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mercoledì 1 maggio 2024

ECCEZION FATTA!

AL SIGNOR GIANNI


Broccaindosso, osteria bolognese, a casa nostra è famosa dai tempi universitari della M, ossia da almeno una dozzina d'anni. Per una famiglia di leccucci come noi, il fatto che all'epoca i dolci fossero serviti in modalità all you can eat (ricordo un profiterole lasciato al nostro tavolo per diverso tempo...), lo rendeva un posto prediletto. E così si è mantenuto negli anni. 
Non c'è fiera BCBF in cui non si celebri il rito di almeno una cena da Broccaindosso. 
Nel mio cuore, Broccaindosso sta in cima per la crème caramel (fiordilatte, latteinpiedi, latte alla portoghese ecc ecc) - non pirottini monoporzione, ma vassoi lunghi su cui avanza dalla cucina tremolante, ma neanche tanto, adagiata come un vagone merci color ambra e soda, molto soda e liscia, molto liscia. All'epoca la signora mi diede anche la ricetta: uno sfondone di uova e latte e panna...
Quest'anno, nuovo passaggio, e una bella sudata per trovare un tavolo... Ogni volta che celebro il rito della cena, appena prendo posto chiedo se c'è sufficiente crème caramel, altrimenti minaccio di alzarmi e andarmene... 
La signora, l'imperatrice della crème caramel, è ormai in pensione, ma lui, "il signor Gianni", direi il capo (almeno ai miei occhi devoti), mi rassicura: ce n'è (e ne porta anche un ripresino, l'angolino a fine vassoio). E, senza parere, mi mette sulla strada del segreto: niente panna, ma... 
La seguente ricetta è un bel mischione di varie informazioni, alcune dal sapore alchemico, raccolte qui e là, ma allo stato attuale è la cosa che più rassomiglia alla créme caramel di Broccaindosso, che mi permette di sopravvivere dignitosamente tra una BCBF e l'altra.  

Ingredienti 
1 litro di latte intero 
4 uova  
210 gr di zucchero 
un grano di sale grosso 
mezza bacca di vaniglia 
la scorza di mezzo limone 

Procedimento 
Occorre molto tempo, quindi partite per tempo. 
Mettete il latte a bollire a fuoco bassissimo con 110 gr di zucchero, il grano di sale grosso, la bacca incisa e la scorza del limone. Dovete farlo sobbollire fino a che non si dimezza: un'ora e mezza, due almeno... 
Preparate il caramello con i restanti 100 gr di zucchero. Scaldatelo in una padella antiaderente e poi versatelo nello stampo da plumcake e fatelo raffreddare. 
Sbattete le 4 uova e quando il latte si è ridotto della metà passatelo con un colino per togliere ogni residuo, e versatelo sulle uova. Adesso versate tutto nello stampo con il caramello. 
Accendete il forno a 140° e mettete in un pirex dell'acqua e, sul fondo, una busta di carta del pane. Appoggiatevi dentro lo stampo (deve avere almeno due dita di acqua intorno) e fate cuocere a bagnomaria per almeno 2 ore. L'acqua, dice una delle mie fonti, non dovrebbe mai superare gli 82°. 
Si scurirà in superficie, ma per capire se è cotto infilate lo stuzzicadenti e se esce pulito, bon, chiudete lì la cottura. 
Spostate lo stampo nel frigo e lasciatecelo per almeno 12 ore, meglio 24! 

Enjoy! e buon primo maggio piovoso

Carla

domenica 29 ottobre 2023


DAMPFNUDELN
Essersi simpatiche a pelle 

Ci sono persone che si sono simpatiche a pelle.
A me capita. Sempre più di rado, ma ancora. 
E in queste circostanze di solito vanno in pezzi tutti i preliminari di una più discreta e prudente conoscenza e si gioca a essere amiche fraterne da sempre. 
Ognuna, in cuor suo, lo sa, ma è bello fare finta che possa essere così. 
Ecco, questo è quello che è accaduto: dal parlare di libri e di corsi di formazione da fare e da non fare, siamo precipitate in una sfera che è molto più intima: la cucina. 
E come se non bastasse, la cucina tedesca. Ancora più nell'intimo... 
Ricetta di dolce bavarese o palatino (ancora si litiga sull'origine). 
Nudeln non allude alla pasta ma sembra una storpiatura del termine knodel. 


