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venerdì 1 dicembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA VACHE QUI RIT 

Vita segreta degli animali, Benjamin Rabier (trad. Verba manent) 
Pulce Edizioni 2023 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni) 

"Per tutta la sua carriera, durata oltre quarant’anni, Rabier conserva uno stile semplice, spontaneo, eppure immediatamente riconoscibile, operando una vera e propria rivoluzione nel mondo del libro illustrato. È uno dei primi artisti a scegliere come protagonisti degli animali, rendendoli sorprendentemente umani e dotandoli della più vasta gamma di emozioni ed espressioni. Ci piace pensare che ci sia un po’ di Benjamin in ogni animale che sorride tra le pagine di un albo illustrato." 

Ed è questa effettivamente uno dei motivi per cui si parte a ragionare su Vita segreta degli animali. 
E, a voler essere più precisi e puntuali, a muovere queste riflessioni è una sana curiosità verso quella che fu - si sa - una lettura assidua di un bambino francese di nome Gilles. Cognome, Bachelet. 
Credo possa essere di interesse comune conoscere un po' meglio una delle più importanti fonti di ispirazione di uno dei più interessanti autori francesi contemporanei. 
A dire il vero, le sue letture preferite, quelle che lo hanno fatto ridere tanto tanto da bambino e che non ha mai dimenticato, sono le storie di Gédéon, un incontenibile papero giallo che imperversa e arriva in qualsiasi angolo della terra (e che forse anche Walt Disney non deve aver ignorato...). 
Ma, preferenze di Bachelet a parte, Rabier va amato anche per tutto il resto. 
E quindi, evviva Rabier tout court! 
Perché ha davvero rappresentato uno dei punti di partenza fondamentali per tutto il fumetto, almeno per quello francese. E non è poca cosa. Ed è stato uno dei primi a giocare seriamente con il disegno e con le sue cornici...


La sua storia e la sua vita, per certi versi paradossale, è ben riassunta in fondo a Vita segreta degli animali, e qui basterà sapere che nasce nel 1864 e che per mantenersi lavora soprattutto di notte, per vent'anni almeno come ispettore ai mercati di Les Halles, e di giorno disegna, disegna e ancora disegna. Soprattutto animali. E inventa cose bellissime e geniali e discretamente folli. L'esatto contrario della serietà e rigore che dovette avere in qualità di ispettore. 
Guardiamo dunque Rabier attraverso gli occhi di un contemporaneo, Bachelet.
Quali sono le cose che ha preso da Rabier? 
Sono tre, principalmente. 
La prima è la linea chiara. Infatti è proprio Rabier che ne fa un uso sistematico. Diffusa principalmente in area francofona, tra Francia e Belgio, è utilizzata nell'ambito del fumetto: da Tintin in poi (Hergé proprio da Tintin-Lutin di Rabier/Usly prende le mosse per il suo fumetto). La linea chiara, con quel suo modo morbido, ma assolutamente preciso e pulito di definire il contorno sottile delle figure, che risultano immediatamente leggibili, è innegabilmente, a distanza di tanti anni, uno dei tratti caratteristici dell'arte di Gilles Bachelet.
La seconda cosa che li accomuna, ispiratore e ispirato, è il casting dei loro personaggi.
Entrambi privilegiano di gran lunga la volontà di raccontare le loro storie attraverso attori presi dal bosco, dalla fattoria, dai campi: animali. O meglio, animali espressivi. Entrambi di questa espressività ne hanno fatto un valore in sé.


Dunque, disegnare quasi solo animali. Perché?
Le ragioni che sono dietro a questa scelta sono di certo culturali, ma anche personali.
Da una parte prediligono entrambi lavorare attraverso la 'favolosa' metafora di un animale che agisce, mimando pregi e difetti che non sono propri della sua natura, ma che invece corrispondono alla perfezione a quella umana. 
Mettere in scena animali significa 'mettere in sicurezza' il racconto da ogni riferimento diretto. 
Poi, chi vuole capisce e chi ne è capace si riconosce. 
Entrambi, Rabier e Bachelet, come molti altri grandi autori, hanno preferito prendere la strada della favola per raccontare delle grandi verità, altrimenti potenzialmente scomode. 
Dall'altra, le ragioni personali dei due risiedono nella loro naturale attitudine e maestria nel saper disegnare quadrupedi e consimili.
Bachelet, rispetto a Rabier, fa un ulteriore passo, ossia gioca anche sulla forma (e sulla nomenclatura) degli oggetti e quindi nelle sue storie capita che uno champignon per ironia (della sorte) diventi Napoleon. 
Ecco, l'ironia. 


