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domenica 27 luglio 2025

COGLI L'ULTIMA MELA 


Carmine ha le ciliegie più buone del mondo, ma anche le mele, che convenzionalmente chiamiamo tra noi biancaneve, non scherzano. 
Ogni anno faccio un gioco scommessa con me stessa: conservare le ultime mele e riuscire a farle arrivare fino alle prime ciliegie. Anche quest'anno ce l'ho fatta! 
Ora, per santificare una fine degna alle due mele rimaste non posso mangiarle così a fine pasto come se nulla fosse... Quindi cerco in rete e trovo una ricetta facile facile ma di un certo effetto. 
Per celebrare l'ultima mela 

INGREDIENTI 
una mela soda e succosa 
una confezione di buona pasta sfoglia rettangolare 
un cucchiaino di cannella 
un cucchiaio di zucchero
due fiocchetti di burro 

Si toglie il torsolo della mela con il detorsolatore, la si divide a metà e la si taglia a fettine sottilissime e verranno tante mezze lune di mela. 
Con una rotella si tagliano le strisce di pasta sfoglia: devono essere alte 6 centimetri. 
Si mettono le mezze lune di mela una sovrapposta alla metà dell'altra in modo che sporgano di un dito e che occupino in altezza la metà della striscia di pasta sfoglia. 
Si mescola un cucchiaio di zucchero con un cucchiaino di cannella e lo si sparge sulle mezze lune di mela e sulla pasta sfoglia. 


Si ripiega sulle mezze lune la metà libera della pasta sfoglia in modo da creare una sorta di sacca che contenga le fettine di mela, Si sigillano con una ditata l'inizio e la fine della sacca. 



Con lentezza e accortezza si comincia ad arrotolare, come fosse una spirale, in modo da formare una sorta di rosetta in cui in basso c'è la pasta sfoglia mentre in alto ci sono le mezze lune di mela che si dispongono come petali di un bocciolo. 
Si sparge ancora un pochino della polvere di zucchero e cannella e due fiocchetti di burro. 
Si accomodano in tortiere del diametro di 7 o 8 centimetri e si cuociono per almeno 30 minuti nel forno a 180 gradi.
Fatto!

Carla

mercoledì 1 maggio 2024

ECCEZION FATTA!

AL SIGNOR GIANNI


Broccaindosso, osteria bolognese, a casa nostra è famosa dai tempi universitari della M, ossia da almeno una dozzina d'anni. Per una famiglia di leccucci come noi, il fatto che all'epoca i dolci fossero serviti in modalità all you can eat (ricordo un profiterole lasciato al nostro tavolo per diverso tempo...), lo rendeva un posto prediletto. E così si è mantenuto negli anni. 
Non c'è fiera BCBF in cui non si celebri il rito di almeno una cena da Broccaindosso. 
Nel mio cuore, Broccaindosso sta in cima per la crème caramel (fiordilatte, latteinpiedi, latte alla portoghese ecc ecc) - non pirottini monoporzione, ma vassoi lunghi su cui avanza dalla cucina tremolante, ma neanche tanto, adagiata come un vagone merci color ambra e soda, molto soda e liscia, molto liscia. All'epoca la signora mi diede anche la ricetta: uno sfondone di uova e latte e panna...
Quest'anno, nuovo passaggio, e una bella sudata per trovare un tavolo... Ogni volta che celebro il rito della cena, appena prendo posto chiedo se c'è sufficiente crème caramel, altrimenti minaccio di alzarmi e andarmene... 
La signora, l'imperatrice della crème caramel, è ormai in pensione, ma lui, "il signor Gianni", direi il capo (almeno ai miei occhi devoti), mi rassicura: ce n'è (e ne porta anche un ripresino, l'angolino a fine vassoio). E, senza parere, mi mette sulla strada del segreto: niente panna, ma... 
La seguente ricetta è un bel mischione di varie informazioni, alcune dal sapore alchemico, raccolte qui e là, ma allo stato attuale è la cosa che più rassomiglia alla créme caramel di Broccaindosso, che mi permette di sopravvivere dignitosamente tra una BCBF e l'altra.  