Sia come sia, parte la curiosità, quindi la ricerca di una buona ricetta. 
Quella che trovo è in tedesco (per chi volesse praticare un po' la lingua), la potete ascoltare e vedere qui: 


Contiene due parole chiave: einfach e oma che me la rendono subito la prediletta. 
Per chi non pratica la lingua qui di seguito la traduzione italiana.

INGREDIENTI 

Per l'impasto: 
500 gr. farina 
100 gr burro 
60 gr di zucchero 
un pizzico di sale 
250 ml di latte 
2 rossi d'uovo 
21/25 gr di lievito di birra 

per la cottura: 
300 ml latte 
50 gr burro 
un cucchiaio di zucchero 
un pizzico di sale 


Impastate nell'impastatrice farina, zucchero, sale e spezzettate il lievito mentre sul fuoco fate scaldare il latte con il burro. Occhio che non deve scaldarsi troppo, ma abbastanza per far sciogliere il burro. Aggiungetelo lentamente al resto insieme ai due rossi d'uovo. 
Fate andare l'impastatrice per almeno cinque minuti in modo che il composto diventi elastico e non più appiccicoso (se lo lavorerete a mano vale lo stesso principio). 
Fatene una bella palla e lasciatela al calduccio per 45 minuti. 
Poi suddividetela in 5 parti se avete una padella da 30 di diametro, altrimenti se più piccola, in 8 parti e cuocetele in due volte. Fatene delle palline e lasciatele riposare altri 30 minuti. 
Poi procedete alla cottura, ossia mettete il latte con il burro, lo zucchero e il sale nella padella e quando è caldo adagiatevi un po' a distanza le 5 o 4+4 palline. 
Coprite con un coperchio e tra padella e coperchio  mettete un canovaccio. 
VIETATO APRIRE prima del tempo, perché si sgonfierebbero per punizione! 
Fate cuocere per 30 minuti a fuoco bassissimo. 
Quindi spegnete e aspettate 5 minuti. 
Poi, la bella sorpresa. 



I bavaresi e i palatini, gli austriaci e gli altoatesini ci mettono sopra la crema di vaniglia, oppure la farciscono con composta o con altre leccornie. 
Io in casa avevo dell'ottimo sciroppo d'acero. 


Canada e Baviera si sono simpatiche a pelle... 

Carla

domenica 20 dicembre 2020

 CONCURSO DE FLAN DE QUESO
 
Nei Carrefour di Tarragona vendono in confezioni da 4 delle piccole delizie che rispondono al nome di flan de queso, ovvero budino di formaggio.
Una prima serie di tentativi di riprodurli ha avuto luogo luglio scorso direttamente in loco, ma senza grande costrutto.
Ora, avendone ricevuti 4 in regalo, mi è sembrato necessario quanto urgente arrivare ad ottenerne delle copie dignitose.
Le ricette del flan de queso casero sono moltissime, ma una selezione forte la si fa se si decide di non tenere conto di tutte quelle che contengono uovo, per non avvicinarsi troppo pericolosamente alla crème caramel.
A quel punto è stata presa anche una seconda drastica decisione, nessuna ricetta che contenga addensante quale agar agar o colla di pesce, per non avvicinarsi troppo pericolosamente alla panna cotta.
 

Togli qui leva là, la ricetta che ha vinto il premio per velocità di realizzazione e per facilità di reperimento della materia prima è quella di un sito che si chiama yo yo misma e mis cosas.
Naturalmente a questa ricetta base è stata apportata una sostanziale variante, dovuta al fatto che le quantità di partenza sono state decurtate di 2/3. Tutti sanno che, alterando le quantità dei singoli ingredienti, varieranno anche le loro proporzioni reciproche.
In sostanza se volete fare un solo grande flan de queso seguite la sua ricetta, se volete come me produrne 5 pirottini di alluminio monodose, per competere alla pari con il flan de queso del Carrefour, seguite la mia ricetta.