Lei è la terza grande cosa che il bambino Gilles potenzia dopo le sue letture di Benjamin Rabier. Enorme e diffusa, tanto nell'ispiratore quanto nell'ispirato. 
Condividono quello sguardo che è nello stesso tempo bonario e maledettamente autentico, fino a diventare, questo sì un po' scomodo. Senza mai sconfinare nel sarcasmo, usano l'ironia per mettere in ridicolo - con la dovuta delicatezza - i personaggi delle loro storie e anche, con un bel salto mortale, quelli che essi sulla pagina stanno a rappresentare.
Entrambi sanno essere visionari e giocare sul filo dell'assurdo ogni volta che possono. 


Se i libri e i fumetti di Rabier, e Rabier stesso, in Francia fanno parte dell'immaginario collettivo, ragione per cui i bambini mangiano tuttora i formaggini de La Vache qui rit, da lui disegnata, e i suoi libri pieni di animali continuano a essere pubblicati con successo, al di qua delle Alpi le cose sono andate diversamente.


Il suo nome e la sua arte sono molto meno noti; fa eccezione un'edizione di Castelvecchi, Il gatto curioso e altre storie, un'antologia di suoi racconti, pubblicata nel 2015. 
Però ora arriva Pulce, un editore che ha fatto della riscoperta di libri magnifici e dimenticati la spina dorsale del proprio catalogo, che pubblica questo piccolo gioiello, che c'è da augurarsi non passi di nuovo inosservato.
Nell'edizione italiana, due cose, non proprio dettagli, vengono modificate rispetto all'edizione del 1909 di Garnier Frères.
Spariscono del tutto i testi che Rabier aveva scritto come didascalie alle sue tavole a fumetto. A ben vedere, il più delle volte non se ne sente la mancanza, anzi le singole vignette mute, a parte il titolo, sono un buono sprone per stimolare l'arguzia sopita, ma altre volte la loro presenza avrebbe aiutato o addirittura avrebbe aumentato l'ironia interna (la gallina con le tre uova colorate, in Tutto fa uovo, per esempio, o ancora, nella sequenza intitolata L'invidia è una brutta bestia, arrivare alla morale avrebbe avuto un suo perché). 


Altra cosa che si modifica è il numero delle tavole: ossia ne mancano circa una dozzina, pagina più pagina meno. A parte le ragioni legate a una esigenza editoriale precisa - vogliamo stampare un libro di 48 pagine - che hanno una loro legittimità, azzarderei a pensare che ci fosse anche qualcosa d'altro a guidare la scelta del "questo sì, questo no". 
Un libro del 1909 parla una lingua diversa da quella attuale, ha parlato a lettori diversi da quelli di oggi, racconta un mondo differente. E quindi, forse per non turbare troppo le piccole sensibilità, spariscono i maiali con l'anello nel naso, sparisce la famiglia di leoni, cacciati dall'Africa che cercano un lavoro alla cassa di un circo equestre, spariscono gli anatroccoli mangiati dalla volpe, o i conigli prelevati per la futura cena dalla cuoca schifiltosa... 
Purtroppo con loro è sparito anche quel gatto geniale e socialmente schierato, che, alla finestra, tira un petardo nella ciotola piena del panciuto cane di casa, perché il cibo finisca sparato nella bocca del magro randagio che, a debita distanza, sbava d'invidia. E di fame. 
Vabbè avremmo riso volentieri anche di quello. 

Carla

lunedì 2 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

VIA COL VENTO...