Ingredienti 
1 litro di latte intero 
4 uova  
210 gr di zucchero 
un grano di sale grosso 
mezza bacca di vaniglia 
la scorza di mezzo limone 

Procedimento 
Occorre molto tempo, quindi partite per tempo. 
Mettete il latte a bollire a fuoco bassissimo con 110 gr di zucchero, il grano di sale grosso, la bacca incisa e la scorza del limone. Dovete farlo sobbollire fino a che non si dimezza: un'ora e mezza, due almeno... 
Preparate il caramello con i restanti 100 gr di zucchero. Scaldatelo in una padella antiaderente e poi versatelo nello stampo da plumcake e fatelo raffreddare. 
Sbattete le 4 uova e quando il latte si è ridotto della metà passatelo con un colino per togliere ogni residuo, e versatelo sulle uova. Adesso versate tutto nello stampo con il caramello. 
Accendete il forno a 140° e mettete in un pirex dell'acqua e, sul fondo, una busta di carta del pane. Appoggiatevi dentro lo stampo (deve avere almeno due dita di acqua intorno) e fate cuocere a bagnomaria per almeno 2 ore. L'acqua, dice una delle mie fonti, non dovrebbe mai superare gli 82°. 
Si scurirà in superficie, ma per capire se è cotto infilate lo stuzzicadenti e se esce pulito, bon, chiudete lì la cottura. 
Spostate lo stampo nel frigo e lasciatecelo per almeno 12 ore, meglio 24! 

Enjoy! e buon primo maggio piovoso

Carla

domenica 29 ottobre 2023


DAMPFNUDELN
Essersi simpatiche a pelle 

Ci sono persone che si sono simpatiche a pelle.
A me capita. Sempre più di rado, ma ancora. 
E in queste circostanze di solito vanno in pezzi tutti i preliminari di una più discreta e prudente conoscenza e si gioca a essere amiche fraterne da sempre. 
Ognuna, in cuor suo, lo sa, ma è bello fare finta che possa essere così. 
Ecco, questo è quello che è accaduto: dal parlare di libri e di corsi di formazione da fare e da non fare, siamo precipitate in una sfera che è molto più intima: la cucina. 
E come se non bastasse, la cucina tedesca. Ancora più nell'intimo... 
Ricetta di dolce bavarese o palatino (ancora si litiga sull'origine). 
Nudeln non allude alla pasta ma sembra una storpiatura del termine knodel. 


Sia come sia, parte la curiosità, quindi la ricerca di una buona ricetta. 
Quella che trovo è in tedesco (per chi volesse praticare un po' la lingua), la potete ascoltare e vedere qui: 


Contiene due parole chiave: einfach e oma che me la rendono subito la prediletta. 
Per chi non pratica la lingua qui di seguito la traduzione italiana.

INGREDIENTI 

Per l'impasto: 
500 gr. farina 
100 gr burro 
60 gr di zucchero 
un pizzico di sale 
250 ml di latte 
2 rossi d'uovo 
21/25 gr di lievito di birra 

per la cottura: 
300 ml latte 
50 gr burro 
un cucchiaio di zucchero 
un pizzico di sale 


Impastate nell'impastatrice farina, zucchero, sale e spezzettate il lievito mentre sul fuoco fate scaldare il latte con il burro. Occhio che non deve scaldarsi troppo, ma abbastanza per far sciogliere il burro. Aggiungetelo lentamente al resto insieme ai due rossi d'uovo. 
Fate andare l'impastatrice per almeno cinque minuti in modo che il composto diventi elastico e non più appiccicoso (se lo lavorerete a mano vale lo stesso principio). 
Fatene una bella palla e lasciatela al calduccio per 45 minuti. 
Poi suddividetela in 5 parti se avete una padella da 30 di diametro, altrimenti se più piccola, in 8 parti e cuocetele in due volte. Fatene delle palline e lasciatele riposare altri 30 minuti. 
Poi procedete alla cottura, ossia mettete il latte con il burro, lo zucchero e il sale nella padella e quando è caldo adagiatevi un po' a distanza le 5 o 4+4 palline. 
Coprite con un coperchio e tra padella e coperchio  mettete un canovaccio. 
VIETATO APRIRE prima del tempo, perché si sgonfierebbero per punizione! 
Fate cuocere per 30 minuti a fuoco bassissimo. 
Quindi spegnete e aspettate 5 minuti. 
Poi, la bella sorpresa. 



