ippopotamo. Furbo fu invece il cagnolino che, tra i due litiganti, si mangiò l'osso e altrettanto sveglio di dimostrò l'asino che a tutti i costi voleva mangiare l'erba al bordo del ruscello.


Ventotto racconti da una pagina ciascuno con protagonisti uomini, donne e bambini, ma soprattutto animali di ogni tipo: dal pappagallo analfabeta al maiale igienista, passando per la scimmia, ossessionata dalle pulci.
Ventotto racconti per ridere. Risate che nascono, come nella vita vera, dalla goffaggine, dalla sbadataggine, ovvero da una sana 'leggerezza' nel prendere la vita. 
Ridere, un po' almeno, dei propri guai e dei propri limiti può essere salutare, come dimostra quel bambino che, con il nonno, si fa grandi beffe della pioggia che gli cade sulla testa e gli scola nel cappello o di quell'altro suo coetaneo che, distratto, compra trenta panini e tre francobolli, invece di tre panini e trenta francobolli... anche se, in tutta onestà, resta sempre il dubbio che lo scambio non sia stato solo per sbadataggine, quanto piuttosto per golosità.
Ma la grande generatrice di risate è sempre e comunque lei: la stupidità. La stupidità umana.

Una carrellata di stupidi così non si vedeva da tempo. Partendo dalla cretina salterina fino alla gallina inconsapevole passano davanti agli occhi le mille sfumature che l'assenza di pensiero provoca nell'umanità. A parte rare eccezioni, in questo libro si 'immolano' a far brutta figura al posto degli uomini tanti animali, dai criceti alle foche. Ed essi si sono prestati allo scherzo solo per benevolenza nei confronti della razza umana. Gli animali, nella vita vera, non sono mai stupidi perché agiscono guidati dall'istinto, che di rado imbroglia.

Al contrario, sono gli uomini i veri portatori di grandi difetti; infatti dietro la foca si nasconde la tipologia classica di mamma apprensiva, dietro il criceto e l'uccello si celano, invece, quelle persone così tanto ingorde da diventare accumulatrici compulsive. Ognuno di noi potrebbe citarne nomi e cognomi...


Delle 28 storie solo una non mi ha fatto ridere. Al contrario ho riso, anche sonoramente, ventotto volte guardando le illustrazioni.

Carla

Noterella al margine.
Ancora una volta va reso onore al merito a chi pubblica libri del genere. Libri che per struttura narrativa (racconti brevi e succosi), per accuratezza compositiva (formato, caratteri tipografici), per qualità illustrativa (si commenta da sé) colmano il profondo vuoto -abitato prevalentemente da topi con il nome da formaggio- che soprattutto la grande editoria  dimostra di aver scavato intorno ai bambini che sono alle prime armi nel loro mestiere di lettori. Lunga vita a Kalandraka!