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domenica 5 novembre 2023

PASTATELLE 

Presentazione che fai, biscotto che scopri. 
Conversano, anni fa, mi concesse il privilegio di imparare a fare i cannoli di pane. E fu tanta roba. 
Ma mi tenne nascoste le pastatelle. 
Biscotti che adesso scopro perché mi sono stati regalati con l'intento di riportarmi a casa un altro pezzetto di buona puglia. 
Breve scambio di whatsapp per avere la ricetta della nonna novantunenne, ma nonostante le insistenze questa ricetta non arriva così mi consolo con la rete, facendo una serie di confronti e quello che ne ricavo è la seguente ricetta, che si rivela vincente. 


INGREDIENTI 

per la pasta: 
250 gr di farina 00 
90 gr di olio pugliese 
90 gr di vino bianco 
1 cucchiaino di sale 

per la farcitura: 
una buona marmellata di ciliegie (soda) 
oppure 
una buona marascata (altrettanto soda) 
3 o 4 noci 
buccia di limone
oppure
un po' di cannella 

Mischiare la farina con l'olio mentre in un pentolino sul fuoco si scalda il vino. Alle prime bollicine versarci il sale e farlo sciogliere facendo anche evaporare un po' dell'alcol del vino. Quindi aggiungerlo alla farina e continuare a impastare fino a ottenere un composto morbido ed elastico. 


Lasciare riposare per una mezz'ora e intanto preparare la farcitura, sminuzzando con 2 colpi di frullatore le noci che poi vanno aggiunte alla marmellata insieme a un po' di cannella. 
Passata la mezz'ora stendere con il mattarello la pasta fino ad arrivare a uno spessore di 3 millimetri tagliare dei tondi di circa 8 cm di diametro. Mettere al centro di ciascuno un cucchiaino di ripieno e richiudere come se fosse un panzerotto. 
Cuocere nel forno a 200° per 15 o 20 minuti finché non raggiungono il colore d'oro. 
Toglierli dal forno e, una volta freddi, spolverarli di zucchero a velo: l'unico zucchero di tutta la questione.


Enjoy!

Carla

domenica 29 ottobre 2023


DAMPFNUDELN
Essersi simpatiche a pelle 

Ci sono persone che si sono simpatiche a pelle.
A me capita. Sempre più di rado, ma ancora. 
E in queste circostanze di solito vanno in pezzi tutti i preliminari di una più discreta e prudente conoscenza e si gioca a essere amiche fraterne da sempre. 
Ognuna, in cuor suo, lo sa, ma è bello fare finta che possa essere così. 
Ecco, questo è quello che è accaduto: dal parlare di libri e di corsi di formazione da fare e da non fare, siamo precipitate in una sfera che è molto più intima: la cucina. 
E come se non bastasse, la cucina tedesca. Ancora più nell'intimo... 
Ricetta di dolce bavarese o palatino (ancora si litiga sull'origine). 
Nudeln non allude alla pasta ma sembra una storpiatura del termine knodel. 


Sia come sia, parte la curiosità, quindi la ricerca di una buona ricetta. 
Quella che trovo è in tedesco (per chi volesse praticare un po' la lingua), la potete ascoltare e vedere qui: 


Contiene due parole chiave: einfach e oma che me la rendono subito la prediletta. 
Per chi non pratica la lingua qui di seguito la traduzione italiana.

INGREDIENTI 

Per l'impasto: 
500 gr. farina 
100 gr burro 
60 gr di zucchero 
un pizzico di sale 
250 ml di latte 
2 rossi d'uovo 
21/25 gr di lievito di birra 

per la cottura: 
300 ml latte 
50 gr burro 
un cucchiaio di zucchero 
un pizzico di sale 