I bavaresi e i palatini, gli austriaci e gli altoatesini ci mettono sopra la crema di vaniglia, oppure la farciscono con composta o con altre leccornie. 
Io in casa avevo dell'ottimo sciroppo d'acero. 


Canada e Baviera si sono simpatiche a pelle... 

Carla

sabato 9 settembre 2023

SALZBURGER NOCKERL altrimenti detto LO GNOCCO DI SALISBURGO

Bisogna mandare in giro gli amici perché poi tornano indietro con delle interessanti novità gastronomiche.
Germana da Salisburgo, o più precisamente, dal caffè dove lo stava gustando, mi ha spedito la foto di queste tre montagnole dalle cime un po' abbrustolite, ma innevate di zucchero a velo.
Simboleggiano le tre colline che sono intorno alla città, il Gaisberg, il Mönchsberg e il  Kapuzinerberg.
Perché abbia pensato proprio a me mangiando tanta sofficità credo dipenda dalla chiffon cake che le piace tanto e che ho il merito di aver introdotto personalmente nella sua dieta familiare.
Nel messaggio-didascalia che accompagnava l'immagine dello Gnocco c'era scritto solo un lapidario Ti sfido!!
Ed eccomi qua.

Ingredienti:
6 albumi
3 tuorli
3 cucchiai di zucchero
1 presa di sale
2 cucchiai di farina
1 cucchiaio di zucchero vanigliato
burro a temperatura ambiente
latte poco poco e qualche goccia di rum
buccia di limone

Si fa così. Si accende il forno a 220° poi in una grande terrina si montano a neve ferma ferma gli albumi che sono a temperatura ambiente (almeno 8 minuti di frullamento al minimo della velocità) con un pizzico di sale. 


Poi si incorpora a poco a poco lo zucchero e si riprende a frullare, fino a che non viene il baffo (cfr la ricetta della chiffon cake). In una terrina imburrata e lievemente zuccherata si versa il goccio di latte scaldato con il rum. Nelle chiare si incorporano con l'aiuto di una spatola e con estrema lentezza e cura i tuorli, la farina setacciata e la buccia di limone. 
A questo punto si prende una spatola o coppapasta e si 'spatolano' le tre collinette nella terrina imburrata e inzuccherata sul cui fondo c'è il goccio di latte al rum (sul fondo si può anche mettere un sottile strato di confettura.
Si infornano per 9 minuti esatti (fino al momento che tutto si brunisca un po') poi si innevano di zucchero a velo e a questo punto comincia una corsa contro il tempo perché lo gnocco possa essere gustato in tutta la sua soffice altezza. 


Se non si è veloci si assiste al suo naturale afflosciamento che lo fa diventare il consueto 'frittatone'.

Carla


 

domenica 31 gennaio 2021

ONORE AI GALLI!

E al loro Kouign-Amann.
 

La Bretagna è culla di gente fiera, che ha saputo resistere all'invasione romana combattendo da un piccolo villaggio, sotto la guida di un piccoletto biondo.
La Bretagna è terra di menhir che il ciccione amico del piccoletto biondo scagliava contro il nemico, come fossero palloni da rugby.
La Bretagna è patria di una delle migliori qualità di burro. Nella pozione magica di Panoramix l'ingrediente segreto fu certamente il burro. Cosa che spiega anche la potenza e la stazza di Obelix, cadutoci dentro da piccolo.
Uno dei dolci tipici della Bretagna è il Kouign-Amann, che tradotto dal bretone significa dolce di burro.
Qui la ricetta che il frutto di una 'pozione', ovvero una commistione di indicazioni prese qua e là.
 