Ingredienti
100 gr di panna da montare
100 gr di formaggio Philadelphia light
200 gr di latte
30 gr di zucchero
30 gr di amido di mais


per il caramello
100 gr di zucchero
50 gr di acqua


Cominciamo dal fondo, il caramello (la fonte è Lo spicchio d'aglio)
Mettete in un pentolino tutto lo zucchero a fuoco basso, senza usare il metallo per girarlo, ma agitando solo il pentolino fatelo sciogliere. Nel frattempo avrete portato a ebollizione l'acqua in un altro pentolino. Quando lo zucchero è sciolto e dorato, con cautela aggiungete l'acqua a poco a poco. Lo zucchero reagirà friggendo, quindi rimettetelo sul fuoco basso e riamalgamate lo zucchero e l'acqua. Dovrebbe rimanere di una consistenza simile al miele, una volta freddato. Versatene il necessario sul fondo e sui bordi del pirottino di alluminio. Il resto che avanza potete conservarlo in un barattolino.
Per il flan basterà mettere in una ciotola il formaggio, la panna, lo zucchero e con una frusta girare. A parte sciogliete l'amido di mais con un paio di cucchiai di latte e, una volta amalgamato, aggiungete al resto del composto quindi mettete il latte e trasferite tutto in un pentolino sul fuoco basso. Abbiate l'accortezza di girare di continuo il composto con una frusta, fino al momento in cui non sentite che si sta addensando e sta cominciando a fare le prime bolle.
A quel punto togliete dal fuoco, girate ancora qualche minuto e poi versatelo nei pirottini. Copriteli con un coperchio e lasciateli freddare e poi trasferiteli in frigo per almeno 5 ore, sempre coperti, ben inteso.
Finito.  

 
Serviteli capovolgendoli. E indovinate chi ha vinto la gara?
 
Carla

domenica 9 agosto 2020


BLOG DI SERVIZIO

Quando si dice essere un blog di servizio si intende anche a questo: mettere a disposizione di altri le proprie riflessioni ed esperienze, ma anche mettere più semplicemente in 'memoria' una ricetta che con il tempo andrebbe persa.

Fa caldo, molto caldo e succede di frequente che il latte perda il sapore consueto per dirigersi veloce verso quel gusto che annuncia per il giorno dopo la sua trasformazione in ricotta...
Le strade son due: o lo si lascia cagliare con serenità e lo si versa il giorno successivo nello scolo del lavandino, oppure lo si recupera, prendendolo in extremis e lo si trasforma in budino.
Ed è quello che è successo spesso in questo ultimo mese.
Va da sé che della ricetta originaria non ne ho alcuna contezza, ed è anche scontato che, per affinare le dosi, sono stati comprati e utilizzati litri e litri di latte in ottima forma.
Le strade son di nuovo due: un budino al limone e uno alla menta.



Ingredienti
per entrambe le strade: al limone e alla menta
1/2 litro di latte
30 gr maizena sciolta in 3 cucchiai del 1/2 litro di latte

Strada 1: al limone
50 gr di zucchero
la buccia di mezzo limone

Strada 2: alla menta
50 gr di sciroppo alla menta
1 cucchiaino di zucchero (facoltativo)

Sciogliete in una ciotolina la maizena con poco latte per evitare che faccia grumi. Aggiungete al resto del latte che avrete versato in un pentolino con lo zucchero e la buccia di limone per quello al limone, invece per quello alla menta aggiungete lo sciroppo e il cucchiaino di zucchero che è facoltativo perché lo sciroppo di solito è già molto zuccherato.
Fate cuocere a fuoco basso girando con un cucchiaio di legno fino a che non raggiunge una consistenza più soda e finché non vedete il latte sobbollire.
Versatelo dentro barattolini o bicchieri. Aspettate che si freddi leggermente poi mettetelo in frigo per un paio di ore, fino a quando non è diventato così tanto caldo intorno a voi che il desiderio di una merendina o di un dolcino fresco di frigo si fa impellente...