Impastate nell'impastatrice farina, zucchero, sale e spezzettate il lievito mentre sul fuoco fate scaldare il latte con il burro. Occhio che non deve scaldarsi troppo, ma abbastanza per far sciogliere il burro. Aggiungetelo lentamente al resto insieme ai due rossi d'uovo. 
Fate andare l'impastatrice per almeno cinque minuti in modo che il composto diventi elastico e non più appiccicoso (se lo lavorerete a mano vale lo stesso principio). 
Fatene una bella palla e lasciatela al calduccio per 45 minuti. 
Poi suddividetela in 5 parti se avete una padella da 30 di diametro, altrimenti se più piccola, in 8 parti e cuocetele in due volte. Fatene delle palline e lasciatele riposare altri 30 minuti. 
Poi procedete alla cottura, ossia mettete il latte con il burro, lo zucchero e il sale nella padella e quando è caldo adagiatevi un po' a distanza le 5 o 4+4 palline. 
Coprite con un coperchio e tra padella e coperchio  mettete un canovaccio. 
VIETATO APRIRE prima del tempo, perché si sgonfierebbero per punizione! 
Fate cuocere per 30 minuti a fuoco bassissimo. 
Quindi spegnete e aspettate 5 minuti. 
Poi, la bella sorpresa. 



I bavaresi e i palatini, gli austriaci e gli altoatesini ci mettono sopra la crema di vaniglia, oppure la farciscono con composta o con altre leccornie. 
Io in casa avevo dell'ottimo sciroppo d'acero. 


Canada e Baviera si sono simpatiche a pelle... 

Carla

domenica 26 giugno 2022

LA SINCRETICA 

In uno dei viaggi pugliesi ho mangiato una tiella alle cipolle. 
L'ho mangiata in un pic nic improvvisato sul lungomare di bari. Era buonissima. 
Mentre la mangiavo l'ho studiata nella sua farcitura e nella pasta che questo ripieno conteneva. E ho subito capito che sulla pasta non avrei cercato nessuna ricetta pugliese, perché già ne avevo una adatta. 
Il problema stava tutto in quel ripieno. 
Tornata a Roma ho studiato e ho scoperto che la cosa che avevo mangiato aveva un nome e cognome: calzone di cipolle. 
E' un piatto tipico pugliese e in rete si trovano molte ricette, ma tutte inesorabilmente alludono a un tipo particolare di cipolla che qui a roma non si trova: gli sponsali. 
Sono cipollotti freschi bianchi dolciastri. 
La cosa che gli rassomigliava di più nella resa finale - cipolle cotte che diventano grigiastre e che sono dolci dolci - sono le cipolle fresche di tropea che invece a roma hanno un loro spaccio piuttosto diffuso. 


Quindi il primo sincretismo avviene tra la terra di puglia e la terra di calabria. 
Il secondo sincretismo invece riguarda la pasta. 
Quella viene dalla ricetta della torta di scarole campana (versione veloce), che ho fatto e rifatto e rifatto per tutto l'inverno passato: un ottimo modo per uccidere la scarola di cui non saprei che altro fare... 
Quindi la Puglia incontra la calabria e adesso anche la campania. 

Ingredienti
 
per il ripieno: 
 1 k di cipolle fresche di tropea tagliate a rondelle alte un dito 
un po' di olive nere baresane tagliate a rondelle, per esempio 
qualche cappero di pantelleria, volendo

per la pasta: 300 g di farina 00 
140 g di acqua tiepida 
80 g di olio di semi di arachidi 
1 cucchiaino di sale 
1/2 cucchiaino di zucchero 
1 cucchiaino di lievito istantaneo per torte salate 

Si fa così: in una padella si fanno rosolare le cipolle tagliate con un filo d'olio per cinque minuti, poi si aggiunge un filo d'acqua perché la loro cottura sia più lenta. si aggiungono le olive, anche loro tagliuzzate e volendo qualche cappero. si fa cuocere a fuoco basso basso per una ventina di minuti, finché raggiungono quel colore grigiolino e sono morbide e soprattutto cotte. 
Nel frattempo si accende il forno a 180° e si lavora la pasta che è facilissima da preparare. in una unica terrina vanno versati tutti gli ingredienti, poi si mescolano con un cucchiaio di legno e poi a mano si lavora finché non raggiunge la giusta elasticità. 
A questo punto si divide in due l'impasto, una metà leggermente più abbondante la si tira con un matterello e la si usa come base, stendendola in una taglia del 26 unta e infarinata, in modo che l'impasto sia un po' abbondante. 