Ingredienti:
per la pasta
125 gr. di farina 00
125 gr. di farina da pane
14 gr. lievito di birra
6 gr. di sale
125 ml di acqua tiepida
20 gr. di zucchero
per la farcitura
200 gr. di burro salato
125 gr. di zucchero
per la piegatura
50 gr. di zucchero


Mischiate nell'impastatrice tutti gli ingredienti per la pasta e impastate per 5 minuti, fino a che non diventa un impasto liscio ed elastico. Lasciate lievitare per almeno 2 ore a temperatura ambiente, finché il volume non sia aumentato un bel po'.
Nel frattempo togliete dal frigo il burro salato e lasciatalo ammorbidire. Una volta morbido, frullatelo in una ciotola in modo da ottenere una crema.
Quando sono passate le due ore stendete su una spianatoia leggermente infarinata l'impasto formando un rettangolo piuttosto stretto e lungo.
Imburratelo in modo uniforme con la crema, avendo l'accortezza di lasciare libero un bordino di circa 1 cm. su ogni lato. Versate lo zucchero sullo strato di burro e premete leggermente con le mani in modo che si attacchi. A questo punto piegate in tre il rettangolo con il lato imburrato all'interno. Quindi ruotatelo di 90° e ripiegatelo nuovamente in tre. Avvolgetelo nella pellicola e mettetelo in frigo per un'oretta. 
 

Passato il tempo, sempre sulla stessa spianatoia leggermente infarinata, ristendete il cofanetto di impasto con cura formando il solito rettangolo, zuccherate leggermente la superficie (25 gr. di zucchero saranno sufficienti) e ripiegate esattamente come la prima volta, in tre e poi di nuovo in tre, ma girando la sfoglia dei soliti 90°. Rimettete in frigo per un'altra oretta il solito cofanetto (o in freezer per 15 minuti), sempre avvolto nella pellicola.
In questo tempo sulla leccarda del forno stendete un tappetino di silicone da forno, imburratelo e inzuccheratelo e fate lo stesso sui bordi interni dei coppapasta (7 cm. di diametro) che accoglieranno i rotolini.
Ultimo passaggio, stendete sulla solita spianatoia il cofanetto dandogli la forma di un rettangolo piuttosto allungato. Zuccherate con i restanti 25 gr. di zucchero la superficie, quindi con grande cautela lungo il lato lungo arrotolate il rettangolo, avendo cura di staccarlo dalla superficie infarinata, qualora si fosse attaccato, con una lama affilata.
Tagliate una decina di rotoli alti quanto i vostri coppapasta. Disponeteli nei coppapasta che avrete messo in bell'ordine sul tappetino imburrato e zuccherato steso sulla leccarda. Fate passare il tempo giusto finché i rotolini non abbiano raddoppiato il loro volume e accendete il forno a 180°.
 
 
Infornate e fate cuocere per 35 minuti circa.
La spennellatura con burro e zucchero del silicone sulla leccarda ha lo scopo di caramellare maggiormente il fondo dei Kouign Amann.
Quando li sfornate metteteli a intiepidire ancora nei coppapasta su una gratella.
 

 
E poi assaggiateli e sarete pronti a sconfiggere qualsiasi legione romana...
Da tiepidi, danno il loro meglio.


Carla
 
Le principali due fonti
 



 

lunedì 28 settembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I GIUSTI INGREDIENTI

Una merenda deliziosa, Christian Voltz (trad. Marta Bono)
Kalandraka 2020




ILLUSTRATI DA PICCOLI (dai 4 anni)

"'Che disastro! Ho invitato Bianca per la merenda... Ed è da più di un'ora che cerco di prepararle una torta deliziosa, ma niente va per il verso giusto! Impasto cremoso! Non ha alcun senso questa ricetta!'
'Una torta?, Ma è una cosa da nulla!'
'Tu sai fare le torte? Grandioso!'
'Come diceva la mia nonnina...'"