Help yourself, and enjoy!

Carla






domenica 16 luglio 2017


LA TORTA DI PANE VECCHIO

Sono cresciuta con alcune certezze: una, che il pane ancorché vecchio e duro non vada mai buttato. Tanto mi deve aver colpito questo diktat impartitomi nell'infanzia che io, a tutt'oggi, del pane non butto nulla. Delle fette avanzate faccio pan grattato, conservo tutti i cupizzi delle mie pagnotte, distribuisco equamente le briciole tra piccioni sul davanzale di sinistra e merli e passeri nella vaschetta del terrazzo a destra. Dei cupizzi in particolare, per durezza, faccio elargizione alla scrofa Elena (di troia), che appartiene a Clara, la signora che vende le verdure al mercato.
Adesso però ad Elena arriva più poco, perché ho scoperto questa torta qua.
E la ricetta arriva da un altro pezzo della mia infanzia, Il cucchiaio d'argento, libro che non poteva mancare nelle case delle signore. Il mio, o meglio quello di mia madre, Mallalla, data 1962, con dedica che segna un'epoca.



Ingredienti
200 gr di pane raffermo
2 bicchieri di latte
1 cucchiaio di farina
5 gr di lievito
100 gr di zucchero
2 tuorli
un pizzico di sale
la buccia grattugiata di un limone e/o di una arancia
uvetta
burro e pan grattato


Fate a pezzetti il pane quindi mettelo in una ciotola capiente e versatevi sopra il latte. Lasciatelo riposare fino a che tutti i pezzi non si siano ammorbiditi. Se c'è molto latte avanzato, scolatelo altrimenti versate il tutto in un frullatore e frullate fino a che non otterrete un composto morbido e vellutato. Riversate il tutto nel ciotolone di prima e aggiungete la farina setacciata con il lievito, lo zucchero e le uova. A questo punto aggiungete le uvette e la buccia grattugiata di limone e/o arancia. Abbondate di quest'ultima.
Avrete ottenuto un impasto ben liquido che verserete in una teglia rigorosamente angolare che avrete prima imburrato e cosparso di pan grattato. Lo spessore dell'impasto deve essere alto al massimo un dito.
Infornate a 160° e fate cuocere per 50 minuti, cioè fino a che non comincia a colorirsi.
Una volta freddata, cospargetela di zucchero semolato (non a velo).





domenica 11 giugno 2017


TI AVANZA UNA BANANA

Ti avanza una banana. Matura a vista d'occhio. Cosa farne, oltre a mangiarla al volo (ma no, ne ho mangiata una anche oggi a pranzo)?

Le patate dolci*
Apprendo che si tratta di una ricetta di origine russa. E' rapidissima nella confezione, un po' meno nell'approvvigionamento degli ingredienti, a meno che non siate così golosi da tenere un tubo di latte condensato sempre in frigo...
A casa mia accade anche questo.

Ingredienti
400 gr di biscotti frollini (gli Oswego Gentilini vanno benissimo, gli Oro Saiwa un po' meno)
100 gr di latte condensato
cacao amaro in polvere
1 banana matura (circa 100 gr.)
1 bicchiere di latte

Sfarinate i frollini nel frullatore con la modalità impulsi, quindi trasferiteli in una ciotola, aggiungete il latte condensato, un cucchiaino raso di cacao, la banana schiacciata e il latte. Avrete ottenuto un composto non troppo morbido né troppo farinoso. Deve essere lavorabile con le mani, magari umide. Se è necessario in questa fase potete aggiungere poche gocce di latte 
o altra farina di biscotti se appare rispettivamente troppo friabile o troppo molle.
a questo punto prendetene una quantità come quella di una polpetta e dategli la forma di una patata, insomma tondeggiante ma irregolare. A questo punto le patate dolci somigliano, per forma e soprattutto per colore a delle patate appena tolte dalla terra. Prendetele, una a una e infarinatele leggermente nel cacao amaro. Si scuriranno sembrando sempre meno patate, ma saranno più buone e soprattutto molto più manovrabili con dita umane.
Prendete un piatto e disponetele in bell'ordine perché dovranno stazionare in frigo per un'oretta, in modo da consolidarsi leggermente.
Pronte!
Ogni tanto si passa dal frigo se ne acchiapa una e la si inghiotte in due morsi. Non si fa neanche in tempo ad arrivare in corridoio che l'hai già finita...