Arrivati fin qui non resta che mettere il ripieno, poi si stende la seconda metà e si chiude la torta facendo un bordo di giuntura tra sopra e sotto. 
Questo bordo è molto ambito, perché lì l'impasto lì è doppio! 
Una volta chiusa e sigillata la torta, con i rebbi di una forchetta la si punzecchia. 
Ora basta solo infornare e cuocere per almeno mezz'ora, quaranta minuti, comunque fino a che non diventa bella bionda. 



That's all folks!

Carla

domenica 25 aprile 2021

IL BANE


Si tratta di una contaminazione tra due ricette: la prima è la matassa con la sua farcitura di noci e uvetta, di cui si è parlato nelle settimane scorse, e la seconda è la ricetta del pane alla banana, che si avvale di nuovo un video in assoluto silenzio e con un'estetica apprezabile per minimalismo. Il Banana bread loaf non deve essere confuso con il Banana bread che di fatto è un plum cake dolce.
Il pane alla banana cui mi ispiro viene anch'esso, come la matassa, dall'estremo Oriente, ovvero Corea e la sua caratteristica principale, che lo distingue in tutto è per tutto dal banana bread, consiste nel fatto che può essere mangiato come pane e essere accompagnato da cibi salati, senza perdere la propria dignità di pane. Qualcosa di simile al tanto amato pan brioche che alle feste dei bambini, finisce dopo un amen.
È buonissimo con i salumi, con la maionese e il formaggio, con i pomodori secchi sottolio. Una unica accortezza, il suo companatico non deve essere troppo magro, ovvero sta meglio con l'asiago che non con la ricotta, sta meglio con il salame e il prosciutto che non con la bresaola.
Va da sé che si accompagna altrettanto, ma con meno stupore del palato, con il dolce e quindi anche con la sua cugina marmellata di banane e arance caramellate e zenzero.
Tutto chiaro?


Ingredienti
350 gr farina 0
8 gr di lievito di birra disidratato
1 cucchiaino di sale
30 gr di zucchero
1 banana (100 gr circa)
100 ml di latte
1 uovo
40 gr di burro freddo a dadi


In una terrina mescolate tutti gli ingredienti in polvere quindi aggiungete l'uovo che avrete sbattuto precedentemente con il latte e quindi aggiungete la banana ridotta in poltiglia. A questo punto lavorate l'impasto per dei minuti (se avete la planetaria fatela lavorare al posto vostro per 2 o 3 minuti) fino ad ottenere un composto uniforme. Ora aggiungete poco per volta i dadi di burro freddo e continuate a mescolare fino a che non si amalgama tutto e si ottiene una palla che lascerete lievitare al calduccio per almeno due ore. Deve crescere molto, più del doppio del suo volume. A questo punto con un pugno la sgonfiate, la staccate con cura dalla ciotola che la conteneva e la disponete su un piano infarinato. La suddividete in 5 parti uguali, che lavorerete per ottenere panetti rotondi. Lasciateli riposare per 5 minuti quindi imburrate una teglia a cerniera da 20 cm. d diametro, mettete sul fondo un cerchio di carta forno, imburrato anch'esso e accendete il forno a 180°.


Riprendete le palline di impasto e stendetele con un matterello piccolo e ottenete delle ellissi, la cui metà andrà incisa con il coppapasta a listelle parallele, come abbiamo fatto per la matassa. Riarrotolate partendo dal basso le ellissi e disponetele, una dopo l'altra, lungo i bordi della teglia. Fate lievitare ancora per un'oretta e poi infornate e fate cuocere per 25/30 minuti, fino a che non è dorata la superficie. Toglietela dal forno e spennellate la parte superiore con del burro per lucidarla.
Ecco, è tutto. Enjoy!

Carla


 

domenica 28 marzo 2021

LA GEOMETRIA DELLA MATASSA DI PANE
 

 

Nasce in Vietnam, ma cresce in Corea, terra decisamente più social, almeno nel mondo occidentale, e si presenta sulla barra di destra del mio schermo, un paio di settimane fa.
La sua perfezione colpisce me e, apprendo in seguito, milioni di altri.
Esce un video totalmente silenzioso, di 9 minuti e 50. Gli unici suoni sono quelli provocati dalle mani sulla pasta, dal taglio con il coppapasta, dal coltello sui mirtilli. Un piccolo capolavoro di perfezione nella pulizia e nella sicurezza dei gesti, nella cura dei tempi e delle inquadrature. La semplicità essenziale delle suppellettili impiegate denunciano una cucina casalinga. Fa eccezione un piano di lavoro a circonferenze graduate e concentriche che denuncia una certa professionalità. E genera una qualche invidia.
Parte la sfida e partono le solite due settimane di prove, sconfitte e miracoli, lievi modifiche che producono la seguente ricetta.