Così comincia una tiritera di ingredienti, ognuno snocciolato da un visitatore diverso che passa lì, dalla cucina del povero Alfonso.
Il primo è il maiale la cui nonna nella torta metteva una patata ben tagliata. Poi arriva il contributo della lepre la cui nonna usava i pezzi di carota. Il topo porta la rapa, perché così faceva sua nonna e infine arriva una rana il cui suggerimento è veramente troppo orrendo per Alfonso e gli altri.
La rana è allontanata. Tutto galleggia nel tegame, e l'aspetto non è proprio quello della torta. Ma quando suona il campanello è ormai troppo tardi per poter rimediare... Alfonso è disperato perché già immagina il fallimento e il disappunto di Bianca che, al contrario, nell'entrare in casa apprezza il profumino che si è diffuso. Un tipico profumo di... zuppa di verdura.

Costruito con tutti gli ingredienti che fanno divertire i bambini.
Il primo, una trama esile su cui si inseriscono via via nuovi personaggi che ripetono un rituale sempre uguale con alcune impercettibili viarianti.
Il secondo, la presenza di solo dialogo tra un personaggio guida, Alfonso, e i suoi diversi interlocutori, ogni volta diversi.
 

Il terzo, il gioco dell'accumulo. Ingrediente dopo ingrediente, qualcosa sta prendendo forma.
Il quarto, il cibo come momento di aggregazione.
Il quinto, l'elemento discordante: quella povera rana, emarginata da tutti.
Il sesto, il colpo di coda finale con l'arrivo di Bianca cui fa seguito la soluzione del mistero e tutto che finisce per il meglio, "e vissero tutti felici e contenti".
Il settimo, l'ultimo colpetto di teatro affidato al personaggio della rana: la grande esclusa che si prende la sua personale rivincita.
 

Su questa struttura che garantisce successo e apprezzamento per una lettura condivisa e ad alta voce, si materializzano - è proprio il caso di dirlo - le figure di Voltz, fatte di fil di ferro e oggetti che si trasformano in nasi, capelli, cappelli, pentoline e fornelli. L'effetto che ottiene è da un lato la sua riconoscibilità, un marchio personale, e dall'altro un inevitabile effetto comico, forse apprezzabile appieno dallo sguardo indagatore dei più grandi.
 

In questo divertimento diffuso c'è una unica nota che stona: la traduzione che perde colpi con il passare delle pagine: un titolo poco 'giocato' al contrario dell'originale francese, un gâteau au goûter, rime che saltano e assonanze un po' deboli. Poi su tutto, si diffonde quella zuppa di legumi che proprio non ha senso lì, in quella cucina, vista la ricetta composta di rape, carote e patate. 
 
 
Neanche un fagiolo e un cece a scagionarla.
Come può succedere in cucina, anche se la ricetta si rivela imprecisa, la merenda alla fine la si può salvare, altrettanto si può mettere a posto una storia che ha dei meriti: basterà ricordarsi in una lettura ad alta voce a bambini e bambine che quella zuppa di legumi, va trasformata ogni volta in una zuppa di verdura (o in minestra di verdura o, come in molte case italiane, in minestrone) in quella che in Francia si chiama per l'appunto soupe aux légumes. 
E il 'falso amico' è magicamente neutralizzato. A patto che il pubblico non sappia già leggere e possa smentire con gli occhi ciò che sente con le orecchie.

Carla

domenica 6 gennaio 2019


DOLCI DI LUNA

Tutto è nato da un bel gesto. Al principio dell'autunno, un regalo inaspettato di un albo illustrato che racconta una storia che arriva dalla Cina. Oltre alla gentilezza dell'editrice, mi è parso di intravedere da parte sua un incentivo a provare a fare i dolci di luna, tradizionali della festa di Metà Autunno. 