Potrebbe andare peggio!
, Einat Tsarfati (trad. Silvio Bertozzi)
Pulce Edizioni 2022 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (da 4 anni) 

"Albert e George stavano navigando, senza più nessuno del loro equipaggio, fianco a fianco su quel che era rimasto della loro nave. Albert si sentiva triste. 
George suonava allegramente la sua armonica. 
E all'improvviso cominciò a piovere... 'Non è giusto!' - sbuffò Albert. 
'Potrebbe andare peggio...' disse George" 

 Effettivamente quando il misero equipaggio di sopravvissuti si vede volare sulla testa un intero stormo di pesci volanti con la diarrea, viene messa di nuovo alla prova la loro indole che si riconferma: Albert urla schifato, mentre George si fa una bella risata, convinto sempre di più che sarebbe potuta andare molto peggio... 
Per non parlare dell'ossessivo canto delle sirene o della nave pirata fantasma o, peggio, dell'arca piena di animali famelici che mettono in pericolo il loro galleggiare raminghi e soli in mezzo al mare. 
Ma forse George non ha tutti i torti perché, in un crescendo di vere e proprie piaghe per quei due marinai, li vediamo finalmente prendere terra e trovare rifugio in una caverna. 
All'asciutto, anche il pessimista Albert sembra ricredersi, ma poi spetta a George dubitare che tutto potrebbe andare molto peggio di così: con cento occhi che nell'oscurità più nera li stanno scrutando... 

I libri di Einat Sarfati di rado deludono. 


Questo perché il suo sguardo è sempre pieno di ironia, al limite del cattivello, circostanza che a me personalmente la rende amatissima, e soprattutto è pieno di piccole trovate che tira fuori dalla sua penna e con cui riempie la pagina, fino a quasi raggiungere la saturazione visiva. 
E anche perché sa muoversi con disinvoltura e agilità intorno a tutto ciò che può essere considerato visionario e assurdo. Prospettiva quest'ultima, considerata spesso 'troppo rischiosa' nei libri per bambini. Altra ragione per avere stima di lei. 
Sa essere molto raffinata e nello stesso tempo pop, ossia sa parlare una lingua che tutti possono capire, come per esempio è accaduto in libri come Un invito fatale, che intorno al Talmud ruota, o ancora con il grande, non solo nel formato, I miei vicini. 
Questi sono i suoi pregi di base che in questo libro quasi nuovo che ha un suo seguito tra breve in uscita si potenziano nell'impianto narrativo, ovvero nella costruzione di un divertente crescendo, altro carattere che nei libri per bambini è garanzia di successo. 


La 'follia' della Tsarfati in una struttura che prevede che, pagina dopo pagina, si vadano ad aggiungere sempre più elementi di disturbo dà il meglio di sé. E infatti, inevitabilmente accade. 
Anche se il punto di partenza, ossia un mare deserto con due naufraghi su un moncone di vascello, non le offre grandi possibilità di esagerare, riesce a trovare una valvola di sfogo appena possibile: nei pesci volanti con la diarrea, nella nave fantasma, ma ancora di più nell'arca piena di animali.
 

Il disegno si infittisce, i colori si diffondono, i dettagli si moltiplicano. L'esagerazione è proprio una delle corde che le più congeniale. 
Ma dietro questo albo illustrato fatto di questo intreccio sempre più fitto e intricato di oggetti e personaggi, in un gioco cromatico sempre più accattivante, si nasconde un piccolo manuale di filosofia (che in qualche misura ricorda il noto Fortunatamente di Remi Charlip). 
In entrambi, ridendo e scherzando e, senza parere, alzando sempre più l'asticella da superare, si arriva a ragionare del fatto che le cose possono andare non sempre come si vorrebbe che andassero e che essere pessimisti oppure ottimisti può fare la differenza, almeno per quanto riguarda la qualità della vita e la percezione che ognuno ha della propria permanenza su questo pianeta!
 

Dunque è interessante notare che un libro del genere sia uscito proprio ora, durante questo tempo incerto e, tutto sommato, capace di farci vedere anche il peggio. 
E non è casuale che se ne parli qui con un anno davanti, nuovo di zecca.


Dopotutto,  domani è un altro giorno, direbbe George, con lo sguardo in avanti e i capelli al vento...