Ingredienti
340 gr di farina da pane
5 gr di sale
3 gr di lievito di birra istantaneo
80 ml di latte tiepido
30 gr di zucchero
1 uovo
100 ml di panna (oppure 80 ml di latte e 30 gr. di burro sciolto)


Per la farcitura
5 o 6 noci sminuzzate a coltello
un pugnetto di uvetta ammollata nel brandy o nell'acqua
cannella
 
 
In un bicchierino mettete il latte tiepido e il lievito e lasciate agire per 5 minuti.
In una ciotolina mettete le uvette a rinvenire.
Prendete una teglia da 20 a cerniera, ungete tutto l'interno con il burro e sulla base mettete un cerchio di carta forno, unta anch'essa. Mettete in frigo.
Nel frattempo in una capiente ciotola mescolate la farina con il sale, lo zucchero, la panna (o il latte con il burro), l'uovo e il lievito con il latte. Mescolate con cura fino a ottenere un composto elastico. se dovesse servire, ogni tanto spolveratelo di farina perché perda in collosità con le mani durante la lavorazione. Fatene una sfera e mettetela a riposare per 3 ore (fino al raddoppio del suo volume) in una ciotola lievemente unta e coperta.
A questo punto capovolgetela e lasciatela cadere sul piano leggermente infarinato. Non lavoratela assolutamente, limitatevi a comprimerla leggermente in modo da ottenere una 'focaccia' circolare che con il coppa pasta dividerete in 5 archi di circonferenza, ovvero spicchi per i non geometri, uguali di peso. A questo punto lavorateli portando i vertici verso l'interno in modo da arrivare a ottenere un panetto simile a una sferetta. Fatele riposare per un quarto d'ora.
Ora mischiate le noci, con le uvette e con la cannella e fatene un unico composto. E lasciatele lì.
Riprendete le vostre sfere e stendetele leggermente con il matterello in una unica direzione su una superficie un po' infarinata, una per volta in modo da ottenere delle ellissi. Con il coppapasta cominciate a incidere la pasta a striscioline traloro parallele lungo l'asse verticale per tutta la metà superiore dell'ellisse. Più vicini fate i tagli, meglio sarà nella resa finale.
 

Nella metà sottostante dell'ellisse (+ o -), quella non incisa (potete anche sconfinare sulle incisioni, ma di poco) spennellate la superficie con del burro morbido, spruzzatevi un pizzico di zucchero e poi disponete lontano dai bordi un quinto dell'impasto fatto con le noci, l'uvetta e la cannella. Ripiegate verso l'interno i bordi a contenere l'impasto e contemporaneamente arrotolate l'intera ellisse. Otterrete così un prisma cilindrico con la superficie incisa. Ripetete la sequenza per tutte le altre sfere.
Recuperate dal frigo la teglia e lungo la circonferenza disponete in orizzontale i cinque prismi. Fateli riposare per almeno un'ora, in modo che riparta la loro lievitazione. Nel frattempo portate a temperatura il forno a 170°.
Quando i prismi sono cresciuti quasi del doppio, spennellateli delicatamente con del latte lungo la parte superiore, nel verso delle linee parallele.

Infornate e fate cuocere per 20/25 minuti, finché non raggiunge il massimo gonfiore e quasi si chiude il cerchio centrale. E finché non diventa di un bel colore caldo la superficie.
Sfornate, aprite la cerniera e fate freddare per qualche minuto.
Poi attaccate pure a dipanare la vostra matassa.
 
 
Un'accortezza, se non lo mangiate tutto in una unica soluzione, conviene stivarlo in un contenitore a pressione, perché patisce un po' il nostro clima secco. Che, invece, in Vietnam mi risulta non essere contemplato.
 
Carla


 

domenica 31 gennaio 2021

ONORE AI GALLI!