Magari non era proprio così, ma mi sono attivata lo stesso.
Ho cercato la ricetta nell'Internet, ho scoperto la tradizione legata ai Moon cake, ho scelto una ricetta con ingredienti di comune diffusione, ho cercato lo stampo, il più tradizionale possibile, e poi ho cominciato un lungo percorso costellato di insuccessi.
Nessuno dei tentativi fatti era cattivo di sapore, ma nessuno assomigliava neanche lontanamente al modello.
Insuccesso numero 1: la primissima ricetta conteneva burro quindi non era filologica, essendo il burro bandito in Cina. Scartata.
Insuccesso numero 2: la difficoltà di usare lo stampo di legno. Da qui ho imparato a fare la pallina ripiena e solo dopo a inserirla nello stampo.
Insuccesso numero 3: sebbene maneggiassi con più disinvoltura lo stampo, e i moon cake avessero una parvenza migliore da crudi, come li mettevo a cuocere perdevano la loro forma originale e soprattutto spariva in un battibaleno il disegno che li rende unici. Da qui ho imparato che il ripieno da me eletto a preferito -datteri, marmellata di albicocche e uvetta - non era quello giusto. Bandita la marmellata e le uvette perché in cottura si gonfiano e si allargano e smontano la bellezza dell'impasto che le avvolge.
Insuccesso numero 4: il disegno resta più visibile ma l'impasto è ancora troppo alto. Da qui ho imparato che deve essere reso molto sottile e avvolgere la pallina di ripieno come fosse un po' come una sfoglia.
Al quinto tentativo il risultato è soddisfacente, anche se, di mia iniziativa, ho smesso di lucidarli con il rosso d'uovo.
Sono una versione mediorientale di un dolce estremorientale, con una punta di british style.
Io sono per il melting pot!
Va da sé che al lento ma inesorabile miglioramento dei miei moon cake ha contribuito un brain storming di tutto rispetto: dottorandi in chimica e ordinari di archeologia. Per questo, qui mi sento di ringraziare la M chimica che 'sotto cappa' non la batte nessuno per aver studiato con me il ripieno ideale e il professore che si è preso il compito di smaltire con uguale entusiasmo tanti i fallimenti quanto i primi successi e ha apportato una ventata di novità nell'elenco degli ingredienti del ripieno.

Ingredienti
Impasto per sei moon cake

60 gr. di melassa (Demeter da Natura Sì) o di Golden Syrup inglese (Castroni)
30 gr. di olio di semi di girasole o di arachide
100 gr. di farina 00
mezzo cucchiaino di acqua in cui è stata sciolta una puntina di bicarbonato.

Ripieno per sei moon cake
5 albicocche secche sminuzzate
almeno una dozzina di datteri snocciolati e sminuzzati
4 noci sminuzzate


Versate in una ciotola la melassa o il Golden Syrup, quindi l'olio e l'acqua con il bicarbonato. Emulsionate con un cucchiaio di legno fino a ottenere un denso liquido marrone ambrato. Versate sopra la farina setacciandola e mischiate il tutto. Otterrete così un impasto morbido, ma maneggiabile. Avvolgetelo nella pellicola e mettetelo in frigo per almeno tre ore.
Nel frattempo, preriscaldate il forno a 180° e su un tagliere di legno sminuzzate con la mezzaluna i singoli ingredienti del ripieno, senza arrivare a polverizzarli (devo mantenere una loro consistenza perché si leghino nel farsi della pallina). Dividete in sei parti uguali il ripieno e con le mani fate delle polpette sferiche con un diametro di circa 3 cm. Passate le tre ore prendete dal frigo l'impasto e dividetelo in sei parti uguali quindi con un piccolo matterello, su una spolverata di farina perché non attacchi fatene dei tondi con un diametro di circa 8-10 cm di diametro. Mettete al centro la pallina e quindi chiudetele intorno la pasta. Regolarizzatela facendola rotolare nel palmo della mano fino a ottenere una sfera di circa 4 cm. Ungete con un pennellino lo stampo e poi infilateci dentro la pallina e premete in modo che si riempia del tutto lo stampo. Quindi giratelo e sformatelo. Infornate su lastra coperta da carta da forno e fate cuocere al massimo per 10 minuti.


Fatto!

mercoledì 10 ottobre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ALLA FINE DEL MARE, C'E' IL CIELO

Dolci di Luna, Chen Jiang Hong (trad. Tanguy Babled)
Babalibri 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Ogni sera, dal giorno in cui era nato, la nonna di Tian-Zi gli aveva raccontato la storia del Cammino del cielo e il bimbo ormai la conosceva a memoria. Un giorno d'autunno, Tian-Zi preparò un grande zaino, salutò la nonna e il padre e si avviò lungo il Cammino del cielo: voleva ritrovare sua madre."