Carla

lunedì 16 settembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA DIPLOMAZIA DEL PESCE

Tantissimo bene, Émile Jadoul (trad. Verba manent)
Pulce 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"'Ti voglio bene...e tu?' 'Un pochino'
'Io ti voglio davvero molto bene! ...e tu?
'Un pochino.'"

Nel dialogo, un gatto e un pesce rosso chiuso in una boccia di vetro.
Si guardano negli occhi: uno, il gatto, libero di andare e l'altro, chiuso in un recinto, seppure trasparente.
Il pesce non pare molto contento della sua condizione e pare anche lievemente allarmato quando il gatto infila la sua zampa nella boccia o anche quando se la porta in giro e la carica sul motorino. L'aria perplessa del pesce si trasforma in uno sguardo allarmato. Se le parole del micio sembrano rassicuranti, i gesti non lo sono tanto...fino al momento in cui il progetto del gatto si svela e anche il pesce può finalmente distendere le sue pinne e nuotare serenamente....E sopratutto smettere di essere 'diplomatico'.

Pulce decide di pubblicare e ripubblicare per un pubblico di piccolissimi i cartonati di Jadoul. 


Con un formato allungato, robuste pagine stondate, quasi niente testo, grandi disegni con pochi e potenti colori e un forte segno nero di contorno. Ci si allontana dal libro per piccolissimi, dalla fotografia o dalla mimesi o dalla rappresentazione di figure semplici, ci si distacca dagli imagier più elementari, ci si distacca anche da cataloghi di oggetti riconosciuti che fanno parte dell' 'habitat' dei bebè.


Si entra nella narrazione. Essa, a uno sguardo frettoloso, può apparire semplificata, costruita su un dialogo minimo tra due personaggi. Tuttavia nel fraseggio elementare si coglie moltissimo della tensione determinata dalla situazione. Solo apparentemente sembra dire quasi nulla: un pesce e un gatto che discutono su quanto bene si vogliono reciprocamente. Uno ragiona in crescendo l'altro si trincera dietro il prudente un pochino...
Sotto tutto questo quindi si nasconde una sottile ma innegabile chiave di lettura altra. Raccontata solo al minimo con le parole, ma molto di più con l'immagine. E questa chiave ha a che fare con l'ironia, con l'equivoco. 


Con l'incerto, il dubbio. Essendo pensato e progettato per un pubblico davvero di infanti, la paura del pesce si più anche non coglierla e la zampa del gatto che rovista può sfuggire allo sguardo. Ciò nonostante solo lì a suggerire al lettore che ogni cosa merita di essere vista e rivista, per essere capita fino in fondo.
il finale, ovviamente rassicurante, arriva dopo un percorso che va lungo una linea sottile di interpretazione.
È curioso il fatto che sebbene il libro sia per piccolissimi, contenga in sé, come se fossero semi che devono ancora sviluppare, tutte le componenti dell'albo illustrato narrativo.
Ovvero un dialogo stretto tra immagine e testo, laddove - addirittura - il secondo sembra essere smentito dalla prima, o quanto meno messo in dubbio.
Un uso saggio del giro di pagina e della pausa che inevitabilmente porta con sé.


La costruzione della narrazione fatta attraverso elementi quasi impercettibili del disegno: una linguetta che spunta dalla bocca del gatto, il pesciolino che esce dall'inquadratura e punta verso il lato opposto della sua boccia di vetro, il motorino che è anticipato con una sua porzione 'fuori quadro' per poi svelarsi in tutta la sua interezza al giro di pagina successivo, il doppio senso di alcune frasi - ma io davvero ti voglio... le onomatopee che possono essere lette in chiavi opposte - MMMMMM.
Gustoso sarà leggerlo ad alta voce.


Dettagli di questo genere li abbiamo incontrati e conosciuti come di fondamentale importanza nei ragionamenti fatti sull'alchimia costruttiva di quell'oggetto polimorfico che è l'albo illustrato, e che qui fanno capolino, pur non essendo ancora del tutto un albo illustrato.
Sempre nel catalogo Pulce un'altra manciata di titoli di Jadoul. Con lo stesso formato e la stessa sottile sorpresa nel giro di pagina: Dalla finestra, Tutti ci vanno, È la mia casa.
C'è da esserne contenti, più di un pochino.

Carla