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mercoledì 5 luglio 2017

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


UNA TIGRE IN CUCINA 
E UNA FOCA IN SALOTTO: 
DUE STORIE DI JUDITH KERR

Classe 1923, nata a Berlino dove vive fino all'età di nove anni, Judith Kerr fugge con la famiglia dal Nazismo e da Hitler. Oggi questa adorabile signora naturalizzata britannica, sempre sorridente dietro i suoi grandi occhialoni, è una delle più amate autrici di libri per l'infanzia della Gran Bretagna e del mondo occidentale.
Ignorata per anni in Italia, miracolosamente nel 2017 ben tre titoli del suo catalogo sono sugli scaffali delle librerie.
Due di questi, Una tigre all'ora del tè e Una foca in salotto, pur essendo molto diversi per formato e contenuto, hanno un filo rosso che li tiene insieme e che si rivela illuminante per definire la poetica di questa autrice.


Una tigre all'ora del tè (Mondadori 2016) è un picturebook assolutamente classico, per formato, per lunghezza e per rapporto tra testo e immagine.
La storia è quella di una visita inaspettata.
Una tigre un giorno suona alla porta della casa di Sophie proprio mentre lei sta bevendo un tè con la sua mamma in cucina. La tigre dichiara subito la sua fame e quindi viene invitata a condividere tè e biscotti. Per sfamare una tigre ci vuole ben altro: così in un batter d'occhio nella casa sparisce ogni cibo. La tigre spazzola tutto quello che c'è sul tavolo, poi attacca il frigo, la dispensa e le pentole sui fornelli. 



Finita ogni cosa, pensa sia giunto il momento di levare l'incomodo, così senza colpo ferire, saluta e riprende la porta e se ne va.
Al ritorno del padre di Sophie gli viene raccontato l'accaduto e viene presa la decisione di andare a cena fuori (Sophie in camicia da notte). 


Il giorno successivo bisogna fare una grande spesa per rifornire frigo e dispensa e procurarsi anche del cibo da tigri nel caso si la loro amica si ripresentasse alla porta...
Una foca in salotto (Rizzoli 2017) è un racconto di una novantina di pagine con qualche disegno a matita, rigorosamente in bianco e nero, al suo interno.


La storia è quella di un innamoramento inaspettato, anzi due.
Il primo riguarda l'incontro di un vecchio pensionato in vacanza con un cucciolo di foca che ha perso la mamma ed in pericolo di vita. Il secondo è più tradizionale, ma non meno inaspettato, ed è tra il suddetto pensionato e la sua vicina di casa: una anziana signora che sa tante cose sugli animali (soprattutto sulle foche).


Il signor Cleghorn ha appena dato via il suo negozio e ora ha molto tempo per sé. Così decide di andare a trovare finalmente il cugino e la sua famiglia che provano a invitarlo da un sacco di tempo. L'incontro fatale con il cucciolo avviene durante una viaggio in barca e dove ci si rende conto che il piccolo se non nutrito, morirà. Il passo è breve anche se rivoluzionario: il pensionato di città si prenderà cura del cucciolo fino al momento di portarlo allo zoo. Lo nasconderà (dallo sguardo punitivo del portiere) sul balcone e lo bagnerà ogni tanto, come si fa con le piante. Tanto è questione di pochi giorni, o no?


Cosa tiene insieme questi due piacevoli racconti? l'impensabile che diventa realtà, l'imprevedibile che si trasforma in quotidiano.
Insomma l'impossibile che si fa possibile.
Nel primo caso dietro la porta di casa appare una tigre in carne e ossa che ha voglia di farsi una teiera di tè; nel secondo come animale da compagnia si sceglie una foca. Sebbene la storia della foca affondi le sue radici in una struggente storia vera che Judith Kerr racconta a fine libro, altrettanto non si può dire per la tigre in cucina. Tuttavia entrambi i racconti sono attraversati dal medesimo modo 'sognante' di leggere la realtà, tipico dell'infanzia. Infatti alla Kerr va conferito il merito di essere sempre capace di raccontare storie come lo potrebbe fare un bambino, non accettando nessuna limitazione data dalle leggi della logica e della opportunità. E nonostante il continuo aggancio con l'assurdo, riesce a creare un legame altrettanto forte con la realtà, quella che tutti sono in grado riconoscere.
Mi spiego: accanto a una tigre che svuota un frigo e una dispensa c'è una mamma che si preoccupa di non avere da mangiare per cena e fa la spesa. Accanto a un pensionato che ha avvolto il suo cucciolo di foca in una coperta per trasferirlo nella vasca da bagno dove intende allevarlo per un po', c'è sempre qualcuno, un portinaio, che veglia sul divieto di introdurre animali nel palazzo...
La giustapposizione di queste due letture della realtà, che forse hanno anche a che fare con la storia tormentata della Kerr, è la cifra che segna spesso i suoi racconti, rendendoli unici e di assoluta bellezza. Un segno che va al di là di ogni moda rende le sue illustrazioni senza tempo. La sua predilezione per storie di animali, da una parte dipende dalla sua esperienza personale, dall'altra le permette di prendere una certa distanza dal mondo reale e convenzionale (degli adulti) per ispezionare quello un po' immaginifico e selvatico (dei bambini).