Carla

* Piccole ricette è la fonte a cui sempre vado a dissetarmi

domenica 4 maggio 2014


PASSIONE PER IL RISO


Il riso nero (qui la ricetta) della scorsa settimana mi ha fatto ricordare quanto siano buoni i dolci con questo cereale, pur nella loro estrema semplicità (o forse proprio per questo).
Sono andata a cercare una ricetta che mi diede parecchi anni fa la mia amica Nives di Rovereto, fonte di ottime ricette (qui).

Ingredienti:
1 litro di latte intero
150 gr di riso originario
5 gr di sale
250 gr di zucchero
150 gr di mandorle sbucciate e pelate
6 uova
50 gr di amaretti
la scorza grattugiata di un limone

Fate tostare le mandorle in forno a 180 °C per 10 minuti.
Mettete il latte in un contenitore capiente e fatelo arrivare a ebollizione. Aggiungete il sale, la scorza di limone e il riso e fatelo cuocere per 20 minuti. Fate raffreddare.
Tritate la mandorle tostate con lo zucchero e gli amaretti.
In una ciotola battete con la frusta le uova.
Incorporate il tutto con il riso ormai a temperatura ambiente.
Se vi è possibile fate riposare il composto in frigorifero per 24 ore (io l'ho fatto risposare per sei ore): in questa maniera tutti i profumi si mescoleranno meglio.
Versate l'impasto nello stampo imburrato. Io ne ho usato uno quadrato di 22 cm di lato.
Cuocete in forno a 180 °C per 50 minuti.



Lulli

sabato 26 aprile 2014


LA VERSIONE DI NONNA LILLA

Lilla è la nonna di Maria che ho conosciuto a Messina un mese fa e che mi ha inviato la ricetta del riso nero, un dolce al cucchiaio tipico della sua città, anzi mi ha mandato la foto del ricettario della nonna.
Del riso nero esistono alcune varianti e questa è la sua:



Non scrivo di nuovo la ricetta perché la foto è molto chiara. Aggiungo solo alcune note:
Ho usato il riso originario che è il più adatto per i dolci.
L'ho preparato con le mandorle alle quali ho tolto la pellicina dopo averle fatte sbollentare per qualche secondo. Poi le ho tostate in forno a 180 °C per 5 minuti e le ho triturate con una parte dello zucchero totale.
La prossima volta proverò a usare meno di 300 gr di zucchero perché, per il mio gusto, è un po' troppo dolce.
Maria mi scrive che il riso nero dev'essere abbastanza morbido ma compatto. Si consuma a temperatura ambiente o appena fresco, perché con il freddo del frigorifero indurisce troppo.
Volendo si può spolverare in superficie con la cannella.


Mi fa sempre un effetto particolare vedere le pagine dei ricettari scritti a mano:le pagine ingiallite, le macchie degli ingredienti caduti sopra, le impronte delle dita imburrate: è un'immersione nella vita di cucina di donne lontane che mi suscita sempre una grande emozione.
Maria aggiunge un altro dettaglio: “alcune ricette le abbiamo trascritte mia sorella ed io, sotto dettatura di mia nonna, quando eravamo bambine”. Grazie Lilla e grazie Maria!