Tian-Zi vuol dire figlio del cielo. Sua madre, la principessa Xian-Zi figlia dell'Imperatore di Giada, dal cielo guardava ogni giorno il mondo degli uomini, fino al giorno in cui decise di scendere sulla Terra. 
Mentre camminava ammaliata da colori e profumi incontrò un uomo che le chiese disperato di guarire la madre gravemente ammalata. Xian-Zi non solo guarì la madre dell'uomo, ma decise di restare sulla terra con lui. Il loro bambino è Tian-Zi. L'imperatore di Giada, resosi conto di essere sul punto di perdere la figlia per sempre, con la forza la riporta nel suo regno, il cielo. Ed è proprio verso il cielo che Tian-Zi si dirige in cerca di sua madre. 


Il viaggio è lungo e pericoloso ma con l'aiuto di una gru riesce ad arrivare alle porte del Palazzo. Ad accoglierlo tutto l'amore e la commozione della madre che, al colmo della felicità, per lui prepara con una ricetta segreta che sulla terra non esiste, i dolci di Luna. Si mangiano una volta l'anno con la luna piena. Ancora una volta però è l'imperatore che si mette in mezzo tra madre e figlio: caccia dal regno di Giada il piccolo Tian-Zi, perché a nessun umano è concesso viverci. Il dolore consuma la principessa a tal punto che suo padre le concede una volta all'anno, in occasione del ritorno sulla terra del bambino, di andare da lui con un paniere di dolci di Luna. I primi sarà proprio lui a prepararli.
Per ricordare questa storia, in Cina ogni anno si celebra la festa della Luna, a metà dell'autunno: le famiglie si riuniscono per godere dello stare insieme, e lo fanno anche mangiando i tradizionali dolci di Luna.


I fili con cui Hong è solito tessere i suoi bellissimi racconti ci sono tutti: l'amore tra genitori e figli, la separazione e il dolore inconsolabile, il viaggio e il coraggio di un bambino per affrontarlo, la terra e il cielo così diversi e lontani tra loro, la tradizione e il mito, la magia che attraversa la fiaba. E anche il suo modo di dipingere tutto questo è ancora lì, a conquistare lo sguardo.
Su uno sfondo di acquerello che si muove sul foglio prendendo la forma che l'acqua gli suggerisce, Hong governa il tratto sottile del pennino dedicato alle figure umane. Tra questi due opposti, in una sorta di piano intermedio, c'è il paesaggio, la botanica e l'architettura e qui il pennello di Hong imbriglia il colore e lo domina e lo ordina per dare forma e senso al racconto. 


Alterna, come sempre, tavole che riempiono il doppio specchio della pagina a sequenze più veloci e più contenute che sono riflesso del ritmo narrativo che accelera o rallenta. Certo è che alcune immagini raggiungono una potenza evocativa rara, anche in virtù dei colori che si accendono o si spengono a seconda del contesto. 


Intense sono le tavole dedicate alla bellezza della principessa, incorniciata dai fiori, e alla sua disperazione per il distacco dai suoi due amori, stravolta in uno sguardo feroce. Il percorso di viaggio del bambino, così come è raccontato per immagini, sottolinea la sua tenacia racchiusa in un corpo minuscolo, se paragonato alla natura circostante che lo circonda.
Tutto questo è attraversato dal mito legato alla festa della Luna. 
Lei, la luna, meravigliosamente ritratta nella sua pienezza, è testimone muta di quel che accade sotto di lei. Accompagna parti del viaggio, la salita in cielo sul dorso della gru. È testimone della durezza dell'imperatore. Talvolta, enorme sul fondo, illumina la scena, talvolta, discreta, si vela nei contorni. 