E al loro Kouign-Amann.
 

La Bretagna è culla di gente fiera, che ha saputo resistere all'invasione romana combattendo da un piccolo villaggio, sotto la guida di un piccoletto biondo.
La Bretagna è terra di menhir che il ciccione amico del piccoletto biondo scagliava contro il nemico, come fossero palloni da rugby.
La Bretagna è patria di una delle migliori qualità di burro. Nella pozione magica di Panoramix l'ingrediente segreto fu certamente il burro. Cosa che spiega anche la potenza e la stazza di Obelix, cadutoci dentro da piccolo.
Uno dei dolci tipici della Bretagna è il Kouign-Amann, che tradotto dal bretone significa dolce di burro.
Qui la ricetta che il frutto di una 'pozione', ovvero una commistione di indicazioni prese qua e là.
 


Ingredienti:
per la pasta
125 gr. di farina 00
125 gr. di farina da pane
14 gr. lievito di birra
6 gr. di sale
125 ml di acqua tiepida
20 gr. di zucchero
per la farcitura
200 gr. di burro salato
125 gr. di zucchero
per la piegatura
50 gr. di zucchero


Mischiate nell'impastatrice tutti gli ingredienti per la pasta e impastate per 5 minuti, fino a che non diventa un impasto liscio ed elastico. Lasciate lievitare per almeno 2 ore a temperatura ambiente, finché il volume non sia aumentato un bel po'.
Nel frattempo togliete dal frigo il burro salato e lasciatalo ammorbidire. Una volta morbido, frullatelo in una ciotola in modo da ottenere una crema.
Quando sono passate le due ore stendete su una spianatoia leggermente infarinata l'impasto formando un rettangolo piuttosto stretto e lungo.
Imburratelo in modo uniforme con la crema, avendo l'accortezza di lasciare libero un bordino di circa 1 cm. su ogni lato. Versate lo zucchero sullo strato di burro e premete leggermente con le mani in modo che si attacchi. A questo punto piegate in tre il rettangolo con il lato imburrato all'interno. Quindi ruotatelo di 90° e ripiegatelo nuovamente in tre. Avvolgetelo nella pellicola e mettetelo in frigo per un'oretta. 
 

Passato il tempo, sempre sulla stessa spianatoia leggermente infarinata, ristendete il cofanetto di impasto con cura formando il solito rettangolo, zuccherate leggermente la superficie (25 gr. di zucchero saranno sufficienti) e ripiegate esattamente come la prima volta, in tre e poi di nuovo in tre, ma girando la sfoglia dei soliti 90°. Rimettete in frigo per un'altra oretta il solito cofanetto (o in freezer per 15 minuti), sempre avvolto nella pellicola.
In questo tempo sulla leccarda del forno stendete un tappetino di silicone da forno, imburratelo e inzuccheratelo e fate lo stesso sui bordi interni dei coppapasta (7 cm. di diametro) che accoglieranno i rotolini.
Ultimo passaggio, stendete sulla solita spianatoia il cofanetto dandogli la forma di un rettangolo piuttosto allungato. Zuccherate con i restanti 25 gr. di zucchero la superficie, quindi con grande cautela lungo il lato lungo arrotolate il rettangolo, avendo cura di staccarlo dalla superficie infarinata, qualora si fosse attaccato, con una lama affilata.
Tagliate una decina di rotoli alti quanto i vostri coppapasta. Disponeteli nei coppapasta che avrete messo in bell'ordine sul tappetino imburrato e zuccherato steso sulla leccarda. Fate passare il tempo giusto finché i rotolini non abbiano raddoppiato il loro volume e accendete il forno a 180°.
 
 
Infornate e fate cuocere per 35 minuti circa.
La spennellatura con burro e zucchero del silicone sulla leccarda ha lo scopo di caramellare maggiormente il fondo dei Kouign Amann.
Quando li sfornate metteteli a intiepidire ancora nei coppapasta su una gratella.
 

 
E poi assaggiateli e sarete pronti a sconfiggere qualsiasi legione romana...
Da tiepidi, danno il loro meglio.