Lulli

domenica 13 gennaio 2013


TORTA DI PANE


Questa è una torta 'ecologica' perché permette di riciclare il pane secco ma anche altri ingredienti che a volte giacciono dimenticati nelle nostre credenze.
Per esempio in quella che vedete in foto ho dato una giusta fine ad un coniglietto di cioccolato che, non so per quale motivo, è sopravvissuto alla pasqua e, ormai tutto bianco in superficie, non invitava certo più ad essere apprezzato così com'era.
Diciamo che questa ricetta è l'equivalente in versione dolce delle torte salate in cui si può mettere più o meno quello che è avanzato in frigo.
Quindi, qui vi do una base di partenza, gli ingredienti che ho utilizzato io questa volta, ma sono ammesse e, direi auspicate, varianti che assecondino i vostri gusti e le vostre dispense.


Ingredienti:
  • 300 gr circa di pane secco
  • 1 litro di latte
  • 150 gr di zucchero di canna grezzo
  • 2 cucchiai di zucchero bianco
  • 2 uova
  • 150 gr di amaretti
  • 80 gr uvetta
  • 30/40 gr pinoli o nocciole o mandorle
  • 30/40 gr di canditi
  • un cucchiaio abbondante di olio di oliva
  • 50/80 gr di cacao amaro o di cioccolato
  • un bicchierino di marsala
  • un pizzico di sale.

Il giorno prima di quando vi metterete a fare la torta, riducete il pane secco in piccoli pezzi e metteteli in una ciotola a mollo nel latte, che conserverete in frigo. Il tempo che impiegheranno ad assorbire il latte e sciogliersi dipende dal tipo di pane e da quanto è secco. Dopo 12 ore circa controllate la situazione e se è necessario aggiungete ancora un po' di latte.
Prima di procedere mettete a mollo l'uvetta nel marsala tenendo conto che ci deve stare almeno 20 minuti.
Verificate che nella ciotola con il pane non siano rimasti pezzi grossi, soprattutto croste spesse e se ci sono toglietele o se preferite sminuzzatele finemente con un coltello. Dovete partire da un impasto abbastanza omogeneo al quale inizierete ad aggiungere tutti gli altri ingredienti. Se avete dei pezzi di cioccolato da inserire fateli prima sciogliere o a bagno maria o in un pentolino antiaderente con un goccio d'acqua a fuoco molto basso.
Mescolate il tutto molto bene, in modo da ottenere un composto omogeneo che trasferirete in una teglia ricoperta di carta da forno (se volete fare più in fretta) o imburrata e cosparsa di pane grattugiato.
Prima di infornare cospargete la superficie con lo zucchero bianco.
Cuocere a 180°per 60 minuti circa tenendo conto che, in superficie si deve formare una bella crosta, ma l'interno deve rimanere umido.

Gabriella

domenica 21 ottobre 2012

Il MUHALLABIA del canguro

Molte cose nascono dal caso. Lo sosteniamo spesso dalle pagine di questo blog. Ad agosto mi rintano con la famiglia in un paesino ligure dell'interno dove l'unico alimentari ha pane, prosciutto, qualche pesca, due zucchine e poco altro.
Questo fa sì che ciclicamente si 'scenda a valle' a procurare ingredienti più esotici. Mi ero intestardita a voler fare dei biscotti francesi alle tre farine (nei prox la ricetta) così ero in cerca di tre diverse farine. Non avendo trovato quelle richieste nella ricetta avevo ripiegato sulla farina di riso, poi, incerta se il risultato sarebbe stato soddisfacente, ho deciso di non usarla e così è rimasta lì. 


E qui arriva il caso: il professore, archeologo che a lungo ha bazzicato il Medio Oriente per questioni di studio, la vede e riesuma dalla sua memoria una vecchia ricetta imparata in Turchia: il muhallabia.
Si mette a farlo e ottiene un grande e inaspettato successo di pubblico e così per tutta l'estate continua a produrne (siamo un po' monomaniaci, alle volte).
Nessuno di noi però lo chiama con il nome giusto, ma viene volgarmente chiamato in famiglia: wallaby (uallabi), il nome di un tipo di canguretti un po' più piccoli del canguro standard.
Non lo facciamo per sciatteria o per altre ragioni politicamente scorrette, ma solo perché ci piacciono tanto tanto i soprannomi...