E come la luna è protagonista, lo sono anche i dolcetti che dalla prima ereditano il nome, la forma e un po' il colore. E, stando alla ricetta originale, ne rievocano la presenza discreta, al loro interno, nel tuorlo d'uovo marinato che nascondono. Quasi come fosse un omaggio, i pattern che di solito compaiono su questi dolci di luna Hong li ripete come elemento decorativo nei fregi architettonici o nelle grandi piastrelle dei pavimenti.
Sono molti i motivi di apprezzamento di questo libro, ma la ragione per cui andrebbe letto a distesa risiede nella grande verità che la gru pronuncia, piena di speranza, davanti a quel bambino in lacrime, stanco e abbattuto: alla fine della notte non c'è la notte, ma l'aurora, e alla fine del mare non c'è il mare, ma il cielo.


Carla

Noterella al margine: grazie di cuore a Francesca Archinto, che conosce evidentemente le mie passioni. La via verso i dolci di luna si è spalancata davanti a me. Il primo passo è stato procurarsi uno stampo adeguato e in legno. Domani è la volta dell'anko per il ripieno...

domenica 27 maggio 2018


UN'EBBREZZA: I CANNOLI DI PANE 
(da Blexbolex in Puglia)


Della Puglia sono moltissime le cose che porto nel cuore: il valore e la qualità delle persone, dei luoghi e del cibo. In uno, la qualità della vita.
Dopo una mattina a parlare dei libri di Blexbolex con i ragazzi e le ragazze delle scuole di Conversano e dopo averne parlato con i grandi nel pomeriggio, dopo aver discusso di ebbrezza (un vento fresco che soffia a primavera) mi hanno portato in un ristorante sotterraneo. Ho mangiato bene, molto bene ma non ricordo cosa. Ero morta di stanchezza. 
Al contrario ricordo ogni dettaglio del dolce con cui abbiamo concluso quella cena.
Un'ebbrezza. E come tutte le ebbrezze portava in sé l'inaspettato. Sullo sfondo di una 'cassa armonica' luminosa, è stato convocato uno dei proprietari per chiedere nel dettaglio la ricetta dei cannoli di pane, perché è stato subito evidente che non avrei trovato nulla di simile altrove e che per la fragilità intrinseca dell'oggetto, non sarebbero stati neanche trasportabili.
Diventava urgente quindi la ricetta. Alla fine del racconto mi è stato chiaro che, con un po' di impegno, una pallida imitazione di quei cannoli sarebbe stata riproducibile e quindi condivisibile anche a Roma, con il vero 'leccuccio' di casa.


Ingredienti per 8 cannoli


8 fette di pane di altamura (quello vero: dop) tagliate sottilissime con l'affettatrice
4 etti di ricotta buona!
8 cucchiaini rasi di zucchero
la buccia di un limone grattugiato
1 goccio di latte
zucchero a velo
8 stampi per cannoli

Avvolgete mezza pagnotta di altamura nella pellicola trasparente e tenetela in frigo per un paio di giorni (serve a rendere elastico il pane)
Tagliate dalla mezza pagnotta con l'affettatrice 8 fette sottili quanto basta per non romperle (alla tacca numero 2 dell'affettatrice).
Disponetele su un piano e spruzzatele di zucchero a velo solo su un lato (servirà a caramellarle leggermente)
Avvolgetele con il lato zuccherato all'interno con la dovuta cura intorno agli stampi da cannolo (io ho quelli da cannoncino, quindi conici e vanno bene lo stesso)
Passatele in forno a 180° su una teglia coperta di carta forno per almeno un quarto d'ora, finché non si colorano e soprattutto diventano dure.
Toglietele dal forno e fatele raffreddare.


Nel frattempo montate la ricotta in una ciotola con lo zucchero e pochissimo latte, la buccia del limone (o le scagliette di cioccolato pfui!) fino ad avere una ricotta spumosa ma ancora bella soda e asciutta.
Liberate le fette dagli stampi riempitele con la ricotta da entrambi i lati.
Disponetele su un piatto e spolverate di zucchero a velo.
Nell'edizione originale e inarrivabile del ristorante Vita Pugliese, raccontatami da Leo, al quale sono eternamente grata, la ricotta era farcita con scorzette di frutta candita. Io ho dovuto ripiegare su marmellata di arance amare con scorze candite all'interno,  fatta gocciolare sopra. 


I cannoli vanno farciti e mangiati all'istante. Meglio ribadirlo, semmai ce ne fosse bisogno.

Carla