Carla
 
Le principali due fonti
 



 

domenica 15 marzo 2020


IL BISCOTTO ZERO

Questa storia nasce a Cipro, in un tempo disteso. E precisamente in un supermercato di Nicosia davanti allo scaffale dei biscotti.
La marca, lo dico per i cultori, è Mr. Grand.
La prima scatola è stata comprata e mangiata direttamente sul posto, la seconda è stata importata in Italia. Ed essendo un pezzo unico, è stato ricoverato, per un tempo che è parso a tutti interminabile, nel cassetto delle riserve alimentari.
Poi una sera più buia delle altre la scatola è stata aperta. 


Con la consapevolezza che ogni morso avrebbe contribuito a estinguerne il sapore e dopo un pochino anche il ricordo, è stato elaborato un piano d'attacco per sanarne la futura mancanza, del tutto prevedibile da lì a poco.
I biscotti andavano riprodotti in laboratorio.
Il piano era restareacasa con l'intento di scongiurarne la scomparsa definitiva. 
All'esame dettagliato dei pochi elementi in possesso, ovvero la scatola, si è stabilita l'impossibilità dell'acquisto in rete.
Introvabili, come molti altri oggetti, al momento. 
Quindi si è passati alla fase due, ovvero l'analisi della voce συστατικά (ingredienti) sulla scatola: un blocco di 20 righe tutto scritto a corpo 1 e rigorosamente in greco. Manco fosse cinese...Impossibile isolarli, neanche al microscopio.
Cambio di strategia.
Le misure di contrasto si sono indirizzate altrove, ovvero alla fonte di ogni sapere: la rete. Dopo un'accurata ricerca su fronti linguistici anche differenti di ricette di biscotti, cookies, biscuits, galletas, Kekse che contenessero almeno due degli ingredienti principali - avena e miele - perché immortalati artisticamente sulla confezione di cui sopra, i risultati non sono stati soddisfacenti quanto si sarebbe auspicato. 
Era un biscotto unico, apparentemente.
Cambio di strategia.
Considerata la fortunata e recente realizzazione dei biscotti TATE's provenienti dagli USA e riprodotti anch'essi su ricetta originale del libro TATE's, e considerata la loro straordinaria bontà, e considerata la loro somiglianza con i biscotti ciprioti si è pensato di procedere in modo del tutto empirico, ovvero sostituendo alcuni ingredienti dei TATE's originali con il miele e l'avena di quelli ciprioti. 
L'infaticabile lavoro di calibrare le singole componenti ha comportato ben 4 diversi protocolli, durante i quali si alzavano o abbassavano, anche in modo impercettibile (si è reso necessario l'acquisto di una bilancia di precisione da laboratorio), le percentuali degli ingredienti.


In tutte queste 4 successive procedure si avevano a disposizione solo 2 esemplari di biscotti ciprioti - tenuti rigorosamente al riparo, in una sorta di quarantena - che costituivano il biscotto zero, da cui tutto era partito.
In conclusione, ma si può parlare davvero di fine?, si è arrivati a un risultato che può considerarsi la versione più vicina al biscotto zero.
O almeno così a me piace pensarla: il biscotto uno.


Questo è dunque un biscotto inventato, nato in un tempo lento, solitario e piuttosto silenzioso. Un biscotto che è fatto di quattro ingredienti principali, avena, miele, determinazione e speranza. Per questo si chiama (sono la madre, decido io): il celafaremo.

Ingredienti:
90 gr di farina d'avena
30 gr. di farina 00
100 gr. di burro freddo
60 gr. di zucchero di canna
75 gr. di zucchero
1 uovo
50 gr. di fiocchi d'avena tritati
40 gr. di miele
6 gr. di sale
7 gr. di lievito

Accendete il forno a 160°.
Mettete in una terrina le due farine, il sale e il lievito e mescolate con cura. Montate nel frullatore il burro a tocchetti con i due tipi di zucchero finché non otterrete una crema, aggiungete l'uovo sbattuto e mettete il composto con le farine quindi aggiungete il miele e i fiocchi d'avena che avrete preventivamente frullato e ridotto in polvere grossolana.
Il composto che otterrete è molto morbido e non manovrabile con le mani. Quindi usate due cucchiaini per fare delle palline, mucchietti informi, di impasto che disporrete a distanza di almeno 4 dita le une dalle altre sul foglio di carta forno, steso sulla leccarda.
Infornate e fate cuocere per circa 16/18 minuti (i mucchietti si saranno abbassati tanto da prendere la forma di cookies sottili) finché non raggiungono un bel color biscotto.
Sfornate i celafaremo e muoveteli solo da freddi; sono molto delicati da caldi e molto croccanti da freddi.
Celafarete.

carla

domenica 9 febbraio 2020


QUANDO IL CASO E' DISPERATO....