INGREDIENTI
1 litro di latte
100 gr di zucchero
50 gr di farina di riso
pistacchi non salati o mandorle

Versate in un pentolino capiente la farina di riso e lo zucchero, aggiungete due cucchiai di latte e mescolate per ottenere una crema.
In un altro pentolino portate a ebollizione il restante latte.
Quando bolle toglietelo dal fuoco e lentamente versatelo nell'altro pentolino, quello con la crema di farina di riso e zucchero. Girate in modo che non si formino grumi. Mettelo sul fuoco basso e riportatelo a ebollizione, senza mai smettere di girare e fatelo bollire per otto minuti, quando cioè si sarà un po' rassodato.
Versatelo nelle ciotoline e sola da freddo grattuggiateci sopra o pistacchi o mandorle.
Finito.

Carla


giovedì 22 settembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RI-VO-LU-ZIO-NE!

In un blog che mette insieme libri e cibo non poteva mancare:


LATTE DI GALLINA, Fabrizio Silei
Emme Edizioni, 2011

NARRATIVA PER MEDI (dai 6 anni)

"- No! Le galline sono ovipare e non fanno latte-.
- Quelle di Sfiz sì! Hanno grandi mammelle e fanno il latte. Mio nonno che vuole campare cento anni, lo compra e se lo beve tutto! - aveva sostenuto Betty la saputella. Di fronte all'evidenza, il povero maestro aveva dovuto correggersi sbuffando come un toro infuriato: Tutte le galline sono ovipare e non allattano, tranne quelle di Sfiz che, accidenti a lui, non so che diavolo di galline abbia! -"(p.10-11)

Non si può negare che il fatto sia piuttosto strano: in una fattoria dell'Oregon, un tipo di nome Sfiz alleva galline e poi le munge. Il prezioso latte che ne ricava lo vende a peso d'oro, perché, a detta sua, guarisce ogni male e non fa invecchiare.
Le galline che in origine, erano normali galline, racconta sempre Sfiz, una notte furono rapite dagli alieni, ma quando il disco volante le 'risputò ' a terra non erano più le stesse e cominciarono a produrre latte.
Latte miracoloso, a detta di Sfiz e di tutti quelli che, con la bottiglia in mano, fanno la fila per ottenerne un po'.
Il costo sempre più alto (dettato anche da spese aggiuntive come i reggipetti con pizzi francesi che le galline ora pretendono) innervosisce i compaesani che, capitanati dalla vecchia Gertrud, vogliono studiare il fenomeno da vicino e arrivare a produrre LATTE DI GALLINA LIBERO. Assoldano una fine mungitrice dalle dita delicate, rapiscono le galline e, al momento di slacciar loro i reggipetti, si accorgono che essi non contengono turgide mammelline, ma palle da tennis, da baseball, di natale, palle fatte di stracci, mele finte, mele cotogne....ah, ah! e allora da dove arriva il latte miracoloso?
Non sarò certo io a dirvelo.

Fabrizio Silei ci ha abituato al suo continuo trasformismo letterario. Riesce a passare da romanzi o storie per ragazzi di forte impegno (penso a L'autobus di Rosa, Orecchio Acerbo 2011, Bernardo e l'angelo nero, Salani 2010; Alice e i Nibelunghi, Salani 2008) a libri per più piccoli, abitati dalle bestiole che lui realizza con il cartone (penso all'Invenzione dell'ornitorinco, Artebambini 2011; CartArte, Artebambini 2010). In questo libro, pensato come prima lettura per bambini di 6 o 7 anni, Silei racconta una storiellina assurda e comica che ha il pregio di far ridere e anche di stupire un po' nel colpo di scena finale, ma anche di far ragionare sulle 'furbizie' del commercio.
E' uno libro piccolo, in brossura, con illustrazioni un po' sacrificate e sottotono per gli standard della Cantone, all'interno di una collana storica della Emme (prime letture) che ormai non attira più la nostra attenzione. Tutti fattori questi, che concorrono a rendere Latte di gallina un libro quasi invisibile. Non se lo merita: leggetelo e chissà che anche a voi non venga in mente di metter su un commercio di uova di vacca...