Carla

Una tigre all'ora del tè, Judith Kerr (trad. Augusto Macchetto)
Mondadori 2016
Una foca in salotto, Judith Kerr (Trad. Bérénice Capatti)
Rizzoli 2017


lunedì 17 ottobre 2011

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


LA DONNA DEL MARE 

WENN ICH GROSS BIN, WERDE ICH SEEHUND, Nikolaus Heidelbach
Beltz&Gelberg, 2011

ILLUSTRATI PER MEDI (dagli 8 anni)


Nelle isole del Nord Atlantico, le Fær Øer o le Shetland, potete scegliere liberamente, comunque in mezzo a quel mare gelido tra Scozia, Islanda e Norvegia, lì nasce il mito della donna foca. In quell'angolo del mondo, dove le case hanno il tetto fatto di erba verde, si racconta che in alcune notti dell'anno il popolo del mare, ed in particolare le foche, vengano a danzare sulla terraferma, dopo essersi liberate della propria pelliccia.
In una notte come questa, un uomo, vide queste fanciulle danzare e di una si innamorò all'istante. Le sottrasse la pelle che avrebbe dovuto riavvolgerla, impedendole così di poter tornare con le altre nel suo elemento naturale: il mare. La donna andò con l'uomo e con lui visse ed ebbe dei figli, ma quando, dopo tanto tempo, ritrovò nascosta la sua pelle di foca, la indossò nuovamente e, seguendo un richiamo interiore, riprese il mare, il suo destino originario, lasciando nella solitudine marito e figli che non la rividero più.
Una leggenda struggente con molti aspetti misteriosi, che mi ha sempre molto colpito, i cui echi si ritrovano in Ibsen, ne La donna del mare o in Andersen, nella Sirenetta.
La lessi per la prima volta in un libro bellissimo (naturalmente fuori edizione da anni: Storie di meraviglia, scelte da Berlie Doherty e tradotte da Roberto Piumini, Edizioni EL, 2000) che ho letteralmente spremuto fino all'ultima goccia nelle mie letture con i ragazzi. L'ho reincontrata anni dopo, in un libretto bellissimo ma di difficile reperimento, scritto da Roberto Denti, La moglie antilope la moglie foca, Africa '70 , 1996 (oggi fortunatamente ripubblicato con titolo e veste grafica diversi, L'antilope e la foca, Mondadori 2008). E adesso ne ho una versione straordinaria di Nikolaus Heidelbach.
E questo lo devo ad Eleonora che conosce molto bene i miei gusti in fatto di libri e sa quanto i suoi libri mi piacciano, mi colpiscano, mi turbino. Così, gironzolando nelle librerie parigine, vedendo questo libro nuovo nuovo di Heidelbach, me lo ha segnalato. Ad un suo primo e frettoloso sguardo sembrava una piccola storia di un bambino che ama il mare. Ma Heidelbach non scrive mai storie piccole. Non poteva essere. Dietro la quotidianità di un bambino gran nuotatore, si celava il mito della Selkie, la donna foca di Kalsoy.
Ecco: ancora una volta un grandissimo libro di Heidelbach.
Attraverso una storia fatta con cose di tutti i giorni: una mamma affettuosa e malinconica, un papà pescatore e un bambino con una grande passione per il mare, Heidelbach costruisce, con la sua consueto gusto per il mistero, un grande libro in cui si ragiona intorno al significato del destino che ogni uomo ha per sé, si ragiona sull'identità, sulla duplicità, si ragiona sulla malinconia ed il distacco. Chi lo conosce e lo apprezza, sa che Heidelbach è un raffinato indagatore dell'umanità. Riesce a rintracciarne i valori archetipici, riesce a coglierne e a sintetizzarne i più profondi e basilari caratteri, e lo fa sempre attraverso un'immagine, sebbene per certi versi misteriosa, altrettanto emblematica, 'cristallizzata', bloccata nel disegno di un istante che è al contempo unico, irripetibile ma anche universale.
A me pare chiaro, ma se a qualcuno ho confuso le idee, cerco di chiarirgliele con quest'immagine


Un bambino in braccio al suo papà: c'è la loro tristezza per essere rimasti soli, ma c'è anche in questo stesso abbraccio il Dolore e la Solitudine di tutta l'umanità.

E ora, però, vi metto alla prova:
E' un bambino di spalle che guarda il mare con una conchiglie e alghe tra mani e costume o una persona che è di fronte a una scelta e aspetta?


E' una roccia sulla spiaggia con due pesci abbandonati sulla sommità o è una bella metafora che racchiude l'intero racconto?


Evidente, no?

Carla 

dello stesso autore pubblicati in Italia:
Che cosa fanno le bambine?, Donzelli 2010
Che cosa fanno i bambini?, Donzelli 2011 
e per chi volesse approfondire l'argomento consiglio il catalogo sulla mostra a lui dedicata (a cura di Hamelin, Bologna) Quasi solo. Disegni per tutti. Nikolaus Heidelbach, Compositori 2011