(con aria di convegno)

Li vendono in ogni negozietto delle città dell'East Coast: sono confezionati dentro pacchetti rettangolari e riconoscibili per la loro inconfondibile carta verde (o bianca se gluten free). 
Sono rotondi, sottili, friabili. Danno assuefazione.


Nascono a Southampton, ma noi ci siamo conosciuti un po' più a nord:
a Boston e a Providence avevo imparato a vederli a grande distanza, li avevo comprati in tutte le loro varianti e me ne ero portata in Italia una considerevole scorta, pensando però che li avrei potuti comprare serenamente in rete, una volta finita la riserva. 
Ma no: carissimi, inavvicinabili. 
Il caso si fa disperato. 
Lentamente dimentico, ma inaspettatamente a Cipro riemergono nella mia memoria. Spippolo un po', ma i costi non sono cambiati. Però, però, però...Il caso vuole che, girando intorno al nome Tate's, io scopra la possibile fonte di tutto questo: il libro di ricette Tate's dei biscotti Tate's. 
A Cipro compro il libro dei biscotti di Southampton incontrati a Boston e li preparo a Roma.
Ed ecco il risultato.


Ingredienti
120 gr di farina
7 gr di lievito per dolci
7 gr di sale
115 gr di burro
75 gr di zucchero di canna
75 gr di zucchero bianco
1 uovo
40 gr di zenzero disidratato
oppure
40 gr di gocce di cioccolato
due cucchiaini di acqua


In una ciotola mescolate la farina, il lievito e il sale.
In un'altra montate lo zucchero con il burro fino a ottenere una crema morbida (io uso il frullatore e viene benissimo senza sbattezzarsi), quindi aggiungete l'uovo e montatelo insieme alla crema di burro e zucchero quindi l'acqua e aggiungete la farina e mescolate con cura.
A questo punto mettete lo zenzero sminuzzato piccolo piccolo o le gocce di cioccolato, a scelta. L'impasto che ne risulta è morbido e non maneggiabile con le mani, ma con l'aiuto di due cucchiai mettetene dei mucchietti molto distanziati tra loro sulla carta forno che fodera la leccarda.
Infornate e coucete per 12 minuti nel forno che avrete preriscaldato a 180°. Da mucchietti che erano diventano dischi sottili.
Il gioco è fatto e se chiudo gli occhi mi sembra di aver acchiappato qualcosa di molto simile agli inarrivabili e costosi biscotti americani.


 Carla

domenica 13 novembre 2011


METAMORFOSI DELLA MELAMADRE

Ci siamo!
La nostra mela, dopo tre giorni di ammollo ha iniziato a fermentare formando sul pelo dell’acqua tante piccole bollicine. Stiamo iniziando a preparare il lievito madre con uno dei sistemi più antichi, quello che si basa sulla fermentazione della frutta.

Ora è necessario colare l’acqua in una ciotola attraverso un setaccio che tratterrà i residui di mela.
Dovete aggiungere tanta farina (biologica, tipo 0) quanta è sufficiente ad ottenere una pasta piuttosto molle come quella che vedete nella foto. Mescolate bene e unite un cucchiaio da minestra di miele liquido (io avevo in casa quello di acacia ma va bene qualsiasi altro tipo).


Ho scattato la foto un’ora dopo aver effettuato l’operazione che vi ho descritto e vedete che la superficie ha già qualche piccola bolla?
Lasciamo il nostro impasto a riposare per una giornata appoggiando un piatto sopra la ciotola. Mettiamola vicino al cesto della frutta in maniera che le spore rilasciate aiutino la fermentazione dell’impasto; questo significa che il lievito avrà le caratteristiche specifiche del luogo in cui viviamo cioè sarà differente da tutti gli altri!
A domani.

Lulli