Visualizzazione post con etichetta provolone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta provolone. Mostra tutti i post

domenica 26 novembre 2023

STRUDEL DI BIETA, SPECK E PROVOLONE

La bieta, con tutto il rispetto, io la considero una verdura che da sola non 'tiene spirito'. 
Quando uno se la si ritrova sola nel piatto, ha la sensazione, mangiandola, di lavarsi la coscienza perché ha quel saporino innocuo che fa tanto bene. 
Ma, per l'appunto, non ti rimane impressa. 
Lessa, con l'olio è un supporto sano per sostenere l'olio. Con il limone, è una aberrazione. 
Ragione per la quale ne esistono enne possibilità diverse per impiegarla, ma mai da sola. Con i pomodorini per condirci la pasta, nella varie torte rustiche, mischiata a formaggi saporiti.
E questa, trovata spippolando in rete, è una variante personale di una ennesima ricetta per 'far fuori' la bieta e uscirne con onore. 


Ingredienti 

Per la pasta 
200 gr di farina 0 
un pizzico di sale 
20 gr di olio extra vergine d'oliva 
80 gr di acqua tiepida 
mezzo cucchiaino di aceto 

Per il ripieno 
bieta, un bel po' 
speck un bel po' 
provolone piccante 
olio 
uno spicchio d'aglio e un po' di peperoncino 


Mischiare la farina con gli altri ingredienti e lavorare la massa fino ad ottenere un impasto elastico. Quindi richiuderlo tra due piatti tiepidi per mezz'ora. 
In questo tempo di attesa, accendere il forno a 180° e scottare la bieta e poi scolarla e ripassarla nell'olio bollente insaporito dall'aglio e dal peperoncino, prudentemente tolti.
A questo punto, stendere la sfoglia sottile sottile e darle una forma rettangolare e spalmarci sopra la bieta un po' tritata, quindi i dadini di speck e fette sottili di provolone. 
Va lasciata libera dal ripieno una cornice alta due dita per poterla arrotolare con se fosse uno strudel. 
A questo punto, vanno sigillati i due estremi e messa in una teglia ad anello, unta e spolverata di pangrattato. 
Deve cuocere almeno 45 minuti, fino a quando il sopra si brunisce.
Fatto!

Carla

domenica 21 giugno 2020


ESSER ZUCCHINE

Ho imparato che chi ama le melanzane di solito non ama le zucchine. Ho anche appreso che chi coltiva le zucchine cerca di venderle o regalarle in giro, ma a tavola le ignora, se non addirittura le detesta. Terza cosa che so sulle zucchine è che quando si fa il loro momento, non ce n'è per nessuno, o meglio ce n'è per tutti: le piante ne fanno, ne fanno e ne fanno.
Ultima cosa che so su di loro è quella che le devi cucinare entro 48 ore dal loro raccolto. Il soggiorno in frigo nuoce alla loro dolcezza/insipienza iniziale per trasformarsi in un amaro sottile, subdolo e di certo indelebile.


Io continuo a comprarle ma vivo con un amante delle melanzane che guarda sempre con sufficienza il mio sacchetto di zucchine. Tranne quando gli si prospetta lo sformato di zucchine.
Carpita la ricetta in rete (Sapori dal mondo), trasformata a sufficienza per poterla pubblicare con una certa disinvoltura quest'oggi.
Di semplicità disarmante!

Ingredienti
4 etti di zucchine romanesche
120 gr di farina
2 uova
100 ml di latte
50 ml di olio extravergine di oliva
7,5 gr di lievito per cose salate
200 gr di provolone piccante grattugiato tranne un pugnetto fatto a tocchetti
25 gr di parmigiano grattugiato
noce moscata
pepe, sale
pan grattato

Accendete il forno a 180°.
In una ciotola grattate alla julienne le zucchine.


In un'altra ciotola mettete i liquidi e le polveri e poi con la frusta mischiate. Aggiungete il parmigiano e il provolone grattugiati e mischiate. A questo punto versate le zucchine e continuate a mischiare. Aggiungete, la noce moscata, il pepe e il sale.
Prendete una teglia abbastanza alta, ungetela e poi mettete il pan grattato a grana grossa (se lo avete) in modo da fare uno strato uniforme, quindi versate
il composto. Sulla superficie date un'altra grattatina di parmigiano, spargete in modo uniforme i tocchetti di provolone e spolverate con un altro pochettino di pan grattato. Poco.


Infornate e fate cuocere per circa 40 minuti, poi abbassate a 160 e cuocete per altri 10 minuti.
Fatto! Riposata, dà il meglio di sé (come tutti d'altronde).

Carla